Biemmi Irene, Educare alla parità. Proposte didattiche per orientare in ottica
di genere, Edizioni Conoscenza, Roma, 2012.
Indice
Introduzione
01. Giovani e immaginario futuro
02. Ragazze e ragazzi di fronte al futuro: le opportunità sono davvero pari?
03. La ricerca empirica. I criteri della scelta universitaria. L’immagine del
futuro
04. Proposte didattiche per educare alla parità
INTRODUZIONE
“promuovere una riflessione pedagogica e didattica sui processi che portano
le nuove generazioni e elaborare un proprio progetto di vita futura”
“i giovani non sono un’entità neutra, ma sono costituiti da giovani uomini e
giovani donne che si pongono in maniera peculiare di fronte al futuro, alla
scelta, al progetto.”
“ancora oggi l’appartenenza di genere condiziona pesantemente i sogni, le
aspettative, i desideri e le opportunità di vita – sia personali che professionali
– dei ragazzi e delle ragazze.”
“la scuola tende ancora oggi a identificarsi come un ambiente neutro che non
pone a tema le differenze di genere e proprio per questo va a replicare
all’infinito concezioni stereotipate dei due sessi. Fin da piccoli, bambini e
bambine vengono persuasi che esistono caratteristiche e ruoli adatti ai
maschi e alle femmine e vengono continuamente “corretti” se durante il
periodo di crescita si allontanano dal percorso già tracciato dalla tradizione,
andando a invadere spazi non idonei al proprio sesso di”
“appartenenza. Gli effetti d questo “addestramento” sono ben evidenti nella
scelta dei percorsi formativi di studenti e studentesse che, già a partire dalla
scuola secondaria superiore e poi in maniera ancora più marcata
all’università, tendono a polarizzarsi verso ambiti di interesse divergenti. Le
ragazze maturano la convinzione di non essere portate per le materie
scientifiche e i ragazzi arrivano ben presto a pensare che gli ambiti relativi
all’educazione e alla cura non sono di loro competenza perché sono
“questioni da donne”.”
“il processo di formazione delle identità di genere ha prodotto nelle nostre
società «uomini che non sanno amare» e «donne che si tengono lontane
dalla scienza»”
“la segregazione formativa produce inevitabilmente un’analoga segregazione
a livello lavorativo dove è possibile tracciare una linea di demarcazione tra le
professioni maschili e quelle femminili: le prime sono numerose e includono
al loro interno professioni che godono di prestigio sociale e riconoscimento
economico, le secondo sono residuali e concentrate in ambiti notoriamente
dequalificati a livello sociale e retributivo (la cura e l’assistenza alla persona,
l’educazione)”
“un recente Rapporto della Commissione Europea (2010) ci informa che il
problema della diseguaglianza tra i sessi in ambito educativo permane in
molti paesi europei ma, mentre la maggior parte sta promuovendo specifiche
1
politiche per un orientamento finalizzato a rompere gli stereotipi e i
tradizionali ruoli di genere, l’Italia viene annoverata tra le eccezioni, cioè tra
quei Paesi “sprovvisti di politiche sostanziali in materia di parità tra i sessi nel
campo dell’istruzione”.”
“la mancata valorizzazione delle risorse femminili va a inficiare lo sviluppo
sociale ed economico dell’intera collettività”
“la lotta alle disparità di genere è un obiettivo cruciale dal quale trarranno
beneficio non solo le donne ma tutta la società.”
“lo strumento cardine preposto alla promozione di una cultura della parità
non può che essere la formazione”
questo libro offre anche “specifiche proposte didattiche per “educare alla
parità”.”
“far maturare la consapevolezza che la femminilità e la mascolinità non sono
“dati di natura” ma di cultura.”
“ “donne e uomini non si nasce ma si diventa”, tramite un processo di
educazione e di socializzazione, spesso faticoso e costrittivo, perché non
rispondente alle proprie personali inclinazioni”
PARTE PRIMA – I GIOVANI, LE GIOVANI E IL FUTURO
CAPITOLO 1 – GIOVANI E IMMAGINARIO FUTURO
I giovani sono un problema (per gli adulti)
“la prospettiva di genere che sarà utile a individuare le gabbie culturali che
condizionano le scelte di vita di ragazzi e ragazze”
Il rapporto con il tempo, il processo di costruzione identitaria
“il comportamento nel presente è sistematicamente influenzato dalle
rappresentazioni degli eventi passati e futuri della propria esistenza.”
“il comportamento che si mette in atto nel presente non dipende
semplicemente dalla situazione attuale, ma si basa anche sull’esperienza
passata e sulle aspettative, le speranze e i desideri sul futuro”
“progettare il futuro consiste proprio in questo: «selezionare tra la pluralità di
futuri possibili, trasformando alcuni dei desideri e delle fantasie che li
sostanziano in obiettivi perseguibili»” cit interna da Leccardi C., Futuro breve.
Le giovani donne e il futuro, Rosenberg & Sellier, Torino, 1996, p. 24
Vivere il presente o progettare il futuro?
“esistono sostanzialmente due modi di concepire il futuro: come frutto di
attività e desiderio oppure come un’attesa passiva.”
i giovani del primo gruppo” assumono una posizione attiva, costruttiva nei
confronti del futuro; c’è invece una parte di giovani che in qualche modo
rinuncia a costruire in prima persona un proprio progetto di vita e si
accontenta di diventare “una persona normale”. Si sceglie in questo caso di
adattare la propria esistenza a un modello di vita strutturato socialmente,
senza alcuna necessità di compiere scelte autonome, perché la strada da
compiere è già tracciata dalla tradizione e la coerenza è insita nel modello
stesso.” 2
La scuola: un buon investimento per il futuro?
La motivazione a investire nell’istruzione dipende infatti essenzialmente dal
significato che viene ad essa attribuito e dalla percezione di una sua
utilità/inutilità nel proprio percorso biografico.”
“l’esperienza scolastica assume senso se viene integrata all’interno del
proprio progetto di vita: «la scuola ha “senso” per coloro che la frequentano
se quello che si fa al suo interno risulta interessanti in sé e/o interessanti ai
fini di quello che si vuol fare in futuro, sia in termini di studi ulteriori, sia in
termini di capacità da spendere sul mercato delle occupazioni. In altre parole,
il “senso” della scuola dipende dal suo essere o meno parte o tappa di un
progetto di vita, per quanto vagamente formulato. La caduta di centralità
dell’esperienza scolastica dipende per molti giovani proprio dal fatto di essere
vissuta come staccata da un progetto»” cit interna da Colucci C., Il tempo
sociale delle istituzioni, in Cavalli A. (a cura di), Il tempo dei giovani, p. 266.
“la demotivazione e il mancato investimento nell’istruzione dipenderebbero
quindi dal percepire la scuola fuori da un progetto; eventualità questa che
diventa sempre più verosimile per due ragioni strutturali: da un lato, è
incerto se e quando una volta terminati gli studi si troverà lavoro, dall’altro, è
assai probabile che il lavoro trovato abbia poco a che fare con la formazione
ricevuta.”
“il timore di non poter tradurre a livello”
“professionale ciò che si è appreso a scuola e di non potere perciò recuperare
i costi e i sacrifici di un lungo periodo di formazione si ripercuote
negativamente sul modo stesso in cui si vive l’esperienza scolastica.”
“le motivazioni che spingono i giovani a dare senso alla scuola non si limitano
però a quelle strumentali all’inserimento professionale. È possibile fare un
distinguo tra le motivazioni “eterodirette” e quelle “autodirette”. Le prime
riguardano quei giovani che dichiarano di studiare sulla spinta di influenze
esterne (provenienti dai genitori o dal gruppo dei pari); le seconde fanno
riferimento ad un’autonoma convinzione da parte dello studente (che in
realtà può essere maturata attraverso il confronto con i genitori o con gli
amici). Le motivazioni autodirette possono essere a loro volta distinte sulla
base di un secondo criterio che contrappone quelle “strumentali”, relative ai
ritorni occupazionali dell’istruzione, a quelle “espressive”, riguardanti le
ricompense di ordine intrinseco che derivano dalla dimensione conoscitiva ed
intellettuale dell’esperienza scolastica. Otteniamo così tre categorie di
motivazioni: eterodirette, strumentali ed espressive.” per approf vedi Barone
C., Le motivazioni di studio nella scuola di massa: per amore, per forza o per
interesse?, in Cavalli A. e Argentin G. (a cura di), Giovani e scuola, il Mulino,
Bologna, 2007, p. 84
“l’istruzione continua ad essere percepita come un valore e al tempo stesso
come un obiettivo ampiamente diffuso e positivamente connotato anche se le
motivazioni e le aspettative nei suoi confronti possono essere variegate”
“tra i giovani non mancano affatto buone motivazioni per investire
nell’istruzione, anzi, c’è un “sovraffollamento di aspettative”. Dalla scuola ci si
aspetta moltissimo: che ci fornisca un adeguato bagaglio culturale, che ci
prepari adeguatamente al lavoro, che ci”
“aiuti a trovare una professione che sia, al tempo stesso, redditizia ma anche
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coerente con gli interessi personali”
Le rappresentazioni del mercato del lavoro
“interessante è capire verso quali professioni si orientano i sogni lavorativi
dei giovani e delle giovani. Ci vengono incontro a questo proposito i dati di
una ricerca promossa dal Settore Statistica del Comune di Milano che ha
interpellato due generazioni di adolescenti: quelli che frequentano l’ultimo
anno delle scuole medie (13/14enni) e quelli iscritti all’ultimo anno delle
scuole superiori (18/19enni). Dall’indagine emerge che le tipologie
professionali più ambite da entrambi i gruppi sono quelle scientifiche,
imprenditoriali e artistiche/mass-mediali e, a seguire, le professioni che
riguardano l’ambito politico-giuridico, sportivo e socio-educativo e quelle di
carattere operativo (il meccanico, il cuoco, ecc.). nel passaggio della medie
inferiori a quelle superiori aumenta in modo considerevole il numero di
studenti che sogna una professione imprenditoriale e manageriale (per le
quali risulta indispensabile la laurea) mentre si riduce il numero di ragazzi
che aspirano a una professione pratico-operativa. Significative le differenze di
genere: le professioni di carattere sportivo sono appannaggio esclusivo dei
maschi, mentre si nota un maggiore coinvolgimento femminile verso le
professioni artistico-mass mediali e quelle socio-educative.” dati da Comune
di Milano – Settore Statistica (a cura di), Under 18. Leggere il presente,
pensare il futuro, Franco Angeli, Milano, 2004.
CAPITOLO 2 – RAGAZZE E RAGAZZI DI FRONTE AL FUTURO: LE
OPPORTUNITà SONO DAVVERO PARI?
Il tempo come costruzione sociale e misura delle differenze di genere
“quando le donne fanno un ingresso massiccio nel mercato del lavoro viene a
cadere la tradizionale distinzione tra sfera domestica di competenza
femminile e sfera lavorativa di pertinenza maschile.”
“il problema della doppia presenza deriva dal fatto che al maggiore
investimento delle donne nel lavoro extradomestico non”
“è corrisposto un analogo investimento degli uomini nei lavori familiari. Le
donne si sono così trovate schiacciate da un sovraccarico di responsabilità
derivanti da una necessità di conciliare le responsabilità di cura (che
continuano a essere di loro competenza) e i nuovi impegni extradomestici,
professionali. Alle donne lavoratrici viene richiesto di rispondere
simultaneamente a due bisogni, quelli di reddito e quelli di cura, e di
conciliare due tempi, il tempo privato e quello pubblico”, il tempo da dedicare
alla propria vita privata e il tempo da dedicare al proprio lavoro remunerato.
“gli uomini, al contrario, hanno la possibilità di dosare diversamente i due
tempi, perché socialmente è loro concesso di investire in forma prevalente,
talvolta esclusiva, nel tempo lavorativo.”
L’indagine condotta dall’Istat sulla divisione dei ruoli nelle coppie italiane nel
2008-2009 “ci informa che il 76,2% del lavoro familiare delle coppie è ancora
a carico delle donne” dati da Istat, La divisione dei ruoli nelle coppie, Anno
2008-2009 4
“nel lavoro di cura dei figli piccoli le mamme rispondono alle più diverse
esigenze, dalle cure fisiche ai compiti di sorveglianza: dar da mangiare,
vestire, fare addormentare il bambino o semplicemente tenerlo d’occhio. Nel
caso dei padri invece la partecipazione è più selettiva […] e il tempo è
dedicato soprattutto ad attività ludiche.” dati da Istat, La divisione dei ruoli
nelle coppie, Anno 2008-2009, p. 12
“utilizzando le parole di Chiara Saraceno possiamo affermare di essere
ancora di fronte ad una figura di padre concepito come “baby-sitter
occasionale” o tutt’al più come “un compagno di giochi”.” cit da Saraceno C.,
Paternità e maternità. Non solo disuguaglianze di genere, in Rosina A. e
Sabbadini L.L (a cura di), Diventare padri in Italia. Fecondità e figli secondo
un approccio di genere, Collana Argomenti, n. 31, 2006, p. 282
“questa scarsa partecipazione maschile alla vita dei figli, soprattutto se molto
piccoli, discende probabilmente da un’idea assai radicata nella nostra cultura
in base alla quale la presenza e l’accudimento da parte del padre sono meno
necessari di quelli della madre per il benessere psico-fisico dei bambini. […]
si potrebbe aggiungere un altro retaggio culturale, anche questo assai difficile
da sradicare, che impedisce ancora una equa redistribuzione dei carichi
familiari e di cura tra i coniugi: l’idea che il lavoro per un uomo, più che per
una donna, sia un aspetto centrale della vita.”
“Per comprendere l’origine e la permanenza di dissimmetrie di genere nella
vita familiare e lavorativa dobbiamo interfacciarci con gli stereotipi di genere
che sono ancora presenti nella nostra cultura, anche giovanile”
Stereotipi di genere nell’immaginario giovanile: i maschi più
tradizionalisti delle femmine
“gli stereotipi bloccano l’attività critica e la visione dell’altro come individuo
unico nelle sue peculiarità e sono strettamente legati ai pregiudizi.” per
approf sull’origine di stereotipi e pregiudizi leggi Brown R. (1995), Psicologia
sociale del pregiudizio, il Mulino, Bologna, 1997
“L’espressione “stereotipo di genere” indica una visione semplificata e rigida
che attribuisce a donne e uomini ruoli determinati e limitati dal proprio sesso
di appartenenza. Le visioni stereotipiche hanno un ruolo di rassicurazione
rispetto al cambiamento: sono schemi di interpretazione delle relazioni tra i
sessi impermeabili al mutamento e proprio per questo tranquillizzano gli
individui circa il proprio ruolo sociale. Nella nostra epoca assistiamo a un
paradosso dovuto al fatto che le rappresentazioni dei ruoli di genere
sembrano in qualche modo impermeabili rispetto al cambiamento sociale in
atto nelle relazioni tra i generi. Mentre nella realtà ci troviamo di fronte a
identità di genere sempre più ibride, non incasellate nelle rigidità dei ruoli
maschili e femminili” per approf. vedi Ruspini E., Le identità di genere,
Carocci, Roma, 2003
“come dimostra l'ultimo rapporto IARD che riporta i dati di una ricerca
condotta nel 2004, i giovani, soprattutto se maschi, sono ancora molto
condizionati dagli stereotipi di genere” per approf vedi Buzzi C., Cavalli A. e
De Lillo A. (a cura di), Rapporto giovani… 5
più del 40% dei maschi intervistati è d’accordo alle seguenti affermazioni
relative ai ruoli di genere (in alcuni casi si toccano punte del 69,8%): è
soprattutto l’uomo che deve mantenere la famiglia; per una donna è molto
importante essere attraente; per l’uomo, più che per le donne, è importante
avere successo nel lavoro; una donna è capace di sacrificarsi per la famiglia
molto più di un uomo; in presenza di figli piccoli è sempre meglio che il
marito lavori e la moglie resti a casa a curare i figli; la maternità è l’unica
esperienza che consente la completa realizzazione della donna. “i giovani
uomini aderiscono alle affermazioni tradizionaliste in misura sempre
maggiore rispetto alle giovani donne.” per i dati vedi Buzzi C., Cavalli A. e De
Lillo A. (a cura di), Rapporto giovani…, pp. 236-237
55
“il gruppo più consistente, pari al 60% del campione, è costituito dai
tradizionalisti, cioè da coloro che esprimono nettamente una visione
asimmetrica dei ruoli di genere. Si tratta di coloro che «aderiscono all’idea
che siano soprattutto gli uomini a dover mantenere la famiglia e ad avere il
“comando della casa» […]; sono meno inclini alla condivisione del lavoro
domestico; ai loro occhi, inoltre, il successo maschile nel lavoro è più
importante di quello femminile. In modo complementare, valutano
particolarmente importante per una donna l’aspetto fisico; concordano […]
con l’idea”
56
“che sia lei a dovers
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