La musica è un gioco da bambini - François Delalande
Introduzione
“La musica è un gioco da bambini” viene pubblicato in lingua italiana dopo 17 anni dalla prima uscita. È un libro molto utile sia agli educatori musicali, sia a chi cerca nuovi modelli di interpretazione dei comportamenti musicali adulti, che possono essere meglio compresi attraverso l'analisi del gioco sonoro dei bambini. Inoltre è un testo di grande importanza per conoscere il punto di vista pedagogico e didattico di Delalande.
L'ipotesi centrale del libro è molto chiara: il bambino, nel suo gioco spontaneo con i suoni, già dai primi mesi di vita fa della musica, e questa attività va sottratta alla banale sfera del "rumore" per essere invece pienamente valorizzata come musica. Questo tema prefigura un profondo cambiamento della concezione dell'educazione musicale e del ruolo dell'educatore. Infatti quest'ultimo non deve indirizzare il bambino verso un sistema musicale dato, bensì deve affiancarlo nella scoperta dei suoni e delle loro possibilità espressive, risvegliando e attivando motivazioni, attitudini e condotte musicali. Delalande infatti ci parla proprio di “pedagogia del risveglio”, intesa come ricerca e riscoperta del gusto del suono, in cui l’educatore gioca un ruolo di mediatore e facilitatore della crescita musicale del bambino.
Per comprendere il pensiero di Delalande bisogna comprendere inoltre il concetto di condotta, introdotto in psicologia dal francese Pierre Janet. Nella pedagogia delle condotte musicali appare evidente la differenza sostanziale tra “comportamenti” e “condotta”: un comportamento diventa una condotta quando cessa di essere un atto meccanico, introdotto dall’esterno, per diventare un’azione viva, che soddisfa un bisogno autentico della persona e che ha un fine ultimo. Gli elementi che caratterizzano una condotta sono due: il coordinamento di più azioni e avere una finalità. La condotta rappresenta quindi ciò che motiva il comportamento.
La musica è un insieme di condotte che portano alla motivazione, quindi al piacere. I punti di riferimento di Delalande sono soprattutto tre:
- La musica contemporanea (con particolare attenzione alla musica concreta);
- L’antropologia della musica;
- L’epistemologia genetica di Jean Piaget.
Analisi dei punti di riferimento
La musica concreta ha avuto particolare sviluppo in Francia negli anni '60 e '70 e viene composta attraverso l’esplorazione e la manipolazione di oggetti che fanno parte della vita quotidiana. Un esempio è Pierre Henry che compone “Variazioni per una porta ed un sospiro” in cui il materiale sonoro è costituito da cigoli di porte di un vecchio granaio e dall’emissione del respiro del compositore.
Lo sviluppo della musica concreta propose inoltre un altro tema di ricerca: Pierre Shaeffer iniziò a porre il tema di un ritorno alle origini nella definizione dell’attività musicale. Si trattava di indagare il problema centrando l’attenzione sui comportamenti e sulle motivazioni di chi fa musica, al di là delle specifiche e particolari espressioni musicali.
Le proposte di Shaeffer correvano in parallelo con ricerche che emergevano in altri paesi. Alan Merriam, nel suo “Anthropology of music”, aveva posto la questione dell’universalità dell’attività musicale, definendo la musica universale come comportamento ma non come lingua. Egli osserva che tutti i popoli fanno musica, con motivazioni, funzioni sociali e significati simbolici anche molto simili tra loro, mantenendo però l’esclusività del ritmo nella melodia e negli stili vocali e strumentali.
Il gioco sonoro del bambino
Delalande analizza il gioco sonoro del bambino attraverso lo schema piagetiano. Piaget distingue tre fasi nello sviluppo del gioco infantile: senso-motorio, simbolico e di regole.
- Il gioco senso-motorio corrisponde alla condotta dell’esplorazione, basata sul lavoro di scoperta e sperimentazione sonora: il bambino esplora le potenzialità sonore degli oggetti che lo circondano e attribuisce schemi senso-motori che producono poi dei suoni differenti; anche l’esplorazione della propria voce fa parte di questa condotta.
- La fase del gioco simbolico corrisponde alla condotta dell’espressione ed è la fase in cui il bambino attribuisce al suono la capacità di rappresentare, di avere un senso nel contesto, di evocare personaggi, movimenti, situazioni.
- La terza condotta, cioè quella dell’organizzazione, corrisponde alla fase del gioco di regole. Anche nel gioco musicale possiamo parlare di regole, cioè di condotta organizzativa ogni volta che il bambino trova piacere nell’organizzare i suoni secondo regole che egli stesso stabilisce e questa è una condotta che andrà fino all’età adulta.
È chiaro quindi che, secondo Delalande, il gioco sonoro del bambino e la pratica musicale dell’adulto trovano rilevanti corrispondenze.
L'educazione al ritmo
Altra problematica sollevata da Delalande è quella dell’educazione al ritmo che, in passato, era insegnamento del solfeggio (attività ritmico-motoria), nella convinzione che il ritmo fosse l’elemento primordiale e fondamento della musica. Egli critica i metodi storici della musica (come quelli di Orff e Kodaly) perché hanno una visione troppo restrittiva della musica e tendono a proporre ai bambini un sistema musicale dato come assoluto.
Si realizza un cambiamento profondo della concezione di insegnamento che si avvicina molto all’idea socratica della maieutica: non inculcare nozioni, ma “risvegliare” attitudini e condotte naturalmente insite nel bambino.
La proposta metodologica quindi è chiara: si deve andare nella direzione di un sistema musicale in cui l’educatore non impone un determinato sistema musicale ma lo aiuta e lo sostiene nella sua crescita musicale, offrendogli occasioni per risvegliare le sue attitudini, capacità e desideri di comunicare in forma sonora.
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