Capitolo 2: Il processo di ricerca
Il modo di condurre le ricerche segue regole ben precise. Queste danno luogo ad un processo che può essere rappresentato da un percorso circolare, segnato da varie tappe, al termine del quale ci si ritrova alla tappa iniziale, ma ad un livello più profondo. Le ricerche psicologiche tendono a risolvere sia problemi teorici che pratici. I primi danno luogo alla ricerca di base, i secondi alla ricerca applicata.
Ricerca di base e ricerca applicata
Ricerca di base ha lo scopo di aumentare le conoscenze teoriche su un dato argomento, le quali in seguito possono dimostrarsi utili in molte applicazioni. La ricerca applicata nasce da problemi concreti che richiedono soluzioni pratiche.
Le fasi del processo di ricerca
- Identificazione del problema di ricerca
- Pianificazione del disegno sperimentale
- Fase delle osservazioni
- Fase dell’analisi dei dati
- Fase dell’interpretazione dei dati
- Fase della comunicazione dei risultati
Identificazione del problema di ricerca
La ricerca scientifica non inizia dalle osservazioni, ma dai problemi. Un problema è una contraddizione tra asserti o tra una teoria ed un fatto, di solito genera nel ricercatore un’idea anticipatoria volta a spiegare il contrasto osservato, diventando così il punto di partenza della ricerca. Le fonti dei problemi sono numerosissime: gli interessi personali del ricercatore, i risultati di altre ricerche, le teorie già accreditate e così via.
- Interessi personali del ricercatore: Gli interessi sono particolarmente importanti sia perché lo stimolano ad individuare i problemi, sia perché gli suggeriscono la direzione del lavoro di ricerca e lo aiutano a proseguirlo quando diventa difficile. Spesso sono focalizzati sullo studio intensivo dei casi singoli.
- Fatti paradossali e fortuna: Il caso o la fortuna possono porre al ricercatore attento un problema rilevante. Si parla di serendipità, cioè il dono di fare scoperte utili alle quali non si mirava.
- Tentativi di risolvere problemi pratici: La maggior parte della ricerca psicologica è ricerca applicata, cioè volta a dare soluzioni a problemi concreti.
- Teorie e risultati delle ricerche: Capacità di far sorgere nuove problematiche, di essere il punto di partenza di nuove ricerche. Anche i risultati di ricerca già eseguite possono far nascere nuovi interrogativi in due maniere: euristicamente, cioè da una teoria si genera un enorme interesse, o sistematica, cioè le teorie fanno affermazioni esplicite e direttamente verificabili.
- Strumenti di identificazione dei problemi: Ricavano i problemi dalle comunicazioni fatte nei convegni, dalle discussioni con altri colleghi, dagli articoli.
- Competizione: In alcuni sistemi esistono meccanismi, istituiti di solito per aumentare il livello di qualità della ricerca, che si basano sulla competizione tra diversi ricercatori.
Domande di ricerca, ipotesi di ricerca e ipotesi statistiche
Le domande di ricerca focalizzano l’attenzione del ricercatore su alcuni aspetti e lo distolgono da altri. L’ipotesi di ricerca che ne consegue viene definita in maniera ancora più specifica. Essa è una congettura o un’ipotesi che il ricercatore intende verificare sulle relazioni esistenti tra le variabili, espressa tramite un’affermazione condizionale. L’ipotesi che collega almeno due variabili deve essere operazionalizzata, deve essere verificabile empiricamente, può essere in forma matematica o grafica. L’ipotesi di ricerca dà luogo a due ipotesi statistiche: l’ipotesi nulla (H0) afferma la mancanza dell’effetto ipotizzato mentre l’ipotesi alternativa (H1) afferma la presenza di tale effetto.
Fase della pianificazione del disegno della ricerca
Questa fase comporta una serie di scelte che conducono a delineare il disegno della ricerca nel suo complesso. Riguarda l’oggetto da osservare, le condizioni in cui condurre le osservazioni, gli strumenti di misura più affidabili, i metodi più appropriati per codificare i dati, i test ecc.
Fase delle osservazioni o raccolta dati
Nella fase delle osservazioni, il ricercatore mette in atto le procedure stabilite precedentemente e raccoglie i dati che saranno oggetto di studio delle tappe successive.
Misurazione e scale di misura delle variabili
Secondo la teoria della misurazione di Stevens la misurazione è l’associazione tra una categoria e oggetti, eventi o individui in base a regole di corrispondenza. In questa definizione sono presenti tre elementi fondamentali: la realtà costituita da ciò che viene misurato, l’insieme di categorie e la misurazione corretta tramite regole di corrispondenza. La misurazione di un sistema empirico è la costruzione di un sistema numerico in modo tale che ci sia una relazione di omomorfismo con il sistema empirico.
Si dice caso ciò a cui si applica la misurazione e che solitamente viene assegnato ad una delle condizioni sperimentali. Quando si esegue una misurazione su un soggetto, si utilizza un sistema di categorie che viene detto variabile, indicando qualsiasi caratteristica del soggetto che può assumere valori diversi in un dato intervallo e che varia da individuo a individuo. Ciascuna variabile è formata da un insieme di categorie che esprimono l’ambito di variazione della variabile stessa e che vengono detti livelli o modalità.
Stevens distingue quattro tipi di variabili sulla base della scala utilizzata per la misurazione, cioè sulla base delle relazioni intercorrenti tra i livelli di variazione di una variabile. Le quattro scale sono:
- Categoriali: Quando i livelli sono costituiti da categorie discrete che non possono essere ordinate in alcun modo. A livello della variabile possono essere assegnati dei nomi o dei codici astratti, ma mai dei valori numerici.
- Ordinali: Quando i livelli, oltre ad essere diversi, sono anche ordinati in modo che uno viene prima dell’altro e non hanno un valore numerico. È possibile immaginare che le diverse categorie di una variabile ordinale giacciono su un continuum che va da un polo col massimo delle proprietà della variabile ad un polo col minimo della variabile.
- A intervalli equivalenti: Se i livelli della variabile possono essere oltre che ordinati anche numerati, cosicché ciascun livello corrisponde a un numero e se l’intervallo e quello adiacente è costante. Anche lo zero è un valore arbitrario assegnato ad un livello e non è uno zero assoluto o naturale.
- A rapporti equivalenti: Oltre ad avere diversità, ordine ed equivalenza dell’intervallo nella scala la variabile contiene uno zero che indica vera assenza di quantità di misurazione.
Le variabili nominali e ordinali sono dette qualitative, le variabili ad intervalli e a rapporti sono dette quantitative o metriche.
La matrice di dati
La matrice di dati è uno strumento fondamentale per organizzare in maniera sistematica i dati raccolti rispetto a ciascun soggetto e a ciascun caso. I soggetti vengono posti in riga e le variabili in colonna in modo tale che in ciascuna cella all’incrocio tra un caso e una variabile possiamo inserire i dati.
Il ruolo della variabile nella ricerca
I criteri che stanno alla base della distinzione delle variabili sono molteplici:
- Il livello di precisione nelle misurazione per cui vengono distinte in variabili continue e discrete:
- Continue: Quella variabile che all’interno del proprio ambito di variazione può assumere i valori di tutti i numeri reali. Una variabile è continua se può assumere un numero infinito di valori quando il suo ambito di variazione è limitato o all’interno di un qualsiasi intervallo definito all’interno del suo ambito di variazione.
- Discreta: Quella variabile che può assumere solo un numero finito di valori, solitamente non frazionari, all’interno del suo ambito di variazione o tra due suoi punti qualunque.
- Il secondo criterio di suddivisione della variabili è quello relativo al ruolo che hanno all’interno dell’esperimento, che le distingue in variabili indipendenti/dipendenti e all’interno delle indipendenti in manipulate e non manipulate.
- Variabili indipendenti: Sono degli stimoli o degli eventi comportamentali che si sospetta dei cambiamenti su altri eventi o comportamenti (variabili dipendenti). Due tipi di variabili indipendenti:
- Manipolate: Sono quelle che lo sperimentatore controlla e modifica attivamente.
- Non manipulate: Sono quelle che il ricercatore non può controllare a piacere e che spesso esistono in natura.
- Variabili dipendenti: Sono le variabili di determinati comportamenti che si suppone dipendano dalle modifiche delle variabili indipendenti.
- Variabili indipendenti: Sono degli stimoli o degli eventi comportamentali che si sospetta dei cambiamenti su altri eventi o comportamenti (variabili dipendenti). Due tipi di variabili indipendenti:
Nelle ricerche ad alta costrizione, cioè dove il controllo di tutte le variabili è elevato, la distinzione tra variabile indipendente e dipendente è importante perché l’assunzione fondamentale è che i cambiamenti della variabile indipendente causino quelli della variabile dipendente. Nelle ricerche a bassa costrizione, come in quelle correlazionali, non è possibile fare assunzioni sulla relazione causale tra le variabili, per cui si può anche omettere la distinzione tra la variabile indipendente e dipendente.
- Il ruolo che possono avere nel confondere una relazione tra una variabile indipendente e una variabile dipendente: Si possono distinguere variabili confuse e variabili confondenti.
- La variabile che confonde il legame covaria con la variabile indipendente ma ne è intrinsecamente estranea: Variabile confondente, cioè quella variabile non controllata che covaria con la variabile indipendente ma è estranea ad essa e deriva solitamente da artefatti nelle procedure di ricerca.
- La variabile che covaria con la variabile indipendente è intrinseca alla variabile indipendente stessa o alla sua operazionalizzazione. Questo si verifica tutte le volte che la variabile disturbo ha a che fare con il costrutto stesso della variabile indipendente: Variabile confusa, quella variabile non controllata che covaria con la variabile indipendente ed è intrinsecamente associata ad essa o alla sua operazionalizzazione.
Il criterio in base al quale vengono distinte le variabili riguarda l’errore che si compie durante la misurazione e che distingue in variabili che inducono errori casuali e variabili che inducono errori sistematici.
Riguarda la possibilità di osservare direttamente la variabile e distingue in variabili latenti e manifeste. Una variabile latente è una variabile che non può essere osservata ma di cui si ipotizza l’esistenza per spiegare altre variabili che possono essere osservate direttamente, le quali vengono dette manifeste.
Fase dell’analisi dei dati
Fase dell’interpretazione
Dopo aver analizzato i dati, il compito del ricercatore è di interpretarli, egli deve verificare due cose: se i risultati danno una risposta all’ipotesi di ricerca e se tale risposta contribuisce ad approfondire la conoscenza del problema.
Fase della comunicazione
La divulgazione dei dati scientifici avviene, di solito, attraverso tre canali: le comunicazioni orali nei convegni, gli articoli nelle riviste scientifiche, i libri.
Capitolo 5: Validità della ricerca
Validità indica la solidità e l’attendibilità di un’indagine, ossia una vera e corrispondenza tra mondo reale e conclusioni di una ricerca. Esistono due tipi di validità:
Validità interna
Quando la relazione tra due variabili è di tipo causale, cioè quando si può provare che le modifiche della variabile indipendente causano quelle della variabile dipendente e non dipendono da altre variabili. Per essere causale questa relazione deve avere due requisiti fondamentali:
- Una determinata direzione: Il tipo di direzione dà la certezza che la manipolazione della variabile indipendente è causa dei cambiamenti di quella dipendente e non viceversa.
- Esclusione di fattori di confusione: Comporta il controllo di tutte le variabili potenzialmente in grado di influenzare la relazione causale. Il compito del ricercatore consiste nell’eliminare tutte le possibili minacce alla validità e nel creare procedure adeguate perché la relazione di causa-effetto sia genuina.
I fini della validità della ricerca
- Dimostrare empiricamente: Per dimostrare empiricamente l’esistenza di uno o più fenomeni o relazioni.
- Verificare relazioni causali: La ricerca viene condotta anche per stabilire se le relazioni individuate sono di tipo causa-effetto.
- Spiegare: Viene condotta per stabilire come, perché e sotto quali condizioni esiste una relazione causale.
- Fini e validità: I problemi relativi alla validità nascono e si sviluppano proprio in relazione al fine causale della ricerca e quindi anche quello esplicativo.
Il problema della terza variabile e distinzione tra moderatore e mediatore
Un nesso causale stabilita la validità interna può essere rappresentato così: X → Y. Tale relazione causale si dice diretta. Per stabilire il nesso causale il ricercatore deve controllare che le variazioni di Y non siano dovute ad altre cause correlate con la variazione di X. La relazione tra X e Y che emerge quando non controlliamo altri fattori viene detta relazione spuria. Quando la relazione è spuria il nesso causale tra X e Y non esiste. Altre volte all’interno di un legame causale stabilito interviene una terza variabile C ma il nesso tra X e Y rimane causale.
Ci sono due modalità per cui questo può avvenire a seconda che la variabile agisca da moderatore o da mediatore.
- Relazione causale moderata: Il nesso causale tra X e Y esiste, esso viene diversamente qualificato attraverso i diversi livelli della variabile C.
- Quando la relazione tra X e Y rimane causale ma interviene una terza variabile C è il caso del mediatore. La variabile X non ha una relazione diretta con la variabile Y, tuttavia esercita su di essa un effetto causale grazie ad una terza variabile C che risulta indispensabile; la relazione in questo caso è indiretta, cioè X diviene una condizione sufficiente ma non necessaria affinché ci sia Y.
Minacce alla validità interna
Le variabili di disturbo si indicano: la storia attuale, i processi di maturazione, l’effetto delle prove, la strumentazione, l’effetto della regressione statistica, la selezione, la mortalità, l’interazione tra selezione e storia, selezione e maturazione ecc.
- Storia attuale: Ogni evento che durante il corso di un esperimento produce un effetto che si sovrappone a quello della variabile indipendente, creando confusione sul rapporto causale tra le due variabili sperimentali. Possono essere causati da variabili interne all’ambiente sperimentale oppure da variabili esterne.
- Processi di maturazione: Quei cambiamenti di ordine biologico e psicologico che avvengono col trascorrere del tempo. Tra gli aspetti biologici troviamo l’età, la fame, la coordinazione ecc. Tra gli aspetti psicologici troviamo l’acquisizione di nuove conoscenze, la noia, la stanchezza, la motivazione ecc.
- Effetto delle prove: L’aver partecipato a precedenti esperimenti può influire sulle successive prestazioni a causa dell’apprendimento o della pratica. Secondo gli studiosi, ogni volta che un soggetto risponde ad un test si verifica un processo di apprendimento che può migliorare le prestazioni analoghe in prove successive.
- Strumentazione: La fluttuazione degli strumenti psicologici è maggiore, non solo per la loro natura, ma anche per la diretta dipendenza dal ricercatore, comprendendo così anche la variabilità degli sperimentatori.
- Effetti della regressione statistica: Una legge statistica prevede che nelle prove ripetute sugli stessi soggetti e sulla stessa variabile, i punteggi estremi tendano a regredire verso la media, cioè nella prova successiva i punteggi tenderanno verso valori medi.
- Selezione: Il gruppo sperimentale e quello di controllo devono essere equivalenti rispetto a tutte le variabili.
- Mortalità o abbandono: Nell’attività capita spesso che dopo il pre-test da uno o due gruppi si ritirino dei soggetti, tale perdita può influire sui risultati della ricerca.
Metodi per ridurre le minacce alla validità interna
- Il metodo per ridurre le differenze tra i gruppi è il bilanciamento.
- Per controllare gli effetti della storia si utilizzano i seguenti metodi:
- Controllo della costanza: Si mantengono il più possibile costanti le condizioni per tutti i soggetti della ricerca e per tutto il periodo sperimentale ad eccezione del trattamento.
- Causalizzazione delle situazioni sperimentali: Consente di distribuire equamente le più importanti fonti di errore tra i gruppi sottoposti ad esperimento.
- Unica sessione e stessa situazione: Per mantenere costanti e comuni a tutti i soggetti gli imprevedibili effetti di distorsione dovuti a sessioni sperimentali diverse e a situazioni differenti si deve eseguire l’esperimento in un’unica sessione e nello stesso ambiente.
- Abbreviazione dell’intervallo di tempo tra le prove.
- I processi di maturazione possono essere neutralizzati mediante l’uso di misurazioni ripetute ad intervalli costanti, avvalendosi sempre di un gruppo di controllo.
- Gli effetti delle prove vengono eliminati utilizzando i seguenti procedimenti:
- Pre-test.
- Far passare il pre-test come un evento ordinario della vita dei gruppi.
- Utilizzare il disegno di Solomon, per cui la proprietà è quella di controllare gli effetti del pre-test.
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