Insegnare - La scuola può fare molto, ma non può far tutto
Anna Marina Mariani 2020
Capitolo primo
Educazione: formazione, autoformazione, consapevolezza
Quadri e cornici
Nella cornice della scuola vediamo alcuni ideali:
- Il principio dell'istruzione nessuno escluso a partire da Comenio in Arte Di Insegnare Tutto A Tutti sottotitolo della Didactica magna 1633
- La costituzione degli italiani una volta compiuta Unità d'Italia
- La metafora del nano sulle spalle del gigante
- Le aspettative di avanzamento sociale
Il quadro invece è la presenza del sistema scolastico reale.
Educare
Nell'imperativo "divieni ciò che sei" viene esplicitato l'invito a divenire uomini in senso pieno e profondo attraverso un percorso di riappropriazione di sé.
Nell'esortazione di Pindaro "divieni ciò che sei" troviamo la radice etimologica dell'educare: ex-ducere, trarre fuori dal soggetto. Ciò sottintende che già quest’ultimo sia qualcosa (ciò che sei).
Altre passate metafore educative hanno visto l'individuo dell’educare come:
- Un legno storto da raddrizzare
- Una tabula rasa da incidere
- Un contenitore vuoto da riempire
Si arriva a un prender forma attraverso una sintonizzazione tra l'individuo e l'ambiente. La necessità della formazione è un intervento che prevede che il soggetto arrivi a conquistare una propria personale configurazione (divieni).
Divieni ciò che sei
Educazione = ex-ducere
Formazione = dare forma
Conferma della persona Assumere una forma
Accettazione incondizionata Sintonizzazione tra stanze personali e sociali
Sii ciò che divieni
Educare vs formare
Il confronto tra educazione e formazione non è solo terminologico. Il termine educazione oggi viene rifiutato perché è considerato vetusto. Lo stereotipo vede l’educare come questione che riguarda solo i minori.
Il termine formazione si presenta come neutrale e pare garantire scientificità e concretezza positiva di contro alla vaghezza di un pedagogismo troppo umanistico. Anche il termine formazione non è così pacifico come sembra. Pone l'attenzione su l'apprendimento di abilità scientifici o su precisi obiettivi di cambiamento dei soggetti nei contesti organizzativi.
Hanno la stessa accezione anche i termini training e formation. Il sostantivo training si allontana dal concetto di Bildung, termine tedesco che potremmo tradurre con formazione. Esso è più vicino al concetto dell'educazione permanente come progressiva acquisizione attraverso l'accesso alla cultura che è propria per ciascuno.
Training avvicina la formazione all'educazione. La formazione educativa deve recuperare l’idealità connessa con la migliore tradizione pedagogica, mentre l'educazione formativa deve assumere processualità meno determinate e retoriche.
Forma interna/esterna
Il concetto di forma richiama qualcosa di esterno. Come il tema aristotelico di forma come entelechia. Esso indica il perfezionamento interno.
L'ottica muta se si intende per forma:
- Una sorta di involucro esteriore
- Se dare forma viene inteso nel senso creativo di liberare una struttura interiore favorendo la nascita di soggetti unici
Questo dibattito coinvolge non solo la filosofia e l'educazione, ma anche la biologia (caso necessità), la sociologia (condizionamenti), la psicoanalisi (impulsi conflitti). Vi è una distinzione tra educare e addestrare, tra forma interna da far emergere e una forma esterna che cloni individui identici.
Levatrici e scultori
Questi termini fanno riferimento alle professioni dei genitori di Socrate. La madre levatrice diventa simbolo di un’educazione maieutica e rispettosa del soggetto che ex-trarre la sua positiva realizzazione, compiutezza aiutandone la crescita. Il padre scultore è l'immagine di una pedagogia sottrattiva ovvero di eliminare dal blocco di marmo ancora informe facendo emergere una figura nascosta. Dove altri trovano solo materia inerte, l'artista-educatore vede in ciascun soggetto una forma da trasformare in un'opera d'arte.
A tutti i costi
Emerge il contrasto tra mito dell’efficacia, ovvero il raggiungimento dell' obiettivo, e la necessità di efficienza, ovvero il raggiungimento di un obiettivo tenendo conto dei costi pagati dal soggetto. Oggi vinto dal primo dei due. Nella formazione prevalgono le esigenze del contesto. Nell’educazione dovrebbero prevalere invece le esigenze uniche ed individuali. Nessun obiettivo educativo formativo deve mai essere perseguito a tutti i costi.
Condizionamento?
È facile criticare le teorie della formazione e addestramento inteso come shaping o dressage perché più esposti al pericolo di alienanti adattamenti al sistema. Come se fosse possibile sfuggire ai condizionamenti perché si è convinti di compiere scelte libere.
Riordinare l'obiettivo rispetto al soggetto in modo immodificabile o preordinare il soggetto a un obiettivo adattabile purché funzionale. L'educazione continua a riproporre l'attenzione del soggetto in formazione. Si parla anche di autoformazione ovvero di essere responsabile della direzione del proprio cambiamento sia nei contesti formali sia in quelli informali dell'esperienza.
Astensione educativa: no, grazie
L'intervento dell'educatore non è un'imposizione ma una proposta. Secondo la teoria della zona di sviluppo prossimale di Vygotskij, questa zona è un aiuto affinché il soggetto prenda possesso di strumenti che gli consentono il pescaggio.
- Abilità già in possesso del bambino: zona di sviluppo attuale
- Abilità che il bambino esegue se aiutato: zona di sviluppo prossimale
- Abilità oltre le possibilità attuali del bambino: zona di sviluppo potenziale
Se il contesto fornisce gli strumenti e le risorse, la zona di sviluppo si amplia. Gli educatori devono impegnarsi al massimo. Il danno peggiore che possono commettere è quello di astenersi dall’educare i minori perché convinti di renderlo così maggiormente libero.
Come nella fisica, anche nell’educazione non esiste il vuoto e lo spazio lasciato dall’assenza di proposte educative viene immediatamente colmato da agenzie anche diseducative.
Lo scivolo e l’attrito
All'educazione occorre costruire degli scivoli. La pedagogia è tenuta a ricordare il rispetto della persona. Rousseau diceva: "L'uomo nasce vive e muore nella schiavitù. Alla nascita lo si stringe nelle fasce, alla morte lo si inchioda nella bara. Finché conserva la figura umana è prigioniero delle nostre istituzioni".
Ci sono momenti e situazioni nei quali alla pedagogia occorre chiedere di fare attrito. La costruzione degli equilibri sempre nuovi è sempre impegnativa, ma è importante. Sembra più difficile paradossalmente formare le giovani generazioni proprio nelle epoche, come la nostra, meno segnate da eventi drammatici.
L'avvento del post-moderno porta maggiore libertà, democrazia e opportunità di conoscenza. La natura dell’educazione è spesso un regno di contrasti. Trae origine da esigenze di trasmissione culturale e di controllo delle nuove generazioni. In parte ha sempre consentito la trasformazione dei valori e dei relativismi sociali. Alla pedagogia e all'educazione compete allora di andare anche controcorrente.
Scomoda pedagogia, se è pedagogia. Esigente educazione, allora, se è educazione.
La speranza pedagogica per motivare
Per educare è indispensabile che l'educatore mantenga viva la speranza pedagogica. Imporre una meta e sforzare lo studente a raggiungerla non è educazione. È noto che si può condurre un cavallo al fiume, ma non costringerlo a bere.
La scienza della formazione umana non è intesa come controllo totale delle variabili, come ripetitività e prevedibilità degli eventi.
Definire l'educazione per negazione
Tra educare e formare ci sono dei punti di contatto, ma anche distinzioni. Faremo una definizione per negazione. L'educazione non è, ma…
Vogliamo esplicitare quanto siano differenti alcuni concetti rispetto all’educare (non è), e contemporaneamente sottolineare gli elementi comuni (ma…).
Educare non è creare, ma...
L'attività della levatrice è simbolo di un’educazione maieutica e rispettosa del soggetto. La metafora della levatrice sottolinea che nascere non è un atto di creazione e che dà origine a qualcosa partendo dal nulla. In natura nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma. Lavoiser 1744.
Anche in un processo educativo non abbiamo alcuna creazione di elementi. Educare non è certo creare, ma esiste una certa creatività. Educare non parte dal nulla ma sulla base di tassi già predisposti.
Educare non è addestrare, ma...
Addestrare trae origine dal rendere pronto e idoneo tramite esercizio. Si fa riferimento a una serie di attività shaping, dressage, training. Educare non è certamente avere controllo totale delle variabili, ma il compito dell'educazione formale è selezionare e regolamentare le sollecitazioni casuali con operazioni di filtraggio e fissaggio delle stimolazioni il concetto di abitudine educazione come formazione le buone abitudini.
Educare non è modellare, ma
La metafora dello scultore che modella morbida Creta o marmo riduce il soggetto a materiale inerte. Ma l'immagine può essere conservata per evocare la pedagogia sottrattiva a partire dalla figura del padre di Socrate.
Educare non è comunicare, ma
Per educare occorre una trasmissione di messaggi ma non è vero inverso, cioè non è sufficiente comunicare qualcosa perché si realizzi la formazione. Ci si chiedeva che fosse sufficiente parlare ex-cathedra per insegnare. Perché la comunicazione sia educativa, occorre che rientri nei parametri dell' educare. Educare non è comunicare, ma è innegabile che educare e far comunicare conto la comunicazione è mezzo e strumento per l'educazione, ma il soggetto educato educazione e condivisione perché tutti hanno il diritto e dovere di ricevere e di restituire.
Educare non è curare, ma
Il tema della cura rinvia al paradigma sanitario. Il pensiero sociale si rivolge spesso la cura dei soggetti emarginati come nell'ambito religioso se ci si dedica alla cura delle anime. Heidegger e poi con la fenomenologia, il post-strutturalismo e il decostruttivismo propone riflessioni pedagogiche. È rilevante il concetto di cura sui di Foucault e l’empatia di Stein. La teoria della cura è una concezione dell’essere umano legato alla mancanza e il bisogno. Gli atti della cura descrivono alcune attività che accompagnano l’educare ma non la esauriscono. Educare non è curare, ma si può intendere come mi occupo di te e mi preoccupo per te perché mi importa e tengo alla tua persona.
Educare non è insegnare, ma
Per istruzione si intende la posizione dei fondamenti della cultura. In concezioni totalizzanti indica omologazione a modello determinato. Ovvero di una personalità perfettamente adattata alle richieste del contesto attraverso contenuti standardizzati e appresi meccanicamente. L'insegnamento nozionistico e astratto produce danni.
Educare non è insegnare, ma non bisogna idolatrare il suo contrario ovvero che l'apprendimento si faccia attraverso l'esperienza. Perché non tutto e non sempre può essere personalmente sperimentato. Non è sufficiente avere tante esperienze per essere in grado di imparare da queste.
Educazione formale e informale
L'educazione formale si riferisce alla scolarizzazione obbligatoria. Il suo ruolo è insopprimibile nel senso di acculturazione delle giovani generazioni attraverso la predisposizione di atti educativi intenzionali.
Le caratteristiche sono:
- Distaccata, semplificata e simulata rispetto alla realtà esterna
- Fornisce strutture mentali e strumenti di accesso alla cultura
- Consente il distanziamento dall'esperienza immediata e individuale
- È matrice di esperienze successive
L'educazione informale assolve un ruolo di acculturazione per il tramite di fatti che non sono i suoi educativi ma possono diventarli.
L’iceberg educativo
Con la metafora dell’iceberg è possibile raffigurare la proporzione esistente tra educazione formale e informale. L'educazione informale appartiene alla parte sommersa e sottoposta incessantemente dall'azione modellatrice della corrente e mare invisibili. L'informale non è determinabile e gestibile.
La superficie emersa rassicura e sopra il livello soglia della consapevolezza. È l'educazione informale a prevalere. Sia prima della scuola, famiglia, ambiente, durante e dopo una volta terminato il corso di studi.
Educazione informale
Esiste l'educazione informale? Ogni esperienza in una relazione sociale può produrre esiti educativi anche in assenza di scopi formativi espliciti. L'educazione informale corrisponde all’insieme delle esperienze culturalmente determinate.
Caratteristiche dell'educazione informale:
- La formazione dovrebbe essere permanente mettendo mantenendo aperti i canali dell’apprendimento. Sono occasioni educative ed accogliere a scelta del soggetto.
- Agisce fuori dalle strutture dei sistemi scolastici
- Raggiunge tutti
- Non potendo contare sull’intenzionalità dell’emittente, punta tutto sull’intenzionalità del soggetto ricevente
Rischi
Il carattere dell'imprevedibilità dell’educazione informale produce un disordine. Il rischio maggiore è quello di impregnazione di dubbia valenza formativa. Impregnazione contraddistinguere in versione consapevole nelle esperienze comuni rendendo difficile un atteggiamento critico riflessivo. Proprio quando e quanto più è invisibile l'informale incide sulle nostre categorie primarie modificando l’epistemologia e la nostra ontologia.
Condizioni dell’educazione informale
Per l'educazione informale è necessario un'educazione formale che è conditio sine qua non per poterne fruire. La predisposizione culturale dell'ambiente di riferimento e della famiglia forniscono esperienze che possono essere occasioni informali.
Solo l'educazione formale fornisce la sicurezza di una conoscenza di qualità e con un senso critico. Riconoscere le occasioni formative sommerse offerte ci consente la navigazione e la scelta di quelle ritenute più adeguate. Sono necessarie alcune condizioni affinché un’esperienza diventi educativa. Il vaccino contro l'omologazione può essere la consapevolezza.
Auto educazione e consapevolezza in sintesi
Il concetto di educazione informale si avvicina a quello di autoformazione. Educazione informale esiste da sempre. L'auto-educazione esalta il soggetto contro antiche sudditanze e dipendenze della società.
Può apparire sospetta la necessità dei soggetti di appropriarsi della propria formazione in un momento di crisi finanziaria del welfare e di regolazione dell'educazione.
Auto formazione e consapevolezza
L’imprevedibilità fa parte dell'educazione. Anche le occasioni più informali possono e devono essere pensate. L'esperienza è il tipo di insegnante più difficile: prima ti fa l'esame poi ti spiega la lezione.
È necessario non rinunciare all’intenzionalità educativa piuttosto che sostituire con l’intenzionalità istituzionale e formale. Lo scopo ultimo dell’educazione è di insegnare la capacità di decentrarsi. Senza un confronto con la realtà e con gli altri, trascorriamo la nostra intera esistenza in una boccia di pesci rossi.
Il concetto di illuminazione orientale risolve il problema dell’accesso alla verità con un approccio totale e intuitivo. Se non sappiamo come si acquisisce la coscienza, sappiamo però che per mantenerla è necessario un attento lavoro su di sé. L’estraniazione ci permette di riconoscere ciò che da sempre era stato sotto i nostri occhi. Spesso si dimentica di fare attenzione a quanto sta accadendo. La consapevolezza, ovvero l'attenzione all'attenzione, è la condizione per la comprensione di tutto.
Bisogna anche essere consapevoli della responsabilità nei confronti del destino degli altri: per liberarci basta ad aiutarci e null'altro a prendere coscienza di un fine che ci lega gli uni agli altri, tanto vale cercarlo là dove ci unisce tutti. Bisogna dunque essere consapevoli del proprio compito di maestri. L'apprendimento presuppone intenzione e consapevolezza, possesso di occasioni e di strumenti, calore emotivo e distanziamento critico.
Conclusioni. La fine e il fine dell'educazione
L'educazione può essere considerata in sintesi come le esperienze pregresse che ci hanno condotti ad essere quel che siamo (il passato) e come il riconoscere per tempo le occasioni formative future.
- Il fine dell’educazione è per l’educando l'autonomia
- La fine dell’educazione è per l'educatore scomparire a vantaggio dell’autonomia di coloro che ci vengono affidati
Capitolo secondo
Educazione, emozioni e disagio in cattedra e tra i banchi
L'educazione alla competenza emotiva deve prendere avvio fin dalla prima infanzia ed è auspicabile che prosegua fino all'età adulta. Declineremo il...
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