Quando la musica cambia la vita: conoscere e interagire con il sistema Abreu
Introduzione
“El Sistema”, fondato da José Antonio Abreu in Venezuela nel 1957, oggi è un modello didattico a cui hanno aderito diversi paesi nel mondo. Anche in Italia questo fenomeno si va sempre più consolidando ed espandendo grazie ai numerosi nuclei nati negli ultimi anni. A questa nuova forma di educazione musicale collettiva, che tra le sue finalità mira al recupero sociale, Claudio Abbado aveva sostenuto con convinzione ed entusiasmo il progetto venezuelano contribuendo alla realizzazione concreta degli scopi musicali e sociali ad esso correlati.
El Sistema Abreu: un modello didattico musicale
Nel 1957, il Maestro e musicista venezuelano José Antonio Abreu ha fondato il Sistema Nazionale delle Orchestre e Cori Giovanili ed Infantili del Venezuela (conosciuto internazionalmente anche come “El Sistema”), con l’impegno di sistematizzare l’istruzione e la pratica individuale e collettiva della musica attraverso l’istituzione di orchestre sinfoniche e cori come strumenti di organizzazione sociale e sviluppo umanistico.
Agli inizi del 1957, 8 giovani musicisti si riunirono intorno ad Abreu con il desiderio di fare musica e con la necessità di affrontare il problema di una riforma dell’educazione musicale venezuelana, adattando la metodologia e i metodi di insegnamento esistenti in altre nazioni alla realtà sociale del paese. Il programma scaturito dal lavoro di riflessione pedagogica verte sui seguenti obiettivi:
- Fare della musica una pratica giornaliera e stimolante;
- Enfatizzare lo sviluppo del progetto in tutte le regioni venezuelane;
- Formare la personalità dei giovani e dei bambini, attraverso lo sviluppo delle capacità artistiche, per favorirne l’inserimento nella vita sociale;
- Realizzare, studiare e comprendere la musica evitando divisioni nette tra musica classica e folkloristica;
- Favorire la convinzione che la musica sia un pilastro fondamentale della formazione integrale del cittadino;
- Istituire in tutto il territorio nazionale orchestre, conservatori, centri audiovisivi e laboratori, per raggiungere mete formative che permettano ai laureati la possibilità di completare i propri percorsi.
Oggi i frutti del progetto sono ampiamente visibili nell’enorme potenziale artistico dei bambini e giovani venezuelani a cui è stata offerta una possibilità di riscatto sociale. Oltre la genialità nella composizione di armonie o il virtuosismo degli esecutori, la musica è un riflesso dell’anima dei popoli. Oggi, la missione dell’arte nell’ambito della crescita delle nuove generazioni va oltre i valori estetici, per proiettarsi sulla formazione della personalità e sul pieno inserimento del giovane e del bambino in una vita sociale costruttiva e fertile.
L’arte ha smesso di essere monopolio delle élite, per consolidarsi come diritto sociale dei popoli. Di conseguenza l’educazione artistica del giovane e del bambino si rivela come il segno di una rivoluzione senza precedenti e che qualsiasi progetto concepito per un paese in via di sviluppo dovrebbe consentire.
“El Sistema” racchiude una rete di orchestre pre-infantili, infantili, giovanili e professionali, gruppi corali, associazioni, laboratori e professori. L’obiettivo essenziale di questo Sistema non si riferisce esclusivamente all’ambito artistico, ma si inserisce all’interno del contesto globale di una politica di partecipazione, integrazione, prevenzione, formazione e riscatto giovanile.
Attraverso la pratica individuale e collettiva della musica, “El Sistema” incorpora bambini e giovani di tutte le condizioni sociali, divenendo esempio di inclusione di tutti i settori e strati della popolazione venezuelana, senza distinzioni di nessun tipo.
“El Sistema” ha creato inoltre il “Programma di Educazione Speciale”, che facilita l’inserimento di giovani e bambini con diverse forme di handicap, articolato nei progetti “Programma di Orchestre nei Centri Penitenziari”, che aiuta il reinserimento nella società, e “Programma di attenzione Ospedaliera”, che accoglie bambini affetti da malattie croniche ricoverati nei diversi ospedali.
Nella sua essenza, le orchestre giovanili e infantili sono veri e propri modelli di scuola e di vita sociale. Per i giovani e i bambini fare musica insieme significa condividere le proprie emozioni, in una ricerca comune di “perfezione”, alimentata da una rigorosa disciplina nello studio. Così la comunità orchestrale raggiunge un equilibrio di valori che assicurano la piena comunicazione concettuale, emozionale e sociale del messaggio sonoro.
Le attività orchestrali e corali tra giovani e bambini forgiano lo spirito di solidarietà e fratellanza. Attraverso il programma “Musica e Paese”, il Sistema dedica un notevole sforzo per la ricerca, la conservazione, la pratica e la diffusione della musica venezuelana, con lo scopo di rafforzare la coscienza dell’identità nazionale, sociale e storica nelle nuove generazioni.
Questo programma prevede l’organizzazione di seminari, tournée di concerti e cicli di recital per la Rete Orchestrale, dedicati ad un pubblico giovanile e infantile. La struttura del Sistema è gestita in maniera flessibile, aperta e democratica in modo da favorirne l’adattamento alle esigenze locali di ogni regione.
L’impatto e il significato sociale del progetto orchestrale e corale si evidenzia in 3 ambiti:
- Personale-sociale: Quest’ambito concorre allo sviluppo spirituale, morale, intellettuale e affettivo dei bambini e dei giovani coinvolti. Ciò viene raggiunto attraverso la crescita individuale all’interno di un ambito di gruppo sano e fecondo e attraverso l’acquisizione di principi e capacità favorevoli al lavoro collettivo e alla leadership costruttiva. Tutto ciò conduce a uno sviluppo positivo dell’auto-coscienza, rafforzando autostima, sicurezza e confidenza in sé stessi.
- Familiare
- Comunitario
L’UNESCO ha nominato Abreu “ambasciatore di buona volontà”, un riconoscimento al suo instancabile lavoro dedicato alla musica come strumento di sviluppo umano. L’impatto mondiale di “El Sistema” ha collocato il Venezuela e i suoi giovani musicisti in prestigiosi scenari artistici, di tutto il mondo. “El Sistema” ha ispirato tanti Paesi di tutti i continenti come possibilità reale e sostenibile di educazione, progresso e pace.
Il Sistema Abreu: per un approccio cooperativo alla didattica della musica
Nella lezione “tradizionale” solitamente viene utilizzata una struttura di apprendimento di tipo frontale, dove l’insegnante, detentore della conoscenza, trasmette i contenuti agli studenti, utilizzando un’unica modalità espositiva, senza considerare il ritmo e le modalità di apprendimento che possono essere diverse per ogni discente. In queste condizioni, i tempi di apprendimento dei singoli studenti e le loro difficoltà sono ignorate.
In genere è l’insegnante a svolgere la maggior parte del lavoro, mentre gli studenti devono adattarsi rapidamente perché successivamente dovranno dimostrare le conoscenze acquisite. Il metodo di apprendimento adottato in prevalenza nelle scuole è quello competitivo, basato sul confronto tra gli studenti e sull’identificazione del “migliore”.
In una struttura di questo tipo, gli studenti, spesso, lavorano uno contro l’altro per emergere e la percezione del successo individuale è legata al fallimento degli altri. Un secondo metodo tradizionale è quello individualistico, che enfatizza il lavoro individuale di ciascun studente, senza tenere in considerazione gli altri. In tale situazione si verifica un’assenza di interdipendenza ed ognuno persegue il proprio obiettivo. Le strutture di tipo competitivo ed individualistico registrano tassi di insuccesso scolastico piuttosto consistenti.
Un terzo metodo è l’apprendimento cooperativo che si basa sulla centralità dello studente, invogliato ad assumersi la responsabilità dei propri studi e incoraggiato a collaborare in lavori di gruppo. L’apprendimento cooperativo determina un più elevato livello di ragionamento, un più frequente sviluppo di nuove idee e soluzioni e un maggiore trasferimento di ciò che si è appreso da un contesto all’altro. Solo negli ultimi anni si è risvegliato l’interesse verso i metodi cooperativi, come risposta alternativa alle forme di apprendimento tradizionali, in cui le relazioni tra i membri sono di tipo “parassitario” senza alcuna condivisione di obiettivi e relazione di interdipendenza.
Il Sistema Abreu rientra a pieno titolo in questa forma di apprendimento cooperativo, che possiamo annotare come Cooperative Learning, che promuove:
- Un miglioramento delle relazioni interpersonali tra gli studenti;
- Il rispetto e il riconoscimento di ciascuno quale persona competente;
- Una maggiore consapevolezza dei punti di vista e delle diverse prospettive;
- Il pensiero creativo, perché facilita la comunicazione e la condivisione di molte idee;
- Il successo di tutti gli studenti del gruppo.
Diverse sono le varianti e gli approcci al Cooperative Learning, come:
- Lo Student Team Learning, che enfatizza l’importanza della motivazione estrinseca;
- Lo Structural Approach, i cui principi fondamentali sono l’interazione simultanea, l’uguaglianza nella partecipazione, l’interdipendenza positiva e la responsabilità individuale;
- La Complex Instruction, che punta sulla modificazione dei pregiudizi negli studenti e nei docenti e sull’attribuzione di ruoli differenti per l’esecuzione di compiti complessi, per prevenire il rischio, insito nella costituzione di piccoli gruppi, di favorire i più capaci.
L’insegnante deve scegliere il modello di apprendimento cooperativo più appropriato ai suoi obiettivi, all’argomento e alle risorse disponibili. Le procedure di lavoro devono essere programmate in anticipo e spesso richiedono molto tempo agli insegnanti. L’applicazione efficace del Cooperative Learning richiede buone conoscenze e una vasta esperienza.
Spencer Kagan è considerato il teorico dell’approccio strutturale all’insegnamento cooperativo. “Apprendimento cooperativo” è il testo in cui sono descritti i principi alla base dell’approccio strutturale. Lo scopo di Kagan era quello di proporre qualcosa di utilizzabile concretamente e immediatamente in classe. Egli si focalizzò fin da subito sullo sviluppo di procedure che potessero essere utilizzate al di là del contenuto e della materia specifica.
Per Kagan l’apprendimento cooperativo è una metodologia didattica che si realizza attraverso l’adozione di un set di strategie di progettazione e la gestione formativa che valorizzano l’impegno collaborativo, l’interazione e la responsabilità individuale dei soggetti in apprendimento. Tale modello si propone quindi come una struttura che mira all’organizzazione sociale della classe. Lo Structural Approach è caratterizzato, dunque, da 4 componenti:
- Gli elementi, descrivibili come delle azioni che possono avere come soggetto l’insegnante, l’alunno, il gruppo, la classe o una coppia. Una sequenza di elementi funzionale a qualche scopo costituisce una struttura. Le strutture possono essere numerose e applicabili ad obiettivi e contenuti diversi. Le strutture unite ad un contenuto danno luogo ad un’attività e a loro volta varie attività consentono di strutturare o progettare una lezione;
- La struttura, strumento utile a progettare percorsi formativi, è una modalità di organizzazione e strutturazione delle relazioni tra persone in gruppo in grado di ottenere o consentire esiti prevedibili. Ogni struttura è composta da più elementi, cioè da alcune unità di lavoro cooperativo, delimitate nel tempo e circoscritte ad attività e compiti specifici;
- Le attività, come i giochi di conoscenza, di rafforzamento dell’identità di gruppo e di valorizzazione delle differenze individuali;
- La progettazione della lezione.
L’interazione di questi elementi permette di progettare in maniera efficace la lezione cooperativa. La proposta di Kagan riconosce ed esplicita pienamente il ruolo strategico del docente. È compito del docente riempire di contenuti significativi le strutture e gli elementi cooperativi e proporre delle attività.
Kagan è un sostenitore delle intelligenze multiple e per questo suggerisce la progettazione di lezioni multi-strutturali, cioè che includano al loro interno un ampio numero di strutture in grado di stimolare le diverse intelligenze e i diversi sensi degli allievi. La disponibilità e la capacità di uso di un ampio repertorio di strutture dovrebbero consentire al docente di intervenire in modo specifico nelle situazioni di apprendimento del gruppo modificando se opportuno le strutture già note o creandone delle nuove.
Il Group Investigation nasce in ambiente israeliano come metodo per l’istruzione in cui gli studenti lavorano in modo collaborativo in piccoli gruppi per esaminare, fare esperienza e capire il loro argomento di studio. Il Group Investigation pone l’accento sull’attività di apprendimento che implica il lavorare in gruppo per la realizzazione di una ricerca di studio. Il desiderio di conoscere deve essere sollecitato dalla presenza di un problema che l’insegnante presenta e che diventa oggetto della ricerca dei diversi gruppi, promuovendone la collaborazione. Gli obiettivi della ricerca di gruppo sono:
- Creare le condizioni che consentono allo studente, in collaborazione con altri, di identificare i problemi, capirli e raccogliere le informazioni rilevanti;
- Far percepire agli studenti di essere una comunità di apprendimento in cui la conoscenza si costruisce in modo cooperativo;
- Promuovere la discussione di gruppo facendo emergere le domande significative per la risoluzione di un problema;
- Modificare il ruolo tradizionale dell’insegnante il cui compito non è più quello di fare domande ma suscitarle negli altri;
- Valorizzare gli aspetti emotivi dell’apprendimento.
Per Sharan il gruppo è una struttura ideale per raccogliere i bisogni personali degli allievi e anche uno strumento insuperabile per la risoluzione di problemi sociali. Gli allievi, impegnati in una ricerca assieme ai propri compagni di gruppo, acquistano consapevolezza di diversi punti di vista che permettono loro di capire veramente chi sono, vedendo se stessi proiettati contro i punti di vista degli altri.
Lo Student Team Learning pone l’accento sul sistema di incentivazione, valutazione, responsabilità individuale, aiuto reciproco e pari opportunità di successo, attraverso incentivi e ricompense il cui conseguimento stimola il gruppo all’impegno e all’aiuto vicendevoli. Le ricompense possono essere di vario genere a seconda dell’età o della situazione e rappresentano sempre un riconoscimento pubblico dei risultati raggiunti. Ogni componente del gruppo è responsabile del raggiungimento dei risultati attraverso il proprio impegno e l’aiuto dei compagni: ciò assicura a tutti la possibilità di successo se progrediscono rispetto alla prestazione precedente.
Le componenti principali dello Student Team Learning sono:
- La premiazione di gruppo;
- La responsabilità individuale per sé e per gli altri;
- Pari opportunità di successo.
Per la valutazione, gli studenti compilano delle prove quando i compagni del team si sentono pronti. Gli studenti ricevono certificati di riconoscimento basati sul risultato medio di tutti i membri del gruppo.
La Complex Instruction è un programma che si prefigge di realizzare l’equità in classe, studiando le cause sociali delle disuguaglianze di base e costruendo pratiche educative basate soprattutto sulla cooperazione. Ciò è possibile solo se l’interazione tra gli studenti avviene sulla base di un’eguaglianza di status, per ottenere la quale è assolutamente necessario abbandonare le differenze culturali. Questa modalità dà molta rilevanza ai processi sociologici, all’uguaglianza delle opportunità educative e alle dinamiche d’appartenenza di status.
Nella Complex Instruction l’eterogeneità non costituisce uno svantaggio, ma diventa occasione di crescita sia a livello cognitivo sia sociale. La Complex Instruction indica le strategie da seguire affinché sia data a tutti i...
-
Riassunto esame Musicologia, prof. Carroccia, libro consigliato Quando la musica cambia la vita, Carroccia, Dell'Ar…
-
Appunti di musicologia e storia della musica, Antonio Caroccia
-
Riassunto esame Storia della musica, Prof. Rostagno Antonio, libro consigliato Storia della musica occidentale, Mar…
-
Riassunto esame Musicologia e Storia della Musica, prof. Di Stefano, libro consigliato Strumentaio, Meucci