I bambini nella storia
La nascita della concezione dell'infanzia
Egle Becchi
Quando nasce la concezione dell'infanzia? La società inizia a dare valore all'infanzia intorno agli ultimi decenni del 1800. Per quanto riguarda l'istruzione, con la Legge Coppino del 1877 si riteneva per 3 anni l'istruzione obbligatoria, cosa che era già consolidata in altri paesi (Prussia, Francia...). Risultato: i primi del '900 metà della popolazione era ancora analfabeta. L'analfabetismo per sesso era assolutamente naturale. Le prime scuole ad essere aperte erano quelle prettamente maschili. Da sempre l'istruzione apriva alla possibilità di comprendere ed eventualmente opporsi al potere, più si è consapevoli dei propri diritti più si è combattivi su cosa ci spetta.
Lloyd De Mause in "Storia dell'infanzia" (1983) si occupa di psico-storia: "La storia dell'infanzia è un incubo dal quale appena ora ci siamo iniziati a svegliare": è meglio un bambino più libero che testa sulla propria pelle tutte le esperienze della vita oppure un bambino più inquadrato, "tiranneggiato", controllato? Molte situazioni infantili, tutt'oggi, sono tutt'altro che confortanti e felici. L'atteggiamento dell'adulto nei confronti del bambino non è immediatamente di cura e tutela o perlomeno non da parte di tutti.
Nel percorso dell'umanità gli episodi di sterminio furono largamente diffusi. Secondo De Mause l'atteggiamento di affetto nei confronti dei figli è sempre esistito, ma i contesti erano terribili e tragici. L'attenzione per l'infanzia era qualcosa di raro e opzionale. I bambini, quando non si era in grado di mantenerli, venivano allontanati.
Il primo passaggio che De Mause utilizza è infanticidio, non era né è strano, va ovviamente contro la nostra idea di "cura genitoriale" ma è una realtà. In secondo luogo, l'autore parla di abbandono. Ogni tentativo di periodizzare la storia dell'educazione infantile deve tener conto preliminarmente del fatto che l'evoluzione psicologica ed etica procede con ritmo diverso nelle diverse linee familiari e che molti genitori risultano "bloccati" al livello di modelli storici precedenti.
Evoluzione dei modelli di allevamento
- Infanticidio (dall'Antichità al IV Secolo d.C.): spesso nell'antichità i bambini venivano soffocati nel sonno, con la scusa dell'incidente. Ovviamente la Chiesa sapeva tutto per via delle confessioni e consigliava ai genitori, durante le omelie, diversi precetti fra cui "il bambino non deve dormire in mezzo ai due genitori".
- Abbandono (dal IV al XIII secolo d.C.): il bambino non viene ucciso ma ci se ne libera mantenendo le "mani pulite".
- Ambivalenza (dal XIV al XVII secolo): è una modalità di allevamento volta a "modellare" un bambino. In questa epoca si continuava ad allevare il bambino interamente fasciato, questo avveniva fino agli inizi del '900. Questo uso facilitava il lavoro delle madri che per la maggior parte lavoravano nei campi. Tenere il bambino così legato poteva essere utile per continuare a svolgere le mansioni senza doversi occupare di lui. I primi giochi con i genitali dei bambini (che erano privi di giochi) venivano visti con pessimo occhio dagli adulti: in questo caso il timore era che il bambino avesse una mente di adulto conscia di quello che stava facendo, ignorando del tutto la dimensione esplorativa tipica dell'infanzia. Era una sorta di proiezione del peccato sul bambino, come contenitore di proiezioni pericolose.
- Intrusione (XVIII secolo): il bambino era allevato in forme più moderne pur essendo "privatizzato" dalla famiglia. Soprattutto nelle città e nelle zone più pericolose, il bambino veniva chiuso in casa e controllato soprattutto dalla nascente borghesia; nelle campagne si tendeva a lasciare molto liberi i bambini, con un occhio di riguardo per le bambine.
- Socializzazione (inizio XIX, metà XX): è un momento in cui il figlio viene allevato per il futuro della famiglia: non è solo più la persona agiata ad essere più paterna ma i padri di tutte le classi sociali. Quello che per secoli è stato un rapporto puramente formale viene a sgretolarsi nei secoli: ad oggi sono numerosi gli studi che analizzano il cambiamento nei rapporti fra padri e bambini.
- Aiuto (seconda metà del XX): un modello secondo il quale i genitori sono quasi a servizio del figlio, investire una serie di proiezioni sul figlio senza chiedere nulla in cambio.
Lo svezzamento in passato era una modalità praticata per molti mesi: ciò garantiva un risparmio e uno sviluppo notevole di anticorpi.
Capitolo 1 - Segni, voci, tracce
La storia dell’infanzia è fin da sempre accompagnata da molti segni, ossia prodotti spontanei del mondo infantile del bambino che testimoniano il suo stare al mondo. Oltre ai segni, ci sono ricostruzioni dei giocattoli utilizzati e delle voci (filastrocche, ritornelli, ecc.), lettere e diari, cronache di scuola, testi e canti facenti parte di un archivio più ampio, più collettivo. In questi casi il bambino ha la possibilità di confrontarsi maggiormente con l’adulto, ne segue le indicazioni, l’adulto lo aiuta nella produzione grafica, letteraria per esercitarsi nella scrittura della sua lingua; questi documenti però molto spesso non vengono conservati, anche per questo la storia dell’infanzia si fonda su testimonianze non solo del soggetto.
Esercitarsi nell’alfabeto
Secondo un metodo che persiste dalla scuola greca fino alla scuola romana, il bambino apprende l’alfabeto perché si esercita con le singole lettere. Alcune testimonianze pompeiane riportano alfabeti riprodotti sui muri delle case ad altezza del bambino, che dimostrano la voglia del bambino, o comunque una consegna di una persona adulta, di tracciare i suoi segni anche in posizioni differenti da quella scolastica.
Prego vostra Signoria
Viene riportata una breve e concisa lettera di Carlo Sforza, figlio di Galeazzo Maria, per il padre, nella quale lo si informa di come va a scuola e riguardo la caccia al falcone. La lettera è molto probabile non sia di mano del ragazzo (dettata a uno scrivano), ma in essa, come in altre, si nota il rispetto nei confronti del padre.
Il disegno della bambina
Viene ritratta da Giovan Francesco Caroto, pittore veronese, una bambina soddisfatta e divertita dal suo disegno di un omino. Il pupazzetto che viene mostrato sul disegno documenta l’evoluzione differenziale del disegno a seconda delle età dei bambini e permette di ipotizzare un itinerario di maturazione grafica della figura umana in età infantile, omogeneo anche nelle diversità dei tempi e climi culturali.
Un piccolo re scrive alla sorella e alla governante
Luigi XIII di Francia, re a nove anni, scrive alcune lettere che invia ai familiari e personaggi della sua corte. In ogni suo atto deve rendere evidente la dignità regale, rappresentata nelle lettere da ghirigori e descrivendo le sue giornate di caccia; la mano di un adulto indica luogo e data della lettera.
L’impiego del tempo
Viene riportato un esercizio di scrittura di Delfino Louis, figlio di Luigi XVI re di Francia, morto a soli dieci anni. Fece probabilmente le prime esperienze di scrittura con la madre, in prigionia. Il grafismo stentato del bambino si esercita nella riproduzione di un modello.
Versi che accompagnano giochi
Esempio di durata di motivi di cantilene e filastrocche dei bambini durante i giochi.
I disegni della piccola principessa
Disegno che Marie Bonaparte compose tra i 7-10 anni. Il Cahier, dal quale è tratto, contiene molti documenti, disegni e didascali che completano la conoscenza della vita libidica di una bimba nell’età della latenza.
Domande, risposte e fantasie
Tratto dai più famosi casi clinici di Sigmund Freud, viene riportato il dialogo tra il Piccolo Hans, quattro anni e nove mesi che iniziò ad aver paura degli animali, e il papà, che lo cura sotto la guida di Freud. Il bambino verbalizza alcuni dei suoi disagi, arricchisce avvenimenti reali con fantasie che rivelano i suoi sentimenti nei confronti di genitori e sorellina.
I segreti delle bambine
Hermine Von Hug Hellmuth, forse autrice del Diario di una giovinetta, tanto stimato da Freud, raccoglie lettere infantili che pubblica in un suo articolo sulla rivista Imago. Nelle letterine di maschi e femmine, l’autrice commenta e sottolinea le curiosità sessuali, le spiegazioni dei fatti connessi alla riproduzione, le espressioni dei sentimenti, le sue idee morali, cercando di definire il periodo della latenza (ritratto dell’opsichismo infantile).
“Sono stata cattiva…”
Françoise Dolto scrive un’autobiografia sulla propria infanzia seguendo il filo della memoria ma soprattutto i testi e le immagini che la madre ha conservato. Ricorrono motivi tipici di un modello educativo della borghesia francese prima della Grande Guerra: l’esser stata cattiva, l’obbligo di dire se si è state obbedienti, trasgressive, e promettere di non farlo più.
Prime parole
Psicologi dell’età evolutiva e studiosi del linguaggio della prima infanzia (va dalla prima parola dotata di senso fino alla sua competenza nelle modalità fondamentali della sintassi), Clara e William Stern hanno teorizzato fasi e caratteristiche di tale sviluppo sulla base delle osservazioni condotte sui loro stessi figli.
I bambini del lager
Tra il 1941 e il 1944 passarono circa 15.000 bambini, poi avviati ad Auschwitz, di cui solo un centinaio scampò alla morte. I bambini al di sotto di 14 anni erano ospitati nelle case dell’infanzia, dove abusivamente ricevevano un’educazione soprattutto a forme di espressione poetica e grafica. Molti disegni e poesie sono conservate al Museo ebraico di Praga e dimostrano come la loro esistenza era caratterizzata da questo senso di morte.
Le brutte parole
Maria Venuti Borruso, negli anni ’60, si propone di perlustrare i discorsi infantili e di studiarne la struttura narratologica e le origini dei loro racconti (produzione spontanea). Ambiente siciliano (province di Agrigento e Palermo), i soggetti sono bambini della scuola elementare. I testi sono caratterizzati da una matrice fiabesca abbastanza uniforme con temi sociali, morali e religiosi che variano a seconda della classe di provenienza; è dominante il ricordo all’osceno, il richiamo alla sessualità per i ragazzi più grandi.
Il mondo del bambino
Una classe di scuola elementare (Maestro Mario Lodi) diventa gruppo e si esprime attraverso uno scambio di parole, disegni pensieri, in un clima pedagogico, su diversi argomenti come la natura e i suoi fenomeni, i problemi di giustizia e di storia sociale, che i bambini descrivono secondo le proprie esperienze. Cominciare dal bambino e dall’esperienza che egli fa nel quotidiano per arrivare ad argomenti più astratti e generici.
Il lupo mannaro e il micio
Nell’ottobre 1993 Enrico, 2 anni, frequenta un asilo nido comunale a Pistoia. In questa tavola i disegni, che a noi sembrano insignificanti, sono una rappresentazione drammatica. I segni rappresentano paure e tenerezze di Enrico.
Parole finte d’infanzia
Tilmann Moser cerca di riprodurre una scrittura della propria infanzia, partendo da una situazione di disagio di un sé adulto che cerca sollievo alla propria angoscia con l’ascolto dell’esperienza psicoanalitica. Nel brano ricostruisce e rende attuali una serie di vissuti del periodo in cui è stato affidato ad una zia e aveva chiuso i rapporti con i suoi parenti.
Capitolo 2 - Chi è il bambino
Prospettiva ideologica. A partire dall’età classica, una serie di termini indicano il bambino nelle culture del Vecchio Continente, evidenziandone carenze e lacune: pais e puer, per indicare il piccolo, infante, per indicare chi non parla, bambino, che nel volgare del XIII secolo indicava sia il bambino, ma anche lo sciocco. Viene messo l’accento sul bambino che ha bisogno della figura dell’adulto per vivere e per essere educato, sul bambino che è senza speranze, sul bambino perfetto.
Prospettiva utopica
- I bambini dei filosofi (esempi in Rousseau, Aristotele e Sant’Agostino)
- I bambini di poeti e pittori: che troviamo in luoghi diversi da quelli effettivi, e rappresentati talvolta come perfetti, come putti, per sbloccare quelle limitazioni di senso che costringono l’infanzia ad un destino che non si è progettata da sola.
- I bambini dei letterati: Le avventure di Pinocchio, è un libro per bambini, un testo pedagogico che esalta la furberia, i cattivi comportamenti, che narra delle metamorfosi proprie dell’infanzia.
Un puer senex
Nella letteratura greca, latina e medievale ricorre la figura del bambino fuori dal tempo: un bambino tanto piccolo quanto astuto, saggio e molto maturo. Un caso è il poema omerico del Piccolo dio Ermes, qua affiancate alle caratteristiche della primissima infanzia che un tempo si ritenevano peculiari al fanciullo: scappa, ruba, inganna, corre, imbroglione, brigante, furbacchiotto, troviamo comportamenti da vecchio – il dio è capace di realizzare, soprattutto con la sua parlata, ciò che al lattante è impossibile. Pare un augurio alla natura infantile per il suo futuro divenire.
Il bambino come uomo perfetto
Per Aristotele l’infanzia è uno stadio non compiuto, il non-adulto è un essere imperfetto che raggiungerà la compiutezza fisica, conoscitiva e sociale solo con l’età matura. Il bambino aristotelico è inquadrato in una teoria dell’uomo e della natura (momento dinamico dove l’essere imperfetto si avvia a realizzarsi) dove l’azione del più perfezionato (adulto e Stato) su quello più imperfetto si manifesta con: l’uomo comanda al bambino perché questo possieda la parte più deliberata dell’anima, ma non sviluppata (in questo periodo l’anima è poco diversa da quella di una bestia).
Tra opposti, nel tempo
L’infanzia per Sant’Agostino come tempo dialettico. Ne ‘Le Confessioni’ emerge quello che sarà il pensiero medievale sull’infanzia: la prima età scorre da significazioni negative (luogo del peccato, della non parola, la debolezza delle membra infantili è innocente, non l’animo degli infanti) ad accezioni positive (Cristo è stato bambino, i bambini sono l’emblema della purezza).
Il bambino sacro
Il Figlio di Dio, con un’espressione consapevole della propria divinità, ritorna bambino in grembo a una Madre solenne. Il bambino esprime un messaggio di eccezionalità, di distanza dalle cose umane, dalle debolezze dei bimbi mortali, proprio perché dell’infanzia ha solo le ridotte caratteristiche corporee: è un bambino fuori dal tempo che non rappresenta bambini terreni, proprio di una società e cultura che ancora non concepisce le prime età della vita.
Conoscere l’indole del bambino
Il bambino del ‘400 italiano assume una definizione e positività, influenzate dalla cultura classica, che mostrano come la famiglia e la società stessero investendo in termini etici ed economici nei figli e nei non-adulti. Ci sono testi che si dedicano interamente alla descrizione della pedagogia infantile e ai consigli in fatto di educazione del bambino (rivolti al padre e al maestro) senza pensare al bambino come un adulto in miniatura. È un essere educabile, trasformabile da parte di un buon soggetto maturo incline ai doveri che la società e la cultura del tempo gli propongono. Oltre al bambino en general dei testi, c’è una piccola folla di profili di bambini reali, della cui vita si narrano episodi o si propongono curricoli di studi.
Putti o bambini?
La Camera degli Sposi, nel castello di Mantova, offre la figura infante in plurimi aspetti, ma soprattutto putti (bambini paffuti con ali multicolori). La laicizzazione dell’essere infante semidivino, trova in questo quadro il suo massimo culmine: il putto dichiara la sua natura mondana, come gli altri sta in uno spazio e in un tempo e non si limita a starci ma fa delle cose e per questo si mostra molto meno statico e indifferente rispetto ai putti più antichi. In questo affresco è rappresentata la realtà emblematica di un nuovo essere e sentore dell’infanzia che si afferma all’inizio dell’età moderna.
Il male nel bambino
La professione di fede del giansenismo francese si esprime nell’impegno pedagogico attenta pietà educativa che non si basa esclusivamente sull’infanzia come soggetto indifeso e a rischio, ma anche sulla nozione di cura salvifica del non-adulto. Si tratta di un’integrazione alla tesi di Ariès circa il nascere di un sentimento nuovo dell’infanzia, che alle idee di stampo agostiniane che circolavano negli ambienti religiosi della Francia del 1600.
Ninos Jesús
Bambini Gesù divini e insieme umani, la cui età varia dalla nascita alla presentazione al tempio, epoca in cui l’infanzia è considerata finita, di proporzioni naturali o anche a scala ridotta, seminudo vestiti, che dormono, pregano, benedicano. I Ninos Jesús declinano l’idea di infanzia in un’epoca in cui nella famiglia si iniziava a riconoscerne uno statuto autonomo.
Il lattante
Il primo anno di vita è po
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