Le opere di Platone e la figura di Socrate
Le due opere principali
Le due opere di Platone generalmente più lette sono: Il Fedone e L'Apologia di Socrate. In entrambe, ci viene mostrata la figura di Socrate, ma in modo totalmente diverso:
- Fedone → Socrate viene presentato come maschera emblematica del filosofo per eccellenza. Platone lo usa per parlare della sua teoria delle idee e sul concetto di anima e della sua immortalità.
- Apologia → Platone non parla della propria dottrina, ma presenta un Socrate reale.
Platone e la sua presenza nei testi
Platone nelle sue opere cita se stesso solo tre volte:
- Una volta si cita nel Fedone dove dice di non essere stato presente alla morte di Socrate.
- Due volte si cita nell'Apologia dove dice di aver invece assistito alla morte di Socrate e anzi, di essere anche tra coloro che erano disposti a pagare la multa pur di riscattare Socrate.
Dove sta la verità? → Il Fedone non è una narrazione storica, mentre nell’Apologia egli si colloca nella dimensione oggettiva della verità storica.
Confronto tra Platone e Senofonte
Si può obiettare dicendo che confrontando le notizie che ci riporta Platone su Socrate e quelle che invece ci riporta Senofonte ci sono diverse differenze, in quanto quest'ultimo ci dà un’immagine più sbiadita e meno rilevante di Socrate.
Chi dà l’immagine reale? → In verità, si può dire che se si analizza bene la questione, non si può parlare di realtà o falsità. Infatti, come Platone punta una lente di ingrandimento su Socrate, e anche enfatizzandone i tratti, racconta la verità, così fa anche Senofonte solo che punta una lente che rimpicciolisce la figura di Socrate.
In ogni caso, la prova che nell’Apologia di Socrate Platone ci dica la verità sta nel fatto che alla condanna di Socrate erano presenti moltissimi testimoni e giudici e quindi egli non avrebbe potuto mentire. Farlo sarebbe stato controproducente e l’avrebbe reso colpevole anche nei confronti dello Stato.
Il processo a Socrate
L’evento → L’evento trattato nell’Apologia è il processo intentato contro Socrate nel 399 a.C. e l’azione rappresentata nel testo scritto è la grande difesa del filosofo al processo. Le accuse non erano di carattere privato, infatti, secondo le leggi di Atene, esse riguardavano lo stato stesso. Mettere in dubbio le idee religiose dell’epoca significava mettersi contro la Città e offenderla.
Motivi del processo
Quali sono i motivi per cui venne intentato un simile processo?
- Socrate è colpevole di corrompere i giovani → Socrate venne accusato di influenzare i giovani e quindi i cittadini di Atene con le sue idee sulla religione e sugli dei.
- Socrate è colpevole di non credere agli dei della Città → Gli dei a cui Socrate non credeva erano quelli della tradizione mitologica. Egli li respingeva perché giudicava assurdi i loro comportamenti come le lotte e i conflitti e perché riteneva che la teologia tradizionale non potesse avere nessun contributo positivo nel campo dell’etica in quanto non era possibile fondare un modo di vivere moralmente giusto su di essa.
- Socrate è colpevole di introdurre nuove divinità → Socrate affermava di sentire dentro di sé una voce divina, un daimonion → si intendeva un segno interiore, una voce intima che non spingeva Socrate ad agire, ma anzi lo tratteneva. Non si trattava quindi di una nuova divinità come la possiamo intendere noi oggi, ma di uno speciale rapporto di Socrate con il divino che si configurava in modo del tutto nuovo per l’epoca ellenistica.
Il vero motivo delle accuse
Il vero motivo delle accuse → In realtà, il motivo dell’accusa aveva ben poco a che fare con la religione, ma era legato a una questione politica. Il fatto di non credere agli dei venne usato solo come maschera e come pretesto.
Questo tipo di processo ad Atene veniva intentato e celebrato a seguito di un'accusa formale presentata e firmata dal responsabile. Nel caso di Socrate l’accusatore fu Meleto → egli era un poeta, ma non aveva raggiunto né successo né notorietà e per questo si prestò a un gioco politico pensando così di riuscire a farsi pubblicità e a raggiungere la diffusione che desiderava.
- Anito → Fu colui che tirò le file del processo e che convinse Meleto a presentare l’accusa.
- Licone → Era un retore-politico che si occupò di organizzare e dirigere le procedure del processo.
Infatti, erano soprattutto i politici a detestare Socrate, lo vedevano come un personaggio scomodo perché le sue critiche li facevano apparire come ignoranti e mettevano in luce la loro ipocrisia.
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