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Lavorare con i grandi gruppi

Silvia Pepe

La pervasività della dimensione gruppale nella nostra vita è tale da aver addirittura indotto gli studiosi a sostenere che noi siamo 'esseri di gruppo' poiché cresciamo in gruppi, giochiamo in gruppi, impariamo in gruppi, lavoriamo in gruppi, prendiamo decisioni in gruppi e combattiamo in gruppi. I gruppi sono una parte inevitabile dell'esistenza umana. L'appartenenza ad un gruppo è la fonte dell'identità sociale degli individui imprescindibile. ''Il gruppo assicura un vantaggio in termini di sopravvivenza'' -Baumeister.

Definizione di gruppo

Ma cos'è un gruppo? Insieme di cose o persone accostate l'una all'altra, e deriva dal latino cruppa (grosso cavo) che a sua volta riproduce il germanico Kruppa (massa arrotondata). Il primo e più antico significato della parola era ''nodo''. L'etimologia quindi reinvia al senso di qualcosa simile a una rete, che tiene insieme i legami con i nodi.

Nelle scienze sociali il termine viene contrapposto a quelli di massa o aggregato, che stanno a significare un insieme di cose o persone puramente casuale. La caratteristica del gruppo, infatti, è quella che per essere considerato tale ci devono essere delle interazioni tra le parti, delle norme, dei valori, dei ruoli da rispettare e degli obiettivi. Kurt Lewin dice che il gruppo è qualcosa di diverso dalla somma dei suoi membri: ha una struttura propria e delle relazioni particolari con altri gruppi. Ciò che lo caratterizza non è la somiglianza dei suoi membri, ma l'interdipendenza. Il cambiamento di una minima parte del gruppo influenza tutti. È una realtà dinamica, perché gli eventi che influenzano il gruppo (dall'esterno o dall'interno) cambiano la sua struttura di continuo.

Classificazione dei gruppi

I criteri di classificazione dei gruppi sono disparati, ma le tipologie che ricorrono frequentemente nella sociologia e nella psicologia sociale sono quelle basate sul tipo di interazioni e sulle dimensioni dell'altro. Tali caratteristiche si intrecciano, perché il tipo di interazioni cambia in base alle sue dimensioni.

Tipologie di gruppi

  • Interazioni: i gruppi possono essere distinti in primari, secondari, formali e informali.
  • I gruppi primari sono caratterizzati da interazioni faccia a faccia, conoscenza totale dei membri, possibilità di personalizzare i rapporti e intense relazioni affettive. Sono costituiti da un numero ristretto di componenti, e un esempio classico può essere la famiglia.
  • I gruppi secondari sono più numerosi, in quanto non si fondano sulle interazioni faccia a faccia, ma su persone che hanno lo stesso obiettivo (esercito). Le valenze affettive sono meno salienti.
  • I gruppi informali dipendono dall'atteggiamento contingente dei membri e dalla loro esposizione e reazione immediata al contesto sociale in cui sono inseriti. Non hanno una precisa organizzazione interna né una collocazione rispetto all'ambiente esterno.
  • I gruppi formali sono definiti tramite lo scopo e le condizioni di appartenenza, molto organizzati, hanno uno scopo concreto da raggiungere.

La dimensione, insomma, influisce molto sulle interazioni e sul tipo di rapporti all'interno dei gruppi. La formula che individua il numero di relazioni potenzialmente instaurabili all'interno di un gruppo è 1/2 n (n-1). Tra tre persone il numero di relazioni possibili è 3, tra 4 persone è 6. Il numero cresce velocemente in quanto ogni singola entrata di un membro produce una relazione con ogni altro soggetto del gruppo.

Dimensioni dei gruppi

  • Dimensioni: i gruppi sono divisi in piccoli e grandi.
  • Secondo Ferrarotti la dimensione minima è di due persone.
  • Secondo Simmel devono essere almeno tre, perché in una diade, se uno dei due soggetti viene a mancare, il gruppo si scioglie. Questo non succede nelle triadi.
  • Le dimensioni dei grandi gruppi sono poco chiare. Bales afferma che un piccolo gruppo è quello in cui ogni membro riceve da ognuno delle impressioni sufficientemente distinte per cui egli possa reagire ad ogni membro preso singolarmente, ed è caratterizzato da frequenti e irregolari interazioni tra membri e interazioni organizzate e finalizzate a uno scopo condiviso.
  • In questa chiave potremmo considerare piccolo gruppo una classe scolastica, e si consiglia di non superare il numero di 15 partecipanti proprio perché il numero di interazioni aumenta con l'entrata di un nuovo componente, e un numero ''limitato'' di componenti permette una migliore interazione e reciproca percezione.
  • Amovilli, per sciogliere queste contraddizioni, propone di distinguere in modo più netto i gruppi. Egli riserva l'aggettivo piccolo al gruppo di 3-5 persone. Il gruppo tout court è quello che non supera le 15 persone. Il gruppo mediano ne raccoglie da 16 a 30. Il gruppo allargato da 30 a 70. Oltre le 70 parla di massa o folla.

Ci sono somiglianze tra i gruppi creati ''in laboratorio'' e quelli naturali (famiglia, amici, lavoro). Si pensa però che in quelli in laboratorio si possa cogliere solo un pallido riflesso delle caratteristiche presenti nei gruppi naturali.

Organizzazione e leadership del gruppo

Gli studi confermano che qualsiasi gruppo, anche se creato in laboratorio, ha una certa organizzazione. La struttura di ogni gruppo riflette da un lato le caratteristiche dei partecipanti, dall'altro quella che chiamiamo 'la vita del gruppo'. Contano ad esempio le differenze di sesso, di età, di condizioni sociali, o le competenze rispetto agli obiettivi. Questi aspetti incidono sulla struttura e sul grado di partecipazione. Contano poi la cultura del gruppo: norme, valori, abitudini, codici comunicativi ed espressioni. Questa cultura cambia nel tempo in base ai rapporti di amicizia o antagonismo che si sviluppano.

In un gruppo di grandi proporzioni va considerata la presenza di differenziazioni strutturali che ne aumentano la complessità. Ad esempio, per cogliere le caratteristiche di un'organizzazione lavorativa si deve tener conto della differenziazione tra le attività che in essa si svolgono. All'interno di ogni gruppo è possibile individuare diversità relative al ruolo e allo status: modelli di comportamento prevedibili associato alla posizione che ogni individuo occupa nel gruppo. Già dalle prime interazioni i gruppi presentano al loro interno un'organizzazione in base ai ruoli. Ogni membro si aspetta di dover/poter attuare comportamenti specifici e creano un'aspettativa nei confronti degli altri membri.

Per ciò che riguarda lo status, si dice che questo si forma in base alle valutazioni degli altri. Per alcuni autori questo status va ''guadagnato'' con le capacità di proporre e avviare attività, e chi lo ottiene viene chiamato Leader e le interazioni con il resto del gruppo è detto Processo di Leadership. (conduzione).

Tra le 350 definizioni di Leader, quella di Jago la descrive come 'la capacità non coercitiva di dirigere e coordinare le attività. Secondo Brown leader non si nasce, ma si diventa (tramite nomina, usurpazione, emergere spontaneo). Diversamente avviene nei gruppi artificiali, dove il leader viene nominato esternamente e la struttura che si va a formare è di tipo gerarchico. Ci possono essere anche diversi tipi di leader in un gruppo: quello di posizione (ruolo assegnato mediante la posizione gerarchica che l'organizzazione gli ha assegnato); quello carismatico (ruolo assegnato, in base alle sue capacità di conduzione, dagli altri); l'antileader (antagonista del leader).

Bales e Slater distinguono il leader in Leader centrato (task leader, si focalizza sugli obiettivi e lascia da parte le emozioni) e Leader socioemotivo invece si concentra sulle relazioni e sulle emozioni. Può accadere che un leader assuma entrambe le funzioni, adottando uno stile democratico (Kurt Lewin, in contrapposizione ai modelli di autoritarismo o permissività). Autocratico, democratico e permissivo sono infatti i tre modelli elaborati da Lewin: il primo il leader assegna compiti e divieti e resta lontano dagli altri; il secondo discute e prende decisioni insieme; il terzo lascia libera scelta e non interviene.

Grazie all'atmosfera amichevole che crea il leader di tipo democratico, si pensa sia il migliore e porti migliori risultati, ma meno produttività. Per contro, il leader autocratico porta il gruppo a forti conflitti perché si crea una forte dipendenza da esso e un maggior egocentrismo dei singoli membri. La produttività però, è maggiore. Nei gruppi in cui è presente un leader permissivo, i risultati migliorano solo in sua assenza. Per un'ottima resa però non bastano l'orientamento sul compito e la relazione: molto dipende anche da quanto la situazione accetti la personalità del leader.

Il processo di crescita del gruppo

Tutti i gruppi, indipendentemente dalla tipologia, attraversano degli stadi di sviluppo. Tuckman distingue 4 stadi: forming, storming, norming, performing. (Formazione, conflitti, norme, esecuzione.).

  • Forming: gli individui si conoscono e conoscono gli obiettivi. Se presente un leader, questo diventa compito suo.
  • Storming: crisi di crescita salutare, necessariamente da affrontare. Nasce solitamente per il modo in cui si vuole conseguire un obiettivo, e muore quando una maggioranza persuade gli altri.
  • Norming: tramite il conflitto, le norme si interiorizzano e si crea un clima di pace.
  • Performing: si passa a questa fase, dopo il norming, in cui si esegue il compito.

Terminate le 4 fasi si procede con lo scioglimento del gruppo, il quale sentirà il bisogno di riunirsi ogni tot per parlare della loro esperienza. Non tutti i gruppi attraversano le 4 fasi: molti ne saltano qualcuna e molti altri ne ripetono alcune.

Il gruppo come strumento di apprendimento e formazione

La forza del gruppo

Perché utilizzare un gruppo per perseguire un obiettivo? Perché se è vero che il gruppo è qualcosa di più della somma delle sue parti (Gestalt), è anche vero allora che il rendimento è migliore ('l'unione fa la forza'). Possiamo distinguere allora attività DI gruppo e attività IN gruppo.

Le attività IN gruppo non necessitano di interdipendenza tra gli individui, gli obiettivi sono individuali e il focus è sull'individuo (es. Compito in classe). Le attività DI gruppo sono caratterizzate dal rilievo che assumono le relazioni, e vengono usate come strumento di azione. A livello contenutistico, lavorare insieme è utile per far emergere idee diverse (che sarebbero rimaste nell'ombra), confrontarle e potendo approfondire un argomento. Anche le energie coinvolte migliorano la resa. A livello relazionale si rafforza il senso di comunità e appartenenza, migliorando il benessere e l'attivazione individuale.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher perrellsss di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli di mediazione didattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Nardone Rosaria.
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