Metodologia della ricerca in psicologia
Capitolo 1 – Il metodo
Metodo = la strada da seguire per raggiungere una determinata meta, procedimento da seguire per risolvere un insieme di problemi garantendoci così sul piano teorico e pratico un risultato soddisfacente e adeguato. Nell’ambito dell’attività scientifica, nel corso del tempo, sono stati attribuiti diversi significati al concetto di metodo ed il dibattito intorno a questo tema si fa particolarmente acceso durante il periodo della rivoluzione scientifica, epoca durante la quale nasce la scienza moderna.
È intorno al concetto di metodo che si forma l’identità della scienza rispetto ad altre aree conoscitive dell’uomo. Il primo autore a sottolineare l’importanza del metodo nell’attività intellettuale dell’uomo è stato Cartesio: “regole certe e facili che, da chiunque esattamente osservate, gli renderanno impossibili rendere il falso per vero; senza consumare inutilmente alcuno sforzo della mente, ma aumentando sempre gradatamente il suo sapere lo condurranno alla scienza vera di tutto ciò che sarà capace di conoscere”. Già alcuni anni prima Bacone, nel 1620, aveva sottolineato l’idea che il metodo fosse alla portata di tutti: “il nostro metodo di ricerca mette quasi alla pari tutti gli ingegni, perché lascia poco spazio alle capacità individuali, ma le lega con regole solidissime e con dimostrazioni”.
Nonostante Cartesio e Bacone siano autori di riferimenti di due orientamenti filosofici contrapposti, l’uno razionalista e l’altro empirista, essi comunque condividono nell’idea di metodo alcuni elementi essenziali:
- Il metodo può essere considerato come un corpus di regole facili da seguire e alla portata di tutti, non rappresentano quindi un sapere riservato a pochi eletti.
- Il metodo è un corpus di regole cogenti per tutti, esclude quindi l’intervento di iniziative personali e conoscenze particolari da parte di chi si approccia ad esso.
A tutt’oggi uno dei significati prevalenti dell’espressione metodo implica l’idea di un programma che stabilisce a priori una serie immutabile di operazioni, la cui esecuzione consente l’acquisizione della conoscenza scientifica su un determinato argomento. Tuttavia, a differenza di quanto accadeva ai tempi di Bacone e di Cartesio e fino alla fine dell’Ottocento, questa idea del metodo scientifico come insieme di operazioni immutabili resta più sullo sfondo, invece di occupare l’intera scena interpretativa.
Nel corso del tempo si è andata affermare l’idea che il metodo sia soprattutto una scelta fra metodi alternativi di procedere piuttosto che una semplice sequenza di passi definita a priori e che sia sempre valida in qualunque circostanza. Si devono quindi tenere in considerazione le specifiche esigenze del problema, scegliendo di volta in volta quale procedimento seguire.
Nell’attuale concezione della scienza l’elemento essenziale che connota il metodo sta:
- Nella scelta delle tecniche più appropriate da applicare a uno specifico problema;
- Nella capacità di modificare e adattare queste tecniche ad eventuali particolarità dell’oggetto d’indagine;
- Nelle capacità di immaginare percorsi nuovi per sondare un problema non ancora indagato, che potranno diventare delle tecniche condivise, affermate e diffuse nell’intera comunità scientifica che si dimostreranno efficaci.
I risultati di un'indagine dipendono ampiamente dall'insieme delle scelte fatte dal ricercatore lungo il percorso di essa. Per tale ragione è necessario che nel preparare il rapporto di ricerca lo studioso dia ampio spazio al resoconto e alla giustificazione delle scelte operate rispetto alle particolari tecniche impiegate, valutandone per quanto possibile l'impatto sui risultati ottenuti.
Tecnica = complesso più o meno codificato di norme e modi di procedere riconosciuto da una collettività, trasmesso o trasmissibile per apprendimento, elaborato allo scopo di svolgere una data attività manuale o intellettuale di carattere ricorrente. Il termine tecnica si riferisce al complesso di norme che regolano l’esercizio pratico e strumentale di un’arte, di una scienza, di un’attività professionale. Si tratta delle specifiche procedure operative di cui una disciplina scientifica si avvale per l’acquisizione e il controllo dei risultati della propria ricerca empirica. Esempi di tecniche (o metodi) nell’ambito della psicologia sono le tecniche testologiche, i test psicometrici, gli esperimenti, le tecniche di intervista e di questionario, le procedure di analisi dei dati, ecc (strumenti della ricerca).
Metodologia = studio, logica del metodo, studio del metodo. È un termine utilizzato in molteplici accezioni dagli scienziati sociali. Fin dalla sua nascita è stato difficile riuscire a delineare l’identità di questa disciplina e delimitarne i confini: “Essa è meno rigorosa e più generale della logica formale; d’altra parte ha meno contenuto sostantivo ed è più formale di ciò che viene definito psicologia o sociologia della conoscenza. Analogamente il metodologo non è un tecnico; non insegna ai ricercatori sociali come essi debbono procedere, quali passi devono seguire nell’effettiva condotta di un’indagine”” (Lazarsfeld e Rosenberg, 1955).
La differenza tra metodologia e le tecniche è quella che intercorre fra la riflessione su una certa materia e la materia stessa, mentre la differenza tra la metodologia e l’epistemologia è quella che passa tra la riflessione sul metodo e la riflessione critica generale intorno alla conoscenza.
- Metodologia vs. Tecnica = riflessione su una certa materia e la materia stessa.
- Metodologia vs. Epistemologia = riflessione sul metodo e riflessione critica generale intorno alla conoscenza scientifica.
Secondo alcuni autori la metodologia occupa una posizione intermedia tra i poli opposti della riflessione filosofica epistemologica e della pratica della ricerca. La metodologia è un discorso sul metodo, una critica della ricerca scientifica, non è la descrizione o presentazione dei metodi stessi (tecniche), non è la riflessione critica generale intorno alla conoscenza scientifica (epistemologia).
La duplice natura tecnica ed epistemologica della metodologia fa sì che in essa si passi dalla speculazione “filosofica” su tematiche quali quella della spiegazione e della causalità, dell’induzione e della deduzione, a concetti più operativi come quelli di validità e attendibilità di una certa procedura di operazionalizzazione. La metodologia può essere definita come quella parte della logica che ha per oggetto le regole, i principi metodici, le condizioni formali che stanno alla base della ricerca scientifica e che consentono di ordinare, sistemare, accrescere le nostre conoscenze.
La riflessione sul metodo non può che venire dopo l’acquisizione della tecnica: “Paradossalmente, infatti, se la ricerca sociale può fare a meno della metodologia, essa non può fare a meno delle tecniche. Ma la tecnica è un nulla senza l’ispirazione della metodologia. Dall’enfasi sulle tecniche deriva un impoverimento. Tale enfasi ha un’origine precisa e nasce quando si perdono le distinzioni: quella fra tecnica e metodologia, quella fra tecnica e teoria. In questo caso, la tecnica assorbe metodo e teoria; tutte le energie sono catalizzate dal perfezionamento tecnico; la procedura tecnica si reifica, diventa metodo e quindi fine” (Corbetta, 1999).
A uno dei due poli che caratterizzano il continuum lungo il quale si pone e si definisce la metodologia è possibile di fatto individuare, accanto all'epistemologia, anche la gnoseologia (disciplina che mette in evidenza i limiti delle pretese cognitive delle altre materie). La preferenza del metodologo per una tecnica piuttosto che per un'altra e il suo modo di interpretare le esperienze di ricerca sono inevitabilmente influenzati dalle sue opzioni gnoseo-epistemologiche: “le soluzioni tecniche presuppongono soluzioni metodologiche generali e queste ultime, d'altra parte, implicano che si diano risposte adeguate a certe questioni epistemologiche” (Ammassari, 1985).
Capitolo 2 – Il problema della conoscenza
“Il problema fondamentale di ogni tipo di conoscenza [ordinaria o scientifica] consiste nel fatto che il nostro pensiero non è, e nemmeno può in qualche modo produrre, una copia fotografica della realtà che vuole conoscere, e nel fatto che il linguaggio a sua volta non è una riproduzione esatta del pensiero. Di conseguenza ogni nostra conoscenza della realtà non può che essere incerta, fallibile, rivedibile. [...] I filosofi della scienza hanno ignorato o cercato in vario modo di esorcizzare questa mancata corrispondenza tra realtà, pensiero e linguaggio, rendendosi conto del fatto che questa mancata corrispondenza getta serissimi dubbi sulla possibilità che la scienza raggiunga la certezza a proposito della realtà” (Marradi, 2007).
La complessità del legame tra realtà, pensiero e linguaggio ha notevoli implicazioni per la metodologia della ricerca:
- Rapporto fra realtà e pensiero → individui diversi possono concettualizzare lo stesso frammento di realtà in vari modi.
- Rapporto fra realtà e linguaggio → il legame fra segni e referenti ha una natura "elastica”, non vi è quindi una corrispondenza automatica fra le cose e le parole che le designano.
- Rapporto fra pensiero e linguaggio → è difficile mantenere separati i concetti dai termini, ovvero i pensieri dalle parole necessarie per rappresentarli.
È fondamentale sottolineare la mancata corrispondenza fra questi tre domini per richiamare l’attenzione sul fatto che i dati (comunque essi siano stati "prodotti") che veicolano le informazioni attorno al proprio oggetto di studio non sono affatto la realtà, ma una sua rappresentazione, con tutte le implicazioni che il caso comporta. “Al massimo ne rappresentano alcuni segmenti in modo tanto più fedele quanto più accurate sono state le operazioni, intellettuali e pratiche, con cui le informazioni su tali segmenti sono state raccolte” (Marradi, 2007).
Visioni che orientano nelle scienze sociali
Le scelte metodologiche che il ricercatore compie non vengono fatte solo sulla base delle sue competenze tecniche e delle esperienze di ricerca. La sua preferenza per una tecnica piuttosto che per un’altra e il suo modo di interpretare gli esiti di un’indagine sono inevitabilmente influenzate dalle sue opzioni gnoseo-epistemologiche.
“Ogni procedura o strumento di ricerca è inestricabilmente intrecciato con particolari interpretazioni del mondo che il ricercatore ha e con i modi di conoscere quel mondo di cui il ricercatore fa uso. Usare un questionario o una scala d’atteggiamento, assumere il ruolo di osservatore partecipante o costruire un campione casuale [...] equivale ad accettare delle concezioni del mondo che permettano l’uso di questi strumenti per gli scopi stabiliti. Nessuna teoria o metodo d’indagine [...] si giustifica da sé: la sua efficacia, la sua stessa qualifica di strumento d’indagine [...] dipende in ultima analisi da giustificazioni di tipo filosofico” (Hughes, 1980).
Nel corso dell’evoluzione delle scienze sociali, sono state proposte e si sono affermate due fondamentali prospettive filosofiche, la visione empirista e quella umanista, concezioni organiche e tra loro contrapposte della realtà sociale e dei modi per conoscerla. Queste due prospettive, definite da Corbetta (1999) “visioni che orientano”, sono da intendersi come concezioni generali sulla natura della realtà sociale e dell’uomo, e sul modo in cui quest’ultimo può conoscere la prima.
Vi sono tre questioni fondamentali nella ricerca sociale:
- La questione ontologica (che cosa) → Essenza, la realtà sociale esiste? Si riferisce alla forma e alla natura della realtà sociale, ci si domanda se il mondo dei fatti sociali sia oggettivo e dotato di una sua esistenza autonoma, al di là dell’interpretazione umana.
- La questione epistemologica (rapporto tra il chi e il che cosa) → Conoscenza, la realtà sociale è conoscibile? Riguarda la conoscibilità della realtà sociale e si focalizza sul rapporto che intercorre tra studioso e realtà studiata; se il mondo esiste in quanto tale, al di fuori della mente umana, è legittima l’aspirazione di conoscerlo in maniera obiettiva; dalla risposta che si dà a questa domanda dipende la natura e la forma della conoscenza che è possibile acquisire.
- La questione metodologica (come) → Metodo, come può essere conosciuta la realtà sociale? Fa riferimento al modo in cui la realtà sociale può essere conosciuta e all’apparato tecnico di cui ci si avvale nel processo conoscitivo; se ci si pone all’interno della prospettiva che vede la realtà sociale come oggetto autonomo si ammetterà l’impiego di tecniche manipolative, ciò invece non è ammissibile se si aderisce a una prospettiva che sottolinea l’esistenza e la rilevanza dei processi di interazione tra studioso e studiato.
Ricerca quantitativa e ricerca qualitativa
La visione empirista e quella umanista hanno orientato l’indagine sociale fin dalle sue origini, generando due blocchi coerenti e fra loro differenziati di tecniche di indagine: la visione empirista è alla base di quello che è stato definito approccio quantitativo alla ricerca sociale, mentre la visione umanista è alla base dell’approccio qualitativo. Generazioni di scienziati sociali si sono fronteggiate sulla dicotomia quantitativo vs. qualitativo, ma la controversia risale a tempi lontani. Il primo a porre la questione nell’ambito delle scienze è stato Galilei, nel XVII secolo, assumendo il quantitativo come superamento della qualità-essenza. A partire dalla seconda metà degli anni ‘80 l’approccio qualitativo ha affermato con forza la sua presenza non solo nel dibattito metodologico ma anche sul piano della ricerca.
Corbetta (1999) si pone due principali domande riguardanti questi due approcci nell’ambito delle opzioni metodologiche di un ricercatore sociale: È meglio fare ricerca sociale utilizzando la prospettiva quantitativa o quella qualitativa? Uno dei due approcci è superiore all’altro dal punto di vista scientifico?
L’autore individua tre diverse posizioni circa il rapporto tra ricerca qualitativa e quantitativa:
- L’approccio quantitativo e quello qualitativo rappresentano due punti di vista incompatibili in quanto epistemologicamente incommensurabili.
- Vi è una priorità delle tecniche quantitativa, ma le tecniche qualitative possono dare un valido contributo all’indagine scientifica.
- I due metodi hanno pari legittimità e dignità, auspicando così lo sviluppo di una ricerca sociale che sia capace di scegliere per l’uno o per l’altro approccio (o per entrambi) a seconda delle circostanze e delle opportunità.
“Preferisco il pragmatismo alla fedeltà unilaterale a uno dei due approcci [...] rifiuto l’ortodossia metodologica a favore di una appropriatezza metodologica [...] in quanto differenti metodi sono appropriati per differenti situazioni” (Patton, 1990). La scelta dell’approccio da seguire dipenderà quindi dall’obiettivo della ricerca. I due approcci portano a conoscenze diverse, ma questo non è un limite, quanto un arricchimento: perché la realtà possa essere adeguatamente conosciuta, è necessario un approccio multiplo e differenziato.
Capitolo 3 – La scienza: un possibile modello di conoscenza
Comprendere la natura del mondo, le sue regole e i suoi misteri ha da sempre costituito uno dei bisogni primari dell’uomo. La conoscenza del mondo, intesa come possibilità di prevederlo e trasformarlo, ha, infatti, consentito all’uomo di costruire margini di sicurezza più ampi entro cui potersi muovere e vivere. La capacità umana di conoscere è molto complessa, le forme che può assumere sono molteplici e ognuna di esse dipende da un numero di fattori. Nel corso della sua evoluzione l’essere umano ha elaborato vari modi di conoscere la realtà: il mito, l’arte, la religione, la scienza, ecc.
Scienza e ideali della scienza
La scienza è un modo di acquisire conoscenze in base a osservazioni obiettive, tali per cui persone con una percezione “normale”, poste nello stesso luogo e nello stesso tempo, giungerebbero al medesimo risultato. Tale definizione di scienza implica due elementi importanti: da un lato, essa è una forma di conoscenza, cioè un modo di osservare, descrivere, organizzare, pensare e comunicare le cose del mondo; dall’altro lato, una delle caratteristiche principali che la differenziano in maniera netta dalle altre forme di conoscenza è l’obiettività, ovvero la possibilità di esplicitare in modo chiaro e inequivocabile le regole attraverso cui vengono osservate, descritte, pensate e comunicate le cose, in modo tale da renderle indipendenti da chi le studia e far sì che il materiale elaborato e il modo in cui lo si è fatto possano essere compresi e fruiti da tutti allo stesso modo.
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