Riassunto esame PEDAGOGIA COMPARATA, docente prof.ssa ARMENISE libro consigliato
Andrea Angiulli e la fondazione della pedagogia scientifica (G. Cavallera)
ANDREA ANGIULLI E LA FONDAZIONE DELLA PEDAGOGIA SCIENTIFICA
Introduzione
Andrea Angiulli nasce nel 1837 a Castellana in Terra di Barie muore a Napoli nel 1890
- Dal 1872 al 1876 fu docente di pedagogia all’Università di Bologna
- Dal 1876 fu professore ordinario di Pedagogia all’Università di Napoli fino
alla sua morte
- È autore di 3 importanti volumi quali: la filosofia e la ricerca positiva (1868),
la pedagogia, lo stato e la famiglia (1876) e la filosofia e la scuola (1888)
- È stato uno dei capiscuola del positivismo italiano, un personaggio
fondamentale nella pedagogia italiana della seconda metà dell’800 venendo
considerato uno dei fondatori della pedagogia scientifica, che si fonda su scienze
come l’antropologia, la sociologia, la psicologia e che guardava con attenzione ai
temi della famiglia e della scuola.
CAPITOLO 1
L’Italia dopo l’Unità
L’affermazione del positivismo e i motivi del suo successo
Il positivismo si diffuse e ne caratterizzò le scienze e la cultura europea nella seconda
metà dell’800. La sua caratteristica peculiare fu il metodo incentrato sull’osservazione
attenta e rigorosa sulla ricerca e sullo studio di dati certi, con dimostrazioni verificate, sui
fenomeni storici, sociali, naturali- non più ricerca e indagini a priori
Fu una corrente filosofica europea, si sviluppò infatti in diverse situazioni culturali e
storiche quali Inghilterra, Francia, Germania e Italia.
Il successo del positivismo e il fatto che divenne un comune modo di sentire, fu dovuto
alla concomitanza di diversi fattori:
1. Il ruolo fondamentale dell’impostazione scientifica, che gli garantiva una
oggettività che lo riparava da questioni di principio e non verificabili
2. Lo sviluppo dell’economia in un’Europa che non vide conflitti
3. Una persistente stabilità sociale che richiedeva concreti miglioramenti della
qualità della vita. Grazie anche all’affermazione delle tesi evoluzionistiche di
Darwin e Spencer, la fede nel progresso e il conseguente riformismo.
In italia la Chiesa si era dichiarata ostile al libero pensiero e alle novità del tempo e
questo accentuò una frattura che avrebbe concorso ad alimentare la vis polemica
di certe correnti vicine alle posizioni positivistiche: il rifugio papale nelle mura del
vaticano fece sembrare insuperabile il dualismo tra scienza e fede.
Il positivismo divenne la cultura ufficiale dello Stato Italiano.
4. Lo sviluppo delle scienze e delle tecniche, che contribuirono non poco a
garantire la priorità dell’impostazione speculativa del positivismo.
5. L’assoluta centralità dell’europa nella politica mondiale che assicurava alle
nazioni europee ricchezze mai avute prima. Il secondo 800 godeva quindi dei
risultati del primo. L’attenzione si focalizzò alla materialità della vita, alla vita
concreta, a problematiche puntuali.
Per tutte queste ragioni, il positivismo ebbe un successo mai avuto prima da una filosofia
in età moderna e divenne un modo di pensare e di affrontare la realtà.
IN ITALIA
In Italia lo sviluppo economico e culturale fu più lento in quanto le attenzioni dei governi
erano rivolte essenzialmente all’unità del Paese, all’affermazione della potenza militare e
al problema tra Stato e Chiesa. L’Italia era quindi un paese che voleva competere con
nazioni più sviluppate in ogni aspetto. Soprattutto nel Meridione vi era un’arretratezza
evidente, non solo in campo economico ma anche e soprattutto sociale e culturale: la
borghesia del sud costituiva una classe dominante diversa da quella del nord. Al sud era
scomposta in due segmenti:
- uno maggiore formato da ceto agrario-feudale che deteneva potere
economico e politico
- e uno minore, una borghesia che andava verso lo sviluppo capitalistico ma
che si trovava ancora nello stadio di classe media di una società feudale.
Giovanni Gentile ci ha dato un quadro tutt’ora insostituibile in Le origini della filosofia
contemporanea in Italia. Al positivismo egli rimproverava un eccessivo scientismo ma non
poteva non riconoscere che rappresentò una ventata innovativa sulla cultura e sulla vita
della penisola.
I positivisti nel campo educativo si mossero con successo. La nazione aveva un alto tasso
di analfabetismo quindi bisognava avviare e realizzare una efficiente organizzazione
scolastica. A far fronte a questo ci fu la Legge Casati (13 novembre 1859) formulata per il
regno di sardegna e successivamente estesa in tutta Italia. L’istruzione popolare fu
affidata ad una scuola elementare suddivisa in due corsi biennali distinti,
- inferiore (gratuito e obbligatorio)
- superiore ( per centri con almeno 4000 abitanti)
la gestione della scuola elementare ( e degli insegnanti) era affidata ai comuni che
agivano secondo le disponibilità economiche. Ciò comportò che molti centri non
riuscirono ad aprire la scuola per ragioni economiche o non vollero perché consideravano
pericolosa l’istruzione di masse popolari.
Solo nel 1877, con la legge Coppino, la scuola elementare divenne in buona parte
veramente obbligatoria.
Per l’istruzione secondaria, la legge casati concepiva la nascita della scuola tecnica e
dell’istituto tecnico, entrambi di durata triennale, e aggiungeva materie scientifiche nei
licei. Si formava una triplice divisione della scuola secondaria:
- il ginnasio-liceo: avviava all’università e avrebbe formato la classe dirigente
- la scuola tecnica: per coloro che volevano inserirsi da subito nel mondo del
lavoro
- l’istituto tecnico: con gli stessi fini ma consentiva l’accesso all’università per
le discipline di matematica e fisica
- l’università comprendeva 5 facoltà: medicina, giurisprudenza, filosofia e
lettere, matematica, fisica e scienze naturali
LA VITA E LE OPERE DI ANDREA ANGIULLI
Nasce il 12 febbraio 1837 a Castellana.
Nel 1857, per iniziare gli studi universitari, si reca a Napoli, dove frequenta i corsi di
scienze naturali, scienze giuridiche e di filosofia, varie lingue straniere, tra cui tedesco
francese e inglese, che gli servirono nei suoi viaggi in Europa.
Nel 1861 dopo gli studi, rifiuta la cattedra di filosofia presso il liceo di Bari per
continuare la sua formazione. Vince infatti una borsa di studio estera e si reca a
Berlino, dove vi rimane per 3 anni, mantenendosi a proprie spese dopo l’esaurimento
della borsa. Questo periodo fu fondamentale per la sua formazione, qui abbandona il
pensiero idealista per abbracciare la filosofia positiva.
Nel 1865 si reca a Parigi e poi a Londra per approfondire la conoscenza della filosofia
positiva. Nell’ottobre 1867 gli viene assegnata la cattedra di filosofia in un liceo di
Napoli. Le sue lezioni parlavano del pensiero di Comte e delle recenti teorie
evoluzionistiche di Darwin, richiamando a sé molta attenzione e provocando proteste
tra i genitori degli studenti, a tal punto che fu richiamato dal preside del liceo, il
sacerdote Amicarelli, che voleva che le lezioni fossero più adatte al grado di istruzione
secondaria.
Nonostante ciò nel 1868 viene stampato il suo primo lavoro: La filosofia e la ricerca
positiva. In quest’opera sostiene la necessità della filosofia scientifica per migliorare
con essa ogni aspetto della vita sociale e i problemi della collettività. L’opera ricevette
consensi all’estero (es. Francia), in Italia fu invece duramente criticato dall’hegeliano
Fiorentino e le teorie di Angiulli contribuirono ad accentuare il contrasto con i due
religiosi del liceo dove insegnava. A causa di questo nel settembre 1871 fu trasferito
in un altro liceo di Napoli, provvedimento che sembrò a lui un insensata punizione al
quale ricorse al Ministero. Tutto si risolse a suo favore grazie al ministro della p.
istruzione (Cantoni) e Angiulli fu elevato a professore universitario con l’incarico di
Antropologia e Pedagogia presso l’università di Bologna dove insegnò per 5 anni.
Qui inaugura l’insegnamento della pedagogia scientifica, disciplina incentrata sulla
biologia e sulla sociologia, tenendo presenti le dottrine evoluzionistiche di Darwin.
Con il saggio La pedagogia e lo stato di famiglia del 1876, Angiulli evidenziò lo stretto
rapporto tra positivismo e pedagogia, cosi che l’educazione veniva reputata un dovere
nazionale e uno strumento di riscatto sociale. Nell’opera l’autore metteva in risalto la
necessità di una seria riforma educativa, ponendo il problema della pubblica istruzione
nel campo della ricerca scientifica e sottolineando il dovere dello Stato di indirizzare i
giovani alla verità.
Nel 1876 sposa Mary Romano, la figlia dell’on. Romano grazie al quale aveva ottenuto
la cattedra a Napoli. Ebbe da lei 4 figli e fu nominato nello stesso anno professore
ordinario alla cattedra di Pedagogia dell’Uni di Napoli.
A Napoli ebbe modo di confrontarsi con illustri Hegeliani, in questo periodo cominciò
l’insegnamento di Etica e Pedagogia nella scuola Froebeliana di Napoli della quale fu
nominato presidente. I suoi insegnamenti riscontrarono molto successo: egli senza
retorica affrontava i problemi della scienza filosofica dando risultati dei suoi lunghi
studi e di quelli dei più grandi pensatori contemporanei. Queste lezioni vennero
pubblicate in un volume “la filosofia e la scuola” dove venivano trattate questioni
fondamentali come : il problema gnoseologico, il problema cosmologico, il problema
etico.
Attività politica nel 1860 nella casa di Tauro dettò il proclama diretto alla popolazione
della basilicata per incitarla alla rivolta. Il documento fu redatto con un inchiostro
particolare che ne permetteva la lettura solo avvicinandolo ad una fonte di calore. La
polizia irruppe in casa e arrestò tutti tranne Angiulli che se n’era andato poco prima.
Per molto si sottrasse alla ricerca degli agenti, e sarebbe stato arrestato se non fosse
che un suo conoscente lo aveva messo in guardia dall’arrivo degli agenti, facendolo
fuggire da una finestra quando loro erano già all’interno dell’abitazione. Si nascose
dietro falso nome nei dintorni di Napoli finchè dopo l’unità nazionale riottenne la
libertà. Nel 1884 divenne consigliere comunale a Napoli ma ebbe molte discordie.
La sua morte il 7 dicembre 1889 ebbe un malore a Roma durante una riunione della
società pedagogica italiana. Portato a Napoli per le cure, morì il 2 gennaio 1890.
CAPITOLO 2
La concezione filosofica di Andrea Angiulli
Il filosofo positivista
Nella sua prima opera “ la filosofia e la ricerca positiva” (1868) Angiulli esordiva come
pensatore positivista. Nel volume si proponeva di dimostrare come nella nuova era in cui
vive l’umanità emerge un nuovo concetto della filosofia, ma partiva dall’assunto
indiscutibile che il fattore principale della storia moderna è la scienza positiva. Questa
affermazione era giustificata dalla constatazione dei grandi progressi promossi dalla
scienza e dalla tecnica ( era l’epoca della II rivoluzione industriale, vennero inventate le
macchine a vapore, il telegrafo, il telefono, il microscopio, le navi corazzate, nasceva lo
studio dei movimenti della terra, della teoria dell’evoluzione e della selezione naturale).
Angiulli sapeva che non si trattava di una semplice sequenza di fatti ma che questi si
concatenavano tra di loro e acceleravano quello che era il corso della storia trasformando
anche la natura stessa della società e coinvolgendone gli aspetti intellettuali e morali.
Avveniva una crescita generalizzata della realtà sociale che avviava un’idea di progress e
quindi una trasformazione complessiva della mentalità in un organismo in cui l’elemento
produttivo, innovatore, era dato dalle scienze e quello di stabilizzazione dall’industria.
Con il positivismo la filosofia diveniva scientifica e quindi capace di interpretare e guidare
il processo storico. La nuova età era anche un periodo in cui si esaminava e si criticava
quello che si era fatto in precedenza e nasceva un nuovo modo di pensare e di essere.
Angiulli sosteneva che la nuova provvidenza, la nuova previsione sociale era la scienza. Il
progresso scientifico diveniva la nuova concezione della vita, in grado di permeare tutta
la realtà.
La critica alla filosofia idealistica
Angiulli riteneva il corso della storia della filosofia una graduale dissoluzione della
metafisica spiritualistica e idealistica. Quella di Angiulli era una lettura storiografica dove
la filosofia era il punto d’arrivo del processo storico. Da qui una serie di considerazioni:
- la sociologia assumeva un ruolo nuovo, essendo la scienza che avrebbe
fornito le basi a tutte le scienze morali
- l’unico metodo era quello scientifico-sperimentale
da parte di A. vi era un forte richiamo alla storia e l’impostazione del suo pensiero non
era prettamente evoluzionistica ma storicistica.
La nuova filosofia
Secondo A. nasceva la filosofia dell’esperienza o empirismo moderno tale empirismo
doveva avere per A. (che faceva ancora proprie le lezioni di Spaventa sul cominciamento)
un principio guida a priori. Questo a priori non doveva essere un’accettazione immediata
(si sarebbe scivolati nel dogmatismo) ma come analisi critica, ovvero analisi storica. Il
principio guida analisi critica, analisi storica
Da questa esperienza storica ne derivano le sue critiche agli spiritualisti e agli idealisti ciò
che contava era l’esperienza storica.
Angiulli recuperava l’altra scienza umana del tempo, la psicologia, dopo aver fatto propria
la sociologia, conservando però l’impianto storicistico di derivazione hegeliana ma allo
stesso tempo lo riformava riducendolo alla descrittivistica storica basata sulla scienza.
Tutto si riduceva all’esperienza: era quindi necessaria un’educazione dello strutturarsi
dell’esperienza, ovvero una scienza dell’educazione, ovvero una pedagogia che riconosce
la perfettibilità degli atti psicologici si faceva cosi avanti in A. l’idea che la pedagogia
contribuisse , migliorando il processo intellettivo, al miglioramento della società, quindi
dell’umanità. Dall’altro lato sottolineava l’importanza del passato e del suo
condizionamento, parlando quindi di continuità, eredità e attitudini. Se da un lato voleva
conservare il divenire storico, dall’altro lo spiegava con le relazioni costanti dei fatti che
erano a loro modo delle leggi che ancoravano il divenire all’esistente.
Quello di A. era un idealismo o storicismo naturalistico:
- idealismo perché ammetteva ed evidenziava il divenire
- naturalistico perché rifiutava ogni trascendentale e riconduceva tutto
all’esperienza
egli rifiutava l’idea che ci potesse essere una mera conoscenza dei fatti, cercava una
terza via tra il positivismo a cui apparteneva e l’eredità idealistica della scuola di
Spaventa a cui non voleva rinunciare, avvalorando il concetto di storia.
Il suo pensiero era una sorta di positivismo idealistico o di idealismo positivistico
riconduceva tutta la problematica alla dimensione storica e vi era la continua dialettica
tutto – parte (filosofia – scienze).
L’impegno civile della ricerca positiva
Angiulli spostava la prospettiva del suo discorso ai bisogni dell’avvenire: voleva
contribuire concretamente al miglioramento delle condizioni sociali. Il problema
fondamentale era quello dell’elevazione del tenore di vita e della formazione di una
coscienza civile adeguata ai tempi. In lui vi era una forte contrapposizione con la chiesa
romana, accusata di conservatorismo, e quindi con lo stesso concetto di religione questo
era spiegato con il diffuso senso di ostilità verso i sacerdoti proprio del meridione,
accusati già dai moti napoletani del1799 di essersi schierati con l’oppressione.
Angiulli trasformava il suo discorso in un reale manifesto di crescita sociale. La filosofia
diventava la guida della trasformazione sociale che trovava nello stato il centro di
raccordo necessario e naturale dell’intero organismo. Angiulli non scivolava nel
collettivismo: riconosceva infatti la disuguaglianza delle capacità tra gli individui, era
quindi un discorso riformista ma non rivoluzionario, egli manteneva l’ordine sociale.
Il suo programma intellettuale vedeva la cultura alla base della stabilità e del riformismo
sociale il principio del progresso umano è la cultura scientifica. La scuola, l’istruzione è il
grande mezzo per la soluzione moderna del problema sociale, dalla cultura dipende ormai
lo splendore d’una nazione.
CAPITOLO III
La fondazione della pedagogia come scienza positiva
Angiulli voleva contribuire come intellettuale moderato alla stabilità sociale che fosse sia
progresso sociale lontano da estremismi sia da conflittualità delle coscienze. Tuttavia non
credeva che lo sviluppo intellettuale fosse in contrapposizione con quello morale. Egli
intuiva che la costruzione dell’essere sociale implicava il consenso e individuava
nell’elemento intellettuale ciò che determinava la gerarchia delle funzioni, l’energia che
tramuta i fatti organici. Il motore della storia era sempre l’idea, che era da un lato sapere
e dall’altro fondamento dei progressi avvenire.
Per A. ci sarebbe voluta una soluzione pratica e per far entrare la teoria nella coscienza di
tutti sarebbe stata necessaria l’istruzione, sarebbe stata necessaria la scuola. Nonostante
fosse pervenuto alla sua idea di positivismo, si rendeva conto che avrebbe avuto un
senso solo se avesse acquistato la capacità di trasformare, contribuire all’evoluzione
sociale. I problemi erano:
- il permanere di punti di vista e comportamenti religiosi e metafisici;
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