Estratto del documento

La pubblicità

di Annamaria Testa, ed. 2007

Multimedia DASL06, corso Design della comunicazione, per il test accademico 2022/23

La pubblicità al di là dei luoghi comuni

Viviamo in un modo dove la nostra società consuma e comunica tramite piattaforme

digitali e web, i quali hanno caratteristiche diverse dalle comunicazioni tradizionali. Su

tutta una base di processi mentali che coinvolgono attenzione e memoria (top-down

senza ritorno), ogni singolo individuo accede ad una base di contenuti in perenne

mutamento, nella quale inserire anche i propri contenuti; il tutto a costi ridotti.

In una società dove ciascun ruolo viene ribaltato, ridefinito, su una scia rivoluzionatrice

anarchica, la pubblicità rimane quell’elemento stabile, la cui efficacia di

comunicazione è interconnessa profondamente alle modalità espressive, all’umore, i

bisogni ed i desideri del pubblico alla quale s’interfaccia. Non si ragiona più sui

metaverso

medesimi schemi di secoli prima, ma ci si affaccia ad un (universo virtuale)

brandscape

dove ciascun (marchio in un contesto specifico) ha la propria collocazione.

In modo semplicistico possiamo parlare di pubblicità riferendoci a quel sistema di

tecniche persuasive di comunicazione per promuovere un consumo. Fondata

sulla struttura del pensiero, ha come scopi: informare, convincere ed autoconvincere,

imporre, sforzare di piacere. Di base tutti sono in grado di capire che nel commercio la

pubblicità offre proposte credibili, seduttive e capaci di guadagnarsi un consenso

pubblico; il vero motore che agisce alle sue spalle è la popolarità, vista come

notorietà e diffusione. Principalmente, inoltre, dev’essere invasiva per essere visibile,

chiara anche se indiretta.

Una pubblicità che agisce per persuasione occulta manipola intenzionalmente i dati

che propone non per falsarli e renderli non più veritieri, ma piuttosto per rielaborarli in

modo da attirare l’attenzione, ed inchiodare un pubblico fedele a ciò che propone.

Conoscendo questo funzionamento base di questo mezzo comunicativo, si può

attivamente agire per rielaborarlo, innovarlo, renderlo completamente diverso. Questo

perché, ,

ANCHE AMMETTENDO CHE LA PUBBLICITÀ SIA UN VELENO PER METTERE A PUNTO UN

. Quindi, riassumendo: conoscendo

ADEGUATO CONTRAVVELENO BISOGNA SAPERE COME AGISCE

le tecniche basi, è più facile smontarle, metterle in discussione e diffondere

contromessaggi; insomma, mettere da parte i luoghi comuni nonostante la pubblicità

ne macina a quantità industriali.

Comunicazione e comunicazione persuasiva

Alla base di un ecosistema vivente c’è la comunicazione: esistere significa esprimere

sé stessi, ed interagire con una moltitudine di reazioni. Qui si pongono le retroazioni,

ossia i risultati di un sistema che si riflette su di sé per correggere e/o modificare un

comportamento, orientando quello successivo. Quanto più ci si approccia a sistemi

intenzionali,

complessi, più le comunicazioni diventano cercando una retroazione da

parte dell’interlocutore. Una fetta importante delle comunicazioni è data dal

comportamento: cosa vogliamo suggerire? Cosa invece esprimiamo con un tono, un

ritmo, un aspetto? In generale, la parte più essenziale di ciò che viene detto è quello

che viene suggerito dal resto, dal non verbale.

Per capire questo discorso, distinguiamo il “segnale” dal “senso”: qualsiasi cosa

detta, fatta o mostrata che colpisce un organo di senso è considerato un segnale,

mentre il senso viene captato a livello più soggettivo, in base a ciò che l’interlocutore

considera informazione o rumore; più si possiede un bagaglio di codici con i quali

esprimersi, più le informazioni si distingueranno dai rumori. Ma se di fondo non si trova

un senso, l’informazione cessa di essere captata.

Di base, tendiamo a comunicare su ciò che conosciamo, perché quello su cui

abbiamo un’opinione di solito è ciò che ci viene a mente prima; in assenza di dati, si

passa al verosimile. Un individuo si considera tale perché difende la sua propria

feedback.

identità, porta avanti il proprio Con questa conoscenza alle spalle, per

rendere un’informazione captabile con una specifica interpretazione bisogna

condividerne anche la sua chiave di lettura, per non confondere le intenzioni.

Convincere significa essenzialmente questo: intervenire sulle opinioni altrui,

soggettivamente diverse, ma favorendone una in particolare; persuadendo l’altro si

mette in chiaro che ognuno è unico, ma viene posto di fronte un modo d’esprimersi

che vuole essere comune per tutti. Per far sì che la comunicazione persuasiva

orienti verso uno specifico obiettivo, bisogna tener a mente che difficilmente opzioni

differenti trovano identica rappresentazione, ma solo la possibilità.

La pubblicità è un mezzo altamente specialistico: prende pubblici specifici ai quali

proporre soluzioni altrettanto specifiche, mostrandosi sempre di parte in modo

seducente.

Oltre la ragione, l’emozione

Mettiamo in chiaro il principio dietro le nostre decisioni: il giudizio. Sappiamo

tranquillamente porre un oggetto a rapporto con altri, valutandolo e definendolo; ma,

su quest’azione influisce un aspetto fondamentale, l’emozione. Quindi, cosa

c’influenza esattamente a livello cognitivo quando giudichiamo? A questa domanda

risponde la psicologia della Gestalt, tra le tante opzioni: questa corrente, studiando

i temi come quelli della percezione e dell’esperienza, ci mette davanti tutta una serie

di fenomeni i quali influenzerebbero il nostro comportamento. Ad esempio, il

completamento amodale prevede che il nostro cervello sia in grado di completare

Triangolo di

delle forme solo perché le conosciamo a livello teorico, come dimostra il

Kanizsa. Le regole della Gestalt, insomma, ci permettono di organizzarci in sezioni,

distinguendo ciascun stimolo che ci arriva. E, grazie alle neuroscienze, siamo certi che

le nostre reazioni in realtà nascono dopo aver sviluppato anteriormente una

risposta.

Le emozioni possono essere dei fattori agenti sul campo fisiologico, espressivo e

psichico-cognitivo, cambiando le nostre risposte ed influenzandole e rafforzandole.

La componente emotiva, quindi, assume un ruolo costruttivo nell’essere umano

pensante. L’assenza di essa, difatti, porta alla perdita di senso, che come abbiamo

spiegato prima rende l’informazione impercettibile, e prendere una decisione

impossibile. Infine, è po

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Asayuna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Graphic design multimedia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Napoli - Accademianapoli o del prof Massimo Pasquale.
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