Modelli teorici e metodologici dell'apprendimento
Capitolo 1: Comportamentismo
Il comportamentismo si pose l'obiettivo di spiegare scientificamente i comportamenti individuali e i fattori ambientali che ne possono influenzare l'espressione. Pavlov, Watson, Thorndike e Skinner introdussero il metodo dell'osservazione e come oggetto di studio presero il comportamento e non più la mente.
Comportamento
Il comportamento è un insieme di azioni manifeste e, quindi, direttamente osservabili, mentre lo studio della mente richiedeva l'uso di nozioni, concetti e termini non scientificamente comprovati come quelli di stimolo-risposta. Nelle teorie stimolo-risposta il comportamento è la risultante dell'interazione di due variabili: lo stimolo e la risposta. Un'interazione che pone in secondo piano l'organismo, che fa da elemento mediativo necessario, ma non obiettivamente indagabile.
Nei primi esperimenti, i soggetti osservati erano animali. La prospettiva comportamentista condivide con l'approccio etologico l'idea che gli animali possono essere possibili modelli di comportamenti sociali umani. Entrambe le prospettive ritengono che le manifestazioni del comportamento siano apprese dall'esterno: quindi, gli stimoli si ricevono, ma le risposte si apprendono. L'apprendimento è un insieme di modificazioni relativamente stabili del comportamento soggettivo acquisite in relazione con l'ambiente.
Pavlov condusse esperimenti sui riflessi di salivazione dei cani, introducendo la nozione di riflesso appreso condizionato: una risposta può associarsi a uno stimolo che in origine non la provocava. Il soggetto apprende a trasferire la propria capacità di risposta da uno stimolo all'altro, fino a rispondere all'uno senza l'altro, svincolandosi dallo stretto rapporto fisiologico che si instaura tra uno stimolo specifico e l'organo di senso preposto ad accoglierlo. Il soggetto impara, quindi, ad anticipare e trasferire la risposta, ma anche a generalizzarla, a discriminarla, a inibirla.
Pavlov chiamò condizionato lo stimolo neutro che agisce solo in condizioni associative e incondizionato lo stimolo che non necessita di un'associazione per agire. Il comportamento può essere modellato con la pratica del condizionamento, che avviene mediante la presentazione ripetuta dello stimolo condizionato.
Nella visione di Pavlov, educazione e istruzione sono il risultato dello stabilirsi di nuove connessioni nervose.
Watson
La focalizzazione dell'interesse scientifico sul comportamento si deve a Watson che diede origine al comportamentismo. Watson affermava che la psicologia, per essere scientifica, necessitava di un oggetto di studio abbastanza stabile per poter essere sottoposto a misurazioni affidabili. Il comportamentismo nacque dall'idea che fosse possibile effettuare analisi sperimentali sul comportamento e che, a parte i riflessi innati e le emozioni di base, ogni aspetto del comportamento è acquisito ambientalmente.
Thorndike
Gli studi sul comportamento furono ampliati da Thorndike che delineò il comportamento attraverso i processi di selezione e connessione tra uno stimolo e una risposta. L'apprendimento è un processo che varia in funzione al numero di opportunità che si hanno da imparare. Thorndike notò che le connessioni associative tra uno stimolo e una risposta si consolidano con la ripetizione frequente e si indeboliscono con la discontinuità della pratica. Le connessioni stimolo-risposta sono rinforzate o indebolite sia per le leggi dell'esercizio, che per le leggi dell'effetto: se le risposte da apprendere producono un effetto soddisfacente per il soggetto che le emette, quindi lo aiutano a risolvere la situazione problematica in cui si può trovare, tali connessioni vengono selezionate e stabilizzate.
L'esercizio contribuisce all'apprendimento, ma non lo provoca o lo determina: è l'effetto che genera l'apprendimento, che emerge da una selezione di risposte che il soggetto compie, attraverso tentativi ed errori. L'apprendimento è selettivo, cioè emerge da una selezione di risposte che il soggetto produce attraverso tentativi ed errori.
Condizionamento operante
Il modello di condizionamento di Thorndike viene chiamato condizionamento operante; il comportamento è influenzato anche dalla operatività soggettiva. Nel condizionamento operante l'organismo impara a scegliere le risposte che avranno le conseguenze migliori per il proprio adattamento. La risposta che genera il rinforzo desiderato tende ad essere ripetuta e il rinforzo è rappresentato da ciò che il soggetto dell'esperimento desidera raggiungere. Dipende dalla risposta soggettiva ed è ritenuto volontario e controllato dal soggetto che opera.
Condizionamento classico
Nel condizionamento classico rispondente ogni soggetto impara a rispondere all'ambiente. Suscita la risposta nel soggetto ed è considerato involontario ed automatico. Il rinforzo, poi, è il processo in cui allo stimolo condizionato viene fatto seguire quello incondizionato. Dopo diversi rinforzi, si stabilisce la risposta condizionata del soggetto. Ogni cultura può essere definita un insieme di rinforzi contestualizzati. L'ambiente ha un ruolo selettivo, per il quale culture differenti possono rinforzare differenti pattern di comportamento. Entrambi i tipi di condizionamento, rispondente e operante, fanno leva su meccanismi adattivi e permettono lo sviluppo di appropriati pattern di comportamento in risposta ad eventi significativi.
La caratteristica peculiare del comportamentismo è che il comportamento del soggetto è ambientalizzato, cioè è sempre esplicativo delle condizioni ambientali che lo hanno determinato. Le leggi dell'apprendimento diventano leggi dell'ambiente e i concetti comportamentisti generano le modalità di insegnamento di tipo trasmissivo-imitative. I caratteri di questi modelli sono che chi insegna trasmette e chi apprende usa procedure imitative.
L'attività di insegnamento diventa scienza dell'istruzione, scienza applicata e sistematica, scienza empirica con i suoi principi. L'insegnamento è programmato dal docente, riconducibile a schemi di programmazione didattica che hanno come punti di riferimento gli obiettivi generali della formazione. È bene che l'apprendimento scolastico sia organizzato e incanalato in precisi e dettagliati iter formativi finalizzati, la cui meta è costituita da un insieme di obiettivi didattici metodologicamente espliciti.
Prerequisiti e insegnamento
La definizione degli obiettivi di insegnamento comporta il controllo dei prerequisiti individuali (momento rilevante nella logica sequenziale dell'insegnamento) e il rispetto degli standard (cioè perseguire una continuità metodologica che leghi gli obiettivi didattici alle strategie di istruzione e di valutazione).
Insegnare implica sapere cosa si vuole insegnare, quali argomenti presentare, quali risposte aspettarsi e quando presentare i rinforzi. La valutazione deve avvenire in itinere, per dare modo all'insegnante di stabilire se chi apprende sta assimilando, recuperando o richiamando gli apprendimenti necessari per portare a termine il compito prefissato. Skinner sostiene che si apprende meglio se le conoscenze da impartire vengono suddivise in più unità informative e se al soggetto che apprende vengono forniti continui feedback di valutazione circa l'accuratezza dell'avvenuto apprendimento.
L'analisi comportamentista dell'insegnamento ha suggerito una serie di schemi e tassonomie, le classificazioni, che guidano la selezione degli obiettivi da raggiungere e le strategie di istruzione. L'insegnamento si basa sulla previsione del compito e delle strategie, che saranno necessarie per risolverlo; si basa su apprendimenti che vanno dal semplice al complesso.
Mistery Learning
La metodologia che usa la tassonomia di Bloom, parte dal presupposto che la maggior parte degli studenti sia in grado di imparare e acquisire la padronanza di ogni materia. L'insegnante definisce ciò che tutti gli studenti devono imparare, gli obiettivi didattici e determina poi il livello o lo standard del mastery performance al quale tutti gli studenti dovrebbero arrivare. Questa metodologia considera di pari valore la componente cognitiva e quella affettivo/emozionale nell'apprendimento.
Comportamento molecolare
Poiché il comportamento è un processo molecolare, cioè un approccio che considera l'apprendimento un processo sommatorio composto da sequenze di unità, i modelli trasmissivo-imitativi dell'apprendimento tendono a considerare l'insegnamento un processo composto da più fasi che progredisce verso mete finali. Il comportamento dell'insegnante condiziona quello del soggetto che apprende e può assumere caratteristiche analoghe a quello del condizionamento rispondente e operante. Il condizionamento è una funzione reciproca, perché soltanto dalla reciproca relazione di apprendimento/insegnamento si ha la dimensione globale del condizionamento. Questo è un processo continuo.
L'insegnamento comportamentista orienta all'esplorazione e motiva incuriosendo. È quindi una forma di condizionamento e di modellaggio che può essere rapportata a una richiesta di risposte a segnali specifici. Per modellare il comportamento occorre, da parte dell'insegnante, un continuo monitoraggio teso a correggere le risposte inesatte prima che si consolidino. Ciò può avvenire attraverso l'esercizio: la pratica rende lo studente in grado di trasferire da un compito all'altro le abilità acquisite.
Il contesto dell'apprendimento deve tendere a somigliare il più possibile al contesto ambientale, così da facilitare i processi di generalizzazione delle risposte e lo sviluppo delle capacità adattive individuali. L'ambiente è il denominatore comune della relazione apprendimento/insegnamento. Tutte le caratteristiche socioculturali che fungono da elementi rinforzanti gli apprendimenti, la cultura e lo sviluppo sociale determinano la risposta del soggetto.
Gli assunti teorici di questo apprendimento tradizionale considerano il soggetto come colui che "non sa", o "non sa come fare", ma che vuole imparare ciò che deve imparare e deve essere messo in grado, dall'insegnante, di raggiungere le sue stesse conoscenze. Il modello imitativo nella relazione apprendimento/insegnamento effettua una distinzione tra conoscenza procedurale e conoscenza proposizionale.
- La conoscenza procedurale è la conoscenza del "come" una certa operazione dev'essere correttamente eseguita.
- La conoscenza proposizionale consiste nella capacità di interpretare messaggi sensoriali provenienti dal mondo esterno.
Capitolo 2
A partire dagli anni Quaranta, nasce una scienza della mente che spiega la conoscenza umana attraverso lo studio del funzionamento dei processi mentali. Già all'inizio del Ventesimo secolo si era diffusa la psicologia della Gestalt, modello alternativo al comportamentismo, che valorizzava l'apprendimento intuitivo [senza far ricorso a schemi ripetitivi già appresi] e il pensiero produttivo [scoperta personale di soluzioni].
L'apprendimento è un processo che ha inizio a livello percettivo e si sviluppa fino al pensiero complesso, ma non è sommatorio. L'approccio della psicologia della Gestalt al campo di esperienza è un approccio nel quale la totalità del fenomeno osservato ne determina e ne spiega le componenti. Il modo in cui le parti sono viste è determinato dalla configurazione del tutto.
La complessità dell'apprendimento portò all'avvento della teoria dell'informazione e del crescente progresso sia nelle tecnologie informatiche che nelle conoscenze neuroscientifiche. La teoria dell'informazione di Shannon del 1948 fornì una base scientifica allo studio dei sistemi di comunicazione, stabilendo che il principale criterio da rispettare per facilitare il passaggio di un'informazione dal mittente al ricevente stava nella lunghezza del messaggio. Un messaggio breve, chiaro e conciso era più efficace.
Vennero a crearsi, all'interno della scienza cognitiva, due filoni di pensiero con obiettivi e metodologie differenti:
- L'approccio computazionale considerava la mente come un calcolatore elettronico sequenziale, programmabile e operante sui simboli. Un processore di elaborazione nel quale l'attività gestionale delle informazioni avviene in termini sistematici, razionali e logico-linguistici. L'attività mentale era, infatti, studiata in contemporanea ai meccanismi elaborativi del computer.
- Gli approcci neurali manifestavano, invece, interesse per il funzionamento del sistema nervoso negli organismi e per le basi neurofisiologiche del pensiero. Wiener tentò di creare macchine (automi) che fossero modelli meccanici del comportamento umano dotati di una propria organizzazione interna e aperti allo scambio di informazioni con l'ambiente esterno.
I modelli dell'elaborazione dell'informazione prevedevano che il sistema cognitivo elaborasse i dati in entrata, input, e producesse poi, in seguito alla stimolazione ambientale, risposte in uscita (output). Invece, i modelli della comunicazione affermavano che il passaggio comunicativo poteva essere semplificativo in una sola formula che prevedeva un mittente e un ricevente e il buon esito era garantito da un feedback (risposta allo stimolo). Il feedback diviene il garante dell'avvenuto apprendimento, e la velocità dei tempi di reazione era indice della correttezza del processo elaborativo.
Il complemento psicologico dell'approccio computazionale riteneva possibile paragonare l'attività mentale a quella di una macchina da calcolo e si espresse nelle teorie cognitive, accomunate dal tentativo di comprendere la mente umana nei termini dei processi mentali che contribuiscono all'esecuzione di un compito cognitivo. Queste teorie presuppongono che l'attività mentale sia costituita da componenti (entità funzionali dinamiche) di elaborazione dell'informazione e vada studiata attraverso di esse. I cognitivisti utilizzavano il comportamento sperimentalmente per la verifica di condizioni interne presupposte, per la conoscenza, cioè, di forme, strutture, processi responsabili delle manifestazioni comportamentali.
Il costrutto di cognizione si contrappone a quello di associazione stimolo-risposta; gli studi sul condizionamento ambientale lasciarono il posto a quelli della percezione individuale dell'ambiente. L'apprendimento è un processo elaborativo (di informazioni) e, con l'insegnamento, un processo organizzato (di strategie) che si basa su meccanismi di comprensione e di attribuzione di significati.
Il pensiero astratto è l'unica forma di operatività intellettuale ritenuta in grado di fornire soluzioni ai problemi complessi. Nella processualità elaborativa della mente, le procedure operative da svolgere per la risoluzione di problemi sottostanno a regole predefinite, la cui acquisizione è preliminare rispetto all'attuazione di un compito.
- I modelli significativo-interpretativi dell'apprendimento sono simbolici: fanno capo a sistemi concettuali di riferimento culturalmente definiti, poiché partono dal presupposto che gran parte della rappresentazione e della comunicazione umana abbia luogo attraverso sistemi di simboli, sistemi di significato che racchiudono unità di informazione.
- I modelli significativo-elaborativi sono sistematici e logici. Si svolgono secondo procedure sequenziali di operazioni relativamente semplici e implicano differenti livelli di analisi.
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