Intro 1855
Padre dell’esistenzialismo Soren Kierkegaard 1813 - si situa dopo e contro Hegel quando l’uomo stesso viene riletto non a partire dall’essenza, bensì dall’esistenza al di fuori di ogni trascendentalismo e universalizzazione.
Pedagogia antropologico-etica
In questa pedagogia, la scelta costituisce il fattore chiave e fa sì che la pedagogia del tragico e dell’angoscia personalizzi la formazione. Sottolinea sempre il rischio e la tensione del formarsi. Il pensiero di Kierkegaard è altamente pedagogico per il rifiuto della tendenza a risolvere i conflitti in termini di pura astrazione intellettuale. C'è l'assunzione di responsabilità che questi problemi comportano e la presa di coscienza del valore che assumono solo a partire dall’esperienza personale.
Progresso sociale e scelta individuale
Il pensiero non è focalizzato solo sul progresso sociale perché, secondo lui, l’individuo deve essere in grado di compiere scelte anche non compatibili con l’ideale del progresso. La sua cristianità non ha il volto consolatorio della fede = etica senza fondamenti del pensiero laico. L’istante della scelta si ripresenta continuamente per farci ripensare alle scelte compiute, ma anche per spronarci a rinunciare a equilibri consolidati, ciò genera angoscia; altrimenti il soggetto resta nella sfera del senso comune e smette di soffrire.
Dall’aut-aut alla scelta
Non è sempre facile prendere le distanze da un passato che ci ha forgiati, da qui la tentazione ad abbreviare il percorso, ma non è possibile farlo; inoltre, se scegliere è sempre possibile, è impossibile scegliere e decidere una volta per tutte. Fare una scelta significa assumersi una responsabilità. Il primo compimento della scelta è un processo di autocomprensione, quindi ogni scelta è relativa perché deriva da un Io piuttosto che da un altro; l’Io di Kierkegaard è un io riflessivo che si confronta con il mondo, fortemente minato dal dubbio e continuamente costretto a rivedere le sue scelte.
Pentirsi significa provare dolore per i limiti delle scelte compiute, diviene riconoscimento e accettazione dei propri limiti, significa compiere scelte di alleggerimento rispetto all’eredità culturale, differenziarsi dalla stirpe ricevuta che consentano di trattenere solo quei contenuti e quelle conoscenze significative per sé.
Comunicazione e tradizione
Esistono due piani di comunicazione:
- Comunicazione di sapere: Diretta, veicola conoscenze oggettive e concepisce il ricevente come mero contenitore di saperi.
- Comunicazione di potere: Indiretta, si interroga sulla comunicazione in quanto tale.
Nei confronti della tradizione esistono 3 livelli di differenziazione:
- L’individuo non si limita a recepire i contenuti della tradizione, ma li sottopone al proprio vaglio interpretativo; è un costruttore attivo del processo di conoscenza.
- Consapevolezza che nessuna comunicazione è mai neutrale, ci saranno sempre ruoli e rapporti di potere che la influenzano; centralità del ricevente nella comunicazione etica.
- Ricerca di un patrimonio di esperienze e conoscenze già costituite, è il piano delle verità rivelate che vanno comunque messe alla prova nella comunicazione etico-religiosa che mette il singolo a confrontarsi con scelte compiute in situazioni difficili la cui soluzione comporta lo scioglimento di nodi inestricabili.
Etica vs estetica
Etica: possibilità di scegliere e assumersi la responsabilità della propria vita; estetica: luogo di esperienze incapaci di canalizzare le energie dell’individuo, c’è la preparazione a tante, differenti scelte possibili, ricerca del piacere e rinuncia ad essere se stessi. Storia di Nerone: gaudente imperatore trattato da bambino anche da vecchio, non apprende più con umiltà generando la rimozione più pericolosa, quella dello spirito. Chi vive esteticamente rimuove se stesso e il suo spirito, cioè l’orizzonte del possibile, la possibilità di scelta, è una rimozione della libertà.
La possibilità di scelta passa attraverso la sperimentazione a vivere il contrasto tra il bene e il male: si deve fare esperienza del male per comprendere appieno il concetto di bene, vivere il male in una dimensione più alta per trascenderlo; il male è vicino alle dimensioni dell’estetica perché si configura come una non scelta e si costituisce come indifferenza. Chi vive nella dimensione estetica non è in grado di peccare perché il peccato esiste solo nella consapevolezza di esso.
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