Intro: sentimenti del paziente verso l'analista
Si intendono tutti i sentimenti che il paziente prova nei confronti dell’analista. Questi sentimenti ci permettono di conoscere le esperienze affettive passate del paziente proprio perché sono ripetizioni e non nuove associazioni.
Nella relazione educativa il transfer parte dall’educatore, non dall’educando. Non ci può essere controtransfert da parte dell’educatore, a differenza di ciò che accade per l’analista. La soluzione è di imparare e conoscere l’educando e lasciargli la capacità di scegliere.
Gli educatori dovrebbero essere consapevoli delle proiezioni transferali che operano nelle relazioni educative e conoscere l’educando per quello che è. Il rischio è che veicolino un’immagine dell’intervento educativo totalizzante e inadeguata a confrontarsi con il mondo vario e multiforme dell’esperienza educativa.
La scoperta del falso nesso: quando la realtà non è quel che appare
Nella coscienza del paziente compare un desiderio del passato che, in base alla coazione ad associare, viene collegato alla persona del medico. Si tratta di un atto di proiezione.
I vissuti transferali sarebbero privi di fondamento realistico, sono prodotti dall’analista che, in questo modo, riesce a far emergere nel paziente emozioni sopite e situazioni lontane nei confronti delle quali il paziente prova emozioni ambivalenti. È un sogno da svegli.
Solo se il terapeuta funge da tabula rasa, il paziente può innestare su di lui la propria trama interiore. Compito dell’analista non è solo far nascere le formazioni transferali, ma anche favorirne l’espressione; è funzionale alle azioni di cura, aiuta il paziente a confrontarsi con le sue traslazioni negative in modo tale che non scarichi su altri il proprio malessere.
Ciò che distingue l’analisi dagli altri ambiti di esperienza è il discrimine tra traslazioni di resistenza alla cura e traslazioni favorevoli di adesione alle attività. Sia quelle positive che quelle negative sono spontanee e necessarie per la cura.
L’esperienza educativa dovrebbe privilegiare traslazioni positive in modo tale che il soggetto possa crescere in modo libero e consapevole. Il ricorso alle traslazioni negative è necessario laddove l’esperienza educativa sia stata incapace di prevenire e abbia compiuto dei danni.
Bisogna ridare voce al proprio passato per dimenticare, per questo i sentimenti ostili non solo vengono tollerati nell’analisi, ma risvegliati e indotti ad esprimersi. Altrimenti il paziente agirà in termini di coazione a ripetere senza affrontare davvero i propri fantasmi nevrotici.
Per Freud il paziente deve vivere un percorso di resistenza al lavoro dell’analista caratterizzato dal prevalere di sentimenti ostili. Questi sentimenti per lui sono superficiali e ridimensionati poi. L'iniziale resistenza viene dall'Io da un istintivo orientamento alla collaborazione e questa cosciente, non dall'inconscio.
Traslazioni ambivalenti sono quelle che si verificano quando emozioni ostili e conflittuali non sono disgiunte da una disposizione positiva nei confronti dell’analista.
Sembra più facilmente guardare al futuro dell’allievo più che al suo passato.
Transfert educativo
Transfert educativo: pulsioni di morte, pulsioni sessuali, inconscio. L'Io riproduce l’identico piuttosto che la valorizzazione del differente, non per questo, però, l’Io non si confronta con l’altro. Anzi, nel doppio è operante non solo il Sosia, ma anche l’Ombra, cioè tutto ciò che l’Io non può incarnare.
Il Sosia rappresenta tutto ciò che si è diventati nel tempo, ma anche tutto ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Per questo diviene riflesso di mortalità e moralità: nella consapevolezza dei propri limiti e nella possibilità di auto-osservarsi, l’Io cresce e le sue pulsioni possono collaborare alla continuazione della vita.
Il processo di civilizzazione pone ostacoli all’integrazione tra pulsioni dell’Io e pulsioni sessuali. Questa esperienza di mancato soddisfacimento può esprimersi con la sublimazione che le consente di incanalare l’energia inibita verso altre mete, oppure con la rimozione e così l’individuo sperimenta un vissuto di frustrazione e il risultato è l’aggressività.
La rimozione agisce attraverso la repressione, ossia la spinta a dimenticare un contenuto spiacevole, oppure la formazione reattiva, cioè la rimozione delle emozioni negative con l’ingigantimento di quelle positive. È una sorta di mutilazione che l’individuo sperimenta, ma ciò fa sì che egli scopra nuove strade espressive che si raccontano essenzialmente per vie opache.
L’organismo è spinto al soddisfacimento dei propri desideri, ma l’impossibilità di realizzarli, quando si incontrano ostacoli provenienti dal mondo esterno, fa sì che il principio di piacere sia sostituito dal principio di realtà. Questo svolge una funzione positiva perché l’individuo impara a confrontarsi con gli altri ed è fortemente influenzato dal contesto entro cui si consumano gli eventi di formazione.
Transfert e controtransfert in analisi e in educazione
Per Freud, l’educazione è l’interiorizzazione, attraverso il Super-Io, di una norma che provoca conflitti nella personalità. Alimenta il senso di colpa ed è responsabile dei problemi connessi al disagio della civiltà.
La traslazione positiva si compone di traslazioni di sentimenti amichevoli e traslazioni di tali sentimenti nell’inconscio. Secondo Freud abbiamo un serbatoio di emozioni positive che non esigono soddisfacimento immediato perché a suo tempo sperimentarono una dinamica di inibizione piacevole: fonti erotiche capaci di orientare rapporti sociali futuri; ciò è particolarmente utile nell’esperienza educativa.
Per Jung, la reazione dell’analista nei confronti dei vissuti transferali del paziente si esprime in termini di rispecchiamento, ma solo all’interno della sfera emotiva evocata dal paziente. È la reazione emotiva del medico alle traslazioni del paziente.
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