Modello psicoterapeutico cognitivo
In generale, parlando di modello psicoterapeutico cognitivo, ci riferiamo a una concezione della patologia e della cura, sviluppatasi a partire dagli anni '60, che attribuisce un ruolo centrale alla cognizione e, quindi, alle rappresentazioni mentali del soggetto rispetto a se stesso, al mondo e al suo rapporto con il mondo. Tali rappresentazioni agiscono come filtro, orientano i processi percettivi del soggetto, i suoi comportamenti e le sue emozioni, indirizzando anche le sue previsioni e aspettative.
Le rappresentazioni, nella maggior parte dei modelli, sono considerate come schemi: strutture flessibili di conoscenza sul Sé, il mondo e il loro rapporto che si formano durante l’infanzia, a partire da una base innata. Gli schemi guidano l’attenzione e la percezione selettiva degli stimoli, permettendo un adattamento al mondo (interno ed esterno) dell’individuo. Fungono da filtro per interpretare la realtà e possono essere modificati grazie alla caratteristica plasticità del cervello.
Gli schemi che l’individuo possiede variano per livello di astrattezza e sono organizzati in modo gerarchico: ogni schema del nostro sistema di conoscenza è legato ad altri che possono essere a lui sotto-ordinati o sovraordinati. Tale organizzazione gerarchica è soggettiva e individuale, tuttavia ai livelli più elevati troviamo sempre gli schemi relativi al Sé, i più arcaici e connessi con l’identità personale. Il processo di acquisizione di consapevolezza rispetto ai propri schemi mentali (che sostengono i sintomi emotivi e comportamentali) è alla base della terapia cognitiva.
Approcci principali del modello psicoterapeutico cognitivo
È riduttivo parlare in modo generico di modello psicoterapeutico cognitivo perché al suo interno vi sono molte differenziazioni e concezioni diverse. Per grandi linee, possiamo individuare tre approcci principali al suo interno:
- Le terapie cognitivo-comportamentali
- Le terapie cognitivo-razionaliste
- Le terapie cognitivo-costruttiviste
In particolare, la terapia cognitivo-costruttivista è nettamente differenziabile da quelle comportamentali, cognitivo-comportamentali e cognitivo-razionaliste in base a diversi parametri: presupposti epistemologici, concetto di guarigione e atteggiamento del terapeuta nei confronti delle problematiche presentate dal paziente, approccio alle emozioni, modalità di impostare la relazione terapeutica e la rilevanza attribuitagli ai fini del cambiamento.
Psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT, Cognitive Behavioral Therapy)
I terapeuti di questo indirizzo accettano in gran parte le formulazioni teoriche della psicologia cognitivista e le tecniche e le procedure della psicoterapia cognitiva, integrandole con quelle comportamentiste.
Assunti fondamentali:
- Il soggetto elabora una rappresentazione mentale della realtà ed è a questa che si riferiscono le sue reazioni (emotive e comportamentali).
- Eventi cognitivi, emozioni e comportamenti si influenzano reciprocamente e ogni sistema può subire o provocare cambiamenti negli altri due.
- L’apprendimento si verifica sempre attraverso una mediazione cognitiva.
- È possibile modificare il comportamento (anche quello emotivo), modificando eventi cognitivi (pensieri disfunzionali), processi cognitivi (meccanismi di pensiero) e strutture cognitive (assunzioni e credenze profonde).
Caratteristiche fondamentali:
- Integrazione di strategie comportamentiste e cognitiviste, anche se l’obiettivo finale sono i cambiamenti cognitivi.
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