Riassunto esame Pedagogia della famiglia, docente
Certini, libro consigliato " La forza delle emozioni: per
la cura di sé" autore
Franco Cambi
PARTE PRIMA
LE EMOZIONI FONDAMENTO DELLA VITA
1. Biologia delle emozioni e non solo
Le emozioni stanno tra il cervello rettile e quello limbico, nella neocorteccia e agiscono come i mattoni dell’io stesso.
Nelle emozioni vive l’uomo, sono determinanti nel dargli identità o carattere ma ciò avviene nel loro miscelare in modo
dialettico biologico e culturale.
2. A partire dal bambino
Sulla vita emotiva dei bambini, esempio chiave delle emozioni nell’identità umana, possediamo molteplici ricerche. Già
Freud indicava nel conflitto tra Ego,Es e Super-io, vissuto dentro il triangolo edipico della famiglia, la radice delle
emozioni primarie del bambino. Lì si attivano amore e rinuncia, ribellione e ansia. La psicoanalisi descrive il tessuto
emotivo del soggetto indicando nell’infanzia le esperienze fondamentali connesse a culture, regole e immaginari. Con la
scuola della Klein e il suo richiamo alla madre oggetto d’amore, come pure con la teoria dell’attaccamento di Bowlby, la
vita del bambino è stata ulteriormente sviluppata. Alla psicoanalisi va riconosciuta una lettura fine e complessa delle
emozioni infantili decnlinandole come dati primari del soggetto e come fattori centrali della sua identità.
3. Le emozioni tra sviluppo e controllo
Le emozioni ci accompagnano in ogni fase della nostra vita. Sono sempre presenti e decisive se pure via via integrate
dal loro controllo per poterle vivere in modo socialmente e culturalmente adeguato attraverso il filtro della coscienza e
della sua capacità riflessiva. Nell’adolescenza è la scoperta della relazione d’amore, di quella amicale e di quella
sociale. Da qui in poi si apre un riconoscimento intimo dell’altro e a riconoscerlo come parte di sé. Si scopre tra tensione
e conflitto la società con le sue istituzioni e regole a cui il soggetto deve rispondere e che deve introiettare. Poi con la
giovinezza e l’adultità maturano nuove emozioni, legate alla coppia, alla famiglia e al lavoro. Sono emozioni di sfida, di
affermazione di sé, anche di gelosia e invidia. Si determina così un lavoro psico etico di cui l’io si fa portatore costante
attivando quella coltivazione saggia delle emozioni, traguardo finale dell’educazione emotiva. Ciò resta al centro anche
della vecchiaia che promuove nuove emozioni: il ricordo, il rimpianto, la solitudine, la sofferenza. E poi l’ansia e la paura,
ma ance il gioco d’affetti e la riscoperta di sé, grazie al lavoro su di sé che resta sempre centrale e che è reso possibile
in vecchiaia da quella disposizione dell’io che Hilmann ha chiamato forza del carattere( l’essere la vecchiaia la più libera
manifestazione di sé, proprio il carattere liberato può divenire matrice di un arricchimento dell’io). In ogni età le emozioni
ci nutrono e ci governano, ma sempre sta all’io e alla sua coscienza regolarle e integrarle.
EMOZIONI, AFFETTI, SENTIMENTI
1. Emozioni e cultura
Le emozioni sono alla base del mondo affettivo proprio dell’Homo sapiens come sua originaria radice di genere. Nella
societas avviene la costruzione simbolica delle emozioni tramite relazione con altri, uso del linguaggio per comunicare
gesti e pratiche di manipolazione del corpo infantile che portano il bambino via via entro un mondo ulteriore rispetto al
biologico che si delinea come una forma di vita in cui l’infante vive e cresce e si fa soggetto. Prende corpo una rete di
significati che ha al centro il nucleo familiare con le cure materne e con le dinamiche del triangolo edipico. Le emozioni
passano subito dalla natura alla cultura e si sviluppano e acquistano un significato vissuto.
2. Socializzazione e affetti
Nella socializzazione di ogni soggetto le emozioni si trascrivono e si normano dando vita ad un mondo morale e etico
sociale. Nasce qui il vissuto emotivo in senso proprio, si profila come affetto, ovvero stato emotivo vissuto proprio da
quel soggetto. Tutte le emozioni si legano al singolo soggetto e al tempo e al luogo storico e sociale. È dagli affetti che
dobbiamo partire per capire il nostro vissuto emotivo che è poi il luogo reale delle emozioni.
3. L’io e i sentimenti
Le emozioni si fanno affetti nel soggetto che le vive in spazio/tempo/cultura specifico, ma poi si declinano come
sentimenti, entrando nel terzo livello emotivo che è quello più psico morale, dopo il primo biologico e il secondo
psicologico in generale. Sul terzo livello si innesta la pedagogia coma sapere e pratica della cura di sé che proprio sulle
emozioni si esercita. Se la psicoanalisi ci ha condotto a sondare il secondo livello delle emozioni, è la letteratura con la
filosofia che ci illumina il gioco complesso dei sentimenti. Il romanzo dà voce complessi nodi d esperienze emotive
psicosociali e esistenziali, fornendoci una galleria di vissuti emotivi sui quali ci rispecchiamo. Nel romanzo moderno c’è
una galleria di vissuti in cui proprio l’emozione fa da radice e le dinamiche stesse delle emozioni fanno il tessuto della
storia narrata. Così il romanzo si fa educatore morale.
NELLA DIALETTICA DELLE EMOZIONI
1. Il pathos è un magma
Le emozioni stanno nella psiche coscienza in una condizione magmaticha, di accavallamento. Il loro status di disordine
va superato in una messa in ordine, sempre centrale. La coscienza, poi la mente e il logos (riflessione razionale)
rielabora quel magma ponendo in azione regole e norme. È proprio a quel bagaglio inquieto che l’’io deve la propria
identità umana che si costruisce proprio nel vigilarlo e nell’interpretarlo. Del bisogno di regole e di controllo ogni soggetto
è ben consapevole nella dialettica della propria vita psicologica e morale.
2. Eros e Logos
L’esempio della passione amorosa ci illumina sulla dialettica delle passioni e su come possiamo comprenderle per
viverle e governarle. L’Eros in sé, secondo Platone,è tensione tra abbondanza e povertà, è un andare verso l’oggetto
d’amore. È desiderio in cui vive l’opposizione e c’è un costante inappagamento che produce inquietudine. L’esempio di
Eros ci ricorda che le emozioni vengono riconosciute e comprese attraverso il logos che di esse si colora, si pone al
servizio del pathos per ordinare e dare senso al magma.
3. Ma le emozioni vanno vissute!
Le emozioni ci vivono e noi dobbiamo, a nostra volta, viverle umanamente e capirne il valore. Se l’io dinamico aperto è
in potenza dobbiamo porlo in atto, ciò può farlo proprio la pedagogia del soggetto che ne accolga lo statuto critico e la
progettualità aperta come sua condizione di esistenza e di formazione
EMOZIONI E PENSIERO
1. La mente al plurale
Conosciamo attraverso le emozioni? Il pathos attiva forme di logos? Su tale frontiera si è posta la psicologia cognitiva
che ha posto in luce le intelligenze multiple con Gardner , gli stili cognitivi con Sternberg e richiami più espliciti
sull’intelligenza emotiva con Goleman. Dalla mente si è affermata un visione più articolata e dialettica in cui anche un
pensiero emotivamente contrassegnato trova spazio
2. Cos’è l’intelligenza emotiva?
Il tipo d’intelligenza proprio del pensiero emotivo è contrassegnato da forme diverse: conoscenza metaforica,
comprendere, l’esprit de finesse. Quanto alla metafora, essa lega insieme elementi diversi dell’esperienza e li
accomuna aprendo un significato che sta oltre il percepire. È il territorio della poesia che intorno alla metafora si
costruisce e si sviluppa. Aprendo un’area di pensiero alternativo ipotetico forzando così le strutture stesse della logica e
lasciandole indietro. Col comprendere entriamo dentro una forma logica che si lega al vissuto umano., all’Erlebnis e alle
scienze umane che devono capire l’umano stesso e possono farlo solo attraverso un pensiero rigoroso e capace di
leggere la specificità dell’umano. In Germania tra Otto e Novecento si mi in luce la netta differenza tra spiegare
(Erklaren) e comprendere (Verstehen). Se il primo modello spiega riportando il caso alla legge ed è tipico delle scienze
naturali, il secondo studia i casi, guarda all’individuale. Nel comprendere si legano pathos e logos. Le emozioni
sostengono lo stesso esprit de finesse che Pascal pose oltre l’esprit de geometrie, con caratteri suoi propri di intuizione .
è la via della conoscenza del cuore: l’amore e la compassione sono emozioni-valori su cui possiamo regolare tutta la vita
personale e politica. Allora anche le emozioni fanno pensiero e lo fanno nel tempo del Trionfo della Scienza e della
Tecnica.
3. Intuizione, Empatia, metis
Il pensiero emotivo si lega a forme logiche sue proprie e a un proprio statuto rispetto allo spiegare e al rigore analitico
formale. Lì il pensiero si fa intuitivo e partecipativo e astuto. Tre aspetti che la cultura occidentale ha sottolineato come
necessari rispetto al Logos. Lo ha fatto con il ragionamento probabile che è argomentativo e non dimostrativo. Proprio
l’intuizione è stata posta al centro come forma conoscitiva in campo morale. Come sottolineano Rousseau e Kant
indicando nel cuore l’organo chiave di tali intuizioni. C’è poi l’empatia come forma di conoscenza partecipata che si dà
solo se si aderisce a un’esperienza e la si rivive, si crea un conoscere che porta dentro e collega esperienze diverse nel
vissuto. La Metis invece è una struttura cognitiva che agisce per competenza e si affina nell’agire stesso di determinate
pratiche con tecniche specifiche. Fatta a sua volta intuizione e partecipazione empatica quindi sostenuta da coscienza
emotiva. Allora: le emozioni conoscono, reclamano una mente plurale in cui fantasia e rigore co abitano in funzione di
oggetti diversi e di diverse finalità, dentro a questa vita dialettica del pensare le emozioni coprono un settore decisivo e
primario da riconoscere e coltivare.
PARTE SECONDA:
PER UNA FENOMENOLOGIA DELLE EMOZIONI
1. L’emozione primaria e totalizzante: l’amore
Cerchiamo ora di entrare dentro la varietà del mondo emotivo. Le emozioni sono molte e animate da molteplici
sfumature. Come esperienza vissuta l’amore è emozione totale che avvince, esalta, dà felicità. È fusione di corpi e
anime. Al tempo stesso è anche timore di perdere quel legame eccezionale, sospetto ed inquietudine. L’amore resta
come grande mito dell’esistenza che ciascuno tende a realizzare. Poi è stato anche grande mito culturale su cui
letteratura, arte e filosofia hanno parlato in molteplici modi.
2. Il dolore e il male
L’esperienza del dolore è universale. Essa ci accompagna per tutta la vita la si prova già nell0infnzia per una punzione,
delusione. Kierkegaard rilegge l’esperienza emotiva e interpreta la condizione primaria del nostro esistere come
tensione e lotta e sconfitta. L’esperienza del dolore, seppur negativa, ci fa crescere interiormente. Per il dolore fisico
esiste oggi un fascio di terapie con farmaci e interventi tecnici. Per la depressione c’è una farmacopea complessa come
anche una terapia analitica che fa fronte a quel male oscuro che annulla la vitalità e cancella equilibri interiori. Il Male da
dove viene? Qui religioni filosofie e scienze sono protagonisti. Per le soluzioni religiose si hanno prospettive diverse: è
prova posta da Dio, è condizione ontologica. Per le scienze sta nella Natura (la lotta per l’esistenza) e nell’uomo. Per i
filosofi è un problema sempre aperto su cui riflettere distinguendo il male dell’io, degli altri e del mondo (Leopardi:
Natura=Male)
3. L’amicizia come amore quieto
Guardiamo ora due emozioni vicine all’amore: l’amicizia e la cura che delineano affettività più quiete e orientate al dono.
L’amicizia è dedizione e sostegno, intimità reciproca e trasparenza. L’amicizia si fa paradigma dei rapporti umani che la
società deve potenziare, è sentimento privato che vige come modello di comunicazione tra soggetti liberi e responsabili
ma che si fa anche principio etico e politico in una società egualitaria. C’è poi il costituirsi dell’amicizia come paradigma
educativo. L’amicizia si fa emozion
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