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MICROECONOMIA

Introduzione all’Economia Politica

La microeconomia è la branca dell’economia che studia il comportamento dei singoli agenti

economici in condizione di scarsità di risorse.

I tipi di agenti studiati principalmente sono le imprese e gli individui, assumendo che

ognuno di essi ponga in essere delle scelte finalizzate ad un obiettivo da raggiungere e

soggette a determinati vincoli.

Le imprese producono beni e servizi utilizzando fattori produttivi che in generale possono

essere distinti tra lavoro e capitale.

L’obiettivo delle imprese è quello di massimizzare i profitti, mentre l’obiettivo degli

di massimizzare l’utilità.

individui è quello definiti come l’insieme degli scambi relativi ad un

Entrambi gli agenti operano nei mercati,

dato bene o servizio.

I mercati considerati almeno all’inizio sono mercati concorrenziali, ovvero mercati nei

quali nessuno degli agenti che prende parte agli scambi, può incidere sul prezzo che si

forma sul mercato, ovvero un mercato in cui il prezzo è un dato esogeno.

Nelle varie scelte che gli agenti faranno, dovranno attuare un comportamento più razionale

possibile, scegliendo le azioni che li porteranno al loro obiettivo:

 Conteggiando nelle loro scelte anche i costi opportunità;

 Non considerando i costi non recuperabili;

 Conteggiando grandezze assolute e non relative.

In economia politica parlando di sistemi economici li si definisce efficienti in senso

paretiano se l’allocazione delle risorse è tale che è impossibile migliorare la condizione di

un soggetto senza peggiorare la situazione di un altro.

L’efficienza paretiana è raggiunta dai sistemi a economia di mercato se tutti i mercati sono

perfettamente concorrenziali.

Più complicato potrebbe essere definire un sistema economico equo. Un sistema potrebbe

essere equo se in esso tutti gli individui ottengono lo stesso benessere, oppure se in esso tutti

gli individui hanno le stesse opportunità oppure infine se in esso nessun individuo prova

“invidia” per gli altri. Il comportamento delle imprese

L’impresa considerata in microeconomia è una sorta di scatola nera, dove l’imprenditore

utilizza dei fattori produttivi (input) ed ottiene dei prodotti finiti (output). Gli input sono

lavoro e capitale e gli output un bene o un servizio. ovvero dall’efficienza di capitale,

La relazione tra input e output dipende dalla tecnologia,

La tecnologia è un dato esogeno, mentre il prezzo a cui l’imprenditore

fisico e umano.

acquista fattori produttivi o vende il proprio prodotto, sono dati endogeni.

Nella produzione c’è la possibilità di sostituire capitale e lavoro tra di loro e perciò una data

produzione è ottenibile con maggiore utilizzo del capitale e minore utilizzo del lavoro o

viceversa.

Per questa ragione dato che le variabili sono tre, capitale, lavoro e produzione, la

rappresentazione dovrà essere fatta in maniera tridimensionale.

Nella microeconomia in particolare si osservano due situazioni:

 Il “breve in cui si assume data la quantità di uno dei due fattori, in

periodo”,

generale il capitale, poiché più difficile da sostituire.

 Il “lungo in cui

periodo”, entrambi i fattori sono variabili, ma la produzione data.

Il breve periodo

Quanto produce l’imprenditore dipende solo dall’utilizzo del lavoro.

PRODOTTO TOTALE y=y(L) ()

PRODOTTO MEDIO AP(L)= 

 

PRODOTTO MARGINALE MP(L)= = incremento di produzione dovuto

all’utilizzo di un’ora aggiuntiva di lavoro.

Come si può osservare la quantità prodotta con K fisso aumenta all’aumentare dell’utilizzo

di L, ma presenta un massimo oltre il quale il prodotto, così come AP e MP, comincia a

decrescere. Questa relazione è nota come legge della produttività marginale decrescente,

che afferma che la produzione cresce meno che proporzionalmente rispetto al fattore

variabile.

Analizziamo ora i costi che sostiene l’impresa. I costi che troviamo sono di due tipi:

 Costi fissi, cioè costi indipendenti dal fatto che un macchinario venga utilizzato o

meno;

 Costi variabili, cioè quei costi che dipendono dalla produzione.

Nel breve periodo si può quindi scrivere:

costo totale = costi variabili + costi fissi = wL + FC

profitto (π) = ricavo totale – costi totali = p · y(L) - CT

Nel breve periodo il fattore variabile è utilizzato fino a quando il valore del prodotto

dell’ultima unità è maggiore (o al limite uguale) del costo di quella unità, ovvero:

p · MP(L) ≥ w

 

p · MP(L) = w livello ottimale di produzione.

Il lungo periodo

Nel lungo periodo tutti i fattori sono variabili, mentre la produzione è data.

Data una tabella che rappresenti il fabbisogno di capitale necessario per ottenere una certa

produzione dato l’utilizzo del lavoro, è possibile costruirne una rappresentazione grafica

simile a questa:

Ogni curva rappresenta un possibile livello di produzione dell’impresa. Le curve sono

perché rappresentano l’insieme delle combinazioni di utilizzo di lavoro e

definite isoquanti,

di capitale che danno luogo alla stessa produzione. Gli isoquanti devono essere sempre

perché la stessa produzione può essere ottenuta se all’aumentare dell’utilizzo di

decrescenti,

un fattore si riduce l’utilizzo dell’altro e non possono mai intersecarsi, perché rappresentano

differenti livelli di produzione.

A parità di produzione, il costo totale dipende dalla scelta relativa all’utilizzo dei fattori.

L’imprenditore sceglierà quella combinazione di fattori produttivi che, per ogni livello di

produzione, permetterà di produrre al costo totale minimo (che è sempre calcolabile).

Egli è quindi in grado di conoscere quella che è definita come funzione di costo, che

rappresenta il costo minimo totale che occorre sostenere per produrre una certa quantità.

COSTO TOTALE TC(y) = FC + [wL + rK]

()

COSTO MEDIO AC(y) =  () ()

 

COSTO MARGINALE MC(y) = = incremento di costo che

l’impresa deve sostenere per produrre una unità in più. e dall’ammontare

Il costo totale dipende dalla tecnologia, dal costo dei fattori w e r della

produzione.

Dato che l’obiettivo dell’imprenditore è massimizzare i profitti, sceglierà il livello di

produzione tale per cui il profitto è massimo.

Per l’imprenditore conviene espandere la produzione fino a quando il prezzo è maggiore, o

al limite uguale, al costo marginale, ovvero:

p = MC(y)

Analiticamente possiamo scrivere la funzione di produzione:

…L ,…K

y = y(L L , L , K , K , K )

1, 2 3 N 1 2 3 M

Assumendo il caso più semplice, quello con due input, ovvero quello in cui N = M = 1,

avremo la funzione di produzione nel modo più semplice possibile:

y = y(L, K)

La funzione ci dice che è impossibile produrre senza input: y(0,0) = 0; e che la produzione

non può decrescere se si aumenta l’utilizzo di uno qualunque dei fattori produttivi.

Le produttività marginali e medie del lavoro (MP e AP ) e del capitale (MP e AP )

L L K K

possono essere scritte nel modo seguente:

≥ 0 AP ≥ 0

MP (L,K) = (L,K) =

L L

≥ 0 AP ≥ 0

MP (L,K) = (L,K) =

K K

Una delle funzioni di produzione più semplici è quella di tipo Cobb-Douglas:

α β

y(L, K) = AL K

A, α e β sono parametri. In particolare α e β devono essere

Nella funzione Cobb-Douglas

maggiori di zero per permettere alle produttività marginali di lavoro e capitale di essere

positive; inoltre in Cobb-Douglas per far valere la legge della produttività marginale

decrescente α deve essere minore di 1, infatti per avere una produttività marginale

decrescente, la derivata seconda della funzione di produzione deve essere negativa e l’unico

0 < α < 1.

modo è porre questa condizione. Per cui avremo Lo stesso identico ragionamento

vale per β.

Il grafico della funzione di tipo Cobb-Douglas nel breve periodo è il seguente:

La rappresentazione grafica della produttività media e marginale dipende dalla forma

assunta dalla funzione di prodotto totale.

Graficamente la produttività marginale è data dalla pendenza della funzione di produzione,

mentre la produttività media è data dall’ampiezza dell’angolo uscente dall’origine.

Considerando una funzione di produzione a S:

produttività marginale è misurata dall’ampiezza dell’angolo µ, mentre la produttività

La

media dipende dall’ampiezza dell’angolo v.

Nel caso di questa funzione la produttività media e marginale saranno graficamente così:

La produttività marginale cresce fino al punto di flesso della funzione di prodotto totale,

la produttività media cresce finché l’angolo uscente dall’origine diventa

cioè fino a L 0,

sempre più grande all’aumentare di L, cioè fino a L . Inoltre in L1 la retta che esce

1

dall’origine ha la stessa pendenza della retta tangente, per cui qui le produttività sono

uguali.

La produttività media raggiunge un massimo quando è uguale alla produttività marginale.

Inoltre analiticamente si dimostra che il prodotto medio cresce solo se il prodotto marginale

è maggiore del prodotto medio e che decresce solo se il prodotto medio è maggiore del

prodotto marginale. Da qui le forme delle funzioni di produzione; se infatti la funzione è a

S, AP e MP saranno come quelle del grafico sopra, mentre se la funzione di produzione è di

tipo Cobb-Douglas, cioè se è sempre concava, allora sia AP che MP saranno sempre

decrescenti, con AP > MP.

Un’altra grandezza importante da conoscere in microeconomia è l’elasticità Ɛ. L’elasticità

fornisce un’indicazione sintetica della relazione fra variabili, ovvero quanto cresce una

variabile al crescere di un’altra. In di breve periodo l’elasticità ci

particolare nelle funzioni

di quanto varia la produzione se varia l’utilizzo del lavoro.

fornisce i risultati

  () ()

Ɛ = = · = =

y, L  () ()

L’elasticità non dipende dall’unità di misura di L e y poiché tratta della variazione relativa

di due grandezze.

La funzione di tipo Cobb-Douglas è una funzione ad elasticità costante o isoelastica, poiché

l’elasticità non dipende dalle variabili.

Tornando alle situazioni di lungo periodo, torniamo a parlare di una situazione in cui tutti i

fattori sono variabili. La rappresentazione grafica della relazione tra produzione, utilizzo del

di assi cartesiani dove l’utilizzo di K sta

lavoro e utilizzo del capitale è basata su un sistema

sulle ordinate e l’utilizzo di L sulle ascisse, come di seguito:

Come già detto sopra la curva rappresentata individua le combinazioni di capitale e lavoro

che permettono di ottenere un dato livello di prodotto y ed è chiamata isoquanto.

L’isoquanto deve essere rappresentato come una relazione decrescente tra K e L, infatti se si

produce la stessa quantità e si usa meno lavoro si dovrà usare più capitale (e viceversa).

Un fattore scarso è più produttivo; ha quindi una produttività marginale elevata ed è quindi

più importante.

In una mappa degli isoquanti, quelli più lontani dall’origine sono caratterizzati da maggiori

livelli di produzione, perché in essi si usano maggiori quantità di ambedue gli inputs, mentre

isoquanti spostati verso l’origine sono caratterizzati da minori livelli di produzione, perché

in essi si usano minori quantità di inputs. Comparando sempre diversi isoquanti tra loro,

quelli molto inclinati definiscono tecnologie caratterizzate dal fatto che il fattore lavoro è

necessario e difficilmente sostituibile nella produzione (viceversa nel caso di isoquanti

molto piatti).

L’isoquanto fornisce quindi una rappresentazione grafica di quanto i fattori produttivi siano

sostituibili tra loro e rappresenta un caso generale di sostituibilità tra i fattori.

I casi estremi di sostituibilità sono due:

 Caso di perfetta complementarietà, ovvero quando i fattori devono essere

per forza presenti contemporaneamente; βK).

Il caso della perfetta complementarietà una funzione del tipo: y = min(αL,

 Caso di perfetta sostituibilità, ovvero quando i fattori si sostituiscono a

vicenda;

Il caso della perfetta sostituibilità richiede che la funzione di produzione sia lineare nei due

argomenti, come, ad esempio: y = αL + βK.

A decidere se l’isoquanto sarà più o meno incurvato sarà la tecnologia.

Uno strumento per definire quanto i fattori produttivi sono sostituibili è il saggio marginale

di sostituzione, MRS (K, L), dove MRS sta per Marginal Rate of Technical Substitution. Il

saggio marginale di sostituzione rappresenta la pendenza dell’isoquanto e deve essere perciò

decrescente. In generale:

MRS (K, L) = - 

Quanto è più scarso un fattore tanto più è difficile sostituirlo.

Data una funzione di produzione y = y(K, L), analiticamente si ricava che:

(,)

MRS (K, L) = (,)

Nel caso della funzione di produzione Cobb-Douglas si ricava che:

MRS (K, L) = sostituibilità dei fattori è l’elasticità

Un altro indicatore del grado di di sostituzione

fattoriale σ, che varia tra 0, che rappresenta la perfetta complementarietà, e ∞, che

rappresenta la perfetta sostituibilità. L’elasticità di sostituzione fattoriale segnala la

“curvatura” dell’isoquanto. σ è data dal rapporto tra

In generale, definendo K/L come intensità di capitale o input ratio,

variazione relativa dell’intensità di capitale e variazione relativa del saggio marginale di

sostituzione:

( )

( )

σ =

=

(,) ((,))

(,)

Tanto più σ è elevato, tanto più lavoro e capitale sono facilmente sostituibili tra loro.

Se σ > 1 fattori sostituti

Se σ < 1 fattori complementari

σ è uguale a 1, la curvatura degli isoquanti è sempre la stessa

Nella funzione Cobb-Douglas

e i fattori non sono né complementari né sostituti.

Nella funzione di produzione CES (Constant Elasticity of Substitution) definita come segue:

1

ρ ρ

– ≤ ρ ≤ 1 e 0 < a < 1

)

y = [aL + (1 a)K ]^( con -∞

1

l’elasticità di sostituzione fattoriale è σ = 1−

La mappa degli isoquanti ci dice che tanto più un determinato isoquanto è lontano

dall’origine, tanto più rappresenta un livello di produzione elevato. Non ci dice però di

quanto più è elevato. Per ricavare ciò si introduce il concetto di rendimento di scala, che

segnala come varia la produzione al variare di tutti gli input.

Nella figura sopra consideriamo y1 il livello di produzione ottenuto con L1 e K1 e y2 il

livello di produzione ottenuto raddoppiando entrambi gli inputs. Ora al raddoppiare degli

inputs possiamo avere tre situazioni differenti:

 

y2 > 2 · y1 rendimenti di scala crescenti

 

y2 = 2 · y1 rendimenti di scala costanti

 

y2 < 2 · y1 rendimenti di scala decrescenti

Inoltre da un punto di vista analitico:

 volte l’utilizzo

se moltiplichiamo per t dei fattori lavoro e capitale e otteniamo una

produzione maggiore di t volte quella che ottenevamo prima i rendimenti sono

crescenti;

 volte l’utilizzo dei fattori lavoro e capitale e otteniamo una

se moltiplichiamo per t

produzione uguale a t volte quella che ottenevamo prima, i rendimenti sono costanti;

 volte l’utilizzo dei fattori lavoro e capitale e otteniamo una

se moltiplichiamo per t

produzione minore di t volte quella che ottenevamo prima i rendimenti sono

decrescenti. crescenti implicano che quanto più un’impresa è grande, tanto più

Rendimenti di scala

riesce ad essere efficiente in senso tecnologico.

[I settori produttivi dove la tecnologia presenta rendimenti di scala crescenti, dovrebbero

essere caratterizzate dalla presenza di poche imprese di grandi dimensioni. I settori

produttivi dove la tecnologia presenta rendimenti di scala decrescenti, dovrebbero essere

caratterizzate da imprese di piccole dimensioni, perché tanto più l’impresa è piccola tanto

più è efficiente da un punto di vista tecnologico. In presenza di rendimenti costanti, la

dimensione di impresa non è rilevante.]

Nel caso della funzione Cobb-Douglas si ricava che:

 

α + β > 1 rendimenti di scala crescenti

 

α + β = 1 rendimenti di scala costanti

 

α + β < 1 rendimenti di scala decrescenti

Minimizzazione dei costi

Finora abbiamo analizzato solo la tecnologia utilizzata dall&rs

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher spinax di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Staffolani Stefano.
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