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Critici e teorici : I loro scritti sul cinema dovrebbero riguardare il film

stesso e analizzarlo tramite il discorso (che di per se svolge una

funzione simbolica).

In realtà il loro amore per il cinema li porta ad avere una relazione di

protezione e giustificazione e così invece di analizzare l'oggetto

reale(film), analizzano l'oggetto immaginario (fantasma dello

spettatore).

Non analizzano quindi l'oggetto, ma continuano ad idealizzarlo

duplicando l'identificazione dello spettatore con la macchina da

presa. Il film diventa come un sogno non interpretato dove il

prodotto non è altro che l'immagine rovesciata della produzione.

Sarebbe necessario amare e non amare il cinema per poter essere

obiettivi.

-L'immaginario del ricercatore

Metz in questo paragrafo si interroga sull'atteggiamento del

ricercatore per ricercare l'immaginario e a cosa si ispiri nella sua

ricerca. La domanda di fondo è :

"Quale contributo può portare la psicanalisi freudiana allo studio del

significante immaginario"?

-"contributo" -> la psicanalisi non è quindi l'unico metodo per

analizzare il significante immaginario. Si può ricorrere anche alla

semiotica/linguistica (scienza del simbolo come la psicanalisi) e alla

storia (il significante è infatti intriso di critica storica. Il simbolo

diventa sociale quando giustificato da una radice storica)

-"psicanalisi freudiana" -> Metz crede che solo questo tipo di

psicanalisi può essere utile per inserire il film nella sfera del

simbolico. Riparte così dai testi metapsicologici di Freud che sono

applicabili a 4 diversi campi di studio.

1) Studio nosografico del film : si analizza un film disfacendo l'opera

per individuare i contenuti inconsci (aspetti psicologici) del regista.

2) studio biografico/caratteriale : si analizza un film per cercare

aspetti che confermino le nevrosi del regista. Il testo non si analizza.

3) studio psicanalitico della sceneggiatura : si ricerca in questa il

significante ultimo del film.

4) studio dei film come sistema testuale: incorpora la totalità

dell'esperienza filmica. Il significante immaginario incorpora il

significante cinema (dispositivo con cinema al suo interno che

rimanda all'intera sfera immaginaria).

-Significante immaginario -> insieme di elementi che rimandano al

significato, che esiste solo nella sfera dell'immaginario.

-La metapsicologia dello spettatore:

Metz arriva alla conclusione che lo spettatore è invogliato a

consumare film quando il cinema soddisfa 3 desideri :

1) desiderio di essere

2)desiderio di desiderare

3)desiderio di oggetto.

Identificazioni :

Le identificazioni soddisfano il desiderio di essere, cioè il desiderio

dell'io. Lo spettatore si trova davanti a due tipi di identificazioni : con

lo specchio e con la macchina da presa.

Identificazione con lo specchio:

Il cinema è più percettivo rispetto a molte arti, infatti crea

percezione tramite immagini e suoni. Ma se lo si paragona al teatro o

all'opera ci si rende conto che non è l'arte più percettiva. Il teatro si

svolge nello stesso tempo e nello stesso spazio occupato dallo

spettatore (si svolge nella realtà), il film invece è rappresentazione di

qualcosa di passato, è una registrazione (atemporale), un qualcosa di

assente e fittizio. Si assiste così ad un primo sdoppiamento :

presenza/assenza dove il cinema è vissuto come un rifesso, come

una percezione di un'ombra, del fantasma del suo doppio. La

mancanza di presenza è ciò che stimola i nostri sensi -> percepiamo

così l'immaginario.

Lo schermo del cinema viene così paragonato allo specchio di Lacan,

ma c'è una differenza : lo spettatore non può riflettersi in questo

specchio, è escluso dalla scena.

Identificazione con la macchina da presa:

Lo spettatore, nel buio della sala che lo induce ad abbassare le

proprie difese, si trova in una situazione di sottomotricità e

sovrapercezione. In questo stato di esclusione dalla quarta parete

(schermo) esso si sente esterno al film ma allo stesso tempo

riconosce il fatto di essere omnipercepiente.

Sarà questo il momento in cui si identificherà con la macchina da

presa, rappresentata dal proiettore alle sue spalle nella sala.

Siamo difronte ad una percezione di tipo proiettivo -> il suo

sguardo, come un faro che proietta il suo fascio di luce, si posa sullo

schermo. Allo stesso modo in cui la macchina da presa registra la

scena che si trova davanti e la riproduce sullo schermo.

Si ha inoltre anche una percezione di tipo introiettivo -> Il fascio di

luce che proviene dallo schermo illumina la retina dello spettatore e

vi imprime la sua traccia. (Ricostruiamo dentro di noi come un

secondo film, qualcosa di filtrato dalle nostre sensazioni ed

emozioni).

-La passione di percepire ( Il desiderio di voler desiderare )

Per essere un arte, il cinema deve rispettare il concetto di "distanza",

attributo che permette ad ogni arte di essere apprezzata. E' infatti

indispensabile guardare dall'esterno qualcosa per poterlo davvero

apprezzare -> visione oggettiva.

Il cinema come anche il teatro si presenta mettendo dei confini con il

pubblico. Ma nel cinema le immagini sono registrate e quindi

atemporali e lontane dallo spazio reale rispetto al teatro, possiamo

quindi parlare di Cinema come rappresentazione della doppia

distanza. Una distanza è quella reale rispetto all'oggetto, l'altra è

quella che l'oggetto stesso ha con la sua registrazione. Questa doppia

mancanza può essere vista anche come una doppia rimozione nel

senso che lo spettatore viene rimosso sia dalla scena (intesa come

schermo: immagini e suoni ) e anche dalla scena reale (atemporale,

registrata).

-Negazione e feticcio (desiderio per un oggetto)

Ma come può lo spettatore lasciarsi emozionare da un film , che sa

essere finzione, come se stesse vivendo qualcosa di reale? Le lacrime

e le paure, come le gioie e le risate sono reali.

Metz ammette che lo spettatore debba essere sia incredulo che

credulone.

Lo spettatore infatti vive ciò che vede come se fosse vero, ma

mantiene anche la credenza nel suo opposto, cioè la credenza che sia

tutta finzione.

Questa doppia credenza dice che sia normale nell'uomo e la giustifica

con l'idea del feticismo freudiano.


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cioxa92

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline dello spettacolo e della comunicazione
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cioxa92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Galanti Maria Antonella.

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