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Capitolo 1 - Definizione del termine moneta

Cosa si intende per moneta e quali sono le sue funzioni. È uno strumento economico che riflette la società che ne fa uso, perciò il suo ruolo nell'antichità non va interpretato nello stesso modo delle epoche storiche caratterizzate da diverse categorie economiche. La moneta è una delle forme del denaro il quale corrisponde a segni convenzionalmente definiti da determinati gruppi sociali per esprimere il valore: conchiglie, piume, pietre lavorate, bestiame, manufatti. In società arcaiche questi oggetti possono aver svolto funzioni al di fuori dello scambio commerciale, ossia essere usati come beni di prestigio, per stringere legami era comunità diverse o risolvere tensioni tra gruppi.

Capitolo 2 - Numismatica greca e romana e i suoi campi d'indagine

Il termine deriva dal greco noummos e dal latino nummus (moneta) e la disciplina che ne deriva ha lo scopo di interpretare le monete nel loro contesto storico, economico, sociale, politico e giuridico attraverso i suoi aspetti tecnici, iconografici, artistici, epigrafici e tramite l'analisi dei modi e luoghi di circolazione. La numismatica antica si divide in numismatica romana e greca, di cui quest'ultima si occupa, oltre che delle coniazioni degli stati e popoli di lingua greca, anche delle monete prodotte da popolazioni a contatto con i Greci (come Fenici, Cartaginesi, Etruschi). La numismatica romana invece comprende la produzione monetaria di Roma nelle aree da essa controllate. Questa va suddivisa ulteriormente in numismatica romano-repubblicana e numismatica romano-imperiale.

Il limite che fissa la data finale della numismatica antica include la monetazione degli anni dell'imperatore Zenone perché ancora per alcuni anni dopo la caduta dell'impero romano d'occidente si continuarono a produrre monete nell'impero romano d'oriente. L'inizio della numismatica bizantina è segnato dalla riforma al tempo di Anastasio I, che alterò il carattere della produzione trasformando il sistema monetario di età costantiniana. A questa disciplina si aggiunge la numismatica medievale, del periodo in cui in occidente si svilupparono le coniazioni delle popolazioni germaniche.

Capitolo 3 - Questioni di tecnica monetaria

Inizialmente per la fabbricazione delle monete vennero impiegati metalli preziosi come l'oro o l'argento, o l'elettro, che in oriente e Grecia erano usati a peso. L'elettro è una lega oro-argento presente nei pressi del monte Tmolo in Anatolia, fu utilizzato per le prime monetazioni delle colonie greche della Ionia e della Lidia, rimanendo in uso fino al IV secolo.

La monetazione d'oro era più diffusa in oriente che in Grecia, sostituendo l'elettro, abbandonato, in Lidia. In Grecia è raro: Atene ne fece uso in un momento di emergenza durante la guerra del Peloponneso. Solo dal IV secolo in epoca ellenistica assunse maggior importanza.

Il metallo più utilizzato in antichità fu l'argento, per la sua malleabilità e indistruttibilità. Il suo uso era diffuso dal VI secolo nelle aree più ellenizzate dell'impero persiano, e successivamente per i rapporti con le città greche. In centro e nord Europa era invece penetrata attraverso i contatti con la regione macedone, soprattutto in ambiente celtico. A Roma fu emesso dalla fine del IV secolo per influenza delle città della Magna Grecia, inizialmente poco abbondante, per diventare la principale componente della produzione monetaria con l'emissione del denaro, la moneta di Roma dalla seconda guerra punica.

Il rame fu utilizzato parecchio nell'antichità per la sua abbondanza in stato naturale e minerali. Il bronzo fu introdotto dal V secolo prima nelle colonie greche e poi in Grecia. Il rame, considerato troppo vile, fu usato solo in casi di necessità, come dai Seleucidi in I a.C., nell'Egitto romano in II e III d.C. o dai Sassanidi in III e IV d.C.

Le principali fonti di approvvigionamento dei metalli per la produzione monetaria erano le miniere, a cui accennano numerosi autori greci e latini. Altre fonti furono i tributi, i bottini, i doni, la fusione di statue di culto o oggetti preziosi. L'oro proveniva dall'Egitto, Arabia, Armenia, India. L'isola di Siphnos procurò oro e argento alla Grecia e Fenicia.

Nella fabbricazione delle monete, spesso oltre al metallo estratto in miniera si ricorreva ai metalli utilizzati precedentemente, provenienti da oggetti o monete rifuse. Il pezzo di metallo da contrassegnare con un marchio di garanzia affinché diventi moneta è definito tondello. Nell'ambito di ciascuna serie monetale occorre che il peso e le dimensioni dei tondelli impiegati siano simili per garantire che tutti gli esemplari abbiano lo stesso valore.

Le prime monete hanno una forma globulare, ma i tondelli hanno assunto nel tempo una forma circolare e appiattita, diventando infine dischetti. Erano ottenuti tramite la fusione del metallo in formelle in materiale refrattario, come la pietra, terracotta o legno. Le formelle spesso erano collegate tramite una canaletta che consentiva il flusso del metallo liquido e i singoli pezzi venivano staccati spezzando i codoli di fusione. Talora i tondelli erano ottenuti non per fusione in stampi, ma affettando verghe cilindriche o ritagliandoli da lastre metalliche. Realizzati i tondelli vi si apporgeva un elemento figurativo a garanzia del valore. Per riprodurre le immagini si ricorreva a due tipi di fabbricazione: la coniazione e la fusione.

La coniazione è impiegata fin dalle prime monetazioni arcaiche. Esse presentano da un lato una raffigurazione impressa da un conio attraverso la battitura con un martello, dall'altro un incavo corrispondente all'impronta lasciata nel pezzo di metallo dal perno del punzone che lo teneva fermo. Nell'incavo fu apposta una seconda immagine e il punzone divenne un secondo conio. Le matrici utilizzate per imprimere le immagini sulle due facce del tondello erano fissate una su un'incudine fissa, l'altra su un supporto libero sottoposto al colpo del martello. La fusione utilizzava matrici recanti le impronte con la raffigurazione. L'immagine ottenuta non risultava nitida, per questo la tecnica veniva usata solo in casi eccezionali.

Nella produzione monetaria greca e romana ci sono monete che presentano particolarità tecniche dovute al processo stesso di fabbricazione (monete incluse, serrate, a rovescio liscio) o a interventi successivi per deliberare scelte dell'autorità emittente o dei fruitori (monete riconiate, contromarcate, spezzate). Le monete incluse presentano i tipi non a rilievo su entrambe le facce ma a rilievo al diritto e in incavo al rovescio, ottenuti con due conii indipendenti anche se rappresentanti nella maggior parte dei casi la stessa raffigurazione, uno incavato e l'altro rilevato. Tra le particolarità tecniche vanno ricordati anche il procedimento della suberatura e dell'imbiancatura (per creare l'effetto di una superficie argentata). Le suberate sono le monete costituite da un nucleo interno di metallo vile ricoperto da una sottile lamina di metallo nobile perfettamente aderente.

Nelle monete riconiate è stata impressa una nuova raffigurazione sulla precedente. Si tratta di una valuta fuori corso legale reintrodotta in circolazione dopo l'apposizione di un differente tipo. Riconiare una moneta era un modo di servirsi di un tondello già pronto, e condizione essenziale era che la moneta fosse idonea per peso e modulo alla nuova emissione e che se ne disponesse di un grande quantitativo. A proposito del vecchio numerario rimesso in circolazione in epoca romano-imperiale, vanno citate le monete restituite. Si tratta di emissioni in oro, argento e bronzo non contromarcate bensì coniate ex novo riproducendo fedelmente i tipi di precedenti monete repubblicane o imperiali, dalle quali si distinguono per la scritta RESTITUI o REST e l'iscrizione con il nome e i titoli dell'imperatore che ne aveva disposto la coniazione.

Un altro intervento operato sulla moneta è quello di riduzione del suo peso e del suo valore tramite frammentazione. La pratica è diffusa in epoca romana, nella seconda metà del I secolo a.C. in risposta all'esigenza di disporre di valori monetali inferiori rispetto al nominale più basso allora presente in circolazione.

Capitolo 4 - Sistemi monetali: pesi e struttura

Il valore reale di una moneta antica, prima che essa assuma carattere fiduciario, è definito dal suo peso, garantito dall'autorità emittente. I sistemi monetali poggiano sui sistemi ponderali e sulla loro scala di valori, la cui organizzazione precede di molto l'origine della monetazione. L'origine dei sistemi ponderali trova le sue radici in oriente asiatico. Il più antico sistema teorico di pesi fu quello babilonese, fondato sulla divisione in sessantesimi del talento, che rappresenta l'unità maggiore di conteggio. Il talento si suddivide in 60 mine leggere o 30 mine pesanti quanto il doppio delle precedenti. Questi valori si ritrovano con gli stessi nomi anche nel mondo greco, dove penetrarono a seguito dei contatti con l'oriente. In entrambi gli ambiti mina e talento non furono mai coniati per il peso troppo elevato. Divennero invece unità monetarie i valori divisionali della mina, chiamati siclo in oriente e dracma in Grecia.

Le unità ponderali non presentano valore assoluto ma assumono diversi pesi sulla base delle consuetudini metrologiche, dipendenti da convenzioni o norme che differiscono da luogo a luogo. La mina per esempio poteva essere suddivisa in 60, 50 o 45 sicli a seconda dei diversi ambiti geografici e culturali. Anche la dracma presenta differenti valori di peso a seconda dell'ambito geografico di riferimento. Con l'estendersi del predominio politico ed economico di Atene, la sua moneta finì con il prevalere in vaste aree del mondo greco, al punto che Alessandro Magno ne adottò il valore ponderale per le sue coniazioni in argento. L'espansione del dominio macedone amplificò ulteriormente il ruolo di moneta internazionale e la monetazione di Alessandro Magno divenne l'unica valuta ellenica, diffondendosi anche in oriente e sostituendo ogni altra coniazione.

La formazione dei sistemi ponderali in occidente appare priva di interferenze con il mondo orientale e greco. Unità e frazioni di peso sono del tutto differenti. Lungo la penisola italica e in Sicilia le popolazioni locali utilizzavano come unità ponderale e poi come valore base della loro monetazione, la l...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/04 Numismatica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maya E. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Numismatica antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Savio Adriano.
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