Come far passare un mammut attraverso una porta
Il Mammut è partito nel 2007 come ricerca-azione tra operatori provenienti da differenti regioni italiane, intorno a tre domande:
- Sulle possibilità di dar vita a una cellula sociale efficace e al tempo stesso ancorata e coerente ai valori di partenza del gruppo;
- Sulle possibilità di recuperare spazi pubblici di città a partire dalle pratiche di pedagogia attiva e della partecipazione sociale;
- Sulle possibilità di costruire una scuola nuova per adolescenti.
Tre nuclei di indagine che hanno trovato sintesi in una nuova domanda: le possibilità di costruire una scuola generatrice di salute per persone e territori. Tutte le esperienze e le riflessioni di questi anni, anche quelle contenute in questo libro, hanno avuto le finalità di sperimentare e convalidare ipotesi di cambiamento relative ai nuclei di indagine enunciati.
Le tappe del Mammut
1) Analisi condivisa del contesto
Deve essere fatta dall'intero gruppo di equipe utilizzando strumenti di sociologia, antropologia e psicologia. Per i gruppi che lavorano nel terzo settore, questa analisi, è compromessa da due ordini di fattori: l'intreccio tra esigenza di presentare un quadro tragico del contesto (ai fini di "toccare" il più possibile il possibile finanziatore) e i tratti caratteriali del ''salvatore'' che spesso presentano coloro che svolgono il nostro lavoro. Con la riduzione dei finanziamenti pubblici, la possibilità di mettere in campo delle azioni sta sempre più nella capacità di attirare risorse. In caso di tragedia, solo in questo caso, lo Stato, le aziende, i cittadini, sono disposti a spendere soldi. Per questo le aziende del terzo settore spingono così forte sull'elemento tragico per reperire fondi.
Per quanto riguarda, invece, l'aspetto del ''salvatore'', possiamo rimandare al concetto di psicologia della Gestalt per spiegare come chi si occupa di relazione sente il bisogno di uscire dal triangolo vittima-salvatore-carnefice. Il primo scoglio da superare per chi lavora nel contesto di ricerca-azione, sta proprio nel superare questa sovrapposizione tra esigenze di marketing e carattere degli operatori, mettere quindi in discussione entrambi gli aspetti per crescere in modo autentico a livello personale e di organizzazione.
Un altro elemento di criticità è il ''fare'' e la delega del ''pensare'' degli ''esperti'': quando si è chiesto ai docenti e agli educatori di esprimersi tramite la scrittura, sono stati riscontrati dei blocchi, dovuti al loro passato scolastico. Il modo di fare ricerca del Mammut, allora, è dovuto passare prima attraverso un lavoro di empowerment, che rivalorizzasse la scrittura come carattere ''normale'' dell'essere umano, e non come tratto di intelligenza e genialità eccezionale.
Il doppio ruolo attore scrittore, poi, è stato studiato dal Mammut, e si è scoperto quanto sia fondamentale (per studenti, ragazzi, educatori) per mettere a fuoco un'analisi del contesto lucida e veritiera, perché basate sulla conoscenza diretta e sull'esperienza in prima persona. Questa modalità è utile e funzionale anche in contesti di marginalità.
2) Le domande
La pedagogia attiva insegna che per comprendere bene qualcosa bisogna partire da ciò che più ci interessa. Nelle sperimentazioni del Mammut si è lavorato sul mettere in discussioni aspetti difficili e su come risolverli, per stimolare intellettualmente e prendere una posizione lontana dalla situazione per studiarla da diverse angolature (e guardarle quindi in modo diverso).
3) La mappa
L'azione successiva è quella di trasformare le domande in ipotesi da verificare, e da queste articolare una mappa di ricerca fatta di obiettivi realizzabili attraverso azioni da mettere in campo. La mappa, nel metodo del Mammut, non è qualcosa di astratto, anzi, resta fedele alla realtà e al contesto, e permette di scoprire anche ciò che non si stava cercando.
4) Il sistema di monitoraggio
Consiste nell'osservare gli elementi che confermano o smentiscono le ipotesi. L'autenticità, anche qui, è essenziale. Come ci spiega Montessori, l'autovalutazione e la capacità di essere critici con sé stessi, è il miglior modo per valutare la propria prestazione. Tutto ciò, ovviamente, in un clima adatto e con gli strumenti adeguati. Il Mammut ha utilizzato diversi strumenti utili ad una valutazione effettiva: diari di bordo, griglie osservative, indicatori quantitativi, disegni, mostre, feste in piazza.
5) Condivisione
La realizzazione di un prodotto finale è stata molto importante: certo, anche il percorso ha la sua importanza. Non si parla, però, di recite scolastiche (nocive per bambini e genitori perché volti a strumentalizzare), ma di una specie di tensione positiva, estendibile a tutti, che nasce dal lavoro di qualcuno. Feste, libri, progetti, il MammutBus.
6) Riprogrammazione
Questo lavoro non finisce mai, e c'è quindi bisogno di una continua riprogrammazione. Sorge però un problema: la scarsità di risorse. La maggior parte degli educatori, quei pochi che hanno la fortuna di trovare un posto di lavoro, ha un contratto di 6 mesi. 6 mesi sono pochi sia per l'educatore, che non ha modo di creare e gestire un programma vero e proprio a lungo termine ed efficace, sia per coloro che ricevono assistenza, perché non hanno tempo di stabilire dei rapporti concreti.
Durante questi sei mesi, inoltre, a causa del precario stipendio, l'educatore deve avere un secondo lavoro, e questo non lo aiuta psicologicamente e fisicamente ad essere immerso totalmente nel progetto. La soluzione, e obiettivo del Mammut, sarebbe quella di creare una cellula sociale efficace ancorata ai valori di partenza del gruppo.
La cellula sociale
L'obiettivo del Mammut è stato, otto anni fa, la costruzione di una rete veramente incisiva, con un intervento sociale capace di generare benessere e di garantire condizioni lavorative dignitose a chi ci si dedicava. Il progetto Centro Territoriale Mammut sarebbe andato in fumo se non si fosse insistito così tanto contro coloro che erano indignati alla notizia dei fondi destinati a ''degli sconosciuti'': conferma di un sistema chiuso che ha paura dell'innovazione.
Nonostante però i finanziamenti, alla fine sono stati comunque riscontrati problemi per quanto riguarda la disponibilità economica per i dipendenti. Dal 2014, a Napoli, sono ripartiti i fondi ed è aumentata la velocità con i quali vengono attivati e versati. Questa ripartenza, però, è stata dovuta all'abbassamento delle garanzie giuridiche e salariali dei dipendenti, e si concentrano più sul controllo e contenimento sociale, che sulla formazione, crescita e sviluppo di una comunità.
È un cane che si morde la cosa: se non si riescono a fare contratti per più di 6 mesi, che senso ha investire nella formazione?! Resistere, allora, diventa solo una sensazione di superiorità sociale, in cui si crea una gerarchia e ci si posiziona al di sopra dell'educando. Il Mammut ha messo in atto questa cellula sociale, privata del carattere ''servizio'' pubblico, e basata sul mutuo aiuto, sul luogo aperto e sulla realizzazione di talenti e passioni.
Questo tentativo può andare a buon fine solo se i cittadini e i politici che partecipano riescono ad assumersi il proprio pezzo di responsabilità, e con essa tutti i potenziali rischi. Si tratta, ancora, di avere una città a cui tendere, sganciandosi però dall'ideologia che ingabbia, dall'assistenzialismo e dalla vigliaccheria istituzionale.
Andare in giro ad intrecciare la propria ricerca con quella degli altri non ha bisogno di strutture pachidermiche. Fare rete vera significa avere la possibilità di stare a stretto contatto con le persone, con il progetto, con il posto, con la piazza. È pure vero, però, che se lo Stato prendesse decisioni più concrete e funzionali, non ci sarebbe bisogno di fare tutti questi investimenti in termini finanziari.
La possibilità di recuperare spazi pubblici e realizzare una scuola per gli adolescenti
Focalizzare l'attenzione sugli spazi pubblici ha molto aspetti positivi ma anche negativi. La difficoltà infatti è proprio quella di far percepire uno spazio davvero ''pubblico'' in quanto tale. È facile che chi si appropri di uno spazio lo senta esclusivamente suo. Ed è facile vedere come spazi pubblici destinati ai bambini, vengano macchiati della scarsa professionalità di chi si nasconde dietro un progetto.
Occuparsi direttamente di carcere, scuole, migranti, ha permesso all'equipe del Mammut di fare un passo importante, nonostante i risultati si siano visti molto lentamente rispetto alla trasformazione di uno spazio fisico. Lo sfondo integratore che ha aiutato in questo lavoro è stato quello della ''porta'', e ha confermato quanto l'utilizzo dei miti sia importante nello scenario simbolico per il cambiamento sociale.
Anche il ''Corridoio'' è stato un simbolo importante: viaggi fuori porta, in altre regioni, con gli adolescenti, ospitati da strutture simili al Mammut. Il tema del viaggio è stato essenziale. Molti dei ragazzi che prima venivano al Mammut per fare atti vandalici, ora sono cambiati e portano in alto la bandiera del progetto.
Insomma, lo spazio di tutti non può essere occupato stabilmente per scopi privati che fingono di avere scopi pubblici.
Capitolo 2: Il contesto
Il Metodo Mammut è stato sperimentato in tutta Italia e il fattore del contesto si è sempre rivelato essenziale: l'assoluta necessità di partire dal contesto in cui il progetto educativo è inserito. Purtroppo, in molti hanno messo da parte questa ''pratica'', educatori compresi, e nei bandi e progetti, possiamo leggere diverse candidature di diverse associazioni con la stessa dicitura nel campo ''contesto''. L'autenticità dell'analisi del contesto rischia di estinguersi.
Giro di Italia tra veleni e antidoti di Enzo Ferrara
La fase di sviluppo della sensibilità ecologica in Italia è dominata dal moltiplicarsi di una miriade di movimenti locali sorti per contestare singoli aspetti dell'industrializzazione che ne garantiscono il funzionamento. La spinta all'azione ha a che fare con le preoccupazioni per la salute e l'ambiente legate a condizioni di rischio causate dei progetti contestati. La geografia della contestazione dell'impatto industriale è difficile da tracciare per la sua estrema frammentazione.
Come i rifiuti a Napoli o la vicenda di Seveso, anche molte altre vicende hanno contribuito ad assistere ad una stigmatizzazione sociale, ad un pregiudizio di colpa, nei confronti della popolazione che abita in questi posti, e che, oltre a questo stigma, deve farsi carico anche dell'angoscia che porta questa situazione di degrado ambientale. A Seveso, dunque, ci si preoccupa perché il tratto delle autostrade dovrebbe passare attraverso il Bosco delle Querce, oasi naturale che però conserva sotto il suolo le diossine dell'incidente dell'ICMESA nel 1976, e i lavori causerebbero la loro fuoriuscita.
Le classi politiche puntano sull'industrializzazione come motore di ripartenza del Paese, non sapendo, o facendo finta di non sapere, quanto in realtà non serva questo, nascondendosi dietro un'ipocrisia, e mascherando il fatto che tutti questi investimenti servano alle loro tasche. I comitati di contestazione dell'industrialismo, tirano fuori problemi, critiche, risvegliano la popolazione, portandola a fare indagini, studiare il problema a fondo e coinvolgendo anche tecnici e scienziati. Queste piccole organizzazioni locali, però, non vengono supportate dalle grandi organizzazioni. Organizzazioni che potrebbero essere utili come referenti di tanti piccoli gruppi, a livello nazionale.
Il caso dell'ilva di Taranto è molto importante, ma la messa in luce di questo problema, oscura i tanti altri problemi che ci sono. È una questione di spettacolarizzazione. Il gruppo del GAS (Gruppo Acquisto Solidale) potrebbe diventare di esempio a livello nazionale, discutendo di chi lavora la terra e di chi usufruisce dei prodotti, ma viene sponsorizzato molto poco e resta quindi un gruppo a livello locale.
Fulvio Aurora ci racconta che le istituzioni non sono interessate a collaborare, non danno fondi, fondi che servirebbero a bonificare, a curare, a sostenere chi ha perso il lavoro. In Lombardia gli obiettori di coscienza, nei confronti della legge 194, sono tantissimi negli ospedali. Chi non è obiettore, lo diventa, per paura di essere giudicato o di perdere il lavoro. Un ultimo tema importante è legato all'archivio degli eventi, testi e testimonianze che descrivono fatti importanti, ma che quando termina la dura lotta, spariscono! Succede questo perché agli eventi non viene data particolare importanza (considerando anche il motivo delle organizzazioni che rimangono locali e non aiutate da grandi organizzazioni), come la questione dell'amianto che viene tirata fuori ogni tot e poi sparisce di nuovo.
Saluti da Castel Volturno. Una cartolina di Filippo Mondini
È difficile trovare la causa scatenante di camorra, immigrazione, ambiente, urbanistica, lavoro, a Castel Volturno. Non si possono raccogliere dati. Non si è stati capaci di gestire (o non lo si è fatto affatto) la questione di migrazione da campagne a costa, e quindi la situazione è stata presa in mano dalle organizzazioni criminali. Castel Volturno è diventata, allora, una zona adatta all'investimento capitalistico, fatta di appalti comprati sotto banco, immigrazione irregolare, lavoro in nero, dove è difficile capire cosa sia legale e cosa illegale. Questa città non ha una camorra locale, ma subisce l'influenza di quella Casalese.
Il business è legato allo smaltimento dei rifiuti e come nascondiglio per i latitanti. Per quanto riguarda l'immigrazione possiamo dire che negli ultimi anni il numero di immigrati nella zona è aumentato. Uno dei motivi che spingono un immigrato a stabilirsi qui è la possibilità di lavoro (temporanee, precarie, ma pur sempre lavoro), offerto da chi cerca lavoratori a basso costo, e raccoglie quest ultimi nei KALIFOO GROUND (il termine viene preso dalla Libia, con i quali vengono definiti coloro che vanno in Italia), zone di raccolta degli immigrati che aspettano gli venga offerto lavoro (10/12 ore nei campi per 24 euro al giorno).
A Castel Volturno, insomma, i migranti vivono una condizione di ''galleggiamento'': vita precaria, ma possibilità, nel frattempo, di ristabilire rapporti con la famiglia nei propri paesi.
Dati:
- Nigeria 35,5%
- Ghana 10,1%
- Ucraina 7,0%
Gli immigrati vivono una condizione in cui i due fattori sono connessi ma in conflitto: sono utili alle aziende perché permettono di risparmiare denaro grazie al loro lavoro a basso costo, ma la popolazione non li tollera, non possono quindi vivere nel sociale ed integrarsi.
Castel Volturno è passata in AREA DI RISCHIO 5, la più pericolosa. Le sostanze presenti nel terreno sono talmente tante e diverse, da rendere impossibile il lavoro di bonifica. La soluzione, l'unica, sarebbe quella di far diventare la città una zona ''no food'' e destinarla ad altri tipi di economia. Il rischio di far nascere un figlio con malformazioni congenite è dell'84%. È qui che possiamo dire, allora, che la società civile è un rischio piuttosto che un enzima per far ripartire il motore.
Condomini di Giovanni Zoppoli
In questa storia parleremo di un uomo che con il figlio gioca a fare l'orto in cassetta. Abitano in un palazzo, tra i palazzi. Dal balcone vede, nel giardino centrale dove prima c'erano delle piante, un ammasso di tubi e scarti rimasti dai lavori estivi. È amianto. Chiama allora il suo vicino di casa, quello che ha fatto i lavori, il quale gli dice di star tranquillo, che è PVC! Il giorno dopo, i tubi vengono caricati da un camioncino e sostituiti con dei tubi in PVC. L'uomo chiama la Polizia, dice di avere le foto, di avere un amico tecnico specializzato che ha visto tutto. La Polizia dice che non può fare niente. L'acqua pubblica viene fatta passare per dei tubi contenenti amianto. Un fruttivendolo della zona dice che nessuno vuole più comprare i prodotti che vende. Anche l'inquinamento elettromagnetico, il wifi di PC e MODEM, impianti di aereazione delle università e degli uffici, sono in eternit. Questa angoscia generale si ripercuote, tutti i giorni, nelle aule scolastiche.
La città
Luca Lambertini ci mostra come sia piuttosto l'intera città a rivelarsi un carcere globale, con sbarre fatte di paure e mille normative sulla sicurezza che alla lunga si rivelano un boomerang per qualsiasi autentica sperimentazione di liberazione. Anche su rom e migranti abbonda la letteratura e non manca quella di buona qualità. È sotto gli occhi di tutti la stupidità e la mala fede che in tutta Europa fa di rom e migranti un insostituibile oggetto di speculazione politica, alimentata dall'indisponibilità di base, sinistra o destra che sia, a capire in maniera autonoma i termini reali della questione.
All'ottusa criminalizzazione a destra di rom e migranti come causa di ogni male corrisponde a sinistra la criminalizzazione a oltranza di chiunque osi far rilevare le ombre della presenza migrante. Intanto i cittadini di periferia continuano a respirare i fumi da smaltimento abusivo, anche ad opera di rom.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Modelli di mediazione didattica, prof Nardone, libro consigliato Lavorare con i grandi gruppi, Pepe
-
Riassunto esame Modelli di mediazione didattica,prof Nardone, libro consigliato Le nuove professioni educative e di…
-
Riassunto esame Mediazione didattica, prof. Guerra, libro consigliato Rendere visibile l'apprendimento, A.A. V.V
-
Riassunto esame Didattica Generale, prof. Marchetti, libro consigliato Alfabeti Ecologici