Estratto del documento

Capitolo primo: il problema e il metodo

Nomi, verba e lingua

Il nome. I nomi descrivono: cose, stati e situazioni con cui l’uomo ha a che fare. Sono una fotografia della realtà, il modo con cui l’uomo studia e “coglie” la forma delle cose. I nomi sono il significante mentre il loro contenuto è il significato.

Il verbo. Indica azioni, trasformazioni, processi. Non sono fotografia istantanea ma mobilità.

La lingua. Nomi e verbi fanno parte della lingua e della grammatica.

La pedagogia come lingua ben fatta

Educazione, formazione e istruzione sono stati. Educare, formare e istruire sono invece processi ­> l’uomo che agisce è il soggetto dei verbi. Gli esseri umani sono caratterizzati da un insuperabile antropocentrismo ­> hanno la tendenza a pensare tutto e ogni cosa a partire da sé (tipico dell’egocentrismo infantile). Mary Douglas ha studiato le dinamiche di questa tendenza e l’ha definita atteggiamento tolemaico.

Quando diciamo che l’ambiente scuola educa, in realtà intendiamo che sono gli esseri umani che hanno costruito la scuola a: educare, formare e istruire.

Genealogia dell’educazione, della formazione e dell’istruzione umana

Genealogia = studio della genesi di un fenomeno, narrazione che mette insieme elementi facendone una struttura. Foucault i legami degli elementi che compongono una narrazione genealogica sono di diversa natura: alcuni nascono da una storia reale e mirano alla verità, altri sono il risultato di una storia evolutiva immaginaria. La genealogia dell’educazione si basa su dati scientifici rigorosi ma sarebbe impossibile senza ricorrere anche a una storia evolutiva immaginaria.

Capitolo secondo: genealogia dell’esperienza umana

Il modo in cui sulla terra è nata la vita e come è nato l’essere umano è ancora in un alone di mistero.

La terra e la nascita dell'“uomo”

I primi resti umani risalgono a circa 4,4 milioni di anni fa, la più celebre femmina ominide fossile ritrovata (Lucy) pare essere vissuta circa 3,2 milioni di anni fa.

  • 2 milioni di anni fa: Homo habilis
  • 1 milioni e mezzo di anni fa: Homo erectus
  • 500-700 mila anni fa: Homo di Neanderthal
  • 150-200 mila anni fa: Homo sapiens, il nostro immediato e diretto antenato

4 elementi umani distintivi:

  • Il cervello: è aumentato di volume favorito da pressioni adattive quali uso di strumenti extra-corporei e sviluppo di relazioni sociali complesse ed è evoluto molto.
  • L’espansione della faringe come condizione anatomica del linguaggio: trasformazione anatomica indispensabile per lo sviluppo del linguaggio ma rischiosa per il soffocamento dei neonati.
  • L’area di Broca: comparsa delle aree del linguaggio nel cervello (corteccia celebrale sinistra ­> area di Broca) che consente di disporre le parole secondo uno schema, funzione superiore che costruisce una “sintassi senza parole”, le regole della nostra sintassi sono scritte nel nostro cervello.
  • Prolungamento dell’infanzia: progressivo aumento della durata dell’infanzia, i tratti infantili permangono anche in età adulta, a differenza degli animali l’uomo nasce senza nessun istinto particolarmente sviluppato. Gli zoologi chiamano questo prolungamento della gioventù neotenia ­> rende lo sviluppo dalla nascita all’età adulta modificabile e più aperto e plastico, influenzato dal tipo di interazioni e relazioni che instaura nel suo ambiente naturale e sociale.

Nietzsche definisce l’uomo un animale non ancora stabilizzato.

Lo strutturarsi delle prime esperienze umane

Da Neanderthal in avanti gli uomini maturarono una capacità cognitiva basata sulla capacità di astrazione nell’organizzazione sociale, nel linguaggio, negli oggetti a carattere ornamentale e nelle pratiche peri e post mortem (prime concezioni della vita e della morte). Comportamenti umani e animali sono paragonabili per quanto riguarda la cura dei figli, entrambi li addestrano e allenano alla vita. Esistono fin dal principio alcuni casi di “accidia” (senza cura), oggi chiamata genericamente depressione.

Le pratiche famigliari si intrecciavano con quelle del gruppo, qualcosa di più della somma dei suoi membri, ha una struttura propria ed è caratterizzato da una totalità dinamica.

Attraverso il gruppo l’uomo affronta le prime forme di coscienza e autocoscienza istituendo le prime regole di comportamento morale e sociale che verranno assunte dalla specie.

Prossimità dei comportamenti Difendere e privilegiare gli appartenenti al proprio gruppo: Es. uccidere un vicino è più grave che uccidere un lontano. Nell’illuminismo questo tema è ripreso da Rousseau. Tra le altre caratteristiche delle prime comunità umane bisogna ricordare il culto dei morti, a partire da Neanderthal infatti l’uomo inizia a piangere e seppellire con onore i morti della famiglia e del gruppo di appartenenza con riti. A partire da questi significati simbolici sono maturate le condizioni per comprendere le prime concezioni globali sul senso unitario della vita e del gruppo nel mondo.

Capitolo terzo: morfologia dell’esperienza umana e genealogia dell’educazione, della formazione e dell’istruzione

I sensi e il movimento

I 5 sensi hanno un ruolo fondamentale nella prima esperienza umana e grazie al senso motorio e dell’equilibrio che ne integra la percezione sono alla base dei comportamenti adattivi dell’esperienza umana.

Le pulsioni

Le prime esperienze umane non nascono solo dai sensi e dall’adattamento motorio ma anche dalle pulsioni avvertenze primitive che portano a comportamenti inevitabili che incidono su se stessi, sugli altri e sull’ambiente (biofisiologiche o psichiche).

Freud individua 2 pulsioni fondamentali: libido sessuale e libido aggressiva dalle quali nascono i comportamenti umani volti a raggiungere il piacere e al primeggiare. Bowlby aggiunge: l’aggrapparsi (come i neonati) e l’attaccamento (stare con le persone amate) che Winnicott chiama “holding care”. Erikson aggiunge la pulsione a credere ed aver fiducia (elaborazione del principio della credenza). Klein ha individuato la pulsione del seno dell’essere umano. Jung ha studiato la pulsione onirica del “sogno” come funzione simbolica premonitiva dei nostri comportamenti diurni. Lancan il comportamento umano è motivato dalla spinta inconscia del “sentire” il bisogno di “un Altro”: essere incompleto, parziale e bisognoso dell’altro.

Le emozioni e i sentimenti

Emozioni primarie: felicità, sorpresa, paura, tristezza, collera, interesse. Sono auto semantiche, non escono da loro stesse.

Emozioni secondarie: vergogna, disgusto e senso di colpa. Sono consapevoli ma non si possono inibire e controllare come si vorrebbe, sono accompagnate da una consapevolezza oggettivata.

Sentimenti: odio, amore, piacere, vendetta, pietà, rispetto, simpatia/antipatia, generosità ecc. Non si provano senza consapevolezza e autoconsapevolezza, sono un’elaborazione sofisticata di pulsioni e emozioni primarie e secondarie. Rappresentano la dimensione sensitiva e psichica dell’umano (gli animali non provano né sentimenti né emozioni secondarie).

L'“accorgersi” immediato

Gli organi di senso, le pulsioni e le emozioni coinvolgono tutto il corpo e lo mettono in relazione con l’ambiente, non tutto il “sentire” però porta a segnare il nostro sistema nervoso e trasformarsi in pensiero consapevole. Non di tutte le sensazioni si ha autocoscienza.

Il nostro sistema nervoso coglie e elabora solo le sensazioni che obbediscono a determinate regole fisiche. Il patrimonio del “sentire” umano è paragonabile ad un iceberg: la parte più ampia è quella invisibile che lascia tracce nel visibile. Non esiste esperienza umana del tutto inconsapevole e passiva. Essa ha a che fare con l”accorgersi” di una sensazione e con la forma che si rappresenta nel pensiero (prospettive meta naturalistiche e meta funzionali).

Il caso dei neuroni specchio

Neuroni specchio cellule nervose che accoppiano i nostri gesti a quelli altrui che ci permettono di comprendere il comportamento altrui e riprodurlo. Siamo dotati di un sistema neuronale che ci permette di fare esperienza dei movimenti altrui e che attraverso una piattaforma empatica ci consente di partecipare alle emozioni e ai sentimenti altrui. Siamo dotati di un substrato neuronale basale comune che ci fa comprendere e imitare gli altri, per questo motivo abbiamo la capacità di essere costantemente in relazione con gli altri e anticiparne i comportamenti, rivivendoli come nostri (empatia).

Il valore dell’imitazione

Le nostre menti ci permettono si essere in relazione motoria, sensitiva e sentimentale con gli altri. Abbiamo la capacità di metterci dal punto di vista dell’altro, di immedesimarci in una situazione esterna, di sentire “come” l’altro. La maggior parte dei comportamenti umani nasce da forme di imitazione. È attiva e dinamica, non è ripetizione meccanica ma una ri-assunzione in proprio, caratterizzata dall’intenzionalità.

Una teoria della prima esperienza umana

Teoria dell’esperienza umana ETIMOLOGIA: Ex-perientia. Uscire da qualcosa di rischioso, attraversare e entrare immediatamente in qualcos’altro, essere sul confine tra qualcosa che è passato e qualcosa che sta venendo (contingente). Una cosa che muore e rinasce ad un’altra. Guarda al passato attraverso la memoria, vive il presente e aspetta il futuro con precarietà (non ci dice mai come andrà a finire qualcosa). È qualcosa che immagazziniamo nel nostro patrimonio.

Genealogia dell’educazione, della formazione e dell’istruzione

L’uomo sapiens diventa sapiens sapiens, la sua cultura diventa più ricca e potente di quella di tutti i suoi predecessori, la sua vita quotidiana si trasforma radicalmente: da raccoglitore, cacciatore e pescatore si trasforma in allevatore e agricoltore e artigiano. Le donne svolgono una funzione sempre più importante, in casa inventano l’economia e la gastronomia. Crescono e si perfezionano le tecniche utili alla sopravvivenza che diventano vere e proprie tecnologie, viene messa in campo la competenza di progettare (nuovi attrezzi e utensili). Anche la violenza si riorganizza e si trasforma in guerra tra gruppo e popoli vicini e lontani. L’uomo sapiens sapiens scopre e raffina il gusto estetico e morale, elabora le prime concezioni del sé, del mondo e della religione che porta al senso di appartenenza. Grazie ai cambiamenti evolutivi dell’uomo sapiens si creano le condizioni per le forme e le pratiche vere e proprie dell’educazione, della formazione e dell’istruzione che lo distinguono definitivamente dagli animali.

La psicologia contemporanea riconosce agli animali vari tipi di intelligenza: istintiva, adattiva, funzionale che inizialmente erano presenti nell’uomo. Nessun animale però ha mai raggiunto il traguardo della competenza di educare, formare e istruire che cosa lo ha reso possibile per l’uomo? Domanda decisiva che si è posto anche Darwin durante i suoi studi sulla discendenza dell’uomo dalle scimmie e sui popoli primitivi.

Capitolo quarto: intenzionalità e le sue regioni

Prima condizione che ha permesso i processi di educazione, formazione e istruzione: intenzionalità: evoluzione dei processi imitativi umani sia cognitivi che psico-empatici.

Intenzionalità come direzione (o relazione)

1874 Brentano: Intenzionalità si collega alla presenza e alla consapevolezza di una direzione che costituisce il suo oggetto specifico con cui ha una relazione. Sono gli oggetti fisici esistenti che con la loro consistenza ontologica reale determinano gli oggetti coscienziali verso cui si dirigono gli atti conoscitivi intenzionali. Non esiste atto psichico o mentale umano che non manifesti una direzione verso un oggetto, che non sia in relazione a qualcosa.

Intenzionalità come rappresentazione ed esecuzione di intenzioni

Intenzionalità come riflessione sui processi nervosi (cerebrali) che controllano la complessità del nostro sistema nervoso. Nel cervello ci sono diverse aree che controllano il movimento. Nella corteccia pre-frontale nasce l’intenzione di compiere un movimento (area premotoria ­ Area 46 di Brodmann) che poi si traduce in maniera operativa.

  • Area prefrontale (decisione dello scopo) Totale controllo del movimento
  • Area premotoria (programma d’esecuzione per realizzare lo scopo) del soggetto
  • Area motoria (esecuzione del programma)

Come quando parliamo seguiamo le regole della grammatica (Chomsky) così quando ci muoviamo in maniera neurologicamente intenzionale, rispettiamo i limiti del nostro corpo.

L’intenzione di compiere un movimento è un prodotto o è una causa? “Accorgersi” dell’esistenza di movimenti consapevoli è già un modo di renderli consapevoli, quindi la soglia tra consapevolezza e inconsapevolezza non è lineare e non si può escludere che sia frutto di movimenti automatici e predeterminati. La capacità tipicamente umana di scegliere tra scopi diversi e realizzarli a prescindere dai condizionamenti naturali non può essere solo un prodotto neuronale naturale ma dev’essere sempre legato alla presenza dell’intenzionalità consapevole.

Intenzionalità come analisi formale delle rappresentazioni

Sul piano neurofisiologico l’uomo è attrezzato per due generi di operazioni: una motoria in senso stretto (che fo...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher walis1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Bertagna Giuseppe.
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