Mappe del tesoro
Atlante del capitale sociale in Italia
Roberto Cartocci, il Mulino 2007, Pag. 2 di 7
Cap. 1 Capitale sociale e congiuntura italiana
Lo scopo dell’autore è quello di disegnare una mappa della ricchezza collettiva, il capitale sociale, rinnovando e ampliando il lavoro prodotto da Robert Putnam et al. con il libro “Tradizione civica nelle regioni italiane” pubblicato nel 1993. Putnam prese in considerazione il capitale sociale a livello delle regioni italiane, mentre Cartocci l’ha fatto a livello di provincia. Il fine ultimo di questo studio è analizzare la relazione tra il divario di civicness e quello economico delle varie province che risultano in deficit (soprattutto del sud Italia) con il resto del paese.
Cap. 2 Ambiguità della metafora della rete
Il termine “capitale sociale” condivide un’ambiguità semantica. Il significato del termine è cambiato nel tempo, a seconda del ricercatore che lo utilizzava, ma tutti erano convergenti sul fatto che sia collegato al fenomeno della “rete” di individui, dove sembra proporsi un meccanismo di accumulazione per aggregazione (il vantaggio della comunità è costituito dalla sommatoria dei vantaggi individuali). Questo perché le premesse teoriche provengono dall’individualismo metodologico (Coleman).
Diversa fu l’interpretazione di Bourdieu (1980) dove il capitale sociale viene inteso come un prodotto di strategie d’investimento orientate allo sfruttamento delle relazioni sociali. Il capitale inteso come una risorsa produttiva (e non come un tesoro) perseguita per conseguire vantaggi. Nel capitale sociale NON vanno comprese le risorse familiari.
Il problema della metafora della rete è che lascia fuori quegli aspetti del capitale sociale che non rappresentano un beneficio “utile” per i singoli. Quando si parla di collaborazione disinteressata (sollecitudine per i figli degli altri o il soccorso ai vicini in difficoltà) ci si riferisce alla sfera dei valori: una dimensione irriducibile a considerazioni di vantaggio personale.
Cap. 3 Un’antropologia non parsimoniosa: razionalità e valori
L’esito aggregato negativo di una somma di decisioni opportunistiche (individuali) viene scongiurato dal capitale sociale (perché pagare il biglietto del bus se comunque mi porta a destinazione? Se tutti non pagassero la linea chiuderebbe). Il capitale sociale rende possibile la collaborazione tra individui senza la necessità di coercizione. Il capitale sociale facilita la cooperazione volontaria, e si presenta sotto forma di norme di reciprocità e reti di impegno civico come le associazioni di quartiere, i cori, i circoli sportivi.
Putnam e collaboratori riconoscono l’esistenza di risorse morali che deperiscono se non usate, che tendono ad accumularsi dove già ci sono. Ma come si formano queste reti? L’esistenza di persone che non si comportano da opportunisti resta un mistero secondo il principio economico della razionalità strumentale, ma diventa comprensibile se si considera la partecipazione stessa come uno scopo e una gratificazione per l’individuo. Significa tener conto dei valori.
I valori permettono di dare senso al mondo che ci circonda attraverso l’esperienza simbolica. Non fa parte del processo di oggettivizzazione che avviene con l’esperienza razionale e che permette di dare senso al mondo tramite il proprio patrimonio concettuale. Il simbolico si pone fuori da qualsiasi considerazione legata alla strumentalità e all’utilità.
Cap. 4 La banalità dei valori e il capitale sociale
Nella sua ricerca, Putnam pone in relazione tra di loro il capitale sociale, il rendimento istituzionale e il peso dell’eredità storica grazie alla rilevazione, a livello delle venti regioni italiane, della “comunità civica”. Le caratteristiche della comunità civica sono:
- L’impegno civico che consiste nell’interesse e partecipazione a questioni pubbliche;
- Solidarietà, fiducia reciproca e tolleranza per le opinioni altrui;
- Libere associazioni.
Sebbene Putnam riconosca esplicitamente “un interesse personale non miope, aperto al bene comune”, Cartocci scrive invece che non si tratta di trovare un’unica chiave esplicativa alle azioni umane ma di accettare la coesistenza tra due componenti, razionalità e valori, che orientano in modo differente l’azione degli esseri umani. Riportare i valori entro il costrutto del capitale sociale è l’unico modo per uscire dal paradosso dell’azione collettiva.
Dal punto di vista dei singoli individui, il senso civico comporta una obbligazione morale, libera di essere accettata e vissuta. Non si tratta né di un vincolo giuridico né di un criterio di scelta di mercato. La relazione quindi tra capitale sociale e reti può essere osservata con due punti di vista.
- Il senso di obbligazione verso gli altri non ha bisogno di una rete sociale per esprimersi, anzi molto spesso resta nascosto dal concetto di rete. Rispettare la fila alle poste tra perfetti sconosciuti, rispettare il decoro e la pulizia dei luoghi pubblici, etc… non c’è bisogno di ricorrere al concetto di rete.
- Si deve distinguere i tipi di collegamento tra individui: legami ascrittivi/elettivi e formalizzati/informali.
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