Estratto del documento

Questioni di confine: i saperi e i loro rapporti

I saperi come sistemi interagenti

La tesi che assumiamo come ipotesi di lavoro è a favore di una interpretazione dei saperi come sistemi di conoscenze autonomi e capaci di auto-organizzazione, quindi come sistemi autopoietici. Nel discutere questa posizione, procederemo per analogia, attraverso l’assimilazione dei saperi ai sistemi viventi.

Il primo argomento riguarda il carattere sistemico dei saperi. Ci chiediamo, quindi, se è possibile parlare di un sistema dei saperi e se sia legittimo assumere una prospettiva di tipo sistemico per descriverli. Questa prospettiva dovrebbe garantirci la possibilità di adottare uno sguardo interno al sistema (quello che include l’osservatore come soggetto osservato) e uno sguardo esterno ad esso (quello compiuto da un osservatore). Nel primo caso la descrizione riguarda la dinamica interna al sistema, il funzionamento delle sue componenti; nel secondo caso la descrizione riguarda le relazioni tra ciò che l’osservatore distingue come sistema e come ambiente.

Questa prospettiva sistemica dovrebbe consentirci di avere una duplice visione dei saperi: una di tipo statico (legata alle loro forme, strutture, organizzazione) e una di tipo dinamico (legata alla loro crescita ed evoluzione).

Il termine sistema fa riferimento ad una totalità, un tutto integrato, le cui proprietà derivano dalla relazione fra le sue parti. Quindi una prospettiva di tipo sistemico definisce la comprensione di un fenomeno nel contesto di un insieme più ampio di fenomeni, dei quali si stabilisce la natura delle relazioni.

Prospettiva sistemica e approccio cartesiano

Questa prospettiva esprime un'opposizione ad un approccio di tipo cartesiano, o riduzionistico, secondo il quale la comprensione di qualche cosa dipende dalla comprensione dei suoi elementi. Dal nostro punto di vista la questione non è irrilevante perché la prospettiva riduttivista interpreta la separazione disciplinare tra saperi come conseguenza logica e imprescindibile dell’assunzione di validità del presupposto cartesiano: se per poter conoscere il mondo esso deve essere suddiviso in parti, allora dal punto di vista dell’attività di costruzione del sapere, ne discente la necessità di tracciare linee di demarcazione nette e precise.

Dal punto di vista pedagogico ciò si riflette sul rapporto tra studio della complessità e studio del dettaglio, sui significati che attribuiamo ai concetti di disciplinarità e interdisciplinarità; nonché sulla dialettica tra formazione specialistica o formazione trasversale.

Teoria generale dei sistemi

L’emergenza simultanea di problemi e concezioni simili in campi diversi del sapere induce Bertalanffy, alla fine degli anni Sessanta, a formulare la sua teoria generale dei sistemi (TGS), allo scopo di mostrare la necessità del punto di vista sistemico e ricercare i principi applicabili a tutti i sistemi. Tale teoria sancì l’introduzione di un nuovo paradigma nell’ambito del pensiero scientifico.

Concetto di interazione e di apertura/chiusura dei sistemi

Concetto di interazione e concetto di apertura-chiusura sono molto importanti. Il concetto di interazione consente di spostare l’attenzione dagli elementi al sistema delle loro relazioni. Due elementi sono in interazione quando modificano ciascuno il proprio comportamento in dipendenza del comportamento dell’altro. È possibile una descrizione dei saperi nei termini di parti costituenti (concetti, teorie, modelli) che interagiscono tra loro e che si modificano reciprocamente.

Relazioni interne ed esterne

Il sapere è incluso in un sistema che lo contiene, a sua volta racchiuso in un altro sistema. L’organizzazione sistemica è tale che un sistema non è mai isolato: i sistemi hanno diversi livelli di organizzazione. Noi immaginiamo che l’elemento più interno è il singolo sapere, e per sapere si può intendere una disciplina oppure una singola conoscenza, e di conseguenza interpreteremo i sistemi che contengono questa unità. Se il sapere è una singola disciplina (biologia), il sistema sapere sarà l’insieme delle discipline (discipline delle scienze naturali, ma anche delle altre scienze), l’ambiente mondo potrebbe essere quella parte di società che provvede ad insegnare quelle discipline.

  • Interne: Sono quelle che avvengono all’interno di un sistema (per esempio il sapere, quindi all’interno di una disciplina); quindi le interazioni si collocano tra gli elementi di quella disciplina, quindi le singole conoscenze; in questo caso immaginiamo di metterci all’interno del sistema più scuro. Le relazioni interne sono quelle che avvengono tra gli elementi del sistema a cui ci riferiamo, quindi queste relazioni sono responsabili dei processi di specializzazione disciplinare perché vedo la costruzione interna di una disciplina, la sua evoluzione interna. Queste relazioni non avvengono solo internamente, ma anche con gli elementi esterni.
  • Esterne: Se mi pongo nel sistema intermedio troverò discipline che hanno varie interazione tra loro; queste relazioni che ogni sapere intraprende con altri saperi, sono rivolte verso l’esterno e incideranno sull’aggiornamento e sulla produzione delle conoscenze e sono responsabili di contaminazioni tra discipline. Esempio: studioso di disciplina, che possono contaminare una propria parte della biologia con la chimica, quindi nasce la biologia molecolare, che diventa non solo una specializzazione, ma una disciplina a sé stante.

Le relazioni con le quali definiamo i sistemi, sono relazioni che si traducono o in processi di specializzazione o in processi di contaminazione. Possiamo osservare che lo schema sistemico dell’interazione tra componenti diviene quello dell’interdisciplinarità quando le interazioni considerate sono tra conoscenze e approcci disciplinari (relazioni esterne); mentre la disciplinarità (o specializzazione) corrisponde al caso dell’interazione tra le componenti interne a ciascun sistema sapere.

Concetti di chiusura e di apertura

Definendo il tipo di interazione, ho anche definito il significato dei concetti di chiusura e di apertura. I concetti di apertura e chiusura si riferiscono, quindi, allo stato di un sistema rispetto all’ambiente di cui fa parte. Bertalanffy definisce un sistema chiuso come un sistema dove gli elementi non scambiano informazioni con l’esterno (sistemi studiati dalla fisica classica) come nel caso del processo di specializzazione; i sistemi aperti sono invece quei sistemi che hanno uno scambio continuo (di materiali, energia, informazioni; come i sistemi viventi) verso l’esterno e verso l’interno, come nel caso dei processi di contaminazione.

Disciplinarità e interdisciplinarità

Nell’ambito di questa costruzione la disciplinarità (specializzazione) e l’interdisciplinarità (contaminazione) emergono come fenomeni sistemici: fenomeni che emergono dall’organizzazione dei sottosistemi. Partiamo dall’ipotesi che i saperi siano sistemi e ammettiamo che questi siano sistemi aperti e quello che scambiano saranno conoscenze e informazioni. Gli scambi con l’esterno devono essere interpretate come contaminazioni interdisciplinari; mentre gli scambi interni li interpretiamo come dinamiche di specializzazioni e questi sono fenomeni che emergono dall’organizzazione del sistema.

Saperi adattivi: analogia tra l’evoluzione della conoscenza e l’evoluzione biologica

Se interpretiamo i saperi secondo i sistemi della TGS quindi:

  • Sono sistemi dei saperi costituiti da parti interagenti
  • È possibile considerare ogni sistema-sapere come parte di un supersistema e come un insieme di sottosistemi
  • Ogni sistema-sapere è aperto, nel senso che scambia, attraverso la comunicazione, informazioni con l’esterno

Obiezioni a questa teoria:

  • Qual è la natura dello scambio tra sapere e ambiente esterno, quindi che tipo di apertura è?
  • Il flusso continuo implica sia la conservazione che la variazione del sistema, bisogna chiarire che cosa si conserva e che cosa varia nello scambio dei sistemi con l’ambiente esterno.
  • In che modo l’apertura del sistema garantisce autonomia ed eteronomia (non c’è il pericolo che a forza di contaminarsi in questo processo si perda qualcosa? Dobbiamo garantire che anche dopo un numero illimitato di scambi una disciplina non perda la sua identità); questa apertura garantisce autonomia, quindi identità disciplinare? E eteronomia, cioè il fatto che l’evoluzione di una disciplina possa dipendere dall’esterno quindi da scambi con altre discipline?

Per i sistemi è possibile ammettere sia l’autonomia che l’eteronomia, nonostante siano concetti opposti, questo è possibile solamente sotto certe condizioni. I sistemi per cui questa doppia esigenza può essere fatta salva sono i sistemi viventi. Allora traiamo dal funzionamento di questi sistemi quello che ci serve per costruire un modello dei saperi come sistemi.

Contributo di Karl Popper

Andiamo ad analizzare questa analogia tra l’evoluzione della conoscenza e l’evoluzione biologica. Sull’analogia hanno lavorato molti studiosi, tra cui Karl Popper e Luca Cavalli Sforza.

Ipotesi: i saperi sono sistemi di tipo adattivo: i suoi elementi sono capaci di modificarsi per soddisfare nuovi requisiti, per risolvere problemi. Popper scrive “La conoscenza oggettiva – La prospettiva evoluzionista”. Ci sono due contributi che Popper dà: il primo è quello di immaginare l’esistenza di tre mondi, quindi per organizzare il sistema della conoscenza Popper l’immagina questi tre mondi:

  • Mondo 1: mondo degli stati fisici, quindi della concretezza, degli oggetti materiali, che appartengono al mondo fisico.
  • Mondo 2: mondo degli stati di coscienza o degli stati mentali, quindi il mondo dei pensieri della nostra mente, della cognizione, ma anche dell’affettività e del nostro sentire oltre che del nostro conoscere. In questo mondo colloca l’uomo con le sue facoltà mentali.
  • Mondo 3: mondo dei contenuti oggettivi di pensiero, sono gli oggetti della conoscenza che non sono oggetti materiali e fisici, come per esempio “il teorema di Pitagora” ma anche come una tela di Picasso; sono oggetti culturali che contengono un elemento di conoscenza. Sono prodotto della mente, sia esso un prodotto fisico o teorico. Li definisce “oggettivi” perché sono lì indipendentemente dal fatto che ci sia qualcuno ad usarli e contemplarli.

I tre mondi sono collegati tra loro e se noi ci mettiamo all’interno di questa organizzazione del mondo allora l’epistemologia (discorso sulla conoscenza oggettiva) può essere intesa come storia dell’accrescimento della conoscenza.

Epistemologia come storia dell’accrescimento della conoscenza: la conoscenza del “mondo tre” si accresce secondo il metodo delle congetture e confutazioni.

P1 (problema di partenza) → TT (tentativo di soluzione o teoria provvisoria) → EE (Eliminazione errori o critica) → P2 (problema nuovo)

Significa che la conoscenza evolve e si accresce secondo il metodo espresso da questa formula. Abbiamo un problema → si comincia a tentare di risolvere questo problema e quindi si elabora un tentativo di teoria (quindi di soluzione, questa è la congettura, quindi per ipotesi); questa teoria ha valore provvisorio che per diventare stabile deve poter essere falsificabile (deve essere messa alla prova, devo confutarla, devo vedere se vale ancora anche se cambio le condizioni) → critica, quindi comincio a mettere alla prova quella ipotesi; Popper è un esponente del razionalismo critico che è proprio sottoporre a critica costante un’ipotesi; la teoria che io penso che possa funzionare ammetto che possa essere falsificabile, in questo modo elimino anche gli errori → da qui succede che se io ammetto temporaneamente valida questa teoria e la sottopongo a critica emergono nuovi problemi e nuove domande, che esigono nuove risposte che possono rappresentare la modifica della prima teoria. Se questo problema è diverso dal problema iniziale allora abbiamo trovato un ulteriore elemento di conoscenza, perché quel problema è un interrogativo. Popper dice che questo secondo problema emerge spontaneamente, e probabilmente non sarebbe emerso se non ci fossimo messi a lavorare con quella determinata teoria (esempio: problema teoria dei numeri primi nasce solo in seguito alla nascita di una teoria dei numeri naturali).

In questa dinamica di accrescimento del sapere, il carattere adattivo viene espresso dal passaggio da P1 a P2 che rende lo schema, anziché un ciclo ripetitivo, un processo di eliminazione di errori, ovvero un processo di tipo evoluzionistico.

Il legame tra questa teoria e l’analogia di cui parliamo è che questo schema Popper lo assimila al modo di risolvere i problemi degli esseri viventi. Lo schema precedente ha un approccio evoluzionistico, perché alcune ipotesi sopravvivono e altre no. Questo modo di pensare l’evoluzione delle conoscenze può essere applicato per interpretare l’evoluzione delle vita: ciò che vale per il mondo 3 vale anche per il mondo della vita.

Popper a partire dalla formulazione del mondo 3 (schema precedente) istituisce un’analogia con il mondo della vita: anche gli animali sono soluzioni di problemi, considerando lo sforzo della sopravvivenza. Questo deve essere considerato in un senso adattivo: per assicurare alla propria specie la sopravvivenza, l’uccello si mette a costruire nidi e assicura la sopravvivenza con il primo nido che costruisce, ma con una soluzione del problema efficiente da garantire la sopravvivenza della specie. Questo è uno dei tanti esempi che ci fa capire come animali, ma anche le piante, sono soluzioni di problemi. Questa soluzione di problemi porta all’evoluzione della vita. Anche il mondo della vita può essere regolato dal meccanismo di congetture e confutazioni.

Il fatto che Popper ipotizzi un’analogia di tipo evoluzionistico-biologico ci aiuta a sostenere la nostra tesi; anche se questa è ancora una proposta di ordine filosofico.

Contributo di Luca Cavalli Sforza

Contributo di Luca Cavalli Sforza (non è un filosofo, ma un genetista: visione opposta perché parte dal fattore biologico e non dal mondo della conoscenza come Popper. Vedi slide.)

L.C Sforza ci dice che l’evoluzione culturale può essere intesa nel senso della evoluzione biologica, parte dal punto di vista opposto, e quindi che la cultura è un meccanismo biologico. Lui prende l’evoluzione biologica in senso darwiniano e la applica alla cultura. La teoria neo-darwiniana ci dice che l’evoluzione biologica è assicurata da due processi: mutazione casuale dei geni del DNA e da selezione naturale (quindi non è un processo che assicura la sopravvivenza a chi è più adatto per selezione naturale, devono intervenire per forza di cose delle mutazioni che premiano quegli individui che mutati in maniera favorevole all’ambiente sopravvivono meglio di altri). Quelle mutazioni che ci permettono di risolvere problemi, insieme alla selezione naturale, rendono una specie più evoluta; le altre mutazioni, sempre per selezione, vedono la scomparsa di quella specie.

Dove sta l’analogia con la cultura?

Ipotesi: la cultura è un meccanismo biologico in quanto dipendente dagli organi che ne permettono la produzione.

Evoluzione biologica Evoluzione della cultura
Trasmissione di unità genetiche, di DNA; trasmissione verticale da genitore a figlio del DNA; trasmissione molto lenta e conservatrice (si lascia in eredità la metà del corredo genetico). Trasmissione di idee; corredo di conoscenze di una certa generazione anche se parliamo delle culture più primitive. Può essere una trasmissione verticale (i padri ai figli) o orizzontale (quella che apprendiamo a scuola) e può avere più gradi di velocità (genitore a figlio è molto lenta; ma nel frattempo apprendiamo conoscenze da molte altre fonti).
Mutazione provoca un cambiamento di un gene ed è casuale. Creazione di nuova conoscenza, invenzione. Non è casuale, o comunque non del tutto, è intenzionale. È l’elemento che interviene a modificare ciò che ci era stato trasmesso, così come lo è la mutazione genetica.
Selezione naturale: la variazione ereditata viene selezionata in modo da migliorare l’adattamento. Selezione: accettare o rifiutare un’idea, devo scegliere quella teoria che sopravvive ai tentativi di falsificazione, si selezionano le risposte più efficienti. Si seleziona una creazione di conoscenza, un’idea, una teoria.

L’ipotesi formulata da Cavalli Sforza ammette che i sistemi biologici e quelli culturali siano comparabili e, così facendo, istituisce l’analogia tra conoscenza e vita. Inoltre sostiene che l’evoluzione biologica e quella culturale possono interagire in una relazione di coevoluzione: se è vero che l’evoluzione biologica interviene sugli organi di produzione della cultura e quindi sulla cultura stessa, è vero anche che l’evoluzione culturale, attraverso la modificazione dell’ambiente di vita e l’adozione di nuovi stili comportamentali, può dirigere l’evoluzione biologica.

La prospettiva messa a punto da Cavalli Sforza ha il pregio di rendere esplicito il legame tra mondo della vita e mondo della conoscenza. Nonostante questo, anche in questo caso, possono esserci delle difficoltà.

Anteprima
Vedrai una selezione di 12 pagine su 53
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 1 Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 2
Anteprima di 12 pagg. su 53.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 6
Anteprima di 12 pagg. su 53.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 11
Anteprima di 12 pagg. su 53.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 16
Anteprima di 12 pagg. su 53.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 21
Anteprima di 12 pagg. su 53.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 26
Anteprima di 12 pagg. su 53.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 31
Anteprima di 12 pagg. su 53.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 36
Anteprima di 12 pagg. su 53.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 41
Anteprima di 12 pagg. su 53.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 46
Anteprima di 12 pagg. su 53.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, prof. Martini, libro consigliato Pedagogia dei saperi Pag. 51
1 su 53
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EllyGiova92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia dei saperi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Martini Berta.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community