Biemmi Irene e Leonelli Silvia, Gabbie di Genere. Retaggi sessisti e scelte
formative, Rosenberg & Sellier, Torino, 2017 (prima ed. 2016)
Indice
Prefazione
01. Un necessario inquadramento teorico: la Pedagogia di genere
02. La segregazione formativa: una cartina al tornasole delle diseguaglianze
di genere in ambito scolastico-formativo
03. Per un orientamento formativo in chiave di genere
04. Fuori dalle gabbie di genere. Una ricerca su percorsi accademici atipici
Conclusioni della ricerca
PREFAZIONE di Stefano Ciccone
“ragazzi che intraprendono un percorso formativo che li porterà a svolgere
ruoli abitualmente associati alle attitudini femminili di accudimento,
relazionalità e oblatività”
“i principali ostacoli che determinano la segregazione di genere nelle scelte
universitarie, l’incanalamento di giovani donne e uomini in destini
professionali distinti per genere, sono vincoli invisibili: non consistono
principalmente in condizioni materiali, differenti opportunità e economiche o
norme discriminatorie, ma attengono alle rappresentazioni introiettate, alle
attitudine attribuite ai due sessi, alla naturalizzazione dei ruoli e dei modelli
socialmente assegnati alle donne e a gli uomini.”
“Queste rappresentazioni convivono spesso con una “illusione di partià”: con
la convinzione, cioè, che discriminazioni disparità di potere e opportunità
siano superate.”
“la scelta delle carriere universitarie in ossequio alle tradizionali divisioni tra i
sessi avviene così tramite quella che viene definita nel testo
“autosegregazione”: ancora oggi le scienze “dure”, le aree tecnologiche, sono
in larga parte prerogativa maschile e le discipline pedagogiche della cura
restano ambiti femminili”
“una specifica attenzione ai ragazzi che scelgono di intraprendere percorsi
formativi e professionali tradizionalmente femminili”
“se, infatti, le indagini statistiche e le politiche nazionali e comunitarie
dedicano la propria attenzione al moderato accesso femminile alle carriere
scientifiche e tecnologiche, pochi studi si dedicano a indagare le motivazioni
che frenano l’accesso maschile alle professioni educative e della cura.”
“perché permane una scelta differenziata per sesso nei percorsi universitari?
La ricerca mostra come la spiegazione più immediata sia insufficiente: la
difficoltà dei percorsi accademici in ambito tecnologico e delle scienze più
astratte che scoraggerebbe le ragazze, e l’attribuzione delle professioni
conseguenti più remunerate e socialmente valorizzate prioritariamente agli
→
uomini” “il rendimento scolastico delle ragazze è mediamente superiore.
Se la maggior propensione femminile a proseguire gli studi può essere
attribuita a una minore opportunità di accesso al mondo del lavoro e a una
minore pressione sociale ad assumere il ruolo di breadwinner che portai i
maschi a optare per il lavoro rispetto allo studio, le scelte disciplinari 1
rimandano più nettamente all’ambito di attribuzioni profonde di un binarismo
sessuale che distingue dicotomicamente maschile e femminile, razionale ed
emotivo, volitivo e oblativo, astratto, competitivo, geniale e introspettivo,
relazionale e accogliente.”
“chi può dire che sia socialmente più importante un insegnante o un
ingegnere? E si può ancora pensare che la cura (del malato, dei bambini, dei
corpi) non richieda competenze complesse?”
“l’inadeguatezza delle strategie istituzionali tese al riequilibrio di genere nelle
professioni e nei percorsi formativi basate sulle norme”
è necessario “un lavoro più profondo di trasformazione dell’immaginario, di
risignificazione delle attribuzioni di ruoli e attitudini femminili e maschi e di
destrutturazione delle costruzioni di genere”
è necessario riconoscere la “pervasività e trasversalità delle rappresentazioni
di genere dominanti” e le “loro conseguenze nella rappresentazione della
realtà, nell’organizzazione del lavoro e nell’organizzazione gerarchica di
competenze, attitudini e destini”
“per i ragazzi la scelta di studiare per diventare maestri, assistenti sociali o
infermieri, comporta misurarsi non solo con una percezione sociale di
ripiegamento su professioni meno riconosciute e meno retribuite, ma anche
di dedicarsi a funzioni femminili, dunque meno autorevoli, tradendo le
aspettative sociali legate alla propria identità virile. In queste scelte c’è un
desiderio potente che sfida la rappresentazione di perdita, rinuncia e
ripiegamento. Un desiderio da riconoscere e a cui dare visibilità sociale”
“gli uomini continuano a detenere un potere concreto, maggiori opportunità
di accesso a ruoli e professioni meglio retribuite e un privilegio sul piano
simbolico che attribuisce loro autorità, ma questo ordine comincia a mostrare
→
alcune crepe” alcuni ragazzi scelgono “un percorso professionale e di vita
che mette al centro la dimensione della cura e delle relazioni”; ragazzi che
attribuiscono una funzione positiva alla relazione, all’ascolto empatico, alla
cura.
Modello di genere attuale dell’uomo: “individuo razionale, artefice di se
stesso e autosufficiente, che si emancipa dalle emozioni e dalle relazioni, che
domina il corpo proprio e dell’altra, costruendo l’immagine del proprio corpo
sul simbolico fallico della potenza e della prestazione”
“i modelli di genere, dunque, non genera soltanto disparità di opportunità ma
producono delle gabbie che imprigionano la libera espressione delle
singolarità, e queste gabbie rivelano sempre più la loro forza anche
nell’imprigionare la vita degli uomini.”
“ragazze e ragazzi riproducono spesso inconsapevolmente modelli
stereotipati vivendo nell’illusione di una spontaneità dei propri
comportamenti, di autonomia delle proprie scelte e di superamento delle
precedenti discriminazioni tra i sessi”
“emerge spesso un mancato riconoscimento esplicito e consapevole di queste
gabbie: le giovani donne e i giovani uomini intervistati rifiutano 2
razionalmente stereotipi e retaggi sessisti, ma implicitamente ne appaiono
condizionati e tendono, anzi, a perpetuarli proprio perché non sono
consapevoli di essere parte in causa del problema”
“è dunque cruciale il lavoro nelle scuole di denaturalizzazione e decostruzione
delle produzioni sociali basate sul modello di genere dominante”
“non c’è dunque né una pedagogia né una pratica didattica che possano
considerarsi neutre: la differenza sta nel riproporre questo ordine in modo
implicito o fornire strumenti per averne un’esperienza consapevole.”
“il lavoro su questi temi è dunque un lavoro di decostruzione di regole
invisibili che condizionano le vite e le scelte di ragazze e ragazzi”
“le/gli insegnanti possono considerarsi estranei al problema o devono
costruire una consapevolezza, oltre le competenze disciplinari, sulla propria
condivisione di modelli di genere introiettati e sulla loro riproposizione nei
propri gesti, nel proprio linguaggio, nelle relazioni instaurate con studenti e
studentesse?”
“la critica agli stereotipi di genere e ai conseguenti incanalamenti delle vite di
ragazze e ragazze su destini prefissati non comportamento un semplice
ribilanciamento di opportunità tra i sessi, ma apre nuovi spazi di libertà per
tutti e tutte nel pensare il proprio posto nel mondo.”
“una riflessione all’esperienza maschile, ai condizionamenti che incidono sulle
vite e le scelte maschili”
“assumere un punto di vista che permetta di leggere anche i conflitti, i
desideri e le frustrazioni vissute dai ragazzi”
“concepire una prospettiva di equità che non comporti la neutralizzazione
delle differenze”
“ragionare dunque nelle scuole sui modelli di genere, riconoscere e imparare
a valorizzare le differenze, non vuol dire “fare propaganda all’omosessualità”
o annullare le differenze a favore di un neutro indistinto”
“posso parlare ai ragazzi per ore di omosessualità ma ciò non renderà
nessuno omosessuale”
“nei raccolti raccolti durante la ricerca le scelte compiute dalle ragazze si
fondano su fantasie e progetti coltivati nel tempo, sul confronto con le
generazioni precedenti di donne e con una critica prodotta dalle donne ai
modelli maschili di lavoro, famiglia e autorità”
“per i ragazzi la scelta appare espressione di una vicenda singolare e fatta in
solitudine, di cui non riescono spesso a individuare l’origine e la motivazione.
Il riferimento è spesso un incontro inaspettato con un uomo differente dal
previsto – un insegnante o un educatore – e la scelta fatta, spesso una scelta
coraggiosa di cambiamento, resta privata, senza precedenti o
rappresentazioni condivise a cui riferirsi. Il cambiamento maschile stenta
ancora a trovare le parole per dirsi, per acquisire visibilità sociale.”
“la possibilità di un maschile differente, fuori dalle gabbie di genere” 3
INTRODUZIONE di Irene Biemmi e Silvia Leonelli
“il volume intende analizzare una questione, quella della segregazione
formativa, che può essere interpretata come la cartina al tornasole delle
diseguaglianze di genere tutt’oggi presenti nel nostro sistema scolastico e
accademico.”
“femmine e maschi frequentano la scuola insieme, fin dai primi anni,
addirittura mesi, di vita: dall’asilo nido bambine e bambini condividono uno
stesso ambiente educativo per un arco di tempo sempre più lungo, che può
arrivare fino all’università. Durante il cammino però le strade percorse dalle
ragazze e dai ragazzi tendono progressivamente a separarsi, come se
seguissero dei bivi obbligati che indirizzano la maggior parte delle
studentesse verso ambiti di studio di tipo umanistico e la maggior parte degli
studenti versi percorsi di tipo tecnologico-scientifico”
“le scelte operate dopo le scuole medie e il diploma superiore sembrano
seguire una logica tacita ma estremamente pervasiva nella sua semplicità: ci
sono ambiti – di studio e di lavoro – più adatti alle donne e altri più
appropriati agli uomini”
“contano i suggerimenti dei genitori, le indicazioni dei docenti, le attitudini
personali, i consigli degli amici, la vicinanza territoriale, le ipotesi
sull’evoluzione del mercato del lavoro, i desideri, e molto altro ancora” nella
scelta della scuola superiore e dell'università compiuta dai ragazzi e dalle
ragazze
“è evidente, però, che le fonti e le motivazioni della scelta non sono “neutre”:
i/le giovani si orientano anche sulla base di stereotipi di genere incamerati fin
dall’infanzia, oppure sono orientati dai soggetti nominati (scuola, famiglie,
gruppo dei pari), a loro volta portatori e riproduttori inconsapevoli di un
immaginario sul femminile e sul maschile che prevede realizzazioni
professionali (e personali) differenti.”
esistono delle rare eccezioni a questi schemi precostituiti: “ragazzi che si
insinuano in percorsi socialmente intesi come “femminili”
“ragazzi che hanno maturato decisioni anticonformiste, ancora considerate
“coraggiose”, “diverse”, quando invece andrebbero ricomprese nella
normalità”
il “ruolo fondamentale della scuola nel sostegno del loro futuro; scuola che,
in questa ottica, ha il compito di agevolare la consapevolezza dei
condizionamenti di genere ma anche di promuovere la capacità di
decodificarli e di superarli, prima che influenzino il destino di ciascuno”
la scuola deve orientare i ragazza consapevolmente, sulla base dei propri
reali interessi, abilità, curiosità, desideri.
La ricerca qui proposta “oltre a monitorare le differenti scelte operate da
femmine e maschi – chi si iscrive a quale scuola o a quale corso di studi –
pare interessante condurre studi qualitativi per interpellare direttamente i
giovani sul significato di quelle scelte” 4
“la ricerca […] fa dunque riferimento a una prospettiva gender-sensitive,
ovvero, come sottolinea Elisabetta Ruspini, tiene presente che «il genere è
una categoria interpretativa molto ricca. Si tratta di un concetto relativo,
relazionale e dinamico che va molto al di là di un sistema di definizione di
uomini e donne, di tipo meramente descrittivo; le differenze devono essere
individuate, comprese, interpretate e spiegate»” cit interna da Decataldo A. e
Ruspini E., La ricerca di genere, Roma, Carocci, 2014, p. 22
“ricerca gender oriented («analisi della condizione femminile esclusivamente
in termine di differenza con quello maschile»)” cit interna da Decataldo A. e
Ruspini E., La ricerca di genere, Roma, Carocci, 2014, p. 22
ricerca “gender-sensitive («che punta verso un percorso conoscitivo attorno a
un attore/attrice sociale e alle sue interazioni con le strutture materiali e
simboliche della società determinate dalle appartenenze di genere»)” cit
interna da Decataldo A. e Ruspini E., La ricerca di genere, Roma, Carocci,
2014, p. 22
“la ricerca gender-sensitive […] ha «un approccio flessibile e lungimirante,
che pone l’attenzione sui meccanismi di formazione delle identità maschili e
femminili e sulle aspettative sociali a essi connesse, ma anche che analizza
criticamente il processo di socializzazione e le sue connessioni con
l’appartenenza sessuale, i ruoli di genere e le disuguaglianze di genere»” cit
interna da Decataldo A. e Ruspini E., La ricerca di genere, Roma, Carocci,
2014, p. 26
la prima parte del volume, “Scuola e cultura di genere: alcuni nodi irrisolti”,
“presenta una panoramica su un’area di studi, la Pedagogia di genere, che
ormai da un quarantennio si occupa di indagare, da un punto di vista teorico-
storico-filosofico e da un punto di vista empirico (indagini e sperimentazioni
sul campo), il rapporto tra i saperi educativi e la cultura di genere”
“vengono presentati alcuni documenti ufficiali, italiani e internazionali, che
dal 1979 si occupano della parità di genere in riferimento ai contesti
formativi, perché rendono ineludibile il tema dell’educazione di genere”
→
data di inizio della pedagogia di genere in Italia 1973 con la pubblicazione
di Dalla parte delle bambine. L’influenza dei condizionamenti sociali nella
formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita di Elena Gianini Belotti.
a
Le prime due fasi della pedagogia di genere (1 fase= fase dell’uguaglianza,
a
anni Settanta); 2 fase = fase della differenza, anni Ottanta-Novanta) si sono
“concentrate sul femminile nei territori dell’istruzione e della cultura”
la terza fase della pedagogia di genere (ispirata ai gender studies, dagli anni
Duemila in poi) affronta i seguenti argomenti “il maschile, il piano delle
relazioni di genere (e non solo dei ruoli sociali), l’omosessualità,
l’intersessualità, il transgederismo, la decostruzione dell’ordine di genere
dominante e delle sue definizioni dicotomiche donna/uomo, natura/cultura,
normalità/devianza.” 5
il laboratori di educazione al genere “possono diventare il luogo di elezione
nel quale lavorare con studentesse e studenti (ma anche con i docenti) sul
tema dell’autosegregazione formativa”
“rapida ricognizione su alcuni documenti della legislazione internazionale
sulle pari opportunità che offrono riferimenti specifici al tema dell’educazione”
“l’istruzione e la formazione sono oggi unanimemente interpretate come gli
strumenti più efficaci per implementare la parità di genere nel più ampio
contesto della vita sociale, politica, lavorativa. Ma non solo: risultano essere
strumenti chiave per lo sviluppo sociale ed economico dei paesi”
“se l’istruzione delle bambine/ragazze è concepita come una prerogativa
essenziale per la realizzazione di un’effettiva parità tra uomo e donna,
dobbiamo tuttavia constatare che si tratta di un requisito necessario ma non
sufficiente. La frequentazione scolastica non riesce infatti a scalfire il bagaglio
di stereotipi e pregiudizi che gli alunni dei due sessi apprendono e
interiorizzano in famiglia fin dalla più tenera età”
“è illusorio pensare che la semplice compresenza di maschi e femmine in
classi miste, qualora non sia accompagnata da una consapevolezza di genere
diffusa, possa garantire pari opportunità agli alunni dei due sessi”
“le scelte operati al termine di ogni ciclo scolastico – diploma di terza media e
diploma superiore – ricalcano quegli stessi stereotipi [arcaici sul maschile e
sul femminile]: le ragazze si allineano diligentemente verso le “filiere
femminili” (educazione e cura), i ragazzi altrettanto diligentemente
percorrono le “filiere maschili” (ambito scientifico e tecnologico). In questo
senso la segregazione formativa può essere interpretata come una spia delle
diseguaglianze di genere presenti in ambito scolastico-formativo”
“l'autosegregazione formativa è anche un problema scolastico: la scuola può
essere al tempo stesso una possibile causa del fenomeno e un luogo dove
risolverlo”
“già da decenni il mondo della scuola comprende, tra le sue funzioni, quella
di promuovere percorsi di orientamento formativo, con attività pensate per
aiutare le ragazze e i ragazzi a conoscere se stessi (potenzia
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