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RIASSUNTO ESAME “Metodologia della ricerca storica” ,

libro consigliato “Una rivoluzione storiografica” (PETER

BURKE)

UNA RIVOLUZIONE STORIOGRAFICA. LA SCUOLA DELLE ANNALES 1929-1989

Lucien Febvre e Marc Bloch capi della Rivoluzione storiografica francese. Cosa

volevano cambiare, i rivoluzionari, del vecchio regime?

Fin dai tempi di Erodoto e Tucidide, in occidente, la storia è stata scritta secondo molti

generi, ma il genere dominante, per un lungo tempo, è stata la narrazione degli

avvenimenti politici e militari presentata come la storia delle grandi gesta dei grandi

uomini: capitani e re. Questa forma venne sfidata per la prima volta durante

l’illuminismo. Intorno alla metà del 700, molti scrittori iniziarono ad interessarsi alla

“storia della società”, una storia che includeva le leggi e i commerci, i costumi morali e

quindi non solo politica e guerra.

Questi studiosi si concentrarono alcuni sulla ricostruzione degli atteggiamenti e valori

del passato, altri sulla cavalleria, altri della storia dell’arte, letteratura e musica.

Conseguenze della rivoluzione in storia (associata al nome di Leopold von Ranke)

marginalizzazione/ rimarginalizzazione, della storia sociale e culturale.

Il movimento guidato da Ranke e il suo nuovo paradigma storiografico si concentrava

non solo sulla storia politica, egli scalzò la “nuova storia del 700”, mettendo in primo

piano le fonti archivistiche e facendo apparire gli storici operanti nella storia sociale e

culturale dei dilettanti.

Le nuove riviste professionali (seconda metà dell’800) si dedicarono alla storia degli

avvenimenti politici.

- La visione della storia di Michelet e Burckhardt era più ampia di quelle dei

rankiani: B. guardava alla storia come all’interazione di 3 forze (stato, religione,

cultura) mentre M. invocava la cosiddetta storia dal basso ovvero la storia di

coloro che hanno sofferto e lavorato e hanno conosciuto il declino e la morte

senza poter descrivere le loro sofferenze.

- L’antichista francese de Coulanges con “la citè antique” si concentrava sulla

storia della religione, della famiglia e dei costumi morali anziché sulla storia

della politica.

- Anche Marx offrì un paradigma storico alternativo a quello di Ranke: le cause

fondamentali del mutamento andavano cercate nelle tensioni esistenti nelle

strutture sociali ed economiche.

Intorno al 1900 le critiche nei confronti della storia politica divennero taglienti; in

Germania erano gli anni della cosiddetta controversia Lamprecht. Professore a Lipsia,

L. contrappose alla storia politica la storia culturale ed economica e la definì

innanzitutto come una scienza socio-psicologica.

- Una rottura netta con la storia politica ci fu grazie Jackson Turner in America,

con “il significato della frontiera nella storia americana “. Robinson all’inizio del

nuovo secolo lanciò un movimento detto “Nuova storia”.

- Emile Durkheim definì gli elementi specifici come nulla più che manifestazioni

superficiali; un suo seguace, Simiand, definì in un articolo “gli idoli della tribù

degli storici”, tre idoli che bisognava abbattere: l’idolo politico (attribuire

importanza esagerata agli avvenimenti politici), l’idolo individuale ( eccessiva

insistenza sui cosiddetti grandi uomini) e l’idolo cronologico ( l’abitudine di

perdersi negli studi delle origini). Questa critica comparì in una rivista ( di Hanry

Berr) allo scopo di incoraggiare gli storici a collaborare con le altre discipline ,

specie con la psicologia e la sociologia.

L’ideale di Berr, una psicologia storica da realizzarsi mediante la cooperazione

interdisciplinare, esercitò una grande attenzione su due studiosi che scrivevano per la

sua rivista: Lucien Felbvre e Marc Bloch.

CAPITOLO 2 – I FONDATORI: LUCIEN FEBRVE E MARC BLOCH

I loro approcci erano molto simili ma i due erano diversi per temperamento. I due

lavorarono insieme eccellentemente durante i vent’anni tra le due guerre.

Febvre entrò all’Ecole Normal Superieure nel 1897, che all’epoca era un piccolo istituto

di alta classe intellettuale. F. imparò molto dai 4 colleghi di Bergson: Pierre Vidal de la

Blache, geografo che per incoraggiare questo approccio aveva fondato una nuova

rivista (Le Annales de geographie); Levy-Brhul dedito al pensiero pre-logico e mentalità

primitiva, Emile Male, che si concentrò sulla storia delle forme e delle immagini, il

linguista Antoine Meillet interessato alla storia sociale e del linguaggio.

F. si discosta nettamente da Marx sull’idea del conflitto tra nobili e borghesi, e al

riguardo si accosta di più all’idea di Jaures (l’interpretazione socialistica della storia è

sia materialista con Marx che mistica con Michelet). F. si interessò alla geografia

storica, tanto da pubblicare una trattazione generale dell’argomento “la terre et

l’evolution humaine). Questo saggio era uno sviluppo delle idee di de la Blache, suo

vecchio maestro, ma allo stesso tempo fu importante per lui il geografo Ratzel. Egli

sottolineava l’influenza dell’ambiente fisico sul destino dell’uomo e, in questo

dibattito, F. appoggiò de la Blache, sottolineando la varietà delle scelte possibili in un

ambiente dato, secondo lui a determinare la scelta collettiva non era l’ambiente fisico

ma piuttosto gli uomini, la loro maniera di vivere, i loro atteggiamenti.

La carriera di Bloch non fu molto diversa. Anch’egli frequentò l’Ecole e imparò da

Meillet e Levy-Bruhl, ma il suo debito più grande è quello nei confronti del sociologo

Emile Durkheim che insegnava all’Ecole quand’egli iniziò a frequentarla. Bloch scelse

di specializzarsi nel Medioevo, come F. era interessato alla geografia storica anche se il

suo impegno in campo geografico rimase minore rispetto a quello di F. ma maggiore in

campo sociologico. I due ragionavano entrambi in termini interdisciplinari; l’occasione

per incontrarsi fu fornita dalla loro nomina all’università di Strasburgo.

Strasburgo

Per il movimento delle Annales, gli incontri tra F. e B. della durata di 13 anni, furono

fondamentali. Anche l’ambiente era favorevole: Strasburgo dopo la Grande guerra era

un’università nuova e la città era appena tornata alla Francia. L’ambiente era fiorente

dal punto di vista intellettuale e favoriva interdisciplinarietà di frontiere. Si conobbero

nel 1920 e la loro conoscenza si sviluppò in amicizia. Bloch pubblicò “les rois

thaumaturges”, divenuto uno dei libri di storia del nostro secolo: si occupa della

credenza, corrente in Inghilterra e Francia tra il Medioevo e il Settecento, che i re

avessero il potere di curare le scrofole, una malattia della pelle nota come il male del

re, mediante semplice tocco rituale al malato. Si trattava di uno studio monografico,

un contributo alla storia politica dell’Europa nell’accezione ampia del termine

“politico”, perché il suo oggetto erano le concezioni della regalità. L’opera si rendeva

interessante anche sotto altri profili:

1. Non era confinata in un periodo storico definito, scrisse quella che Braudel

definì la storia della lunga durata. Lo condusse alla conclusione che nel 600 il

rituale del tocco non si limitava a sopravvivere ma fiorì come mai in passato

(Luigi XIV toccò il maggior numero di malati).

2. Era un contributo alla psicologia religiosa, un tema centrale è la storia dei

miracoli (come gli uomini potessero credere a tali illusioni collettive, tanto

che alcuni tornavano a farsi toccare una seconda volta e quindi sapevano

che il trattamento non aveva funzionato ma ciò non limitava la loro fede).

È un contributo pioneristico alla storia delle mentalità, rappresenta un saggio di

sociologia storica il cui oggetto sono i sistemi di credenze e la sociologia della

conoscenza.

Nonostante manifesta dubbi riguardo al tocco, ottiene anche molti consensi, forse

perché non esaminò sistematicamente coloro che credevano al tocco, non analizzava il

fenomeno in termini di ideologia ma in maniera riduzionistica.

3. L’interesse per “la storia comparata”. Alcune comparazioni effettuate

(Polinesia) sono marginali, altre invece (Inghilterra-Francia) sono centrali. La

comparazione viene da lui distinta tra : studio delle somiglianze tra le

società, studio delle loro differenze, studio delle società contigue nello spazio

e nel tempo e quelle remote; egli raccomanda agli storici di praticare tutti

questi approcci.

F. orientò i suoi studi verso gli atteggiamenti collettivi, la Riforma in Francia e il

Rinascimento. In questi contributi egli si discosta dalle idee degli storici che

sostenevano un’evoluzione interna. Egli offre invece una spiegazione sociale, la

domanda di nuove idee, l’ascesa della borghesia, tema ricorrente. La Riforma era

dovuta ad una profonda rivoluzione del sentire religioso e all’ascesa della borghesia,

che aveva bisogno di una religione chiara e umana.

La fondazione delle Annales

Dopo la grande Guerra F. aveva progettato una rivista internazionale dedicata alla

storia economica e diretta dallo storico Pirenne. L’idea venne accantonata fino al 1928

quando Bloch riprese l’iniziativa e l’idea andò in porto e F. e B. divennero i condirettori

della nuova rivista. Il nome originale “ le annales d’histoire economique et sociale” era

qualcosa di più che l’ennesima rivista storica. Sarebbero divenute il portavoce degli

appelli dei due direttori ad un nuovo approccio interdisciplinare alla storia. Nel

comitato redazionale non vi erano solo storici ma anche un geografo (Demaingeon) ,

sociologo(Halbwachs), un economista (Rist), uno studioso di problemi politici

(Siegfried).

Inizialmente la rivista si concentra sulla storia economica ma successivamente (1930)

annunciò l’intenzione di affrontare un campo nuovo della storia sociale; dichiara anche

il suo interesse per le scienze sociali.

Bloch sulla storia rurale e il feudalesimo

La sua carriera fu più breve di quella di Febvre. Il grosso delle sue energie lo dedicò a

due grandi libri:

1. Il primo è sullo studio della storia rurale francese. Nacque come una serie di

conferenze tenute a Oslo anche se era un’estensione della tesi sulla

popolazione rurale francese nel Medioevo che aveva concepito prima della

grande guerra e poi accantonato. Pubblicato nel 1931, è un breve saggio su un

argomento di grande ampiezza. Si occupa di sviluppi di lungo periodo (dal Due

al Settecento) ed effettua illuminanti comparazioni (per somiglianza o

contrasto) tra Francia e Inghilterra. La storia agraria, definita come lo studio sia

delle tecniche sia delle consuetudini rurali, era insolitamente ampia per l’epoca.

Inoltre aveva utilizzato fonti non letterarie (come le mappe dei campi) e il

concetto di civilisation agraire, un termine scelto per risaltare il fatto che

l’esistenza di differenti sistemi agrari non poteva essere spiegata in termini del

solo ambiente fisico. L’aspetto più celebre è il metodo regressivo: il libro è letto

a ritroso, dai fatti più recenti a quelli meno noti. Questo metodo era gia stato

utilizzato da Maitland ma egli lo mise in pratica in maniera più consapevole e

sistematica.

2. Il secondo libro “la societè fèodale” è il lavoro per il quale oggi è noto. È una

sintesi ambiziosa, che copre 4 secoli di storia (dal 900 al 1300), e un ampio

ventaglio di argomenti: servitù, libertà, regalità sacra, l’importanza della

moneta…

Si occupa della società feudale nella sua totalità: la cultura del feudalesimo. Si

occupa inoltre di quelle che le autore chiama “ facons de sentir et de penser”;

tratta dell’indifferenza del Medioevo nei confronti del tempo, o comunque della

sua mancanza d’interesse per una misurazione precisa del tempo. Questo libro

è il più durkheimiano tra tutti i suoi libri e si interessa anche ad uno dei temi

centrali in Durkheim: la coesione sociale. Questa viene spiegata come un

adattamento ai bisogni di

un particolare ambiente sociale, più precisamente, come una risposta a tre

ondate d’invasione: quelle dei vichinghi, dei musulmani e dei magiari.

L’interesse di Durkheim per la comparazione e l’evoluzione sociale lascia il suo

segno su una sezione del libro intitolata “il feudalesimo come tipo sociale” dove

B. sostiene che il feudalesimo non è un evento unico ma una fase ricorrente

dell’evoluzione sociale. Queste caratteristiche conferiscono all’opera di B. un

carattere più sociologico rispetto ad altri storici dell’epoca.

L’istituzionalizzazione delle Annales

Nel 1933 a causa di altri impegni il gruppo di Strasburgo si disperse, B. andò alla

Sorbona per una cattedra di storia economica e F. per una cattedra al College de

France. Questi spostamenti furono positivi per le Annales grazie alla vita intellettuale

francese. Pian piano le Annales divennero il punto di riferimento di una scuola

storiografica. Alcuni allievi di F. e B. diffondevano a Strasburgo il loro messaggio nelle

scuole e nelle università. Durante la seconda guerra mondiale questi sviluppi subirono

un arresto: nonostante avesse 53 anni B. decise di arruolarsi e dopo la sconfitta della

Francia tornò alla vita accademica. Presto però entrò nella Resistenza dove ebbe parte

attiva fino alla cattura dei tedeschi, per essere poi fucilato nel 1944. Nonostante la

guerra egli trovò il tempo di scrivere due brevi libri: L’etrange defaite (una sua

testimonianza sul crollo francese del 1940) e un saggio sul mestiere dello storico, una

lucida e giudiziosa introduzione all’argomento, con un unico tratto iconoclastico, un

paragrafo che attacca ”l’idolo delle origini” e sostiene che ogni fenomeno storico

dev’essere spiegato alla stregua della sua propria epoca e non di qualche epoca

precedente.

Nel frattempo F. dirigeva la rivista; troppo vecchio per combattere passò gli anni della

guerra nella sua casa di campagna scrivendo una serie di libri e articoli sul

Rinascimento e la Riforma in Francia, tra cui uno dei libri di storia più fecondi del

secolo “ le probleme de l’incroyance au XVI siecle: La religion de Rebelais”. Esso ha

ispirato quella storia delle mentalità collettive cui tanti storici francesi si sono dedicati

dagli anni 60. L’opera inizia con una reazione alle concezioni di un altro storico. La

struttura è inconsueta, è una sorta di piramide rovesciata: l’incipit è minuzioso e

filologico (l’ateismo di Rabelais fu denunciato, secondo Lefranc, da molti suoi

contemporanei e F. si impegna qui nell’analisi di questi contemporanei), dimostra che

la parola ateo non aveva un senso definito, era invece un insulto generico. Dal

discutere una singola parola, passa poi a discutere gli aneddoti blasfemi che si

incontrano in “Pantagruel” e nel “Gargantua”: mette in evidenza che appartengono ad

una tradizione medioevale di parodia delle cose sacre e non testimoniano un

atteggiamento razionalistico. Secondo F. Rabelais era un cristiano di specie erasmiana:

un critico di molte delle forme esteriori della chiesa tardo-medioevale, ma un

credente della religione interiore.

Successivamente allarga la sua analisi lasciandosi alle spalle Rebelais, e discutendo

l’impossibilità dell’ateismo nel 500. Analogamente a B.tentò di spiegare perché gli

uomini del 500 non mettessero in dubbio l’esistenza di Dio; egli sostiene che

l’apparato concettuale dell’epoca non permetteva l’incredulità.

Secondo F. nella visione cinquecentesca del mondo v’era un’assenza significativa:

nessuno aveva il senso dell’impossibile (non vi erano criteri generalmente accettati di

cio che era impossibile), per effetto di questa mancanza di criteri, la scienza nel 500

era impensabile.

Nel libro di F. c’è una omogeneità del pensiero e sentimento di tutta la popolazione

francese dell’epoca poiché egli scrive degli “uomini del 500” come se non corressero

differenze rilevanti tra atteggiamenti di uomini e donne, ricchi e poveri…

Nonostante ciò il libro è un esempio di storia orientata ai problemi e ha esercitato una

notevole influenza sugli studi storici, in Francia e altrove.

Dopo la guerra F. fu invitato a contribuire alla riorganizzazione dell’Ecole Pratique des

Hautes Etudes. Fu eletto membro dell’Istitut de France, divenne delegato francese

all’Unesco. Preso da tutte queste attività non ebbe il tempo di scrivere e di completare

alcuni libri, che furono completati da altri. Braudel ebbe un ruolo significativo nella sua

vita, lo aiutò a gestire sia le Annales che il Centre des Recherches Historiques.

Le annales, nate come organo di una setta eretica (bisogna essere eretici, aveva

dichiarato F) dopo la guerra si trasformò nell’organo ufficiale di una chiesa ortodossa.

L’erede di Febvre sarebbe stato Braudel.

CAPITOLO 3

L’ETA’ DI BRAUDEL

1929 – fondazione delle Annales.

Braudel aveva 27 anni, aveva studiato alla Sorbona e insegnava in una scuola in

Algeria mentre lavorava alla sua tesi. Questa tesi era nato come un lavoro di storia

diplomatica, secondo il progetto originario doveva essere uno studio su Filippo II e il

Mediterraneo: un’analisi della politica estera del re.

Durante gli anni di insegnamento la tesi si ampliò. In questi anni egli scrisse anche un

primo articolo importante riguardante gli spagnoli in nord africa nel 500; questo offre

contemporaneamente una critica dei suoi predecessori nel campo d’indagine in

questione, un esame della vita quotidiana delle guarnigioni spagnole, una

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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