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Genere e processi formativi: sguardi femminili e maschili sulla professione di insegnante

Prefazione

Scritto da Elena Gianini Belotti

“Perdurante disparità tra maschi e femmine nella realizzazione dei loro progetti di lavoro e di vita”. “Al maggior numero delle ragazze che frequentano i licei o sono iscritte alle varie facoltà, si aggiunge il loro migliore rendimento”. “I lusinghieri risultati scolastici delle ragazze non trovano affatto un ragionevole riconoscimento [nel mondo del lavoro], ma più degli uomini si scontrano con ostacoli insormontabili, come il precariato o il part-time, le carriere poco prestigiose e poco redditizie in cui raramente verrà loro consentito di raggiungere posizioni direttive di alto livello”.

Difficoltà ad assumere le donne per via della maternità, che prevede lunghe assenze e costose garanzie per i datori di lavoro.

“L’uomo addossa alla donna il compito di dedicarsi alla famiglia, lui fa carriera e lei fa il doppio lavoro [di madre e di lavoratrice]”. Se la donna si dedica troppo al lavoro e meno alla famiglia, viene criticata e ha sensi di colpa. “Alle professioniste in ambiti tecnologici e scientifici viene tuttora dedicata una buona dose di diffidenza, non viene loro riconosciuta la stessa autorevolezza di un uomo”. Le donne vengono svalutate soprattutto negli ambiti tecnologici e scientifici.

“Le scienziate vengono tuttora dipinte come zitelle eccentriche e solitarie, intelligenti, lucide, razionali, sì, ma proprio per questo assai poco femminili”. “Quando le giovani donne trovano il coraggio di accedere a studi e professioni che sono stati loro negati per secoli, vengono accusate di omologarsi al modello maschile, di essere dure e competitive, mentre sono soltanto degli esseri umani di genere femminile cui è finalmente concesso di impegnarsi nella realizzazione delle proprie aspirazioni e potenzialità”.

Pregiudizi e stereotipi negativi sulle donne

“Non è singolare che nessuno si domandi perché mai gli uomini si guardino bene dal proporsi in campi lavorativi considerati femminili? La «segregazione formativa» in facoltà umanistiche, è considerata esclusivamente un problema delle donne, mentre la preferenza dei maschi per le facoltà scientifiche non viene vissuta come tale, ma come scelta corretta, visto che l’unità di misura imperante è il guadagno e il prestigio, cui è normale sacrificare eventuali differenti tendenze personali.”

“La quasi totale sparizione dalla scuola degli insegnanti maschi è motivata proprio dallo scarso guadagno e ancor più scarso prestigio professionale”. Non si riflette sulle ragioni del minore rendimento scolastico dei maschi, ma ci si interroga sulle motivazioni del maggiore successo scolastico delle ragazze, come se fosse una cosa anomala, un disvalore. Forse le ragazze studiano di più e meglio per adeguarsi alle aspettative altrui, per un bisogno di essere approvate, per scarsità di autostima.

Critiche alla cultura scolastica

Vengono sempre evidenziati i difetti femminili (mancanza di solidarietà, eccessivo attaccamento al voto, fissazione ossessiva sul proprio aspetto fisico), mentre non vengono evidenziati i difetti maschili. La parità di accesso all’istruzione è stata conquistata dalla ragazze. Ma la cultura trasmessa a scuola che viene definita come neutra e universale, in realtà rappresenta il punto di vista maschile.

Il ruolo femminile nella storia

La scuola trasmette una cultura patriarcale e sessista, utilizzano un linguaggio sessista (in una classe di 20 femmine e 5 maschi si usa il termine ragazzi). La storia ha sempre escluso categoricamente le donne, presenti nei libri solamente come sante. Non sono mai presenti le attività di cura svolte dalle donne. Vengono solamente esaltati i guerrieri, gli imperatori, i condottieri.

Le donne sono state oppresse nei secoli. Erano prive di ogni diritto e di ogni autonomia. Erano succubi dei padri e dei mariti. Il loro lavoro domestico, di cura e di allevamento, faticoso e gratuito, garantiva la vita e la salute di tutti senza essere mai riconosciuto. Alle donne era negato l’accesso agli studi. L’analfabetismo femminile è sempre stato molto più alto di quello maschile.

Immaginando un cambiamento

“Che cosa succederebbe all’identità maschile se […] nelle antologie scolastiche trovassero quasi soltanto opere di scrittrici, se studiassero solo i tesi delle grandi filosofe moderne, se venissero proposte esclusivamente artiste donne? Se nella scuola ci si concentrasse solo sulla valorizzazione del pensiero femminile?” Nella cultura tramandata a scuola si celebra il dominio e il potere incontrastato maschile, spinto alla violenza, al successo professionale ed economico.

“Una critica degli stereotipi di ruolo, tuttora molto rigidi, offrirebbe a ragazze e ragazzi una visione diversa e più aperta del loro destino nel mondo”.

Introduzione - Biemmi

“La scuola, si dice ormai da qualche decennio, è 'in mano alle donne'”. 'In mano alle donne' è una citazione a Pinto Minerva Franca, La scuola in mano alle donne o le donne in mano alla scuola?, Dibattito, in «Nuova DWF», n. 2, 1977.

Le ragazze sono diventate delle studentesse modello e il corpo docente è diventato sempre più composto da femmine. La scuola è un luogo protetto, privilegiato rispetto al problema della discriminazione sessuale. In realtà esistono ancora degli aspetti problematici.

Il libro vuole evidenziare le questioni di genere ancora aperte in ambito scolastico e vuole esplorare il ruolo assunto dai docenti nell’elaborazione di tali problematiche. L’argomento principale del libro è la “mancata elaborazione da parte della scuola e degli insegnanti di una cultura attenta alla dimensione di genere e al principio delle pari opportunità”. La scuola non riesce a scalfire gli stereotipi sessisti che condizionano i progetti di vita dei ragazzi e delle ragazze.

Percorsi di studio e stereotipi

I ragazzi e le ragazze scelgono percorsi di studio che ricalcano gli stereotipi tradizionali circa le attività ritenute adatta all’uno e all’altro sesso. → → Studentesse: educazione, cura. Maschi: scienze e tecnologie.

Le cause esterne alla scuola sono: l’educazione familiare, i messaggi mediatici che offrono immagini degradanti di femminilità, un generico maschilismo che impera in Italia. La prof cerca di individuare le possibili cause del problema che agiscono all’interno della scuola.

La prof nella scrittura di questo libro ha cercato di utilizzare un linguaggio che dia pari valore e visibilità ad entrambi i generi. Tuttavia per non appesantire eccessivamente la lettura con la necessaria distinzione di genere, esplicitando ogni volta il maschile e il femminile, in alcuni casi ha scelto di attenersi alla convenzione di utilizzare il maschile con valore non marcato, che include al suo interno anche il femminile.

Prima parte del libro

Vengono individuate alcune questioni di genere che non hanno avuto ancora una risposta adeguata in ambito scolastico. “Necessità di introdurre nella scuola un’azione educativa che promuova realmente più equi modelli educativi e permetta di superare gli stereotipi sessisti che ancora limitano fortemente le scelte dei ragazzi e delle ragazze verso mete tradizionali”. Viene analizzato l’ingresso delle donne nell’insegnamento.

“Le insegnanti rappresentano ormai la maggioranza del corpo docente e un radicato pregiudizio lega proprio a questa forte presenza femminile il degrado della scuola e la scarsa attrattiva esercitata tra i giovani dalla professione di docente”.

Seconda parte del libro

Riflessione sull’importanza dell’approccio narrativo nella ricerca sociale e in campo educativo. L’intervista biografica come strumento di indagine qualitativo.

Terza parte del libro

Ricerca empirica condotta su un campione di docenti di alcune scuole secondarie superiori dell’area fiorentina. Interviste biografiche per analizzare la consapevolezza degli insegnanti sulle problematiche di genere, sia in merito al rapporto interpersonale con gli alunni, sia in riferimento ai saperi trasmessi nelle rispettive discipline (problema della «sessuazione del sapere»).

Capitolo 1 – Ragazze a scuola, tra successo scolastico e segregazione formativa

IV Conferenza mondiale sulle donne 1995 Pechino. Sono stati individuati 12 obiettivi da perseguire: donne e povertà; istruzione e formazione delle donne, ecc.

L’istruzione e la formazione delle donne è considerata un diritto fondamentale e uno dei migliori investimenti che un paese in via di sviluppo possa compiere per promuovere la propria crescita futura.

“Un’istruzione non discriminatoria arreca benefici sia alle ragazze che ai ragazzi, e perciò contribuisce a creare relazioni paritarie tra donne e uomini”. Dalla Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna, Pechino 1995, Dichiarazione e programma d’azione, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1996, p.38.

“La questione delle pari opportunità e della lotta alle discriminazioni di genere è ancora aperta e attuale”. Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna, Le donne nel mondo 2000. Tendenze e statistiche, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma, 2000.

Global Gender Gap Report 2007 misura la disuguaglianza tra uomini e donne sulla base di quattro indicatori: partecipazione al lavoro e opportunità economiche, scolarità e educazione, rappresentanza e potere in politica, salute e longevità. “L’accesso all’istruzione di base (elementare) è garantito alla stragrande maggioranza dei bambini e delle bambine del mondo anche se le differenze tra i vari paesi possono essere molto ampie”. “Per quanto riguarda l’istruzione secondaria, molti paesi sono riusciti a ridurre il divario tra le iscrizioni maschili e quelle femminili”. Nei paesi industrializzati il 93% delle femmine è iscritta alla scuola secondaria. Dati presi da Unicef, La condizione dell’infanzia nel mondo 2007. Donne e bambini: il doppio vantaggio dell’uguaglianza di genere, Comitato italiano per l’Unicef, Roma, 2006.

Le “” citano gli scritti della prof. Biemmi. “Ad oggi l’istruzione è ritenuta il mezzo migliore per promuovere l'uguaglianza fra i sessi: garantire pari opportunità di accesso all’istruzione è il primo passo da compiere per raggiungere questo ambizioso traguardo”. Nei paesi sviluppati “le ragazze hanno ormai pieno accesso al bene-istruzione, esattamente come i loro coetanei maschi”. “L’accesso all’istruzione è un requisito necessario ma non sufficiente per la realizzazione di un’effettiva parità tra uomo e donna nella vita politica, civile e lavorativa”.

Tappe che hanno portato alla piena scolarizzazione femminile in Italia

Storica esclusione delle donne dalla cultura ufficiale, dominante, maschile. Educazione femminile come addestramento a svolgere il ruolo di moglie e madre. Educare la donna al ruolo di femmina dell’uomo. Donne con istruzione funzionale in ambito domestico o religioso. Le donne si tramandavano un saper-fare da generazione a generazione.

“Uno degli stereotipi più insistenti e dannosi è senz’altro quello della fragilità femminile: una fragilità al tempo stessa fisica, biologica, che si ripercuoteva su una fragilità sul piano dell’apprendimento per cui la donna era considerata incapace di acquisire saperi astratti e teorici”. Secondo Rousseau, la ricerca delle verità astratte, dei principi, degli assiomi delle scienze non è di competenza delle donne. Gli studi delle donne devono essere volti alla pratica. Rousseau Jean-Jacques, Emilio (1762), trad. it., Armando, Roma, 1962, p. 230.

“Ancora alla fine dell’Ottocento c’è chi sostiene tenacemente l’«inferiorità mentale» della donna, considerandola una condizione necessaria per espletare al meglio la funzione materna”. L’inferiorità mentale della donna è un fatto fisiologico necessario per svolgere al meglio il suo compito materno. Moebius Paul Julius, L’inferiorità mentale della donna (1900), trad. it., Einaudi, Torino, 1978, p. 16.

“Le ragazze hanno la possibilità di entrare in modo massiccio nelle aule scolastiche e di sedere fianco a fianco ai loro compagni maschi solo a partire dalla seconda metà del secolo scorso” (dal 1950 circa). “In Italia la scolarizzazione di massa e, di conseguenza, anche la forte crescita della presenza femminile a scuola e all’università comincia a delinearsi negli anni Cinquanta per poi esplodere durante gli anni Sessanta e Settanta”. 1962: riforma della scuola media. Scuola media obbligatoria.

“Si nota in particolare una propensione delle ragazze a proseguire gli studi oltre l’obbligo scolastico”. “A partire dagli anni Settanta […] le ragazze si iscrivono e frequentano la scuola in un numero sempre maggiore fino a superare, come propensione alla scolarità, la componente maschile nella prima metà degli anni Ottanta”. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta diminuisce la presenza maschile a scuola. Dato preso da Mapelli Barbara, La nuova scolarità femminile, in Erlicher L. e Mapelli B. (a cura di), Un futuro per le ragazze. Manuale per l’orientamento femminile, Firenze, Le Monnier, 1991.

“Oggi il tasso di scolarità femminile all’università ha raggiunto il 40%, mentre quello maschile si ferma al 31%” frase scritta da Biemmi nel manuale. Dati presi da Istat, Come cambia la vita delle donne, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma, 2004, p. 40.

“Anche per quanto riguarda l’università, l’incremento massimo di iscrizioni accademiche femminili è avvenuto durante tutti gli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta, quando il numero di studenti registrò una vera e propria esplosione dovuta, da una parte, all’aumento della scolarità superiore degli anni Cinquanta e Sessanta e, dall’altra, alla liberazione degli accessi universitari (1969) e all’istituzione di sussidi per lo studio”. “È solo con gli anni Novanta, però, che anche all’università, come già nelle scuole superiori, si assiste al sorpasso del tasso di scolarità femminile su quello maschile”.

“Il fenomeno della scolarizzazione femminile è stato in larga parte determinato da un clima culturale favorevole che incentivava una critica del ruolo autoritario della scuola nel suo aspetto centralizzato e burocratico e, insieme, dai contributi innovativi del neo-femminismo che spingevano le ragazze a ricercare una identità nuova proprio attraverso lo strumento dell’istruzione”. Le donne tramite l’istruzione qualificano, precisano, fanno crescere il proprio essere giovani donne, la propria identità. Questo fenomeno ha investito tutta l’Europa.

“La tendenza alla parità nell’accesso all’istruzione, ivi compreso l’insegnamento superiore, sembra delinearsi a livello mondiale in tutti i paesi sviluppati”. “Esaminando i dati dell’ultima indagine del Ministero della Pubblica Istruzione sulla scuola italiana (Ministero della Pubblica Istruzione, La scuola in cifre 2006, in «Quaderni della Direzione generale per gli Studi e la programmazione», Roma, 2006) possiamo facilmente constatare che i successi femminili nel campo dell’istruzione non si limitano ad un sorpasso numerico sulla componente maschile ma investono direttamente anche il rendimento scolastico ed accademico.”

“A giudicare da molti indicatori, infatti, le ragazze riescono meglio negli studi rispetto ai ragazzi”. (Meno studentesse ripetenti rispetto ai maschi, minore tendenza ad interrompere il percorso scolastico, migliori voti al diploma e alla laurea, maggior numero di laureati in corso rispetto ai maschi).

Nella scuola secondaria e all’università, “i ragazzi tendono a superare il rendimento femminile – o comunque ad avvicinarsi alle performance delle donne – proprio nei settori più femminilizzati; il divario di rendimento a vantaggio delle ragazze, viceversa, risulta particolarmente elevato nei settori di studio in cui le donne rappresentano una minoranza”.

“Il divario tra donne e uomini che si laureano con il massimo dei voti è particolarmente a vantaggio delle prime nelle aree disciplinari di architettura, chimico-farmaceutico, politico-sociale ed agrario. La percentuale di 110 e lode è, invece, superiore per gli uomini nel settore scientifico ma anche letterario, linguistico e relativo all’insegnamento”. Citazione scritta dalla prof e dati presi da Istat, Come cambia la vita delle donne, p. 64.

“I settori in cui i maschi primeggiano siano tutti (ad eccezione dei gruppi giuridico e scientifico) tra i più femminilizzati in assoluto: le quote maschili di laureati in corso e con il massimo dei voti […] superano […] quelle delle donne proprio nei settori a prevalente composizione femminile.”

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher riccardoricci95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle differenze di genere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biemmi Irene.
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