LA PSICOMOTRICITÀ TRA BIOLOGIA E DIDATTICA: LO SVILUPPO MOTORIO, MENTALE PERCETTIVO, EMOTIVO
SENSORIALE E DEL LINGUAGGIO NELL’INFANZIA, L. Triscuzzi, T. Zappaterra
CAPITOLO PRIMO – PRINCIPI E DEFINIZIONI
1.1| Premessa
La psicomotricità è una scienza che studia l’attività motoria dal punto di vista psichico; ed è l’insieme delle attività
motorie che contribuiscono all’equilibrio della vita psichica.
Nella scuola dell’infanzia, la motricità è l’attività che privilegia il corpo e il movimento. La forma privilegiata dell’attività
motoria è costituita dal gioco che sostanzia e realizza nei fatti il clima ludico della scuola dell’infanzia, adempiendo a
rilevanti e significative funzioni di vario tipo: cognitiva, socializzante e creativa.
L’educazione motoria tende quindi a formare una personalità plasmando la sua unità psicofisica per mezzo di attività
che si fondano su studi di psicologia genetica, di neurologia e di psicoanalisi.
La psicomotricità, invece, riprende integralmente il termine “motricità”, ritenendo che ogni aspetto motorio non possa
essere considerato estraneo all’influenza psichica, nel senso che ogni atto motorio, quand’è volontario, include una
dimensione e una internazionalità che fa parte delle attività psichiche.
1.2| I riflessi neonatali
Le prime forme motorie sono i riflessi neonatali. Questi sono delle connessioni neuromuscolari, controllate dal midollo
spinale e da quello allungato, che il neonato ha sin dalla nascita, e che sono a priori del singolo individuo, ma
contemporaneamente a posteriori della specie.
Molti riflessi sono presenti al momento della nascita, alcuni scompaiono nelle settimane e nei mesi successivi, altri
persistono più a lungo, qualcuno continua in età adulta.
L’arco riflesso è composto da tre dispositivi nervosi: a) la via nervosa sensitiva; b) il centro, ovvero il neurone che
trasforma l’eccitamento centripeto in c) risposta motrice centrifuga.
I riflessi sono, dunque, le prime forme di reazione dell’individuo. Il passaggio dalle reazioni riflesse (funzionali alla
sopravvivenza organica) alle reazioni volontarie (per lo sviluppo della vita psichica) avviene attraverso dei ritmi,
secondo Piaget, osservabili: ad es. il bambino anziché succhiare il seno, inizia succhiare un succhiotto o il pollice). In
questo passaggio, che preannuncia il gioco, troviamo la nascita dell’intelligenza e della psicomotricità.
L’attività volontaria, che succede a quella riflessa, ha alcune caratteristiche:
- La capacità del soggetto di superare la motricità riflessa;
- L’atto volontario non annulla del tutto quello riflesso ma lo incorpora conservandone l’aspetto funzionale;
- La motricità diventa psicomotricità, ossia motricità legata alla vita psichica del soggetto, e non è più un riflesso
neonatale.
1.3| Psicomotricità e sviluppo
È possibile mettere in relazione la psicomotricità con i processi di sviluppo. La motricità è una proposta di adattamento
da parte del soggetto, ossia una ricerca di equilibrio. Questa risposta si basa su due meccanismi:
- Assimilazione: consiste nell’integrare il “nuovo” in schemi che l’individuo possiede già.
- Adattamento: consiste nel modificare gli schemi originali e accomodarli alle esigenze imposte dalla nuova
situazione.
L’essere umano: interpreta gli stimoli che arrivano, li incorpora e – se gli è possibile – li adatta alle sue necessità,
modificando la realtà.
L’apprendimento intelligente avviene quindi attraverso una serie di accomodamenti, sempre diversi e sempre più
simili al modello. Il meccanismo è quello del feedback e, quando il punto di riferimento (il modello) è raggiunto, la
struttura psicologica si stabilizza, il modello è interiorizzato e si ottiene un temporaneo equilibrio.
1.4| Gli stadi di sviluppo
Piaget chiama “stadi” di sviluppo quei periodi della vita in cui emergono o si formano strutture fondamentali per la
crescita psichica.
Prima infanzia (dalla nascita – 2 anni):
- Lo stadio dei riflessi o meccanismi ereditari, delle prime tendenze istintive (alimentari) e delle prime emozioni.
- Lo stadio delle prime abitudini motorie, percezioni organizzate e primi sentimenti differenziati.
- Lo stadio dell’intelligenza sensomotoria o pratica (anteriore al linguaggio), delle organizzazioni affettive.
- Seconda fase dell’infanzia:
- (2 – 7 anni): lo stadio dell’intelligenza intuitiva, dei sentimenti interindividuali spontanei, e dei rapporti sociali
di subordinazione all’adulto.
- (7 – 11/12 anni): lo stadio delle operazioni mentali concrete (inizio della logica sintattica e della reversibilità
del pensiero) e dei sentimenti morali, sociali, di cooperazione.
- Adolescenza: - Lo stadio delle operazioni mentali astratte, della formazione della personalità e dell’inserimento
affettivo mentale del mondo degli adulti.
Ogni stadio assimila l’attività funzionale dello stadio precedente, incorporandola in schemi nuovi. Il compito educativo
e didattico dell’insegnante sta nell’impiegare questo processo evolutivo, integrandolo in un tipo di comportamento
sempre più sociale.
CAPITOLO SECONDO – LO SVILUPPO
2.1| Definizioni
Modernamente, per sviluppo s’intende un processo di crescita o di maturazione fisica e/o psichica sia da un punto di
vista quantitativo che qualitativo. Avviene attraverso una serie di modificazioni di strutture, funzioni e organizzazioni
che si producono in un organismo dalla sua origine alla sua fine.
Proprio perché lo sviluppo è un processo continuo, esso si svolge senza una precisa direzione, anche quando non si ha
alcun sviluppo. È il caso si un disabile, il cui processo di sviluppo avviene in modo patologico.
Lo sviluppo, quindi, è un processo completo che deve seguire leggi genetiche, ma anche ambientali. Una definizione
di sviluppo è quella di considerarlo una interazione del patrimonio genetico con l’ambiente tra le potenzialità naturali
e le necessità ambiente o cultura. Per natura umana s’intende l’eredità generica che ogni individuo porta con sé alla
nascita, mentre per cultura s’intende tutto ciò che l’individuo deve apprendere per poter diventare parte della usa
società.
2.2| Teorie dello sviluppo psichico
Anticamente un progetto teorico sull’idea di sviluppo non esisteva. In precedenza, le osservazioni erano occasionali,
considerate solo curiosità.
Con Charles Darwin (1809-82), lo studioso inglese che espone le leggi sull’evoluzionismo, le osservazioni vengono fatte
in modo scientifico. Le sue ricerche, basate su suo figlio, erano dirette a evidenziare la continuità fisiologica tra
l’animale e l’uomo, si cui il bambino doveva essere l’anello intermedio.
Darwin intendeva dimostrare che lo sviluppo procedeva su di una linea continua, sulla quale ogni grado di capacità
raggiunto assorbiva e completava i livelli precedenti.
La ricerca scientifica moderna continua la linea darwiniana, svolgendola in due distinte direzioni:
- Una si inserisce nel filone degli studi di etologia animale ed è rappresentata dalle teorie psicologiche del
comportamentismo. Le indagini intendono rilevare le caratteristiche più significative dello sviluppo del
comportamento nelle diverse età.
- L’altra direzione privilegia la ricerca di strutture psichiche e leggi genetiche che giustifichino sia la continuità
tra fisico e psichico, sia la funzionalità del comportamento.
2.3| I ritmi di maturazione
La crescita fisica è caratterizzata da ritmi non omogenei, ossia da una maturazione non perfettamente equilibrata nei
diversi settori, per cui è lecito ritenere che dipendano da fattori interni sui quali pesa una determinata situazione
sociale esterna.
Generalmente: il sistema nervoso si sviluppa in modo estremamente rapido; il sistema genitale ha una crescita lenta
fino all’età scolare, per poi svilupparsi in adolescenza; del tutto irregolare appare lo sviluppo del tessuto linfatico (timo,
nodi linfatici); lo sviluppo generale (apparato scheletrico, muscolare, respiratorio, viscerale) invece è quello che
presenta una curva più regolare.
2.4| Lo sviluppo della motricità
L'idea che la natura umana avesse una struttura storica, formatasi con l'accumularsi delle esperienze, attraverso i quali
la struttura è passata, che arriva l'ipotesi dell'uomo fossile.
Alla fine del Settecento Jean-Baptiste de Lamarck aveva tentato di rompere l’egemonia del fissismo, ossia l’idea
dell’immutabilità delle specie, contrapponendovi l’idea del trasformismo. Egli sosteneva che gli animali, compreso
l’uomo, possono subire delle modificazioni nella struttura fisiologica dovute all’influenza dell’ambiente.
Fu John Locke che oppose alla credenza delle idee innate i valori acquisiti attraverso l’esperienza diretta (l’empirismo),
sostenendo che gli uomini non nascevano con delle idee che gli venivano infuse da forze esterne, ma queste idee
venivano costruite ed elaborate attraverso esperienze dirette.
Sulla scia di Locke continua il francese Etienne Bonnot de Condillac che rende radicale e sistematica la teoria della
conoscenza basata sull’esperienza attraverso i sensi: nasce il sensismo.
Le prime osservazioni da un punto di vista strettamente anatomico sul meccanismo del riflesso vanno attribuite al
fisiologo Robert Whytt, il quale osservò che i muscoli si contraggono si in seguito a stimolazioni dirette, sia quando la
stimolazione viene fatta sui nervi che si trovano all’interno del muscolo. Ma fu il fisiologo scozzese Charles Bell che
formulò nel 1811 la teoria delle energie specifiche dei nervi.
Numerosi sono i riflessi presenti sin dalla nascita. La reazione può essere provocata da una stimolazione esterna
(riflesso rotuleo, di convergenza oculare), o interna (regolazione vegetativa, ad es. il riflesso vasomotore, secretorio).
Alcuni riflessi:
- Riflesso cutaneo (stimoli tattili o algici provocano una contrazione muscolare);
- Riflesso otofonico (elevazione della voce sotto influenza del rumore ambientale);
- Riflesso pupillare (reazione dell’iride alle variazioni dell’intensità della luce);
- Riflesso tendineo (allungamento brusco dell’arto quando il relativo tendine viene percosso);
- Riflesso associato oculomotore (spostamento degli occhi consecutivo alla comparsa di una sorgente di
rumore).
2.5| Dal riflesso all’atto volontario
I movimenti volontari sono rivolti all’oggetto esterno con finalità diverse (di adattamento, coordinatrici o ludiche), e
sono comunque intenzionali. Il passaggio dall’atto riflesso a quello intenzionale riguarda il passaggio tra la funzione
causale o dei centri nervo-spinali a quello del cervello.
Il passaggio dall’atto riflesso a quello intenzionale implica per Piaget la nozione di adattamento, assimilazione e
accomodamento. L’accomodamento si estrinseca nelle reazioni circolari, attività che il bambino svolge spinto da un
bisogno sia di nutrimento sia di esplorazione. In particolare, Piaget distingue tra:
- Reazioni circolari primarie: centrate sull’azione stessa;
- Reazioni circolari secondarie: si fondano su un particolare effetto prodotto dall’azione del bambino sulla
realtà esterna;
- Reazioni circolari terziarie: consistono nella ripetizione modificata di una determinata azione per
sperimentare diversi effetti sull’ambiente.
Ogni variante conduce ad un livello diverso di attività e ad un perfezionamento dell’atto motorio-intellettivo, man
mano che si passa da un livello a quello successivo ne periodo dell’intelligenza sensomotoria:
- Esercizi riflessi (da 0-1 mese);
- Prime abitudini (d 1-4 mesi);
- Coordinazione visione-prensione (da 4-8 mesi);
- Coordinazione degli schemi secondari e applicazione a situazioni nuove (da 8-12 mesi);
- Differenziazione degli schemi di azione, scoperta dii mezzi nuovi (da 12-18 mesi);
- Inizio dell’interiorizzazione degli schemi; invenzione di mezzi nuovi per combinazione (oltre i 18mesi).
La soluzione di continuità tra i mecca
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