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Introduzione

Il lavoro educativo e didattico è un lavoro progettuale. Con ciò ci si riferisce a una progettualità che attraversa i servizi educativi e le scuole nella quotidianità e nel tempo, che è pervasiva di ogni situazione. Nel libro vengono proposti alcuni contenuti nodali del progetto pedagogico di un servizio per l’infanzia o di una scuola, muovendo dalla definizione della figura dell’educatore e dell’insegnante come ricercatore.

I passi del progettare

Progettare contiene numerosi significati, qui il riferimento è specificamente al progettare esperienze per i bambini: si tratta di passi da muovere uno dopo l’altro, nell’idea che progettare non sia “altro che una serie di operazioni necessarie, disposte in un ordine logico dettato dall’esperienza”, cosicché la metodologia seria possa consentire di dar spazio alla creatività vera di adulti e bambini. Il primo passo è quello di mettersi in ascolto e in osservazione, imparando a leggere parole, gesti, relazioni: qui risiede il primo livello di intervento degli adulti.

Il secondo passo chiama in causa le parole e le azioni degli educatori e degli insegnanti, poiché chiedono loro di analizzare quanto ascoltato e osservato in maniera collettiva; progettare è quindi anche sentire quello che pensa e che prova l’altro. Solo nel confronto tra punti di vista può prendere vita un progetto che sappia tenere conto della complessità di ciò che i bambini portano alle nostre orecchie e occhi. La progettazione educativa è un po’ come il lavoro educativo, poiché quest’ultimo è anche una continua ricerca sul campo, che come la ricerca richiede curiosità, attenzione, competenze…

Si tratta di scegliere le piste di lavoro: è all’adulto che spetta questo compito, quello di costruire proposte, come già la predisposizione di un contesto, e di essere aperti alle modifiche, incrociando le conoscenze teoriche con l’osservazione dei bambini reali. Una volta avviato il progetto, sono necessari un monitoraggio e una documentazione in itinere costanti: quest’ultima intende far emergere i percorsi dei bambini, con i loro gesti e parole. Progettare persegue obiettivi plurimi e soprattutto mira a che ciascuno possa apprendere a ricercare, a scoprire, cioè apprendere ad apprendere. La progettazione in questo senso significa riconoscere ai bambini competenze agite, ovvero sono capaci emotivamente, cognitivamente e relazionalmente. L’ultimo passo è quello del trasformare, perché progettare è trasformare quel che c’era in quel che c’era più un pezzo nuovo o diverso.

L'insegnante esploratore

Pensare al bambino come esploratore vuol dire auspicare per loro percorsi in cui possano sperimentarsi come ricercatori, scienziati occupati a conoscere se stessi, il mondo e le cose con uno sguardo curioso e aperto. Il libro di Keri Smith “Come diventare un esploratore del mondo” ha come sfondo il tema della libertà: suggerisce da subito un uso personalizzato delle esperienze presentate, cioè ogni esperienza si configura come un’opportunità, una possibilità da poter cogliere, ignorare o interpretare.

Il libro presenta suggerimenti, non regole; in questo senso rimanda a quella stessa libertà che può caratterizzare in modo proficuo le occasioni offerte dall’adulto ai bambini. La proposta va oltre: il libro invita a vivere ogni esperienza come un esperimento, andando a introdurre così il concetto di ricerca, infatti si inizia a connettere la figura dell’esploratore con quella del ricercatore. Vi è un invito all’osservare, quindi all’attenzione e alla continuità che portano alla scoperta. Viene proposta la documentazione come strumento; l’invito è a usare tutti i sensi e ad assumere diverse prospettive e poi di esercitare un pensiero critico individuale in modo che possa realizzarsi in senso creativo e non giudicante.

Un progetto da niente

In un’esperienza in una scuola dell’infanzia vengono ripercorsi i passi del progettare, connettendo la dimensione teorica di ciascuna azione con quella operativa. Il progetto intendeva verificare come lo spazio e le proposte in esso presenti all’interno della scuola rispondessero agli interessi e bisogni dei bambini di 3 anni. Ci si è posti in ascolto e osservazione: i comportamenti messi in atto nella sezione mostravano ricorrenze.

Una prima esigenza emersa è il desiderio di muoversi (rotolare, rincorrersi), la ricerca di spazi, di una dimensione morbida. Erano presenti anche diverse forme di gioco simbolico. Focus deciso: l’aspetto del contenimento. Si è optato di introdurre uno scatolone di grandi dimensioni per verificare una prima risposta al bisogno di contenimento. Le risposte hanno portato a una piega diversa, ovvero non è stato utilizzato il materiale nel senso in cui lo si voleva intendere. In seguito sono emersi due tipi di gioco principali: giochi di rifugio e giochi di movimento. Si è optato per privilegiare la prima tipologia di gioco; è stato sostituito lo scatolone con uno più grande. I temi principali toccati dai bambini sono stati la nascita, il buio, la morte e la paura dei mostri. Lo scatolone si è trasformato in un luogo di sperimentazione. In una seconda fase si è recuperata anche l’esigenza del morbido, così sono stati introdotti dei teli tramite cui i bambini si sono attivati nella costruzione di case, capanne. L’esperienza dei bambini è stata valorizzata con una documentazione che ha restituito l’andamento e l’esito dell’esperienza.

Libri e lettura nel progetto educativo

I libri che entrano nei servizi educativi e nelle scuole raccontano le immagini di bambino e bambina di coloro che li hanno portati, le loro idee di sviluppo, i valori che si vogliono sostenere. Questa dimensione più implicita è preziosa perché raccoglie parte di ciò che costituisce il nostro interesse di adulti per l’oggetto libro e le esperienze che da esso possono avere origine. Il lavoro educativo è una proposta consapevole dunque anche la presenza dei libri necessita di una progettazione specifica affinché si possano valorizzare al massimo le potenzialità che tali luoghi educativi possono offrire. L’adulto che si dispone all’osservazione può raccogliere indicazioni sui bambini che accompagna approfondendo poi la loro relazione con i libri così che le proposte di lettura siano coerenti e propositive.

L’incontro con i libri e la lettura contiene molteplici possibilità di sviluppo e crescita:

  • Consente di misurarsi con le proprie competenze motorie e percettive: rapporto corpo a corpo che passa per la bocca, mani, occhi.
  • Sostiene la dimensione relazionale in una duplice direzione: relazione con i libri e compagni.
  • Permette di arricchire le competenze immaginative: come indicato da Vygotskij fino a Munari e Rodari, la creatività ha bisogno di essere nutrita, perché chi sa poco, può dar luogo a poche connessioni.
  • Amplia le competenze cognitive dei bambini, con particolare riferimento all’apprendimento della lettura e scrittura: permette l’incontro con i segni iconici, visivi e verbali, avviando un processo di interpretazione e elaborazione di un testo.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Hilary1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Mediazione didattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Guerra Monica.
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