Estratto del documento

Capitolo 1 - Organizzazione industriale

L’organizzazione industriale è quella branca dell’economia che si occupa dello studio della concorrenza imperfetta. La concorrenza imperfetta è quella visione utopistica di mercati popolati da tante piccole imprese e caratterizzati dall’efficienza economica; la condizione antitetica invece è il monopolio in cui il mercato è dominato da una sola impresa. La realtà si trova fra questi due casi limite. L’ambito di studio dell’organizzazione industriale è rappresentato da ciò che accade nel caso più comune di concorrenza imperfetta e in che misura il funzionamento di un mercato non perfettamente concorrenziale si avvicina o si allontana dal funzionamento di uno perfettamente concorrenziale.

A causa della varietà del mercato, è difficile trovare affermazioni generali e non ambigue riguardo ai mercati non perfettamente concorrenziali. Uno dei motivi per cui l’analisi della concorrenza imperfetta risulta difficile è l’interdipendenza, ovvero la situazione di interazione strategica che caratterizza le decisioni delle imprese nei mercati in cui esse operano. Infatti, dal momento che esiste una forte probabilità che le imprese siano consapevoli dell’interdipendenza delle loro azioni, ciascuna di esse vorrà tenere nel dovuto conto la risposta dei rivali alle proprie azioni. E a sua volta tale risposta dipenderà dal modo in cui i rivali ipotizzano che la prima impresa reagirà alla loro azione e così via.

La teoria dei giochi consente di analizzare l’interazione strategica in modo chiaro e coerente dal punto di vista logico, diventando uno strumento indispensabile nell’organizzazione industriale.

Le normative antitrust

Al fine di soddisfare la necessità di una qualche forma di normativa per mantenere la concorrenza nel mercato, apparve alla fine del ‘800 negli Stati Uniti, la prima importante legge antitrust: lo Sherman Act, che vietava i contratti, le associazioni e le collusioni tese a restringere il commercio e qualsiasi tentativo di monopolizzare un mercato. Inoltre, l’idea che fossero necessari degli organismi governativi per raggiungere tali obiettivi trovò più tardi riscontro anche nel Clayton Act e nel Federal Trade Commission Act. Il Clayton Act mirava a bloccare sul nascere i tentativi di monopolio limitando l’uso di varie pratiche commerciali come sconti, vincoli e contratti in esclusiva. Il Federal Trade Commission Act, invece, diede vita a un’agenzia amministrativa, la Federal Trade Commission (FTC), responsabile delle indagini e delle sentenze per la gestione delle violazioni del Clayton Act.

Per determinare se le leggi antitrust fossero state violate o meno, fu necessario individuare non soltanto il comportamento delle imprese nel mercato ma anche la struttura stessa di mercato. Tale comportamento, a sua volta, avrebbe determinato i possibili risultati - o performance - del mercato in termini di efficienza economica o di generico benessere sociale. Per tale motivo, questo primo approccio di solito prende il nome di Struttura-Comportamento-Perfomance (SCP). Il principio alla base del paradigma SCP era di considerare la concorrenza perfetta e il monopolio come gli estremi opposti di uno spettro di strutture di mercato, lungo il quale si collocano tutti i mercati.

La Chicago School

La Chicago School, scuola di pensiero opposta alla SCP, fece notare che molte delle pratiche che i tribunali avevano considerato dannose per la concorrenza ed il benessere economico potevano essere viste, invece, come un modo per migliorare l’efficienza economica ed arrecare benefici ai consumatori. Il loro lavoro si concentrò inizialmente sulle relazioni verticali fra un’impresa e i suoi fornitori.

Agli sviluppi delle norme antitrust statunitensi se ne sono accompagnati di simili ovunque, anche se in periodi successivi. Nel 1997, l’Unione Europea, prestando fede al suo obiettivo di una piena integrazione economica, ha adottato il Tratto di Amsterdam. Gli articoli principali in materia di concorrenza del Trattato di Amsterdam sono l’articolo 81, che proibisce gli accordi e le pratiche concordate tra imprese che aspirano a impedire, restringere o distorcere la normale concorrenza all’interno del mercato, e l’articolo 81, che si occupa di abuso di posizione dominante. In Italia, la norma fondamentale in materia di antitrust è la legge n. 287/90, emanata dal Parlamento nel 1990, che ricalca piuttosto fedelmente la normativa europea. Tale legge ha istituito l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). I compiti dell’AGCM sono: vigili contro gli abusi di posizione dominante, vigila in merito a intese e cartelli che possono essere lesivi o restrittivi per la concorrenza, controlla e delibera sulle operazioni di concentrazione, si occupa di tutela del consumatore, valuta e sanziona nei casi di conflitto d’interesse dei componenti del Governo.

Le 4 domande dell’economia industriale

Tutte queste domande ruotano attorno alla nozione di potere di mercato, definito come la capacità di fissare prezzi superiori al costo, precisamente superiori al costo marginale o incrementale, ovvero il costo di produrre una unità addizionale.

  • Le imprese hanno potere di mercato? Indubbiamente se non ci fosse potere di mercato, non ci sarebbe ragione di studiare l’economia industriale. Nel corso degli anni, diversi studi empirici hanno tentato di misurare il grado di potere di mercato. Empiricamente è una questione ancora aperta. Uno dei principali dogmi della scuola di Chicago afferma che se in un settore industriale c’è libertà d’entrata, il grado di potere di mercato non potrà mai essere particolarmente rilevante. Se un’impresa infatti fissasse sistematicamente i propri prezzi al di sopra dei costi una nuova impresa potrebbe trovare conveniente entrare nel mercato e praticare prezzi inferiori. Perciò secondo questa tesi, il potere di mercato non può durare a lungo. Anche lo studio di certi particolari mercati suggerisce che il grado di potere di mercato non può essere rilevante. Infatti, per esempio, nel settore degli aerei, le compagnie aeree che riescono a controllare dei fattori di produzione essenziali per operare in un aeroporto (es. diritti di decollo e di atterraggio) detengono un grado notevole di potere di mercato. Per contro in altri mercati (es. quello dei prodotti agricoli) le imprese non hanno potere di mercato. Tuttavia ciò che conta è che almeno in alcuni settori industriali esiste un grado rilevante di potere di mercato.
  • Come fanno ad acquistarlo e a mantenerlo nel tempo? Detenere potere di mercato significa ottenere maggiori profitti. Pertanto, per un’impresa creare e conservare un certo potere di mercato costituisce un obiettivo strategico molto importante. Un modo di acquisire potere di mercato può essere quello di ottenere un monopolio legale, che consente di fissare prezzi alti senza però permettere ad eventuali concorrenti di entrare sul mercato. Ciò viene fatto attraverso l’uso di brevetti o di copyright (es. negli anni 60, la Xerox, una delle più grandi aziende produttrici di stampanti e fotocopiatrici, mise a punto la tecnologia per un nuovo tipo di macchina fotocopiatrice e la brevettò. Data la protezione legale garantita dai suoi brevetti, la Xerox poté aumentare i prezzi in modo rilevante senza timore della concorrenza). Il potere di mercato può inoltre essere creato attraverso appropriati comportamenti strategici come quelli pubblicitari (per esempio la Harley Davidson detiene una posizione dominante nel mercato delle moto di grossa cilindrata anche se dal punto di vista puramente tecnico la maggioranza degli esperti ritiene che le moto giapponesi siano di qualità superiore e che il confronto diventi addirittura imbarazzante se si considera il rapporto qualità/prezzo. La Harley Davidson è riuscita ad assicurarsi un notevole potere di mercato attraverso una intelligente politica di marketing. Per prima cosa ha creato una artificiale scarsità del prodotto razionando i consumatori e facendo sì che si formassero lunghe code di attesa. In secondo luogo, ha sponsorizzato le associazioni di fan che con i loro raduni in tutte le parti del mondo realizzano una pubblicità capillare e gratuita. In terzo luogo, innova la propria linea di prodotto molto più lentamente dei propri concorrenti giapponesi in modo che ciascun modello diventi una sorta di oggetto di culto. Infine, ha volto a suo vantaggio i difetti dei propri prodotti. È noto per esempio che le Harley Davidson tipicamente perdono olio, cosa che i costruttori giapponesi considererebbero intollerabile ma che per gli affezionati delle Harley diventa una specie di vanto.) Assicurarsi un certo potere di mercato è soltanto un aspetto del problema. Un’impresa di successo, infatti, deve anche riuscire a mantenere il proprio potere di mercato. I brevetti scadono. Le imitazioni sono frequenti. I settori industriali che godono di una qualche protezione legale sono sempre più spesso deregolamentati. Le imprese dominanti possono mantenere le loro posizioni attraverso politiche di sconto, l’attuazione di politiche di reazione all’entrata (es. la Coca-Cola, che controlla circa il 90% del mercato italiano delle bevande analcoliche al gusto cola, ha messo in pratica nella seconda metà degli anni '90 una strategia di sconti selettivi mirati a limitare la possibilità di crescita della quota di mercato del suo principale concorrente, la Pepsi Cola. In pratica, la Coca-Cola, almeno stando all’accusa della Pepsi in una causa antitrust che si è conclusa con una multa alla Coca-Cola, selezionava alcuni grossisti strategici promettendo loro sconti consistenti se avessero aumentato le vendite di prodotti Coca-Cola, cosa che potevano fare solo a spese della Pepsi), oppure attraverso le politiche di reazione all’entrata, forzare i clienti a non acquistare da rivali (un esempio interessante è quello della reazione di Italcementi all’ingresso di alcuni importatori nel mercato sardo del cemento, che fino all’inizio degli anni '90 essa controllava insieme ad un’altra grande impresa, Unicem. Facendo arrivare il cemento dalla Grecia o dalla Turchia invece di produrlo in Sardegna, questi importatori erano in grado di offrire sconti fino al 15% del prezzo praticato da Italcementi e da Unicem e quindi riuscirono a convincere numerose imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato (che sono i principali consumatori di cemento) a rifornirsi presso di loro. La reazione di Italcementi fu quanto mai aggressiva. Essa acquisì alcuni impianti per la produzione di calcestruzzo preconfezionato e cominciò a venderlo a prezzi stracciati. I produttori di calcestruzzo, messi alle corde, dovettero accettare di tornare a rifornirsi presso Italcementi pur di porre termine a questa guerra di prezzo. Il risultato fu che gli importatori di cemento videro le proprie vendite calare significativamente. Oltre a contrastare efficacemente l’entrata sul mercato in questo caso specifico, il comportamento di Italcementi è un segnale importante inviato a potenziali entranti futuri: un segnale che ogni tentativo di entrata sarà contrastato.
  • Quali sono le conseguenze del potere di mercato? Dal punto di vista dell’impresa, la detenzione di potere di mercato implica maggiori profitti e quindi un maggior valore dell’impresa stessa. Dal punto di vista del benessere sociale le cose sono più complicate. Fissare un prezzo elevato comporta, come effetto di primo ordine, un trasferimento di risorse (di ricchezza) dai consumatori alle imprese: per ogni aumento del prezzo di un euro, ogni acquirente trasferisce un euro in più al venditore. Se dal punto di vista sociale volessimo attribuire un peso maggiore al benessere del consumatore che ai profitti, allora questo trasferimento dovrebbe essere visto come qualcosa di negativo. Di fatto, la legislazione antitrust e la politica della concorrenza sono motivate, in larga misura, dall’obiettivo di proteggere i consumatori da questi tipi di trasferimenti. Inoltre un prezzo elevato implica un’inefficienza allocativa (prezzo alto → meno gente acquista). Per esempio, tariffe aeree elevate fanno sì che alcuni potenziali clienti non acquistino il biglietto, anche se il costo di trasportarli sarebbe molto basso. Dal punto di vista del benessere sociale, sarebbe efficiente che molti di questi clienti usassero l’aereo: anche se l’utilità che traggono dal volo è inferiore al prezzo (quindi per questo motivo non volano), ma è superiore al costo (che è molto più basso del prezzo). La perdita che risulta da queste mancate vendite è l’inefficienza allocativa generata dal potere di mercato (→ si genera meno benessere). Vi è poi un altro problema. “Il più grande vantaggio di un monopolista è il quieto vivere”. Infatti, un monopolista non deve preoccuparsi della concorrenza. Più in generale si può sostenere che le imprese che detengono un elevato potere di mercato hanno meno incentivi ad essere efficienti. Per esempio, le compagnie aeree europee sono notoriamente meno efficienti di quelle nordamericane. In larga misura questo divario di efficienza, è causato dal fatto che nel mercato nordamericano c’è una concorrenza molto più intensa. In altre parole, il potere di mercato implica un secondo tipo di inefficienza, quella produttiva, che definiamo come l’incremento dei costi derivante dall’esistenza di potere di mercato. Quando il potere di mercato è mantenuto artificialmente, attraverso l’intervento statale (si parla di monopolio di Stato), può crearsi un terzo tipo di inefficienza, la ricerca di posizione di rendita. Con questa espressione ci riferiamo alla spesa improduttiva realizzata dalle imprese per cercare di influenzare le scelte politiche (è un dato di fatto, ad esempio, che quando Mediaset cominciò a trasmettere notiziari nazionali, dichiarò esplicitamente che avrebbe sostenuto le posizioni politiche del cosiddetto CAF (l’asse politico Craxi-Andreotti-Forlani). Negli Stati Uniti, l’attività di lobbying è legale e viene svolta alla luce del sole. Anche in Italia prima di Tangentopoli la certezza dell’impunità era tale che venivano prese ben poche precauzioni. La ricerca di una posizione di rendita può anche manifestarsi in lunghe e costose cause giudiziarie (un esempio ovvio è fornito dalla recente causa antitrust americana che ha visto come protagonisti Netscape e Sun Microsystem da una parte e Microsoft dall’altra. Poiché dall’esito di questa causa potrà dipendere il futuro del ricco mercato dei sistemi operativi non sorprende che ciascuna delle parti abbia speso milioni di dollari in consulenze, spese legali e in generale nel tentativo di influenzare le decisioni dei tribunali chiamati a valutare il caso). Il potere di mercato, per quanto possa essere positivo per le imprese, non è un bene per la collettività. In primo luogo arricchisce le imprese a spese dei consumatori. In secondo luogo, riduce l’efficienza economica (sia allocativa che produttiva). In terzo luogo, induce le imprese a sperperare risorse per acquisire e mantenere il potere di mercato stesso. Tuttavia, da un punto di vista dinamico, il potere di mercato può avere anche conseguenze positive: secondo la teoria di Schumpeter, porterebbe al progresso tecnico.
  • C’è un ruolo preciso che le politiche pubbliche potrebbero svolgere per risolvere i problemi generati dal fatto che le imprese detengono un certo potere di mercato? Nell’ambito dell’economia industriale, il ruolo principale delle politiche pubbliche è quello di evitare le conseguenze negative derivanti dalla detenzione di potere di mercato. Le politiche pubbliche possono essere suddivise in due grandi categorie: regolamentazione dei monopoli e antitrust (o politica della concorrenza). La regolamentazione si riferisce al caso in cui un’impresa detiene un potere di monopolio o quasi, e le sue azioni (ad esempio il prezzo che fissa) sono direttamente supervisionate da un regolamentatore. La politica antitrust ha un campo di azione più ampio. L’idea è quella di impedire alle imprese di intraprendere azioni che aumentino il potere di mercato in modo pregiudizievole. In generale, l’obiettivo di tali politiche è quello di prevenire o porre un rimedio alle situazioni in cui il potere di mercato raggiunge livelli eccessivi, a discapito della collettività e, in particolare, dei consumatori.

Capitolo 2 - Fondamenti di microeconomia

La curva di domanda di mercato descrive la relazione fra l’ammontare che i consumatori sono disposti a pagare per unità del bene e la quantità aggregata del bene consumato.

La figura mostra un esempio di curva di domanda di un mercato e, più nello specifico, una curva di domanda lineare di mercato, che può essere descritta dall’equazione P=A-BQ. Quando si scrive la curva di domanda in questo modo, con il prezzo collocato nella parte sinistra, essa prende spesso il nome di curva di domanda inversa.

L’intercetta verticale A rappresenta la disponibilità massima a pagare, o il prezzo di riserva massimo che ciascun consumatore sarà disposto a pagare per avere il bene in questione; con prezzi di mercato superiori ad A, nessuno nel mercato in questione sarà disposto ad acquistare il prodotto. A mano a mano che il prezzo scende al di sotto di A, aumenterà la domanda del prodotto.

Per esempio, se il prezzo di mercato del bene è P’, il consumatore vorrà acquistare una quantità Q’ del bene.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 52
Riassunto esame Organizzazione Industriale, prof Bacchiega, libro consigliato Organizzazione industriale, Pepall, Richards, Norman Pag. 1 Riassunto esame Organizzazione Industriale, prof Bacchiega, libro consigliato Organizzazione industriale, Pepall, Richards, Norman Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Organizzazione Industriale, prof Bacchiega, libro consigliato Organizzazione industriale, Pepall, Richards, Norman Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Organizzazione Industriale, prof Bacchiega, libro consigliato Organizzazione industriale, Pepall, Richards, Norman Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Organizzazione Industriale, prof Bacchiega, libro consigliato Organizzazione industriale, Pepall, Richards, Norman Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Organizzazione Industriale, prof Bacchiega, libro consigliato Organizzazione industriale, Pepall, Richards, Norman Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Organizzazione Industriale, prof Bacchiega, libro consigliato Organizzazione industriale, Pepall, Richards, Norman Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Organizzazione Industriale, prof Bacchiega, libro consigliato Organizzazione industriale, Pepall, Richards, Norman Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Organizzazione Industriale, prof Bacchiega, libro consigliato Organizzazione industriale, Pepall, Richards, Norman Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Organizzazione Industriale, prof Bacchiega, libro consigliato Organizzazione industriale, Pepall, Richards, Norman Pag. 41
1 su 52
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher violifrate di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Bacchiega Emanuele.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community