Estratto del documento

Capitolo 1: Introduzione

Le scelte individuali

In sistemi socio/economici pre-capitalisti della storia lasciavano poco spazio alle decisioni individuali. Per esempio, le scelte che poteva porre in essere un individuo nato servo della gleba erano limitate, come le scelte di un individuo che vive in un sistema di economia pianificata. I sistemi economici a economia di mercato lasciano più scelta ai singoli individui. Le scelte sono vincolate da disponibilità finanziarie, ma ognuno può decidere, entro certi limiti, se effettuare una scelta o un’altra diversa. L’idea di fondo è che ogni agente sia libero di scegliere al fine di ottenere il maggior benessere possibile.

Come scrive Adam Smith, noi acquistiamo un prodotto non dalla benevolenza del venditore, ma perché questo ha una cura per il proprio interesse. Il suo comportamento dipende solamente da scelte di convenienza economica. In un’economia di mercato le scelte individuali libere (non dipendenti da un’autorità) e egoistiche (finalizzate al maggior benessere) sono il motore del sistema economico. L’insieme delle decisioni degli agenti definiscono l’andamento del sistema economico.

Gli agenti e il mercato

Nelle economie di mercato operano agenti con obiettivi e funzioni differenti. Esistono due tipi di agenti: gli individui e le imprese. Gli individui scelgono: quanto istruirsi, quanto lavorare (cioè quanto tempo offrire come lavoro sul mercato), quanto risparmiare in ogni periodo di vita (ovvero quanto capitale offrire, o domandare, sul mercato del credito), cosa consumare (quali beni e servizi domandare sul mercato). Le scelte degli individui hanno l’obiettivo di massimizzare il proprio benessere.

Le imprese producono beni e servizi utilizzando fattori produttivi distinti tra capacità degli individui e mezzi di produzione (impianti, macchinari), quindi scelgono: quanto produrre dei vari beni e servizi (quanto offrire sul mercato) e quanto utilizzare dei fattori produttivi (quanto domandare nei mercati). Le scelte delle imprese hanno l’obiettivo di massimizzare il profitto.

Il mercato è l’insieme degli scambi relativi a un dato bene o servizio. Si distingue in mercati di beni e servizi, dove le imprese vendono e gli individui acquistano; e mercati di fattori produttivi in cui le imprese acquistano e gli individui vendono. Un mercato dipende dall’entità dei flussi di domanda e di offerta. Un mercato è in equilibrio quando la quantità offerta eguaglia la quantità domandata, è in disequilibrio quando la quantità domandata è inferiore o superiore alla quantità offerta. Un mercato è concorrenziale quando nessuno degli agenti può incidere sul prezzo che si forma sul mercato.

Le ipotesi sul comportamento degli agenti

L’economia politica assume che gli agenti si comportino in modo razionale: dato un obiettivo da raggiungere e dai vincoli, il comportamento degli agenti sarà il migliore possibile. La razionalità considera quindi le modalità ottimali per raggiungere un qualche obiettivo. Gli agenti prendono le scelte analizzando i costi e i benefici dalle opzioni.

È molto importante valutare i costi di ogni scelta, in particolare gli agenti si comportano in modo irrazionale perché:

  • Non considerano i costi opportunità
  • Considerano i costi non recuperabili
  • Considerano grandezze variabili e non assolute

Costo opportunità

I costi opportunità sono tutti i costi che non sono rappresentati da un’uscita monetaria, ma che corrispondono a mancati incassi che sarebbero realizzati in casi di scelte alternative. (Esempi appunti: università, imprese con capitale, affitto e stipendio). Questi costi non compaiono nei conti economici delle imprese, ma dal punto di vista economico-politico vanno conteggiati in quanto corrispondono, per l’impresa, all’utilizzo di fattori produttivi.

Costi non recuperabili

I costi non recuperabili sono tutti i costi che sono sostenuti indipendentemente dalle scelte effettuate. (Esempio auto-treno appunti) I costi non recuperabili, essendo già definitivamente sostenuti, non dovrebbero incidere nelle scelte.

Grandezze relative e assolute

Le scelte andrebbero effettuate considerando le grandezze assolute, non quelle relative, ma spesso ciò non accade. (Esempio appunti).

L’economia politica studia le scelte individuali con lo scopo di far dipendere l’andamento di un sistema economico da queste scelte. Ma la domanda principale è: “L’economia di mercato basata su sistemi concorrenziali è efficiente?”

L'efficienza e l'equità

L’economia politica utilizza una nozione di efficienza che si deve a Pareto. L’efficienza paretiana è l’allocazione delle risorse tale per cui è impossibile migliorare la condizione di un soggetto senza peggiorare la condizione di un altro. Un sistema economico è inefficiente, invece, se è possibile migliorare la condizione di qualcuno degli agenti senza peggiorare la situazione di qualcun altro. L’efficienza paretiana è raggiunta nei sistemi di mercato perfettamente concorrenziale, il concetto di efficienza infatti esclude qualsiasi forma di intervento redistributivo.

Per questo si introduce il concetto di equità; non è ben chiaro cosa significhi un sistema economico equo. Ha diverse definizioni, quali per esempio un sistema economico nel quale tutti gli individui ottengono lo stesso benessere, o una situazione in cui tutti gli individui hanno le stesse opportunità, oppure un sistema economico in cui nessun individuo provi invidia verso un altro. È ovvio che gli agenti, effettuando delle scelte, si basino sull’efficienza. Meno ovvio, invece, è portare gli agenti al raggiungimento di un atteggiamento equo. Non significa, però, che l’economia politica non prenda in considerazione l’equità. Tra gli economisti il concetto di equità è dato dall’uguaglianza nelle opportunità: tutti gli individui dovrebbero essere dotati delle stesse opportunità quando entrano nel mercato, concetto alla base di strutture educative pubbliche e del principio dell’istruzione obbligatoria (appunti).

L'approccio base e le complicazioni

Le relazioni tra agenti si esauriscono con gli scambi e portano a un esito efficiente in senso paretiano. Un’impresa ha potere di mercato se decide il prezzo dei propri prodotti, e questo avviene in condizioni monopolistiche.

Esistono inoltre molte situazioni in cui alcuni agenti devono speculare sul comportamento di altri agenti per prendere le proprie decisioni. Le interazioni tra agenti non passano solo attraverso il prezzo, ma portano a comportamenti strategici, ovvero considerano le reazioni attese degli altri agenti.

In uno scambio ci sono problemi legati alla disponibilità di informazioni da parte degli agenti che vi partecipano. L’informazione può essere asimmetrica. Alcune azioni poste in essere da individui o imprese possono causare “danni” non desiderati a altri agenti, le esternalità. Queste dipendono dagli effetti involontari causati dall’azione di un agente su altri.

Esistono dei beni che possono essere consumati congiuntamente da più individui. Questi sono chiamati beni pubblici perché presentano la caratteristica della “non rivalità nel consumo”, intesa come il consumo del bene non limita il consumo dello stesso ad altri. L’economia politica non li prevede perché altrimenti nessuno sarebbe disposto a pagare per un bene che può essere utilizzato anche dagli altri.

Capitolo 2: Il comportamento delle imprese

L'impresa come scatola nera

L’impresa è una realtà economica fondamentale e può essere analizzata secondo diverse prospettive. L’impresa che viene considerata in economia politica è una “scatola nera” dove l’imprenditore utilizza e organizza fattori produttivi e ottiene prodotti finiti. Non si considera quello che succede all’interno dell’impresa, ma analizza i flussi dei fattori produttivi e di prodotti finiti. I fattori produttivi sono input, i prodotti finiti sono output.

I fattori produttivi possono essere distinti in lavoro, capitale e beni intermedi, e i prodotti finiti possono consistere in beni o servizi. Il lavoro è misurato in ore di utilizzo come il capitale, quest’ultimo è composto da macchinari, impianti, automezzi etc. impiegati nella produzione. I beni intermedi sono i semilavorati che entrano nell’impresa nel periodo considerato. L’economia politica non li considera, perché questa considera il valore aggiunto, e si può dire che la produzione, ovvero il valore aggiunto, è funzione dell’utilizzo del lavoro e di tutti i beni capitali presenti nell’impresa.

Nella teoria della produzione la dimensione temporale è fondamentale. La relazione tra input e output è dipendente dalla tecnologia. Quello che conta in un periodo storico è la tecnologia disponibile intesa come efficienza del capitale. L’approccio dell’economia è quello di considerarla come un dato esogeno. Ogni impresa, in un certo luogo e momento storico, dispone di una data tecnologia.

Nell’analisi dell’impresa si prevede che l’obiettivo dell’imprenditore è la massimizzazione dei profitti, inteso come massima differenza tra i ricavi e i costi. Nell’impresa considerata il manager o l’amministratore coincide con l’imprenditore, cosa che nella realtà non si verifica, soprattutto nelle grandi imprese.

Tutto ciò ci permette di analizzare l’impresa con il fine di determinare le variabili economiche che incidono nelle scelte delle imprese che determinano la domanda di fattori produttivi e l’offerta di prodotti finiti.

Un esempio numerico

Lo scopo dell’esempio numerico è di proporre dei ragionamenti basati su numeri che dipendono da precise ipotesi. Tra queste ipotesi è importante segnalare la “sostituibilità tra fattori produttivi” che dice che un certo livello di produzione di beni può essere ottenuto utilizzando differenti quantità dei vari fattori produttivi; esiste cioè la possibilità di sostituire capitale e lavoro tra di loro.

Analizzando un’impresa che utilizza due fattori produttivi, lavoro e capitale, si suppone che si usino solo un tipo di capitale e un tipo di mansione di lavoro. L’imprenditore ha l’obiettivo di massimizzare il profitto. E si hanno i determinati vincoli: la tecnologia, il prezzo di acquisto di fattori produttivi e il prezzo di vendita dei prodotti finiti. Quest’ultime sono quindi variabili esogene. L’imprenditore invece può scegliere come organizzare la produzione: quanto lavoro e capitale utilizzare e quanto produrre.

I vincoli tecnologici, ovvero le relazioni tra i fattori produttivi utilizzati e il prodotto ottenuto, sono tali per cui lo stesso livello di produzione può essere realizzato con differenti combinazioni di fattori produttivi. Qual è la produzione massima che è possibile ottenere utilizzando le quantità indicate di fattori? I dati dipendono da considerazioni tecnologiche. L’idea di sostituibilità tra fattori produttivi è che una data produzione può essere ottenuta con maggiore utilizzo di capitale e minore utilizzo di lavoro o viceversa, con tecniche più o meno “labour intensive”.

Dalla figura 2.2 si può osservare una montagna le cui basi sono l’utilizzo di lavoro e di capitale e la cui altezza indica la quantità prodotta. L’aumento di quota equivale alla crescita della produzione ottenuta. All’aumentare delle quantità di fattori produttivi aumenta la produzione ottenuta. Si hanno due grafici. La differenza tra i due è che quello di sinistra dà informazioni sull’insieme dei punti di pari livello, che si trovano alla stessa “altezza”, sono “curve di livello”. In quello di destra indica come “risalire” partendo da un certo punto, lasciando quindi costante uno dei due fattori e rimanendo sempre alla stessa “distanza”.

Per rappresentare le relazioni in modo più semplificato si può assumere:

  • Data la quantità di uno dei due fattori produttivi, caso chiamato del “breve periodo
  • Data la quantità di produzione ottenuta, caso chiamato del “lungo periodo

Un solo fattore variabile: il "breve periodo"

L’imprenditore deve utilizzare il capitale in una data quantità. Il prodotto totale y(L) dipende solo dalle ore di utilizzo del lavoro “y in funzione di L”. Il prodotto medio AP(L) rappresenta il prodotto ottenuto per ogni ora di lavoro: il rapporto tra produzione ottenuta e ore di lavoro utilizzate. Il prodotto marginale MP(L) rappresenta il prodotto ottenuto nell’ultima ora di lavoro, cioè l’incremento di produzione dall’utilizzo di un’ora aggiuntiva di lavoro.

Sia AP(L) che MP(L) presentano un valore massimo. Dipende dal fatto che all’aumentare delle ore di lavoro la “combinazione” tra capitale e lavoro tende a essere quella ottimale; quando si utilizzano troppe ore di lavoro, la produttività tende a ridursi. L’andamento del prodotto totale è a forma di “S”; il prodotto medio e marginale ammettono massimo quindi oltre un certo livello decrescono. Quando il capitale è fisso la quantità prodotta dovrà prima o poi decrescere, perché nell’ora aggiuntiva di lavoro si avranno meno strumenti a disposizione per lavorare. Questo è noto come legge della produttività marginale decrescente.

Nel breve periodo i costi totali sono composti anche da costi fissi. I costi variabili invece dipendono dalla produzione. TC = VC + FC. Il prodotto ottenuto è venduto sul mercato: permetterà di ottenere dei ricavi. La differenza darà luogo a profitti, che potrebbero anche essere negativi.

Fino a quando è conveniente aumentare il lavoro? Il massimo profitto si ottiene quando il fattore variabile è usato in misura tale che il costo dell’ultima ora è inferiore o uguale al valore della produzione dell’ultima ora. Cioè fino a quando P • MP = w. Quindi fino a quando la produttività marginale moltiplicata per il prezzo del bene è superiore al costo di utilizzo del fattore.

Tutti i fattori variabili: il "lungo periodo"

Si supponga adesso che sia il lavoro che il capitale siano variabili. Graficamente si pone l’utilizzo del lavoro sulle ascisse e il capitale sulle ordinate. Si ha una curva per ogni possibile livello di produzione dell’impresa, definite isoquanti, perché rappresentano l’insieme di combinazioni di utilizzo del lavoro e del capitale che danno la stessa produzione.

Gli isoquanti devono essere sempre decrescenti perché la stessa produzione può essere ottenuta se all’aumentare di un fattore si riduce l’altro. E non possono mai intersecarsi perché rappresentano diversi livelli di produzione. A parità di produzione il costo totale dipenderà dalla scelta relativa all’utilizzo dei fattori. L’imprenditore sceglierà la combinazione che, per ogni livello di produzione, permetterà di produrre al costo totale minimo. Si conosce quindi la funzione di costo, che rappresenta il costo minimo per produrre una certa quantità, se organizza in modo efficiente la produzione e in modo ottimale i fattori.

Il costo medio AC(y) è il rapporto tra i costi totali e la produzione e dipende dalla quantità prodotta. Il costo marginale MC(y) è l’incremento di costo che l’impresa deve sostenere per produrre un’unità in più. La quantità ottimale di lavoro e di capitale corrispondono alla situazione ottimale. Si sceglie il livello di produzione tale da ottenere il massimo profitto. All’impresa conviene espandere la produzione fino a quando il prezzo di vendita è superiore al costo per produrre un’unità aggiuntiva del bene. P = MC(y)

In conclusione: Nel breve periodo il capitale è disponibile in quantità fissa, nel lungo periodo sia il capitale che il lavoro sono variabili.

La tecnologia

La produzione ottenuta dipende dall’utilizzo dei vari tipi di lavoro e capitale. La produttività marginale ci dice di quanto varia la produzione al variare infinitesimo di un certo fattore produttivo. La produttività media invece quando produce in media un’unità del fattore produttivo. Le produttività devono essere maggiori di zero: un aumento nell’utilizzo di un fattore non può ridurre la quantità prodotta: la produzione posta in essere da ogni fattore è positiva.

La funzione di produzione è analizzata in due contesti:

  1. Tenendo fisso uno dei due fattori, di solito il capitale: modificare il capitale richiede tempi lunghi. Situazione del breve periodo.
  2. Tenendo fissa la produzione e considerando la relazione tra i due fattori. Situazione del lungo periodo in cui tutti i fattori sono variabili.

Con un solo fattore variabile: la funzione di produzione di breve periodo

La produzione in questo caso, con K fisso dipende solo dal lavoro y = y(L). La produttività marginale è crescente quando l’utilizzo del lavoro è basso, ed è decrescente quando l’utilizzo del lavoro è alto. Aggiungere un’ora di lavoro in più è necessario quando le ore sono poche, ma è improduttivo quando le ore sono tante. La produttività marginale del lavoro è decrescente. La funzione di produzione quindi deve essere concava per “alti livelli” di lavoro (forma della funzione di produzione a S).

La relazione tra produttività media e marginale...

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 40
Riassunto esame microeconomia, prof Staffolani S., libro consigliato Microeconomia. Introduzione all'economia politica di S. Staffolani Pag. 1 Riassunto esame microeconomia, prof Staffolani S., libro consigliato Microeconomia. Introduzione all'economia politica di S. Staffolani Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame microeconomia, prof Staffolani S., libro consigliato Microeconomia. Introduzione all'economia politica di S. Staffolani Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame microeconomia, prof Staffolani S., libro consigliato Microeconomia. Introduzione all'economia politica di S. Staffolani Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame microeconomia, prof Staffolani S., libro consigliato Microeconomia. Introduzione all'economia politica di S. Staffolani Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame microeconomia, prof Staffolani S., libro consigliato Microeconomia. Introduzione all'economia politica di S. Staffolani Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame microeconomia, prof Staffolani S., libro consigliato Microeconomia. Introduzione all'economia politica di S. Staffolani Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame microeconomia, prof Staffolani S., libro consigliato Microeconomia. Introduzione all'economia politica di S. Staffolani Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame microeconomia, prof Staffolani S., libro consigliato Microeconomia. Introduzione all'economia politica di S. Staffolani Pag. 36
1 su 40
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleonora.perdichizzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Bolzano o del prof Staffolani Stefano.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community