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6. Per una pedagogia pratica delle emozioni

È necessario disporre di una pedagogia teorica e pratica che regoli questo iter. Oggi più di ieri possediamo una tale

pedagogia del soggetto che investe il singolo a livello esistenziale e etico richiamandolo ad una piena consapevolezza di

questo suo ruolo rispetto a se stesso. Anche in Italia Bertin ebbe a sottolineare tale compito della pedagogia attuale.

Anche Massa con la sua ricerca teorico operativa fece altrettanto. E le due scuole, bolognese e milanese, hanno ripreso

questi richiami e hanno definito in modo più netto percorsi di cura di sé. Così si è costituito un campo di ricerca organico

capace di leggere le istanze formative dell’anthropos contemporaneo. Oggi possediamo, anche in Italia, una pedagogia

dal volto duplice (teorico e pratico) che agisce sempre più consapevolmente come via dell’educare/formare.

PARTE QUARTA

ESERCIZI FORMATIVI PER AVERE CURA DELLE EMOZIONI

1. Fare esercizi

Si presentano ora una serie di percorsi per alcuni esercizi spirituali per tutti che ci guidano a gestire il nostro esperire e ci

aiutano a comprendere le emozioni. Cosa dobbiamo intendere con esercizi spirituali? Si tratta di pratiche da usare con

impegno cosciente per rendere il proprio io più autogestito e maturo.

2. Entrare nel nostro mondo emotivo

Per entrare nella pratica degli esercizi dobbiamo fissare le emozioni che ci dominano e alle quali diamo più spazio nel

nostro vissuto, possiamo isolare le esperienze vissute per conoscere meglio le emozioni o rielaborare il nostro

comportamento. Partendo anche dai minimi dettagli vissuti passare a osservarsi attivando riflessione e ricordo per

elaborare un giudizio che ci serva da orientamento. Poi, dalle singole emozioni, possiamo passare a riflettere sul ruolo

che noi lasciamo alle emozioni. Così si attiva un plafond riflessivo.

3. Pratiche autobiografiche

Oggi sono di gran moda le scritture autobiografiche, anche con finalità diverse ma delle quali conosciamo bene la

funzione psicologica e formativa, nonché le strutture discorsive e narrative. Ciascuno di noi conosce eventi lontani e

vicini che hanno segnato la propria esperienza emotiva. Eventi che ci tornano in mente e riaprono un problema che da lì

si è codificato, tanto da renderli eventi simbolo per noi. Dobbiamo fissarli nella nostra analisi e indicare i punti di svolta

del nostro vissuto e rileggerne potenzialità inevase e ancora possibili, attivando un iter di riflessione capace di

interpretare e riordinare il vissuto e chiamarlo anche a sfidarsi. Certo la via aurea dell'autobiografia è la scrittura. Da

tempo anche la registrazione orale.

4. Leggere, scrivere, dialogare

Prendersi cura di sì è un coltivare, crescere. Con la lettura che è pratica sovrana nell'allargare i confini dell'io ci si

immette in altri mondi virtuali. Poi c'è la scrittura. La scrittura di sè è una prassi aurea di formazione anche e proprio del

vissuto emotivo di ciascuno. Quanto al dialogo è strutturale sia ella lettura sia nella scrittura, ed è dialogo particolare con

se stessi che ci affina e ci matura.

5. Note di diario e di lettura

La scrittura può valere in particolare come mezzo per guidare se stessi. Scrivendo se stessi, dei propri stati d'animo si

attivano habitus di riflessione sul proprio vissuto e sul proprio stile di vita. Ma si possono anche stendere note sulle

letture che facciamo da cui traiamo dei nuclei di saggezza.

6. Seguire spettacoli

Anche il teatro, il cinema e perfino alcune performance televisive possono attivare la cura di sè. Già Aristotele aveva

compreso la funzione formativa del teatro: da un lato la catarsi connessa alla tragedia, dall'altra con riso stimolato dalla

commedia. Anche il teatro moderno, a partire dal 500 ha ripreso a modello quello antico e ha svolto questo compito in

modo sempre più complesso e sofisticato. Si pensi solo al teatro italiano tra Cinque e Seiceto con Machiaveli o l'Aretino.

Si pensi a Shakespeare che continua ad essere un autore di assoluta attualità. Il teatro continua ad essere

un'esperienza formativa per tutti.

Il cinema poi ha saldato immagini in movimento e storie di vite portando ogni spettatore dentro la vicenda narrata

creando identificazione forte e allargando così la sua esperienza vissuta.

Anche la tv, con tutti i suoi limiti e rischi, attraverso programmi di informazione o di intrattenimento può farsi sollecitatrice

di una presa di coscienza anche personale invitando a riflette e ad arricchire il proprio mondo interiore.

La società dell'immagine in cui ci troviamo ci invia sollecitazioni ricche e complesse per uscire da noi stessi ed entrare

virtualmente in altre vite per potenziare la nostra identità.

7. Promemoria finale

Ecco un elenco di iniziative da memorizzare e praticare per gestire meglio il proprio mondo emotivo

1. Analizzare le proprie emozioni. Oggi quali emozioni ho vissuto? Come le ho vissute? Potevo

affrontarle meglio?

2. Devo fissare le mie emozioni vissute: terrò un diario? Mi elaborerò delle massime?

3. Posso fare una gerarchia del mio vissuto quotidiano? Quali emozioni metto più in alto e quali più in

basso? È una gerarchia sincera?

4. Devo attivarmi per dar coso a esercizi spirituali sulle emozioni. Il generale e per me. Per il primo

aspetto farò letture, guarderò film, per il secondo mi soffermerò sul mio sentire le emozioni

5. Mediterò partendo da massime e frasi celebri che cercherò di riportare a me stesso e alla mia

esperienza emotiva

6. Con la lettura approfondirò la mia conoscenza delle emozioni

7. Poi c'è la scrittura. Voglio/posso praticarla anche in modo minimale tenendo un'agenda.

8. E la conversazione? Con le figure amicali possiamo sentire e ascoltare. È un modo per affinare se

stessi tramite il dialogp

9. Passeggiare meditando con se stessi è una pratica antica e nutriente.

10. Rispetto alle varie emozioni vissute che ci avvolgono e ci sovrastano dobbiamo imparare a seguire i

consigli degli antichi: prender tempo, pensare ad altro.

APPENDICE 1

Educazione, affettività e cura di sé

1. L'educazione, un costrutto polimorfo

L'educazione è un processo polivalente che si basa, ad oggi su almeno 4 processi:

 La crescita, che è organo fisiologica e connessa allo sviluppo biologico e alle dinamiche ormonali

 L'inculturazione che è assimilazione di una forma di vita da parte del cucciolo d'uomo e poi anche dell'uomo

adulto

 L'apprendimento, che riguarda saperi e tecniche e necessità di luoghi e figure specializzate, che oggi ha

sempre più al centro la scuola

 La formazione, che è crescita dell'io come coscienza e progetto di vita personale, che è costruzione di sé

Tra queste quattro tappe dell'educazione corre una relazione dialettica di sintesi e di contrasto insieme che ne decanta

anche il ruolo gerarchico, assegnando il grado più alto alla formazione che è a sua volta plurale e complessa che si

attiva da un soggetto multiplo e dinamico che implica emozioni e riflessività.

2. Al centro sta il soggetto

L'educazione deve evolversi in formazione e questa in autoformazione oppure non può essere definita tale. Ciò significa

che il soggetto deve essere posto a cerniera di tutto il processo come portatore e realizzatore di libertà.

3. A partire dalle emozioni

L'io è inizialmente e fondamentalmente e costantemente soprattutto emozioni. Cioè un sentire quasi organico che fa

emergere stati d'animo e reazioni immediate. Esse si depositano come i mattoni su cui si edifica il soggetto e il suo

stesso io. Le emozioni sono imperative e assolute. Qui sta il loro valore, ma anche il loro rischio. Reprimere le emozioni

è sintomo di malessere e di malattia. Le emozioni non vanno subite ma coltivate. Coltivare le emozioni significa saperle

vivere, sottoporle ad un uso razionale ma senza imbrigliarle

4. La dialettica della cura di sé: tra emozioni pensiero e cultura

L'educazione (anzi, la formazione) dell'io come sé si realizza attraverso questo paradigma di cura sui e lo dilata a pratica

di vita. In questo circuito le emozioni si saldano ai concetti, si legano ad un esercizio riflessivo del pensiero che calma

l'urgenza delle emozioni e ne trascrive gli elementi sottoponendoli a giudizio. Asce qui un io che si proietta verso

un'identità più propria. Nel dialogo tra emozioni e pensiero si colloca l'oggettività stessa della cultura, che è presenza

stessa i tutte le forme simboliche dialetticamente integrate e connesse rivissute secondo una gerarchia propria del

soggetto. È nel dinamismo tra emozioni, concetti e cultura che si attua concretamente la cura di sé che oggi, più di ieri,

si è fatta paradigma più autentico della formazione.

5. Un cammino ascensionale, da vigilare, per tutta a vita

Tale paradigma dialettico non riguarda solo l'età della crescita , ma tutta la vita. Si è i quanto ci si forma e ci si forma se

si tiene attiva la cura di sè. Questo è il comandamento del Postmoderno, questo il compito che ci sta, come pedagogia,

epocalmente davanti. La cura sui è un paradigma lifelong.

APPENDICE 2

Formazione soggetto, sentimenti. Due exempla: amore e dolore

1. Formazione. Una categoria chiave della pedagogia

Se dovessimo individuare la categoria più centrale nell'elaborazione pedagogica occidentale dovremmo richiamarci alla

categoria di formazione come "formazione umana". L'educare, nella sua accezione più ricca, culmina nel

formare/formarsi : nell'acquisizione di una forma che è insieme propria dell'individuo e dell'umanità. Se l'educazione è

legata a un soggetto,si compie nella tappa della formazione che vede quel soggetto divenire il vero e proprio

protagonista. Questo processo esige cura e coltivazione: tale formazione non avviene spontaneamente, vuole un

accordo di energheia e entelechia. E l'entelechia è proprio l'umanizzazione attraverso la socializzazione e inculturazione.

Nell'antichità l'idea di formazione (paideia) ha subito una serie di articolazioni rispetto a momenti e autori. I momenti

sono stati soprattutto tre: l'età classica, l'età ellenistica e l'età cristiana. Nell'età classica si oscilla in particolare tra due

accezioni: una filosofica che pone a volano della formazione la teoria, l'altra retorica, che pone al centro il linguaggio. Se

nel primo caso l'uomo vero è il filosofo, nel secondo è il politico, colto. In ambedue i casi siamo di fronte ad un uomo che

nell'esercizio del linguaggio e della mente si realizza compiutamente. Nell'età ellenistica sarà invece il saggio a

rappresentare il vero uomo, che usa la conoscenza come strumento della cura di sè, la formazione si condensa

nell'etica, razionale ma appassionata. Col cristianesimo invece è l'uomo religioso ad essere il modello di umanità. Uomo

colto ma contrassegnato in profondità da un conflitto religioso. La paideia cristiana riprende i richiami classici della

cultura e dell'etica ma li rinnova alla luce della paideia Christi, della sofferenza interiore, del conflitto e

dell'incompletezza. Dal Settecento poi, la formazione riceve un rilancio in Germania con la nozione di Bildung che verrà

rilanciata dai filosofi e assumerà una connotazione antropologico- storicistica: ci si fa uomini quando si sintetizza

personalmente la cultura e di essa si dà una sintesi armonica che può avere molti centri, o nell'arte, o nella religione, o

nella filosofia e anche nella scienza o ella politica. Soprattutto attraverso l'eredità del pensiero tedesco la formazione

(Bildung) arriva nel dibattito contemporaneo con un'opposizione esemplificata al meglio da Luhmann e Habermas. Se il

primo vede la Bildung come una categoria obsoleta, il secondo ne riconferma il valore come via unica di formazione di

un soggetto capace di autonomia e di dissenso. Capace di esercitare una resistenza critica e dialettica alle sirene

dell'esistente. Ciò che va rilevato è:

1. La tenuta storica della categoria formazione

2. La centralità a livello di riflessività pedagogica

3. L'attualità che essa ancora possiede

4. Va sottolineato il carattere di saldatura tra formazione e soggetto che tale categoria reclama

2. La metamorfosi del soggetto e la sua questione

Quando parliamo di soggetto dobbiamo sottolineare che lo leggiamo all'interno della cultura occidentale. Il dualismo

dell'uomo occidentale ha in Platone il più radicale interprete e il più esplicito promotore. Anche il Cristianesimo con S.

Agostino e le sue Confessioni parlerà delle passioni come il cancro dell'anima, una via di perdita de sé. Il soggetto che è

coscienza di sé, è cogito e ne cogito quel soggetto ritrova identità e verità. Così facendo però si separa il cogito dalla

materia, dal corpo. Dopo Cartesio il razionalismo eredità quest'aspetto dall'empirismo e lo conduce fino a Kant il quale,

assegnerà ancora alla teoria il ruolo di guida. All'Io puro spetta il ruolo di generatore delle forme a priori. La

decostruzione di questo modello del soggetto interverrà solo a metà Ottocento attraverso la reazione all'idealismo la

maturazione delle linfe romantiche. Se con Kierkegaard e Schopenhauer si mette in crisi il soggetto cristiano- borghese,

le scienze umane metteranno in luce i trascendentali storici che tramano il soggetto, dal linguaggio all'inconscio, dalla

mere all'ideologia. Nel soggetto viene operandosi una doppia trasformazione di erosione della coscienza e di perdita

dell'autonomia. Il soggetto come io-mente viene relativizzato e avanza un'altra immagine, più complessa e

contraddittoria. Sarà Nietzsche a livello filosofico con la morte di Dio e la fine della metafisica che aprirà spazi per un

nuovo pensiero e per un nuovo soggetto e Freud con la p psicologia che darà vita a una tensione del soggetto ancora

più drammatica che coglie l'io come premuto dall'inconscio. Dal secondo Ottocento- primo novecento emerge una nuova

immagine della soggettività di cui la cultura del krisis si fa interprete e che mette al centro delle sue indagini. Il soggetto

si è rifatto problema e si viene ridefinendo per vie più contraddittorie. Anche l'esperienza vissuta dei soggetti e

l'immagine che essi hanno del proprio sé si è fatta più complessa e inquieta. Ogni soggetto è i quanto si dà e si fa in un

processo non lineare, attraverso un divenire scandito anche da rotture e rovesciamenti. Da qui la nuova identità del

soggetto che è in marcia e che viene contrassegnata dalla condizione postmoderna la quale è a sua volta caratterizzata

da apertura trasversalità, frammentazione. Di conseguenza l'io appare sempre centrale ma anche sub Judice, variabile e

inquieto. L'io è quindi più fragile ma anche più aperto, più proiettato verso l'accogliersi come avventura e possibilità.

3. Alla radice del soggetto contemporaneo: i sentimenti

In questo nuovo soggetto anche la struttura stessa della soggettività è entrata in discussione: accanto al cogito-ratio si

sono imposte altre dimensioni del soggetto, dall'esistenza alla fantasia, dalla socialità all'emotività. Il cogito stesso non

appare più come incardinato sulla coscienza ma evidenziato nei suoi aspetti meta individuali. C'è però un aspetto ancor

più radile, quello legato alle emozioni e agli affetti i quali contrassegnano ab imis la soggettività a partire dal suo vissuto

che è poi la radice stessa dell'io nelle sue forme. Sono i sentimenti e le emozioni che costituiscono il magma originario

dell'io. Gli affetti sono gli elementi su cui poggia il soggetto: non ne esauriscono l'identità ma la tramano e la

condizionano. All'origine del soggetto stano le emozioni che sono reazioni organiche biologicamente determinate che si

trascrivono in affetti. Le passioni sono le emozioni interpretate nella cultura classica tematizzate in primis dalla tragedia. I

sentimenti sono le emozioni vissute dagli individui moderni che vengono sempre più riconoscendo la centralità del loro

humus emotivo. Gli affetti sono le emozioni trascritte alla luce della psicologia, dove le emozioni sono sottratte dalla

morale dell'individuo borghese. Studiare gli affetti è compito della cultura contemporanea in ogni suo ambito. Anche

nell'ambito della pedagogia questa rivoluzione ha avuto un peso decisivo per rinnovare metodi obiettivi e modelli della

formazione. Nell'ambito della formazione si è riconosciuto che :

 Gli affetti sono sempre alla base di ogni formazione e vi permangono come un Leitmotiven

 Il soggetto contemporaneo ha bisogno di superare il dualismo tradizionale rimettendo i circolo le dimensioni

affettive, abituandosi a riconoscerle

 I modelli di formazione devono oggi tener conto ance di questa dimensione

 La pratica educativa non può trascurare questa componente che può agire in forma patologica o normale

 La formazione dei formatori non può avvenire senza che questa dimensione affettiva venga affrontata con un

traguardo specifico: creare una professionalità comunicativa nei formatori capaci di far leggere loro le

potenzialità delle variabili emotivo affettive

Il primo obbligo della pedagogia è quello di mettete in luce la formatività degli affetti

4. Analisi dell'amore

Nella ricchissima produzione culturale che ha attraversato l'antichità, la Cristianità e la Modernità, si è venuta

elaborando una simbolica dell'amore che lo ha sottratto a puro dato bio-psichico e lo ha assorbito come cultura

caricandolo di ulteriori significati. Tutto questo ci ha permesso di pensare e vivere l'amore in modo complesso e

articolato. La cultura occidentale ha elaborato alcune connotazioni e teorie sull'amore che possiamo elencare in:

 Fusione: l'unione, simbiosi, il proiettarsi reciproco, sottolineata da Platone nel Simposio che mette in luce lo

stato tensionale dell'amore

 Il dono: amare è donarsi, mettersi al servizio di

 La dialettica: l'amore non è statico ma sempre dinamico, tensione e conflitto e anche dubbio e negazione. È

tormento e gelosia

 La tensione è forse platonicamente la dimensione più propria dell'amore, tensione come bisogno e

idealizzazione, come gioco complesso di proiezioni.

Proprio per questi caratteri l'amore è cruciale esperienza di formazione e lo è in quanto realizza catastrofe e

morfogenesi, in quanto è processo di cristallizzazione e anche connesso alla donazione di senso. L'esperienza d'amore

implica sempre una rottura, u rinnovarsi, tale processo è strutturalmente dialettico. L'aspetto formativo dell'amore non

era sfuggito a Platone che lo aveva messo al centro della sua Paideia come momento essenziale del rapporto educativo

e dell'acquisir forma del soggetto.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'infanzia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher clapclap929 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Certini Rossella.

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