Introduzione
Tra gli anni '50 e '80 la comunicazione intersoggettiva era indagata in modo ossessivo e i problemi comunicativi erano causa ed effetto di angoscia esistenziale. L'avvento della televisione ha creato un "contesto che non c’è", una trasparenza comunicativa apparente che alimenta l'importanza dell'incontro e della valorizzazione della presenza dell'altro come soggetto di una comunicazione. Grazie alla scuola, la filosofia e la letteratura, l’educazione deve realizzarsi su tre piani:
- Soggetto: acquisire strategie comunicative, ma anche conoscenza di sé.
- Altri: ascoltare, distinguere gli altri dalle rappresentazioni che facciamo di loro.
- Storia: mia come tua, i nostri passati.
Il contesto che non c’è
La comunicazione si svolge sempre in un contesto che ha un suo grado di ambiguità. Una coppia di adulti che litiga può riproporre dinamiche di litigio che entrambi possono aver vissuto da piccoli. Gli studiosi di Palo Alto furono i primi a porre attenzione al sistema relazionale in cui il soggetto è inserito; il concetto di ridondanza nei comportamenti comunicativi ripetuti permette di comprendere le regole dell’interazione tra due individui. Poca importanza è data al passato perché la memoria tende a distorcere i fatti.
È importante considerare narrazioni e storie in cui l’utente può avvicinarsi al proprio passato e riconoscere le proprie emozioni. I suoi strumenti sono:
- Percezione
- Feedback delle reazioni provocate negli altri da un comportamento
- Metacomunicazione: i soggetti comunicano non su qualcosa di esterno alla comunicazione, ma definiscono la relazione e se stessi. Si può reagire con: conferma (definizione di me stesso confermata), rifiuto (con proposta di cambiamento) e disconferma (non conferma la mia presenza, non ci può essere cambiamento).
La rappresentazione che ci facciamo di noi stessi è condizionata da tutta una serie di contesti di cui non abbiamo nemmeno percezione. Lo zeitgeist, come spirito dei tempi, riflette la cultura del nostro tempo. Aspetti del nostro tempo includono:
- Globalizzazione: economia unica, differenza tra paesi industrializzati e poveri, visione dell’altro come differenza tra ceti, maggiore flessibilità richiesta ai lavoratori. Dal punto di vista comunicativo, ha valore positivo di apertura, ma anche di isolamento per la preferenza di una comunicazione virtuale.
- Solitudine: non è solo egocentrica chiusura in se stessi, deve essere vista come capacità e non come limite (es. bambino che sa stare da solo secondo Winnicot oppure solitudine degli amanti secondo Rilke).
La televisione, con i talk show, dà l’illusione di parlare e ascoltare qualcuno. Bauman introduce tre esempi di "mobilità infeconda":
- Turista: non si accorge degli abitanti del luogo
- Vagabondo: restano estranei alla città che abitano
- Migranti: non si integrano con la comunità autoctona
La paura è un elemento de...
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