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Riassunto Esame Neuropsicopatologia e Neuroriabilitazione, prof Petretto, libro consigliato Introduzione alla Psicopatologia Descrittiva, Sims

Riassunto per l'esame di Neuropsicopatologia e Neurosiabilitazione e della prof. Petretto, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Introduzione alla Psicopatologia Descrittiva, Sims, dell'università degli Studi di Cagliari - Unica. Scarica il file in PDF!

Esame di Neuropsicopatologia e Neurosiabilitazione docente Prof. D. Petretto

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Deliri primari e secondari:

primario: delirio che non si verigica in risposta a un'altra forma psicopatologica. Si

– verificano nella schizofrenia e non in altre condizioni. Includono percezioni e intuizioni

deliranti. Caratteristica: insuperabile incomprensibilità.

Wernicke formulò il concetto di idea autoctona che insorge senza cause esterne. Il

problema nel trovare deliri autoctoni o primari è che il loro carattere è discutibile. Spesso è

difficile decidere se un delirio sia autoctono o meno, molti autori sostengono che ogni deliro

può essere compreso se si conosce abbastanza bene la vita del paziente.

1. L'incomprensione insuperabile: il delirio, la convinzione che l cose che vengono raccontate

stiano capitando realmente è incomprensibile. Il miglior modo che si può adottare è cercare

di comprendere dall'esterno senza essere in grado di sentirci nella sua posizione, che cosa

stia pensando e come lo stia sperimentando.

secondario: la falsa convinzione è comprensibile nelle attuali circostanze a causadi una

– pervasiva alterazione dell'umore o in relazione al contenuto culturale. Si verificano in molte

condizioni diverse dalla schizofrenia e possonoe ssere compresi alla luce del retroterra

culturale e dello stato emotivo. I deliri secondari divengono comprensibili se sono

disponibili la storia psichiatrica dettagliata e un esame psicologico ben eseguito. I deliri

depressivi possono permanere anche dopo che il trattamento ha risolto i sintomi di

rallentamento ideomotorio del paziente depresso e possono portare al suicidio. I deliri

seocndari vengon chiamati anche idee simil-deliranti, sono comprensibili e transitori. Per

distinguere tra un'idea dominante e un delirio secondario l'unica fonte sono le prove che il

paziente fornisce per sostenererne la veridicità.

I veri deliri (deliri propri) vengono distinti dalle idee simil-deliranti ossia deliri primari dai deliri

secondari. Questi ultimi possono essere viste come idee emergenti in modo comprensibile

dall'ambiente interno ed esternoe condizionati dall'umore. I veri deliri non possono essere spiegati

ma possono essere classificati in:

deliri autoctoni (intuizioni deliranti)

percezioni deliranti

atmosfera delirante

ricordi deliranti

Deliri autoctoni (intuizioni deliranti) Percezioni deliranti

La percezione normale viene interpretata secondo un

Sembrano apparire all'improvviso come significato delirante. Comporta un'esperienza diretta del

un'idea normale. La differenza sta significato del percetto normale, non è solo un'interpretazione.

nell'osservatore che è capace di empatizzare Oggetti e persone assumono nuovi significati personali che

con un'idea non delirante. Si verifica in un sono deliranti anche se la percezione non cambia. Ci sono due

unico momento, è autoriferita e il significato stati successivi nella percezione delirante:

di solito è molto importante per il paziente. 1) l'oggetto diventa significativo e viene percepito

2) quell'oggetto assume significato delirante.

Atmosfera delirante Ricordi deliranti

È un'interpretazione farneticante di un ricordo normale. Può

È parte di un processo sottostante e spesso il essere definito "delirio retrospettivo" quando un avventimento del

primo sintomo di schizofrenia. L'umore passato viene spiegato con argomentazioni deliranti. Non esiste

dell'atmosfera è importante: spesso il paziente si una linea di demarcazione netta tra ricordo delirante e la

sente a disagio. L'atmosfera delirante nasce da percezione o intuizione delirante. Il ricordo delirante può indicare:

ragioni sconosciute e risulta in un -il ricordo normale viene inteso in modo erroneo nel presente

riaggiustamento dei significati - il ricordo attuale è un falso ricordo generato da un'intepretazione

distorta.

In entrambi i casi sono memorie deliranti.

Le origini del delirio: Jaspers afferma che il delirio implichi un'alterazione della consapevolezza

globale della realtà. La realtà è nell'interpretazione o significato dato agli eventi che si considerano

alla luce della credenza erronea. Vi sono vari fattori che possono esse coinvolti nella formaizone dei

deliri come ad esempio i disturbi delle funzioni cerebrali, l'influenza del temperamento e della

personalità, l'autostima, l'emotività, la risposta a un disturbo percettivo, la risposta alla

depersonalizzazione o un sovraccarico cognitivo.

Conrad ha proposto 5 stadi di sviluppo della psicosi delirante:

trema: cambiamento nella percezione del mondo

– apofania: ricerca a scoperta del nuovo significato degli avventimenti psicologici

– anastrofia: insorgenza della psicosi

– consolidamento: nuovo mondo e impostazione psicologica basata sui nuovi significati

– residuo: eventuale stato autistico.

Tra le 4 teorie psicologiche che vennero valutate per spiegare i deliri sembra essere idea comune

che la base più consistente sia quella di vergogna-umiliazione. Le teorie sui deliri sviluppano due

tematiche principali:

MOTIVAZIONE: il delirio spiega esperienze percettive insolite e riduce stati psichici spiacevoli

– DIFETTUALITA': implica alcuni deficit attentivo-cognitivi risultanti dai deliri.

Cognizione e ragionamento nel delirio: Il processo di ragionamento è alterato nelle persone con deliri.

Spesso si ha uno stile "salto alle conclusioni". L'incapacità di far uso delle informazioni e conoscenze

pregresse già acquisite sulle regolrità del mondo può essere fattore di formazione del delirio. Se le

aberrazioni percettive prevaldono sul ruolo delle informazioni distorte, i meccanismi di elaborazione

risultano ridimensionati. Quando i deliri sono secondari rispetto ai fenomeni allucinatori il ragionamento non

dovrebbe essere intaccato.

Attribuzione del delirio: Una spiegazione dei deliri deriva dalla teoria dell'attribuzione sociale. I pazienti

deliranti per gli eventi negativi compiono un'attribuzione globale, stabile esterna in modo eccessivo e

attribuzioni stabili globali interne in modo eccessivo per eventi positivi. Sembra che attraverso questa teoria

si possa dire che i deliri di persecuzione abbiano una funzione protettiva sull'abbassamento dell'autostima. I

deliri sono legati al sgnificato personale e al confine del sè.

Delirio e il significato della vita: I deliri schizofrenici secondo Roberts non sono un aspetto della malattia in

sè ma una risposta adattiva a qualcosa che costituisce la rottura psicotica. Per alcuni la formazione del delirio

è un meccanismo adattivo per combattere la mancanza di scopi, la solitudine, senso di inferiorià,

disperazione, isolamento e consapevolezza dolora della rottura delle relazioni. Il delirio procura un nuovo

senso di identità e un chiaro senso dei limiti di responsabilità, libertà e protezione.

Contenuti dei deliri: I deliri si presentano con certe caratteristiche generali: il contenuto è determinato dal

retroterra emotivo, sociale e culturale del paziente.

Deliri di persecuzione: Sono i deliri più comuni, una loro variante sono i deliri di pregiudizio: il paziente

crede di essere offeso, trascurato e che gli si facciano passare davanti gli altri. Il responsabile di ciò può

essere animato o inanimato, spesso ono frequenti responsabili come sistemi, organizzazioni o istituzioni. Si

verificano in condizioni diverse come :

schizofrenia

– depressione (in questo caso assumono le caratteristiche che colorano l'umore dominante)

– psicosi affettive

– stati organici acuti o cronici come la sindrome del pugile suonato.

Gelosia morbosa e delirio di infedeltà: Il disturbo del contenuto può manifestarsi sottoforma di delirio, idea

dominante, umore depressivo, stato d'ansia. La gelosia morbosa è stata classifiata tra i disturbi passionali in

cui c'è senso esasperato di detenzione di un diritto e la convinzione che altri stiano ledendo questo diritto.

Sono comuni nell'alcolismo; la persona che presenta i deliri è solitamente molto attaccata e emotivamente

dipendente dal partner e può avere la sensazione che questo le appartenga.

Deliri erotici: sono deliri associati all'idea di amare o essere amati e si distinguono dalle anormalità affettive

e comportamentali come la ninfomania e la satiriasi. L'erotomania è stata descritta come uno stato

cartterizzato da deliri, il paziente è soggetto ad un amore sentimentale incentrato sull'oggetto di adorazine.

Le persone con questo tipo di delirio sono solitamente pacate e tranquille ma a volte possono risultare

irritabili, passionali e gelosi. È più frequente nelle donne che negli uomini e nalla maggior parte dei casi si

trova un'alternanza tra l'essere amati e amare. Capita che le persone su cui si investono i deliri non conoscano

nemmeno la persona.

Falsi riconosciemnti deliranti: Il concetto è quello del doppio. Le sindromi che presentano questo tipo di

delirio sono

Sindrome di Capgras: il soggetto ritiene che una persona, solitamente a lui familiare sia stat

– arimpiazzata dalla copia esatta. È un errore specifico di identificazione che coinvolge persone con

cui spesso i pazienti hanno forti legami emotivi e in ciu sono evidenti elementi di ambivalenza. Non

è un allucinazione perché il soggetto riconosce la somiglianza tra "originale e copia" egli afferma

che alcuni movimenti o atteggiamenti gli fanno capire che non si tratta della persona in questione ma

di una riproduzione.

Sindrome di Frégali: falso riconosciemnto di persone familiari in soggetti che sono estranei e non vi

– è somiglianza fisia tra i due.

Intermetamorfosi: credenza delirante che gli altri subiscano mutazioni nell'identità fisica e

– psicologica. Culmina nella rivelazione una persona totalmente diversa.

Sindrome dei doppi soggettivi: Credenza delirante dell'esistenza di riproduzione fisiche del proprio

– sé, ciò si accompagna all'idea che i duplicati sono dotati di diverse identità psicologiche.

I 4 tipi di falso riconoscimento delirante hanno in comune la forma del delirio. L'ambivalenza nei confronti

dell'oggetto di falso riconosciemnto può venire espressa nella storia clinica. Questo tipi di deliri sono

associati a disturbi organici come la demenza, le lesioni cerebrali, l'epilessia e gli incedenti cerebrovascolari.

Deliri di grandezza: Quelli primari si verificano nella schizofrenia, il paziente può essere convinto di essere

una celebrità o avere poteri sovrannaturali. I deliri di grandezza secondari si verificano invece nella patologia

maniacale.

Deliri religiosi: possono presentarsi in schizofrenici di entrambi i sessi. La possibilità di decidere se certe

credenze siano o meno deliranti sta nel modo in cui la convinzione viene sostenuta e nelle prove prodotte per

supportarla. La natura religiosa del delirio viene vista come un disturbo del contenuto che dipende dal

retroterra sociale del paziente, dagli interessi e dall'ambiente. Quando una persona si ammala di una malattia

psichica i deliri riflettono nel contenuto i suoi interessi predominanti e le sue preoccupazioni. Per distinguere

tra deliri religiosi e esperienze di vario tipo vi sono 3 criteri:

l'esprienze soggettiva e il comportamento osservabile sono confromi a sintomi e hanno forma di

– delirio

ci sono altri sintomi riconoscibili come allucinazioni, disturbi dell'umore ecc

– lo stile di vita, il comportamento, obiettivi personali ecc sono coerenti con la malattia psichiatria in

– caso di delirio o altrimenti sono circondati da altre esperienze di vita che possono condizionarli,

modificarli ecc.

Deliri di colpa e indegnità: sono comuni nella malattia depressiva, possono portare al suicidio e, raramente,

all'omicidio seguito poi dal suicidio. Le convinzioni di colpa possono dominare il pensiero del paziente al

punto di sentirsi inadeguato, colpevole, di troppo.

Deliri di povertà e nichilistici: i deliri di povertà sono comuni nella depressione. Il paziente risulta confuso

riguardo i propri cambiamenti soggettivi nelle attitudini rispetto alle cose esterne e il mondo reale sembra

scomposto e morto. I deliri nichilistici descrivono condizioni in cui la tendenza alla negazione è spinta

all'estremo fino ad arrivare, in alcuni casi, ad affermare di non esistere o non essere mai nati. A volte i deliri

di negazione e persecuzione coesistono e più preminanti sono i primi più grave e il grado di depressione. I

deliri nichilistici sono una forma depressiva di autoaccusa mentre nel delirio di persecuzione l'accusa è

spostata all'esterno. Essi (nichilistici e di povertà) sono infatti il contrario di quelli di grandezza.

Deliri ipocondriaci: Possono verificarsi nella depressione e nela schizofrenia, è facile che abbiano una

spiegazione di tipo persecutorio o nichilistico:

deliri su odori del corpo e alitosi

– deliri di infestazione (piccoli insetti sopra o sotto la pelle che camminano)

– deliri di bruttezza o di malformazione

Le caratteristiche del disturbo delirante sono state identificate in 4 fattori:

1) nuclei depressivi sintomatici che possono presentarsi come sindrome depressiva relativa allo stress

datto dall'ideazione delirante o come disturbo affettivo (o entrambi cominati)

2) allucinazioni

3) deliri

4) sintomi di irritabilità.

I pazienti sono convinti della natura fisica del loro disturbo, questo tipo di delirio può verificarsi anche dopo

assunzione di droghe o abuso di farmaci. Possono presentarsi deliri senza allucinazioni come nel caso in cui

si sia convinti di emanare odore (sgradevole) senza sentirlo realmente e interpretare i movimenti,

comportamenti, atteggiamenti degli altri come risultato del loro odore repellente.

Deliri di infestazione: l'esperienza può assumore forma di stato allucinatorio tattile, un delirio o un'idea

prevalente/dominante. È comune come sintomo cicoscritto di ipocondria in una psicosi affettiva ma si

verifica anche nella schizofrenia paranoide, nelle psicosi ipocrondriache monosintomatiche, nelle sindromi

cerebrali organiche o in condizioni indotte da nevrosi. Il delirio può accompagnare sintomi depressivi o idee

dominanti di essere sporchi, colpevoli, malati o indegni.

Possono verificarsi in stati organici, delirium tremens, abuso di cocaina, malattie cerebrali, disturbo del

talamo, demenza senile e malattie cerebrovascolari.

Follia comunicata: qualche volta un delirio (intuizione delirante) viene trasferito da un soggetto psicotico a

uno o più persone che sono state vicine a questo soggetto così che il delirio viene condiviso. Il principale

acquisisce il delirio per primo ed è dominante, l'associato diventa delirante per la vicinanza con il principale.

Queste situazioni in cui partner condividono e sostengono convinzioni deliranti sono dette psicosi di

associazione. Il contenuto della convinzione è influenzato da circostanze sociali e ambientali anche se la

forma precisa del sintomo varia in accordo con la natura della malattia.

Deliri di controllo: noti anche come esperienze di passività rientrano nei disturbi del pensiero. (pag 210)

il controllo del pensiero può essere disorganizzato perché il paziente ascrive i processi del pensiero a

influenze esterne. Il disturbo soggettivo del pensiero viene sperimentato nella schizofrenia come passività. I

soggetti sperimentano i propri pensieri come estranei o alieni che sfuggono al proprio controllo. Ovviamente

vi è un legame con i confini del sè, tra sè e il mondo esterno tanto che non si è più in grado di discriminare

tra i due. Può descrivere passività di pensiero, furto di pensiero, inserimento del pensiero, trasmissione del

pensiero. Essi sono tutti sintomi di primo ordine della schizofreni. I deliri di controllo sono spesso associati a

spiegazioni deliranti. La confusione che risulta da fusione, miscuglio, deragliaento e affollamento del

pensiero (che si verificano nella schizofrenia) determinano una perdita della capacità di pensare in modo

chiaro che spesso viene descritta in termini di passività.

Realtà dei deliri: è importante valutare fino a che punto i pazienti con deliri agiscono in base alle proprie

credenze. Il contenuto di un delirio è importante dato che contiene informazioni sul probabile

comportamento di un paziente. Il contenuto del delirio infatti afisce come movente comportamentale, ispira

le azioni e giustifica le condotte.

Idee prevalenti/dominanti (ideazione erronea): un'idea prevalente/dominante è un'idea accettabile,

comprensibile, perseguita al di là dei limiti della ragionevolezza. Solitamente è associata ad una personalità

alterata. È prevalente nel senso che provoca un modo di funzionare disturbato o uno stato di sofferenza al

soggetto o agli altri. L'idea solitamente è associata molto strettamente a una componente affettiva che la

persona a causa del proprio temperamento ha difficoltà a esprimere. Non è un'idea ossessiva sperimentata

soggettivamente come priva di senso e non è nemmeno un delirio. Un'idea prevalente/dominante è una

nozione isolata legata ad un'emotività molto forte e una personalità abnorme, simile nella qualità alle

appassionate convinzioni politiche, religiose, etiche. Il paziente con idea prevalente/dominante, la porta

avanti con la forza di un istinto.

La differenza con i deliri: le idee originano esplicitamente da ciò che si conosce della persona e della sua

situazione, sembrano convinzioni appassionate e normali credenze. Tra i disturbi con idee

prevalenti/dominanti troviamo lo stato paranoideo, gelosia morbosa, ipocondria, dismorfofobia,

parassitofobia, anoressia nervosa.

Sindromi e idee paranoidee (ideazione erronea): La parola paranoide significa "autoreferente" e non si

limita, in psichiatria, al significato di persecutiorio. Tutti i deliri sono deliri di riferimento in quanto in

relazione al paziente stesso. Un delirio paranoide è un delirio di autoriferimento non necessariamente di

natura persecutoria. Il disturbo id personalità paranoide è quel di tipo di personalità abnorme in cui le

reazioni della persona gli altri sono impropriamente autoriderite. Include deliri, idee di riferimento simil-

deliranti, idee prevalenti. I deliri primari sono caratteristici della schizofrenia, quelli secondari sono rpesenti

in più condizioni come la psicosi maniaco-depressiva, epilessia, psicosindromi organiche, intossicazione da

droghe, stati alcolici e schizofrenia. Le idee prevalenti sono spesso associate a disturbi di personalità.

Cap 9 – Disturbi del processo di pensiero

I neuroscienziati di orientamento cognitivista sono interessati ai processi di promblem solving e alla

logica dei processi di formazione delle credenze. Questi temi sono importanti dato che nei disturbi

psichiatrici possono essere alterati ma viene data scarsa attenzione ai vissuti soggettividel pensiero.

È difficile studiare gliaspetti soggettivi del pensare, ci si concentra prevalentemente sui fenomeni

oggettivi : prestazione. Esistono due aspetti nello studio dei disturbi di pensiero:

consapevolezza soggettiva del pazientei rispetto alle proprie modalità alterate di pensiero

– manifestazioni riconoscibili del pensiero abnorme nella sua espressione: eloquio.

Il disturbo formale del pensiero: dal punto di vista soggettivo, fenomenologico, rappresenta

un'anomalia nel meccanismo del pensiero per come viene descritta dal paziente con

un'introspezione dei suoi meccanismi e processi di pensiero.

I tipi di pensiero sono stati distinti da Fish e sono:

1. pensiero fantastico afinalistico, dereistico e autistico

2. pensiero immaginativo

3. pensiero razionale o concettuale.

1) Pensiero fantastico: può essere di preve durata come nel sogno a occhi aperti o

condizionare lo stile di vita stabile di una persona. La fantasia svolge un ruolo importante

nelle attività quotidiane: ci si prepara ad un avvenimento con l'immaginazione e dopo si

richiamano alla mente le esperienze (pensiero immaginativo). Per sfruttare in modo

costruttivo l'immaginazione sono necessarie fantasia libera e la competenza appresa di

organizzare i pensieri. La fantasia porta l apersona a sfuggire o negare la realtà ma può

anche portare a convertire la realtà in qualcosa di più tollerabile e che richiede meno

interventi di correzione. Il fantasticare può svilupparsi dallo stadio di forma deliberata e

sporadica di pensiero fino ad essere una modalità stabilizzata: la persona comincia a credere

al contenuto delle proprie fantasie che diventano reali e accettate come fatti.

La fantasia solitamente viene compresa nel suo significato positivo come creazioni di

immagini o idee che non possiedono una realtà esterna. Il pensiero fantastico si può però

rilevare anche nella negazione di eventi esterni. Sono rilevanti le spigazioni psicodinamiche

fornite per i meccanismi di difesa dell'io (lapsus).

2) Pensiero immaginativo: il termine immaginazione comprende stati psicologici come la

fantasia, la nascita di idee innovative e la produzione creative che definisce l'espressione

artistica o le socperte scientifiche. Gli elementi costituitivi dell'immaginazione sono tre:

- immagini mentali: rappresentazioni mentali iconiche del mondo

- ragionamento controfattuale: capacità di svincolarsi dalla realtà al fine di pensare eventi

ed esperienze che non sono accaduti o che potrebbero non accadere mai.

- rappresentazioni simboliche: implicano l'utilizzo dei concetti o delle immagini per

rappresentare gli oggetti o le entità del mondo reale.

Questi elementi definiscono le basi del linguaggio, dell'arte e della matemativa.

3) Pensiero razionale o concettuale: il problem solving e il ragionamento sono due aspetti

fondamentali. Il primo può essere deginito come l'insieme dei processi cognitivi che

vengono impiegati per raggiungere un obiettivo. Il ragionamento è il processo cognitivo che

usiamo per compiere inferenze e giungere a delle conclusioni. I due aspetti sono distinti ma

collegati. Le strategie di risoluzione dei problemi si avvalgono di euristiche (regole

empiriche). Il ragionamento contempla processi analogici, induttivi e deduttivi.

-Il ragionamento analogico implica l'applicazione di soluzioni per porblemi noti a nuovi

problemi con caratteristiche simili.

-Il ragionamento induttivo dipende dall'uso di specifici casi noti per trarre inferenze circa

situazioni inedute (generalizzazione di un singolo caso a tutti i casi che presentano una

proprietà caratteristica)

- Il ragionamento deduttivo implica un'argomentazione in cui se la premessa è vera la

conclusione non può essere falsa, si formano i sillogismi. Sia il problem solving che il

ragionamento implicano la capacità di formare dei concetti, ossia una capacità di astrazione

e di sviluppare una teoria del mondo. Quest'abilità si affida a processi di categorizzazione e

chiarificazione. PROCESSI DEL PENSIERO DISTURBATO

Il modello dell'ideazione di Jaspers è un modello congetturale, il cui valore è la possibilità di

descrivere le anomalie del pensiero e dell'eloquio che si verificano nelle malattie mentali.

L'ideazione è per Jaspers la prestazione psicologica, nel suo modello egli sostiene che i pensieri

(ossia gli eventi psicologici) possono essere visti come una sequenza ininterrotta in modo che una o

più associazioni possono nascere da ciascun pensiero originando altri eventi psicologici.. La

sequenza dei pensieri con le associazioni forma uno schema di riferimenti di questo modello.

La quantità di associazioni possibili che risultano da un evento viene chiamata costellazione. La

coerenza del flusso del peniero verso la propria meta dipende dalla tendenza determinante. Il

concetto di associazione implica che il pensiero (che può esser espresso verbalmente o non) è un

concetto che si risolve nella formazione di altri concetti, di cui uno assume preminenza per

intervento della tendenza determinante.

Il flusso di pensiero è come una corrente che può accelerare o rallentare, essere vorticosi o calmi,

possono precipitare e aumentare o addirittura bloccarsi e di questo siamo consapevoli.

Accelerazione del pensiero: l'accelerazione del flusso di pensiero si verifica come fuga delle idee.

In questa condizione vi sono nessi logici tra un'idea espressa e quella che la segue ma la direzione

cambia continuamente per effetto di emotività superficiale e di un grado molto alto di distraibilità.

La tendenza determinante è indebolita, le associazione vengono però formate normalemente. È

come se fosse chiaro (per il soggetto che esprime il pensiero) il nesso logico tra i vari eventi

psicologici ma che non si possa costruire un'argomentazione dalla prima affermazione all'ultima.

Nella psicosi confusionale di cui parla Fish, il pensiero è alterato ma non l'umore e l'attività

psicomotoria.

Rallentamento del flusso di pensiero: il pensiero è diretto a uno scopo ma procede lentamente con

proeccupazione per pensieri tristi al punto che la persona può fallire nel raggiungimento di questo

copo. Il paziente spesos mostra poca iniziativa. Ha difficoltà nel prendere deicsioni, concentrarsi ed

è repsente uno scadimento nella lucidità del pensiero e una cattiva registrazione degli eventi che è

necessario ricordare. È presente una povertà nella creazione delle associazioni. È associato

solitamente alla depressione e può verificarsi in una condizione affettiva di agitazione.

Pensiero circostanziale: sia nella fuga delle idee sia nel rallentamento l'affettività influenza la

velocità del pensiero dettando quale idea ha precedenza. Nella circostanzialità il lento fluire del

pensiero non è impedito dall'umore ma da un difetto delle capacità intellettive tanto da non riuscire

a differenziare la figura dallo sfonto. È un disturbo della percezione in cui la figura non può essere

separata dalla percezione meno distinta che fa da sfonto. Un processo simile avviene nelle

perosnalità ossessive ma in questi casi l'eccesso di dettagli dipende da un elemento ansioso per

evitare ogni possibile omissione.

Blocco del pensiero: la chiusura è l'esperienza di un paziente schizofrenico il cui pensiero si

interrompe in modo inaspettato e non intenzionalmente. Non è causata da distrazione o altri

pensieri. Il paziente lo spiega in termini di sottrazione del pensiero.

Interruzione del flusso di pensiero: ci sono modalità secondo le quali la continuità del flusso di

pensiero può essere disturbata. Schneider ha descritto alcune di queste modalità: liquefazione,

confusione, rottura, deragliamento. Questi processi si verificano tutti insieme e danno al paziente

una sensazione di confusione. Può lamentare perplessità e non avere concentrazione ma anche di

sentirsi in apprensione per non si sa bene cosa. È in grado di spiegare l'alterazione del pensiero e i

cambiamenti nell'eloquio. Nel deragliamento le associazioni vengono frammentate e sembra che i

pensieri non abbiano alcuna connessione comprensibile rispetto alla concatenazione delle idee. Nel

deragliamento il paziente non è in grado i connettere le idee e il suo discorso equivale a un

cambiamento di direzione del pensiero. Nella fusione il mantenimento della concatenazione delle

associazioni è presente ma vengono legati elementi diversi. Non si riesce a trovare progressione

logica. La mistura è un amalgama grossolanamente disturbato di parti costituitive di un singolo

processo di pensiero. La forma di disturbo dell'eloquio che ne risulta viene chiamata sproliloquio.

Cambiamenti nel flusso del pensiero: esistono altre due anomalie:

affollamento: si verifica nella schizofrenia, il paziente descrive una concentrazione passiva e

– una compressione dei pensieri nella testa. Si ha esperienza di abbondanzza delle

associazioni che sono descritte come troppo veloci e incontrollate dalla persona. Il paziente

può dire "dove" si trova il suo pensiero.

Perseverazione: è un sintomo organico caratteristico. Il paziente mantiene una costellazione

– di idee a lungo, anche dopo che il loro ruolo appropriato si è esaurito.

Esempio di perseverazione:

- dove abita? - via vittorio veneto

- qual è la capitale della francia? - via vittorio veneto

- con chi vive? - con vittorio veneto, mio

figlio e sua moglie.

DISTURBI DEL GIUDIZIO

Un giudizio è un pensiero che esprime una visione della realtà. Per valutare se è disturbato o meno

occorre confrontarlo con il fatto obiettivo, si prende in esame anche la totalità del comportamento

della persona e le sue opinioni.

Disturbi del giudzio e deliri: occorre osservare la nautra del convinimento e le prove a disposizione

per potervi credere. Il pensiero o la "prestazione psichica" richiesti per produrre un delirio sono

indipendenti dall'intelligenza. Il delirio si produce in uno stato di coscienza lucido. LA facoltà di

giudizio in aree della vita diverse da quela interessata dal delirio può essere inalterata e l'ingegnosità

che il paziente usa per sostenere il delirio dimostra la capacità intrinseca di ragionamento logico,

che è intatta. Anche sei spesso vengono descritti come distorsioni del contenuto del pensiero, è

importante essere consapevoli hche i deliri primari non possono essere letti solo in questa

accezione. Il processo di pensiero è disturbato interamente nel delirio primario.

Pensiero concreto: Anomalia del pensiero per cui il paziente è incapace di liberarsi del significato

letterale delle parole, escludendo le idee più astratte da queste suggerite. Queste anomalie sono

valutate con prove di interpretazione di proverbi o altri test anche se questi strumenti non sono

attendibili. Le condizioni sono riscontrabili clinicamente. La concretezza è importante per fare

distinzione psicopatologica tra pensiero disturbato del paziente schizofrenico e descrizione della

propria esperienza interiore da parte di una persona con forti convinzioni religiose.

Le differenze tra esperienze religiose e sintomi di schizofrenia sono:

le esperienze religiose sono considerate spirituali, non vengono invasi i limiti fisici del sè.

– Le esperienze religiose provocano una durevole attività, diretta agli scopi.

– I deliri schizofrenici e le allucinazioni sono associati con la perdita dei confini dell'io e sono

– basati sun un'evidenza delirante.

Le convinzioni religiose sono mantenute conservando la possibilità di dubbi religiosi, per

– questo sono simili ad altri concetti astratti.

Pensiero iperinclusivo: lo schizofrenico è incapace di mantenere i confini concettuali. Le idee che

sono correlate, anche lontanamente, al concetto in esame vengono incorporate dal pensiero del

paziente. La mancanza di un'adeguata connessione tra due pensieri consecutivi viene chiamata

asindesi. Il pensiero concreto della schizofrenia non è distinguibile da quello di altri psicotici e

nevrotici ed è stato associato con l'intelligenza.

I pazienti schizofrenici possono essere incapaci di filtrare e scartare i dati sensoriali irrilevanti per il

completamento del compito che si è intrapreso. Il meccanismo sotteso ai deliri di controllo sembra

essere responsabile anche delle anomalie del pensiero o del linguaggio della schizofrenia. In questo

quadro ciò che determina un disturbo del pensiero o del linguaggio è un faillmento della funzione di

automonitoraggio. Il paziente non elimina espressioni irrilevanti e questo rende difficile la

comunicazione. Anche la coerenza del pensiero o del linguaggio può essere compromosse

dall'assenza di un obiettivo e un piano espliciti.

Sintomi di primo ordine della schizofrenia: la psichiatria britannica ha basato la diagnosi di

schizofrenia sull'elenco empirico dei sintomi di primo ordine. La presenza di uno o più sintomi di

primo ordine, in assenza di malattie organiche, potrebbe essere usata come evidenza positiva di

schizofrenia. Perché un sintomo venga considerato di primo ordine deve verificarsi con una

ragionevole frequenza nella schizofrenia; non deve verificarsi in condizioni diverse dalla

schizofrenia; non deve essere difficile decidere se il sintomo è presente o no. Ci sono sintomi che si

verificano soltanto nella schizofrenia ma sono rari, gli altri sintomi che si verificano nella

schizofrenia si verificano ain molte altre condizioni. Anche se i sintomi di primo ordine sono

utilizzati come un inventario di criteri diagnosti, un paziente che ne presenta sette non è più

schizofrenico di uno che ne ha 3. L'intero processo richiese destreza nell'uso del metodo

fenomenologico. Uno dei vantaggi dei sintomi di primo ordine come elemento diagnostico èche è

molto improbabile che una persona che non ha una malattia mentale riesca a simularli. La

schizofrenia rimane una diagnosi di esclusione.

Cap 13 – Disturbi del sè

Il sè è un costrutto teorico il cui significato e la cui rilevanza sono mutati nel corso del tempo. Dalla

seconda meta del XIX secolo varie concezioni del s+ si sono presentate in psichiatria tanto che nella

pschiatria contemporanea è contemplata l'esistenza di alcuni disturbi legati al modo in cui le

persone pensano e valutano se stesse. I termini io e sè possono essere usati in maniera quasi

intercambiabile. Il corpo viene esperito sia dal di dentro che dall'esterno. Per questo motivo è sia

sè che oggetto. Per la maggior parte del tempo non abbiamo consapevolezza del nostro corpo ma in

condizioni di ansia, dolore, eccitamento sessuale è presente una consapevolezza dei sistemi

fisiologici o deli organi come oggetti. Molti termini differenti vengono usati per descrivere il modo

in cui una persona concettualizza se stessa, ognuno di essi presenta delle sfumature:

schema del corpo: implica l'elemento spaziale, oggetti e vestiti portati addosso sarano

– compresi nello schema che cambia secondo le circostanze.

concetto del corpo: fa riferimento alla coscienza piena e alla consapevolezza astratta di sè

– cathexis corporea: implica la nozione di potere, forza, libido: il sè fa accadere le cose

– immagine corporea: è più focalizzato sugli aspetti incosci e fisici includendo aspetti

– esperienziali della consapevolezza corporea

corpo percepito.

E immagini corporee sono legate insieme nelle zone erogene e hanno natura sociale. La nostra

immagine corporea e il modo in cui gli altri ci vedono dipendono l'una dall'altr. Ciascuno vede se

stesso in relazione alle altre persone, il punto di vista su se stesso dipende da come egli crede che le

persone lo possano vedere.

Nelle relazioni sociali le persone esprimono il proprio modo di vedere se stesse: le parole e il modo

in cui le pronunciano sono indicativi di come vedono le relazioni con gli altri e di come vedono se

stesse. Anche la comunicazione non verbale è espressione del modo di vedere se stessi ed è spesso

inconsapevole. I gesti, gli atteggiamenti, le espressioni del viso, le pause nella conversazione ecc

contengono dei significati per la persona e rappresentano in parte il modo in cui vediamo noi stessi.

Secondo Argyle la comunicazione non verbale esprime le attitudini di una persona perché:

alcune aree della conoscenza umano non hanno un codice verbale

– i segnali non verbali sono dotati di maggiore potere

– i segnali non verbali sono meno soggetti a censura e più genuini

– alcuni messaggi non possono essere espressi in modo esplicito in alcuni contesti sociali a

– causa della censura sociale

i messaggi verbali sono sottolineati dal non verbale

– L'io parla attraverso il corpo alla stessa maniera che attraverso le parole (pag 277)

Noi abbiamo consapevolezza del nostro corpo e coscienza di noi stessi. La prima si sovrappone alla

seconda anche se si distingue da essa.

Varie definizioni vengono date per il significato della consapevolezza dell'immagine corporea:

Head e Holmes sostengono che lo schema del corpo si formi come espressione composita di

sensazioni. Schilder afferma che la rappresentazione del nostro corpo che formiamo nella mente p

il modo in cui il corpo appare a noi stessi.. Freud pensa all'immagine corporea nello sviluppo della

personalità.

Le alterazioni dellìimmagine corporea possono essere il risultato di sensazioni abnormi ma non è

sempre così. Le anomalie dell'immagine corporea di una persona con amputazione dono collegate al

danno fisico. Mentre il paziente ipocondriaco può non avere sensazioni abnormi ma convincersi

comunque di avere un cancro. Nel transessualismo la persona può sentirsi intrappolata nel corpo di

un uomo mentre si sente una donna ma comunque mantenendo un'esperienza sensorialmente

normale del corpo.

L'immagine del corpo può esser alterata per amplificazione, diminuzione o distorsione.

Nella psicopatologia descrittivaviene usato il termine disturbi dell'io o disturbi del sè per descrivere

le esprienze interiori anomale dell'interezza del sè e dei suoi domini che si riscontrano nei disturbi

psichiatrici. Jaspers descrive la consapevolezza di sè descrivendola come la capacità di distinguere

l'io dal non io in base a 4, poi 5, caratteristiche formali che in seguito all'intervento di Scharfetter

LE CINQUE DIMENSIONI DELLA CONSAPEVOLEZZA DEL SÈ

Sentimento della consapevolezzadi essere o esistere: viene anche detta vitalità dell'io e

• riguarda il fatto di sapere di esistere.

Sentimento di consapevolezza dell'attività: anche detta attività dell'io riguarda il

• riconoscimento di sè in quanto soggetto attivo capace di avviare e svolgere i propri pensieri

e le proprie azioni.

Consapevolezza di unità: chiamata anche consistenza e coerenza dell'io. Riguarda il fatto

• che ci si riconosce, in qualsiasi momento, un'unica e sola persona.

Consapevolezza di identità: riguarda l'identità dell'io e quindi la continuità che attraversa

• la biografia, fisionomia, appartenenza di genere, origini genealogiche ecc

Consapevolezza dei confini del sé: è la demarcazione dell'io ossia il riconoscersi diverso

• dalle altre cose e esseri viventi, capacità di distinguere ciò che è me stesso dal mondo

esterno e consapevolezza del confine tra sé e non sé.

I disturbi dell'esperienza interiore possono riguardare una o più dell 5 diemensioni.

Disturbi del senso di esistere o della vitalità dell'io: L'esperienza che un paziente fa della sua stessa

esistenza può venire alterata, questa affermazione rappresenta l'esperienza essensiale dei deliri

nichilistici che possono intervenire nelle psicosi affettive. Ideazioni nichilistiche non deliranti sono

vissute come forme di depersonalizzazione: un'alterazione dell'esperienza di sè accompagnata dal

sentimento di cambiamento o perdita di significato del sè. "mi sento irreale, confuso ecc"

Disturbi dell'attività: Il movimento può mostrare delle anomalie come nell'esperienza di passività o

nei deliri di controllo. Memoria e immaginazione possono risultare alterate in quanto un paziente

depresso avverte la propria incapacità di innescare il ricordo o la fantasia; uno schizofrenico può

sentire che le sue azioni sono avviate dall'esterno. La volontà può essere alterata. Alcune di queste

alterazioni nel vissuto soggettivo della propria atrività sono associate all'umore ne sono esempi i

deliri nichilistici del paziente depresso che non si crede capace di fare o agire.

Disturbi della consapevolezza della propria unività o della consistenza e coerenza dell'io: Nello

stato di salute la persona mostra lato livello di integrazione tra il peensato e l'agito. Dà per scontato

di essere una persona e conosce i propri limiti e capacità. Questo assunto dellunità può risultare

person in alcune condizioni. Nei sogni o in trance autoindotta le persone possono vedere se stesse. Il

sè in questi asi è sia osservatore che osservato.

Autoscopia: il paziente è in grado di vedersi e di sapere che ciò che vede è se stesso. Non è

• una semplice allucinazione visiva perché le sensazioni cinestetiche e somatiche devono

essere presenti insieme per dare l'impressione che l'oggetto allucinato è lui stesso. Può

coinvolgere diverse modalità sensoriali. La perdita del senso di familiarità per se stessi è un

aspetto preminente.

Fenomeno del doppio: Doppelganger: descrive una consapevolezza di sè come esistente

• contemporaneamente fuori, di fianco e dentro di sè: è il fenomeno soggettivo del sosia.

Questa esperienza può verificari in considizoni diverse anche in assenza di un disturbo

mentale. È un fenomeno cognitivo e ideativo e non per forza percettivo. La consapevolezza

di avere un proprio sosia può essere di natura percettiva, delirante eo più comunemente una

varietà della depersonalizzazione: queste forme sono fenomenologicamente distinte. Il

vedere il proprio sosia in qualità di chiara allucinazione è un'esperienza rara, ma il vago

sentore di essere al proprio gianco, dietro di sè o di avere un doppio dell'anima è abbastanza

comune. Si possono indicare sei diverse spiegazioni psicopatologiche per il genomeno del

doppio di natura non organica nè psicotica:

- fantasia: come in un sogno a occhi aperti

- depersonalizzazione: mentre parliamo ci si può rendere conto che parliamo come un

automa ma siamo in grado di ascoltarci mentre lo facciamo

- conflitto: due esseri vivono nel mio petto dove la ragione lotta con la passione

- idee compulsive: ripetitive, autoprodotte, riconosciute come proprie ma a cui si cerca di

resistere.

- doppia personalità: stati di coscienza che si alternano

-sdoppiamento: quando le due serie di processi psichici sono sviluppate in contamporanea

l'una accanto all'altra.

Queste esprienze non sono distinte nettamente l'una dall'altra e si sovrappongono. I pazienti

sono in grado di distinguere il "vero sè" dall'"altro sè". Il loro sè è quello che devono

accettare come parte vera di se stessi e il loro sè ideale rappresenta ciò che vorrebbero

essere. La peggiore caratteristica del doppio per il soggetto è il terribile coinvolgimento del

doppio con il soggetto stesso nel mortificarlo, pungolarlo, provocarlo alla distruzione del

doppio e/o del sè. Questa distruttività nella malattia depressiva grave è stata descritta come

la sensazione di essere accompagnati da un secondo sè capace di osservare con curiosità

indifferente mentre il suo compagno si batte contro il disastro imminante.

Negli stati dissociativi isterici sono state descritte le personalità multiple. L'essenza di una

personalità multipla esite nell'espressione di almeno due identità. Il fenomeno solleva

perplessità sulla naturale intuizione per cui un essere umano è indivisibile ed è la

personificazione di una singola individualità. L'amnesia a senso unico è commune nelle

personalità multiple ciò vuol dire che la personalità A non ricorda nulla della personalità B

ma B può discutere delle esperienze di A. Le manifestazioni di personalità multiple viste

nella pratica clinica sono di solito: personalità parziali simmultanee, personalità parziali

ben definite che si succdeono, personalità parziali multiple.

Labilità nella consapevolezza della personalità: la perdità dell'unità del sè nella schizofrenia

• comporta la convinzione di trovarsi in un luogo, pensare a qualcosa e di trovarsi

contemporaneamente anche nel luogo del pensiero agendo come si agisce nel pensiero.

Disturbi dell'identità: può presentarsi nella schizofrenia, disturbi mentali organici, nevrosi o

depressione ma anche in persone sane che si trovano in condizioni particolari. Il disturbo della

consapevolezza di sè è caratterizzato da cambi dell'identità del sè nel tempo. Un sentimento di

continuità per se stessi e per il proprio ruolo è un punto fondamentale della vita senza cui non si

possono svolgere azioni in modo competente ed è proprio l'assenza di ciò che caratterizza i disturbi

di identità I pazienti schizofrenici a volte negano di essere sempre stati la stessa persona, vi può

essere anche esperienza di passività come nell'idea che il paziente ha circa il fatto che in un certo

momento egli è stato cambiato in un'altra persona che è poi quella che egli è adesso. Un senso di

perdita della continuità di minore intensità e senza l'elemento di passività può avvenire nello stato di

salute. La persona sa che entrambe le dimensioni (passata e futura) sono vere ma egli si sente molto

cambiato rispetto a ciò che era. Nel soggetto non psicotico può succedere che i pensieri sembrano

non armonizzare con il proprio sè che egli ha imparato ad accettare.

Stati di possessione: nonostante la trance o uno stato alterato di coscienza sia un prerequisito

• los tato di possessione non si presenta necessariamente nel contesto di un disturbo isterico o

dissociativo. Può presentarsi in persone normali. Vi è una perdita temporanea dsia del senso

di identità personale sia della piena consapevolezza dell'ambiente circostante. La persona

agisce come se altri (spiriti, forze, divinità o altre persone) si fossero impossessati di lui e

crede che sia così. La differenza che separa una condizione patologica da manifestazione a

carattere religioso è che nella prima le esperienze sono indesiderate, provocano disagio alla

persona e si prolungano oltre l'immediata circostanza di una funzione o cerimonia che può

averle indotte.

Jaspers nell'occuparsi dei disturbi della consapevolezza di sè era interessato sia dagli aspetti

formali che da quelli del contenuto.

Esperienze di premorte: un'altra alterazione della consaevolezza di sè è descritta in persone

• normali poste in condizioni eccezionali. Esperienze di premorte sono state descritte da

persone in punto di morte o di grave pericolo di vita. Come le pseudoallucinazioni post lutto

le esprienze di premorte in coloro che sopravvivono sono frequenti. L'insieme di sintomi più

evidente pare la depersonalizzazione, aumentata allerta. L'esperienze di trovarsi al di fuori

del proprio corpo con autoscopia è frequente così come la traslazione della coscienza in una

regione sconosciuta o un'esperienza trascendentale.

Disturbi dei confini del sè o della demarcazione dell'io: disturbo della capacità di discernere dove

finisca l'io e cominci il non io. L'anomalia è presente nella schizofrenia, nell'intossicazione di LSD

ecc. Il punto centrale della personalità, l'io, il senso di identità personale sembra essere in uno statto

di fluttuazione come se si dissolvesse.

Confini del sè nella schizofrenia: c'è una fusione tra il sè e non sè, il paziente non è

• cosciente del fatto che il disturbo interessa i confini dell'io. -In tutte le esperienze di

passività si attribuiscono in modo erroneo al non sè delle funzioni che vengono vissute come

influenze provenienti dall'esterno ma che in realtà sono generate dal sè. Un altro esempio del

collasso dei normali confini è dato dalla diffusione del pensiero che implica che pensieri

privati divengano pubblici senza il consenso o volere del paziente. Le allucinazioni uditive

dipendono dal fatto che il paziente attribuisce un'attività endogena come il linguaggio

interno ad agenzie esterne.

Altre alterazioni nei confini: anche in stati di estasi si possono ricoscontrare dei disturbi nei

• confini del sè. Colui che vi partecipa descrive una sensazione di comunione con l'universo,

fusione con il nirvana, unione con i santi, identificazione con piante e alberi, unità con dio.

Gli stati estatici si verificano in personale normali e in soggetti con disturbi della personalità

così come in colo che soffrono di psicosi. Quest'alterazione nella consapevolezza è diversa

da quella della schizofrenia: l'estasi è un'esperienza del "come sè" mediata dallo stato

affettivo.

Il soggetto nevrotico, indipendentemente dal tipo di nevrosi è spesso molto preoccupato di se stesso

e di come gli atri lo vegono. Si sente vulnerabile agli effetti dolorosi delle cattive relazioni, ai

sintomi fisici esasperati, agli effetti distruttivi del proprio pensare nevrotico. Il paziente si sente

molto solo e diverso e si sente minacciato da colore che vede come capaci di comportarsi e afire

normalmente. La grande preoccupazione per l'immagine di sè è vicina al concetto di narcisismo che

riassume le tre qualità del totale assormimento in sè, della paura pervasiva della perdita del sè e di

un'ansia che caratterizza le lrelazioni. Questo disturbo del pensiero del paziente non è intellettuale

nè percettivo ma confinato all'area cognitiva dell'immagine di sè e alla valutazione delle relazioni

personali. Gli attacchi di panicosi verificano quando il soggetto è sotto stress e le risposte personali

devono essere impegate per confrontarsi con oggetti o circostanze minacciose, quando viene posta

sotto esame la sua capacità di stabilire rapporti umani paritetici. Il panico diviene fuga.

Cap 14 – Depersonalizzazione

Il termine viene usato per indicare un cambiamento nella consapevolezza di sè in cui la persona ha

la sensazione di essere irreale. Fewtrell ha definito la depersonalizzazione come uno stato

soggettivo di irrealtà in cui vi è un senso di estraniamento dal sè o dal mondo. Ackner esamina i

fattori diagnostici positivi che sono:

la depersonalizzazione è soggettiva: è un disturbo dell'esperienza

– l'esperienza è quella di un cambiamento interno o esterno caratterizzato da senso di

– stranezza o irrealtà

l'esperienza è sgradevole

– qualsiasi attività mentale può esserne coinvolte

– l'insight è mantenuto

Si escludono dalla depersonalizzazione:

l'esperienza in presenza di elaborazioni deliranti

– i disturbi dei confini dell'io in corso di schizofrenia

– la perdita o l'attenuazione dell'identità personale

La depersonalizzazione può intervenire nel decorso di psicosindromi organiche, abuso di cannabis,

dissociazione isterica, disturbi depressivi. La depersonalizzazioneè legata alla derealizzazione, l'io e

il suo ambiente sono esperiti come cosa solo e quindi se vi è un mutamento in uno dei due domini

inevitabilmente ricadrà anche sull'altro. La depersonalizzazione come i fenomeni non psicotici è un

esperienza comune del soggetto sano. Alcune persone possono non sentirsi loro stesse o guardarsi

dal di fuori senza elementi di provocazione. Nella depersonalizzazione dei pazienti psichiatrici c'è

una caratteristica assente nelle descrizioni dei pazienti sani se non in stati di affaticamento, dopo

una deprivazione prolungata di sonno o in condizioni di deprivazione sensoriale. Nei pazienti

psichiatrici la descrizione è incentrata sul carattere spiacevole dell'esperienza. È quasi sempre

evidente un disturbo dell'umore come depressione, ansia o entrambe. Associato a questo c'è una

sensazione di perdita della stima di sè come sintomo preminente.

La depersonalizzazione è il sintomo che il paziente ha quando si sente alterato o inadeguato nel suo

spazio interiore.

La derealizzazione è l'equivalente nello spazio esterno, rispetto alle cose esterne del paziente.

Coome altri aspetti dell'esperienza del sè la depersonalizzazione ha aspetti sociali e situazionali. La

persona ha spesso la sensazione di una ridotta capacità di accettare se stessa, la propria personalità,

il proprio comportmento, rispetto a quello che hanno gli altri. Si sente differente, isolato e

ostracizzzato. La depersonalizzazione è un'esperienza individuale ma ha conseguenze sociali. Nel

disturbo di depersonalizzazione lo stato di alteraione generalmente dura poche ore. La

depersonalizzazione è spesso situazionale, sia nella sua causa originale sia nell'induzione dei suoi

episodi. Viene classificata come un disturbo dissociativa ma le due esperienze, depersonalizzazione

e dissociazione, mostrano una divergenza nelle descrizioni dei pazienti e osservazioni dei medici e

non sono necessariamente associate.

Sono state esaminate diverse teorie sull'orifine della depersonalizzazione, ipotesi esplicative di

matrice organicista, psicologica, psicoanalistica oltre quelle che la collegano alla schizofrenia. La

depersonalizzazione viene citata come sintomo di stati organici (epilessia). Vi è un'ipotesi secondo

cui la depersonalizzazione sia una risposta preformata funzionale del cervello, un meccanismo

aspecifico che viene prodotto da molte diverse influenze sul cervello.

Le teorie organiciste suggeriscono un'alterazione dello stato di coscienza che agisce come

meccanismo di rilascio. Ma non si è dimostrato nessuna relazione specifica tra il restringimento

della coscienza e la depersonalizzazione. Qualche volta la depersonalizzazioneè associata con stati

organici autoindotti come ingestione di alcol o droghe come LSD, cannabis, deprivazione sensoriale

La depersonalizzazione viene descritta nel disturbo maniaco-depressivo, ma il sintomo si verifica

solo nella fase depressiva e non esistono riferiemnti alla presenza di depersonalizzazione nella

mania. Molti autori hanno considerato la stretta associazione tra i sintomi d'ansia e la

depersonalizzazione con ansia fobica e la considerò una forma di nevrosi d'ansia. Roth considera

che la depersonalizzazione sia più coune nei disturbi d'ansia che in quelli affettivi come la

depressione.I sintomi fobici sono di solito di nauta agorafobica. I sintomi di depersonalizzazione

sono più regolarmente associati con varie condizioni nevrotiche e le condizioni non escludono ma si

sovrappongono nella sintomatologia.

Nella teoria psicoanalitica la depersonalizzazioneassume un significato diverso e con diverse

spiegazioni riguardo la sua origine. Ciò che gli studiosi psicoanalitici hanno descritto non è il

fenomeno ma il concetto di alienazione dell'io che sta alla base.

Cap 18 – Disturbi dell'umore e delle emozioni

Umoreè un temine che indica uno stato prevalente e prolungato o una disposizione, mentre

emozione viene spesso utilizzato per indicare un'esperienza spontanea e transitoria simile ma non

identica al sentiment, dato che non contempla i correlati fisici dell'esperienza. L'umore descrive lo

stato del sè in relazione al proprio ambiente e vi sono numerose variazioni di ciò che può esssere

definito umore normale.

L'umore patologico è soggetto a grandi variazioni e il grado di accettabilità per gli altri varia a

seconda dei contesti sociali. Il clinico deve prsi duedomande circa l'umore del proprio paziente:

la persona si trova in uno stato di sofferenza?

– L'espressione dell'umore e inappropriata per questo contesto sociale=

Teoria James-Lange: ipotesi che le emozioni siano il risultato di un'autoconsapevolezza dei

cambiamenti fisici e corporei evocati da uno stimolo. LA teoria è stata messa in discussione. Le

risposte viscerali e quindi fisiologiche agli stimoli sono troppo lente per spiegare la rapidità delle

emozioni che nascono in presenza di una stimolazione appropriata. Le reazioni fisiologiche a

stimoli diversi sono simili mentre le emozioni possono variare dalla paura, alla sorpresa, alla gioia e

cosi via. Un'iniezione di adrenalina provoca modificazioni a livello fisiologico ma non

necessariamente a livello emotivo. La teoria di Cannon-Bard sostiene che le emozioni possiedono

una preminenza temporale e che ogni alterazione a livello fisiologico o comportamentale interviene

dopo l'avvento di un'esperienza emozionale. La teoria non lascia spazio alla componente cognitiva

nella genesi delle emozioni.

Ipotesi bifattoriale di Schachter e Singer: I due fattori rilevanti sono l'attivazione fisiologica e la

cognizione. Nella teoria ogni indivduo esiste in un contesto e reagisce alla situazione con un'attività

fisiologica. Il significato attribuito a questa attivaizone è determinato dalle sue cognizioni. Se valuta

il contesto come divertente allora la sua esperienza emotiva avrà connotazione positiva. La teoria ha

implicazioni circa la valutazione clinica dei disturbi dell'umore. Sottolinea il contesto sociale e le

cognizioni individuali.

Le emozioni di base: Ekman e Friesen hanno mostrato l'esistenza di sei emozioni di base

fondamentali e universali espresse attraverso il volto: felicità, tristezza, paura, disgusto, sorpresa,

collera. Quando le persone provano emozioni intense esistono delle regole di esibizione delle

emozioni che stabiliscono chi può mostrare cosa e in quale occasione. Le diverse culture

differiscono anche in base alle circostanze in grado di evoccare specifiche emozioni.

Comunicazione dell'umore: I sentimenti sono profondamente influenzati da coloro che ci

circondano. Sono visibili e comprensibili dagli altri e la loro comunicazione è affidata al non

verbale. Tra le scoperte più importanti degli ultimi decenni vi è quella dei neuroni specchio, essi

sono scaricano quando un animale compie un'azione e anche quando osserva la stessa azione

realizzata da un altro animale. Il sistema dei neuroni specchio sottende l'apprendimento imitativo ed

è importante per los viluppo della cultura umana e l'acquisizione del linguaggio.

Le emozioni sono comunicate in modo non verbale attraverso varie parti del corpo come il volto, i

festi, la postura, il tono della voce, l'aspetto generale ma anche la scelta dei vestiti. Nel momento in

cui valutaimo la rispota affettiva dell'altro il nostro comportamento influenza in parte il

comportamento e l'atteggiamento del soggetto che osserviamo.

Classificazione delle patologie delle emozioni: non esiste un'unanimità di vedute su come

classificare le anomalie dell'espressione emotiva. Esistono stati morbosi delle emozioni

fondamentali che interessano la trisezza, la felicità, la paura, l'ira, la sorpresa e il disgusto. Queste

emozioni possono alterare per intensità, durata, tempestività, espreienza, espressione,

appropriatezza all'oggetto o al contesto sociale. Vi sono anomalie dei meccanismi fisiologici di

arousal associati alle emozioni e vi sono alterazioni della valutazione cognitiva del mondo sociale e

della percezione delle emozioni altrui.

Cambiamenti nell'intensità delle emozioni: la descrizione soggettiva di un cambiamento

nell'esprienza emotiva è uno stato di disforia ossia il sentimento di essere a disagio. Raramente il

paziente descriverà uno stato di euforia.

Riduzione dell'intensità: sensazione di perdita di sentimenti: la sensazione è come una perdita,

una carenza pervasiva che comprende l'intera sfera emotiva: tristezza, gioria ecc. Il paziente spesso

non lo comprende, soffre molto e si sente colpevole. É un'esperienza soggettiva di perdita di

sentimenti che prima erano presenti. Spesso vi è una pedita del sentimento di sicurezza piuttoto che

un vero cambiamento nel contenuto delle proprie credenze. Tale sentimento si verifica nella psicosi

depressiva, disturbi di personalità e schizorenia. Le forme più lievi sono esperite in forma di

deaffettivizzazione. Il paziente lamenta che i suoi sentimenti sono ridotti e li percepisci come

fossero lontani.

Anedonia: perdita della capacità di sentire gioia e piacere. È una particolare declinazione della

riduzione dell'intensità emotiva. Nell'anedonia si assiste ad un'incapacità di giorie nella vita o trarre

abituale soddisfazione dai fatti o oggetti della vita di ogni giorno. Viene considerato un sintomo

primario nella malattia depressiva, probabilmente il miglior indicatore predittivo della risposta al

trattamento. Viene descritta come sintomo in corso di schizofrenia in cui ssume spesso una

connotazione sociale con l'incapacità di trarre piacere dalle relazioni interpersonali.

Esacerbazione delle emozioni: melanconia, mania, estasi: nei disturbi affettivi l'umore rappresenta

l'aspetto fondamentale dell'alterazione. La patologia dell'umore può essere un'intensificazione di

sentimenti di tristezza o gioia. Nella tristezza può declinarsi in sentimenti di affiliazione e

malinconia, avvilimento, disperazione e sconforto. È qualcosa di qualitativamente diverso dalla

tristezza. Anche sentimenti positivi come quelli di gioia e di piacere pososno risultare amplificati.

Gli aspetti positivi, gioiosi, dell'elevazione del tono dell'umore possono rapidamente trasformarsi in

una sensazioni disforica spiecevole. L'euforia è uno stat di eccessiva e insensata allegria e può

apparire inappropriato e bizzarro. Solitamente viene riscontrata negli stati organici. Euforia e estasi

possono verificarsi in soggetti con disturbi mentale, anomalie della personalità, epilessia, paresi

generalizzaata. Gli stati estatici sono solitamente tinti da un'atmosfera istrionica, posono essere

osservati nella dissociazione isterica e possono associarsi alle stigmate religiose.

Una caratteristica dell'estasi è la propria autoreferenzialità, si assiste a un'alterazione dei confini del

sè in modo che la persone si sente in comunione con l'universo. Le alterazioni dei confini del sè

viene esperita come volontaria.

Amplificazione della paura, collera e sorpresa: paura e collera sono due emozioni di base che

possono manifestarsi in forma pura ma anche intervenire in stati di tristezza o di gioia. Il latah p un

esempio di sorpresa patologica descritto in Malesia in cui si osserva una risposta di sorpresa

esagerata. L'iperecplessia è un'accentuazione patologica del riflesso di trasalimento che si osserva

come manifestazione di una condizione neurologica ereditaria o disturbo sintomatico prevalente

nell'epilessia. Anche il disturbo post-traumatico da stress e negli stati di astinensa da alcol possono

presentare amplificazione patologicadel riflesso di trasalimento.

Tempestività, durata e conguità emotiva: La tempestività e la durata delle emozioni sono aspetti

dell'espressione emotiva che determinano se siano appropriate o meno al contesto. Nel lutto

patologico la tempestività e durata possono essere alterate e si parla di lutto prolungato o differito.

In quest'ultimo vi è un prolungamento della fase iniziale di ottundimento.

Il pianto o il riso patologico sono emozioni incontrollate prive di un movente referenziale.

L'emozione non è quindi connessa ad alcuna situazione sociale rilevabile. Il riso patologico si

osserva nell'epilessia e danni cerebrali acquisiti. Nella schizofrenia vi è paratimia e paramimia,

nella prima i pazienti reagiscono mostrando allegria di fronte a notizie tragiche, la parmimia

descrive incongruità tra le differenti modalità di espressione delle emozioni.

Ottundimento e appiattimento dei sentimenti: descrivono una fissità dell'espressione del viso,

riduzione de movimenti spontanei, povertà della festualità, scarso contatto oculare, inerzia affettiva

e assenza di una modulazione della voce. L'ottundimento implica la mancanza di sensbilità emotiva.

L'appiattimento è una riduzione della normale gamma di emozioni espresse in genere attraverso il

volto o gestualità: l'individuo non esprime particolare carica affettiva sebbene ciò che viene

espresso abbia direzione appropriata.

Sentimenti corporei associati alle emozioni: Le modificazioni fisiologiche come le palpitazioni,

secchezza delle fauci, traspirazione ecc hanno una parte determinante nella definizione delle

emozioni. I pazienti depressi si lamentano spesso della cefalea, se si indafa a fondo il sintomo il

paziente potrà dire che non è proprio dolore ma un senso di pressione. Il capo è il luogo più comune

di localizzazione delle sensazioni vitali che si possono manifestare anche nell'addome, nel torace,

negli occhi, gambe. Le caratteristiche che sembrano costanti sono l'associazione della sensazione

somatica localizzata e l'umore depresso: la sensazione di peso, tensione, pesantezza fino a vera

depressione in quel particolare organo. Un cambiamento nelle sensazioni vitali (alcuni sintomi

somatici che si manifestano nel cors delle psicosi affettive) non si verifica solo con la depressione.

Le sensazioni bizzarre che gli schizofrenici hanno riguardo il proprio corpo sono un cambiamento

nel proprio modo di esprimere se stessi e spesso vengono elaborate ulteriormente dai deliri.

Il contenuto depressivo di ciò che i fenomenologic onsiderano essere le sensaizoni vitali varia

grandemente.

Sentimenti associati alla percezione di oggetti: Gli oggetti possono evocare una risposta emotiva in

una persona normale che può essere patologicamente esagerata. Sentimenti eccessivi di paura, fino

a stati di terrore pososno rimanere intensamente associati ad alcuni oggetti. Gli oggetti a cui si

assoca un'emozione possono essere anche pensieri, modalità di pensiero e persone. Virtualmente

qualsiasi oggetto della percezione può essere investito di un atteggiamento emotivo idiosincrasico.

Sentimenti diretti verso persone: possono essere disturbati in modi differenti: sentimento assente,

amplificato, ecccessivo, distorto, ambiavalente.

Emozioni libere fluttuanti: Viene descritto come uno stato osservabile nei disturbi psichiatrici. Si

assiste a un'intensa condizione emotiva che pare non avere scopo né associazione con alcun oggetto.

L'ansia libera gluttuante ha aspetti concomitanti sia somatici che psichici, può apparire localizzata

in alcune aree del corpo e si verficano altri stati emotivi come agitazione, tensione, euforia,

sconforto, irritabilità ecc.

Alterazioni dell'esprienza e dell'attività fisiologica: Un'ipotesi speculativa che i clinici hanno

trovato utile sta nel termine alessitimia che descrive un disturbo specifico del funzionamento

mentale, caratterizzato da difficoltà nella capacità di verbalizzare gli affetti e elaborare antasie. Lo

stile comunicativo dei soggetti con alessitimia mostra un pensiero simbolico ridotto e il mondo

interiore, sentimenti, desideri e istinti non vengono rilevati. Il pensiere è letterale, utilitaristico e

incentrato sulle minuzie degli eventi esterni. Lo stumento di misurazione più diffuso e utilizzato

dell'alessitimia ha 4 fattori:

diffiicoltà nell'identificare i propri sentimenti

– difficoltà nell'esprimere i sentimenti

– pensiero orientato allesterno

– ridotta capacità immaginativa e di sognare a occhi aperti

Distorsioni nei processi di valutazione: tra cognizioni e emozioni esiste una relazione complessa e

di difficle risoluzione. Beck ha ipotizato che la depressione fosse alimentata o innescata da una

costellazione di distorsioni cognitive (deduzioni arbitrarie, astrazioni selettive, ipergeneralizzazioni,

massimizzazioni o minimizzazioni). Beck parla di schemi cosgnitivi circa il sè, il mondo, il futuro

che nascono da espreienze pregresse e ch e normalemente influenzano il modo in cui si valutano gli

eventi. L'ipotesi è coerente con la teoria bifattoriale delle emozioni di Schachter e Singer dove le

cognizioni giocano un ruolo centrale.

La prosopoagnosia affettiva descrive l'incapacità selettiva di cogliere l'espressione emotiva sul

volto di altre persone. È stata riscontrata nell'autismo e sindrome di Asperger ma non rientra in un

quadro di pervasiva compromissione delle capacità di elaborazione dei volti.

Disprosodia affettiva recettiva: incapacità selettiva a riconoscere il tono emotivo di un discorso.

Disprosodia affettiva espressiva: compromissione dell'aspetto produttivo della tonalità emotiva

nell'eloquio.

Entrambe sono state riscontrante nel morbo di Parkinson

Umore maiaco-depressivo: questi stati dell'umore possono presentarsi insieme. Mania e

depressione non sono stati dell'umore opposti, sono entrambi patologici e perciò l'opposto sarebbe

la liberatà da stati emotivi patologici. L'agitazione e iperattività possono presentarsi in corso di

depressione, l'irritabilit e un senso di frustrazione in conrso di mania.

Un paziente solitamente attraversa una fase depressiva prima della mania per passare di nuove per

la depressione nella remission della mania prima di riguadagnare uno stato di umore normale.

Umore depresso: la depressione dell'umore è comune: è persistente e intensa tale da esser

considerata malattia frequente. La depressione influenza praticamente tutte le funzioni fisiche e

psicologiche. I sintomi soggettivi sono variabili: l'umore varia dall'indifferenza all'apatia a a un

profondo abbattimento, scoraggiamento e disperazione. L'anedonia è una caratteristica costante;

non vi è gioia e ciò si rivela nell'espressione faciale, nel discorso, nel comportamento, nello stile di

vita e nei resoconti del paziente circa la sua esperienza. Vi è il rallentamento psichico, tendenza ad

autocolpevolizzarsi, abbassamento dell'autostima. Il grado di depressione e disperazione può venire

dissimulato è il caso della depressio sine depressione nel paziente che non pare depresso al

momento della visita ma con amara sorpresa si suicida. La dissimulazione è una strategia

probabilmente consapevole che ptrebbe rimandare a un'abituale tendenza a mascherare l'espressione

delle emozioni o evitare un trattamento. L'ansia è frequente, nella depressione agitata il grado di

agitazione e mobilitazione è estremo. Vi è spesso una sensazione di perdita di capacità, inutilità e

incapacità a far fronte alle necessità o prendere decisioni. I sentimenti di colpa e mancanza di valore

sono preminenti nella malattia depressiva di tipo endogeno.

Pensieri suicidari: le idee suicidaria, le ruminizazioni e gli impulsi sono comuni. Si ipotizza che

l'emozione di disperazione che può portare al suicidio nasca da un senso di sconfitta in un ambito

importante dell'esistenza e da un sentimento di impotenza senza possibilità di fuga o salvezza.

L'umore costituisce un'espressione variabile del sè, può essere un sentimento transitorio in risposta

a determinate situazioni o può costituire un umore durevole, continuo, insipiegabile che viene visto

come endogeno. Un'agitazione interna è anche descrittiva delle emozioni dei disturbi nevrotici:

ansia, irritabilità e paure situazioni o stati fobici.

Ciclotomia e condizioni associate: esistono condizioni cicliche e ricorrenti con episodi di

depressione e ipomania di entità lieve o moderata che raramente portano all'ospedalizzazione, i cui

sintomi si manifestano come anomalie della personalità, come la ciclotimia anziché come sintomi

del disturbo dell'umore. Vi sono disturbi dello spettro bipolare leggero ch sono caratterizzati da

vaariazioni brusche bifasiche dell'umore, dela cognitività, del comportamento e dei ritmi circadiani.

Queste condizioni sono descritte come ciclotimia nell ICD-10 e disturbo ciclotimico nel DSM-IV.

Il paziente mostra per diversi anni brusche oscillazioni dell'umore in entrambe le direzioni: dallo

sconforto all'ueuforia. Ma la gravità non raggiunge quella osservabile nei casi di disturbo maniaco-

depressivo.

Depressione e perdita: qualsiasi situazione sociale di cambiamento è associata a un disturbo

emotivo. La depressione è lo stato affettivo associato con l'esperienza della perdita. Parkes ha

dimostrato che la perdita di una persona, arto ma anche la perdita di una cosa sono stressanti in

modo simile e che vi è un processo mentale in cui la persona "rende reali all'interno di sè eventi che

si sono già verificati nella realtà esterna". L'umore disforico associato alle esperienze di perdità è

esempre aggravato se c'è qualche senso di colpa o di autoaccusa nelle circostanze della perdita.

Lutto o perdita: L'immediata esperienza di perdita è la confusione e lo shock. La persona che ha

subito la perdita improvvisa di qualcuno può dire che non crede a ciò che è accaduto e si sente

confusa e vuota. Può descrivere sensazioni di depersonalizzazione. Dopo lo shock iniziale viene il

dolore. Si tratta di una sensazion acuta di perdita con ansia e disperazione. Si possono distinguere

tre tipi diversi di dolore patologico:

evitamento fobico di persone, posti o cose in relazione alla persona morta, misti a un senso

– di estrema colpa e rabbia nei confronti della persona deceduta e della sua morte

totale mancanza di dolore con rabbia nei confronti con gli altri e ipeidealizzazione della

– persona morta

malattia fisica e incubi ricorrenti in cui compare la perona morta.

Quando la perdita è stata accettata inizialmente arriva la depressione e in seguito come lo stato di

dolore si rimette la persona riesce gradualmente a vincere il proprio stato di disperazione. Vi è una

predisposizione mentale verso la ripresa di uno scopo, la formulazione di decisione, il portare a

termine attività, volontà di continuare ecc. Tale stato di risoluzione può verificarsi anche dopo anni.

Mania: la mania costituisce la maggiore componente delle psicosi pierperali, rispetto ai disturbi

affettivi che si presentano nelle altre fasi della vita. La mania è caratterizzata da un'elevazione

del'umore, accelerazione del pensiero e iperattività. È convenzionale riferirsi con il termine

ipomania a tutti i casi caratterizzati da questi sintomi.

I primi stadi della mania possno essere sperimentati come piacevoli e dare sollievo dopo la

depressione che gli ha preceduti. La mania nella forma pura è caratterizzata da un'eccessiva

gioiosità, associazione di pensiero rapida e iperattività.

Cap 19 – Ansia, panico, irritabilità, fobia e ossessione

Ansia, irritabilità, fobia e ossessione possono verificarsi insieme, soprattuto in risposta a un

aumentato stress situazionale. Possono verificarsi anche in coppia.

Ansia e irritabilità sono infatti correlate sotto il profilo fenomenologico; nell'irritabilità si

– aggiunge l'aggressività all'esperienza soggettiva della tensione.

L'ansia e la fobia sono correlate dal momento che la fobia è ansia che si verifica in una

– situazione specifia.

La fobia e le ossessioni sono correlate, colore che ne fanno esperienza provano una sorta di

– perdità di libertà d'azione e in entrambe viene mantenuta la cpacità di autosservazione.

Panico e fobia si presentano più frequentemente insieme che separatamente.

Tutti e 5 gli stati si manifestano spesso associati a disturb di personalità e nevrotici. Spesso si

verificano in malattie depressive e possono essere associati a depersonalizzazione e ipocondria.

Nelle attuali concezioni di disturbi d'ansia sono compresi ansia, panico e fobia sia come stati

emotivi sia come sindromi distinte. L'irritabilità è uno stato dell'umore rilevante, ben definito che

interviene in diverse codnzioni. L'ossessione esprime sia un sintomo individuale sia un elemento

distintivo del disturbo ossessivo-compulsivo. A differenza della fobia l'ossessione non è una variate

dell'ansia ma può essere adottata come modalità per regolare gli stati d'ansia.

L'umore nei pazienti nevrotici è un'esagerazione o distorsione dell'umore normale che può

verificarsi nelle circostanze che vivono. L'umore caratteristico dela nevrosi è l'inadeguatezza a

produrre un'azione che consenta di affrontare in modo appropriato ed efficace i problemi che lo

provocano. ANSIA

È un'emozione universale che non è inadeguato provare di per sè. È infatti una necessaria risposta

dell'organismo allo stress. L'ansia può essere arbitrariamente polarizzata tra i due estremi di stato e

tratto.

L'ansia di stato: esperienza contingente dell'ansia, in un particolare momento, probabile come

reazione a circostanze di evocazione immediata.

L'ansia di tratto: tendenza nel tempo ad affrontare tutte le esperienze della vita con un costante

eccessivo frado di ansia.

Caratteristici dell'umore ansioso sono sentimenti di costrizione, la parola è associata all'idea di

strettezza, costrizione eimbarazzo. Il paziente in stato d'ansia può sentirsi irrequieto, incerto,

vulnerabile, intrappolato, senza fiato ecc. L'ansia viene definita asia libera quando non è legata a

nessun oggetto che la provoca.

L'irritabilità può essere consiederato come uno dei sintomi dello stato d'ansia, ma anche come uno

stato affettivo indipendente che può essere associato a qualsiai disturbo dell'umore tra cui l'ansia.

I sintomi ansioni sono numerosi e si distinguono in sintomi somatici (palpitazioni, difficoltà a

respirare, bocca secca, nausea, minzione, vertigini, tensione muscolare, sudorazione, fastidi

addominali, tremore, pelle fredda) e psichici (senso di terrore, irritabilità, panico, terrore interiore,

anticipazione ansiosa, preoccupazione per nullità, difficoltà a concentrarsi, insonnia iniziale,

incapacità di rilassarsi). Sia l'ICD che il DSM fanno distinzione tra sindromi ansione (disturbo

d'ansia generalizzata, fobie sociali e specifiche) e disturbo da attacchi di panico.

I pazienti con un disturbo d'ansia descrivono component ideative caratteristiche concentrandosi sui

temi del danno personale e specialmente sul pericolo fisico. Nel corso degli attacchi di panico si

verifica la paura di un disastro fisico, psicoloigco o sociale. L'ansia acuta influenza altre funzioni

psicologiche, la capacità di riflessione è ridotta, il campo di coscienza ristretto.

Esiste l'ansia generalizzata e l'ansia situazione, ossia la tendenza a diventare ansioni in particolari

situazioni.

Gli attacchi di panico si verificano come episodi isolati di ansia somatica o vegetativa associati a

ansia psichica con molta paura. L'attacco termina con l'interruzione dell'attività momentanea del

paziente che si può sdraiare per terrere, correre via all'aperto, tornare a casa o avere un collasso. È

possibile anche che interrompa le azioni del momento in modo che l'attacco possa diminuire e

dissolversi.

Il disturbo di attacchi di panico è stata chiamato anche ansia parossistica episodica, si verficano

attacchi di ansia gravi e ricorrenti spesso imprevedibili. L'esordio è improvviso e porta con se

numerosi sintomi come palpitazioni, dolore o fastidio addominale, sensazioni di soffocamento,

vertigini, sentimenti di irrealtà, dispnea, parestesie, vampate di caldo, sudorazione, svenimento,

tremori, paura di morire o impazzire.

I soggetti con ansia generalizzata mostrano un esordio dei sintomi più precoce e con un'evoluzione

progressiva rispstto a soggetti con attacchi di panico. Qquesti ultimi inoltre mostrafano sintomi di

depersonalizzazione e agorafobia e esibivano maggiore gravità del disturbo rivelando con una più

alta probabilitù trascorsi di depressione maggiore.

Stati fobici: le fobie sono paure irragionevoli. Secondo Marks l'agorafobia è un insieme

eterogeneo di disturbi e non un'entità. Illugo che viene considerato per queste persone la

situazionale fobica più comune è il supermercato. Il paziente non teme la folla ma manifesta

numerosi comportamenti di evitamento in risposta a diversi stimoli. Nell'agorafobia vengono inclusi

coloro che hanno timore di essere sotto il pubblico giudizio, che hanno paura di star male in un

posto pubblico o dove potrebbero essere notati o in un posto in cui non potrebbero essere soccorsi.

Le fobie sociali sono condizioni diffuse e si possono manifestare in associazione con altri disturbi

dell'umore o altri tipi di ansia. Si può considerare una variante grave della timidezza.

La fobia per le malattie è diversa dallapreoccupazione ipocondriaca perché nella prima è presente

l'evitamente. Si ha una paura spoporzionata rispetto a quanto la situazione chieda, non può essere

spiegata o eliminata con argomentazioni razionali, non è controllata volonariamente, la paura porta

all'evitamento della situazione temuta.

Le paure assumono, soggettivamente, una forma di ansia situazionale e producono evitamento. Le

situazioni ansiogene che possono provocare la fobia includono l'essere in uno spazio aperto,

ristretto, essere da soli, guardare giù da un punto alto. Frequentemente l'attivazione ansiosa riguarda

animali o parti di animali.

Le fobie sono di nautra invasiva e coercitiva e dominano la vita intera del soggetto. Come le

ossessioni anche le fobie sono ripetitive e ogni tentativo di resistervi è vano. Sono considerate anche

dai soggetti come senza senso e irrazionali ma come cosa che proviene da loro stessi. Spesso i

comportamenti compulsivi derivano da una fobia.

L'ansia è un sintomo coume ed è frequentemente parte di altre malattie sia psichiatriche che

somatiche: depressione, schizofrenia, sindromi mentali organiche, delirium, disturbi del linguaggio,

maattie fisiche, stress, dolore, deterioramento fisico e sociale, minaccia della vita.

IRRITABILITA'

essa può essere osservata dall'esterno o soggettivamente avvertita come diretta verso l'esterno (altri)

o verso l'interno (se stessi). L'irritabilità espressa all'esterno è considerata un disturbo dell'umore,

dindipendente dall'ansia, dalla depressione o da altri stati affettivi. L'irritabilità estrovertita è

associata con il disturbo dell'umore nel puerperio, mentre quella introvertita viene descritta in

pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo. Nell'accezione psicopatologica l'irritabilità è un

sentimento caratterizzato da un ridotto controllo della rabbia che di solito si manifesta con

irascibilita verbale o scenate anche se può essere presente senza manifestazioni osservabili.

È uno dei sintomi del disturbo post-traumatico da stress, la gravità dell'irritabilità è in relazione

inversa con l'età e si manifesta sia negli uomini ch nelle donne.

OSSESSIONI E COMPULSIONI

l'associazione tra ossessioni o disturbo ossessivo-compulsivo e ansiaa o qualsiasi disturbo d'ansia

non esistono necessariamente.

Di tratta di un fenomeno distinto e separato. I pensieri ossessivi secondo Lewis hanno tre

caratteristiche essenziali:

sentimento soggettivo di obbligatorietà

– tendenza a resistervi

– mantenimento della consapevolezza

Queste carattersiche distinguono le ossessioni dagli atti tipetitivi volontari e dalle cerimonie sociali.

L'ossessione riguarda i pensieri e la compulsione gli atti. L'ossessione può verificarsi come

pensiero, immagine, impulso, ruminazione o paura. Le compulsioni sono atti, rituali,

comportamenti. Il soggetto può decidere di non farlo ma lo fa e la sua volontà è vinta. Egli è

tormentato dal dubbio di cosa potrebbe accadere se interrompesse questa routine. Non vi è disturbo

di coscienza o consapevolezza dell'appartenenza dei propri pensieri.

Le ruminazioni ossessive sono spesso pseudofilosofiche, non necessarie, ripetitive e non arrivano a

nessuna conclusione. Le ossessioni si verificano nel contesto di una nevrosi ossessivo-compulsiva.

Essi pososno verificarsi anche in altre circostenze come la schizofrenia, in una persona anziana

associati a una sindrome psico-organica.

Esistono dei tratti ossessivi cioè caratteristiche di una persona con una personalità ossessiva o

personalità anancastica. Gli anancastici, nel loro modo di pensare non tollerano bene l'ambiguità.

Ameno le decisioni prse ma procrastinano a prendere decisioni sino a quando saranno certi (più del

normale). Quanto più invecchiano più diventano rigidi nel modo di pensare, costringono il loro

modo di pensare ad affrontare in modo più confortevole gli eventi di tutti i giorni e questo impone

ampie generalizzazioni proprie di individui di strette vedute e pervasi dal pregiudizio. Altre

caratteristiche della personalità anancastica sono connesse con l'intolleranza del'incertezza e

sentimenti di incompletezza (insicurezza, sensibilità). È estremamente sensibile al più lieve sospetto

di critica. Cap 21 – L'espressione della personalità disturbata

Il termine disturbo di personalità è un'astrazione costruita sulla base di teorie deboli, è un concetto

chiarito male che manieten un'utilità clinica. Il clinico parte dalla definizione di personalità di

Schneider: la qualità unica dell'individuo, i suoi sentimenti e fini perosnali. Ciò conduce a un

modo caratteristico di comportamento che permette, nei limiti, di predire le azioni future del

soggetto e che fa di lui un individuo differente. Le caratteristiche di comportamento, comprese le

capacità a porsi in relazione con gli altri, sono unite nel descrivere i tipi e i tratti di personalità per

avere un interesse clinico questi devono avere implicazioni nel funzionamento dell'individuo. La

distinzione tra tratto, la predisposizione associata alla personalità e stato, la condizione mentale

corrente è molto importante. Le classificazioni dei disturbi di personalità basate sui tratti hanno

portato alle categorizzazioni di Schneider e, recentemente, a quelle dell'ICD-11' e DSM-IV.

Il grado di coscienza del soggetto che ha dei sentimenti, la sensbilità ai giudizi degli altri sono

caratteristiche rilevanti.

La personalità abnorme è quella personalità in cui un tratto personologico ritenuto di importanza

clinica si discosta in modo significativo (eccesso o difetto) dalla media statistica della

popolazione.Un disturbo di personalità è presente, per Schneider, laddove vi sia una sofferenza per

il paziente o gli altri causata dall'anomalia personologica.

L'anomalia della personalità è parte della costituzione dell'individuo che può manifestarsi, a

seconda delle cicorstanze sociali, in forma di disturbo o meno. La personalità dunque non può

essere disgiunta dal contesto culturale e sociale. Esistono tre sistemi di classificazione, tutti e tre

partono dagli stessi presupposti base:

definizione di personalità

– valutazione dell'anormalità

– osservazione del fatto che determinati tratti si verificano spesso congiunti.

DISTURBO PARANOIDE DI PERSONALITA': La caratteristica essenziale del disturbo è

l'autoreferenziaità che restituisce il significato psichiatrico alla parola paranoide. Le persone con

questo disturbo interpretano erroneamente le azioni e le parole degli altri come se avessero

significato particolare e come se fossero rivolte contro di loro. Non si fidano degli altri, sono

sensibili e sospettosi. Vi sono tipi di personalità paranoide attiva e passiva: in entrambi i casi sono

convinti che gli altri li ostacolino ma il loro modo di reagire è diverso.

Il tipo attivo: è sospettoso, ostile, litigioso, facile a offendersi, violento e può fare qualsiasi cosa per

dimostrare la propria tesi e opporsi a violenze reali o immaginarie. Vengono descritti come rigidi,

schematici e molto riservati. Può essere geloso fino ad arrivare a gelosia morbosa.

Il tipo passivo: vede il mondo da una posizione di sottomissione e umiliazione, è sospettoso,

sensibile, autoreferente, crede che gli altri non lo amino e finiranno per abbandonarlo, si piega

all'inevitabile, è vulnerabile e incapace di essere assertivo.

Caratteristica fondamentale del disturbo è la presenza di un'idea prevalente/dominante (idea fissa o

idée fixe) è tale da poter smbrare ragionevole anche agli occhi degli altri.

DISTURBO SCHIZOIDE DI PERSONALITA': caratterizzato dalla mancanza o dalla carenza di

un bisogno di relazioni sociali e incapacità a costruirne. Le persone con questo disturbo mostrano

freddezza emotiva, distacco, ritiro sociale, insofferenza a lodi, critiche e sentimenti di altre persone.

Mancano di sentimenti gentili e hanno poco interesse per le esperienze sessuali, non sono interessati

alla compagnia di altri. Non sono depressi, timidi o sensibili nei confronti di altre persone ma sono

solitari. Soggetti con una personalità schizoide e scarso adattamento sociale sono stati considerati

più inclini a formare una forma di schizofrenia.

DISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITA':è caratterizzato da mancanza di empatia, i

sentimenti degli altri non si comprendono e non si comprende come gli altri si sentono per le

conseguenze delle azioni di persone con questo disturbo. Questa tipologia include soggetti che

soffrono di una personalità psicopatica. Secondo Wooton gli psicopatici sono" persone

estremamente egoiste e nessuno capisce cosa le renda tali". Il concetto di deragliamento morale e

quello di insanità, considerano come la condizione psicopatica o antisociale si presentasse tra i

criminali che mostravano assenza di sentimenti, di controllo e di senso etico. Non tutti gli

psicopatici sono criminali nè tutti i criminali sono psicopatici. Vi è l'incapacità di accettare le norme

sociali come regole del comportamento sociale. Spesso è presente una lunga fedina penale e sembra

che queste persone non riescano ad apprendere dall'esperienze. Pososno sentirsi tristi, depressi e

suicidarsi quando vengono scoperti a compiere un atto inaccettabile ma non per senso di colpa.

Whitely descrive lo psicopatico come un individuo:

che si comporta in modo persistente secondo modi non accettati dalle normale sociali dela

– cultura e epoca in cui vive

che appare inconsapevole che il suo comportamento è gravemente scorretto

– la cui anormalità non può facilmente essere spiegata come prodotto di follia ma nemmeno di

– cattiveria.

È presente spesso uno spregio per la verità, onorare gli impegni, incolumità.

DISTURBI DI PERSONALITA' EMOTIVAMENTE INSTABILI

Tipo impulsivo: è un disturbo raro, la caratteristica essenziale è un'esplosione di intemperenza,

rabbia incontrollata, dolore inconsolabile, estrema ansia o ilarità inappropriata. Il loro cattivo

carattere viene a volta rinforzato dal fatto che facilita un atteggiamento di condiscendenza. Pososno

approfittare del timore che gli altri hanno per ottenere i loro scopi. Queste persone, distruttive

epoco amate, si comportano normalmente per la maggior parte del tempo ecetto le esplosioni

improvvise di irritabilità.

Tipo borderline: almeno 5 di queste caratteristiche devono essere presenti perché si possa porre la

diagnosi (DSM):

frenetico sforzo per evitare l'abbandono reale o immaginario

– modalità di rapporti interpersonali intensi e instabili

– disturbi dell'identità in aree che riguardano l'immagine di sè, identità di genere o obiettivi a

– lungo termine

impulsività o imprevedibilità in aree potenzialmente pericolose per se stessi

– comportamento suicida ricorrente o comportamento automutilante

– affettività instabile dovuta a una reattività marcata dell'umore

– sentimenti cronici di vuoto o di noia

– rabbia intensa e inappropriata o mancana di controllo

– transitoria ideazione paranoide in relazione con lo stress oppure gravi sintomi dissociativi.

Viene definito come un disturbo di personalità controverso.

DISTURBO ISTRONICO DI PERSONALITA': La parola istrionico deriva dalla recita sul

palcoscenico e indica il disturbo caratterizzato da comportamento teatrale, ricerca di attenzione ed

eccitamento, reazioni eccesive a eventi minimali, tempeste emotive e violenti eccessi di rabbia. Il

disturbo di personalità isterico comprende: comportamento istronico, egocentrismo, labilità

emotiva, eccitabilità, dipendenza, suggestionabilità e seduttività. Una delle caratteristiche è la

natura dei rapporti interpersonlali con ridotta capacità di provare sentimenti profondi e di

comunicarli. Sono presenti una superficialità e labilità delle emozioni e questo viene percepito come

mancanza di genuinità. Queste persone possono instaurare rapporti eccellenti e veloci con persone

che hanno appena conosciuto ma hanno difficoltà a mentenere rapporti intensi, gratificanti ed

esclusivi. L'umore è fluttuante, dimostrano bisogno di attenzione, affetto e apprezzamento. Vengono

visti come egocentrici, autoindulgenti. Spesso sono coinvolti con tante persone diverse in poco


PAGINE

57

PESO

1.41 MB

AUTORE

ManuPind

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ManuPind di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neuropsicopatologia e Neurosiabilitazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Petretto Donatella Rita.

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