Lezione 16
Volume 3 parti:
- Storia della scuola dell'infanzia
- Montessori-Ciari e punti di contatto
- Come si può concepire una scuola dell'infanzia rinnovata ma non priva di radici, che si innesti sull'asse Montessori-Ciari
Modello teorico e metodologico di Maria Montessori
Problema della scuola dell'infanzia
La scuola dell'infanzia non è semplicemente un preliminare dell'infanzia, volto solo ad abituare il bambino all'allontanamento della famiglia o una forma ricreativa. Anch'essa deve promuovere il sapere e garantire lo sviluppo e sono questi che fanno la differenza nella scuola dell'infanzia. Un’insegnante della primaria è spesso in difficoltà a causa della disomogeneità con cui si confrontano: se tutti i bambini fossero sullo stesso livello, l'insegnante della primaria potrebbe partire da quel punto e accompagnare i bambini nella crescita e nel programma. Ma i bambini fanno ingresso nella scuola elementare con livelli linguistici diversi (diversi canoni); livelli cognitivi diversi; ..., quindi si ha una situazione molto complessa. Pretendere di avere un'utenza in ingresso omogenea, sotto il profilo cognitivo e degli affetti, sarebbe un'utopia, ma quando sono troppo marcate le difficoltà l'insegnante:
- Privilegia i bambini che hanno livelli di sviluppo più avanzati; oppure
- Più arretrati; oppure
- Si basa su uno sviluppo medio con il rischio di perdere quelli più sviluppati a causa della noia, o quelli meno bravi.
Si può ipotizzare di contenere questi divari con la scuola dell'infanzia: essa è necessaria per dotare il bambino di quello sviluppo necessario per intraprendere il curricolo formativo delle elementari. Quindi è il segmento strategico del sistema formativo: una scuola dell'infanzia che riesce a portare tutti i bambini o quasi tutti, a un buon livello di sviluppo crea le basi per un sistema formativo che possa essere portato avanti con successo. La scuola dell'infanzia è fondamentale per favorire la formazione di futuri cittadini.
La scuola italiana gode di buona immagine in Europa: è proprio la scuola dell'infanzia che da tutta Europa e America vengono a osservare e studiare. Il risultato più eclatante fu nel 1990 la scuola di Loris Malaguzzi che si aggiudicò il premio di scuola dell'infanzia più bella del mondo (Scuola di Reggio Emilia). Ma questo esito va collocato in una vicenda difficile: la scuola dell'infanzia non ha sempre avuto questo riconoscimento come scuola. Essa ha cominciato a prendere corpo negli anni ‘60-‘70, ha conosciuto i suoi momenti più brillanti tra gli ‘80-‘90, finché, nel 1991, non è stata nominata scuola dell'infanzia, riconoscendo, a tutti gli effetti, come scuola. Ma il compimento di questo livello avrebbe dovuto portare l'obbligo nella scuola dell'infanzia, ma è rimasta facoltativa. Quindi ciò che dovrebbe essere la base del sistema scolastico non è coperto dall'obbligo di frequenza, ma spetta ai genitori la scelta di portare il figlio a scuola o no.
Il secondo elemento che fa sì che non sia pieno il riconoscimento dello statuto di scuola dell'infanzia è il fatto che la scuola statale non offre una copertura sufficiente. La scuola italiana è sia pubblica che privata, tuttavia, allo Stato, spetterebbe il compito di coprire totalmente la domanda, ma il numero delle sezioni dell'infanzia non è tale da coprire il numero di domande e, quindi, sono in lista d'attesa o si rivolgono alla scuola privata, ma non per libera scelta, ma per necessità. Quindi, quella della scuola dell'infanzia, è stata una strada difficile, conclusa negli anni '80, ma non è stata un'affermazione piena.
Tra gli anni ‘60-‘70 ci fu una grande attenzione dall'amministrazione pubblica da parte della pedagogia, un movimento che portò determinate modifiche. Dopo gli anni ’90, entra in un cono d'ombra: ciò si spiega con un mutamento della domanda. Cioè, a partire dagli anni ’90, il modello della scuola diventa quello intitolato al capitale umano, ovvero si punta a conoscenze e competenze sul sistema economico, puntando sull'attenzione della scuola secondaria e post-terziario, cioè quei segmenti formativi più vicini al lavoro.
I rischi attuali della scuola dell'infanzia
Così oggi la scuola dell'infanzia corre dei rischi:
- Rischia di ritornare alle sue motivazioni originarie: all’inizio, la scuola dell’infanzia, era di tipo custodialistico, cioè utilizzato per accudire i bambini perché entrambi i genitori lavoravano. Ora è che la dinamica del lavoro si basa sulla flessibilità: il lavoratore deve essere disponibile, quindi dove è necessario allungare l’orario, gli orari si possono prolungare, dove non è necessario ci possono essere giornate di riposo. Ciò comporta una modificazione dei tempi di vita: il lavoro moderno è stato fatto su un orario standardizzato e, quindi, tutto l’orario della società poteva essere pensato secondo l’orario della macchina produttiva. La scuola dell’infanzia ha faticato a slegarsi da questi orari. Le famiglie stressate da orari mutevoli e che non hanno appoggi, non possono far altro che richiedere un’estensione dell’orario della scuola a discapito della pedagogia. Alcune scuole private già stanno praticando un’estensione dell’apertura giornaliera per i genitori.
- Un altro rischio è che la teoria del capitale umano subisca un’estremizzazione che porti ad estendere anche alla scuola dell’infanzia la filosofia della formazione in vista di elevate prestazioni professionali e, quindi, che la scuola dell’infanzia si trasformi in un incubatore di talenti che venga contaminata da una visione meritocratica, cioè la scuola deve favorire lo sviluppo del talento in chi ha queste potenzialità. Negli USA è una tendenza già in atto: viene vista come primo segmento formativo, ma è la famiglia che vuole dare grandi opportunità di crescita selezionare la scuola che forniscano massima sollecitazione dello sviluppo intellettuale del bambino. Molte di queste scuole americane usano il metodo Montessori come garanzia per lo sviluppo intellettuale. La scuola deve essere vista come scuola dei futuri cittadini.
Rapporto tra Montessori e Ciari
La dimensione intellettuale dell’educazione può essere piegata ai fini del capitale umano, ma là dove vengono scelte delle conoscenze capacità e abiti che devono rappresentare il cittadino, rappresentano il sistema formativo, quindi la scuola ha un compito specifico che le altre agenzie non hanno. Il compito specifico dell’educazione intellettuale è della scuola, quindi importante è formare nuovi cittadini. Da un lato, bisogna evitare che la scuola venga considerata solo uno spazio di custodia, dall’altro che venga piegata a esigenze di tipo produttivo a discapito della coltivazione della persona. Si vuole, quindi, individuare nella linea della Montessori-Ciari una certa continuità per disegnare il nuovo sistema formativo della nuova scuola.
Storia della scuola dell'infanzia
Un sentimento dell’infanzia era praticamente assente nel Medioevo. Non è sentimento dell'infanzia l’affetto verso l’infanzia, intesa come i primi anni di vita del bambino, esso, più o meno, è sempre esistito, anche se l’alta mortalità infantile spingeva a non attaccarsi troppo ai neonati, però un certo sentimento d’affetto è stato sempre presente. Ariès intende il modo di sentire il bambino, il modo di vederlo come un essere che ha una sua specificità differente dall’adulto. Per Ariès quest’idea, nel Medioevo, era assente: erano considerati uomini in miniatura, quindi, a partire dai 6-7 anni, iniziavano a lavorare. È solo con l’Età Moderna che si sviluppa un sentimento differenziale, cioè l’infanzia ha caratteristiche proprie rispetto all’età adulta. Questo fa sì che un sentimento morale-affettivo dovesse essere più precoce (evidente solo nei ceti più sviluppati). È nel Seicento che la scuola inizia ad acquisire queste idee soprattutto grazie ai moralisti con l’arrivo di determinate condizioni materiali e ideologiche, soprattutto legate a una diversa idea. Il primo fra tutti è Rousseau, che con l’Emile comincia a fare un discorso educativo che parte dal bambino piccolo, identificato come educando, ma l’idea non basta.
La differenza si ha nella rivoluzione industriale. Con la rivoluzione industriale si ha un doppio mutamento nei confronti dell’infanzia:
- Con l’uso delle macchine determinate operazioni possono essere svolte meglio da piccole dita, quindi i bambini vengono utilizzati negli opifici così da provocare disoccupazione nell’età adulta;
- Prima, in questi distretti, quando entrambi i coniugi erano impegnati negli opifici, i bambini venivano abbandonati a se stessi nelle strade. Rapidamente, la carità pubblica pensò che ciò
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