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Riassunto esame Metodologia della ricerca storica. Libro consigliato Una rivoluzione storiografica, Burke

Appunti completi basati sull'interpretazione personale del libro di Peter Burke "una rivoluzione storiografica", da non intendersi in nessun modo come materiale ufficiale dell'università. Università degli Studi del Salento - Unisalento. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia moderna docente Prof. G. Patisso

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- Al pianterreno troviamo la civiltà materiale posta sotto il segno della routine, si

semina il grano come lo si è sempre seminato, si pianta il mais come lo si è

sempre piantato, si spiana il suolo della risaia come lo si è sempre spianato, si

naviga sul mar Rosso come lo si è fatto sempre.

- Al livello intermedio c’è la vita economica caratterizzata dal calcolo, nonché da

un sistema di regole e di necessità quasi naturali

- Al piano superiore c’è il meccanismo capitalistico ossia “ la realtà ch’è tra tutte

la più sofisticata”.

Ci sono dei parallelismi con la Mediterraneè, in entrambi la prima parte ha per oggetto

una storia quasi immobile, la seconda strutture istituzionali che evolvono lentamente,

la terza un mutamento più celere.

- La prima parte, le strutture del quotidiano, esemplifica l’interesse di B. per la

lunga durata. Esso illustra anche il suo approccio globale. Inizialmente voleva

incentrarsi sull’Europa ma parla anche di Asia e America. La tesi centrale è

l’impossibilità di spiegare i grandi mutamenti in termini non globali.

Egli inoltre, sulle orme dell’economista e demografo Wagemann, rileva che

l’evoluzione demografica in India e in Cina ha un andamento analogo a quella

europea: espansione nel 500, stabilità nel 600 ed espansione nel 700. Mentre i

suoi allievi analizzavano le crisi di sussistenza in Europa , egli comparava i

vantaggi e gli svantaggi del frumento e delle altre granaglie con quelli del riso

nell’estremo Oriente e del mais in America: da ciò ha rilevato che le risaie

hanno provocato un elevato aumento della popolazione delle zone dove hanno

prosperato, mentre il mais che richiede poco sforzo, ha lasciato liberi gli Indios

di lavorare alle gigantesche piramidi dei maya e degli atzechi.

Tutto ciò definiva l’Europa come (in contrapposizione col resto del mondo) come

un continente di mangiatori di granaglie, relativamente ben equipaggiato di

attrezzi, come una regione la cui densità di popolazione rendeva i problemi di

trasporto meno acuti che altrove, ma dove il lavoro era costoso.

Egli fa così saltare le barriere della storia economica convenzionalmente intesa,

esce dalle categoria tradizionali dell’agricoltura, del commercio e industria e

guarda alla vita quotidiana. : la vita quotidiana

Questo primo volume sottende due concetti fondamentali e

la civiltà materiale. Il suo scopo era quello di storicizzare la vita quotidiana.

Egli non si occupa delle routine mentali, non ha mai mostrato un grande interesse per

la storia della mentalità, ma aveva da dire su altre forme di routine. L’approccio a

questo libro è di un geostorico interessato alle aree culturali dove hanno luogo scambi

di merci.

Una lacuna è quella del regno dei simboli: alcuni storici avevano fatto un analisi dei

simboli precedentemente all’opera di Braudel.

Braudel sul capitalismo

Il volume dedicato a Les Jeux de l’Èchange si apre con l’evocazione di un mondo

chiassoso, animato, poliglotta, e continua con la descrizione delle fiere, dei venditori

ambulanti e dei grandi mercanti. Braudel è bravo a mantenere il difficile equilibrio tra

l’astratto e il concreto, tra generale e particolare. Egli utilizza la teoria del mercato

centrale del geografo tedesco Christaller per studiare la distribuzione dei mercati in

Cina. Ricorre alla sociologia di Gurvitch per analizzare la “pluralità delle società”, le

contraddizioni presenti nelle loro strutture sociali. Attinge a Kuznets per caratterizzare

le società preindustriali mediante l’assenza di capitale fisso. Ma il suo debito più

grosso va a Karl Polanyi che negli anni 40 studiava antropologia economica.

Discutendo il ruolo svolto nel commercio internazionale da minoranze religiose, come

ugonotti e parsi, si domanda: non è proprio il gioco sociale che chiude gli anormali in

compiti spiacevoli ma necessari all’insieme della società? Egli resta ostile alle

spiegazioni di un singolo fattore (non ragiona in termini di individui).

Braudel mantenne una certa distanza da Marx e dai marxisti per evitare di rimanere

intrappolato in un sistema teorico che considerava troppo rigido.

- Nel volume finale, Les temps du monde, l’attenzione si sposta dalla struttura al

processo: il processo dell’ascesa del capitalismo. Egli qui attinge alle idee di un

unico autore, Wallerstein (sociologo che effettua ricerche in Africa, convinto di

non poterla comprendere senza analizzare il capitalismo, si volge all’economia,

convinto di non poter comprendere senza risalire alle origini, diviene uno storico

economico). Wallerstein analizza la “divisione internazionale del lavoro” e le

egemonie dell’Olanda, Gb e Stati Uniti. Si colloca in una tradizione marxista e

B. finì per accettare qualcosa da cui si era sempre distanziato.

Il volume si apre con il Mediterraneo. Secondo lui fu Venezia (nel 400) che per

prima conseguì l’egemonia su un’economia mondiale; le successe Anversa e

Genova, con l’epoca dei genovesi. Al quarto posto troviamo Amsterdam che

viene vista come l’ultima delle città economicamente dominanti. Ribaltando il

problema, analizza il perché altre parti del mondo, non riuscissero a

raggiungere un’analoga posizione dominante, terminando il racconto con la

rivoluzione industriale.

Una critica seria è che Braudel rimane, come nelle Mediterraneè, prigioniero del

progetto originario dell’opera, continua a tenere le distanze da Max Weber e ha poco

da dire sui valori capitalistici.

Gli aspetti positivi superano però le critiche: i tre volumi sono una splendida sintesi di

storia economica dell’Europa moderna.

Superati i 75 anni egli iniziò una storia totale del suo paese, quando morì nel 85, erano

pronte solo le sezioni geografica, demografica, economica dell’opera, che sono state

pubblicate sotto il titolo di L’identitè de la France.

Un ultimo tema dell’opera braudeliana è il suo uso della statistica: accolse con grande

favore i metodi quantitativi impiegati dai suoi colleghi e allievi, anche se ne fece uso

solo occasionalmente. Egli rimase estraneo a due sviluppi di prima grandezza

verificatisi nella sua epoca nel quadro delle Annales: la storia quantitativa e la storia

delle mentalità.

L’avvento della storia quantitativa

Lo sviluppo delle Annales nel periodo braudeliano non può essere spiegato solo in

termini delle sue idee, interessi e influenza. I destini collettivi e le tendenze generali

meritano un analisi; di queste tendenze la più importante è (1950-anni 70) l’avvento

della storia quantitativa. La rivoluzione quantitativa diviene visibile prima nel campo

della storia economica e poi nella storia sociale e in quella della popolazione;

infine, nella terza generazione, si è fatta strada nella storia culturale.

Per gli storici economici non era niente di nuovo occuparsi di statistica perché nel

corso dell’800 si era fatto molto lavoro di ricerca nel campo della storia dei prezzi.

Né Febvre né Bloch si interessarono alle idee di Marx. È con Labrousse che il marxismo

si fece strada nelle Annales. Labrousse utilizzava i metodi e i concetti e le teorie di

economisti come Juglar e Kondratieff e del suo maestro Aftalion. Sostenne che nella

Francia settecentesca un cattivo raccolto produceva un effetto valanga, conducendo

ad un declino dei redditi rurali, quindi ad una contrazione del mercato dei prodotti

dell’industria; sostenne inoltre che la crisi economica degli anni 80 del 700 fu una

precondizione della rivoluzione francese. I libri L’Esquisse e La Crise avevano avuto

una forte influenza e , dopo questi, L. pubblicò relativamente poco, si ritiene che abbia

collaborato alla seconda edizione della Mediterraneè.

Lo studio di Chaunu tenta di imitare o anche superare le Mediterranèè, prendendo

come oggetto l’oceano Atlantico e ciò che può essere misurato, le tonnellate delle

merci trasportate tra la Spagna e il Nuovo Mondo (1504- 1650), giunge quindi ad

esaminare più generali fluttuazioni del volume degli scambi e, infine, le grandi

tendenze economiche del periodo.

La storia della popolazione, fu dopo la storia dei prezzi, la seconda grande

conquista dell’orientamento quantitativo. Lo sviluppo di questo campo di studi in

Francia si deve all’opera congiunta di demografi e storici. Louis Henry negli anni 40 si

volse allo studio della popolazione nel presente allo studio della popolazione del

passato e sviluppò un metodo di ricostruzione delle famiglie riunendo i dati dei registri

delle nascite, dei matrimoni e dei morti e indagando una regione e un periodo

attraverso analisi delle singole famiglie a Ginevra e altrove. In un articolo della rivista

dell’Ined Meuvret sviluppa la tesi della crisi di sussistenza e sosteneva che queste crisi

nella Francia di Luigi XIV erano ordinaria amministrazione: un aumento dei prezzi del

grano era seguito da un aumento del tasso di mortalità e da una caduta del tasso di

natalità; giungeva poi ad una ripresa graduale cui seguiva la crisi di successiva.

Non passò molto tempo che la demografia storica fu congiunta ufficialmente alla

storia sociale.

L’importanza della storia regionale e seriale

Goubert pubblicò Beauvais et le Beauvaisis e divine il suo studio in due parti, la prima,

intitolata “struttura” integra la demografia storica nella storia sociale di una regione;

la seconda , intitolata “congiuntura”, si occupa delle fluttuazioni di breve e lungo

periodo che si verificano nei prezzi, nella produzione e nella popolazione durante un

lungo 600 (1600-1730). Egli fece uno studio accurato delle tendenze demografiche

rilevabili in un certo numero di villaggi del Beauvaisis, giungendo a conclusioni simili a

quelle di Meuvret circa la presenza di un antico regime demografico, segnato da crisi

di sussistenza che si succedono a intervalli di circa trent’anni fino alla metà del 700;

osservò che la gente dei villaggi si adattava ai tempi più duri sposandosi più tardi e

riducendo cosi il numero delle gravidanze possibili.

Egli fece anche qualcosa in più: insistè con forza su quella che chiamò demografia

sociale, sul fatto che le probabilità di sopravvivenza variavano dall’uno all’altro gruppo

sociale.

Egli effettua anche un indagine sulla differenziazione e gerarchie sociali. L’analisi

sociale di Goubert fa passare religione e politica sotto silenzio e analizza la mentalità

borghese.

Gli studi locali, urbani e rurali, presentano considerevoli somiglianze di famiglia; si

dividono tendenzialmente in due parti: structures e conjoncture, e si affidano a fonti

atte a fornire dati sufficientemente omogenei da poter essere organizzati in serie di

lungo periodo. Da qui il nome di storia seriale spesso dato a quest’orientamento.

Dopo Bloch nessuno storico francese ha preso altrettanto sul serio l’approccio

comparativo alla storia, indipendentemente dal fatto che i termini della comparazione

siano vicini o lontani.

Mousnier ha messo ha confronto e contrapposto lo sviluppo politico della Francia e

quello dell’Inghilterra e ha studiato le rivolte contadine secentesche non solo in

Francia ma anche in aree remote come Russia e Cina. Ha potuto collaborare ad uno

studio sul 700 con Lambrousse, con il quale condivideva un’interesse per l’ancien

regime.

Il più brillante allievo di Braudel è Le Roy Ladurie, somigliante a B. in diverse cose: la

potenza dell’immaginazione, la vastità della curiosità, un approccio multidisciplinare,

una preoccupazione per la longue dureè e un’ambivalenza nei confronti del marxismo.

Ne “Paysans de Languedoc” c’è la stessa scalda delle Mediterraneè e si aprono in una

esposizione della geografia della Linguadoca: un tipico paesaggio mediterraneo di

pietraie e di arbusti, di grano, di vigneti, olivi, boschi, lecci, castagni.

Egli ha avuto l’idea di ricavare risultati da un altro esempio di storia sociale, ovvero

uno studio delle variazioni nella data della vendemmia in determinate parti

dell’Europa. Una vendemmia precoce significa un anno caldo, una vendemmia tardiva

significa un anno freddo.

Le Roy mantiene comunque le distanze intellettuali da Braudel, abbandona la

tradizionale organizzazione delle monografie regionali in sezioni sulle structures e sulla

conjoncture, dividendo il suo libro in 3 fasi (un grande ciclo agrario):

- Primo periodo; fase A: espansione economica alimentata da uno spettacolare

aumento della popolazione della regione la quale si riprende dalle devastazioni

prodotte dalla peste nel tardo Medioevo; lo sfruttamento della terra

s’intensificò, il podere contadino medio divenne sempre più piccolo, i lavoratori

salariati nelle campagne divennero sempre più poveri, i proprietari terrieri che

dirigevano personalmente le loro tenute furono i pochi ad avvantaggiarsi del

cambiamento.

- La fase B: ci fu un inversione, la situazione si capovolse, causata dal declino

della produttività agricola. I coltivatori impoveriti non erano in grado di investire

nella loro terra, non vi era cibo a sufficienza per tutti, si ebbe una crisi di

sussistenza. Molti morirono, qualcuno emigrò e le coppie si sposavano più tardi.

Sul finire del regno di Luigi XIV il declino demografico raggiunse il fondo. La

crescita della popolazione cancellò qualsiasi incremento della prosperità.

Questo è un esempio di storia geografica, economica e sociale. Si fa largo uso dei

metodi quantitativi non solo per indagare fluttuazioni dei prezzi, tassi di natalità o

mortalità ma anche per studiare le tendenze nella distribuzione della proprietà ,

produttività dell’agricoltura…

Le Roy rompe la tradizione con alcune diverse caratteristiche: adotta un’articolazione

cronologica anziché una divisione in struttura e congiuntura. Entro ciascuna sezione

cronologica egli analizza sviluppi culturali come la crescita del protestantesimo e

dell’alfabetismo, descrive anche le reazioni della gente ordinaria della regione alle

tendenze economiche ch’essa sperimenta nella sua vita quotidiana.

Nonostante l’opera è stata bene accolta ed è ad essa che deve il suo successo, nel

corso degli anni sono emerse alcune critiche: la sua analisi economica non ha un

senso comune perché “confonde la rendita con il profitto”.; il modello demografico è

stato attaccato dai marxisti in quanto troppo semplicisticamente malthusiano. Il

modello proposto dall’autore è da ammirare per la sua inconsueta combinazione di

storia economica e sociale quantitativa e di storia politica, religiosa e psicologica

impressionistica.

Guardandolo oggi, è chiaro che sia stato uno dei primi a scorgere i limiti del paradigma

braudeliano e ad elaborare le necessarie modificazioni.

CAPITOLO 4

LA TERZA GENERAZIONE

Il ritratto intellettuale della terza generazione è più difficile di quello della prima e della

seconda, ora nessuno domina il gruppo alla maniera di Braudel e Febvre.

La situazione assume una fisionomia policentrica. Alcuni inseriscono infanzia, sogno,

corpo e odori; altri vogliono ritornare alla storia politica e degli avvenimenti.

La terza generazione è la prima ad includere le donne; Christiane Klapisc, che lavora

alla storia della famiglia nella Toscana medievale e rinascimentale, Arlette Farge, che

studia il mondo sociale della strada nella Parigi settecentesca, Mona Ozouf, autrice di

uno studio sulla festa rivoluzionaria, Michelle Perrot che ha scritto sulla storia del

movimento operaio e sulla storia delle donne.

Questa generazione è anche più aperta delle precedenti alle idee provenienti fuori

dalla Francia; molti membri hanno trascorso dei periodi negli stati uniti; loro

diversamente da Braudel non solo leggono inglese ma lo parlano anche. Questi

studiosi hanno tentato di realizzare una sintesi tra la tradizione delle Annales e le

tendenze intellettuali americane: la psicostoria, la nuova storia economica, la storia

della cultura popolare, l’antropologia simbolica,…

Il centro di gravità del lavoro storiografico non è piu Parigi, innovazioni analoghe

avvengono anche nel resto del pianeta.

I temi che qui verranno sottolineati sono:

- La riscoperta della storia delle mentalità

- Il tentativo d’impiegare metodi quantitativi nella storia della cultura

- La reazione contro questi metodi, che assume forme diverse, dall’antropologia

storica ad un ritorno alla politica e ad una rinascita della narrazione

La concentrazione su questi temi eviterà quella frammentazione che si dice

caratterizzi la scuola delle Annales.

Nella generazione di Braudel la storia delle mentalità e le altre forme di storia culturale

erano relegate ai margini della fucina delle Annales. Nel corso degli anni 60 e 70

avviene un mutamento di rotta: abbandonano la base economica in favore della

sovrastruttura culturale.

In parte è stata una reazione contro Braudel, ma anche contro ogni specie di

determinismo.

Un uomo della generazione di B. attirò l’attenzione pubblica sulla storia delle mentalità

in un libro del 1960. Philippe Ariès era uno storico dilettante (parole sue), e dedicava

il suo tempo libero alla ricerca storica: egli rifiutò l’orientamento quantitativo e i suoi

interessi si spostarono al rapporto tra cultura e natura, verso i modi in cui una cultura

concepisce e categorizza fenomeni naturali come l’infanzia e la morte.

Durante ancien regime fece uno studio sulla famiglia e la scuola e sostenne che

l’infanzia non esisteva nel Medioevo: i bambini erano considerati più o meno come

animali fino ai 7 anni, e più o meno come adulti dopo questa età. Secondo lui

l’infanzia fu scoperta in Francia attorno al 600 (Crebbero ritratti di bambini e

l’interesse degli adulti).

Si deve a Ariès se l’infanzia è entrata nel campo visuale dello storico, che ha ispirato

diverse regioni in diversi periodi.

Egli si concentra ancora una volta su un fenomeno naturale: gli atteggiamenti verso la

morte. Il suo libro “ l’homme devant la mort” racchiude una sequenza di 5

atteggiamenti:

- La morte addomesticata dell’alto medioevo (un misto di rassegnazione,

familiarità, indifferenza)

- La morte invisibile della nostra cultura odierna (trattiamo la morte come un tabù

e discutiamo invece apertamente le questioni sessuali)

Nel campo della psicologia storica il personaggio principale è MANDROU; che, dopo la

morte di Febvre, trovò le sue carte e degli appunti per un libro non scritto che decise

di continuare (Rebelais) e proseguì seguendo le tracce del maestro. Dopo la

pubblicazione avvenne la rottura tra lui e Braudel, nel corso di un dibattito sul futuro

delle Annales; Mondrou sosteneva l’eredità di F. e lo stile originario mentre Braudel

voleva l’innovazione.

Jean Delumeau passò dalla storia economica e sociale alla storia della cultura. Il suo

primo lavoro riguardò la storia della Riforma e della scristianizzazione dell’Europa. Più

recentemente ha scritto sulla storia della paura e della colpa in Occidente,

distinguendo le paure della maggioranza (mare, peste, fame) dalle paure della cultura

dominante (Satana, gli ebrei, le donne, le streghe).

Egli ha utilizzato incidentalmente e prudentemente le idee di psicanalisti. In questo lo

aveva preceduto Le Roy, che ha esaminato un aspetto dei processi di stregoneria in

precedenza trascurato, ossia l’accusa rivolta alle streghe di aver reso le loro vittime

impotenti.

La tendenza principale però si muoveva in una direzione differente. Nei primi anni 60

le più illustre mentalità furono i medievalisti Le Goffe e Duby.

- Il contributo più grande di Le Goffe si ebbe con “la naissance du Purgatoire”, la

storia di un mutamento delle rappresentazioni dell’aldilà. Egli sostiene che

l’avvento dell’idea del purgatorio è un elemento della trasformazione del

cristianesimo feudale e che esistono nessi precisi tra cambiamento intellettuale

e sociale.

- DUBY, che aveva una reputazione da storico economico e sociale della Francia

medievale, negli anni 60 spostò i suoi interessi in direzione delle mentalità e

collaborò con Mandrou a una storia culturale della Francia. Più recentemente si

ispira ad una teoria sociale neo-marxiana e si occupa di storia delle ideologie,

della riproduzione culturale e dell’immaginario sociale, che tenta di combinare

con la storia delle mentalità.

Il suo libro più importante, “les trois ordres” indaga quelli che l’autore definisce

“i rapporti tra la realtà materiale e la realtà mentale nell’evoluzione della

società”, mediante lo studio di un caso specifico, quello della rappresentazione

collettiva della società in quanto divisa in 3 gruppi dei sacerdoti, dei cavalieri e

dei contadini: coloro che pregano, coloro che combattono, coloro che lavorano.

Egli sostiene che questa immagine dei tre ordini assolve la funzione di

legittimare lo sfruttamento dei contadini ad opera dei signori. Gli interessa la

ragione della riattivazione di questa concezione di una società tripartita dal IX

sec in avanti; suggerisce che la riattivazione corrispondeva ad un bisogno

nuovo. In un’epoca di crisi politica essa era un arma nelle mani dei monarchi, i

quali rivendicavano la concentrazione della propria persona delle 3 funzioni

fondamentali. Divenne una ideologia per scopi politici e un piano per agire su di

essa.

Duby e Le Goffe portano contributi importanti alla storia delle mentalità

Il terzo livello della storia seriale

La storia delle mentalità era rilegata ad un angolo, non solo perché non aveva

l’interesse di Braudel. Ci sono infatti due ragioni:

- Molti storici francesi pensavano che la storia economica e sociale fosse più

importante o più fondamentale di altri aspetti del passato.

- I nuovi approcci quantitativi discussi nel capitolo precedente trovano nelle

mentalità un campo di applicazione meno facile rispetto alla struttura

economica e sociale

Il primo di questi approcci è quello quantitativo e seriale lungo le linee di Chaunu, in

un noto manifesto in pro di quello che egli ha chiamato “il quantitativo di terzo livello”.

L’approccio statistico fu sviluppato per studiare la storia della pratica religiosa, la

storia del libro e dell’alfabetismo e in un secondo tempo si allargò alla storia culturale.

A Le Bras risale l’idea di una storia della pratica religiosa in Francia basata sulle

statistiche della partecipazione alla comunione, delle vocazioni sacerdotali… Le Bras,

un prete cattolico e collega di Febvre e Bloch,fondò la scuola di storici della Chiesa e

sociologi della religione interessati al processo di scristianizzazione osservabile in

Francia nel tardo 700. Lui e i suoi seguaci non appartenevano al gruppo delle Annales,

erano preti e avevano propri centri e riviste anche se era evidente che il loro lavoro

era ispirato alle Annales. A sua volta egli ispirò gli storici delle Annales, che si

interessavano maggiormente alla cultura e agli atteggiamenti verso la morte.

Il più originale di questi lavori si deve a Vovelle storico marxista della Rivoluzione

francese che prese ad interessarsi alla scristianizzazione. Ebbe l’idea di provare a

misurare il processo mediante l’indagine degli atteggiamenti verso la morte e l’aldilà.

Il risultato è uno studio della Provenza basato sullo spoglio di 30.000 testamenti. Egli

ha tentato di misurare i mutamenti a livello del pensiero e dei sentimenti, prestando

attenzione ai riferimenti alla protezione dei santi patroni, al numero delle messe che il

testatore voleva si dicessero in suo suffragio, alle disposizioni dei funerali e persino al

peso delle candele impiegate durante la cerimonia. Egli ha identificato un mutamento

decisivo dal 600 al 700. Il linguaggio dei testamenti rispecchia il sistema di

rappresentazioni collettive, e il suo risultato è l’identificazione di una tendenza verso

la secolarizzazione, ne segue che la scristianizzazione fu spontanea e non imposta

dall’alto e che era parte di una tendenza più vasta.

Vi furono altri storici della cultura che hanno utilizzato efficacemente i metodi

quantitativi. Lo studio dell’alfabetismo è un altro campo della storia culturale che si

presta alla ricerca collettiva e all’analisi statistica. Un preside francese condusse una

ricerca su questo già negli anno 70 dell’800, utilizzando come fonte le firme sui registri

dei matrimoni. Negli anni 50 del nostro secolo due storici hanno rianalizzato questi

dati e presentato in forma cartografica il contrasto tra due France: a nord-est (da saint

Malo) vi era un alfabetismo elevato, a sud ovest (Ginevra) era decisamente basso.

Il lavoro sull’alfabetismo fu accompagnato dal lavoro sulla “storia del libro”:una ricerca

che si concentra sulle tendenze della produzione libraria e sulle abitudini di lettura dei

diversi gruppi sociali.

Daniel Roche, intorno alla metà degli anni 70, organizzò un gruppo di ricercatori per

studiare la vita quotidiana della gente nella Parigi settecentesca; il libro “Le peuple de

Paris” si conclude dicendo che il leggere e lo scrivere avevano una parte importante

nella vita di alcuni gruppi all’interno delle classi inferiori e in specie dei servitori. Ma

l’aspetto più notevole era che quest’analisi della lettura è situata entro la cornice di

uno studio generale della cultura materiale, della gente comune di Parigi. È uno studio

di storia seriale basato sugli inventari post mortem, pieno di particolari sui vestiti e

mobili dei defunti, al fine di costruire un quadro di vita quotidiana.

Reazioni: antropologia, politica, narrazione

L’approccio quantitativo alla storia,in particolare quella culturale, può essere criticato

perché colpevole di riduzionismo. Si possono misurare le firme e cosi via ma non

sappiamo se questi dati rimangono elementi attendibili, indicatori attendibili di

alfabetismo, devozione religiosa, o qualunque altro aspetto della realtà sociale.

Nella seconda metà degli anni 70 si assiste ad una ribellione nei confronti

dell’approccio quantitativo, nello stesso periodo vi fu una reazione generale contro

gran parte di ciò che le Annales rappresentavano, in particolare contro l’egemonia

della storia sociale e strutturale. Tenendo conto del lato propositivo di queste reazioni

una svolta antropologica, un ritorno alla politica e

si possono distinguere 3 tendenze:

un risveglio della storia narrativa.

- Una svolta antropologica: è una svolta verso l’antropologia culturale o

simbolica. Gli storici precedenti avevano chiesto solo una cosa alla disciplina

contigua: l’opportunità di compiere ogni tanto un’incursione nel suo territorio

alla ricerca di nuovi concetti. Ma alcuni storici degli anni 70 e 80 nutrono al

riguardo intenzioni più serie: possono arrivare a pensare in termini di

matrimonio, ovvero di antropologia storica e storia antropologica. Ad attirarli è

la nuova antropologia simbolica. Tra i nomi che citano ci sono Goffman, Turner,

Bourdieu e De Certau. Bordieu ha avuto una vasta e varia influenza, le sue idee

sulla sociologia dell’istruzione e quella dell’istruzione come strumento di

riproduzione sociale, hanno informato studi recenti sulla storia sociale delle

scuole e università. Gli storici francesi sono stati influenzati da lui che ha

sostituito l’idea di regole sociali con concetti più flessibili come strategia e

habitus. Un’altra influenza forte è quella di De Certau, specializzato in storia

della religione; è impossibile restringere la sua opera ad una sola disciplina.

Insieme con due storici delle Annales, egli ha scritto un libro pioneristico sul

tema della politica della lingua; ha organizzato un’indagine collettiva sulla vita

quotidiana della Francia contemporanea, dove rifiuta il mito del consumatore

passivo e risalta quello che ha chiamato il “consumo come produzione”.

Le idee di questi storici sono stata sfruttate ed adattate ai fini della storia più

antropologica.

Le Roy si interessò all’antropologia sociale e così scorse il valore di questa

fonte (il registro degli interrogatori). Trattò il registro come la documentazione di

una serie di interviste con queste venticinque persone (popolazione del villaggio

di Montaillou , eretici a cui dava la caccia il vescovo locale). Lo divise in due

parti e quindi organizzò le informazioni fornite dagli inquisiti nella forma di uno

comunità. Prima parte:

studio di esamina le case, se fosse possibile per i vicini

La seconda parte:

spiare e ascoltare attraverso le fessure. la mentalità della

gente del villaggio, senso del tempo e dello spazio, dell’infanzia e della morte,

della sessualità e di Dio e della natura. Egli quindi analizza e descrive la cultura

e la società mediterranea, comprendendo anche l’essere umano.

È anche un ambizioso studio di storia sociale e culturale. Non è stato però il solo

ad utilizzare questo strumento, la novità stava nello scrivere lo studio storico di

una comunità alla maniera degli antropologi. Montaillou è un esempio precoce

di quella che sarà la MICROSTORIA.

Ha ricevuto due critiche:

1. Aver utilizzato come fonte principale la testimonianza che il contadino da di

sé senza intermediari in una maniera troppo poco critica. Non è esattamente

così perché la gente rispondeva a delle precise domande sotto minaccia di

morte.

2. critica all’orientamento microstorico, sempre più popolare, che esso ha

contribuito a lanciare, sollevando la questione della tipicità: nessuna comunità è

un’isola, bisogna considerare i suoi legami con il mondo esterno. La domanda

che rimane è: di quale unità più ampia Montilleau è rappresentativo?

Anche Chartier ha dato il suo contributo a questo tipo di storia: i suoi saggi da

un lato esemplificano e dall’altro discutono un mutamento di orientamento.

Questi saggi suggeriscono che quelle che gli storici precedenti hanno supposto

essere strutture oggettive, debbono essere invece considerate come costituite o

costruite culturalmente. La stessa società è una rappresentazione collettiva. Egli

sceglie di studiare non tanto i contadini e vagabondi ma l’idea che le classi

superiori hanno di loro, ovvero le immagini dell’altro. Egli ha spostato la sua

attenzione verso pratiche culturali condivise da una molteplicità di gruppi. Il

termine centrale è “appropriazione”; suggerisce che il popolare non deve essere

identificato con un corpus particolare di testi, oggetti, credenze ma consiste

piuttosto in una maniera di usare i prodotti culturali.

- Il ritorno alla politica

Una delle accuse più note alle Annales riguarda il suo presunto oblio della

politica. L’accusa di trascurare la politica era rivolta contro il lavoro storiografico

del gruppo. Bisogna però distinguere: non sarebbe il caso di Bloch ma più il caso

di Febvre. In generale gli studi regionali sulla Francia moderna che recano

l’impronta delle Annales si sono limitati alla storia economica e sociale.

Coloro che nelle Annales si sono maggiormente concentrati sulla politica sono

coloro che si sono occupati della cosiddetta storia contemporanea ( dal 1789).

La figura di spicco tra questi è sicuramente Agulhon, autore di “La Republique

au village” ovvero uno studio sul comportamento politico della gente comune

nel Var dal 1789 al 1851. Utilizza un quadro di riferimento in senso lato

marxista: quello della crescita della coscienza politica. Quegli anni sono descritti

come anni della preparazione in cui i conflitti sull’usurpazione di diritti comuni

stimolarono nella regione la crescita della coscienza politica.

Sia Agulhon che Thompson sono marxisti aperti ed entrambi si sono occupati

di forme di socializzazione. Thompson si è occupato delle società di mutuo

soccorso e rituali della mutualità, Agulhon ha studiato le leggi massoniche e

confraternite cattoliche, proseguendo col circolo borghese e il caffè.

Forse Febvre e Braudel non hanno ignorato la politica ma comunque non era

una loro priorità. Il ritorno alla politica nella terza generazione è una reazione

contro Braudel e contro le forme di determinismo (l’economicismo marxista). Vi

è una nuova percezione dell’importanza di quella che gli americani chiamano la

cultura politica delle idee e delle mentalità. Grazie a Foucault si allarga alla

micropolitica, della lotta per il potere della famiglia, nelle scuole, nelle fabbriche

e cosi via. Assistiamo ad un rinnovamento della storia politica.

- Il risveglio della storia narrativa

Il ritorno alla storia politica è legato alla reazione contro il determinismo.

Il risveglio della biografia storica, dentro e fuori le Annales, è dato dalla

preoccupazione per la libertà dell’uomo. La biografia storia è oggi utilizzata in

forme differenti e per ragioni differenti, può essere un mezzo per comprendere

la mentalità di un gruppo; una delle sue forme è il racconto della vita di una

persona più o meno ordinaria. Al ritorno della politica si accompagna un

risveglio dell’interesse per la narrazione degli avvenimenti. Questi non sempre

sono politici; le discussioni sulla storia politica, sulla storia degli avvenimenti e

sulla narrazione storica sono interconnessi. Vi è stato tra gli storici sia in Francia

che altrove, parallelamente al ritorno alla politica, un risveglio della narrazione,

espressione dello storico britannico Lawrence Stone che descriveva una diffusa

disillusione nei confronti del modello di spiegazione storica basato sul

determinismo economico impiegato tanto dagli storici delle Annales quanto

dagli storici marxisti.

La storia degli avvenimenti è stata liquidata da Durkheim e anche Febvre

condivideva questa posizione. Bloch non denunciò mai la storia degli

avvenimenti ma neppure mai la praticò; Braudel invece, fece l’esatto contrario:

l’ha denunciata e l’ha praticata. Ha dichiarato che la storia degli avvenimenti


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FC_08

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FC_08 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Patisso Giuseppe.

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