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Pedagogia generale

1° nucleo: Metapedagogia

La metapedagogia indaga la natura del sapere pedagogico, ossia cerca di stabilire quali sono le caratteristiche generali di questa forma di sapere. Per semplificare, risponde alla domanda che cos’è la pedagogia? Questo nucleo cercherà di dare una primaria sommaria risposta a questa domanda: cos’è la pedagogia, perché parliamo di pedagogia generale. Si tratta in realtà, di una questione che sotto il profilo teorico è molto complessa e negli ultimi quaranta anni ha visto un dibattito molto forte in Italia e in Europa.

2° nucleo: Epistemologia pedagogia

Epistemologia significa teoria della conoscenza o anche teoria della scienza. Quindi, parlare di epistemologia pedagogica significa riferirsi alla teoria della conoscenza pedagogica. In questo caso si tratta di indagare la struttura del sapere pedagogico, ovvero quella che con una metafora si potrebbe chiamare la sua architettura: cioè come è fatto ed organizzato il sapere pedagogico. Muoveremo dall’ipotesi che la struttura del sapere sia definita dalla sua rete concettuale. Quindi, indagare l’epistemologia pedagogica significa ricostruire il sistema dei concetti di cui si serve la pedagogia per pensare i problemi dell’educazione.

L’educazione non è soltanto azione, non è soltanto un agire, ovviamente la dimensione dell’agire è fondamentale all’educazione. Educare significa compiere certi tipi di azione, mettere in atto certi tipi di attività, però questa è solamente una faccia della medaglia. Prima, durante e dopo l’azione educativa occorre pensare: un’azione che non fosse accompagnata dal pensiero sarebbe un’azione cieca, meccanica. Un professionista dell’educazione deve essere in primo luogo in grado di pensare i problemi da affrontare e per pensare i problemi dell’educazione, per pensare l’attività educativa occorre farlo attraverso concetti.

Il problema che si deve affrontare su questo caso è che il linguaggio della pedagogia non è un linguaggio specialistico rigorosamente separato dal linguaggio comune. La pedagogia usa concetti come educazione, formazione, istruzione che fanno parte del linguaggio comune. Da questo punto di vista, la pedagogia è vicina alla politologia: la scienza della politica ha un problema simile a quello della pedagogia, ossia si serve di categorie come legge, governo, potere ecc. che fanno parte del linguaggio comune. Questa è solo apparentemente una facilitazione, cioè imparare la pedagogia non significa apprendere un vocabolario specializzato, particolarmente sofisticato come può accadere nel caso della fisica. I termini concettuali di cui ci serviamo sono diffusi anche nel linguaggio comune, ma proprio questo crea una difficoltà di cui talvolta non si è pienamente consapevoli.

Queste parole, questi termini, proprio perché sono di uso comune si caricano di tutta la confusione concettuale e di tutti i pregiudizi che accompagnano il linguaggio ordinario e il senso comune. Quindi, sono concetti, sono termini che nel linguaggio comune sono molto confusi, molto poco precisi. Nella fisica il quark ha una definizione ben precisa, invece, nel linguaggio comune per esempio, possiamo adoperare come sinonimi educazione, istruzione o formazione senza che il discorso ne risenta. Parlando comunemente, si può dire che una persona ha avuto una buona istruzione o una buona formazione: per gli usi del linguaggio comune questa differenza terminologica non crea una differenza di significato. Questo però determina una notevole confusione concettuale.

Quindi, il problema dell’epistemologia pedagogica, cioè il problema della definizione di una rete di concetti della pedagogia è in primo luogo, il problema di passare da concetti confusi e vaghi, così come sono adoperati nel linguaggio quotidiano, a concetti chiari e distinti che devono caratterizzare un sapere esperto. Ovviamente, la capacità di pensare i problemi dell’educazione, alla luce di concetti chiari e distinti, non garantisce di per sé di risolvere questi problemi. Tuttavia, le idee confuse non aiutano a farlo: se prima non si comprende con chiarezza qual è la natura e il profilo del problema educativo da affrontare, diventa difficile concepire azioni che siano realmente efficaci. Quindi, il possesso di un sistema concettuale chiaro e distinto, è una condizione necessaria per poter pensare in modo efficace le problematiche dell’educazione.

3° nucleo: La pedagogia normativa

Questo nucleo sarà dedicato alla logica pragmatica della pedagogia. Si tratta di un nucleo che risponde alla domanda come funziona la pedagogia? Come si fa la pedagogia? Qui vedremo come il sapere pedagogico è un sapere di carattere essenzialmente progettuale. Cioè pensare i problemi dell’educazione non significa pensarli in astratto, significa pensare in vista dell’azione. Questo pensiero in vista dell’azione assume tendenzialmente la forma di un pensiero che mira a definire un piano d’azione per affrontare i problemi educativi.

Questi tre nuclei danno una prima quadratura della materia pedagogica, ovviamente non la esauriscono, non ci vanno nemmeno vicino. Rappresentano in qualche modo il sapere minimo della pedagogia.

Nucleo di approfondimento: Pedagogia di Gramsci

Il pensiero pedagogico di Gramsci sulla scuola: Gramsci nel suo pensiero non fa mai distinzione tra pedagogia, storia, filosofia e politica ma li tratta come problemi strettamente connessi tra loro. Gramsci è stato internato in un carcere fascista per più di undici anni. Nella prigionia scrisse i famosi quaderni del carcere: riflessioni, appunti che stendeva in prospettiva di una conclusiva opera organica che non fu terminata perché il peggioramento della sua salute durante la detenzione l’ha condotto a un decesso precoce, aveva soltanto 46 anni. I suoi quaderni furono però messi in salvo dalla cognata che riuscì a salvarli dalla polizia fascista. Questi quaderni sono studiati in tutto il mondo: Gramsci, insieme a Dante e Machiavelli è l’autore italiano più citato e studiato al mondo.

Nel 1923 Gentile formulò una riforma che modificò le cose rispetto alla legge Casati. Gramsci in carcere compì una serie di riflessioni, che muovendo dalla forma Gentile, andarono a concepire quella che è la funzione storica della scuola.

Metapedagogia: Un'indagine sulla natura del sapere pedagogico

Per metapedagogia si intende un’indagine sulla natura del sapere pedagogico. In pratica la risposta alla domanda che cos’è la pedagogia, qual è la sua entità disciplinare. Per affrontare questo problema attraverseremo tre punti: La questione che ci interessa è se la pedagogia possa essere detta una scienza, quindi un sapere esperto organizzato o se invece è tutt’al più una forma di saggezza che riguarda l’educazione. Il problema della costituzione della pedagogia come scienza deve fare i conti con la questione del senso comune.

La questione può essere raffigurata in questi termini: L’educazione è un fenomeno sociale della vita quotidiana, cioè non si tratta di una forma di esperienza che è confinata in spazi e tempi circoscritti. L’educazione invece, è una dimensione che innerva tutta la vita sociale, siamo di continuo esposti all’interazione con le altre persone e ciò che chiamiamo educazione deriva da questa interazione che abbiamo con i nostri simili, in particolare quando questa interazione presenta un carattere asimmetrico (del tipo giovane – anziano, esperto – inesperto).

Il fatto che fin dalla nascita siamo stati esposti all’educazione, prima nella nostra famiglia, poi a scuola, poi complessivamente in contesti sociali sempre più ampi; fa sì che ognuno di noi abbia maturato spontaneamente una serie di convinzioni sull’educazione, convinzioni che non derivano da una riflessione formale e esperta ma che derivano semplicemente dall’esperienza che include anche il modo in cui la parola "educazione" viene usata nel linguaggio quotidiano. Il termine "educazione" è uno delle 1.200 parole del lessico italiano fondamentale, i lessicografi hanno studiato le frequenze delle varie parole italiane nei discorsi orali e scritti: attraverso questo studio hanno identificato un lessico italiano di base composto da 7.000 parole (un parlante medio padroneggia dalle 30.000-50.000 parole). Queste 7.000 parole sono normalmente il nucleo che chi neanche ha studiato riesce a padroneggiare: di queste 7.000, 1.200 sono le parole fondamentali dell’italiano, cioè possedute anche dagli eventuali analfabeti. Una di queste è educazione. L’uso della parola educazione non richiede nemmeno di essere stati a scuola, anche chi non ha esperienza formale ha comunque una nozione per quanto varia e imprecisa di che cos’è l’educazione e utilizza comunemente il termine educazione.

L’uso più comune che se ne fa nel linguaggio quotidiano è legato alle forme di apprezzamento del comportamento altrui nei nostri confronti se riteniamo che qualcuno si comporti correttamente diciamo che è "ben educato", se invece riteniamo che qualcuno si comporti scorrettamente diremo che è "maleducato". Già a partire da questa forma elementare, quindi, il termine educazione circola nei discorsi e nelle esperienze della vita quotidiana. Questo comporta che non sono solo soltanto i professionisti dell’educazione, educatori e insegnanti, a possedere un concetto di educazione, ma un concetto di educazione per quanto di senso comune è posseduto da tutti gli adulti della comunità. Ovviamente, questo concetto di educazione di senso comune presenta tutte le caratteristiche che contrassegnano questo tipo di sapere: il senso comune.

Che cosa si intende per senso comune? Per senso comune si intende quell’insieme di conoscenze e convinzioni che caratterizza il profano, l’uomo della strada: cioè colui che non esercita per professione un certo ambito di attività. Il senso comune è quindi un sapere inesperto. Il senso comune si forma attraverso l’esperienza quotidiana ed è una forma di sapere basilare, è fondamentale e necessario per orientarci nella vita quotidiana. Si può diventare esperti in un solo campo del sapere, però abbiamo bisogno di destreggiarci in tutta una serie di operazioni quotidiane che richiedono un minimo di condizioni e cognizioni. Quindi, il senso comune è una forma di sapere di tipo fondamentale.

Tuttavia, il senso comune ha dei limiti: un sapere esperto, è un sapere organizzato e coerente; il senso comune è un sapere disorganizzato e spesso incoerente (spesso cioè sono presenti conoscenze che sono in contraddizione l’una con l’altra: es. i detti popolari e i proverbi). Se volessimo fare un esempio, un sapere esperto è un sistema di conoscenze ben ordinato, pensiamo all’immagine di una biblioteca dove c’è un catalogo e dove i vari volumi sono sistemati con un ordine rigoroso per cui se mi serve tale volume, sappiamo in quale catalogo andarlo a cercare. Il senso comune, invece, è come una soffitta, le conoscenze sono gettate lì alla rinfusa, sono accumulate casualmente. Quindi, non è bene organizzato ed è fondamentalmente incoerente: spesso cioè, in questo magazzino sono presenti conoscenze che sono in contraddizioni l’una con l’altra.

Per fare un esempio si può ricorrere a quelle che sono delle tipiche espressioni del senso comune: i detti popolari o proverbi. Questi sono il tipico riflesso del senso comune popolare.

  • "L’unione fa la forza",
  • "Chi fa da sé fa per tre": l’uno è in contraddizione con l’altro.

Quindi, ricorriamo a l’uno a l’altro a seconda della situazione del caso. Dal momento hanno soltanto un uso pratico, non soffriamo di questa contraddizione. Tuttavia, questa contraddizione è incompatibile con l’organizzazione del sapere esperto che per definizione deve essere un sapere coerente, cioè tra le sue asserzioni non vi possono essere asserzioni in contraddizione l’una con l’altra.

Non solo, il senso comune è confuso e incoerente spesso è anche dogmatico. Cioè le convinzioni di senso comune sono convinzioni spesso ingiustificate o che non sappiamo giustificare. Ce ne possiamo accorgere, a volte, dalle giustificazioni tautologiche che si danno di certi comportamenti. Il bambino domanda "Mamma perché questo?" E la mamma risponde: "Perché sì, perché è così.": non c’è una giustificazione, si fa in quel modo lì, si è sempre fatto in quel modo e quindi si continua a fare in quel modo lì. Il sapere di senso comune, quindi non è un sapere meditato è un sapere accettato per fede e quindi ha dei caratteri propri. Questi caratteri: confusione, contraddittorietà e dogmatismo riguardano anche il senso comune pedagogico. È vero che tutti gli individui adulti di una comunità hanno il proprio concetto di che cos’è l’educazione, però è un concetto confuso, spesso contraddittorio e dogmatico e in questo caso il suo contrassegno più vistoso è proprio il dogmatismo.

Ad esempio, un sapere di questo tipo è accettabile per gli usi quotidiani così come per gli usi quotidiani sono accettabili le nostre personali convinzioni mediche però appena c’è un problema, seguire le nostre approssimative convinzioni mediche, può essere poco saggio. Rischiamo di fare qualcosa di sbagliato e quindi di compromettere ancora più gravemente la nostra salute. Lo stesso vale per l’educazione: quando è necessaria un’azione sistematica in vista della realizzazione di un determinato scopo, affidarsi semplicemente al senso comune è una cattiva strategia. Si possono compiere gravi errori che compromettono il raggiungimento degli esiti che desideriamo. Quindi alla pedagogia non basta il senso comune, nemmeno nella sua forma più raffinata, ossia il buon senso.

Che cos’è il buon senso? Il buon senso è una forma di senso comune depurato dai suoi aspetti più passionali. Spesso, il senso comune è anche accompagnato da un notevole coinvolgimento emotivo (siamo così attaccati alle nostre convinzioni che se qualcuno le mette in dubbio, ci suscita da questo punto di vista una reazione emotiva, prima ancora che cognitiva), il buon senso invece, è caratterizzato da una forma più distaccata verso le proprie convinzioni. Le convinzioni si mantengono molto salde, però siamo emotivamente meno coinvolti e quindi questo ci consente di seguirle in modo più meditato. Chi possiede buon senso, certe volte è disponibile a discostarsi dalle proprie convinzioni quando a quella situazione non gli sembrano perfettamente adattate e quindi nonostante sia convinto di una cosa, è disposto a derogare, a fare in modo diverso se la situazione gli pare suggerirlo. Ovviamente il buon senso è una caratteristica apprezzabile nell’educatore.

Un educatore troppo convinto delle sue idee può diventare anche pericoloso perché continua a seguire certe pratiche a dispetto del fatto che i risultati siano negativi. Chi possiede buon senso, invece in quei casi è portato a meditare un po’ di più, però è una meditazione che rimane di senso comune. Il problema della pedagogia è quello di distaccarsi dal sapere di senso comune, cioè da un sapere confuso, contraddittorio e dogmatico per conquistare un sapere che invece sia chiaro, coerente e critico. Il problema è reso ancora più acuto dal fatto che anche gli educatori professionali e quindi anche gli insegnanti, all’inizio della propria carriera sono immersi nel proprio senso comune da cui nessuno di noi è immune. Quindi non iniziamo la nostra preparazione da insegnanti e educatori nella condizione di una lavagna bianca, cioè di una mente che è vuota rispetto all’educazione. La mente è già piena di una serie di convinzioni e quindi si tratta di sostituire questo sistema di convinzioni con un sistema di conoscenze più avanzato critico, chiaro e coerente.

Per quanto ci si possa sforzare in questo senso, la pedagogia scientifica rimane sempre la punta dell’iceberg. In un iceberg, emerge la punta ma la grande massa dell’iceberg rimane sott’acqua. Anche l’educatore, che sia passato anche sullo studio della pedagogia, comunque sia della pedagogia delle scienze dell’educazione, ha conquistato soltanto la punta dell’iceberg perché in larga misura rimaniamo immersi nel nostro senso comune e quindi riflessione pedagogica di tipo critico è una riflessione che deve accompagnare l’educatore in tutta la sua carriera. Non si finisce mai di liberarsi dal proprio senso comune.

Quali sono state le condizioni che hanno permesso un progressivo distacco dalla pedagogia di senso comune e quindi l’emergere di una pedagogia come disciplina formale e come scienza? Queste condizioni sono state sia di tipo interno che di tipo esterno. Per condizioni si intendono gli avvenimenti che hanno reso possibile la pedagogia come scienza. La prima fondamentale condizione è stata la nascita della scuola: nelle società semplici l’educazione è completamente fusa con la vita quotidiana. Sono gli individui adulti di una comunità che trasmettono alle generazioni più giovani le conoscenze, le credenze, gli atteggiamenti e i valori che caratterizzano una certa comunità. La scuola è nata con un compito tecnico ben preciso già presso l’antica Mesopotamia e l’antico Egitto: segna la formazione della casta degli scribi. Quando circa 5.000 anni fa è stata inventata la scrittura, poiché le prime forme di scrittura erano altamente complesse, impadronirsi di questo sistema di scrittura.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.arcangeletti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Baldacci Massimo.
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