Numismatica
Denaro e le sue funzioni
Denaro: qualunque strumento in grado di assolvere alle tre funzioni principali, essenziali per la circolazione delle merci:
- Misura del valore (funzione più importante), determinato da domande e offerta
- Mezzo di scambio
- Strumento di accumulo di ricchezza (in inglese: immagazzinamento di ricchezza)
Moneta e il suo significato storico
Moneta: espressione di uno stato, obbligatoria all'interno dei confini di esso. Se non c’è lo stato, non c’è neanche la moneta.
Ieri: oggetto di metallo di forma riconosciuta, il cui peso e la cui lega sono garantiti da uno stato tramite l'impressione di una o più impronte di carattere ufficiale. Lo stato altresì ne stabilisce il valore nominale (cioè il suo valore in rapporto a un sistema ufficiale e codificato di misurazione dei prezzi) e ne rende obbligatorio l’utilizzo all’interno dei propri confini. La moneta dunque è espressione dello Stato, quindi tutte le sue caratteristiche (metallo, peso, forma, raffigurazioni, legende, lingua, etc.) sono testimonianza diretta di tipo istituzionale. Hanno un carattere soggettivo mediato dalle scelte dello stato, dalla volontà del potere.
Es. Derroni e Re Ballaios (re dalmata): conosciamo l’esistenza dello Stato proprio grazie alle monete.
La moneta inoltre fornisce informazioni di natura economica, che altrimenti non avremmo per le epoche precedenti al XV secolo. Gli archivi romani erano fatti di materiale deperibile, erano documenti creati “involontariamente”, perché quotidiani. Le monete vanno dove acquistano, vengono dove vendono, riferimento al potere, e dunque facilmente databili.
Produzione e riconoscimento delle monete
Le monete sono prodotti di serie, cioè realizzati con tecniche che consentivano di fare oggetti il più possibile uguali, ovvero la coniazione. Portano inoltre un’impronta che le deve rendere assolutamente riconoscibili, per evitare la falsificazione. Si produceva moneta per le proprie esigenze di pagamento e per guadagnarci.
Numismatica e il suo ruolo
Numismatica: è la disciplina che ha il compito di restituire informazioni storiche dalle monete. Babelon, numismatico, ritiene che “la scienza delle monete greche e romane sotto tutti i loro aspetti, ossia sotto l’aspetto economico, legislativo, metrologico, artistico, nei loro rapporti con le altre branche della scienza storica come l'epigrafia, l'iconografia, la mitologia, etc.”
Integrazione Saccocci: “la storia economica, l'archeologia, l'antiquaria, l'antropologia.” La numismatica è stata la prima disciplina nata, il primo approccio concreto.
Scheda numismatica
Caratteri di serie, come il tipo (ovvero l'immagine principale della moneta), il metallo, le facce, il nominale. Ad esempio, la moneta di età moderna (dal 1492 in poi) è quasi perfettamente circolare perché prodotta a macchina. Grazie a questo si può stabilire la zecca e l'età. Si riesce a individuare in alto una croce su un cerchietto = globo. Questo elemento, in quella posizione, trovata in Toscana può essere ricondotta a un'unica moneta.
Caratteri individuali, come lo stato di conservazione e il peso (per determinare l'archetipo bisogna fare il confronto fra tutte). Il processo di schedatura informatica è avvenuto in età abbastanza precoce; per la sua estrema precisione (foto realizzate e pubblicate sempre con rapporto 1:1) non si è però giunti a uno standard uniforme.
Le prime informazioni che vengono date sono date di carattere amministrativo: la collocazione (comune, provincia), diversa dalla proprietà; il numero di inventario indica dove si trova la moneta, divisa per gruppi; il numero di ingresso, quello principale che attesta la proprietà del bene e per questo a volte, nei registri di ingresso, troviamo anche l’indicazione di provenienza; la serie, solitamente convenzionali che fanno riferimento a quelle storiche.
Elementi distintivi delle monete
La moneta ha due facce (D/ dritto e R/ rovescio), a cui si associano i due coni: il conio di incudine è la parte concava, che di solito corrisponde alla faccia dove è rappresentata l'autorità emittente. In teoria la moneta ha una terza faccia, il contorno = lo spessore, perché anch'esso è coniato.
Il campo è il foglio che raccoglie l'immagine. La parte scritta è la legenda. La moneta non coniata è il tondello, che può essere troncoconico o scodellato, ad esempio. Sotto la raffigurazione, la parte inferiore determinata dalla linea di sfondo viene definita esergo (ex erga: tutto ciò che non fa parte del volume, le note a parte).
Il nominale è un valore che un tempo era indicato dalla conoscenza delle persone o dal peso. È l'elemento che ci indica quanto le persone potessero acquistare. Abbiamo delle fonti sulle epigrafi, ma i problemi iniziano con il tardo antico e con il medioevo.
Es. 3 pallini nel quadrante indicano 3 once. 1 pallino = 1 oncia; M (monete bizantine), CN (moneta coniata da Giustiniano. Cento Nummi, forse.) A livello di schedatura, ci consente di classificarla correttamente. AE 1-2-3-4 sono state classificate sulla base del diametro, che è un carattere di serie meno accurato perché individuale. Il diametro a parità del metallo indica il valore; si misura con il calibro, in millimetri, anche se grandi. Va preso il più largo (in un oggetto ovale si prende l'altezza e il centro).
Materiali e tecniche di produzione
Il metallo nell'epoca della parità metallica stava alla base del valore. La cartamoneta è più facilmente riconoscibile se falsa. Oro, argento e rame sono i metalli più usati per coniare monete. AV (oro), EL (elettro), AR (argento), AE (bronzo), MI (mistura), altri metalli hanno sigla chimica. Il platino veniva usato per le monete quando valeva meno dell'oro. La moneta poteva essere realizzata anche con una lega, carattere di serie.
L'andamento dei coni è quanto l'asse di una faccia è spostato rispetto all'altra. Quando i due assi sono uguali, vuol dire che erano vincolati, altrimenti erano liberi. Questo magari ci può dire la natura delle maestranze. Questa caratteristica si indica mettendo una freccia verso l'alto e l'altra che segue l'asse (si indica l'ora) = h1/ h2/ h3/ h6. Ore 12: h0 oppure h12.
Il peso in teoria è un carattere di serie; il peso significativo è la seconda cifra decimale, obbligatoria per oro e argento. In realtà è un dato singolo, un carattere individuale. Tutti i pesi, quando significativi, servono a capire il peso teorico, facendo una media tra le più pesanti. Ogni moneta ben conservata può essere un campione per determinare il peso (l'oro non si ossida). Il peso teorico però subisce due fattori di disturbo: le monete si consumano + il lasco, cioè quanto le monete possano deviare rispetto al peso standard. Solitamente si predilige il punto di addensamento, non il punto di media. Per pesare le monete, calanti ed eccedenti, veniva usato il trabucco.
La datazione è raramente precisa ed unica, ma di solito ci sono due date, perché si considera il periodo temporale in cui la moneta è stata realizzata. La cronologia della moneta, nonché il luogo di rinvenimento va sempre registrato, nel rispetto di quelli precedenti. La provenienza invece è la collazione che la moneta aveva prima della schedatura attuale. Bisogna inoltre indicare sempre le condizioni giuridiche, cioè la proprietà statale, del comune, ecclesiastica, privata, o di enti locali.
Il prezzo di stima è presente su alcuni siti, basati sui cataloghi d’asta, in cui sono appunto presenti i prezzi di stima. Lo stato di conservazione e l’usura, solitamente sono descritti in un unico campo, anche se ci possono dare informazioni storiche diverse. Lo stato di conservazione riguarda la condizione attuale e determina il prezzo, finalizzato anche al restauro; l’usura invece ci dice quanto è stata usata la moneta. L’usura consiste nell’alterazione chimica del metallo, ovvero nell’ossidazione. Avviene nel momento in cui si utilizza, ma dipende dalla velocità di circolazione (meno la moneta ha valore, più circolerà). Se la moneta è ben definita e si riescono a vedere molti dettagli, l’usura risulta essere assente-leggera-media-notevole-totale. Lo stato di conservazione può essere FDC (fior di conio); SPL (splendida); BB (bellissima); MB (molto bella); ILL (illeggibile); B (bella); M (mediocre); C (cattiva); P (pessima).
Descrizione e legenda
La descrizione è da prendere dal testo di riferimento; bisogna considerare il punto di vista dell'osservatore. Per quante riguarda le teste, possono essere raffigurate da una parte/di fronte/a tre quarti; a dx o sx; possono avere attributi per i quali si utilizza il participio passato (es. testa nuda laureata di Nerone a destra; busto nudo e radiato di Domiziano a destra; busto corazzato e radiato di Aureliano a destra; testa galeata di Artemide a destra). Il paludamentum era la tunica di rappresentanza. La legenda deve riguardare ciò che è scritto con certezza, altrimenti si fornisce già un’interpretazione. Prima si mette la legenda, poi la descrizione (es. Fortunae Augusti, a lato S C). Vengono utilizzati i participi presenti per il movimento, il participio passato se le figure sono stanti (es. la Fortuna stante di prospetto/di fronte, testa a sx con timone e cornucopia; a lato S C = senatus consultum) (es. toro cozzante a destra). Il contorno può essere perlinato, lineare, rigato.
Contromarche e zecca
Le contromarche sono segni impressi sulle monete quando erano già in circolazione. Avevano scopo giuridico per alterare il valore della moneta. Contromarche islamiche su monete veneziane indicano possibilità di commercio anche in quelle aree. Ha un’importanza di tipo cronologico. Solitamente hanno un’impressione anomala e per questo si riconoscono con facilità. È un carattere individuale.
La zecca è un carattere seriale; come per il dritto e rovescio, bisogno consultare il testo di riferimento. Sono monete basate su un’autorità emittente, che ha il diritto di battere moneta, ma indica anche la fabbrica di produzione e la città. Per una moneta romana imperiale si mette la vera zecca, ovvero la città che batteva per Roma, la località in cui è stata fatta (es. Antiochia). Es: zecca di Firenze, la città era Monteaperti. Nella città monarchiche si segna l’autorità che si batteva moneta. Es. per il Belgio si indica il Re; per l’Euro si indica la repubblica italiana (autorità emittente).
Riferimenti bibliografici
Vengono usati i cataloghi di collezione, che però sono talmente vasti da poter essere usati per la classificazione di un’intera serie, oppure i corpora, creati per illustrare le monete di una serie. Quest’ultimi sono, tendenzialmente, estremamente completi, ma dipende dalla loro vastità.
Monete greche:
- Catalogue of the Greek Coins in The British Museum, London 1873-1929 (BMCGC)
- Sylloge Nummorum Graecorum, 1930 – SNG, Copenhagen, 1943 – completa!
Divise in serie nazionali e poi in collezioni. Organizzata con semplice schedatura di tutte le monete fotografate; dà cronologie sicure; sono fascicoli da 3000-4000 pezzi, mentre quelli delle collezioni solitamente ne hanno circa 200.
Monete celtiche (anche se non c’è un vero e proprio repertorio):
- K. Castelin, Keltishe Munzen, Katalog der Sammlung des Schweizerischen. Landesmuseums Zurich
- Catalogue of the Celtic Coins in the British (BMCCC) British collection
Monete romano repubblicane (circa 600 tipi; non compare più un inedito da 70-80 anni):
- M. Crawfors, Roman Republican Coinage, Cambridge 1974 (RRC)
Organizzato esclusivamente con ordine cronologico. È un corpus; il tipo è fotografato.
Monete romane imperiale:
- Roman Imperial Coinage, London 1923-1944 (RIC)
Fino ad Aureliano si riconosce attraverso il ritratto (criterio migliore); le fisionomie diventano poi standardizzate. La ricerca viene poi fatta per zecche negli ultimi volumi, in cui sono presenti legende e indici.
Per le immagini:
- Coins of the Roman Empire in the British Museum, London 1926-1932 (BMCCRE)
Sono stati pubblicati volumi solo fino al 238 d.C.; tutti i tipi sono fotografati.
- R.A.G. Carson, P.V. Hill, and J.P.C. Kent, Late Roman Bronze Coinage, London 1960 (LRBC)
Monete bizantine e barbariche:
- W.Hahn, Moneta Imperii Byzantini, Wien 1973-1981 (MIB)
3 volumi, i primi due sono stati anche tradotti. Corpus che arriva però fino all’VIII secolo a.C.; è organizzato in forma tabellare.
- Catalogue of the Byzantine Coins in the Dumbarton Oaks Collection in the Whittemore Collection. Washington 1966-2005
Processi di produzione delle monete
Matrici: Le matrici multiple erano in materiale refrattario; possono essere presenti i codoli di fusioni, piccole “code”.
Fusioni: I dettagli sono molto imprecisi, risulta quindi molto più facile la falsificazione. La moneta veniva usata quando aveva lo stesso valore del metallo.
Coniazione o battitura: Una volta realizzati i due coni, veniva posizionato un tondello tra i due coni: di incudine, quello appoggiato sul piano e di martello, questo posto sul tondello (in epoca medievale venivano chiamati pila e torsello). Tecnica che ha una realizzazione più dettagliata, che impedisce e limita la falsificazione.
Fabbricazione della moneta
Le monete richiedono sempre una legge istitutiva. Preparazione delle paste (metallo per portarlo alla lega voluta). Questa è l’operazione più costosa; si scaldava e mischiava (eventualmente) il metallo. Nella preparazione viene decisa la lega. Il processo di raffinazione è ancora più costoso; se non arrivava una lega pura, si mescolavano metallo e monete considerate pure.
Preparazione dei tondelli: ci definisce il peso. Preparati per fusione (terracotta facilmente lavorabile e poi cotta, così si creavano due matrici dentro le quali veniva versato il metallo). Venivano creati delle barre di metallo, poi tagliate, che davano i tondelli i quali venivano poi martellati. Il peso, in questo modo, è molto più preciso. In tarda epoca romana e nel medioevo, le monete diventano più sottili, per una naturale svalutazione. In questo caso il peso dei tondelli era molto più omogeneo perché veniva battuta una lastra/lamina di metallo, tagliata poi con cesoie e fustelle (introdotto dal X-XI secolo d.C.). Il peso bizantino veniva usato per controllare che la moneta avesse il peso corretto. Sfrido: ciò che rimane dalla realizzazione dei tondelli.
Preparazione dei coni: si lavora lo specchio in cui si realizzerà il negativo della moneta. Ci dà l’impronta, un valore ufficiale. È la fase più importante di tutte, perché richiede manualità e bravura nella tecnica. Il conio veniva realizzato per fusione; era richiesto che fossero più duri del tondello. Per le monete di bronzo (V secolo a.C.) si utilizzavano coni in ferro oppure in bronzo (scaldando il tondello per renderlo più morbido.) Si temprava il cono in modo tale che venisse durissimo. Finché i coni erano in bronzo, le incisioni avvenivano a bulino; quando vennero realizzati coni in argento si iniziò ad usare un punzone (in epoca antica romana). Con i Carolingi viene abolito il bulino; in epoca tardo medievale – moderna – contemporanea, veniva usato solo il punzone, anche per le immagini e le scritte più difficili. Si cercava di realizzare più coni per non rallentare il processo. Gli esperti riescono, osservando solamente i punzoni, a comprendere perfettamente se fossero quelli realizzati in zecca (era dunque facile capire se fossero state falsificate). Il punzone a cordoncino veniva usato per fare l’orlo della moneta. Se, nel momento del ritrovamento, l’orlo è ancora ben aggettante, vuol dire che la moneta era stata poco usurata. Spesso chi imprimeva le lettere era analfabeta.
Battitura: era richiesta una certa esperienza; il colpo di martello doveva essere dato in verticale, altrimenti si rischiava di spostare la moneta.
Imbiancatura: tecnica che prevedeva un aumento di argento in superficie. Si immergeva un tondello in un acido (formico, citrico), che distruggeva le molecole di metallo più debole, nonché il rame. Le monete di rame dunque si ossidavano, lasciando una copertura, una patina solo di argento. Monete bianche, anche se contenevano la stessa quantità di metallo (monete di mistura). Affinché funzioni, la lega non doveva essere minore del 10%, anche se oggi troviamo monete con il 5% d’argento completamente bianche e, dunque, probabilmente argentate. Le monete rosa sono composte dal 40% di argento e il 60% di rame. Questo processo si faceva sui tondelli, non sulle monete. Questa tecnica era usata quando non si voleva far diminuire il peso della moneta (=usura); aggiungendo dunque la lega, si svalutava la moneta.
Saggio: effettuato a campione per verificare che la lega fosse giusta. Oggi ha importanza relativa, perché non ha più grande valore il metallo con cui si fanno monete. L’Inghilterra fa ancora il saggio, attraverso il Trial of the pyx. È l’ultima fase di produzione.
L’uso delle macchine. Tradizionalismo della produzione della moneta, che ha bisogno della fiducia da parte del pubblico, che si rivolge a persone fidate. Tendenzialmente la zecca mantiene tecniche produttive arretrate rispetto alla moda.
L’introduzione delle macchine risultò dunque un processo molto lento, dato anche dal fatto che c’erano molte manomissioni perché sostituivano
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