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Il Medioevo

Duccio da Bonavia (morì prima del 1302) è il nome del più antico liutaio di cui si abbia notizia; citato da Dante in un passo del Purgatorio. Le più antiche testimonianze scritte sulle modalità di costruzione di strumenti musicali risalgono all’alto Medioevo e riguardano campane ed organi, due simboli della chiesa e della religione occidentale. Dato che non abbiamo testimonianze di ambiti profano è probabile ipotizzare che a questa sopravvivenza abbia contribuito il fatto che organi e campane richiedano un processo elaborato nonché l’istituzione di un cantiere. Queste due attività artigianali furono le prime a richiedere una specializzazione nonostante i maestri artigiani fossero tutt’altro che eruditi: la loro maestria derivava da una pura esperienza pratica. Theophilus Presbyter fu difatti il primo (religioso tedesco) a descrivere i processi di realizzazione di organi e campane. Theophilus sembra essere il primo divulgatore di una concezione moderna dell’attività artigianale; egli intende fornire dati utili alla comprensione teorica e alla realizzazione pratica del manufatto.

Campane

Nel Medioevo, testimoniate a partire dal VI secolo, esistevano due tipi di campane: quelle senza batocchio (venivano percosse) spesso raggruppate in serie a formare una scala con il nome di cymbala e quelle con il batocchio, dette nola, molto più grandi, da rintocco, impiegate isolatamente. La principale difficoltà nella costruzione delle campane è la fusione del metallo (bronzo + rame + stagno) e le linee teoriche adottate per ottenere i suoni erano due: mantenere le dimensioni costanti e variare lo spessore o viceversa: mantenere costante lo spessore al variare delle dimensioni (quest’ultimo sistema prevalse in progresso di tempo sul primo). Per quanto riguarda la vera e propria fusione il sistema adottato tradizionalmente è quello “a cera persa”.

Organi

L’organo pneumatico giunse in Francia alla corte di Pipino il breve nel 757 d.C. e altri due organi sono attestati durante il regno di Carlo Magno. In ogni caso alle soglie del XII secolo l’organo era definitivamente affermato nella tradizione e nel culto, come dimostra nuovamente Theophilus. Questa particolare relazione tra monachesimo e realizzazione strumentaria è d’altronde attestata abbondantemente.

Altri strumenti

Altro strumento da menzionare è il primo caso di strumento a corde firmato risalente alla mano di Hans Ott del 1450. Escluse le arpe, la costruzione degli strumenti a corda da un solo pezzo di legno è una caratteristica comune nel Medioevo. Prima della fine del XV secolo riscontriamo le due principali invenzioni sugli strumenti a corde dotati di manico, antecedenti ai più importanti sviluppi che daranno luogo a violino e viola da gamba in area spagnola e napoletana: la costruzione della cassa in più parti e l’adozione del ponticello arcuato. Altro strumento a tastiera che vide la luce verso la fine del XIV secolo è il clavicembalo e in questo caso conosciamo il nome del suo inventore: Hermann Poll (1370-1401); è la prima volta che avviene per l’ideatore dello strumento musicale.

Un punto di riferimento per le indagini organologiche è il trattato scritto nel 1440 da Arnault de Zwolle giacché contiene descrizioni e disegni tecnici che danno prova di un’importante modifica procedurale per i metodi costruttivi dell’epoca. La “rivoluzione” consiste dunque nell’introduzione di un progetto, un disegno, regolato non da misure assolute (inesistenti all’epoca) ma da precise proporzioni in modo che potesse essere adottato da qualunque costruttore. Gli strumenti trattati sono: un clavisimbalum, due dispositivi afferenti alla stessa meccanica, un sistema a percussione, un clavicordo, due strumenti a tastiera, l’organo, un liuto, oltre che ad una teoria degli intervalli.

Il Rinascimento (1400-1600)

La trasformazione più importante verificatasi nel primo Quattrocento è l’adozione di un disegno tecnico preliminare. Nel secondo Quattrocento vi furono altre due novità per quanto riguarda i cordofoni a manico: la realizzazione della cassa tramite più parti assemblate (anziché da pezzo unico) e l’adozione del ponticello arcuato sugli strumenti ad arco. La cassa di più parti conferisce elasticità allo strumento esaltando la costruzione delle corde anche per esigenze pratiche di costruzione degli strumenti più grandi e gravi. L’innovazione del ponticello arcuato invece risponde alla specifica esigenza della polifonia di eseguire più voci contemporaneamente anziché sequenze accordali.

Il primo a descrivere questa innovazione è il fiammingo (trasferitosi a Napoli) Johannes Tinctoris e nel liuto questa necessità si coniuga in una rinnovata tecnica che al plettro preferiva le dita, nella viola invece darà maggiore spazio alla viuhela ispanica. La viuhela arrivò in Italia (ad arco e a pizzico) grazie al dominio aragonese del regno di Napoli e con l’adozione del ponticello arcuato permetterà l’evolversi della viola da gamba.

Per quanto riguarda il violino non è possibile additare un liutaio responsabile della sua invenzione ma sicuramente contribuirono alle sue caratteristiche alcuni liutai dell’Italia settentrionale che in progresso di tempo limitarono difetti acustici e strutturali. Una volta adottato il ponticello arcuato e la costruzione d’assemblaggio la “violetta” subì una modifica della cassa dapprima tramite una scanalatura lungo i bordi della tavola e poi con altri sistemi. Tra gli anni ’20 e ’30 si ha poi la componente essenziale del violino ovvero un cilindretto di legno perpendicolare ai due piani che provvede alla trasmissione delle vibrazioni. Il profilo dei fori subì invece diversi passaggi prima di stabilizzarsi sulla forma a “f” consueta. Per quanto riguarda il riccio sulla sommità del manico abbiamo il retaggio di un’inequivocabile propensione del Rinascimento nei confronti del classico capitello ionico e della sua voluta simbolo, forse, anche della maestria e firma del liutaio stesso.

La fondazione di una tradizione artigianale, sempre in termini di liuteria invece un nome ce l’ha: Andrea Amati (1505-1577) ha infatti dato il via alla crescente tradizione cremonese. Da ricordare è poi un ingente flusso di maestranze espatrianti dalla Germania e in particolare dalla Baviera verso le maggiori città italiane. Tra i tanti artigiani bavaresi ricordiamo Laux Maler che scredita certamente l’artigiano stereotipato dell’epoca: un costruttore frenetico, assiduo, con un lungo elenco di materiali, molti strumenti a disposizione e una larga schiera di collaboratori. L’azienda di Maler funzionò molto anche dopo la morte del capostipite fondatore grazie ad uno stretto legame tra maestranze e intelligenza imprenditoriale portato avanti dai successori.

Il sistema corporativo nato in epoca medievale con lo scopo di opporsi alla concorrenza esterna, restò in vigore fino a tutta l’età barocca: tale sistema tipicamente urbano svolgeva imponenti controlli sui prodotti e sui sistemi di lavorazione; il percorso dell’aspirante artigiano, poi, era piuttosto lungo (6-8 anni) e necessitava di una serie di abilitazioni prima di potersi concludere nella figura di rispetto dell’epoca. Gli apprendisti non erano pagati per essere iniziati ai segreti del mestiere. La corporazione, se da una parte tutelava il maestro artigiano, imponeva diversi oneri tributari necessari al mantenimento del sodalizio tra le due parti.

I costruttori svevi hanno dato vita di fatto tra XV e XVIII secolo ad un enorme numero di botteghe disseminate nei vari centri europei (Fussen capitale della specializzazione liutaria), innalzando la qualità di costruzione di strumenti e soprattutto liuti (Gerle, Maler, Tieffenbrucker). Lo statuto della più antica corporazione liutaria risale al 18 agosto 1562, per l’appunto nella città di Fussen, e si compone di 10 articoli. Per quanto riguarda...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

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