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Biemmi Irene, Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle

a

elementari, Rosenberg & Sellier, Torino, 2017 (1 ed. 2010)

Indice

Prefazione

Introduzione

01. Il sessismo nella lingua e nei libri di testo: una rassegna della letteratura

pubblicata in Italia

02. Riferimenti normativi e progetto Polite

03. La ricerca sperimentale

04. Analisi quantitativa

05. Analisi qualitativa

06. Una lettura complessiva dei risultati della ricerca

Conclusioni

Postfazione

PREFAZIONE di Dacia Maraini

“gli stereotipi di genere sono purtroppo ancora troppo presenti e a volte

rinascono e si diffondono con nuovi vigore, grazie ai luoghi comune a cui

indulgono le immagini che riempiono le nostre case e le nostre

immaginazioni: Internet, televisione, cinema, fumetti, pubblicità”

“la convenzione vuole che gli uomini possano anche essere brutti, purché

dispongano di potere e denaro, mentre le donne devono inseguire”

“la bellezza e mostrarsi disponibili, perché solo così anche per loro arriverà il

successo, bene primario e indispensabile”

maschi nel libri di testo e di lettura per bambini: sono i padroni della scena,

si parla continuamente di loro; azioni decisive, gesta eroiche e avventurose,

viaggiano, lavorano, sono forti e coraggiosi, sono intelligenti e colti. Fanno i

più svariati lavori.

le donne nei libri di testo e di lettura per bambini: sono “timide, indifese,

poco determinati, piagnucolose e, nella maggioranza dei casi descritte solo

fisicamente: belle, regali, eleganti, docili, e quando si accenna alla bruttezza

di qualcuna, si prende un tono denigratorio, quasi che la bruttezza fosse una

colpa”; le donne svolgono lavori economicamente e socialmente poco

appetibili, spesso sono casalinghe o insegnanti

“sarebbe opportuno, peraltro, che la rottura degli stereotipi sessuali

avvenisse da entrambe le direzioni: il modello femminile dovrebbe avvicinarsi

e fondersi con quello maschile tanto quanto il modello maschile dovrebbe

imparare a rapportarsi e integrarsi con caratteristiche (sensibilità, dolcezza) e

ruoli (cura dei figli) considerati finora “femminili””

“l’analisi capillare fa capire quanto poco si rifletta sulle influenze a lungo

termine di un sistema di insegnamento basato spesso su luoghi comuni che

riguardano i generi”

INTRODUZIONE

“i libri di testo e la loro funzione di veicolo di contenuti stereotipati e sessisti”

1

“promozione di una cultura delle pari opportunità, rispettosa delle differenze

di genere”

“la scuola, nel sentire comune, è concepita come luogo in cui la parità viene

effettivamente esercitata. Le donne costituiscono ormai la stragrande

maggioranza del corpo insegnante (sono attualmente più dell’80%

dell’organico, una delle quote più alte a livello europeo) e le studentesse

sono diventate temibili compagne di banco dei loro coetanei maschi, tant’è

che dal confronto sui rendimenti scolastici escono quasi sempre vincitrici,

dalla scuola primaria fino all’università. […] La scuola sembra rappresentare

uno dei pochi contesti in cui le donne hanno raggiunto un pieno diritto di

cittadinanza e riescono ad ottenere visibilità e successi. Si tratta, questa, di

una valutazione assai superficiale che può essere confutata con alcune

considerazioni”

“da quando la professione docente si è connotata al femminile ha subito una

dequalificazione a livello sociale (ma potrebbe essere valida anche la lettura

contraria: le donne sono state lasciate libere di accedere alla professione

quando il prestigio cominciava a declinare).”

“se insegnare è (diventato) un lavoro adatto alle donne significa che”

“è un lavoro di scarso valore. È così che l’insegnamento è andato mutando la

propria fisionomia, ponendosi in un rapporto sempre più ambivalente rispetto

al mondo femminile: da opportunità inedita e ambita per le donne di lavorare

fuori casa ed essere economicamente indipendenti, si è configurato

progressivamente come un mestiere loro riservato, una sorta di gabbia

dorata, che rischia però di diventare ghettizzante.”

“l’ingresso delle donne a scuola non determina automaticamente

un’attenzione per le questioni femminili, né tantomeno una volontà di

rinnovamento dell’istituzione scolastica. Già a partire dagli anni Sessanta si

denuncia aspramente l'atteggiamento reazionario delle “vestali della classe

media”, colpevoli di aver assunto un ruolo di trasmettitrici acritiche di una

cultura classica e patriarcale. Negli anni Settanta, sulla scia del neo-

femminismo, matura la consapevolezza che se volgiamo che le insegnanti si

pongano come promotrici di una rinnovata cultura di genere è necessario che

vengano loro stesse formate a tale scopo.”

“il primo scoglio da superare consiste nello sfatare il mito della neutralità, che

sembra permeare ogni cellula dell’apparato scolastico (dai docenti, agli

allievi, ai saperi trasmessi). I soggetti in formazioni non sono neutri, ma sono

maschi e femmine con peculiarità da scoprire e valorizzare; così come i

docenti sono uomini e donne che insegnano i base a ciò che sanno ma anche

in base a ciò che sono, e quindi anche in funzione della loro appartenenza

sessuale; i saperi, infine, evidentemente parziali, connotati e dipendenti da

chi li produce, non possono certo spacciarsi per impersonali e oggettivi”

“uno dei motivi per cui la scuola viene letta (in realtà fraintesa) come un

ambiente affrancato” 2

“da discriminazioni sessiste è che le bambine/ragazze sono eccellenti

studiose e ottengono brillanti successi scolastici. Il problema adesso è

interrogarsi su ciò che viene fatto loro studiare”

“la cultura che viene ancora oggi trasmessa a scuola è una cultura parziale

(nella duplice accezione di incompleta e “di parte”), pervasa e viziata da

un’impronta maschile che tende ad esaltare l’Uomo e a relegare ai margini le

donne. Le studentesse si applicano, con tanta assiduità e dedizione, su un

patrimonio di conoscenze estraneo al proprio genere, dal quale sono escluse

sia come oggetto del sapere che come produttrici di sapere. Ragazzi e

ragazze siedono gli uni accanto alle altre, sugli stessi banchi d scuola, ma lo

strumento di lavoro che viene loro offerto crea una separazione netta nella

classe: i ragazzi sono integrati nel sapere che studiano, le ragazze ne sono

escluse. A queste condizioni la scuola non può offrire pari opportunità agli

alunni dei due sessi”

“occorre rivisitare i programmi scolastici, i libri di testo, le materie di

insegnamento in un’ottica di genere”

“è essenziale stimolare un ruolo attivo e consapevole degli/delle insegnanti,

sia rispetto ad una elaborazione critica della cultura trasmessa che per

quanto riguarda le modalità di interazione in classe con gli alunni dei due

sessi.”

la prof ha analizzato, a livello quantitativo e qualitativo, i libri di lettura per la

classe quarta elementare di dieci importanti case editrici.

“il tema di un’equa rappresentazione dei generi nei testi scolastici non è stato

assimilato adeguatamente nel nostro paese”

PARTE PRIMA. LO STATO DELL’ARTE

CAPITOLO 1 - IL SESSISMO NELLA LINGUA E NEI LIBRI DI TESTO:

UNA RASSEGNA DELLA LETTERATURA PUBBLICATA IN ITALIA

“con sessismo si intende discriminazione secondo il sesso. Il termine indica

qualunque arbitraria stereotipizzazione di maschi e femmine in ragione

esclusiva della propria appartenenza sessuale. Sessismo è dunque un

termine binario, che si presta ad essere riferito indifferentemente a

discriminazioni perpetrate sia contro le donne che contro gli uomini”

“la prima agenzia fondamentale chiamata a portare avanti questo progetto di

“liberazione” dagli stereotipi sessisti dovrebbe essere la scuola e lo strumento

chiave attraverso cui agire dovrebbe consistere in un ripensamento e una

rivisitazione critica dei testi scolastici, in ottica di genere.”

“la politica linguistica viene interpretata come uno strumento chiave per

implementare a livello sociale il principio della parità tra i sessi”

“la lingua non solo manifesta, ma anche condiziona il nostro modo di

pensare: essa incorpora una visione del mondo e ce la impone. I nostri

discorsi non sono ciò che un soggetto singolo in piena libertà decide di dire 3

ma sono in parte indirizzati dalla lingua che usiamo. Si crea quindi un

rapporto tra realtà, lingua e pensiero: la lingua non è il riflesso diretto dei

fatti reali, ma esprime la nostra visione dei fatti; inoltre, fissandosi in certe

forme, in notevole misura condiziona e guida tale visione. La lingua non può

essere neutra, non è un mezzo oggettivo di trasmissione di contenuti, al

contrario, essa racchiude una particolare rappresentazione del mondo che

influenza il pensiero stesso dei parlanti” per approf. vedi Whorf B.,

Linguaggio, pensiero e realtà (1956), Torino, Boringhieri, 1970

“il condizionamento di genere è forse quello più evidente: la discriminazione

sessiste e gli stereotipi di genere pervadono la lingua nella sua interezza e

sono rinforzati da essa.”

“la lingua italiana […] è basata su un principio androcentrico: l’uomo è il

parametro attorno a cui ruota e si organizza l’universo linguistico. Esempio

paradigmatico: la stessa parola «uomo» ha una doppia valenza perché può

riferirsi sia la «maschio della specie» sia alla «specie stessa», mentre la

parola «donna» si riferisce soltanto alla «femmina della specie»” cit da

Sabatini A., Il sessismo nella lingua italiana, Roma, Presidenza del Consiglio

dei Ministri, 1987, p. 24

“un buon educatore/una buona educatrice, quando interloquisce con i

bambini, dovrebbe sempre tener presente di avere di fronte un pubblico

sessuato, composto da bambine e bambini, che hanno lo stesso diritto di

essere nominati e di essere resi protagonisti nel discorso”

“il sessismo implica l’attribuzione di caratteristiche stereotipata a maschi e

femmine in base al loro sesso di appartenenza. Gli stereotipi non sono altro

che generalizzazioni, condotte su un gruppo di persone, in cui caratteristiche

identiche vengono attribuite a tutti i membri del gruppo, senza tener conto

delle variazioni fra i membri. Gli stereotipi bloccano l’attività critica e la

visione dell’altro come individuo unico nelle sue peculiarità e solitamente

vengono utilizzati per razionalizzare – e quindi giustificare – il trattamento di

alcuni gruppi come inferiori. Gli stereotipi di genere costituiscono delle vere e

proprie gabbie, culturalmente costruite, entro le quali lo sviluppo dei singoli

viene forzato a plasmarsi in base ad aspettative sociali stringenti, che mirano

a ricondurre la varietà delle differenze individuali in due macrocategorie

polarizzate: quella maschile e quella femminile. Tali categorie non sono poste

su un piano di parità ma si strutturano invece in relazione gerarchica che

vede il polo maschile dominare il femminile, avendo da sempre il potere –

culturale – di definirlo come sua alterità negativa.”

“questa divaricazione sessista dei destini maschili e femminili si struttura fin

dalla primissima infanzia quando in famiglia si inizia a tessere un percorso

biografico differente per maschi e femmine, frutto di piccole ma incessanti

scelte quotidiane che tendono progressivamente ad incanalare i percorsi degli

uni e delle altre verso sentieri differenti, sempre più divergenti. Se le

decisioni operate dal mondo adulto in merito all’educazione di figli e figlie

avvengono sulla base di stereotipi già collaudati dalla tradizione e riproposti

in maniera automatica, i percorsi si snodano nella maniera più semplice e 4

naturale: per ogni bivio c’è un cartello che indica in maniera chiara la

direzione da prendere. Questi bivi non coincidono necessariamente con le

grandi scelte, anzi, spesso vengono oltrepassati senza neppure accorgersene,

quasi per inerzia: predisporre un corredino rosa per la neonata e azzurro per

il neonato diventa un semplice atto di routine, così come acquistare una

bambola per la bambina e una macchinina per il bambino, o ancora,

rimproverare una bambina per essere troppo movimentata e stimolare il

bambino ad essere attivo; deridere il maschietto che piange perché si

comporta come una “femminuccia” e allo stesso tempo accettare come

naturale che sia la bambina ad esternare i propri sentimenti e le proprie

debolezze. Questo lento ma implacabile addestramento ai ruoli sessuali

registra i suoi prodotti già all’ingresso alla scuola d’infanzia, verso i tre-

quattro anni, età in cui i bambini e le bambine si sono già identificati nel loro

ruolo sessuale e conoscono perfettamente il comportamento adatto al loro

sesso.” per approf. sul processo di addestramento precoce ai ruoli sessuali

vedere Gianini Belotti E., Dalla parte delle bambine. L’influenza dei

condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di

vita, Milano, Feltrinelli, 1973. Sulla strutturazione dei pregiudizi nell’infanzia

vedere Brown R., Psicologia sociale del pregiudizio, Bologna, il Mulino, 1997.

Capecchi A., Origine di stereotipi e pregiudizi di genere nell’infanzia: una

ricerca in due scuole materne di Bologna, in “Infanzia”, n. 8, 1999, pp. 26-33

“la costruzione dell’identità di genere non può prescindere dall’assunzione di

modelli di riferimento adulti nei confronti dei quali i soggetti in formazione

attivano processi di imitazione e poi di identificazione: le bambine

attingeranno al modello femminile, in primis quello materno, i bambini si

proietteranno sul modello paterno, maschile, e desidereranno assomigliarli.

Essendo i due modelli così differenti tra loro identificarsi nell’uno o nell’altro

porterà automaticamente alla differenziazione.”

“oltre al mondo reale, di uomini e donne in carne ed ossa che bambine e

bambini incontrano nella loro vita, c’è un mondo altro, parallelo,

immaginario, simbolico, che si pone in perfetta continuità con il primo

nell’offrire conferme ai modelli di genere dominanti: è il mondo delle fiabe,

della letteratura per l’infanzia, dei libri di testo. Le storie narrata a bambini e

bambine hanno una grande influenza nello sviluppo della loro identità perché

forniscono modelli semplificati in cui è facile identificarsi.”

“in particolare, per quanto riguarda l’identità di genere, le storie propongono

modelli stereotipati di mascolinità-femminilità e chiedono implicitamente ai

loro lettori di assecondare tali modelli immedesimandosi con il personaggio

appartenente al proprio sesso.

“riteniamo le storie per bambini più innocue di quanto in realtà non siano.

Invece, con questo mezzo, sono trasmessi i valori culturali della società in cui

viviamo, cioè indicazioni precise di come si vive o si dovrebbe o si vorrebbe

che si vivesse, di ciò che è bene e di ciò che è male, di ciò che è bello e di ciò

che è brutto, di quello che è augurabile e di quello che non lo è. È attraverso

la sua capacità di identificazione con i personaggi e la vicenda che quelli

vivono che il bambino fa suoi questi valori, li interiorizza: la letteratura 5

infantile, ben lungi dall’essere soltanto quello che noi vediamo, cioè un modo

di intrattenere il bambino, è un potentissimo agente di trasmissione culturale

dei valori cui tutti rispondiamo” cit da Gianini Belotti E. (a cura di), Sessismo

nei libri per bambini, Milano, Edizioni Dalla parte delle bambine, 1978, p. 8

“se è vero che le storie con i loro personaggi esercitano una grande

influenza, a maggior ragione i libri adottati nelle classi scolastiche hanno una

ricaduta determinante sulla concezione che il bambino crea su se stesso e sul

mondo circostante.”

“la presenza di certi personaggi piuttosto di altri, le azioni che compiono, la

loro collocazione all’interno della storia sono certamente frutto dell’inventiva

dell’autore (o dell’autrice) che però non è mai completamente libera: anche

la fantasia letteraria si muove nell’ambito di un condizionamento sottile che

presume l’accettazione di valori chiave della nostra cultura, ai quali è ben

difficile sottrarsi”

“i libri di testo, e in particolare quelli per la scuola primaria, hanno

un’influenza decisiva nella formazione dell’identità dei soggetti”

“nei testi scolastici c’è una tendenza all’immobilismo, nel senso che si

propongono contenuti culturali spesso più arretrati delle stesse conquiste

legislative del paese, della stessa mentalità corrente, del senso comune.

Questo vale anche per i modelli di maschio e femmina che sono fortemente

stereotipati e mostrano immagini di uomini e donne irrealistiche e ormai

superate nella realtà. Si nota soprattutto una discrepanza tra il mondo

femminile mostrato nei libri, che ruota intorno ad attività domestiche e alla

cura dei figli, e il mondo reale delle donne che per la maggioranza lavorano

fuori di casa.”

Riassunto dei risultati emersi dalle analisi pubblicate sul libro: Gianini Belotti

E., Sessismo nei libri per bambini, 1978.

“Il testo curato da Elena Gianini Belotti, datato 1978, presenta una rassegna

di tre ricerche realizzate nel contesto internazionale (Usa, Gran Bretagna) e

si c

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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