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nell'indagare le dimensioni personali del soggetto, può muoversi dal duplice versante della

riflessione teorica e della progettazione empirica. La riflessione teorica mira a liberarsi dai modelli

pedagogici fondati su valori guida supportati dai sistemi socioculturali dominanti, mentre la

progettazione empirica consiste nel lasciarsi guidare da un modello relazionale che si pone come

ipotesi di interpretazione dei problemi educativi. L’educazione interculturale si propone come

prospettiva dell'educazione del soggetto-persona intesa in forma integrale e invita il soggetto alla

ricerca di possibili orizzonti comuni, offrendo proposte culturali indispensabili per continuare ad

educarsi, imparando ad imparare per tutto il corso della vita.

Capitolo2: Le ragioni dell’educazione interculturale

L’idea dell’intercultura si è sviluppata nel contesto europeo quando gli organismi internazionali

hanno preso coscienza degli effetti della crescita demografica delle popolazioni straniere presenti

in Europa sul carattere plurietnico e pluriculturale delle nostre società e sul ruolo dell’istruzione

scolastica nella formazione di una nuova società. Il termine “interculturalità” è stato introdotto

dall’UNESCO nel 1980 per la necessità di un rapporto di rispetto reciproco e di scambio tra culture

nella prospettiva di un arricchimento vicendevole. L’intercultura è un dato strutturale e non

passeggero o marginale della società. Un progetto di sviluppo interculturale comporta lo sviluppo

di un pensiero aperto, flessibile, problematico, capace di dirigersi verso i valori di altre culture e

capace di tornare nella propria cultura arricchito dall’esperienza del confronto. Con il 1980 il

“dialogo tra culture” venne sostituito dal concetto di “rapporto”. Di fronte al fenomeno sempre più

consistente dell’immigrazione, bisognava riconoscere l’autenticità culturale di ciascuna cultura e

avanzò il concetto di “transculturalità”. Il problema era anche quello di superare i possibili conflitti

che il contatto tra culture diverse poteva suscitare. La pedagogia interculturale nasce all'interno

della pedagogia compensativa, volta a facilitare il successo scolastico di chi è costretto a

recuperare il più rapidamente possibile abilità e capacità senza le quali viene penalizzato nel suo

processo di inserimento. Esiste però una differenza tra il concetto di educazione e quello di

pedagogia. Quando il progetto di educazione specifica concepito per i “culturalmente diversi” e

quindi “compensatorio” a quello di “educazione per tutti gli allievi”, l’aggettivo “interculturale”

assume allora il senso di un'interazione tra gli individui appartenenti a culture diverse, in una

società che si caratterizza per essere di fatto “multiculturale”. La prospettiva interculturale si pone

come un vero cambiamento di paradigma a livello psicologico in quanto, da una pedagogia

dell’integrazione assimilazionistica del diverso, si passa ad una pedagogia della formazione

culturale ed interculturale che guarda ad ogni persona come bisognosa di essere rispettata nella

prospettiva di collaborare per la realizzazione di un comune progetto: la convivialità delle

differenze. Queste nuove problematiche trovano risposta in una formazione delle nuove

generazioni aperta a comprendere la dinamicità, la problematicità, la complessità e l'ambivalenza

dei tempi presenti. L'intercultura non deve essere presente solo a scuola e nel mondo

dell’educazione, ma deve essere anche una sfida professionale e umana da vivere e rendere

pratica quotidiana in tutti i luoghi di vita. Il rapido cambiamento della società post-moderna investe

ed interessa i contenuti da insegnare, l’azione educativa e i metodi didattici. La scuola è chiamata

a rafforzare il senso di identità nazionale e a dare alla formazione di ogni alunno uno spessore

interculturale. La scuola deve accogliere e valorizzare i portatori di culture diverse assumendole

come beni alla cui fruizione hanno diritto sia i migranti che gli autoctoni per sviluppare la loro

personalità e usufruire dei rispettivi beni culturali. L'educazione interculturale ma ha come obiettivo

l'educazione di tutti al parametro culturale e tende ad interrogare l'approccio alle differenze culturali

con tutti gli agenti educativi. L'educazione interculturale nelle sue diverse articolazioni costituisce la

risposta educativa alle esperienze delle società multiculturale. Tali società sono caratterizzate dalla

presenza, in un determinato contesto, di più culture. In esse i soggetti e i gruppi si connotano come

elementi di una realtà complessa, che interagiscono secondo dinamiche diverse, in funzione degli

ambiti e delle condizioni di scontro. L'incontro con le culture diventa un importante fattore

formativo, per l'autoctono e per l’immigrato, perché si possa dire che non è possibile negare ad

una persona di vivere la sua cultura di appartenenza e la sua identità. Con l'interculturalità ha

acquistato preminenza il concetto di identità culturale del soggetto culturalmente diverso e del

soggetto autoctono. L'identità culturale è un'identità che caratterizza il modo di essere e di agire di

ciascuno di noi e che va salvaguardata e rispettata. Per sottolineare il rispetto delle identità

culturali, il concetto di integrazione pluralista sostiene che nell'interculturalità è ineliminabile la 3

questione dell’integrazione, nel senso che il soggetto immigrato va aiutato ad inserirsi nella nuova

cultura. Questa integrazione però va fatta con le dovute maniere, consentendo all'immigrato di

mantenere la sua lingua, i suoi costumi e la sua fede religiosa e, per questo motivo, l'integrazione

deve essere pluralista. Gli autoctoni e gli immigrati devono fare i conti con la propria cultura:

riconoscerla e decostruirne quegli aspetti ritenuti universali ma che, in realtà, sono frutto del

divenire storico di una specifica esperienza dell’umanità. Questa ritrovata consapevolezza

riconosce e porta a galla il conflitto, ma educa e risolverlo secondo modalità non violente.

I valori fondativi relativi ai sistemi educativi di Francia, Spagna, Germania e Italia, tendenti a

conferire un'identità coesa ed organica, hanno favorito un approccio di tipo assimilazionista,

connotato da una scarsa attenzione ai valori, alle esperienze e alle conoscenze possedute dai

nuovi arrivati, in modo che la cultura minoritaria fosse inglobata dalla cultura dominante. Il

crescente fenomeno degli alunni stranieri degli ultimi anni ha obbligato ad un ripensamento

radicale del modello educativo: si scopre il pluralismo etnico-culturale nell'educazione umana e si

indaga sull’eterocentrismo, che ammette l'esistenza di altre culture, ma pone l'accento sulla

supremazia della cultura occidentale. All’eterocentrismo si affianca una corrente isolazionista che

valorizza le culture di minoranza, ma attraverso attività distinte e separate. L’interculturalismo con

la corrente compensatoria insiste sullo svantaggio che affligge gli alunni non autoctoni, soprattutto

di tipo linguistico, per esplorare strategie atte ad assicurare loro uguali possibilità di riuscita

scolastica. La corrente della cooperazione tende ad impostare la pratica didattica in senso

democratico, con l'obiettivo di privilegiare le attività dei gruppi di lavoro, al fine di favorire il dialogo

e valorizzare le diversità. Essa costituisce il punto di arrivo dell'educazione interculturale.

L'intercultura implica nuove prospettive di tipo:

1. soggettivista, in quanto crea una relazione tra due soggetti portatori di un’identità unica;

2. interazionista, che si basa sulla relazione che si crea attraverso il riconoscimento dell’altro;

3. situazionale, che si colloca in un determinato tempo e spazio.

La pratica interculturale implica l'apertura alle differenze di ogni tipo, una coscienza della

specificità di chi interviene e una messa in discussione delle premesse metodologiche e dei modi

di fare. Il prefisso “inter” simbolizza la prospettiva scelta nell'osservare il fenomeno dell'incontro di

culture differenti. Il termine della lingua italiana che traduce il prefisso latino “inter” è la

preposizione “tra” che traduce anche il termine latino “trans”, che significa “di là da”, “oltre”. Da un

punto di vista semantico, possiamo distinguere tre livelli di significato della preposizione “tra”:

- la spazialità. Lo spazio è un luogo disponibile e predisposto ad essere occupato da oggetti, enti

o eventi. Lo spazio è anche la sostanza intenzionale che separa un soggetto dalla possibilità di

notte in essere l’utilizzabilità di un oggetto. La spazialità prende in considerazione queste due

definizioni, in base alle quali si afferma che tra culture si possono creare due tipi di definizioni

spaziali: tra culture o c’è il vuoto o si può avere un incontro dove è possibile pensare all’altro

come l’altro che non si conosce ma che è possibile conoscere o ancora si può avere un incontro

tra culture intesa come meraviglia dello scoprire se stesso come non conosciuto o conoscibile;

- la temporalità. Il “tra” apre le culture sull'orizzonte della transitorietà, smascherando la

presunzione di eternità delle culture e cogliendo la limitatezza delle culture diverse che si

incontrano;

- la relazionalità. Il “tra” relazionale definisce una condizione che coinvolge due o più soggetti e

quindi apre alla relazione, all'emozione, all’affettività e alla dimensione della reciprocità,

superando gli ambiti della contrapposizione.

Nel caso della tematica interculturale, è possibile riconoscere tra scuola e società una prospettiva

teorica e pratica volta ad affrontare fenomeni e processi sociali e culturali complessi e

contraddittori. La riflessione sulle nuove finalità e modalità educative da individuare e praticare

nella scuola prese avvio dalla presenza degli immigrati in un paese come il nostro. In passato, la

rapida diffusione dell'idea di educazione e di pedagogia interculturale venne favorita da dei

provvedimenti normativi, organizzativi e didattici riguardo l'integrazione di bambini e ragazzi con

handicap e si sviluppò un’altra riflessione sulle differenze di genere e sessuali nei contesti di

insegnamento. I tempi stavano dunque maturando a favore di una comprensione del concetto di

educazione interculturale. In passato, l’educazione interculturale consisteva nell’aiutare i diversi,

per cultura d’origine, lingua e appartenenza religiosa, ad integrarsi nel modo migliore e il più

rapidamente possibile nel nostro mondo. Quest’idea è lontana dallo spirito che orienta e organizza

pedagogicamente al giorno d’oggi la più compiuta e corretta interpretazione dell’educazione 4

interculturale e della nozione di società interculturale. Infatti si è ragionato sul prefisso “inter”, che

indica di un cambiamento nei rapporti tra soggetti, e perché ci si è interrogati di più su quanto sta

alle spalle di chi appartiene a mondi, tradizioni e usanze che richiedono un riconoscimento nella

società ospitante e nella scuola. L’educazione deve saper riconoscere le dinamiche del proprio

tempo e assumere le sfide che vengono avanzate per fare in modo che la storia porti il segno delle

nostre scelte per la costruzione del benessere comune. La ricerca pedagogica avverte le

problematiche attinenti all’incontro/scontro tra culture diversi e cerca di trovare i linguaggi e le

modalità più idonee alla sensibilità attuale, promuovendo azioni educative valide per la

realizzazione di migliori possibilità di vita, individuali e sociali. Ad oggi, la scuola continua ad

essere considerata un luogo centrale e indispensabile per elaborare e sperimentare idee e

approcci innovativi. Agli inizi degli anni Novanta, i primi avvicinamenti che la pedagogia italiana va

operando mettono al centro due questioni:

1. quali innovazioni introdurre nella scuola e nella rete dei servizi educativi;

2. quali revisioni proporre di fronte a pratiche di trasmissione dei saperi che rischiano di

compromettere la cultura degli altri.

L'immagine che l'insegnante elabora della propria professione è ancora profondamente

individualistica, mettendo da parte la cultura della collaborazione: l'interculturalità richiede una

progettualità condivisa dai docenti. L’acquisizione di un abito mentale e di categorie di

interpretazione, di riflessione di giudizio, legate al dialogo, al dubbio, alla comparazione e al

confronto, si rivelano efficaci grazie ai due canali privilegiati della parola e della storia. La parola è

lo strumento principale per avvicinare le persone e la storia aiuta a ripercorrere e interpretare le

strade di formazione di un'identità culturale. Gli elementi che caratterizzano la dimensione

interculturale sono:

il dialogo, la processualità e la progettualità, che permettono il confronto e la comparazione degli

ideali diversi;

la valorizzazione degli intrecci sistemici e della dimensione storica.

Capitolo3: Organizzazione e integrazione dei bambini stranieri nel sistema scolastico

italiano

L’Italia, che era stato un paese di emigrazione fino al 1973, si è trovata a dover fronteggiare

improvvisamente i flussi immigratori e il loro massiccio incremento senza avere né legislazione, né

strutture amministrative, né l’esperienza di un Paese d’immigrazione. Le motivazioni che

sorreggono la scolarizzazione degli alunni stranieri e la conseguente promozione di un’educazione

multiculturali discendono innanzitutto dal principio costituzionale del diritto allo studio che sancisce:

«La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e

gratuita. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti

degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio che devono essere

attribuite per concorso». La scuola deve accogliere ogni bambino. Alla fine degli anni Ottanta

comincia a divenire più esplicito il riferimento alla necessità di un’educazione interculturale in

concomitanza con quanto si stava già registrando in Europa rispetto al superamento del “modello

compensatorio” dell’educazione speciale per i figli degli immigrati. La presenza dei bambini

stranieri in Italia diviene un fatto rilevante dal 1990. Lo sforzo della ricerca pedagogica è quello di

rispondere alle richieste del mondo della scuola affinché possa dotarsi di strumenti metodologici e

linguistici atti a prevenire e combattere la formazione di pregiudizi e stereotipi nei confronti dei

bambini immigrati e, tuttavia, le prime iniziative attuate si muovono in una prospettiva di pura

assimilazione. Lo svantaggio è reso ancora più evidente da simili strategie di tipo compensatorio

miranti a colmare il divario scolastico. L'educazione interculturale fa la sua comparsa ufficiale nel

1990, quando il termine entra nel mondo educativo attraverso la circolare ministeriale n. 205 del

1990 che tratta, per la prima volta congiuntamente, i temi dell'inserimento degli alunni stranieri

nella scuola e l'educazione interculturale. Il documento:

dà, per la prima volta, indicazioni per l’accoglienza e l’integrazione;

• estende l’educazione interculturale a tutti gli alunni e non solo agli stranieri.

La popolazione scolastica con cittadinanza non italiana presenta, da subito, un’ampia

eterogeneità:

bambini che arrivano con la famiglia con progetto di restare in Italia;

• bambini che arrivano con la famiglia con progetto di tornare nel proprio paese di nascita;

• 5

bambini che si ricongiungono con la famiglia;

• bambini profughi di guerra;

• bambini adottati.

I bisogni educativi che si profilano sono, pertanto, molteplici e diversificate; questo comporta

trovare risposte che soddisfino, allo stesso tempo, le esigenze di ciascuno e di tutti. Progettare e

fornire risposte a domande del tutto nuove indotte dal cambiamento, significa arricchire i servizi e

le strutture educative di nuovi apporti e iniziative e interrogarsi anche su come noi stiamo

cambiando. Senza sottostimare l'importanza della padronanza linguistica è necessario considerare

anche altri fattori che contribuiscono al successo scolastico attraverso una metodologia

interculturale trasversale a tutte le discipline e allargata a tutta scuola.

In ordine temporale, il secondo documento che si occupa dell’accoglienza degli alunni stranieri è la

circolare ministeriale n. 73 del 1994 intitolata Dialogo interculturale e convivenza democratica:

l’impegno progettuale della scuola. Nel documento si ragiona in termini di società multiculturali e di

prevenzione del razzismo e dell’antisemitismo. Si introducono concetti quali il clima relazionale e la

promozione al dialogo, si forniscono indicazioni sulla valenza interculturale di tutte le discipline e

delle attività interdisciplinari. Il clima relazionale deve essere di apertura e di dialogo che coinvolge

tutta la comunità educativa. La competente attenzione degli insegnanti e la loro testimonianza

personale sono determinanti per attivare l’interazione positiva: il docente è una figura attiva che sa

leggere e interpretare i bisogni degli alunni e delle alunne e sulla base di queste interviene con una

base progettuale specifica. La disponibilità professione dell’insegnante si avvale anche

dell’osservazione dei bisogni degli studenti, ma è necessario anche un background culturale che

permette di trasformare ciò in didattica. Educare all'interculturalità significa costruire la disponibilità

a conoscere e a farsi conoscere nel rispetto dell'identità di ciascuno in un clima di dialogo e di

solidarietà. Si ritorna ancora al tema dell'inserimento degli alunni stranieri con il DPR n. 394 del

1999 che delinea la modalità di iscrizione, accoglienza e inserimento dei minori e della formazione

degli adulti immigrati, affermando il loro diritto/obbligo all'istruzione scolastica e prevedendo i

dispositivi mirati delle risorse da attivare per l'apprendimento dell'italiano e per facilitare l'accesso

alle strutture e al curricolo comuni, anche attraverso intese con gli enti locali, le comunità e le

associazioni. Il Regolamento contenente le norme in materia di Autonomia Scolastica n. 275 del

1999 delinea linee portanti della scuola del futuro, garantisce il carattere unitario del sistema di

istruzione e valorizza il pluralismo culturale e territoriale.

La tutela del diritto di accesso a scuola del minore straniero trova ancora alla sua fonte normativa

primaria nella legge sull’immigrazione n.40 del 1998 Disciplina dell’immigrazione e norme sulla

condizione dello straniero da cui discendono due altri decreti. In questi decreti ci sono anche parti

specifiche per la scuola e, in particolare, le Disposizioni in materia di istruzione, diritto allo studio e

professioni. In quest’ultima disposizione, i minori stranieri, anche se non godono di permessi di

soggiorno e di una serie di elementi che attestano la loro salute fisica o il percorso di studio

precedenti, al pari dei bambini italiani hanno diritto di essere iscritti alla scuola corrispondente alla

loro età anagrafica. Da quel momento in poi, qualsiasi alunno fino alla maggiore età arrivasse

presso una scuola e chiedesse di essere iscritto, deve avere la possibilità di entrare a far parte

della comunità scolastica a cui chiede l’iscrizione. I documenti necessari all'iscrizione sono: il

permesso di soggiorno, i documenti anagrafici, il documento sanitario, il documento scolastico

attestante gli studi compiuti nel Paese di origine accompagnato da una dichiarazione di valore

rilasciata dall'Ambasciata italiana o dal Consolato. Dal 1999 si passa agli anni 2000, ovvero ci

vorrà fino fino al 2006 per avere una nuova normativa per la presenza di bambini stranieri nella

scuola italiana. La Circolare Ministeriale n. 24 del 2006, Linee guida per l'accoglienza e

l'integrazione degli alunni stranieri, sottolinea che i minori stranieri, come quelli italiani, sono

innanzitutto persone e, in quanto tali, titolari di diritti e doveri che prescindono dalla loro origine

nazionale. La scuola, inoltre, viene definita il luogo centrale per la costruzione e la condivisione di

regole comuni. Nella parte seconda di questa Circolare Ministeriale vengono elencate una serie di

indicazioni operative per agevolare l'esercizio del diritto di accesso del minore straniero

all’istruzione. In presenza, infatti, di fenomeni di concentrazione di alunni stranieri, si ritiene

proficua un'equilibrata distribuzione delle iscrizioni attraverso un'intesa tra scuole e reti di scuole e

una mirata collaborazione con gli Enti Locali.

Le strategie di accoglienza e il loro ambito di applicazione attraverso cui ogni istituto può

intervenire per garantire il diritto allo studio degli alunni stranieri sono: 6

1. strategie relative all’ambito amministrativo-burocratico. La documentazione che di norma è

richiesta per l'iscrizione a scuola degli alunni italiani è predisposta dal Comune di residenza e

comprende la certificazione della nascita e della residenza. Agli alunni stranieri sarà richiesto il

certificato di nascita tradotto e la dichiarazione di residenza. Per quanto riguarda la

certificazione sanitaria, l'iscrizione e la frequenza a scuola dell'alunno straniero avverrà solo a

seguito dell'effettuazione dell'accertamento sanitario;

2. strategie relative all’ambito educativo-organizzativo. L’età che i bambini stranieri hanno al

momento dell’arrivo in Italia è un elemento significativo. I bambini più piccoli, spesso nati o

arrivati in Italia da piccolissimi, trovano nei servizi educativi per l’infanzia un contesto

stimolante e molteplici occasioni per esprimersi. La scuola dell’infanzia facilita l’inserimento

nella scuola primaria, l’apprendimento della nuova lingua e rappresenta il momento di

passaggio dall’ambiente familiare a quello scolastico dove si parla una nuova lingua e vi sono

nuove regole di comportamento e abitudini diverse da acquisire. I bambini non italofoni

possono essere inseriti in una classe primaria inferiore e gli insegnanti di classe devono fornire

al bambino neo-arrivato il sostegno linguistico necessario. Tutto ciò avviene nell’ottica di

favorire un inserimento alla pari;

3. strategie relative all’ambito comunicativo. La comunicazione fra la scuola e la famiglia straniera

deve porre attenzione agli aspetti non verbali della comunicazione e ricorrere eventualmente a

interpreti e mediatori culturali;

4. strategie relative all’ambito relazionale. Per ridurre l'ansia e la differenza, il clima e la relazione

devono essere rivolte allo star bene e al piacere dell’incontro. La scelta e la permanenza del

bambino in un'unica classe è molto rassicurante per avere punti di riferimento costanti, mentre

il modello della rotazione dell'anno in diverse classi può risultare molto disorientante. Occorre

prestare molta attenzione all'inserimento nella classe fin dal primo giorno, cercando di entrare

immediatamente in contatto con l’allievo: il periodo iniziale è sicuramente difficile per

l'insegnante, per il bambino straniero e per i suoi compagni. L’insegnante deve farsi carico dei

problemi del bambino straniero ed impegnarsi a scoprire le sue potenzialità, privilegiando

modalità comunicative e organizzative che aiutino a superare il primo momento di grave

disagio e che mirino alla conoscenza reciproca;

5. strategie relative all’ambito sociale. L'accoglienza è il momento in cui diventano indispensabili

l'osservazione del bambino per raccogliere dati e informazioni relative alle sue abilità e la

rilevazione della sua biografia quale fonte di ulteriori notizie. Questo lavoro iniziale è finalizzato

ad individuare la classe in cui il bambino sarà iscritto e progettare una programmazione

individualizzata. Nella fase dell'inserimento può essere molto utile chiedere l'aiuto della

mediatrice culturale che opera nel territorio. Una cosa molto importante per gli alunni è quello

di avere un punto di riferimento chiaro, che può essere ottenuto con l'assegnazione ad una

classe, sia con uno o più insegnanti.

La scuola dell’Autonomia si caratterizza come scuola del Progetto, inteso come sistema gestionale

orientato ai risultati. Una progettazione rigorosa e documentata è uno strumento irrinunciabile per

tenere sotto controllo i processi e garantire un percorso di riprogettazione nell'ottica del

miglioramento continuo dell'integrazione degli alunni stranieri. Elaborare una mappa di azioni

specifiche condivise come il Protocollo d’Accoglienza significa agevolare l'inserimento degli

alunni stranieri nelle scuole e sostenere gli alunni neoarrivati nella fase di adattamento al nuovo

contesto. Il Protocollo d’Accoglienza è un documento che viene deliberato dal Collegio Docenti e

contiene criteri, principi e indicazioni riguardanti l’iscrizione e l’inserimento degli alunni di

nazionalità straniera, definisce compiti e ruoli degli operatori scolastici, traccia le diverse possibili

fasi dell’accoglienza e delle attività di facilitazione per l’apprendimento della lingua italiana e

individua percorsi non rigidi ma flessibili e operativi, pronti ad essere avviati in caso di necessità. Il

protocollo deve prevedere:

1. la costituzione di una Commissione e la definizione dei suoi compiti;

2. una segretaria che accoglie la prima domanda di iscrizione e mette in contatto lo studente

studente straniero e/o i suoi genitori con il Dirigente e/o un docente referente;

3. una modulistica e un libretto di presentazione della scuola in varie lingue;

4. un docente referente che, dialogando con la famiglia, raccoglie le prime informazioni;

5. un docente che accompagna e accoglie lo studente in classe;

6. un docente che si occupa dell'archivio studenti stranieri; 7

7. un docente che si occupa dell’archivio dei materiali didattici utili in classe quando è presente un

alunno straniero;

8. una figura di riferimento che tiene i rapporti con i genitori stranieri.

L’Assistente Amministrativo incaricato delle iscrizioni:

- accoglie i familiari e convoca il Referente Intercultura e il servizio di mediazione linguistico-

culturale;

- procede all'adempimento delle pratiche d'iscrizione facendo riferimento alla normativa vigente;

- fornisce il fascicolo per l'iscrizione comune a tutti gli alunni e affianca i familiari nella

compilazione;

- fotocopia il passaporto o il documento d’identità dell’alunno, il permesso di soggiorno e

l'eventuale libretto sanitario o il certificato di vaccinazione;

- ritira la certificazione scolastica precedente;

- fornisce le prime informazioni ai genitori sull'organizzazione dell'Istituto e sul sistema scolastico

italiano;

- affida i genitori al Referente Intercultura e/o al Dirigente Scolastico per un colloquio iniziale. Il

colloquio rappresenta un momento importante per il futuro approccio con la classe/sezione di

inserimento e con le attività didattiche e per raccogliere informazioni sulla storia dell’alunno/a e

della famiglia, sulle aspettative scolastiche e sul progetto d’emigrazione che ha spinto la famiglia

a trasferirsi. Con il colloquio si possono inoltre ridurre anche le eventuali ansie che di frequente

accompagnano l’inserimento in una realtà nuova.

L'educazione interculturale stabilisce e incentiva le relazioni tra scuola e gli altri spazi educativi

sviluppando una pedagogia della relazione umana che permetta agli allievi di porre se stessi in

rapporto con gli altri e sia in grado di fornire loro i mezzi per diversificare i propri riferimenti e vivere

le diversità culturali del loro ambiente. In presenza di documentazione certa la Commissione

Intercultura assegna l’alunno alla sezione o classe in base alla normativa vigente. Gli slittamenti di

un anno su classi inferiori sono ponderati con molta attenzione, in relazione ai benefici che

potrebbero portare alla riuscita scolastica dell'alunno e dopo aver acquisito il parere della famiglia.

Ad assegnazione avvenuta, il Dirigente Scolastico comunica all’Assistente Amministrativo

incaricato la sezione/classe d’inserimento e le modalità di accoglienza per il primo giorno di scuola.

La Commissione Intercultura organizza le modalità d'accoglienza per il primo giorno di scuola. Il

Consiglio di Classe stabilisce i tempi di presentazione dei Progetti Educativi per le singole

discipline, semplifica i testi di studio e favorisce l'integrazione nella classe promuovendo attività di

piccolo gruppo eterogeneo e coinvolgendo gli alunni in momenti di intercultura.

Risolvere l’emergenza in chiave interculturale significa, da parte della scuola, porre attenzione ai

grandi mutamenti che avvengono a livello mondiale e alle problematiche delle classi, degli studenti

e dei docenti. Innanzitutto è necessario agire sulla sensibilizzazione dei docenti attraverso la

formazione. Ogni scuola è chiamata a divenire laboratorio di convivenza democratica dove si

apprende a convivere costruttivamente con le differenze, sperimentando nel concreto la

cittadinanza planetaria. La formazione dei docenti, così come la pratica dell’insegnamento, ha

necessità di ancorarsi alle situazioni reali e i soggetti e i gruppi si connotano come elementi

complessi in cui possono sorgere dei conflitti. Per il Dirigente Scolastico si tratta di affrontare il

problema come gestione di un mutamento di prospettiva che deve coinvolgere tutto il corpo

docente: devono essere ripensate le attività e i percorsi formativi per poter coinvolgere tutti gli

alunni. Anche il clima deve essere costruito in modo tale da poter affrontare tutte le situazioni di

conflitto. Inoltre si potrebbe costruire un gruppo di studio che affronti la tematica e che cerchi le

risorse necessarie per gestire e risolvere il problema. Organizzare un corso di formazione per i

docenti della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado significa prevedere la

possibilità di correlare obiettivi specifici, competenze e conoscenze ai contenuti specifici per la

tipologia dei docenti coinvolti in modo che essi possano definire il proprio individuale itinerario

formativo. Il corso dovrà essere finalizzato alla promozione della consapevolezza che l’educazione

interculturale costituisce la “normalità” dell’educazione e dell’interazione nelle società multiculturali

e che l’educazione nella differenza significa contestualmente educazione alla convivenza

democratica e alla cittadinanza attiva. Sarà di fondamentale importanza acquisire la capacità di

lettura dei bisogni formativi del contesto socioculturale in cui la scuola è inserita e utilizzare la

riflessione teorica come momento di valutazione critica delle pratiche educative e socio-educative.

Progettare il Piano dell’Offerta Formativa considerando l’educazione interculturale come suo 8


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia dell'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Ulivieri Simonetta.

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