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La sinistra radicale in Europa: Italia, Spagna, Francia, Germania

Introduzione

Dal 1989, con la caduta del Muro di Berlino, crollano i regimi a socialismo reale e i partiti comunisti dei principali paesi europei conobbero un profondo processo di trasformazione sia della loro forma organizzativa sia della strutturazione della loro offerta politica. Ne sono venuti fuori negli anni Novanta e Duemila, partiti e organizzazioni della new left europea (european radical left parties), che hanno abbandonato caratteristiche anti-sistema tipiche dei partiti rivoluzionari assumendo una logica pro-sistema, pur continuando a svolgere una robusta opposizione ai governi neoliberisti (di destra e di sinistra) che hanno smantellato lo Stato sociale (welfare state) tagliando la spesa pubblica. È possibile immaginare nelle democrazie europee un'opzione di governo fondata sulla convergenza dei partiti riformisti e di quelli della new left?

I partiti della new left sono radicalmente diversi rispetto ai partiti marxisti-leninisti del Novecento. L’ipotesi del libro: superata la veste di partito anti-sistema tipica dei partiti rivoluzionari a ideologia comunista, la categoria di sinistra radicale identifica uno spazio nel quale trovano collocazione forze politiche anti-establishment, ma non anti-sistema, capaci di realizzare un’energica opposizione nei confronti delle classi dirigenti, nel pieno rispetto della forma di Stato democratica. Si configurano partiti riformisti, socialisti, socialdemocratici e di estrema sinistra (ancora anti-sistema anche dopo il 1989).

I partiti socialisti-socialdemocratici (con volontà riformista), così come quelli della new left (con intenti di radicale implementazione democratica), mantengono tutti un orientamento di tipo pro-sistemico, le formazioni politiche dell’estrema sinistra conservano la posizione di contrarietà e di rifiuto nei confronti delle regole del gioco democratico, mostrando ancora oggi interesse al raggiungimento di regimi simili a quelli storicamente allineati al blocco sovietico (almeno sul piano delle intenzioni e della riflessione teorica, perché sono ben interrati nella prassi istituzionale).

Tre domande: (1) Dopo la fine della guerra fredda, come si riorganizzano e con quali valori, idee, obiettivi e risultati, i partiti comunisti dei principali paesi dell’Europa occidentale? (2) Con la “fine della storia” (Fukuyama) e la vittoria del capitalismo sul social-comunismo, quale spazio di manovra potrà accreditarsi ai partiti della new left sorti tra le macerie del muro di Berlino? (3) Data la ricomposizione del campo della sinistra radicale, nelle principali democrazie europee è possibile immaginare un'opzione di governo che possa determinare la convergenza dei partiti riformisti e dei partiti della nuova sinistra in un unico progetto politico?

Non è stato preso in esame il Regno Unito perché il sistema politico inglese anche dopo la fine della guerra fredda non presenta alcuna formazione politica in grado di riunire alla sinistra del Labour Party culture politiche di varia tradizione progressista che siano in grado di eleggere stabilmente un corpo di rappresentanti nella Camera bassa del Parlamento di Westminster.

La mission della new left è mettere a sistema orientamenti valorizzi di diversa natura politica (non solo comunisti, ma anche socialisti e riformisti, ecologisti, ambientalisti, pacifisti, femministi e gender culture), allo scopo di ampliare i propri confini, elaborare un progetto originale e accrescere la dimensione dell’appeal elettorale. I partiti della new left sono quindi anti-political establishment parties, oppositori delle classi dirigenti neoliberiste ma non necessariamente ostili ai regimi democratici nei quali operano, non mancando di dare il proprio contributo politico. Non si considerano i partiti senza esperienza parlamentare o con radicamento politico solo locale o regionale.

Nel 1994 è stato creato l’eurogruppo parlamentare della sinistra radicale Gue-Ngl (Gauche unitarie européenne-Nordic Green Left; sono le forze a sinistra dei partiti socialisti e socialdemocratici). Nel 2004 viene fondato il partito della Sinistra europea che riunisce a livello europeo le principali sigle della new left (una sorta di Cominform). In Italia dopo il 1991 (si scioglie il PCI) si biforcano due eredità, una nel PRC, l’altro nel PdCI.

Parte prima: La trasformazione

La sinistra dopo il comunismo

Premessa

La lunga depressione economica successiva al boom industriale del biennio 1871-1873 produce un progressivo peggioramento dello stile di vita dei lavoratori e una concentrazione dei mezzi di produzione senza eguali in Germania. Questo fa credere ai cittadini del secondo Reich che l’imminente crisi capitalistica condurrà lo sviluppo dell’umanità nella direzione indicata dalla dottrina socialista. Nei decenni successivi, però, la storia prende tutt’altra direzione di marcia, fino all’avvento del nazifascismo e all’esplosione della seconda guerra mondiale.

Comunque è in Germania che viene innescato il processo di contaminazione tra il movimento operaio e l’ideologia marxista (Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels del 1848; Il Capitale del 1867). L’incontro tra il movimento dei lavoratori tedeschi e la teoria marxista sono la condizione per la fondazione di uno dei primi partiti socialisti europei, il Partito socialista dei lavoratori della Germania (Sap, 1875), poi Partito socialista dei lavoratori. Nel 1890 diventa SPD (Partito socialdemocratico di Germania). I fatti tedeschi sono il primo esperimento di costruzione del campo socialista.

  • L’ortodossia marxista di Kautsky, che prevede la rivoluzione proletaria dall’interno delle istituzioni democratiche;
  • A sinistra di Kautsky c’è l’avanguardismo di Lenin, in cui un piccolo gruppo di rivoluzionari di professione si caricano della responsabilità di sovvertire l’ordine costituito per la realizzazione del comunismo;
  • A destra di Kautsky c’è il revisionismo di Bernstein, che struttura il fronte riformista nella socialdemocrazia tedesca;
  • Si aggiunge un filone movimentista di Rosa Luxemburg: è il progetto della Nuova Sinistra contrario agli irrigidimenti rivoluzionari e promotore di una spontaneità nel movimento operaio. A questo filone si collegano quello anarchico-libertario di Proudhon e Bakunin e il laburismo anglosassone legato alla militanza trade-unionista.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il marxismo si frammenta in socialismo, socialdemocrazia, comunismo, anarchismo, laburismo… Nella Prima Internazionale (1864-1876) si separano marxisti e anarchici. In occasione della Rivoluzione russa del 1917, alla Terza Internazionale (Komintern, 1919-1943) i bolscevichi sostengono il governo dei soviet favorendo la formazione di partiti comunisti-leninisti per diffondere la rivoluzione in tutto il mondo (Novecento di Hobsbawm come secolo breve: Prima guerra mondiale 1914 -1989 Caduta dei regimi a socialismo reale: tra le rovine della Porta di Brandeburgo si sgretola l’esperienza del socialismo reale; nel 1991 cade l’URSS).

Il dibattito sulla sinistra

Dalla seconda metà del Novecento ci si comincia a interessare allo studio delle categorie dicotomiche di destra e sinistra. Laponce con Left and Right (1981) è tra i pionieri di questa riflessione. C’è la necessità di mantenere le categorie tradizionali della politica moderna come chiavi di interpretazione efficaci anche in epoca contemporanea. Viene abbandonata l’ipotesi del rivolgimento rivoluzionario dello Stato borghese capitalistico, ma per Bobbio anche in età post-bipolarismo destra e sinistra continuano ad aiutare l’interpretazione dei rapporti politici.

Secondo Bobbio anche dopo il 1989 la sinistra vuole conseguire le condizioni di uguaglianza sostanziale (gli uomini nascono uguali), mentre la destra si fonda sul concetto di disuguaglianza (gli uomini nascono diversi e sedati con morale del gregge e religione come strumento di compassione e rassegnazione - Nietzsche). L’egualitarismo ha l’obiettivo di rendere più eguali i diseguali. Secondo Gauchet droite e gauche sono chiavi di lettura funzionali anche in epoca contemporanea. Ancora oggi rappresentano il conflitto esistente tra particolare e universale.

Ci sono anche tesi contrarie, come il testo del 1994 di Giddens: Beyond Left and Right e poi del 1998 con Third Way (che diventerà il manifesto del laburismo inglese di Tony Blair). Per Giddens a sinistra viene a mancare una classe marxianamente intesa capace di far marciare il progresso destinato a realizzare il programma della trasformazione sociale. Terza via è rispetto dei principi liberali ma comunque attenzione alle questioni ambientali e alla partecipazione inclusiva.

Anche Lasch è critico della dicotomia destra-sinistra: entrambi gli schieramenti desiderano lo sviluppo tecnico ed economico e quindi il progresso nel corso della storia dell’umanità. Secondo Segatori oggi destra e sinistra hanno cambiato contenuti, e quindi oggi ci sarebbero solo cittadini established e cittadini non-established, ovvero quelli che si trovano in una posizione garantita rispetto alle tutele storiche del sistema di welfare e chi si trova scoperto da queste protezioni sociali.

Secondo la tesi del libro la distinzione tra destra e sinistra è ancora valida e dà un contributo utile alla lettura dei processi di trasformazione in corso. Ancora oggi la destra difende e conserva l’equilibrio dei rapporti di forza dominanti in una certa comunità politica e la sinistra cambia lo stato di cose presenti, riducendo il divario esistente tra gli strati sociali più abbienti e quelli meno abbienti (tra established e non-established, tra vincitori e vinti della globalizzazione internazionale).

Si può invece discutere su come le forze politiche di sinistra sopravvissute al secolo breve perseguano l’obiettivo dichiarato (redistribuzione delle ricchezze prodotte). Secondo Cassano la sinistra degli anni duemila deve fare i conti con le trasformazioni registrate dopo la fine del Novecento: è l’inizio di un tragitto più laico. Secondo Galli la sinistra è in crisi e al tempo stesso nella crisi (del neoliberismo). La sinistra deve andare oltre, ma un sistema di orientamento è indispensabile. Il rischio più grande, anche secondo la tesi del libro, è infatti l’estemporaneità programmatica: saltati i riferimenti ideologici del passato, la sinistra post-novecentesca ha bisogno di una nuova bussola valoriale.

La sinistra radicale

Che cos’è la sinistra radicale? Basandosi sul triangolo semiotico termine-significato-referente empirico (Ogden e Richards), sinistra radicale è l’opposizione alle politiche neoliberiste, ed è propria di tutte le forze che si collocano alla sinistra del campo socialista e socialdemocratico (referente empirico). Questa definizione però è grossolana, perché a sinistra della sinistra riformista si colloca anche l’estrema sinistra, oltre che la sinistra radicale.

I partiti della sinistra riformista rafforzano l’ordinamento democratico facendo riforme istituzionali a favore delle persone meno abbienti. I partiti di estrema sinistra sono formazioni politiche che criticano duramente il sistema politico dominante e considerano i governi liberal-democratici sistemi di potere borghesi da superare attraverso la trasformazione rivoluzionaria dello stato di cose presenti. I partiti della sinistra radicale criticano alla radice le scelte adottate dalle classi politiche dei regimi capitalisti e vogliono produrre profondi cambiamenti nel sistema istituzionale, accettando però le regole del gioco democratico. L’obiettivo è la trasformazione graduale dell’esistente, un ridisegno dei rapporti di forza interni al sistema liberal-democratico. Per l’estrema sinistra, il fine invece è l’instaurazione di un regime a socialismo reale da perseguire anche dopo il 1989, anche considerando l’uso della forza fisica e militare.

Da questo punto di vista, i partiti della sinistra radicale sono più vicini a quelli riformisti che a quelli estremisti. I partiti della sinistra radicale sono sicuramente anti-liberisti, ma non anti-democratici. Secondo March, la sinistra radicale ha trasformato l’anticapitalismo in opposizione al neoliberismo globalizzato, ma comunque sostiene un sistema economico misto orientato a creare le condizioni favorevoli allo sviluppo industriale della piccola e media impresa. Le riforme politiche perseguono strumenti di democrazia diretta e partecipativa cercando di rappresentare nel sistema politico i diritti delle persone emarginate ed escluse. Secondo l’estrema sinistra, le altre forze della sinistra si macchiano facendo compromessi con le forze politiche borghesi capitaliste.

In Grecia negli anni duemila il Pasok è la sinistra riformista, Syriza è la sinistra radicale (ispirata a valori del socialismo democratico - giustizia sociale di ispirazione marxista unita ai principi di libertà individuale e rispetto dei diritti della persona - e dell’ecologismo). Syriza vuole rinnovare la classe dirigente, ma non superare la forma di Stato democratica. Non vuole uscire dall’Unione europea né dall’Unione monetaria (Tsipras nel 2015 firma un accordo con i creditori europei confermando la natura pro-sistemica della sinistra radicale greca). A sinistra di Syriza nel Parlamento greco si colloca il KKE, Partito comunista di Grecia, di ispirazione marxista-leninista: vuole trasformare con una rivoluzione la società greca eliminando il capitalismo e costruendo il socialismo e il comunismo. Per questa ragione spesso le formazioni politiche dell’estrema sinistra sono extraparlamentari (oltre che di vario genere: neo-staliniste, trotzkiste, movimentiste, libertarie, anarchiche…); sono partiti con bassa percentuale di voti, ma spesso i voti vengono sottratti dalle fila della sinistra radicale).

I partiti della sinistra radicale non sono antisistema (per Sartori i partiti anti-sistema, di sinistra o di destra, sono quelli che, se chiamati alla guida del paese, cambierebbero non solo la squadra di governo, ma proprio la forma di Stato democratica nel suo complesso), ma anti-political establishment parties (da Schendler - nascono in opposizione a tutte le forze che in un dato sistema politico hanno la possibilità di accedere alle cariche di governo), e assolutamente pro-sistemici.

  • Avanzano una critica radicale del sistema politico dominante senza porsi fuori di esso;
  • Mostrano una percezione di sé come di un soggetto capace di lanciare una sfida alle istituzioni guidate dall’establishment costituito;
  • Si fanno interpreti e rappresentanti della presunta netta divisione esistente tra interessi del popolo e interessi della classe politica (sia questa di governo o di opposizione).

Sono in netta contrapposizione con le élite di potere dominante. Non mirano alla rottura del sistema democratico e vogliono costruire un'opzione politica alternativa e anti-establishment (non anti-sistemica). Sono tendenzialmente “indisponibili” al compromesso con i partiti tradizionali con una natura prevalentemente oppositiva, ma rifuggono la violenza. Di solito tendono a costruire leadership forti per rafforzare il partito attraverso la figura di un capo indiscusso. Dopo l’implosione dell’URSS è inevitabile un ridimensionamento dei partiti di sinistra, soprattutto di quelli a sinistra dei partiti socialisti e socialdemocratici. Oggi però emergono nuove opzioni possibili.

I partiti della sinistra radicale

Premessa

Sinonimi di sinistra radicale sono: sinistra massimalista, sinistra sociale, sinistra tout court, sinistra unita. La locuzione new left è quella che gode di maggiore prestigio nella letteratura politologica internazionale.

Italia: una difficile Rifondazione

Il PCI è stato il partito comunista più importante dell’Europa occidentale, profondamente radicato nella cultura politica nazionale del Novecento e attore fondamentale della Resistenza antifascista da cui si producono le condizioni e le premesse per l’approvazione della Carta repubblicana del 1948. IL PCI, fondato a Livorno nel 1921, viene sciolto nel 1991: è un dramma pubblico e privato per un’intera generazione politica. Occhetto cancella nome e simbolo: è la svolta della Bolognina. Nasce il Pds. Una parte minoritaria del PCI decide di non aderire al progetto di trasformazione del partito, costruendo un altro soggetto politico, che non rinuncia alla storia del PCI né all’iconografia della falce e del martello e rivendica per sé il compito di rifondare il partito comunista: il PRC, all’inizio era Movimento per la Rifondazione comunista (Mrc); è il luogo di riappropriazione di segni di cui i militanti si erano sentiti spossessati, il luogo di affermazione di un’identità che risultava comunque forte e quindi non poteva essere cancellata dalla decisione di un congresso.

Cossutta, ala conservatrice, si dichiara subito ostile alla “cosa” di Occhetto. Anche gli ex Pdup sono contrari (Lucio Magri). Così come sono contrari i dirigenti ex ingraiani (Ingrao è contrario alla scissione). Gli ex ingraiani (apertura culturale eterodossa) e i cossuttiani (cultura tradizionale ortodossa) si accordano producendo le premesse per il governo della cosiddetta “area di incertezza organizzativa”.

Cossuttiani ed ex ingraiani fonderanno l’equilibrio di potere del partito per tutto il corso del decennio successivo, condizionando pesantemente l’evoluzione e il radicamento della new left italiana. Al Mrc aderiscono due parlamentari del Pds, Lucio Magri e Luciana Castellina. In questo momento nel Mrc confluiscono dunque Psiup e Pcdi m-l. Poco più tardi converge Democrazia proletaria, che è l’ala sinistra del nuovo movimento. Tra i membri del movimento, il 76% deriva dal PCI, il 16% dalla sinistra plurale, l’8% non dichiara militanza pregressa.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.scacchetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Partecipazione e comunicazione politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof De Nardis Paolo.
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