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Capitolo 1. La traduzione empirica della teoria

La ricerca scientifica è un processo creativo di scoperta che si sviluppa secondo un itinerario prefissato e secondo procedure prestabilite che si sono consolidate all’interno della comunità scientifica. "Creativo", capacità personali del ricercatore, perspicacia, intelligenza intuitiva. Reichenbach, distinzione tra i due momenti della concezione di una nuova idea e quello relativo al modo in cui essa è presentata, giustificata, difesa e messa alla prova.

  • Contesto della scoperta, non è possibile stabilire regole né procedure.
  • Contesto della giustificazione

La prima regola fondamentale della ricerca empirica è che deve svilupparsi all’interno di un quadro collettivamente condiviso. È un processo collettivo che implica:

  • Pubblicità, la scienza è pubblica (Merton)
  • Controllo, concetti e procedimenti devono essere standardizzati e i risultati devono poter essere verificati anche da altri (Merton)
  • Cumulatività, la scienza è un'accumulazione sistematica di conoscenza.

Pubblicità, controllabilità e ripetibilità delle procedure rappresentano l’unica possibile oggettività della conoscenza sociologica. Lo studioso, nel momento in cui intraprende una ricerca sociale, non può fare di testa sua, deve seguire un approccio sistematico e utilizzare la strumentazione consolidata dall’esperienza di coloro che l’hanno preceduto e che è stata accettata dalla comunità scientifica. Le innovazioni prenderanno il via a partire dalle acquisizioni esistenti, a queste aggiungendosi in un processo di crescita cumulativa.

Quadro di riferimento collettivo

Il quadro di riferimento collettivo che lo scienziato sociale deve avere presente nell’effettuazione della sua ricerca si articola in due momenti:

Struttura logica dell’itinerario di ricerca

Percorso ciclico che inizia dalla teoria, attraversa le fasi di raccolta dei dati, e alla teoria ritorna.

  1. Teoria
    • Deduzione
  2. Ipotesi, articolazione parziale della teoria, si pone ad un livello inferiore in termini di generalità. La teoria è "generale" mentre l’ipotesi è "specifica".
    • Processo di operativizzazione. Trasformazione delle ipotesi in affermazioni empiricamente osservabili.
    • Operativizzazione dei concetti, trasformazione dei concetti in variabili, cioè in entità rilevabili.
    • Scelta dello strumento e delle procedure di rilevazione. La decisione su questi aspetti porta alla definizione del disegno di ricerca: la definizione di un "piano di lavoro sul campo" che stabilisce le varie fasi dell’osservazione empirica.
  3. Raccolta dei dati
    • Organizzazione dei dati rilevati. Trasformare le informazioni in una matrice rettangolare di numeri, la matrice dei dati (matrice casi per variabili C x V). Informazioni, materiali empirici grezzi non ancora sistematizzati. Dati, stessi materiali organizzati in modo tale da poter essere analizzati.
  4. Analisi dei dati. La matrice dei dati è il punto di partenza per l’analisi dei dati, consistente in elaborazioni statistiche condotte con l’ausilio di un calcolatore.
    • Interpretazione delle analisi statistiche condotte nella fase precedente.
  5. Risultati
    • Induzione, a partire dalle risultanze empiriche si confronta con le ipotesi teoriche e con la teoria di partenza, per arrivare a una sua conferma o a una riformulazione.
  6. Teoria

Schema a spirale, dove teoria e ricerca sono connesse nel processo senza fine dell’accumulazione della conoscenza sociologica. È l’itinerario ideale della ricerca sociale di tipo quantitativo, ideale perché ci possono essere variazioni anche non lievi nell’applicazione concreta.

Strumentazione tecnica da utilizzare

Teoria, insieme di proposizioni organicamente connesse, che si pongono a un elevato livello di astrazione e generalizzazione rispetto alla realtà empirica, le quali sono derivate da regolarità empiriche e dalle quali possono essere derivate delle previsioni empiriche.

  • Insieme di proposizioni: sistema coerente di affermazioni che spesso assumono il carattere di proposizioni causali.
  • Astrazione e generalizzazione: la teoria trascende le specifiche espressioni empiriche sia dal punto di vista concettuale (astrazione) sia da quello del campo di applicazione (generalizzazione).
  • Derivata da regolarità empiriche: la teoria nasce dalla (ed è confermata nella) constatazione di ricorrenze nella realtà osservata.
  • Produttiva di previsioni empiriche: da una teoria ricavata dall’osservazione di determinate regolarità empiriche si possono inferire accadimenti in altri e differenti contesti.

Una proposizione teorica deve poter essere articolata in ipotesi specifiche. Ipotesi, una proposizione che implica una relazione fra due o più concetti, che si colloca su un livello inferiore di astrazione e di generalità rispetto alla teoria e che permette una traduzione della teoria in termini empiricamente controllabili.

Caratteri distintivi dell’ipotesi

  • Minor astrazione in termini concettuali e la sua minore generalità (o maggiore specificità) in termini di estensione, rispetto alla teoria.
  • Carattere di provvisorietà, di ipoteticità. L’ipotesi è un’affermazione provvisoria ancora da provare, che deriva dalla teoria ma che attende il controllo empirico per poter essere confermata.

Le ipotesi sono empiricamente controllabili attraverso opportune definizioni operative. La validità di una teorizzazione dipende dalla sua trasformabilità in ipotesi empiricamente controllabili. Il criterio della controllabilità empirica è il criterio stesso della scientificità. Se una teoria è vaga e confusa, difficilmente sarà passibile di tali trasformazioni: priva di un riscontro empirico essa resta nell’ambito pre-teorico delle supposizioni.

Merton distingue tra generalizzazione empirica e teoria. "Una generalizzazione empirica è una proposizione isolata che riassume uniformità relazionali osservate tra due o più variabili." Si comincia a intravedere la teoria quando diverse di queste uniformità vengono fra loro collegate e sussunte in un sistema concettuale che si colloca a un livello superiore di astrazione.

La generalizzazione empirica, in quanto semplice descrizione della realtà, non permette di fare delle previsioni al di fuori della ripetizione dell’osservazione dalla quale proviene. La teoria, ponendosi su un livello di astrazione superiore, permette di avanzare ipotesi anche in campi diversi e perfino remoti da quelli in cui è stata originata.

Frequentemente capita che ipotesi vengano sviluppate dopo aver raccolto i dati, e con questi confrontate a posteriori. Si utilizzano dati già esistenti (analisi secondaria). Altre volte si ricorre alla teoria dopo aver analizzato i dati, per spiegare un fatto anomalo o un risultato inaspettato. Altre volte una nuova teoria può essere scoperta nel corso della fase empirica.

Alterazione della sequenza canonica teoria-ipotesi-osservazione, talvolta la rilevazione viene prima delle ipotesi per ragioni di forza maggiore. "Analisi secondaria", quando si applica una seconda analisi a dati raccolti da altri ricercatori in tempi precedenti.

Spesso la teoria non è così ben definita da consentire ipotesi chiare e nette. Talvolta il tema è nuovo, sconosciuto e quindi la ricerca si muove su un piano eminentemente descrittivo. Altre volte ancora la rilevazione non parte da una specifica teorizzazione in quanto vuole intenzionalmente abbracciare un vasto campo di problematiche, onde permettere successivamente analisi diversificate.

Concetto e traduzione empirica

Con il termine concetto ci si riferisce al contenuto semantico (significato) dei segni linguistici e delle immagini mentali. L’azione di ordinare il molteplice sotto un unico atto di pensiero, nonché l’atto di staccare dall’immediatezza delle impressioni sensibili e dalle rappresentanze particolari un’astrazione dal significato universale. È il mezzo attraverso cui l’uomo può conoscere e pensare; ed è il fondamento di ogni disciplina scientifica, la quale consiste nel conoscere per universali.

Il termine ha un significato generalissimo, e può includere ogni specie di segno o procedura semantica, quale che sia l’oggetto cui si riferisce. I concetti possono far riferimento a costruzioni mentali astratte che è impossibile osservare direttamente, oppure riferirsi a entità concrete e immediatamente osservabili.

I concetti sono i mattoni della teoria, è attraverso l’operativizzazione dei concetti che si realizza la traduzione empirica di una teoria. Blumer, “la teoria ha un senso per la scienza empirica solo nella misura in cui riesce a connettersi proficuamente con il mondo empirico; i concetti sono gli strumenti, e gli unici strumenti, per stabilire una tale connessione.”

Se la teoria è una rete di connessioni fra entità astratte rappresentate dai concetti, una volta che tali entità astratte diventano concrete, tutta a rete teorica diverrà concreta, essendo possibile stabilire le stesse connessioni fra i concetti resi concreti, trasformati cioè in entità empiricamente osservabili.

Processo di traduzione empirica

  1. Il primo passaggio del processo di traduzione empirica dei concetti consiste nell’applicarli a oggetti concreti, farli diventare attributo o proprietà di oggetti, degli specifici oggetti studiati, che chiamiamo unità di analisi. Non necessariamente tali concetti-proprietà dell’analisi sociale devono essere rappresentati da concetti complessi. Queste proprietà assumono, sugli oggetti ai quali afferiscono, stati diversi, cioè variano fra le unità di analisi.
  2. Per rendere empiricamente operativo il concetto-proprietà bisogna darne una definizione operativa, stabilire le regole per la sua traduzione in operazioni empiriche.
  3. Applicazione delle sopracitate regole ai concreti casi studiati. Fase della operativizzazione in senso stretto, è la sua traduzione pratica. Marradi, la definizione operativa è un “testo”; l’operativizzazione è un “fare”. Chiamiamo variabile la proprietà così operativizzata. Chiamiamo modalità gli “stati” operativizzati della proprietà, a ognuna delle quali viene assegnato un differente valore simbolico, normalmente costituito da un numero.

Precisazione terminologica di “operativizzare”. Nel linguaggio corrente avremmo detto “misurare”, in quanto normalmente si chiama con “misurazione” il processo di assegnazione di valori numerici agli stati di una proprietà. La definizione di misurazione riportata in tutti i manuali di metodologia è infatti quella ripresa dalle formulazioni di Stevens negli anni ’40 del secolo scorso, secondo cui “la misurazione consiste nell’attribuzione di numeri a oggetti o eventi seguendo determinate regole.”

Quando non si dispone di una unità di misura è improprio parlare di misurazione: classificazione, ordinamento, conteggio. Tuttavia, non è entrato nel linguaggio comune un termine unico per definire questa operazione di misurazione-ordinamento-conteggio-classificazione. L’invadenza delle scienze naturali ha imposto il termine “misurare” anche quando esso è improprio. “Operativizzare” viene talvolta impiegato nel generale significato di “tradurre dal linguaggio teorico al linguaggio empirico”. Ma in senso stretto va riferito al passaggio dalle proprietà alle variabili, che, nel più ampio percorso che connette teoria e ricerca, rappresenta il ponte cruciale che collega i due versanti.

Unità di analisi

Unità di analisi, rappresenta l’oggetto sociale al quale afferiscono, nella ricerca empirica, le proprietà studiate. Una riflessione teorica non ha bisogno di definire precise unità di analisi. Tipi di unità di analisi: individuo, aggregato di individui, gruppo-organizzazione-istituzione, evento, prodotto culturale. L’unità di analisi più frequente nelle ricerche sociali, in particolare in sociologia, è l’individuo.

Un secondo caso piuttosto frequente è quello in cui l’unità di analisi è rappresentata da un collettivo, aggregato di individui oppure un gruppo-organizzazione-istituzione. Nel caso dell’aggregato di individui, l’esempio più comune è rappresentato dalle fonti statistiche ufficiali, basate su aggregati “territoriali” di individui; le variabili derivano da operazioni matematiche effettuate su variabili rilevate a livello individuale. Se distinguiamo tra unità di analisi e unità di rilevamento, in questo caso l’unità di rilevamento si colloca a un livello inferiore rispetto all’unità di analisi, ed è rappresentata dall’individuo.

Gruppo-organizzazione-istituzione quando la maggior parte delle variabili è rappresentata dalle “variabili collettive strutturali” o “variabili globali”, dove l’unità di rilevamento è il collettivo stesso. Anche se alcune variabili fanno riferimento a livelli individuali sottostanti, i dati sono raccolti a livello di collettivo; per cui unità di analisi e unità di rilevamento coincidono. Unità di analisi di questo genere sono piuttosto frequenti nelle ricerche sociali, gruppi come famiglie, associazioni ecc; organizzazioni-istituzioni quali sindacati, partiti, organizzazioni lavorative. Può trattarsi di unità strettamente istituzionali non necessariamente rappresentate da collettivi di individui.

Evento rappresentazione simbolica/prodotto culturale, analisi del contenuto, dove l’unità di analisi è rappresentata da messaggi di comunicazione di massa ecc. Chiamiamo casi gli esemplari di una data unità di analisi inclusi in una determinata ricerca. L'”unità di analisi” è una definizione astratta, che denomina il tipo di oggetto sociale al quale afferiscono le proprietà. Questa unità viene localizzata nel tempo e nello spazio, definendo “la popolazione di riferimento” della ricerca. Questa popolazione di riferimento può essere integralmente oggetto dello studio, oppure solo una parte di essa viene studiata. Spesso se ne estrae un campione casuale; altre volte ci potranno essere differenti criteri di selezione. I casi sono gli esemplari di quella data unità di analisi che vengono studiati, sui quali si rilevano i dati. Mentre l’unità di analisi è singolare e astratta, i casi sono multipli e concreti, e costituiscono gli oggetti specifici della ricerca empirica.

Variabile

Variabile, consiste nella proprietà operativizzata di un oggetto, in quanto il concetto, per poter essere operativizzato, ha dovuto essere applicato a un oggetto diventandone proprietà. Non c’è corrispondenza biunivoca fra “concetto” e “variabile”, in quanto un concetto può essere operativizzato in modi diversi. Può essere associato, come proprietà, a differenti unità di analisi. In quanto proprietà può dare luogo a diverse variabili. Una variabile può “variare” tra diverse modalità, corrispondenti ai diversi stati della proprietà. Una proprietà, anche se variabile in linea di principio, può risultare invariante nello specifico sottoinsieme degli oggetti studiati. Nella sua forma operativizzata, non è più chiamata “variabile”, ma assume il nome di costante. La variazione di una variabile può realizzarsi in due modi: nel tempo, sullo stesso caso (studio longitudinale, diacronico); fra i casi, nello stesso tempo (studio trasversale, sincronico).

Nelle scienze sociali è più frequente lo studio trasversale, quello di variabili che variano tra le unità di analisi. E questo per il carattere di non manipolabilità della maggior parte delle variabili sociali.

Criteri di distinzione fra le variabili

  1. Variabili non manipolabili e variabili manipolabili. Questa distinzione fa riferimento a proprietà “costitutive” della variabile stessa. Fra le prime collochiamo tutte le proprietà delle unità di analisi che non sono modificabili dal ricercatore. Le variabili manipolabili sono quelle che il ricercatore controlla e può modificare attivamente. La maggior parte delle variabili della ricerca sociale sono del primo tipo: il ricercatore non può intervenire su di esse e può solo limitarsi ad assegnare a differenti gruppi i soggetti, sulla base degli stati su di essi assunti dalle diverse proprietà. Ci sono tuttavia specifiche situazioni in cui il ricercatore può manipolare le variabili, cioè far variare artificialmente gli stati dei soggetti su di esse.
  2. Variabili dipendenti e variabili indipendenti, distinzione sul ruolo delle variabili nell’analisi dei dati, la loro utilizzazione nella spiegazione scientifica. In una relazione asimmetrica tra due variabili, quando cioè una variabile influenza un’altra, chiamiamo “variabile indipendente” la variabile che influenza, e “variabile dipendente” la variabile che è influenzata. Se la relazione di dipendenza è di tipo causale, la causa è la variabile indipendente e l’effetto è la variabile dipendente. Assai frequentemente ci si trova in una relazione dove le variabili implicate sono più di due. Relazione multivariata, dove la variabile dipendente è una sola ed è rappresentata dal fenomeno da spiegare, mentre le variabili indipendenti sono le spiegazioni. L’identificazione della variabile dipendente e delle variabili indipendenti rappresenta una chiarificazione concettuale assolutamente fondamentale ai fini dell’analisi di un fenomeno sociale.
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GloriaG di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca psicosociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Bobbio Andrea.
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