La pedagogia dell'accoglienza di agazzi e ragazzi stranieri nella scuola dell'obbligo
Per un sistema formativo interculturale integrato di Simonetta Ulivieri
L’educazione interculturale si preoccupa di farsi carico del sistema delle relazioni in cui il soggetto appartenente a una società multiculturale e plurietnica vive immerso. Essa cerca di risolvere in positivo il conflitto attraverso punti di contatto, analogie e convergenze tra culture, perché nella società l’esperienza del conflitto è quotidiana e comporta disagi e paure. L’atteggiamento interculturale non è spontaneo e deve essere costruito e sostenuto in modo scientifico sulla base di conoscenze e convinzioni.
La pratica interculturale implica l’apertura alle differenze di ogni tipo ed essere disposti ad accogliere significa dotarsi di criteri e strumenti conoscitivi e operativi atti ad accompagnare il pluralismo linguistico e a rivedere l’organizzazione scolastica nei suoi aspetti istituzionali e relazionali. L’accoglienza è intesa come la disponibilità a fare della realtà scolastica uno spazio d’incontro, di condivisione e di crescita per tutti attraverso la partecipazione degli studenti e delle loro famiglie al processo educativo per l’acquisizione di competenze in grado di reggere l’impatto con la complessità.
Nell’ambito scolastico, l’educazione interculturale si configura come un insieme di pratiche e di azioni finalizzate a favorire l’accoglienza e l’inserimento degli allievi figli degli immigrati nelle scuole e come un approccio trasversale alle discipline rivolto a tutti gli allievi. Nelle scuole, le coordinate di politica educativa per realizzare i progetti di accoglienza, integrazione e educazione interculturale sono fondate su chiare scelte pedagogiche e tracciano un modello integrato, interculturale e attento al riconoscimento e alla valorizzazione delle lingue, delle culture e della diversità.
Gli alunni stranieri hanno diritto ad essere accolti ed inseriti nella scuola ed è compito di tutti i docenti favorire il clima relazionale della classe affinché ciò avvenga. Il tema interculturale deve servire a sviluppare saperi, interrogativi e attività didattiche per tutti.
Capitolo 1: Educare alla cittadinanza planetaria
Per gran parte del Novecento ha prevalso l’idea che tra le culture vigesse una gerarchia in base alla quale la cultura considerata “superiore” era destinata ad assorbire e annientare quella più debole. L’antropologa Margaret Mead mise in evidenza l’importanza di astenersi dal giudicare i valori delle diverse culture, di studiare comportamenti e abitudini delle popolazioni nel loro ambiente di vita e soprattutto di considerare la cultura un fattore dinamico che cambia nel tempo quindi soggetto a continui cambiamenti.
Negli anni Settanta compaiono i primi studi che introducono il concetto di “dialogo” e di “confronto” tra culture diverse. L’antropologia permetterà di vedere l’insieme dei fattori culturali che si congiungono nel fatto educativo. L’educazione multiculturale è il processo attraverso il quale una persona sviluppa delle competenze in sistemi multipli di schemi di percezione, pensiero ed azione, cioè in multiple culture. Ciascun soggetto costruisce la propria identità non in modo astratto ma attraverso il contatto, la relazione e il confronto con l’altro.
Quando questo incontro avviene tra persone appartenenti a culture differenti si presenta un maggior bisogno di azioni educative orientate a mettere in discussione i propri punti di vista a considerare l’altro come risorsa in grado di mostrarci altre modalità per rappresentare il mondo, per interpretare la realtà che ci circonda. Gisèle Legault, a tal riguardo, ha introdotto il concetto di “sensibilità relativistica” da intraprendere come dispositivo attraverso il quale sviluppare, come regole comuni: l’antirazzismo, il rispetto delle diverse opinioni, l’accettazione delle origini reciprocamente lontane dotate di una loro dignità intellettuale, filosofica, spirituale, artistica.
Individuare l’intercultura come concreto bisogno educativo delle future generazioni richiede, in primo luogo, un ripensamento e una ricostruzione della pedagogia tradizionale al fine di rimuovere millenarie certezze e porre nuove frontiere. Oggi occorre far ricorso a principi pedagogici che portino:
- Ad un congedo dell’etnocentrismo;
- Ad assumere una visione “laica” della cultura e della convivenza;
- A ritenere le istanze della diversità e dell’universalità come strettamente legate e inscritte in una prospettiva dinamica;
- A considerare la diversità una precondizione indispensabile e necessaria perché le innovazioni possano avere luogo, perché le conoscenze possano essere formate e consolidate.
La condivisione di una “cittadinanza planetaria” va oltre e chiede qualcosa di più della “semplice tolleranza”. C’è bisogno quindi:
- Di riconoscere non solo la propria ma anche l’altrui specificità;
- Di valorizzare la storia delle interazioni tra popoli;
- Di costruire l’appartenenza sulla logica degli scambi, dei rimescolamenti;
- Di valorizzare le reti e le collaborazioni come strumenti per interconnettere tra loro le autonomie locali salvaguardando sia le singole specificità che le varietà.
L’approccio interculturale non è da intendersi come una scienza o una disciplina, ma una metodologia che cerca di mettere insieme organicamente, nel suo modo di ricerca e di integrazione del reale, casi psicologici, antropologici, sociali, storici, politici, culturali. L’approccio interculturale non intende focalizzare la propria attenzione sulla valorizzazione delle culture delle diverse comunità ma agire su e con il soggetto, sulla sua identità, non riducibile all’appartenere ad un gruppo e a una cultura ma da considerare come espressione di un insieme complesso di più elementi tra cui: la sensibilità, le convinzioni, le idee, le aspirazioni, i bisogni, il sesso, l’età, la lingua, l’origine geografica.
Al centro dell’azione educativa va posto l’insegnamento della “condizione umana” inteso come il processo attraverso cui esplorare e comprendere la propria identità e quella che si ha in comune con tutti gli altri umani per uscire da quei rigidi confini culturali che alimentano incomprensioni, chiusure, omologazioni totalitarie e riducono la capacità del soggetto di essere «altrimenti» e pensare «diversamente».
La metodologia interculturale si differenzia:
- Sia dall’approccio di tipo compensativo o assimilativo, ovvero l’assimilazione passiva alla cultura del Paese di arrivo;
- Sia dall’approccio di tipo integrativo, ovvero l’accesso alla cultura alla lingua del Paese di arrivo continuando a mantenere anche quella nativa.
La metodologia interculturale considera la diversità non come una componente da eliminare o contrastare ma come un elemento che dà valore aggiunto alla propria e altrui cultura.
Il modello pedagogico interculturale interessa la scuola all’interno dell’educazione formale e la società e la famiglia all’interno dell’educazione non formale. L’intersoggettività sostiene il discorso tra culture che, per incontrarsi, devono conoscersi reciprocamente in un arricchimento comune. L’identità non si ripartisce, ma è solo una ed è la nostra storia. Secondo il concetto di reciprocità e di scambio, quanto più un immigrato sentirà rispettata la propria cultura di origine, più si aprirà alla cultura che lo ha accolto.
Anche nell’altro e nel diverso possiamo in qualche modo incontrare noi stessi, ma più pressante che mai oggi è il dovere di riconoscere nell’altro e nel diverso quel che vi è di comune. L'attenzione all’altro è richiesta non soltanto dal fatto che questi è anche oggi sempre più presente nelle classi di ogni sistema scolastico, ma lo è anche a livello virtuale, accompagnando le vicende quotidiane di ciascuno di noi attraverso l'informazione dei media: non soltanto veniamo a sapere quel che accade lontano da noi, ma subiamo anche gli effetti di decisioni e problemi riferiti a paesi con cui abbiamo pochi o inesistenti contatti.
È l'intera esperienza cognitiva della specie umana a rivelarsi pertinente per il nostro presente e per il nostro futuro. Questi percorsi di interrogazione e di riflessione spingono la prospettiva interculturale a problematizzare la nostra identità e diversità. L’approccio interculturale è in grado di stabilire tra sé e l’altro una relazione costruttiva che stimola i soggetti autoctoni a concepire la propria identità come potenziale «alterità».
L'educazione interculturale, come il concetto di educazione, deve essere pensata in funzione del miglioramento individuale. Sebbene buona parte della riflessione e della pratica interculturale si indirizzi ai problemi dell’inserimento e dell’accoglienza di alunni immigrati o di minoranza, è sempre stata diffusa l’esigenza di situare tali problemi in una prospettiva teorica più ampia. L’approccio interculturale non è quindi indirizzato ai soli alunni stranieri ma mira a creare setting educativo-didattici in cui far sperimentare a tutti rapporti e situazioni di convivenza e d’interazione tra modi differenti di pensare, agire ed essere.
Obiettivo imprescindibile diviene quindi insegnare la comprensione come condizione e garanzia della solidarietà intellettuale e morale dell’umanità. È necessario educare ad un “comprendere” dinamico, problematico, aperto e, contemporaneamente, sorretto dalla volontà, dalla decisione ed all’internazionalità.
L’intercultura è un processo ontologico e consiste nell’interazione di due identità che si attribuiscono reciprocamente un senso in un contesto da definire ogni volta. C’è differenza tra il concetto di educazione e quello di pedagogia: mentre l'educazione rappresenta un'esperienza di apprendimento o cambiamento che l'individuo può vivere indipendentemente dalla scuola e da ogni altro luogo in cui la si progetta, la si pensa, la si programma e verifica, la pedagogia è un campo del sapere.
La pedagogia interculturale, che studia le modalità dell'interazione consapevole e attiva tra soggetti-persone appartenenti a culture differenti, nell'indagare le dimensioni personali del soggetto, può muoversi dal duplice versante della riflessione teorica e della progettazione empirica. La riflessione teorica mira a liberarsi dai modelli pedagogici fondati su valori guida supportati dai sistemi socioculturali dominanti, mentre la progettazione empirica consiste nel lasciarsi guidare da un modello relazionale che si pone come ipotesi di interpretazione dei problemi educativi.
L’educazione interculturale si propone come prospettiva dell'educazione del soggetto-persona intesa in forma integrale e invita il soggetto alla ricerca di possibili orizzonti comuni, offrendo proposte culturali indispensabili per continuare ad educarsi, imparando ad imparare per tutto il corso della vita.
Capitolo 2: Le ragioni dell’educazione interculturale
L’idea dell’intercultura si è sviluppata nel contesto europeo quando gli organismi internazionali hanno preso coscienza degli effetti della crescita demografica delle popolazioni straniere presenti in Europa sul carattere plurietnico e pluriculturale delle nostre società e sul ruolo dell’istruzione scolastica nella formazione di una nuova società. Il termine “interculturalità” è stato introdotto dall’UNESCO nel 1980 per la necessità di un rapporto di rispetto reciproco e di scambio tra culture nella prospettiva di un arricchimento vicendevole.
L’intercultura è un dato strutturale e non passeggero o marginale della società. Un progetto di sviluppo interculturale comporta lo sviluppo di un pensiero aperto, flessibile, problematico, capace di dirigersi verso i valori di altre culture e capace di tornare nella propria cultura arricchito dall’esperienza del confronto. Con il 1980 il “dialogo tra culture” venne sostituito dal concetto di “rapporto”.
Di fronte al fenomeno sempre più consistente dell’immigrazione, bisognava riconoscere l’autenticità culturale di ciascuna cultura e avanzò il concetto di “transculturalità”. Il problema era anche quello di superare i possibili conflitti che il contatto tra culture diverse poteva suscitare. La pedagogia interculturale nasce all'interno della pedagogia compensativa, volta a facilitare il successo scolastico di chi è costretto a recuperare il più rapidamente possibile abilità e capacità senza le quali viene penalizzato nel suo processo di inserimento.
Esiste però una differenza tra il concetto di educazione e quello di pedagogia. Quando il progetto di educazione specifica concepito per i “culturalmente diversi” e quindi “compensatorio” a quello di “educazione per tutti gli allievi”, l’aggettivo “interculturale” assume allora il senso di un'interazione tra gli individui appartenenti a culture diverse, in una società che si caratterizza per essere di fatto “multiculturale”.
La prospettiva interculturale si pone come un vero cambiamento di paradigma a livello psicologico in quanto, da una pedagogia dell’integrazione assimilazionistica del diverso, si passa ad una pedagogia della formazione culturale ed interculturale che guarda ad ogni persona come bisognosa di essere rispettata nella prospettiva di collaborare per la realizzazione di un comune progetto: la convivialità delle differenze.
Queste nuove problematiche trovano risposta in una formazione delle nuove generazioni aperta a comprendere la dinamicità, la problematicità, la complessità e l'ambivalenza dei tempi presenti. L'intercultura non deve essere presente solo a scuola e nel mondo dell’educazione, ma deve essere anche una sfida professionale e umana da vivere e rendere pratica quotidiana in tutti i luoghi di vita.
Il rapido cambiamento della società post-moderna investe ed interessa i contenuti da insegnare, l’azione educativa e i metodi didattici. La scuola è chiamata a rafforzare il senso di identità nazionale e a dare alla formazione di ogni alunno uno spessore interculturale. La scuola deve accogliere e valorizzare i portatori di culture diverse assumendole come beni alla cui fruizione hanno diritto sia i migranti che gli autoctoni per sviluppare la loro personalità e usufruire dei rispettivi beni culturali.
L'educazione interculturale ha come obiettivo l'educazione di tutti al parametro culturale e tende ad interrogare l'approccio alle differenze culturali con tutti gli agenti educativi. L'educazione interculturale nelle sue diverse articolazioni costituisce la risposta educativa alle esperienze delle società multiculturale. Tali società sono caratterizzate dalla presenza, in un determinato contesto, di più culture. In esse i soggetti e i gruppi si connotano come elementi di una realtà complessa, che interagiscono secondo dinamiche diverse, in funzione degli ambiti e delle condizioni di scontro.
L'incontro con le culture diventa un importante fattore formativo, per l'autoctono e per l’immigrato, perché si possa dire che non è possibile negare ad una persona di vivere la sua cultura di appartenenza e la sua identità. Con l'interculturalità ha acquistato preminenza il concetto di identità culturale del soggetto culturalmente diverso e del soggetto autoctono. L'identità culturale è un'identità che caratterizza il modo di essere e di agire di ciascuno di noi e che va salvaguardata e rispettata.
Per sottolineare il rispetto delle identità culturali, il concetto di integrazione pluralista sostiene che nell'interculturalità è ineliminabile la questione dell’integrazione, nel senso che il soggetto immigrato va aiutato ad inserirsi nella nuova cultura. Questa integrazione però va fatta con le dovute maniere, consentendo all'immigrato di mantenere la sua lingua, i suoi costumi e la sua fede religiosa e, per questo motivo, l'integrazione deve essere pluralista.
Gli autoctoni e gli immigrati devono fare i conti con la propria cultura: riconoscerla e decostruirne quegli aspetti ritenuti universali ma che, in realtà, sono frutto del divenire storico di una specifica esperienza dell’umanità. Questa ritrovata consapevolezza riconosce e porta a galla il conflitto, ma educa a risolverlo secondo modalità non violente.
I valori fondativi relativi ai sistemi educativi di Francia, Spagna, Germania e Italia, tendenti a conferire un'identità coesa ed organica, hanno favorito un approccio di tipo assimilazionista, connotato da una scarsa attenzione ai valori, alle esperienze e alle conoscenze possedute dai nuovi arrivati, in modo che la cultura minoritaria fosse inglobata dalla cultura dominante. Il crescente fenomeno degli alunni stranieri degli ultimi anni ha obbligato ad un ripensa...
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