Sunto per l’esame di Pedagogia Generale I con laboratorio, prof. Pierangelo Barone,
libro consigliato “Educatori e pedagogisti. Senso dell’agire educativo e
riconoscimento professionale” a cura di Vanna Iori
La curatrice del testo è Vanna Iori docente universitaria di Pedagogia, eletta nella lista del
PD nel 2013 come deputata e, nel marzo 2018, come senatrice.
E’ stata promotrice della proposta di legge sui profili professionali di carattere
pedagogico .
La proposta, presentata nel 2014, ha avuto un iter lungo, terminato con l’ approvazione
della Legge Iori n. 2443 nel dicembre 2017 , la quale, non avendo richiesto decreti
attuativi, è vigente dal gennaio 2018.
Essa prevede tre profili professionali distinti:
1) educatore professionale socio-pedagogico per chi ha conseguito il diploma di
laurea nella classe L-19 Scienze dell’educazione e formazione;
2) educatore professionale socio-sanitario per chi ha conseguito il diploma di laurea
abilitante L/SNT/2 Professioni sanitarie della riabilitazione;
3) pedagogista per chi ha conseguito il diploma di laurea magistrale nelle classi LM-50
(Programmazione e gestione dei servizi educativi), LM-57 (Scienze dell’educazione
degli adulti e della formazione continua), LM-85 (Scienze pedagogiche) e LM-93
(Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education).
Gli obiettivi che si intendono conseguire attraverso la Legge Iori sono:
● sanare l’anomalia che prevedeva l’attribuzione della qualifica di “educatore
professionale” ai laureati presso la facoltà di Medicina;
● superare il luogo comune secondo cui per educare non è indispensabile alcuna
competenza scientifico-professionale;
● riconoscere valore scientifico al sapere pedagogico;
● stabilire identità e competenze della figura professionale “educatore”.
L’osservazione della realtà sociale che ci circonda, caratterizzata in Italia da circa sei milioni
di bambini e adolescenti che vivono in condizioni di povertà, e da molte altre emergenze
educative, sottolinea non solo la necessità di individuare e favorire l’apprendimento di nuove
competenze professionali, ma anche di riorganizzare i servizi educativi, spesso penalizzati
dai tagli della spesa pubblica.
Diventa indispensabile organizzare dei servizi integrati basati sul contributo congiunto del
settore pubblico, del privato sociale e del terzo settore.
1
E’ necessario superare la logica assistenzialistica, caratterizzata dall’erogazione unilaterale
di un servizio all’utente, e sviluppare un welfare generativo che favorisca lo sviluppo delle
risorse di ciascuno e dia vita ad azioni di affiancamento reciproco che, a loro volta, possano
generare welfare.
Scopo del testo : definire i profili professionali dell’educatore e del pedagogista mediante il
riconoscimento dei loro tratti caratteristici.
Capitolo 1 - Le professioni educative e la formazione pedagogica - di Vanna Iori
Scopo del capitolo: approfondire i concetti di educazione e pedagogia .
Presupposto: l’ambito educativo è ricco di sfaccettature, dinamico e problematico.
Approcciarsi a tale ambito significa considerare i legami tra la conoscenza teorica e la
concreta esperienza sul campo.
L’educazione
Etimologia del termine: dal latino “ex-ducere” che significa “trarre fuori”, “aiutare a venire
fuori”.
Dal punto di vista lessicale , sono numerosi i termini che fanno riferimento ai fenomeni
educativi.
Ricordiamo, ad esempio, “formazione”, “insegnamento”, “didattica”, “training”.
In generale, i tre termini su cui riflettere sono:
“educare, istruire, formare”
Il verbo “istruire” sembra aver perso il ruolo di prima importanza che gli veniva riconosciuto
quando la scuola era considerata universalmente come luogo privilegiato per l’acquisizione
di saperi e di tecniche.
Intorno alla metà del 1500, l’educazione infantile era fondata sull’inculturazione, cioè
sull’assimilazione di principi e regole imposti dagli adulti.
Nel corso del 1700 e del 1800, si è affermata l’idea che per educare i bambini a conformarsi
alle regole, occorrevano la coercizione e il controllo attraverso la censura e la punizione.
Voce contraria fu quella di Jean-Jacques Rousseau che, nella seconda metà del 1700,
auspicava metodi educativi che favorissero nel bambino l’apprendimento dalla propria
esperienza.
Anche Pestalozzi (pedagogista svizzero, 1746-1827) e Froebel (pedagogista tedesco,
1782-1852) sottolinearono l’importanza di rispettare il naturale sviluppo del bambino,
praticando un controllo indiretto, al solo scopo di evitare esperienze diseducative.
2
Questi autori non riuscirono a produrre alcun cambiamento immediato, e l’educazione
continuò ad essere dominata, fin verso la metà del Novecento, dalla prevalenza di metodi
educativi basati sulla punizione per favorire la subordinazione e la dipendenza dalle norme
fissate dagli adulti.
Fu a partire dalla diffusione delle idee del pedagogista statunitense John Dewey
(1859-1952) e dell’ attivismo da lui fondato che si diffuse l’idea dell’apprendimento
dall’esperienza e che vennero gradualmente abbandonati i metodi punitivi a favore di un
maggiore rispetto per il soggetto in formazione.
Nel nuovo millennio, si configura un nuovo tipo di emergenza educativa, frutto di un
eccessivo lassismo e permissivismo.
Il termine “formazione” indica la modalità attraverso la quale l’esistenza dell’uomo
assume la forma che le è propria .
Il termine greco corrispondente è paideia e quello latino è humanitas .
In concetto tedesco Bildung richiama il continuo divenire, spesso non lineare.
Nel linguaggio corrente, il termine formazione si afferma in contesti anche lontani dalla
pedagogia. Si parla di formazione professionale, formazione a distanza, formazione online,
ecc. e si evidenzia la riduzione della formazione a semplice tecnica.
Allo scopo di focalizzare alcuni tratti salienti dell’educazione, consideriamo:
1) educazione come rapporto interpersonale - Educatore ed educando, parti della
relazione educativa, devono necessariamente essere considerati nella reciprocità della loro
relazione. La persona è al centro di qualsiasi relazione educativa e ciascuno si costruisce
attraverso i rapporti con gli altri che, in modo anche non intenzionale, trasmettono contenuti
educativi.
2) educazione come sistema di sistemi - Ogni persona porta nella relazione educativa i
valori, le caratteristiche, la storia che lo rendono unico.
Ogni persona è espressione del sistema familiare, sociale, relazionale, economico, culturale
a cui appartiene, e ogni cambiamento personale che derivi dal rapporto educativo si
ripercuote, in qualche misura, su tutti questi sistemi.
Esempio significativo è dato dai figli delle famiglie immigrate che svolgono un ruolo
fondamentale come “mediatori culturali”. Essi introducono nella relazione educativa,
tipicamente scolastica, numerosi aspetti della loro cultura di provenienza, apprendono nuovi
saperi, a volte evidentemente contrastanti con la cultura d’origine, li trasferiscono nei
contesti di provenienza, e maturano gradualmente la capacità di rilettura degli stessi.
3
3) educazione come intenzionalità e trasformazione - Il rapporto educativo non può
essere casuale, ma caratterizzato da intenzionalità, anche se a volte inconsapevole e
distorta. L’educazione è quindi volta al raggiungimento di una finalità.
La relazione educativa è ben riuscita se produce nei soggetti coinvolti un cambiamento.
Questo elemento è fondamentale: se i soggetti coinvolti in un rapporto che mira ad essere
educativo non registrano alcuna trasformazione, ciò è la prova che non si è realizzata alcuna
educazione.
4) educazione come progetto - Questa caratteristica è legata alle precedenti. Il rapporto
educativo presuppone l’elaborazione di un progetto orientato al conseguimento di precise
finalità.
L’evento educativo si svolge nel presente, ma la dimensione temporale di riferimento è il
futuro che si desidera modificare procedendo in una determinata direzione.
La pedagogia
Anche quando non è evidente, l’agire educativo è sempre collegato a una teoria, cioè a un
insieme di valori, di modelli e di ideali che definiscono il contesto culturale di riferimento, che
si può mirare a consolidare o a superare.
Sebbene siano numerose le discipline che hanno attinenza con i processi formativi, ad
esempio la psicologia, la sociologia, la filosofia, ecc., l’unico ambito del sapere che ha come
oggetto specifico di studio l’educazione è la pedagogia.
Per rendersi conto di ciò, basta pensare che se ci riferiamo a discipline diverse dalla
pedagogia, occorre specificare che si considera un’area particolare delle stesse e parlare,
ad esempio, di “psicologia dell’educazione”, “sociologia della scuola”, mentre ciò non è
assolutamente necessario per la pedagogia.
Sarebbe infatti una tautologia specificare “pedagogia dell’educazione”.
Data la ricchezza degli aspetti che caratterizzano l’ambito educativo, all’interno della
pedagogia si sviluppano settori specifici che consentono di distinguere tra “pedagogia
sociale”, “pedagogia dell’adolescenza”, “pedagogia del gioco”, “pedagogia della famiglia”,
ecc.
La pedagogia è l’ambito del sapere che sviluppa una riflessione teorica sulla pratica
formativa che è indispensabile per evitare che la pratica educativa si riduca
all’improvvisazione e per limitarne i caratteri di incertezza.
La pedagogia è una scienza rivolta alla pratica, nella consapevolezza che quest’ultima, in
assenza di riflessione teorica, si realizzerebbe senza alcun riferimento a un orizzonte
progettuale. 4
Durante la seconda metà del secolo scorso, la pedagogia ha cercato di definirsi come
scienza autonoma.
Il percorso non è stato facile, perché la pedagogia è stata spesso considerata dipendente
dalla filosofia.
La dipendenza della pedagogia dalla filosofia è stata soprattutto sottolineata da Giovanni
Gentile (1875-1944, ministro dell’istruzione durante il periodo fascista e autore della riforma
scolastica del 1923).
Nel secondo dopoguerra si rinforzò l’esigenza di assegnare alla pedagogia un solido
fondamento epistemologico.
Un importante contributo in questo senso è da attribuire a John Dewey che ha evidenziato la
necessità di collegare teoria e pratica in ambito educativo, riconoscendo alla pedagogia una
propria valenza scientifica.
Si è generata così una sterile contrapposizione tra la visione di Gentile e quella di Dewey,
cioè tra filosoficità e scientificità.
Concentrando l’attenzione sulle caratteristiche della scientificità pedagogica , possiamo
notare che:
● il modello cartesiano che sottolinea l’oggettività della conoscenza, non può essere
applicato acriticamente alle scienze umane che si caratterizzano per il fatto che
l’oggetto di osservazione è una persona.
● La persona e i rapporti tra persone sono oggetti tipici della pedagogia, e le loro
caratteristiche rendono assolutamente inadeguato ogni paradigma scientifico basato
sulla conoscenza oggettiva.
● Occorre scardinare la convinzione diffusa per cui la conoscenza scientifica non può
che essere oggettiva, sebbene in molti ambiti questa convinzione sia fondata.
● Tra i modelli che sembrano adattarsi meglio alle esigenze di fondare una
epistemologia adatta alle caratteristiche delle scienze umane ricordiamo, a titolo di
esempio, la fenomenologia di Husserl, la teoria generale dei sistemi e l’epistemologia
francese.
L’agire educativo ha come fondamento imprescindibile il “vedere fenomenologico” , cioè il
legame tra lo sguardo che “vede” e il soggetto che si lascia interpellare da ciò che vede, si
assume la responsabilità e prova compassione per la persona e la situazione che ha
davanti.
L’Altro dovrebbe stimolare ad uscire dall’indifferenza il che non è per nulla scontato nella
contemporaneità caratterizzata dalla separazione, sempre più netta, tra la sfera privata e
l’ambito pubblico. 5
Nelle città è visibile la solitudine dei nuclei familiari, spesso dei single, e occorre valutare se
la privacy non venga eccessivamente connotata in modo positivo, in quanto, in nome del
rispetto della privacy, si corre il rischio di legittimare l’indifferenza, il distacco,
l’allontanamento dalle proprie responsabilità.
La tecnica
L’azione educativa non può prescindere dalla tecnica , intesa come insieme delle modalità
che hanno la finalità di favorire il manifestarsi di un progetto esistenziale fino a quel
momento nascosto.
La tecnica deve essere considerata un mezzo, se diventa fine si scade nel tecnicismo, per
cui l’educatore applicherà alle situazioni risposte standardizzate, non in grado di valorizzare
l’unicità del soggetto e della situazione e finirà per non portare alla luce nulla di nuovo,
fallendo nel proprio intento.
Rispetto alla tecnica , notiamo che:
1) nascondersi dietro la tecnica, può denotare l’irresponsabilità dell’educatore che non mette
in gioco se stesso nel rapporto con l’altro;
2) occorre adattare la tecnica da applicare alla situazione che si vuole affrontare, nella
consapevolezza della possibilità di errore;
3) è indispensabile che l’educatore mantenga un buon grado di flessibilità per passare da
una tecnica all’altra, quando necessario.
Il passaggio da un welfare redistributivo a un welfare moltiplicativo
Gli interventi legati al welfare coincidono molto spesso con un’erogazione di servizi
unilaterale a favore di soggetti bisognosi.
Il welfare si esaurisce così in una consistente voce di costo che, considerando l’attuale
congiuntura economica, i governi mirano a limitare.
Occorre invece sottolineare altri aspetti che caratterizzano il welfare, come i vantaggi
relazionali che produce e l’occupazione che crea.
I soggetti destinatari delle azioni di welfare devono essere visti come soggetti attivi, in grado
a loro volta di generare welfare, se adeguatamente inseriti in circuiti di interscambio e di
valorizzazione delle risorse presenti anche nei soggetti considerati più deboli.
Costituiscono un esempio, gli interventi che favoriscono lo scambio intergenerazionale, quali
quelli che permettono alle persone anziane di incontrare i bambini, per accudirli e per farne
destinatari dei propri racconti. 6
In questo senso si può parlare di welfare generativo o moltiplicativo e l’educatore svolge
un ruolo decisivo in questa trasformazione.
Capitolo 2 - “Né il cavaliere inesistente né il suo scudiero”: il mondo dei servizi e la
professionalità educativa - di Cristina Palmieri
L’autrice ritiene significativo, allo scopo di illustrare le caratteristiche del variegato mondo dei
servizi educativi, fare riferimento al romanzo “Il cavaliere inesistente” di Italo Calvino .
Ambientazione : Medioevo, tempi di Carlo Magno e delle guerre contro gli infedeli;
Personaggi principali
Agilulfo - Combatte per dovere, cerca di creare ordine, attraverso le pratiche rituali, in un
campo di battaglia dominato dal caos. Così facendo, Agilulfo esiste e si sostanzia nella
volontà di aderire completamente al modello di cavaliere. Egli sparirà e lascerà vuota la
propria armatura (da qui “cavaliere inesistente”) quando si renderà conto di non poter
aderire completamente al modello.
Gurdulù - E’ un contadino che Carlo Magno affianca ad Agilulfo come scudiero. Privo di una
propria identità, egli diventa ciò che il contesto gli impone di essere. La vita lo attraversa, e
Gurdulù non ne ricava alcuna esperienza.
Rambaldo - Combatte per vendicare la morte di suo padre, è giovane, animato dal desiderio
di imparare, teme di non essere all’altezza del compito, ma non si scoraggia. Segue Agilulfo
consapevole di essere diverso da lui e teme di poter diventare come Gurdulù. E’ un ragazzo
che si accorge che i propri ideali devono confrontarsi con la realtà delle situazioni e così
cresc
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame pedagogia generale, prof Barone, libro consigliato Gli Anni Stretti
-
Riassunto esame Pedagogia generale, prof. Kanizsa, libro consigliato Il lavoro educativo
-
Riassunto esame Pedagogia generale, Prof. Barone Pierangelo, libro consigliato Gli anni stretti, Pierangelo Barone
-
Riassunto esame pedagogia generale, prof. Kanizsa, libro consigliato Il lavoro educativo, Kanizsa