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Parte prima: dalla "black box" alle reti neurali

Capitolo primo: La scienza del comportamento

Negli anni 20, 30, 40 del secolo scorso, il comportamentismo si pose l’obiettivo di spiegare scientificamente i comportamenti individuali e i fattori ambientali che ne possono condizionare l’espressione. La "scienza del comportamento" influenzò prima gli Stati Uniti e in seguito l’Europa. Molti studiosi tra cui Pavlov, Skinner, Watson e Thorndike introdussero come metodo scientifico l’osservazione e non più l’introspezione e come oggetto di studio il comportamento e non la mente.

Il comportamento è un insieme di azioni manifeste, e quindi direttamente osservabili, mentre lo studio della mente (considerata una scatola nera, black box) avrebbe necessariamente comportato l’analisi di entità e costrutti non esattamente misurabili usando concetti, nozioni e termini non scientificamente comprovati come quello di stimolo-risposta. Nelle teorie stimolo-risposta il comportamento è la risultante dell’interazione tra due elementi primari e variabili, lo stimolo e la risposta. Questa interazione pone in secondo piano l’organismo, inteso quale elemento mediativo necessario ma non indagabile.

Nei primi esperimenti sulle associazioni stimolo risposta iniziati con le ricerche di Pavlov sul condizionamento, i soggetti osservati erano animali poiché la prospettiva comportamentista condivide con l’approccio etologico l’idea che gli animali possano rappresentare possibili modelli di comportamenti sociali umani. Principio comune alle due prospettive è che le manifestazioni del comportamento sono apprese dall’esterno e non autoprodotte dalla realtà interna degli organismi: ritengono che gli stimoli si ricevono, ma le risposte si apprendono. (le risposte sono le manifestazioni comportamentali osservabili).

L’apprendimento è un insieme di modificazioni relativamente stabili del comportamento soggettivo acquisite proprio nella relazione che l’individuo stabilisce con l’ambiente. Il condizionamento è un apprendimento di nessi psicologici.

Pavlov

Il comportamentismo ha sviluppato le teorie della psicologia S-R, stimolo risposta, basata sul modello del riflesso fisiologico secondo la quale un riflesso è una risposta ad uno stimolo. Gli studi di Pavlov, che condusse esperimenti sui riflessi di salivazione dei cani, introdussero il concetto di riflesso appreso o condizionato, secondo il quale una risposta può associarsi ad uno stimolo che in origine non la provocava generando i primi modelli sul condizionamento.

I suoi esperimenti lo indussero ad avanzare l’ipotesi di una associazione tra uno stimolo specifico e la reazione di un soggetto dovuta alla ripetizione e alla continuità della stimolazione nel tempo: apprende cioè a trasferire la propria capacità di risposta da uno stimolo all’altro. Il soggetto non impara solo ad anticipare e a trasferire la risposta ma anche a generalizzarla, discriminarla, inibirla ed estinguerla sempre in rapporto alla stimolazione esterna.

Pavlov chiamò condizionato lo stimolo neutro che agisce solo in condizione associative e incondizionato lo stimolo specifico che non necessita di associazione per agire. Il comportamento può essere quindi modellato con la pratica del condizionamento che nella sua forma classica può essere definito come la formazione di una associazione tra uno stimolo e una risposta mediante la presentazione ripetuta dello stimolo condizionato in rapporto controllato con lo stimolo incondizionato che originariamente suscita tale risposta.

Nella visione di Pavlov educazione e istruzione non sono nient’altro che il risultato dello stabilirsi di nuove connessioni nervose: comprendere le modalità attraverso le quali uno stimolo può essere associato a una risposta significa aver compreso tutti i meccanismi dell’apprendimento del comportamento.

Watson

Le ricerche di Pavlov hanno dato origine ad una prospettiva teorica che fonde il modello fisiologico e quello comportamentale dell’apprendimento, ma la focalizzazione dell’interesse scientifico si deve a Watson. La data di nascita del comportamentismo è ufficialmente riconducibile alla pubblicazione, nel 1913, del saggio di Watson "Psychology as the Behaviorist Views it" dove afferma che la psicologia dal punto di vista behaviorista è una branca della scienza naturale puramente oggettiva e sperimentale. Il suo obiettivo è la predizione e il controllo del comportamento.

Il comportamentismo nacque dunque dall’idea che fosse possibile effettuare analisi sperimentali sul comportamento dei soggetti al fine di ricostruire le concatenazioni associative stimolo-risposta che producono come risultato il comportamento individuale manifesto in relazione al condizionamento ambientale.

Thorndike

Gli studi sul comportamento furono ampliati da Thorndike (1911) che delineò il primo tentativo formale di collegare eventi sensoriali al comportamento attraverso i processi di selezione e connessione tra stimolo e risposta. L’apprendimento è un processo che varia in funzione del numero di opportunità che si hanno di imparare; è un processo che si incrementa in brevi e graduali passaggi sistematici.

Ponendo un soggetto in una situazione problematica, notò che le connessioni associative tra uno stimolo e una risposta si consolidano con la loro ripetizione frequente (legge dell’uso) e si indeboliscono con la discontinuità della pratica (legge del disuso). Le connessioni stimolo-risposta sono rinforzate o indebolite sia per le leggi dell’esercizio (uso e disuso) che per le leggi dell’effetto (se le risposte da apprendere producono un effetto soddisfacente per il soggetto che le emette, tali connessioni vengono selezionate e stabilizzate).

L’apprendimento emerge da una selezione di risposte che il soggetto compie, attraverso tentativi ed errori. L’apprendimento è selettivo ossia emerge da una selezione di risposte, in cui vige la legge dell’effetto soddisfacente, che il soggetto produce attraverso una serie di tentativi ed errori, in cui vige la legge dell’esercizio. Si impara tramite l’esercizio e l’effetto soddisfacente.

Il modello del condizionamento di Thorndike viene definito operante poiché la risposta osservata è strumentale al soggetto per ottenere ciò che vuole raggiungere. Il soggetto acquista maggiore significatività. L’organismo impara a scegliere le risposte che avranno le conseguenze migliori per il proprio adattamento.

Nel condizionamento classico o rispondente, invece, ogni soggetto impara a rispondere all’ambiente: il comportamento individuale si modifica attraverso le leggi della intensità, della frequenza, della continuità temporale, leggi che spiegano l’apprendimento come processo adattivo. Il rinforzo è il processo in cui allo stimolo condizionato viene fatto seguire quello incondizionato, dopo diversi rinforzi si stabilisce la risposta condizionata del soggetto.

Nel condizionamento operante la risposta che genera il rinforzo desiderato tende ad essere ripetuta e il rinforzo è rappresentato da ciò che il soggetto desidera raggiungere. Il condizionamento classico suscita la risposta del soggetto ed è considerato involontario e automatico; il condizionamento operante dipende dalla risposta del soggetto ed è ritenuto volontario e controllato dal soggetto che opera. (nel primo lo stimolo incondizionato rappresenta il rinforzo che precede la risposta condizionata, nel secondo il rinforzo è rappresentato dallo stato di soddisfazione che segue la risposta appropriata).

Skinner

Nel modello del condizionamento operante di Skinner c’è lo schema risposta emessa-rinforzo, in cui il rinforzo sta a significare l’aumento di probabilità che le risposte rinforzate si ripresentino in situazioni analoghe. Egli propose la distinzione tra comportamento rispondente, causato da un precedente stimolo, già conosciuto e comportamento operante, attivato dall’organismo sempre in relazione a uno stimolo. Il nome operante deriva dal fatto che tale comportamento agisce sull’ambiente.

Ogni cultura può essere definita un insieme di rinforzi contingenti e contestualizzati, l’ambiente ha un ruolo selettivo per il quale culture differenti possono rinforzare differenti pattern di comportamento. I comportamenti che hanno più probabilità di essere appresi sono quelli resi più operatici nell’ambiente dalle condizioni di vita naturali e culturali degli individui.

Gli studi sul comportamentismo hanno avuto come oggetto di studio il comportamento individuale e sociale e sono importanti perché sostengono che il comportamento del soggetto è ambientalizzato, cioè è sempre esplicativo delle condizioni ambientali che lo hanno determinato. È una prospettiva da definire ambientalista, perché la novità metodologica è che il comportamentismo usa l’esteriorizzazione dei processi interiori e lo studio del comportamento manifesto.

Pertanto anche se un soggetto si dimostra attivo e consapevole, in grado di indurre modificazioni nell’ambiente, è da considerare comunque inserito in un ambiente, un soggetto il cui comportamento si svolge e si studia in esterno. Ogni individuo apprende, nella continua interazione ambientale, attraverso un ordine sequenziale di associazioni che va dal semplice al complesso.

I concetti comportamentisti di stimolo, risposta, esercizio, effetto, rinforzo, generano le modalità di insegnamento di tipo trasmissivo-imitative.

I modelli trasmissivo-imitativi

I caratteri dei modelli trasmissivo-imitativi dell’insegnamento e dell’apprendimento sostengono che chi insegna trasmette e chi apprende usa procedure imitative. L’apprendimento è associativo, in quanto generatore di connessioni tra stimoli e risposte; il comportamento manifesto è complesso, somma di comportamenti semplici. Nell’apprendere si formano abitudini da quelle senso motorie a quelle superiori.

L’apprendimento è un processo di acquisizione di conoscenze che si manifesta attraverso modifiche del comportamento e può essere condizionato dall’attività di insegnamento. L’attività di insegnamento diventa scienza dell’istruzione caratterizzata da istruzione diretta, preorganizzata e dotata di chiare direttive esplicative, oltre ad un ambiente che garantisca le condizioni dell’apprendimento. L’insegnamento è dunque programmato dal docente. La formazione è un tipo di comportamento manifesto, direttamente osservabile e misurabile; per determinarne l’effettiva riuscita sono necessarie sessioni di verifica che potrebbe non essere priva di errore.

L’errore per chi insegna potrebbe significare non riuscire a gestire la materia di insegnamento, cioè non calibrare i contenuti rispetto alle conoscenze pregresse di chi apprende o rispetto agli obiettivi prefissati. Per chi apprende l’errore è una variabile prevista, si apprende per prova ed errore.

L’apprendimento scolastico deve essere organizzato, preincanalato e incanalato in precisi e dettagliati iter formativi finalizzati, la cui meta è costituita da insiemi di obiettivi didattici contenutisticamente e metodologicamente espliciti. La definizione degli obiettivi comporta una serie di operazioni tra cui il controllo dei prerequisiti individuali e il rispetto degli standard di apprendimento prefissati.

Insegnare implica sapere cosa si vuole insegnare, quali argomenti presentare, quali risposte aspettarsi e quando presentare i rinforzi. La valutazione deve avvenire in itinere per dar modo all’insegnante di stabilire se chi apprende sta assimilando, recuperando o richiamando gli apprendimenti necessari per portare a termine il compito prefissato.

Una volta che l’insegnante ha potuto valutare le condizioni iniziali delle conoscenze dello studente e gli standard di apprendimento che vuole conseguire può procedere nella programmazione di un proprio piano di lavoro tenendo presente che si apprende meglio se le conoscenze da impartire vengono suddivise in più unità informative e se al soggetto che apprende vengono forniti continui feedback di valutazione. Semplici e brevi compiti da affrontare e superare danno luogo più facilmente a piccoli successi, motivanti, rinforzanti ma soprattutto orientanti.

L’analisi comportamentista dell’insegnamento ha suggerito una serie di schemi e classificazioni, le tassonomie, che guidano la selezione degli obiettivi da raggiungere e le strategie di istruzione. Nel mastery learning si parte dal presupposto che la maggior parte degli studenti sia in grado di imparare e di acquisire la padronanza di ogni materia. L’insegnante definisce ciò che tutti gli studenti devono imparare, gli obiettivi didattici e successivamente determina il livello o lo standard del mastery performance al quale tutti gli studenti dovrebbero arrivare. Questa metodologia considera di pari valore la componente cognitiva e la componente affettivo-emozionale nell’apprendimento. (ad esempio gli stati emotivi ansiosi possono giocare a favore dell’apprendimento; l’insegnamento può incentivare l’insorgere di stati ansiosi nel soggetto poiché si pensa che apprenderà con più motivazione e incisività).

Poiché il comportamentismo è un approccio molecolare, cioè un approccio che considera l’apprendimento un processo sommatorio composto da sequenze di unità, i modelli trasmissivo-imitativi considerano l’insegnamento un processo composto da più fasi, sommatorie e sequenziali, che progredisce verso mete finali.

Il comportamento dell’insegnante condiziona quello del soggetto che apprende e può assumere caratteristiche analoghe a quelle del condizionamento rispondente e operante. L’insegnamento comportamentista orienta all’esplorazione, affinché il meccanismo di apprendimento per prova ed errore sia convogliato in forme strutturate di istruzione e nello stesso tempo motiva incuriosendo.

L’insegnamento è una forma di condizionamento e di modellaggio. Il comportamento di chi apprende è determinato dai rinforzi esterni e non dalle motivazioni intrinseche individuali; per modellare il comportamento occorre, da parte dell’insegnante, un continuo monitoraggio teso a correggere le risposte inesatte prima che si consolidano. Ciò può avvenire attraverso l’esercizio, insieme al rinforzo e alla verifica.

La pratica attraverso l’esercizio (learning by doing) è un momento molto importante dell’insegnamento, la pratica rende lo studente in grado di trasferire da un compito all’altro le abilità acquisite. La pratica può risultare controproducente se le risposte che vengono rinforzate attraverso l’esercizio sono quelle non corrette; per questo le fasi di valutazione e di esame devono svolgersi con frequenza.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alexia1992 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia del ciclo di vita e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Ariemma Lucia.
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