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Educazione sessista: stereotipi di genere nei libri delle elementari

Prefazione

Gli stereotipi di genere sono purtroppo ancora troppo presenti e a volte nascono e si diffondono con nuovo vigore, grazie ai luoghi comuni a cui indulgono le immagini che riempiono le nostre case e le nostre immaginazioni: internet, televisione, cinema, fumetti, pubblicità. I più piccoli, apparentemente più ingenui, hanno un criterio di giustizia molto meno convenzionale di quanto si possa immaginare, ma vengono presto trascinati nella norma da tutto quello che sta loro intorno, a partire dalla famiglia dove ancora, nella stragrande maggioranza dei casi, resistono marcate diseguaglianze tra uomini e donne. D'altro canto è naturale che crescendo aumentino gli stimoli esterni, ma il mondo che li circonda è pieno di pessimi modelli che influenzano negativamente la loro capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è.

Introduzione

Questo libro è una versione aggiornata di un volume pubblicato nel 2006 e ha per oggetto un tema poco esplorato: i libri di testo e la loro funzione di veicolo di contenuti stereotipati e sessisti. La scuola sembra rappresentare uno dei pochi contesti in cui le donne hanno raggiunto un pieno diritto di cittadinanza e riescono ad ottenere visibilità e successi. Si tratta però di una valutazione assai superficiale che può essere confutata con alcune considerazioni.

  • Da quando la professione docente si è connotata al femminile ha subito una dequalificazione a livello sociale. In sostanza se insegnare è diventato un lavoro adatto alle donne significa che è un lavoro di scarso valore.
  • L'ingresso delle donne a scuola non determina automaticamente un'attenzione per le questioni femminili, né tantomeno una volontà di rinnovamento dell'istituzione scolastica. Non è infatti lecito pensare che le maestre e le professoresse, solo perché donne, abbiano consapevolezza della questione femminile e di quanto il proprio operato acritico possa danneggiare le future generazioni di bambine e anche dei bambini.
  • La cultura che viene ancora oggi trasmessa a scuola è una cultura parziale, pervasa e viziata da un'impronta maschile che tende ad esaltare l'uomo e a relegare ai margini le donne. Le studentesse si applicano con tanta assiduità e dedizione, su un patrimonio di conoscenze estranee al proprio genere, dal quale sono escluse sia come oggetto del sapere che come produttrici di sapere.

Per superare questo impasse è necessario agire su più fronti: da un lato occorre rivisitare i programmi scolastici, i libri di testo, le materie di insegnamento in un'ottica di genere, dall'altro è essenziale stimolare un ruolo attivo e consapevole degli insegnanti, sia rispetto ad un'elaborazione critica della cultura trasmessa che per quanto riguarda le modalità di interazione in classe con gli alunni dei due sessi.

Parte prima – Lo stato dell'arte

Capitolo 1 – Il sessismo nella lingua e nei libri di testo: una rassegna della letteratura pubblicata in Italia

Il sessismo linguistico: le ricerche di Alma Sabatini

Il termine sessismo viene coniato a cavallo tra gli anni 60 e 70 nell'ambito del neofemminismo statunitense, intendendo la discriminazione secondo il sesso. Il termine indica una qualunque arbitraria stereotipizzazione di maschi e femmine in ragione esclusiva alla propria appartenenza sessuale. Per ciò che riguarda il linguaggio la discriminazione sessista è duplice in quanto si manifesta sia nell'uso della lingua che nel sistema interno della lingua. Il problema della donna nella lingua può infatti essere analizzato nel duplice aspetto di come si parla delle donne e di cosa il sistema linguistico mette a disposizione per riferirsi alle donne. In Italia questo filone di studi viene inaugurato dalla linguista Alma Sabatini a metà degli anni 80 tramite le due opere: raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, novembre 1986, il sessismo nella lingua italiana, Aprile 1987. Le pubblicazioni di Sabatini sono frutto di ricerche sul linguaggio dei mass media e dell'editoria scolastica svolte nell'ambito della commissione nazionale per la realizzazione della parità tra uomo e donna e sono accumunate da 2 obiettivi: sollevare il problema del sessismo dell'italiano, individuandone le forme discriminatorie e proporre forme alternative.

Viene richiamata la nota ipotesi sapir-whorf secondo cui la lingua non solo manifesta, ma anche condiziona il nostro modo di pensare: i nostri discorsi non sono ciò che un soggetto singolo in piena libertà decide di dire ma sono in parte indirizzati dalla lingua che usiamo. Si crea quindi un rapporto tra realtà, lingua e pensiero. La lingua non può essere neutra, non è un mezzo direttivo di trasmissione di contenuti, ma al contrario racchiude una particolare rappresentazione del mondo che influenza il pensiero stesso dei parlanti. È possibile affermare che la lingua che parliamo e le pratiche sessiste che essa incorpora sono indicatori, se non addirittura responsabili degli stereotipi di genere presenti nella società.

Sabatini individua una disparità linguistica tra uomo e donna sia a livello strutturale, cioè di norme linguistiche codificate nelle grammatiche, sia al livello semantico, cioè di significato ed uso nelle unità lessicali e delle immagini. Si riconoscono così due manifestazioni di sessismo, un sessismo intrinseco alla lingua e un sessismo nell'uso della lingua che l'autrice definisce rispettivamente dissimmetrie grammaticali e dissimmetrie semantiche.

Le raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana

Nelle raccomandazioni l'autrice propone una serie di soluzioni concrete per evitare le forme di sessismo linguistico individuate nella sua ricerca. In particolare è da notare che le raccomandazioni si riferiscono quasi unicamente alle dissimmetrie grammaticali e riportano importanti proposte avanzate a proposito dei 3 nodi principali del problema: il maschile neutro (non marcato), l’uso dissimmetrico di nomi cognomi e titoli, gli agentivi. Secondo Sabatini è possibile e lecito modificare la lingua a tavolino, il fine minimo è appunto quello di dare visibilità linguistica alle donne e dare valore linguistico a Termini riferiti al sesso femminile. Giulio Lepschy si dimostra d'accordo con Sabatini anche se secondo lui le raccomandazioni affrontano il problema dal lato sbagliato: il fatto che le donne abbiano pari opportunità di diventare ministri è infinitamente più importante del fatto che siano chiamate ministre o ministri. Secondo Cecilia Robustelli la lingua e la sua norma d'uso non sono rapidamente modificabili, neppure d'autorità. Cambiare la lingua inoltre non comporta automaticamente un cambiamento di ideologia. Occorre pertanto separare il sistema astratto descritto dalla grammatica dai vari tipi di testo che produciamo nelle diverse situazioni comunicative reali, in base ai tipi diversi di rapporto comunicativo che sussistono tra l'emittente e ricevente. Non si tratta dunque di imporre cambiamenti linguistici ma di dare la giusta visibilità e rispondenza linguistica al nuovo status sociale delle donne.

Stereotipi di genere nella letteratura per l'infanzia e nei libri di testo

Il sessismo implica attribuzione di caratteristiche stereotipate a maschi e femmine in base al loro sesso di appartenenza. Gli stereotipi non sono altro che generalizzazioni in cui caratteristiche identiche vengono attribuite a tutti i membri di un gruppo, senza tener conto delle variazioni fra i membri. Gli stereotipi di genere costituiscono delle vere e proprie gabbie, culturalmente costruite, entro le quali lo sviluppo dei singoli viene forzato a plasmarsi in base alle aspettative sociali stringenti, che mirano a ricondurre la varietà delle differenze individuali in due macro-categorie polarizzate: quella maschile e quella femminile. Queste categorie non sono poste su un piano di parità ma si strutturano invece in una relazione gerarchica che vede il polo maschile dominare quello femminile. La divaricazione sessista nei destini maschili e femminili si struttura fin dalla primissima infanzia: il lento ma implacabile addestramento ai ruoli sessuali registra i suoi prodotti già all'ingresso alla scuola di infanzia, verso i 3-4 anni, età in cui i bambini e le bambine si sono già identificati nel loro ruolo sessuale e conoscono perfettamente il comportamento adatto al proprio sesso. La costruzione dell'identità di genere non può inoltre prescindere dall'assunzione di modelli di riferimento adulti nei confronti dei quali i soggetti in formazione attivano processi di imitazione e poi di identificazione. Oltre ai genitori e agli uomini e donne che i bambini incontrano nella loro vita la letteratura per l'infanzia, le storie e i libri hanno su bambini e bambine una grande influenza nello sviluppo della loro identità perché forniscono modelli semplificati in cui è facile identificarsi. In particolare per quanto riguarda l'identità di genere le storie propongono modelli stereotipati di mascolinità e femminilità e chiedono implicitamente ai lettori di assecondare tali modelli immedesimandosi con il personaggio appartenente al proprio sesso. In particolare i libri della scuola elementare costituiscono il primo approccio dei bambini ad una visione strutturata del mondo proposta da un’istituzione esterna alla famiglia. Le immagini e i contenuti dei libri di testo possono fissarsi nelle menti infantili con la forza di modelli inconfutabili. Ciò che ci si aspetta da un testo scolastico è che fornisca un'immagine realistica della società e suggerisca ai bambini una grande varietà di modelli, di situazioni da cui attingere per costruire un'immagine di sé e del mondo esterno. Vedremo invece che studi condotti rivelano un dato unanime: nei testi scolastici c'è una tendenza all'immobilismo, si propongono contenuti culturali spesso più arretrati delle conquiste legislative, della mentalità corrente o del senso comune. Nel panorama italiano emergono soltanto due opere di rilievo: sessismo nei libri per bambini a cura della Belotti, immagini maschili e femminili nei testi per le elementari di Rossana Pace (vedi paragrafo 5). Il testo di Belotti del 1978 presenta una rassegna di tre ricerche realizzate in un contesto internazionale e si conclude con delle proposte per un trattamento non discriminante dei due sessi. Sorprende l'omogeneità dei risultati.

Il primo risultato unanime emerso è l'invisibilità o marginalità femminile: sia nei testi che nelle illustrazioni si ha una netta prevalenza numerica dei maschi sulle femmine. I dati riguardanti le differenti attività riservate a bambine e bambini possono essere sintetizzati in un semplice concetto: I bambini sono attivi e le bambine sono passive. Una terza area di indagine riguarda le modalità di rappresentazione del mondo adulto: questa è fortemente stereotipata per entrambi i sessi, gli uomini predominano nelle attività fuori casa, le donne sono viste per la maggior parte in casa. Si ha inoltre un’attribuzione di caratteristiche stereotipate in base al sesso: i maschi hanno un valore maggiore delle femmine, questi sono attivi e realizzatori mentre le femmine sono passive ed emotive. Le autrici delle ricerche sono concordi nel ritenere che i libri esaminati presentano un mondo irrealistico, molto più arretrato di quello reale e spesso estraneo alla grande maggioranza dei bambini. La strategia più semplice da adottare è quella di indebolire gli stereotipi offrendo una rappresentazione più variegata di entrambi i sessi.

Proposte della casa editrice McGraw-Hill

Nel 1974 la casa editrice statunitense pubblica le proposte per un trattamento non discriminante dei due sessi ad uso del personale di redazione e dei suoi scrittori per cercare di rendere operativo il principio di un trattamento paritario. In particolare le proposte più significative avanzate sono state: sottolineare le caratteristiche umane comuni, proporre disegni paritari di famiglia e di lavoro, infrangere gli stereotipi professionali sia per gli uomini che per le donne, proporre la condivisione delle attività domestiche, dare incentivi diversi e in egual modo a bambini e bambine, presentare la stessa percentuale di maschi e di femmine nei testi, operare una parità nelle descrizioni di entrambi, fare un uso paritario e non sessista della lingua. Gli autori di queste proposte sono ancora legati ad un'idea di parità intesa come omologazione dei due sessi, in particolare del sesso femminile a quello maschile. Si tratta di un retaggio della prima stagione femminista, quella dell'emancipazione, che rivendica l'uguaglianza di diritti tra donne e uomini e auspicava il superamento delle loro differenze. Nell'ambito della seconda stagione femminista si assiste invece ad una evoluzione del concetto di parità che si fonda sul riconoscimento e la valorizzazione delle specificità di entrambi i sessi. Le differenze non devono essere eliminate o nascoste, al contrario queste sono il presupposto per ottenere un’effettiva uguaglianza.

Le ricerche sui testi scolastici italiani

In Italia il numero di pubblicazioni sul tema del sessismo nei testi scolastici è stato raro e tardivo in confronto agli altri paesi europei. Oltre al testo di Rossana Pace c'è un solo articolo che tratta di ricerca svolta sui testi scolastici italiani, il titolo è stereotipi sessuali nei libri di testo e l'autrice è Tilde Giani Gallino. L'articolo è uscito nella rivista scuola e città nel 1973 e sintetizza i risultati di un'indagine su 10 testi di lettura delle scuole elementari. L'articolo si conclude con la considerazione che gli stereotipi sessuali sono gravemente lesivi della personalità maschile al pari della personalità femminile.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaVivi99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia di genere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biemmi Irene.
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