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Una definizione di pedagogia e di educazione

La parola pedagogia deriva dal greco “Pedagogo”: formata da due parole “fanciullo” e “io conduco”. Il suo significato etimologico rinvia allo schiavo che aveva il compito di accompagnare a scuola i fanciulli. Essa indica una disciplina caratterizzata da due movimenti:

  • L'andare verso;
  • L'accompagnare.

Questi due movimenti consentono il percorso attraverso cui la persona conquista la propria umanità, la propria individualità e la capacità di contribuire attivamente alla vita sociale e alla costruzione del mondo umano. La moderna pedagogia si propone come la disciplina che ha per oggetto di studio le teorie, i metodi ed i problemi relativi all'educazione. In questa fase storica la natura e le caratteristiche della pedagogia sono oggetto di dibattiti e controversie perché ci si interroga se debba essere considerata una disciplina a sé stante, con confini specifici, un sistema concettuale formato da varie discipline; ma soprattutto ci si interroga se essa debba determinare i fini dell'educazione o limitarsi a descriverne le procedure.

Nei secoli precedenti, la pedagogia appariva come un complesso di prescrizioni e riflessioni sull'educazione alla cui base vi erano tanto l'esperienza ed il senso comune, quanto dottrine religiose morali, politiche e filosofiche. Questo perché l'educazione può essere considerata un'arte che non necessita del sostegno di una teoria che ne tematizzi le pratiche. Il pensiero pedagogico sottolinea come la pedagogia non debba essere considerata né una teoria sull'educazione, ovvero una riflessione teorica sulle pratiche di educazione, né una teoria per l'educazione ovvero come un discorso che riguarda direttamente l'azione educativa.

La pedagogia viene proposta come una teoria che studia l'educazione in quanto tale, che cerca di individuare la struttura fondante dell'educazione. Questa concezione nasconde la complessità che è emersa con la comparsa delle scienze dell'educazione, che affrontano l'esperienza dell'educazione da una molteplicità di punti di vista. Per esempio, la psicologia dell'educazione come sviluppo di apprendimento, la sociologia come socializzazione.

Definizione di educazione

L'educazione vera è svolgimento, è condurre fuori. Il condurre richiede poi oltreché gradualità, la cooperazione dell'educando. Un altro significato di educare è quello di allevare, dal nome della dea romana Edulica. L'educazione deve tentare di garantire alle persone il massimo livello possibile di opportunità ai fini della costruzione della loro umanità all'interno della società in cui vivono. Quando si parla di sostenere sia una corretta socializzazione delle persone, sia la loro realizzazione personale, non si tiene conto che normalmente queste situazioni sono in contrasto, quindi ogni forma di educazione propone concretamente la soluzione di questa antinomia.

Vi sono differenti concezioni che possono essere raggruppate all'interno di tre grandi classi:

  • L'educazione come umanizzazione;
  • L'educazione come istruzione;
  • L'educazione come relazione.

1. E-ducere o l'educazione come umanizzazione

Tra le diverse concezioni di educazione quella che si concepisce come umanizzazione è certamente la più coerente con il significato etimologico di educere, in quanto si propone di aiutare la persona a trarre fuori da sé le potenzialità insite nella propria umanità singolare. In altre parole, significa aiutare l'individuo a diventare persona.

È in questa concezione che risuonano quelle filosofie secondo cui l'anima dell'uomo conterrebbe già tutte le potenzialità che si manifesterebbero quando la persona vive determinate situazioni. L'azione educativa è centrata sul percorso da compiere del soggetto verso l'obiettivo ideale, verso l'essere, ed è caratterizzata dall'intenzionalità e dal trascendimento:

  • Per quanto riguarda l'intenzionalità, deve osservare che l'educazione autentica non è mai frutto di esperienze occasionali ma solo e sempre di esperienze intenzionali. L'intenzionalità si manifesta nella testimonianza proposta dall'educatore all’educando dell'esistenza come essere anzi che come avere. La scelta dell'essere è la scelta di essere persona mentre la scelta dell'avere è quella di divenire cosa, essere strumento e non fine. In questa intenzionalità si gioca il rischio della libertà umana.

Nell'educazione come umanizzazione viene proposta la concezione filosofica secondo cui l'anima dell'uomo conterrebbe tutte le potenzialità che si manifesterebbero a livello educativo quando la persona si trova in determinate situazioni. Questa concezione rimanda al mito di Er, guerriero morto in battaglia, che ritorna in vita dopo 12 giorni per rendere edotti gli uomini sulla sorte che li attende dopo la morte. Er racconta che non appena l'anima era uscita dal corpo si era posta in viaggio con molti altri fino a che erano giunte in un luogo meraviglioso nel quale c'erano interno due aperture e nel cielo in alto altre due corrispondenti aperture. Tra queste seduti vi sono dei giudici, i quali in base alla loro sentenza ordinavano ai giusti di prendere a destra la via che saliva in cielo, e ai colpevoli di prendere a sinistra alla via che conduceva in basso. Quando Er si avvicinò ai giudici questi gli dissero che avrebbe dovuto comunicare agli uomini tutto ciò che avrebbe visto. Le anime che venivano da sotto terra raccontavano i mali che avevano sofferto mentre quelle che venivano dal cielo parlavano di piaceri deliziosi. Questo mito conferma la libertà degli uomini perché fa dipendere la decisione dalla condotta che l'anima ha ottenuto nel mondo. La corretta interpretazione del mito di Er serve a sgombrare il campo dall'attribuzione alla concezione dell'educazione come umanizzazione di una sorta di determinismo per cui l'educazione si limita a far divenire attuale ciò che nella persona preesiste a livello potenziale.

2. L'educazione come istruzione

Molto diffusa tra chi educa attraverso l'insegnamento è l'educazione come istruzione. È opportuno ricordare che questo significato dell'educazione come istruzione è emerso intorno agli anni '80 nella riflessione di pedagogisti che avevano le loro radici nel pensiero marxista. In altre parole, se e-ducere indica il movimento che va dalla persona al mondo, in-struere indica esattamente il movimento contrario che dal mondo va alla persona.

Istruire in questa prospettiva è l’inserire dei contenuti (sapere e sapere fare) in uno spazio umano e sociale che ne è privo. Questo significa che l'educazione declina verso la didattica e i metodi la cui validità deve essere provata sperimentalmente. Le qualità dell'educatore, le sue abilità particolari, le caratteristiche e le qualità dell’educando vengono condotte all'interno di un sapere tecnico - scientifico nonché metodologico.

L'educatore diventa un fatto tecnico che non tocca le dimensioni esistenziali e relazionali dell'incontro tra l’educatore e l’educando. L’educazione come istruzione è molto vicina all’educazione standard. Qui, infatti, c'è una precisa indicazione dei saperi e dei saper fare che la persona deve acquisire ai fini della concretezza della sua educazione. L'espressione della volontà di potenza dell'educatore che pensa che l'efficacia dell'educazione dipende direttamente dalla sua capacità professionali e quindi dalla sua capacità di elaborazione e di utilizzo dei metodi e strumenti didattici scientificamente validi. In questa concezione anche l'eventuale indisponibilità dell'educando può essere affrontata con adeguate tecniche.

Pur nella sua parzialità, l'educazione come istruzione sottolinea l'importanza che nella costruzione di sé la persona possa avere accesso al sapere e agli strumenti che la cultura sociale a cui appartiene ha ereditato e prodotto. Con altre parole, evidenzia che la persona non viene al mondo con un'anima immortale che è nata molte volte e che ha visto tutto sia nel mondo che nell'Ade ma culturalmente ricca di potenzialità, che deve essere nutrita delle conoscenze già sviluppate dalla cultura in cui si sviluppa. La concezione dell'educazione come istruzione è su una posizione opposta a quella proposta da Platone con il mito dell'anamnesi, secondo cui è sufficiente ricordare una cosa perché l'anima possa trovare da sé tutto il resto.

3. L'educazione come relazione

Questa concezione si fonda sul riconoscimento della relazionalità come processo su cui si fonda la sua autocostruzione. Infatti, secondo questa concezione, attraverso le relazioni con le persone che ogni individuo umano ha disegna i suoi confini individuali e sociali. Secondo questa concezione quindi ogni uomo possiede sì una propria unicità personale, ma ha di fronte a sé molte strade e quindi forme diverse per realizzarsi.

L'educazione quindi da un lato è rivolta all’aiutare la persona a scoprire le proprie potenzialità e quindi la propria unicità e dall'altro a sostenere l'espressione di questa unicità all'interno della cultura sociale in cui si sviluppa. Questo significa che nell'educazione sono presenti contemporaneamente sia il movimento dell’e-ducere che quello dell’in-struere. Infatti è attraverso le relazioni con le persone, con le istituzioni, con la cultura e la natura che ogni essere umano disegna i suoi confini individuali e sociali, si autocomprende e comprende il mondo che abita.

La relazione richiede l'esistenza di un oggetto esterno a chi la vive e la capacità di creare un mondo in comune tra il mondo del soggetto e quello dell'oggetto. L'elemento in grado di spostare questo mondo dalla soggettività all'oggettività è l'esperienza dell'alterità, ovvero l'esperienza dell'ascolto della condivisione dell'altro. L'alterità è considerata come movimento attraverso il quale la persona può sfuggire all'implosione verso quella forma di soggettività distruttiva e aprirsi a quella soggettività che è alla base sia della costruzione di un sé maturo che della capacità di una partecipazione solidale alla vita sociale.

L'educazione consente il passaggio dal caos all'ordine proponendo la tessitura, attraverso l'organizzazione del significato delle emozioni, dei dati e le informazioni dell'unità complessa della cultura. Questo conferma che strutturalmente l'educazione non può essere ritenuta il “mestiere impossibile” perché ciò significherebbe l'affermazione dell'impossibilità dell'uomo di divenire e essere umano.

L'educazione: il mestiere possibile

A differenza di quanto pensava Freud, l'educazione è un mestiere possibile.

La necessità dell'educazione

La necessità dell'educazione nasce dalla caratteristica costitutiva dell'uomo: l'essere non è determinato alla nascita e quindi ha come compito principale quello di autocostruirsi utilizzando gli strumenti, i metodi, che la cultura sociale in cui nasce e si sviluppa gli mette a disposizione. L'uomo è un essere progettuale, la progettualità gioca un ruolo fondamentale nella realizzazione dell'essere umano, questo significa dire che egli è un essere aperto a differenza delle altre specie viventi che hanno un ambiente saldamente strutturato dalla loro organizzazione istintuale.

Questa apertura verso il mondo che caratterizza la specie umana è sottolineata anche dal fatto che nell'uomo il periodo fetale si prolunga di almeno un anno dopo la nascita e che il cervello si espande e si dilata con movimenti sequenziali durante il quale incorpora le nozioni di base riguardanti le cose del mondo. Negli altri mammiferi, analoghi processi di sviluppo avvengono esclusivamente nel corpo materno. Il nostro cervello finisce di svilupparsi alla luce del sole, ad occhi aperti e con tutti gli altri sensi affacciati sul mondo.

Di conseguenza, quest'organismo finirà per contenere non solo le informazioni che gli derivano dal patrimonio genetico, ma anche una grande quantità di informazioni sui vari aspetti del mondo che ci circonda. Questa considerazione è quella che già in passato ha indotto alcuni studiosi ad affermare che l’uomo costituisce la propria natura, l'uomo produce se stesso. Il percorso di sé e quindi la progettualità nell'uomo dura tutta la vita e tocca quindi anche la vecchiaia. Infatti, in ogni età avvengono dei cambiamenti nella persona che si riflettono nel suo agire sociale, nel suo modo di porsi in relazione con gli altri e con se stessa.

Nella vecchiaia ad esempio, l'uomo può raggiungere il più alto obiettivo, quello conclusivo, della propria realizzazione umana: l'individuazione. Con questo termine Jung indicava il processo attraverso cui la persona, superati i bisogni legati all'affermazione dell'io, può realizzare l’integrazione in un tutto armonico delle varie dimensioni che formano la sua personalità. In altre parole, l'individuazione e l'integrazione degli opposti.

Il dato interessante è che questa completezza psichica può essere raggiunta solo nella terza età e ne costituisce l'obiettivo evolutivo precipuo. L'attuale cultura sociale sembra negare questi obiettivi, al massimo tenta di tenere l'individuo all'interno degli obiettivi evolutivi tipici dell'adulto, che sono legati alla produttività o come produttore o come consumatore. L'educazione e il sostegno, anzi la condizione che rende possibile questa ricerca di realizzazione umana prima di giungere alla tappa dell'individuazione passa attraverso la ricerca e la realizzazione della propria unicità personale. L'educazione dovrebbe aiutare la persona a scoprire il proprio nome segreto ed elaborare il proprio progetto personale di vita partendo da esso. Questo nome è quello che è in grado di evocare l'unità profonda e il senso dell'unicità della persona essendo il volto della sua anima. Senza la scoperta di questo nome la persona vive la condizione della divisione, della frammentazione e dell'incoerenza. Aiutare una persona a costruire il proprio progetto di sé a partire dal proprio nome segreto significa aiutarla a scoprire la sua anima.

Educazione come luogo della possibilità della progettazione umana

L'educazione può essere considerata il luogo che consente alla persona di divenire consapevole delle potenzialità di cui è portatrice e dei percorsi che permettono la loro attuazione. Questo luogo personalizzato si costituisce nonostante spesso venga offerta da nuovi esseri umani un'educazione standard, in quanto pensata per la costruzione del modello umano base della cultura in cui avviene. L'espressione modello umano base indica l'insieme delle abilità, conoscenze, comportamenti e atteggiamenti che vengono ritenuti essenziali perché una persona sia riconosciuta in possesso di una umanità normale secondo i parametri di una data cultura.

Gli stimoli offerti dall'educazione standard innescano processi personali fortemente creativi delle persone che li ricevono, per cui pur essendo finalizzati alla standardizzazione dei soggetti danno origine a risultati personali spesso imprevisti e imprevedibili. Questo perché il soggetto protagonista dell'educazione non è l'educatore ma l'educando. L'educazione ha quindi la capacità di innescare un processo di crescita personale, originale, che però non sempre si manifesta. Vi sono infatti, alcune situazioni in cui l'effetto performante dell'educazione si compie pienamente con un esito distruttivo sulla realizzazione personale dell'educando.

Ciò avviene quando, ad esempio, la cura dell'educatore, che soddisfa i bisogni dell'educando, viene offerta in cambio della rinuncia dell'autonomia da parte dell'educando. Cioè quando tra educando e educatore si instaura il patto “io divento come tu mi vuoi, a patto che tu ti prenda cura di me”. È un dato di fatto che l'educazione per produrre i percorsi personali di crescita deve fondarsi su una situazione in cui la persona si senta pienamente accolta, accettata, e quindi amata così come essa è.

La responsabilità del successo o dell'insuccesso dell'educazione

Pensare che l'educazione sia un mestiere impossibile nasconde una volontà di potenza dell'educatore: la volontà di fare l'altro secondo un proprio modello. In questo caso da parte dell'educatore c’è lo scambiare il suo essere oggetto del desiderio mimetico dell'educando con l'essere una sorta di demiurgo che crea l'umanità particolare dell'educando.

Come ricorda Girard “se i bambini non avessero desiderio mimetico, l'umanità non possiederebbe né linguaggio né cultura”. L'essere oggetto del desiderio mimetico dà all’educatore un'enorme responsabilità ma non lo rende un demiurgo. Infatti, la responsabilità dell'educatore è solo quella di fornire all’educando un modello efficace per la sua autocostruzione, e quindi, gli stimoli e gli strumenti necessari a scoprire e realizzare il progetto personale di vita. La responsabilità dell'educatore riguarda solo la qualità e le condizioni del processo educativo ma non il suo esito che &

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tobi93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Pollo Mario.
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