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Riassunto esame Metodologia della Ricerca Psicologica, prof.ssa Ingoglia, libro consigliato "Metodologia della Ricerca Psicosociale" di Boca S. ; Ruggieri S. ; Ingoglia S. Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Metodologia della Ricerca Psicologica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla prof.ssa Ingoglia: "Metodologia della Ricerca Psicosociale" di Boca S. ; Ruggieri S. ; Ingoglia S. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la relatività del percorso conoscitivo; la ricerca scientifica in psicologia; la validità e le... Vedi di più

Esame di Metodologia della ricerca psicologica docente Prof. S. Ingoglia

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La manipolazione può essere effettuata between participants o within participants.

 La manipolazione between participants prevede la creazione di quattro diverse condizioni corrispondenti ad

altrettanti gruppi randomizzati, per poi osservare ciascuno in una condizione.

 La manipolazione within participants prevede la creazione di un solo gruppo, sottoposto alle 4 osservazioni

in momenti diversi.

Entrambi i metodi hanno rischi:

-per i between participants, nulla ci garantisce che i gruppi siano effettivamente omogenei.

-per i within participants, ogni osservazione potrebbe essere in qualche modo influenzata dalla precedente.

I disegni sperimentali più semplici sono quelli a singolo fattore, quelli in cui cioè si manipola un solo fattore per

volta. Tra questi distinguiamo:

- Disegno “one-shot”: disegno più semplice, un solo gruppo di partecipanti a cui viene somministrato il

trattamento per poi osservarne il risultato. Non si hanno possibilità di confronto per stabilire se il

trattamento abbia effettivamente avuto effetto.

- Disegno di ricerca prima-dopo: Come il one-shot, ma preceduto da un pre-test, in modo da poter

confrontare la situazione precedente e quella successiva. Problema è che la variabile studiata potrebbe

anche mutare per situazioni differenti al trattamento, ad esempio per questioni temporali (variazione di

spontaneo), e non c’è modo di distinguere la fonte del cambiamento. O2

- Disegno con gruppi di controllo a una sola condizione post-test: differenziazione tra gruppo sperimentale,

sottoposto al trattamento, e gruppo di controllo sul quale si effettua solo il post-test.

La differenza tra l’osservazione 1 (relativa al gruppo sperimentale) e l’osservazione 2 (relativa a quello di

controllo), entrambe effettuate post-test, viene considerato l’indicatore dell’effetto del trattamento sulla

VD.

- Disegno a gruppi di controllo nel pre-test e post-test: Come sopra, ma si effettua anche l’osservazione pre-

test per entrambi i gruppi, oltre a quella post-test. Ciò permette di verificare l’uguaglianza iniziale dei due

gruppi, ed anche di confrontarli in seguito al trattamento.

- Disegno di ricerca ideale o di Solomon: definito ideale perché tiene conto di buona parte dei fattori.

Osserva quattro gruppi, due sperimentali e due di controllo.

-Il primo sperimentale, viene osservato nel pre e nel post-test.

-Il secondo di controllo, viene osservato nel pre e nel post-test.

-Il terzo sperimentale, viene osservato solo nel post-test.

-Il quarto di controllo, viene osservato solo nel post-test.

Quello che avvantaggia il disegno di Solomon è di poter effettuare una serie di controlli incrociati, e grazie

all’aggiunta dei due nuovi gruppi, di poter escludere l’eventualità che il pre-test influenzi i soggetti.

 Disegni a più fattori contemporanei, in cui gli effetti di più VI vengono testati contemporaneamente.

Consentono di osservate l’effetto di più VI sia insieme, sia singolarmente.

Supponendo ad esempio che un ricercatore voglia valutare l’effetto di riempimento e dimensione delle lettere sulla

velocità di lettura, si può prevedere un piano sperimentale con tre dimensioni dei caratteri e due colori, che porta a

sei diverse combinazioni.

Se il ricercatore non fosse soddisfatto e volesse verificare se tale differenza fosse esclusivamente per parole con

significato o anche per stringhe di sillabe, potrebbe tranquillamente aggiungere una terza variabile ottenendo un

disegno 2 x 2 x 3. Il numero totale di celle del disegno è dato dal prodotto cartesiano dei livelli delle VI.

Un possibile inconveniente è dovuto al possibile incremento di fattori, che porterebbe a numerose combinazioni

difficilmente schematizzabili. Una parziale soluzione sta nel combinare disegni between e within participants nello

stesso disegno, ad esempio nel disegno precedente potremmo mostrare ad ogni partecipante stimoli di altezza

variabile: 1 cm al primo gruppo, 2 cm al secondo, 3 cm al terzo.

Altro vantaggio dei disegni multifattoriali sta nel poter valutare gli effetti delle variabili nella propria individualità e

nel loro effetto combinato.

Si parla così di effetti principali (quelli legati ad effetti semplici che ogni variabile può esercitare sull’altra) e

di effetti combinati (effetti additivi, quanto una VI modifica il proprio effetto in funzione di un altro fattore).

1. effetti principali si osservano quando al variare dei livelli del fattore sperimentale si osservano variazioni

della VD non attribuibili al caso. Ci sono quindi tante possibili variazioni della VD quanto sono le VI.

Es: se gli stimoli espressi in altezza 3cm sono letti più velocemente degli altri, l’altezza del carattere ha un

effetto sulla velocità di lettura

2. effetti additivi derivano dall’effetto combinato di più variabili, che possono sommare i loro effetti o

interagire tra loro.

Es: fattore riempimento che somma il proprio effetto all’altezza del carattere. Due fattori interagiscono

invece quando gli effetti di uno variano in funzione dei livelli dell’altro (ad esempio l’interazione tra due

farmaci).

Capitolo 5. I disegni di ricerca quasi - sperimentali

Disegni di ricerca quasi sperimentali. Essi differiscono da quelli sperimentali poiché non si ha possibilità di verifica di

un legame causale tra variabili, in favore di un maggiore avvicinamento verso il reale.

Tendenzialmente, si preferiscono i disegni sperimentali quando possibili perché consentono un maggior controllo,

Al contempo però, essi però diminuiscono la validità esterna, quindi anche quelli quasi-sperimentali possono essere

assai utili a patto che si riesca a mantenere alta la validità interna e l’interpretabilità dei risultati.

Distinguiamo diversi tipi di questi disegni di ricerca:

 Disegno QS (quasi-sperimentale) a una sola condizione post-test: stesso principio del suo equivalente

sperimentale. In questo caso i due gruppi non sono randomizzati ma pre-esistenti.

Esempio: due squadre di velocisti per la staffetta 4x100, una delle due è seguita da uno psicologo. Il

problema è che anche se dovesse vincere la squadra sostenuta dallo psicologo, ci rimarrà il dubbio se tale

squadra avrebbe vinto comunque anche senza il suo aiuto, poiché i gruppi non sono randomizzati.

 Disegno QS prima-dopo: un solo gruppo, sottoposto all’osservazione prima e dopo il test.

Stesso rischio di invalidità: la variabile può mutare per altri fattori, inoltre non è possibile controllare

l’intervento di fattori storici, infine la variabile potrebbe mutare per il pre-test e non per il trattamento.

Per questo Ercolani propone una variante composta da 6 fasi: osservazione pre-test, trattamento (intervento

psicologico), oss. Post test, a cui segue una nuova osservazione pre-test, sospensione del trattamento,

osservazione post-test.

Cosi si può osservare la discrepanza tra O1 e O2 rispetto a O3 e O4.

 Disegno QS a gruppo di controllo non equivalente: Due gruppi, uno sottoposto a trattamento più

osservazioni pre e post-test, l’altro, di controllo, senza trattamento.

Ancora una volta non possiamo stabilire con certezza che eventuali differenze non siano dovute a variabili

esterne. Si può migliorare la sua validità interna prolungandolo temporalmente,

ad esempio ampliando a tre gruppi, di cui due sperimentali facendo tre osservazioni intervallate da due

trattamenti (uno per il primo gruppo sperimentale, l’altro per il secondo), invece di due osservazioni

intervallate da un trattamento, cosicché da osservare l’andamento del fenomeno e poter fare controlli

incrociati.

 Disegno a piani simulati prima-dopo: difficoltà nell’utilizzo di un gruppo sperimentale possono derivare

anche dalla mancata conoscenza dei valori assunti nei partecipanti alla ricerca dalla variabile di disegno.

Tale ostacolo può essere superato conducendo un’indagine campionaria sulla popolazione-target prima del

test, estraendo un campione casuale da questo gruppo per formarne un secondo gruppo (stavolta

sperimentale) e poi osservandolo. I due gruppi non dovrebbero avere differenze provenendo dalla stessa

popolazione, quindi le uniche differenze sono quelle relative al caso, e il trattamento risulta non falsato da

altre variabili. Questo è il disegno a campioni differenti nel pre-test e nel post-test (fig.1). Esso non tiene

tuttavia conto dei fattori storici, poiché le variabili umane cambiano nel tempo.

- Per separare quindi l’effetto sperimentale dai fattori evoluzionistici Campbell e Stanley propongono di

includere un ulteriore gruppo di controllo e dividere lo studio in tre tempi (Oss.1 sul gruppo 1, Oss2 sul

gruppo 2, trattamento per tutti e tre i gruppi, Oss3 sul gruppo 3)(fig.2), cosicché si possa valutare l’entità dei

fattori evoluzionistici e proiettarli. Ciò non toglie che degli eventi abbiano comunque influenzato il post-test.

- Alternativa più robusta è il piano a campioni differenti nel pre-test e nel post-test con o senza trattamento

(fig.3). In questo caso si aggiungono tre gruppi di controllo, di cui due non sottoposti al test, che verranno

osservati uno nel pre-test ed uno nel post-test. Il gruppo sperimentale verrà osservato dopo il trattamento, il

primo di controllo prima di esso.

Cosi oltre ai fattori maturazionali si tiene conto anche di eventuali fattori fortuiti che influenzano

l’andamento.

 Disegno QS a serie temporali interrotte: utilizzato per individui con caratteristiche peculiari (tecnici che

sviluppano un nuovo prodotto o membri di un’orchestra da camera). Se si volesse seguire l’andamento di

una variabile psicologica, questo sarebbe il disegno adatto, poiché consente tale osservazione grazie ad

osservazioni ripetute prima e dopo il singolo trattamento (fig1).

Il passaggio tra l’ultima osservazione prima del trattamento e la prima dopo il trattamento è naturalmente

cruciale per osservare se quest’ultimo ha avuto effetto e se cambierà la media e la continuità delle

osservazioni successive.

Tuttavia è vulnerabile a fattori storici e influenza esercitata dalle ripetute osservazioni, oltre all’eventuale

perdita di partecipanti.

- Per risolvere ciò si possono creare due serie temporali parallele, entrambe con ripetute osservazioni ma

soltanto una con il trattamento. Se queste due serie divergono, il trattamento ha avuto successo.

- Se non si può creare un gruppo di controllo, si possono mantenere 3 gruppi sperimentali e sottoporli al

trattamento in momenti diversi (uno all’inizio, uno a metà e uno alla fine)(fig.3).

 Disegni “ex post facto”: Se si volesse osservare l’effetto di un terremoto su una popolazione ad esempio, si

avrebbe difficoltà ad estrarre un gruppo di controllo, poiché tutta la popolazione ne è stata colpita.

Si tenta di estrarre quindi una popolazione che sia quanto più simile possibile a quella interessata e si

confrontano.

Capitolo 6. La ricerca non-sperimentale

Ricerca non-sperimentale. Il ricercatore si limita a registrare senza manipolare le variabili di interesse.

Possiamo distinguerne due tipi in base al grado di controllo dell’osservatore:

-una in cui si osserva il manifestarsi spontaneo del fenomeno (metodi storici),

-l’altra in cui l’osservatore genera le condizioni in modo tale che il fenomeno si manifesti (metodi sperimentali).

Essi si collocano alle due estremità di un continuum, a metà del quale si trovano i metodi descrittivi, che implicano

l’osservazione di certi comportamenti ed eventi per fornire un’immagine precisa di un fenomeno.

Non si può in questi casi parlare di VD e VI, si parla quindi di:

-variabili osservate (variabili registrate dall’osservatore attraverso l’osservazione) e

-variabili di disegno (caratteristiche degli eventi che si suppone influenzino il fenomeno osservato).

Tra le due c’è abitualmente una correlazione, ma non per forza causale, poiché non si possono escludere

sperimentalmente altre variabili.

Vengono inclusi nel metodo storico:

-“lo studio del caso” (lo studioso affronta problemi che si presentano) e

-la “ricerca storica” (lo studioso prende in esame documenti per vagliare ipotesi su un comportamento)

e in quelli descrittivi:

-“la ricerca osservazionale” (osservazione spontanea del comportamento) e quella

-“correlazionale” (si favorisce il manifestarsi di due o più comportamenti di cui intende studiare la relazione).

-“studi genetici” studiano lo sviluppo del comportamento.

 Metodi storici:

- Ricerca storica: acquisire informazioni su avvenimenti passati o studiare gli antecedenti di un problema

attuale. I dati d’archivio possono derivare da documenti primari (resoconti di testimoni oculari) o secondari

(redatti da soggetti non presenti sulla scena, ma che hanno a loro volta ottenuto l’informazione da testimoni

oculari). Quelli secondari si possono poi dividere in personali (autobiografie, lettere, prodotti per un uso

privato) e istituzionali (giornali o testi narrativi, prodotti per la propria attività).

-Vantaggio: non c’è alcun individuo influenzato dalle azioni del ricercatore, quindi la distorsione è

minima. Inoltre è più facile che le persone confessino in un documento che in un’intervista.

-Problemi: può infatti rispondere solo alle ipotesi presenti nei dati d’archivio, infatti non tutti i dati che il

ricercatore vorrebbe trovare sono presenti. Inoltre non sono standardizzati (difficoltà di confronto) e non

forniscono resoconti sul comportamento non verbale.

- Studio del singolo caso: investiga un fenomeno nel suo contesto naturale.

Il metodo clinico (come è altresì definito), mira ad emettere una diagnosi e proporre un trattamento,

producendo quindi due obiettivi:

-uno conoscitivo (condiviso con gli altri metodi)

-uno trasformativo (che lo distingue dagli stessi).

Esso si articola in 5 tappe:

1. si ottiene la descrizione del problema e delle circostanze passate che l’hanno causato

2. si formulano ipotesi sui fattori che regolano la condizione attuale,

3. si effettuano verifiche e test per confermare le ipotesi,

4. se le ipotesi sono confermate, si formula una diagnosi seguita da una formulazione terapeutica,

5. si osservano gli effetti del trattamento.

L’interazione medico-paziente è quindi il fulcro di questo metodo. Il primo studioso a proporlo fu Allport. Lo studio

del caso è una notevole fonte di ipotesi sullo sviluppo umano, ad esempio il caso di Hans portò allo sviluppo della

teoria freudiana eziopatogenetica sulle fobie, e fornisce una qualificazione circa la generalizzazione di quanto

attestato.

Tuttavia, risulta inefficace quando si vuole studiare un campo ben strutturato e ricco di elementi già conosciuti.

 Metodi descrittivi: Forniscono un’immagine precisa di un fenomeno con le componenti e loro relazioni.

- Ricerca osservazionale: registrazione del comportamento in situazioni spontanee.

Il termine osservazione può essere inteso come un guardare la realtà circostante per trarne ipotesi oppure,

in termini più strettamente psicologici, come una distinzione fra due strategie d’indagine, vale a dire

l’osservazione dell’accadimento spontaneo dell’evento e l’osservazione in cui il ricercatore agisce per

modificare la situazione. Osservazioni su un comportamento possono aiutare a definire dati normativi, ad

esempio l’osservazione di un bambino può portare a definire lo sviluppo.

Il contesto osservativo può essere naturale, se non vi è manipolazione ambientale dell’osservatore, o

artificiale se condotta in laboratorio.

Bailey distingue altri due tipi di osservazione:

-strutturata (si cerca un comportamento specifico stabilendo la frequenza di determinati eventi)

-non strutturata (ci si limita a registrare tutti i comportamenti).

A differenza dell’osservazione naturalistica, in cui l’osservatore è sempre al di fuori della scena analizzata,

nell’osservazione partecipante vi è un intervento diretto dell’osservatore, che analizza la scena come uno

che “sta dentro” quel particolare contesto. Il problema di quest’ultimo tipo di osservazione è che può

distorcere il comportamento dei soggetti.

-Vantaggio è la validità esterna, i dati infatti, seppur non sempre, sono più generalizzabili rispetto a quelli

ottenuti in laboratorio; inoltre consente di analizzare ottimamente il comportamento non verbale.

-Difetti sono uno scarso controllo da parte dell’osservatore e una mancata costruzione delle associazioni

tra variabili, è quindi inadatto se si vuole osservare le cause di un comportamento. Inoltre si raccolgono

molti dati poi difficili da codificare.

- Ricerca correlazionale: più sistematici e potenti, non prevedono alcuna manipolazione ma permettono lo

studio della correlazione tra variabili di disegno e osservate, ed eventualmente, se si riscontra un’elevata

associazione, il ricercatore sarà in grado di stabilire il valore di una non appena individuata l’altra.

Il ricercatore non interviene sul contesto, ma può agire per far manifestare determinati eventi, egli dunque

seleziona i fatti ma non li modifica.

Se si vogliono esaminare relazioni tra variabili, è preferibile il metodo sperimentale. Alcune variabili non

sono tuttavia modificabili (orientamento politico) o deontologicamente inadatte alla sperimentazione

(suicidio), ed è in questi casi che si ricorre al metodo correlazionale.

La ricerca correlazionale può essere assimilata all’inchiesta campionaria, cioè una raccolta in forma

standardizzata di informazioni da parte di un gruppo di persone attraverso test o questionari. I dati raccolti

vengono inseriti in una matrice, con una colonna dedicata agli intervistati e una riga alle variabili rilevate

(codifica dei dati). Le inchieste campionarie sono adatte se il ricercatore vuol sapere in che misura un gruppo

di persone possieda una caratteristica psicologica.

L’inchiesta campionaria ha alta validità esterna grazie all’assenza di manipolazione e ambiente naturale,

mentre l’elevato numero di partecipanti aumenta la validità statistica.

Essa non consente tuttavia di analizzare adeguatamente la relazione tra le variabili, ad esempio quale

variabile influenzi l’altra, richiedendo a tale scopo altri metodi di analisi statistica o sperimentale.

- Studi genetici: indagano lo sviluppo del comportamento attraverso due modalità:

-longitudinale: il ricercatore sceglie un gruppo di soggetti e li analizza ad intervalli fissi, evidenziando

cambiamenti di caratteristiche

-trasversale: si indaga l’evoluzione di un costrutto in relazione ad un altro, come lo studio di Beyers e

Goossens sullo sviluppo dell’autonomia emotiva in giovani adulti.

Esempio: intolleranza in funzione della composizione sociale, si estraggono campioni di soggetti

provenienti da aree a forte immigrazione, e si registrano i cambiamenti di queste due caratteristiche.

Rischi: longitudinale la mortalità dei partecipanti, trasversale assume in modo aprioristico che i gruppi

testati si collochino in un continuum, senza considerare le variazioni.

Varie discussioni a riguardo dei metodi di ricerca hanno sempre posto l’accento sulla connotazione scientifica degli

stessi, sottolineando come il contesto abbia un ruolo fondamentale.

Bisogna inoltre effettuare una distinzione tra strategie di ricerca (metodi attraverso cui si acquisiscono conoscenze

sul proprio oggetto di studio) e tecniche di rilevazione dei dati (mezzi attraverso cui si procede alla raccolta delle

osservazioni empiriche). Non necessariamente una tecnica di rilevazione è associata ad una strategia di ricerca.

Infine, da sottolineare come l’osservazione spontanea, senza tentativi di influenzare l’ambiente, venga chiamata

ricerca osservazionale pura. L’interferenza dell’osservatore può essere collocata in un continuum, ad un estremo del

quale vi è la registrazione del comportamento spontaneo ed all’altro la manipolazione sperimentale della variabile

interessata. In mezzo si trovano tutte le tecniche per favorire la comparsa di un comportamento.

Capitolo 7. Lo scaling

I concetti sono caratteristiche tipiche della psicologia sociale, costrutti, che tuttavia non risultano misurabili.

Possiamo solo osservare i comportamenti che si ritengono derivanti da questo costrutto. Si pone quindi il problema

su come tradurre in modo quantificabile i concetti, e per farlo si ricorre agli indicatori, concetti più specifici che

compongono quello superiore. Se infatti ad esempio non possiamo quantificare l’autoefficacia di un individuo,

possiamo osservare il suo comportamento e vedere quanto esso è capace di gestire determinati compiti. Gli

indicatori sono quindi molteplici e colgono ciascuno un aspetto del comportamento.

Un indicatore è solo in parte sovrapposto al concetto di cui fa parte, ed è per il resto influenzato da altre variabili.

Marradi distingue infatti due parti dell’indicatore:

-indicante, che condivide col concetto

-estranea, che invece dipende da altri fattori

è naturalmente compito del ricercatore selezionare concetti che abbiamo un’alta parte indicante.

Per rappresentare un concetto attraverso una serie di indicatori si utilizza lo scaling.

Lo scaling nasce per risolvere il problema dell’oggettività: come tradurre in termini oggettivi fattori del tutto

soggettivi come l’interazione tra individui o la reattività di un individuo?

Lo scaling, per superare questi problemi si avvicina realizzando variabili per le quali la distanza sia nota, le quali

vengono dette “quasi-cardinali”.

L’applicazione più frequente dello scaling è la misura degli atteggiamenti, in cui l’unità di analisi è l’individuo, il

concetto generale è un atteggiamento e gli indicatori sono opinioni.

Il primo tentativo di misurare atteggiamenti si deve a Bogardus, che mise a punto una tecnica per misurare la

distanza sociale tra gruppi etnici, mentre Thurstone mise a punto le basi dello scaling, selezionando le affermazioni

da includere in un’eventuale scala di misurazione e i punteggi da attribuire a ciascuna affermazione.

Likert, nel 1932, propose una scala molto più semplice di quelle di Thurstone, che ancora oggi è tra le più utilizzate.

Abbiamo infine Guttman, che, con un principio di ordine deterministico, sottolineò il problema

dell’unidimensionalità degli indicatori e tentò di superarla con l’affermazione che la risposta di un soggetto dipende

interamente dalla posizione sulla dimensione che si vuole rilevare.

L’obiettivo dello scaling è di collocare gli individui in un continuum, un estremo del quale può indicare favore e

quindi possesso di una proprietà, e viceversa l’altro estremo.

Le operazioni di scaling comportano la costruzione di una scala, di item con cui strutturarla, e punteggi da assegnare

a ciascuna risposta.

Una scala deve avere due proprietà psicometriche: validità e attendibilità.

 La validità studia il legame fra l’indicatore e il concetto da rilevare, attraverso le conoscenze del ricercatore e

l’utilizzo di coefficienti statistici di validità. Essa può anche essere intesa come la distanza fra il punteggio ottenuto

da un soggetto su una scala e il punteggio vero (se esso è zero, la validità è massima), ed è inoltre una caratteristica

unica, ed è però composta da aspetti differenti:

- Validità di contenuto: misura in cui viene effettuato un campionamento di indicatori rappresentativo del

dominio semantico. Essa è distinta in due fasi, nella prima delle quali si deve stabilire il dominio di

contenuto e poi sceglierne gli indicatori che ad esso si riferiscono. La prima fase richiede un’analisi

letteraria, la seconda di scomporre il concetto nelle sue parti. Non va confusa con la validità esteriore, che si

riferisce al grado in cui un insieme degli indicatori sembrano misurare ciò che devono misurare sulla base di

un esame superficiale ed arbitrario da parte del ricercatore.

- Validità mediante criterio: correlazione tra indicatori legati ad un concetto e una variabile-criterio che si

riferisce allo stesso concetto. Due tipi di validità mediante criterio:

-predittiva (la variabile criterio è da determinare nel futuro con comportamenti predittivi del soggetto)

-concorrente (la variabile-criterio esiste già al momento della rilevazione)

- Validità di costrutto: si basa su un coefficiente di correlazione teoricamente fondato e richiede diverse

valutazioni. E’ la misura in cui un indicatore mostra delle correlazioni empiriche con altre variabili che

definiscono altri concetti.

- Validità convergente: misura in cui tecniche diverse che esaminano dati simili producono risultati simili

(discriminante è la misura in cui tecniche uguali che misurano dati diversi producono esiti diversi).

Campbell e Fiske hanno proposto il modello multitratto-multimetodo, che sfrutta una matrice che produce

le interrelazioni ogni qual volta un tratto è rilevato attraverso ciascun metodo.

 L’attendibilità è la misura in cui una scala produce i medesimi risultati in prove ripetute.

Infatti una rilevazione produce spesso errori, che possono essere:

-sistematici (agisce sempre nella stessa direzione producendo sovrastima o sottostima delle variabili ed è più

rilevante per la validità

-casuali varia da una prova all’altra e si presentano spesso quando si ripetono le prove varie volte ed è più

rilevante per l’attendibilità.

L’assunto dell’attendibilità è che ogni risposta Xp (punteggio ottenuto da p in una scala X) è una funzione lineare del

punteggio vero, non osservato Tp e dell’errore di misura Ep, cioè: Xp = Tp + Ep

La grandezza è infatti ipotetica, perché il punteggio vero potrebbe essere osservato solo in circostanze ideali.

La varianza osservata, VarX, è uguale alla somma della varianza vera VarT e della varianza residua VarE.

L’attendibilità indica il grado in cui la varianza di una variabile X è dovuta al caso.

L’attendibilità di X, indicata con R, può quindi essere definita il rapporto tra la varianza del punteggio vero e la

varianza del punteggio osservato.

L’attendibilità varia tra 0 e 1.

 Tecniche per la stima dell’attendibilità:

- Test-retest: somministrare lo stesso test alla stessa popolazione in due occasioni diverse.

Se si attende troppo a lungo, è possibile che l’atteggiamento del soggetto vari per fattori esterni.

- Split-half: dividere gli indicatori in due e correlare i punteggi delle due parti.

Si ottengono cosi tanti coefficienti di attendibilità, che poi dovrebbero stimare un’attendibilità unica

attraverso la formula di Spearman-Brown.

- Forme equivalenti: somministrare due test equivalenti agli stessi individui, se si riescono a trovare due test

effettivamente equivalenti.

- Coefficiente alpha: Cronbach propone una formula in termini di coerenza interna degli indicatori.

La formula afferma che alpha è uguale a nr/1+r(n-1), dove n è il numero degli indicatori e r la loro

correlazione media. Il punteggio varia tra 0 e 1, più è vicino ad 1 e più è buono, ed il coefficiente alpha è la

varianza totale che può essere ricollegata ad un unico fattore, presumibilmente la variabile latente.

 Costruzione di una scala: si parte da un’indagine esplorativa, con la quale si acquisisce conoscenza

sull’oggetto di studio, si formula la scala vera e propria e si realizza poi lo studio pilota per verificarne l’efficacia.

Infine si formula definitivamente la scala sulla base dei risultati dello studio pilota. Nell’ordine:

1. Studio esplorativo preliminare: condotto con tecniche a basso livello di strutturazione, come interviste

libere o a risposta aperta.

2. Formulazione della scala

o Campionatura degli item: indicatori ricondotti dal costrutto.

o Presentazione degli stimoli: la forma in cui sono presentati gli item influisce sulla risposta, la

presentazione deve quindi essere non disturbante.

o Formulazione della presentazione dello strumento: presentazione e istruzioni precede la scala

o Stesura di item e alternative: item da strutturare in relazione alle finalità, cosi come il tipo di stimolo

che si conferisce. Le risposte sono aperte o chiuse, e vi sono tre modi per proporre le alternative:

-risposte semanticamente autonome (ogni risposta ha un significato compiuto indipendente)

-risposte a parziale autonomia semantica (il significato di ogni risposta è parzialmente

influenzato, ad esempio scale con “poco”, “molto”, “moltissimo”),

-risposte auto-ancoranti (solo le due risposte estreme hanno significato compiuto, le altre

rappresentano un continuum tra i due estremi, esempio degli estremi: “sempre” e “mai”).

Un dubbio è rappresentato dall’offerta del punto neutrale, della risposta neutra, giacché offrirla

potrebbe offrire una scappatoia ma al contempo evitare di forzare le risposte.

Inoltre si consigliano scale multi-item, ritenute da Nunnally più efficaci e con meno possibilità

d’errori accidentali in presenza di più indicatori.

3. Studio pilota: verificare la scala somministrandolo ad un piccolo gruppo di individui. Si effettua un’analisi

qualitativa (item in rapporto a forma e contenuto) e quantitativa (item in rapporto a proprietà statistiche).

o Difficoltà degli item: si esamina la difficoltà degli item per eliminare quelli con un livello inadatto,

attraverso un indice di difficoltà (se la soluzione di problemi cognitivi è prevista) o di attrazione (se

gli item sollecitano un’opinione soggettiva)

o Valutazione della validità degli item: si dice discriminante un item che produce risposte alpha da

parte del soggetto che possiedono un grado elevato della caratteristica.

o Coerenza interna della scala: la correlazione item-scala consente di individuare gli item non

coerenti con gli altri, mentre il coefficiente di coerenza interna permette di giudicare la consistenza

interna della scala.

4. Controllo di validità e unidimensionalità: elevare la parte indicante e ridurre quella estranea.

 Due delle tecniche di scaling più diffuse:

- Scala Likert: affermazioni a cui viene chiesto al soggetto di esprimere accordo o disaccordo con un

punteggio da 1 a 5 o da 1 a 7.

Il punteggio finale non indica una variabile cardinale, può infatti indicare se un soggetto sia d’accordo o in

disaccordo, ma non quanto lo sia rispetto ad un altro.

- Differenziale semantico: Osgood propose uno strumento in grado di rilevare il significato attribuito ai

concetti dai soggetti. Ai soggetti viene chiesto di rispondere in base ad impressioni immediate (per ridurre

la razionalizzazione) ad una serie di scale di giudizio bipolare relative ad un concetto, si pone in alto il

concetto e poi una serie di scale con due estremi, il soggetto deve dire quanto è vicino a quale estremo.

Si può stilare un profilo del soggetto, cioè una rappresentazione grafica che consente di congiungere con

una linea il punteggio ottenuto per ogni coppia di attributi, e il profilo può essere medio (gruppo di soggetti)

o individuale (per il singolo).

Tuttavia, la parte più importante è relativa alla dimensioni dei significati, infatti dai giudizi si possono trarre

tre dimensioni:

-valutazione (espressione di un giudizio di valore, bello/brutto, buono/cattivo),

-potenza (forza degli oggetti e resistenza che essi oppongono all’azione, forte/debole, pesante/leggero)

-attività (grado di attivazione dell’organismo suscitato dall’oggetto, attivo/passivo, veloce/lento).

Capitolo 8. L’etica della ricerca in psicologia

Kazdin individua alcuni elementi relativi all’etica della ricerca:

- Inganno: causa di dilemma, poiché ci si domanda se sia più corretto mentire al soggetto pur di far progredire

la ricerca, oppure fermarsi per problemi etici.

Abitualmente la scelta sta nell’ingannare il soggetto inizialmente per poi renderlo partecipe di un debriefing

(resoconto sperimentale)

- Resoconto sperimentale: è necessario che lo sperimentatore fornisca tutte le informazioni relative al ruolo

assunto al soggetto parte dell’esperimento.

- Invasione del privato: anonimato e fiducia sono fondamentali, i soggetti devono essere rassicurati sul fatto

che l’importante saranno le loro risposte, non la loro individualità.

- Consenso: i soggetti dovrebbero essere informati in anticipo sulla modalità della ricerca, ma l’inganno

impedisce ciò, si ricorre perciò a formulazioni di partecipazione poco dettagliate, inoltre il soggetto può

ritirarsi in qualunque momento, poiché una costrizione porterebbe a partecipazione svogliata.

Codice etico dell’AIP (associazione italiana di psicologia):

- Principi generali: soggetto che svolge la ricerca deve avere competenza, integrità (formazione) e

responsabilità sociale (preoccuparsi dell’uso che farà della ricerca, dell’immagine che da della psicologia e

del benessere psicologico altrui)

- Norme etiche: necessità del consenso informato sempre, tranne nel caso in cui il soggetto non possa

esprimere consenso, ed in quel caso ci si rivolge a genitori o autorità, oppure se la ricerca è condotta in

luogo pubblico non-intrusivo e naturalistico, in quel caso si deve mantenere la riservatezza delle persone.

Uso dell’inganno, salvaguardia della salute altrui, se emergono dettagli su problemi cognitivi delle persone è

necessario informarli, nella diffusione non devono essere presentati dati distorti o falsificati, e devono

possedere il carattere di originalità.

Presentazione ai media solo dopo aver acquisito certezza scientifica, e scoraggiato l’uso di strumenti a

soggetti non competenti.

Infine, in caso di soggetto animale, bisogna garantire il suo benessere e la sua eliminazione o provocazione di

dolore soltanto se necessaria, e indolore (nel caso di eliminazione).

Capitolo 9. La raccolta delle informazioni in psicologia

La raccolta delle informazioni inizia dalla ricerca bibliografica.

Essa è necessaria per osservare le conoscenze già possedute sull’argomento, consente di evitare di intraprendere

un’indagine già effettuata e di ottenere nuove informazioni. Il metodo bibliografico è fondamento della ricerca

scientifica del soggetto, e per questo necessita di un’accurata revisione.

Un ricercatore che vuole effettuare una ricerca, deve innanzitutto formulare un problema di ricerca che non sia

eccessivamente ampio e di conseguenza inutile. Una volta stabilito, il ricercatore deve effettuare una ricerca

bibliografica per scoprire cosa sia stato pubblicato sull’argomento ed entrarne in possesso, attraverso volumi già

consultati o repertori bibliografici (come biblioteche).

Possiamo distinguere tre modi per rintracciare cosa sia stato pubblicato in un certo ambito:

- Repertori bibliografici cartacei:

Vi sono diverse banche dati, gli “Psychological Abstracts”, promossi dall’APA, che contengono la maggior

parte dei riassunti relativi a pubblicazioni psicologiche.

Lo “Science Citation Index” e il “Social Sciences Citation Index”, che contengono citazioni di articoli e libri

relativi ad altri articoli e libri, con riferimento bibliografico ed aggiornamento annuale, questi consentono

quindi di osservare l’evoluzione di quegli studi, diversamente dai PA.

Vi sono infine i “Current Contents: Social & Behavioral Sciences”, una pubblicazione settimanale che

contiene il riassunto delle riviste psicologiche.

- Repertori bibliografici digitali:

PsycLit e PsycINFO sono la versione digitale dei Psychological Abstracts, il primo su cd, il secondo online.

Utilizzano codici di campo (coppie di due lettere di diverso significato, come Au per Autore, Ab per

Riassunto, ecc.) e operatori logici (stabiliscono le relazioni tra i codici di campo e i termini specificati, “And”,

“Or”, ecc.).

SciSearch e Social SciSearch sono la versione digitale dello SCI e del SSCI.

I Current Contents sono la versione digitale degli omonimi cartacei.

- Bibliografie ragionate e rassegne:

La bibliografia ragionata è una bibliografia in cui le voci vengono disposte in ordine differente rispetto a

quello alfabetico, tenendo conto dell’evoluzione dell’argomento.

Le rassegne possono essere discorsive (saggio in cui si sintetizzano gli studi su un’identica ipotesi) e meta-

analitiche (tecniche statistiche per giungere alla sintesi quantitativa dei risultati). Queste ultime risultano

avere maggior capacità di sintesi rispetto alle prime.

Quando si è interessati a quali biblioteche contengano un libro, ci si rivolge all’Online Public Access Catalogue

(OPAC). Gli OPAC collettivi riportano informazioni su quali biblioteche contengano un documento, l’OPAC può essere

individuale per una biblioteca o, appunto, collettivo.

Se invece si vuol sapere in quali emeroteche sia presente una rivista, ci si rivolge all’Archivio Collettivo Nazionale dei

Periodici (ACNP)^5, che da inoltre informazioni su biblioteche, riviste ISSN e catalogo articoli.

Due modalità di ricerca: semplice e avanzata, con più dettagli quest’ultima.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Metodologia della Ricerca Psicologica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla prof.ssa Ingoglia: "Metodologia della Ricerca Psicosociale" di Boca S. ; Ruggieri S. ; Ingoglia S. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la relatività del percorso conoscitivo; la ricerca scientifica in psicologia; la validità e le modalità di controllo; esperimenti e disegni di ricerca sperimentali, quasi-sperimentali e non-sperimentali, lo scaling, l'etica della ricerca in psicologia, la raccolta delle informazioni, la scrittura di un rapporto di ricerca. Inoltre molti argomenti sono suffragati da schemi riassuntivi e mappe concettuali. In più alla fine del documento la trattazione di alcuni argomenti utili all'esame come la raccolta dei dati nella considerazione delle proprietà delle variabili.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Davide_L_R di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca psicologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Ingoglia Sonia.

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