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Pedagogia dei saperi

Introduzione alla pedagogia dei saperi

Di cosa si occupa la pedagogia dei saperi? La pedagogia si occupa dell’educazione; la pedagogia dei saperi fa riferimento ai contesti formali della trasmissione dei saperi. Individuare delle modalità adeguate per trasmettere le conoscenze. Questa è interessata anche agli effetti formativi.

Definizione di saperi

Cosa sono i saperi? I saperi non sono un insieme di conoscenze, ma un insieme di conoscenze può costituire una rappresentazione dei saperi. Esistono saperi oggettivi e soggettivi. La pedagogia dei saperi ha un proprio campo d’esperienza, ovvero i luoghi della formazione al sapere; fa riferimento a costrutti della pedagogia e della didattica; si occupa dei saperi a proposito dell’evoluzione, trasmissione, selezione e valore formativo.

Capitolo 1: Oggetti e problemi della pedagogia dei saperi

1.1 Questioni di confine: i saperi e i loro rapporti

Varela: “La mente e il mondo sorgono insieme” → Questioni epistemologiche: i saperi e i loro rapporti. Questioni formative (scopi): disciplinarità/interdisciplinarità. Qualsiasi cosa che viene detta rispetto ai saperi occorre argomentarla, giustificarla: nasce l’ipotesi.

Ipotesi di lavoro: interpretazione dei saperi come sistemi di conoscenze autonomi e capaci di auto-organizzazione (generare la propria organizzazione), ossia “come se” fossero sistemi “autopoietici”. C’è un’analogia tra i sistemi di conoscenza e i sistemi viventi, in quanto entrambi autonomi e capaci di generare e gestire la propria organizzazione.

Saperi come “sistemi”, in quanto gli elementi di un sistema sono tra loro tutti in relazione e nel sistema il tutto è maggiore della somma delle parti. La prospettiva sistemica ci permette:

  • Sguardo “interno” compiuto da un osservatore interno al sistema (dinamica interna al sistema);
  • Sguardo “esterno” compiuto da un osservatore esterno al sistema (relazione sistema-ambiente).

C’è una differenza tra insiemi e sistemi; la visione dei saperi è duplice:

  • Visione statica (descrizione in termini di insiemi): forme, strutture e organizzazione dei saperi.
  • Visione dinamica (descrizione in termini di sistemi): sviluppo ed evoluzione dei saperi.

La parola “sistema” deriva dal greco “synestanai”: porre insieme; fa riferimento ad una totalità, le cui proprietà essenziali derivano dalla relazione fra le sue parti.

Approcci alla comprensione dei sistemi

Vi sono due diverse descrizioni di sistemi; necessità di questa duplice descrizione per la scienza:

  • Approccio cartesiano è statico; riduzionismo; la comprensione dipende dalla comprensione dei suoi elementi; per poter conoscere il mondo deve essere suddiviso in parti, quindi nell’attività di costruzione del sapere occorre tracciare linee di demarcazione nette e precise;
  • Approccio sistemico opposto al primo, è dinamico; olismo, vitalismo, organicismo; la comprensione di un fenomeno nel contesto di un insieme più ampio di fenomeni.

Teoria generale dei sistemi (Tgs)

Si afferma un nuovo paradigma alla fine degli anni Sessanta, grazie a Bertalanffy. I concetti principali della Tgs sono:

  • Interazione: due elementi sono in interazione tra loro quando modificano il proprio comportamento in dipendenza del comportamento dell’altro → nei saperi le parti costituenti (teorie, modelli) interagiscono fra loro e si modificano reciprocamente.
  • Apertura/chiusura: un sistema è aperto (chiuso) se (non) ha uno scambio continuo verso l’interno ed esterno. Lo scambio permette al sistema di conservarsi in uno stato stazionario. Sistemi aperti: organismi viventi; sistemi chiusi, come se fossero isolati rispetto a ciò che li circonda: sistemi della fisica classica.

Bisogna pensare al sistema come ad una matrioska: in un sistema si possono distinguere più livelli di organizzazione; ciascuno di questi livelli rappresenta un sistema, che ha a sua volta un sottosistema e al tempo stesso un sopra-sistema. Ad ogni livello si ritrova sempre un qualcosa che funziona come un sistema.

Saperi come sistemi adattivi

Si può assumere un punto di osservazione esterno o interno al sistema (es. se mi metto nel sistema e guardo al sottosistema il punto di vista è esterno; mentre se dal sistema guardo agli elementi del sistema, allora lo sguardo è interno). Sapere = sistema. Sistema più ampio → Ambiente-mondo: ambiente sociale/culturale; Sistema intermedio → Sistema-sapere: saperi umanistici, scientifici, tecnologici, pratici; Sistema più piccolo → Specifico sapere: disciplina, materia di studio (scienza, matematica, arte…). Gli elementi di questo sistema sarebbero i singoli elementi delle varie discipline. Una disciplina è un sottosistema del sistema di tutte le discipline, a sua volta sottosistema del sistema culturale.

Nei saperi avviene uno scambio continuo di conoscenze, sia all’interno della disciplina (tra ricercatori, attraverso riviste scientifiche, ai convegni), che all’esterno. I saperi sono quindi sistemi aperti.

Teoria di Bertalanffy: il sistema è aperto o chiuso. NO!! Siamo osservatori esterni, ma anche interni: dobbiamo guardare all’interno del nostro repertorio per poter progredire. Il sistema deve poter essere aperto ma anche chiuso, ovvero deve poter continuare ad evolversi indipendentemente dallo scambio. I saperi sono quindi sistemi aperti ma anche chiusi.

Nel sistema dello specifico sapere:

  • Relazioni interne: responsabili dei processi di specializzazione disciplinare delle conoscenze; qualsiasi settore disciplinare col tempo si specializza, rende più fini o incrementa le proprie acquisizioni;
  • Relazioni esterne: responsabili delle contaminazioni interdisciplinari; progredisce perché importa costrutti, teorie.

Ciascuna disciplina è qualcosa di vivo ed è assoggettata a due tipologie di movimento: specializzazione (che va verso l’interno, in profondità), e uno verso l’esterno, di allargamento di prospettive, interdisciplinarità.

La disciplinarità e interdisciplinarità

La disciplinarità e l’interdisciplinarità come “fenomeni sistemici”, fenomeni “emergenti” dall’interazione dei sottosistemi. In sintesi:

  • I sistemi dei saperi sono costituiti di parti interagenti;
  • È possibile considerare ogni sistema-sapere come parte di un super-sistema e come insieme di sottosistemi;
  • Ogni sistema-sapere è aperto, in quanto scambia, attraverso la comunicazione, informazioni con l’esterno.

Scambi tra sapere e ambiente esterno

Qual è la natura dello scambio tra sapere e ambiente esterno? In che modo l’apertura del sistema garantisce autonomia ed eteronomia (quando la regola viene da qualcun altro), autodeterminazione ed etero-determinazione dei saperi? La nozione di apertura mette in discussione la possibilità che i saperi siano contemporaneamente autonomi ed eteronomi. Dare a sé stessi la propria norma, costruirsi, coincide con il darsi la propria identità. Tuttavia ogni disciplina, anche se si costruisce da sola, non termina mai il suo processo ma all’interno di una cultura continua la sua evoluzione. Gli altri inoltre sono in grado di identificare quella disciplina: identità disciplinare.

Analogia tra evoluzione biologica e evoluzione della conoscenza

Ai fini di trovare la migliore descrizione di apertura e chiusura → Contributo di Karl Popper. Hp: i saperi sono sistemi di tipo adattivo (evolvono per adattamento; gli elementi, ovvero concetti, modelli, teorie hanno la capacità di modificarsi per soddisfare nuovi requisiti, es. costruire nuovi concetti, risolvere problemi ecc.)

Teoria dei tre mondi di Popper

  • Mondo degli stati fisici: cose che accadono, che si possono osservare, cose materiali;
  • Mondo degli stati di coscienza o degli stati mentali: mondo della mente, che percepiamo, le idee, i ragionamenti;
  • Mondo dei contenuti oggettivi di pensiero: la conoscenza oggettiva, ciò che è vero, dimostrato, attendibile fino a prova contraria; i saperi come sistemi di conoscenza organizzata.

Popper è un epistemologo e ci propone la sua epistemologia, la sua teoria della conoscenza. Secondo Popper il mondo 3 si accresce secondo il metodo delle congetture e confutazioni: P T E P → → →. Si parte da un problema di partenza (può essere di natura speculativa, teorico, oppure di natura empirica, imposto da delle esigenze concrete del vivere sociale); tutte le discipline coagulano attorno ad un problema. C’è poi un tentativo di soluzione o teoria provvisoria, ovvero si cerca di risolvere quel problema sulla base delle conoscenze pregresse e questa resta valida fino a che funziona. Tuttavia affinché non sia un tentativo totalmente arbitrario, c’è bisogno di qualcuno esterno che metta in discussione ciò che si sta acquisendo: si parla di eliminazione dell’errore o critica (è il falsificazionismo, ovvero una teoria deve poter essere falsificata per esistere). In questi passaggi si ha già una progressione della scienza, ma circoscritta alla soluzione del problema di partenza. Procedendo in questo modo, secondo Popper, a un certo punto si inciampa in un altro problema, in un problema nuovo, che emerge spontaneamente.

Da qui ne consegue che i saperi sono sistemi adattivi (progrediscono per adattamento), in quanto evolvono per potersi dare come soluzione di problemi; sono assoggettati ad un adattamento, provocato dalla necessità di risolvere problemi, descritto secondo la formula delle congetture e confutazioni.

Per analogia, proprio come la conoscenza, anche il mondo biologico, della vita (piante, animali) sopravvive ed evolve con l’adattamento, solo se trova soluzione ai problemi (teorie=ipotesi di soluzione del problema). Questo processo è di tipo evoluzionistico; si procede a partire da problemi che diventano l’origine di una necessità di adattamento del sistema alla formulazione di soluzioni provvisorie (in competizione fra loro e quindi viene attuato il meccanismo di eliminazione dell’errore).

I saperi sono sollecitati a crescere perché chiamati a risolvere problemi (infatti nel linguaggio comune si parla di disciplina che si occupa dei propri problemi) o a rispondere a domande di ricerca. Formulano delle ipotesi di soluzione, propongono teorie, tecniche ecc. Si procede poi a un raffinamento, ad un adattamento di queste soluzioni che diventano via via migliori per risolvere un dato problema. In questo processo si elimina l’errore, si lasciano perdere le ipotesi che non funzionano, o ipotesi che funzionano ma devono essere migliorate.

Di qui Popper riconosce autonomia relativa al mondo tre: i nuovi problemi emergono come sottoprodotti non intenzionali delle soluzioni effettivamente prodotte. Il P emerge dallo studio di un sapere; il sapere nella sua autonomia ha la possibilità di accrescersi indipendentemente da quello che succede fuori.

Contributo di Luca Cavalli Sforza

Hp: la cultura è un meccanismo biologico in quanto dipendente dagli organi che ne permettono la produzione (l’evoluzione della conoscenza è strettamente dipendente dall’evoluzione biologica dell’uomo; es. evoluzione dell’uomo, da bipede a quadrupede permettendo lo sviluppo di tecniche nuove grazie all’affinamento degli arti superiori, o del cervello permettendo conoscenze più acute; evoluzione della laringe che porta allo sviluppo del linguaggio; ecc.)

Secondo la teoria neo-darwiniana ogni variazione evolutiva, ogni evoluzione è il risultato di mutazioni casuali seguiti da selezione naturale.

Evoluzione biologica e evoluzione della cultura

Transizione Evoluzione biologica Evoluzione della cultura
Trasmissione Di unità genetiche, ovvero del corredo delle sequenze nucleotidiche del DNA. È verticale (da madre a figlio), lenta e conservatrice (permette la conservazione della specie). Di “idee”, del corredo di conoscenze di una certa generazione. È sempre verticale (da madre a figlio) e orizzontale (posso imparare dai miei pari).
Mutazione/Creazione Provoca un cambiamento del gene; è casuale. Si introducono nuovi elementi tramite un’invenzione (es. della stampa); non è casuale ma intenzionale, in quanto connessa al tentativo di risolvere problemi.
Selezione naturale La variazione ereditata viene selezionata. Accettare o rifiutare un’idea: la teoria che viene scelta deve sopravvivere in modo da migliorare l’adattamento al tentativo di falsificazione.

Grazie ai contributi di Popper e Cavalli Sforza si comprende che vi è una coevoluzione conoscenza-vita, ovvero conoscenza e vita evolvono insieme. L’evoluzione biologica interviene negli organi di produzione della cultura; l’evoluzione culturale attraverso la modificazione dell’ambiente di vita, porta alla modifica di stili comportamentali e quindi può dirigere l’evoluzione biologica. Queste tappe avvengono in tempi lunghi, bisogna guardarlo con prospettiva diacronica.

Obiezioni all’ipotesi di Cavalli Sforza: secondo lui il legame conoscenza-vita è di tipo indiretto, in quanto mediato dall’uomo come artefice dei prodotti culturali.

Il contributo di Vernadskij

- Egli recupera un approccio sistemico.

- Presenta una concezione dell’evoluzione che include il sistema delle conoscenze nel sistema della vita (ovvero nel descrivere l’evoluzione biologica, inserisce anche l’elemento della conoscenza).

- Attraverso il concetto di “confine” tra sistemi interagenti permette un’interpretazione coerente degli scambi tra interno ed esterno del sistema.

Secondo lui l’evoluzione del mondo è rappresentata in questo modo: geosfere, quando nel mondo non c’era ancora la vita ma solo esplosioni di materia nello spazio; biosfera, quando sulla terra compaiono i primi organismi viventi; noosfera (noos=idea), quando nascono le idee e quindi la conoscenza. Queste sfere sono in comunicazione fra loro; sono sistemi di confine (luoghi di contatto tra esterno e interno). I sistemi hanno la proprietà di essere delimitati. Il livello di organizzazione della geosfera è diverso da quello della biosfera e della noosfera: ognuno ha la propria autonomia. La linea che li delimita è permeabile, ovvero tra i vari sistemi c’è uno scambio: demarcazione permeabile che consente uno scambio.

Gli organismi viventi evolvono per adattamento, ma questo non è selvaggio; è un adattamento che prende dall’ambiente esterno quello che serve alla propria sopravvivenza mentre lascia ciò che non serve (pianta si evolve perché prende nella biosfera l’energia solare, mentre lascia altri elementi). Gli organismi viventi non subiscono solo la pressione dell’ambiente. Essi scelgono, sulla base della loro organizzazione interna, i frammenti del mondo esterno rilevanti per la loro esistenza il loro sviluppo. Apertura e chiusura non è un aut aut. I sistemi sono delimitati da linee di demarcazione quindi sono in un certo senso chiusi, ma allo stesso tempo queste linee sono permeabili e consentono degli scambi per cui possono anche essere aperti. Qui cade la teoria di Bertalanffy.

L’ambiente è il mondo in cui gli organismi sono immersi e del quale tendono a modificare la struttura fisica in conformità alla propria struttura interna. Questa modificazione è massima nel caso della noosfera, ultimo degli stadi di evoluzione della biosfera (il mondo delle conoscenze è quindi l’evoluzione del mondo della vita). In quest’ultima opera una nuova “forza geologica” (l’uomo che con l’aiuto della scienza e della tecnica interviene sull’ambiente modificandolo) il pensiero scientifico, da cui è plasmata e trasformata in noosfera.

I sistemi di conoscenza sono inseriti nell’evoluzione del mondo. Evolve la vita, evolve la scienza; la scienza crea il nuovo mondo delle conoscenze, che struttura e modifica l’ambiente così come fa la vita. La scienza (sistema delle conoscenze) è un sistema autopropulsivo e autonomo, generato dall’attività della noosfera. “La noosfera è zona di confine”: zona di demarcazione (garantisce identità e autonomia al sistema) e linea di contatto (mette in relazione il sistema con l’ambiente esterno e attraverso processi di trasformazione e traduzione permette l’accrescimento del sistema in senso eteronomo).

Sistema delle conoscenze è delimitato ma non è impermeabile, bensì scambia elementi con ciò che sta al di fuori di esso, mette in relazione con l’ambiente esterno, e ingloba dall’esterno elementi funzionali alla propria organizzazione. I sistemi di conoscenze sono autonomi ma anche eteronomi, sono chiusi ma anche aperti.

Conclusioni sui saperi come sistemi adattivi

  • I saperi sono sistemi adattivi autonomi ed eteronomi.
  • La costruzione dei saperi e dei loro rapporti sono descrivibili in base alla loro relativa autonomia organizzativa e alla loro eteronomia.
  • La relativa indipendenza dell’organizzazione del sistema dall’ambiente esterno avviene a mezzo dell’attività all’interno e sul confine della noosfera.
  • L’ambiente esterno, costituito dal super-sistema dei saperi, non determina univocamente l’organizzazione del sistema considerato. È quest’ultimo che all’interno del dominio in cui è immerso seleziona e traduce gli elementi compatibili con la sua organizzazione interna e utili al suo accrescimento e alla sua evoluzione.

Il contributo di Piaget

Si occupa di ricercare le connessioni (“filiazioni”) epistemologiche tra le “Scienze dell’uomo” le quali costituiscono un sistema dinamico il cui sviluppo dipende sia dai legami fra le varie discipline sia dai legami fra i domini interni ad esse. Le scienze dell’uomo convergono verso alcuni grandi problemi di tipo “biologico”, la cui risoluzione passa per dei meccanismi (di evoluzione) comuni alle scienze biologiche e alle scienze umane:

  • Produzione di strutture nuove;
  • Scambio di materiali e informazioni tra sistema e ambiente esterno;
  • Equilibrio, regolazione interna.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lauracapodimonte98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia dei saperi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Martini Berta.
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