Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

c- effetto diffusione dell’esperimento o delle prove da altri soggetti che hanno già sostenuto

l’esperimento.

- Le aspettative dello sperimentatore

a- l’effetto dello sperimentatore

b- le aspettative dello sperimentatore  può agire su tutte le fasi della ricerca: 1-

selezionamento del campione 2- istruzioni 3- raccolta dei dati 4- interpretazione dei

risultati.

LE STRATEGIE PER IL CONTROLLO:

1- Procedimento a singolo cieco  controlla soltanto gli effetti di confusione provenienti dai

soggetti sperimentali e non dagli sperimentatori. Esso consiste nel nascondere ai soggetti sia

lo scopo generale della ricerca , sia la condizione alla quale ognuno di essi è sottoposto.

2- Procedimento a doppio cieco  per controllare le minacce provenienti dai ricercatori, bisogna

evitare e ridurre al minimo i contatti tra ricercatori e soggetti. Occorre la collaborazione di

assistenti ben addestrati che realizzano tutte le fasi della sperimentazione e gestiscano i

rapporti con i soggetti. I collaboratori non devono conoscere né le ipotesi dell’esperimento

né a quale gruppo sono stati assegnati i singoli e neppure a quale gruppo appartengono le

risposte quando sono chiamati a valutarle. Cieco è il soggetto sperimentale sia lo

sperimentatore stesso che si trova nella stessa situazione di ignoranza del soggetto

sperimentale.

3- Automazione delle istruzioni

4- Uso di più osservatori o più valutatori  nelle ricerche osservative il controllo si effettua

mediante l’impiego di due o più osservatori, in quelle in cui si usa l’analisi del contenuto si

effettua attraverso l’impiego di due o più codificatori, in quelle che usano domande aperte le

cui risposte hanno bisogno di essere codificate si esercita attraverso l’impiego di due o più

valutatori.

5- Uso della tecnica dell’inganno  consiste nel far credere ai soggetti che la situazione

sperimentale sia qualcosa di diverso da quella che gli sperimentatori stanno in realtà

studiando e manipolando. A volte può dare un contributo fondamentale alla conoscenza dei

fenomeni psicologici.

6- Drammatizzazione o role playing  comporta la costruzione di una situazione fittizia,

durante la quale il soggetto deve comportarsi come se tale situazione fosse reale. Questa

simulazione può riguardare tanto la variabile indipendente, quanto quella dipendente.

Questo metodo però consente di raccogliere informazioni solo su come il soggetto dice che

si comporterebbe e non sul suo reale comportamento.

7- Preavviso-S comporta di mettere al corrente i soggetti della situazione sperimentale a cui

sono sottoposti, come avvisarli dell’effetto di un determinato farmaco o dello scopo

dell’esperimento.

CONTROLLO ATTRAVERSO LA SELEZIONE DEI SOGGETTI DALLA POPOLAZIONE E

L’ASSEGNAZIONE AI GRUPPI :

Una selezione dei soggetti assicura :

1- l’equivalenza dei gruppi, per cui è possibile attuare l’esperimento di controllo.

2- La possibilità di generalizzare i risultati alla popolazione.

Due sono i momenti fondamentali nel processo generale di scelta dei soggetti per l’esperimento:

12 1- riguarda la selezione o estrazione dei soggetti dalla popolazione per formare un campione di

una certa numerosità

2- assegnazione dei soggetti di questo campione ai diversi gruppi o condizioni sperimentali.

METODI DI SELEZIONE DEI SOGGETTI DALLA POPOLAZIONE:

Popolazione  indica tutti gli eventi di interesse cui si rivolge il ricercatore per la sua indagine.

Si divide in :

a- popolazione bersaglio cioè la popolazione completa

b- popolazione accessibile quella che il ricercatore può avvicinare.

Campione è un piccolo insieme di eventi, tratto dalla popolazione di interesse che ci si auspica

abbia le stesse caratteristiche della popolazione. Il ricorso al campione è determinato dal fatto che il

ricercatore riesce a studiare solo un limitato numero di comportamenti, di animali o di persone.

La rappresentatività del campione  il campione deve essere rappresentativo della popolazione cioè

che ne rifletta adeguatamente le caratteristiche. Le caratteristiche della popolazione devono essere

presenti nel campione in proporzioni uguali a quelle della popolazione.

Tre metodi di campionamento :

a- Campionamento causale  di ampiezza n quando ogni elemento di un insieme ordinato di N

elementi appartenenti ad una popolazione ha la stessa probabilità di essere scelto per formare il

campione.

Le regole più comuni per estrarre un campione casuale sono due :

1- campione casuale con RIPETZIONE O REINSERIMENTO ogni elemento della

popolazione può essere osservato più volte in quanto dopo ogni estrazione viene reinserito

nell’insieme d’origine.

2- Campionamento causale SENZA RIPETIZIONE O REINSERIMENTO  nessun elemento

estratto viene reinserito e perciò non è possibile osservare uno stesso elemento più di una

volta.

c- campionamento causale stratificato  richiede una preliminare suddivisione della

popolazione in strati, da ognuna delle quali viene estratto un campione in modo causale.

d- Campionamento ad hoc  molto spesso i ricercatori si accontentano di condurre gli

esperimenti con soggetti facilmente reperibili e disponibili spesso invitati a collaborare

perché interessati alla ricerca e quindi non scelti in modo casuale da una particolare

popolazione.

Quattro metodi di assegnazione dei soggetti ai gruppi o alle condizioni:

1- assegnazione casuale  offre i seguenti vantaggi :

a- controlla le minacce alla validità interna ed esterna

b- mantiene sotto controllo simultaneamente più variabili

c- è l’unico procedimento che può controllare anche i fattori sconosciuti che possono influire

sui risultati

2-pareggiamento  quando sono presenti le tre seguenti caratteristiche :

a- esiguità dei campioni

b- sospetto che vi sia una variabile rispetto alla quale i soggetti differiscono e che sia correlata

in qualche modo con la variabile dipendente

c- possibilità di esaminare i soggetti prima dell’esperimento

13 Il procedimento per pareggiare un campione di soggetti si svolge come segue :

a- si dispongono in ordine crescente o decrescente i soggetti sulla base di una prov preliminare

relativa alla variabile influente

b- si formano delle coppie in base all’ordine precedente

c- si assegnano a caso i membri di ciascuna coppia ai gruppi

d- si applicano i trattamenti e quindi si esaminano le differenze tra i membri delle coppie

3- Metodo dei blocchi che consiste nell’abbinare le caratteristiche dei gruppi.

Prima di tutto bisogna identificare la variabile in base alla quale formare i blocchi, poi

misurarla in tutti coloro che dovranno appartenere al campione sperimentale, ed infine

suddividere i soggetti in base alla media e alla deviazione standard ottenute in tali misure.

Ponendo in blocchi i soggetti sulla base della loro somiglianza nella caratteristica il

ricercatore elima la confusione causata dagli effetti che questa può avere nella relazione tra

variabili sperimentali. Questo metodo offre il vantaggio di effettuare il controllo sia con un

numero minore di soggetti, sia con uno scarto inferiore di soggetti residuali non utilizzabili.

Tuttavia il metodo dei blocchi controlla solo una variabile per volta e non più variabili.

4- Soggetti come controllo di se stessi  sottoporre ciascun soggetto a ciascuna condizione

dell’esperimento, cioè adottare la tecnica del disegno entro soggetti. La variabile

proveniente dalle differenze tra i soggetti viene ridotta considerevolmente.

ALCUNI EFFETTI DI DISTURBO DOVUTI AI SOGGETTI

1- La selezione dei soggetti  le difficoltà di reperire i protagonisti della ricerca ha indotto gli

studiosi a ricorrere prevalentemente ai soggetti più facilmente avvicinabili. Questi gruppi hanno

caratteristiche non facilmente generalizzabili. EX A-ricerche sui topi albini per le quali sono state

messe in dubbio le capacità di generalizzazione dei risultati condotti in laboratorio.

B- ricerche con studenti universitari , molti ricercatori sostengono che essi non siano in grado di

rappresentare la popolazione umana in generale. Tale uso presenta notevoli problemi per la validità

esterna dei risultati, in quanto si tratta di una popolazione con caratteristiche particolari, infatti è

emerso che gli studenti universitari si comportano meno emotivamente ed impulsivamente della

popolazione generale. Sears afferma che gli studenti universitario siano differenti dalla popolazione

generale per diversi motivi come cristallizzazione degli atteggiamenti, maggior abilità cognitive,

una tendenza marcata ad accondiscendere all’autorità, una relazione più stabili con i pari. Altri

autori fecero notare come le ricerche condotte siano prive di validità esterna. Quando la selezione

comporta un’interazione i dati dell’esperimento non hanno validità esterna, quindi non possono

essere generalizzati.

2-SOGGETTI VOLONTARI E NON VOLONTARI  un oggetto di disturbo è la presenza di

volontari come soggetti sperimentali. Con il termine volontario si indicano sia i soggetti che non

vengono ricompensati per la loro prestazione, sia coloro che ricevono ricompense in denaro o altro.

E’ considerato volontario chi non rifiuta di dare la sua collaborazione alla ricerca pur avendone la

possibilità. Si pone il problema di come si possano generalizzare all’intera popolazione i risultati di

esperimento condotto con soggetti volontari. Da questa disponibilità o acquiscenza proviene la

tendenza a dare una buona immagine di sé, a fare bella figura, ad accondiscendere a ogni richiesta

del ricercatore. Tale atteggiamento chiamato DESIDERABILITA’ SOCIALE costituisce un effetto

di disturbo nelle ricerche che utilizzano la scala della AUTOVALUTAZIONE. Chiedendosi se le

differenze tra soggetti volontari e non volontari è così rilevante da sconsigliare qualsiasi tipo di

generalizzazione bisogna dire che alcuni autori hanno dato risposta negativa. Prima di tutto perché

la maggior parte delle ricerche condotte per chiarire questo problema ha studiato le caratteristiche

dei volontari e non di tutti coloro che effettivamente partecipano alla ricerca. In secondo luogo

14

l’effetto dovuto alle differenze delle caratteristiche dei volontari e dei non volontari è spesso

funzione del compito. In terzo luogo si deve osservare che nelle ricerche sulle funzioni psicologiche

basilari, come la percezione, apprendimento o la memoria l’uso prevalente di soggetti volontari ha

probabilmente un influsso minore di quello che avrebbe se si studiassero variabili molto più

influenzabili dall’età o dalle caratteristiche di personalità.

Per tenere ignari i soggetti sono stati adottati altri sistemi: il ricorso a collaboratori o all’inganno.

Tra i soggetti volontari sono stati inclusi anche coloro che collaborano dietro ricompensa in denaro

o altro, sembra che al variare della qualità della ricompensa pecuniaria vari anche il desiderio dei

soggetti di partecipare all’esperimento, e che negli studenti la disponibilità a collaborare sia

correlata con il tipo di riconoscimento fruibile all’interno del corso di studi. Invece quando si tratta

di trattamenti sgradevoli allora la quantità della ricompensa ha un efficacia minore. Crano e Folger

hanno evidenziato diversi problemi legati all’uso di incentivi finanziari negli esperimenti, in primis

perché la possibilità della ricompensa pecuniaria favorisce delle risposte acquiescenti dalla parte dei

soggetti. Per secondo perché evidenzia il fatto che le condizioni economiche di ciascun soggetto

determini un diverso interesse verso la medesima ricompensa, per cui questa non avrà lo stesso

valore per tutti e influirà diversamente sul loro atteggiamento.

I metodologi parlano di soggetti non volontari quando nell’attività di ricerca si incontrano persone

che : a- si rifiutano di partecipare b- on si presentano pur avendo accettato di collaborare c- non si

incontrano affatto perché non reperibili.

STRATEGIE DI CONTROLLO SUGLI EFFETTI DELL’ORDINE E DELLA SEQUENZA

GLI EFFETTI DELL’ORDINE E DELLA SEQUENZA

EFFETTO DELL’ORDINE  è dovuto all’ordine delle condizioni indipendentemente dalla

specificità delle condizioni stesse. In un esperimento del genere vi è la possibilità che la pratica e la

familiarità acquisite nella prima prova influiscano sulle prove successive. Pratica e familiarità

diventano variabili di confusione. In alcuni casi l’effetto dell’ordine può diminuire la performance

nelle prove successive rispetto a quelle precedenti a causa di fattori quali la fatica o la stanchezza

dovuta alla ripetizione della prova. L’effetto dell’ordine si realizza tutte le volte in cui se il soggetto

viene sottoposto ad una prova all’interno di altre prove, la sua performance viene influenzata dalla

posizione piuttosto che dalla prova in sé per motivi legati a fattori quali affaticamento, stanchezza,

noia, familiarità, apprendimento ecc..

EFFETTO DELLA SEQUENZA  è dovuto alla parziale dipendenza di una condizione

sperimentale da quella che la precede . EX se compio la prova B dopo la prova A l’effetto della

sequenza è dovuto non al fatto che B sia somministrato in seconda posizione ma dal fatto che B

accade dopo A. E’chiamato anche EFFETTO RESIDUALE perché indica un cambiamento

temporaneo o permanente del comportamento del soggetto causato da uno specifico tipo di

esposizione a uno o più trattamenti sperimentali precedenti. E’ come se la prova precedente

lasciasse un residuo che influenza la prova successiva non dovuto al fatto che c’è stata una prova

prima ma che ci sia stata quella specifica prova. Il controllo sugli effetti della sequenza si realizza,

in generale, facendo si che ciascuna prova sia preceduta lo stesso numero di volte da qualsiasi altra

prova in modo tale che eventuali errori dovuti ad effetti della sequenza siano distribuiti tra tutte le

prove.

IL CONTROBILANCIAMENTO

15

Esistono due strategie fondamentali per controllare gli effetti dell’ordine e della sequenza e vanno

sotto la denominazione di controbilanciamento delle prove.

1- CONTROBILANCIAMENTO TRA SOGGETTI  si basa sulla costituzione di un

determinato numero di gruppi tanti quanti sono le combinazioni delle prove di sequenza: ad

ogni gruppo viene somministrata una combinazione unica di queste prove. Se si

somministrano tutte le combinazioni di prove possibili si tratta di

CONTROBILANCIAMENTO COMPLETO, se vengono selezionate solo combinazioni

particolari di prove di dice INCOMPLETO.

IL controbilanciamento completo è il disegno tra i soggetti più efficace perché utilizza tutte

le combinazioni possibili e sottopone ciascuna di esse ad un gruppo diverso.

la tecnica del controbilanciamento tra i soggetti più usata è quella del

CONTROBILANCIAMENTO INCOMPLETO in cui non vengono adoperate tutte le

possibili combinazioni di prove.

Una di queste tecniche è chiamata anche QUADRATO LATINO questa tecnica deve

attenersi a due criteri : a- ogni prova deve apparire un uguale numero di volte in ogni

posizione b- ogni prova deve sempre precedere un tipo di prova e seguire sempre un altro

tipo di prova un uguale numero di volte. Questa tecnica permette di controllare solo gli

effetti dell’ordine e non della sequenza.

Nel QUADRATO LATINO BILANCIATO ciascuna condizione è immediatamente

preceduta per una volta da ogni altra condizione.

2- CONTROBILANCIAMENTO ENTRO I SOGGETTI  mentre nel controbilanciamento tra

soggetti il controllo degli effetti dell’ordine e della sequenza si ottiene sottoponendo gruppi

di soggetti diversi a diverse combinazioni di prove, complete e incomplete, nel

controbilanciamento entro i soggetti, esso esercita sottoponendo ciascun soggetto a tutte le

prove più volte in diverse combinazioni.

Si distinguono tre soluzioni di controbilanciamento entro i soggetti:

a- se gli esperimenti richiedono che ciascun stimolo sia presentato molte volte, la migliore

soluzione consiste nel RANDOMIZZARE l’ordine delle prove per ciascun soggetto.

Perciò se ci sono più prove, ciascun soggetto sarà sottoposto più volte alle diverse prove

in diverse successioni.

b- Un modo per controllare gli effetti del solo ordine è il cosidetto

CONTROBILANCIAMENTO INVERSO che consiste nel sottoporre ogni soggetto a

tutte le prove prima in un ordine e poi in quello inverso. E’ pratico quando si verificano

congiuntamente le due condizioni : 1- il campione è piccolo mentre le condizioni sono

numerose e possono essere applicate poche 2- quando si sospetta che le possibili

variabili di disturbo agiscano in modo lineare cioè costante per ogni posizione

successiva della sequenza.

3- Una variazione efficace per controllare contemporaneamente gli effetti dell’ordine e della

sequenza è la RANDOMIZZAZIONE A BLOCCHI. Anche nella randomizzazione a blocchi

esistono degli insieme di prove ciascuna delle quali viene presentata una sola volta all’interno di

quell’insieme e in generale tante volte quante sono gli insiemi. Tuttavia le sequenze all’interno dei

blocchi non sono inverse, sono scelte casualmente e i blocchi possono essere più di due. Perciò

questa tecnica consiste nel randomizzare l’ordine delle prove con l’avvertenza che la seconda

ripetizione delle condizioni formi un blocco diverso dalla prima.

CAPITOLO 7 ATTENDIBILITA’ E VALIDITA’ DELLA MISURAZIONE

16

Quando si compie una misurazione si associa una categoria ad oggetti, individui o eventi sulla base

di regole, si possono compiere degli errori.

Tutti questi errori sono solitamente considerati CASUALI in quanto sono dovuti a fluttuazioni del

caso che si assume vadano ora in una direzione ora nell’altra compensandosi. Se per ipotesi

potessimo fare infinite misurazioni della stessa caratteristica psicologica sullo stesso soggetto,

avremmo come risultato che la sommatoria di tutti gli errori tenderebbe a zero. Allo stesso modo

bisogna evitare errori che viziano la misurazione cioè errori che vanno tutti nella stessa direzione.

Ogni soggetto sottoposto ad un test produce una risposta viziata nella stessa direzione (bias)  questi

errori vengono detti SISTEMATICI. Assumendo di fare infinite misurazioni sullo stesso soggetto, la

sommatoria degli errori sistematici non tenderebbe a ZERO.

 Per prevenire o valutare l’entità degli errori di misurazione, i ricercatori hanno sollevato la

questione dell’ATTENDIBILITA’ e della VALIDITA’ della misurazione. Nella maggior parte dei

casi in psicologia si misurano costrutti astratti che indicano un complesso della vita psichica del

soggetto, non osservabili direttamente ma inferiti a partire da una serie di indicatori empirici

osservabili.

Il COSTRUTTO è il prodotto di una fondata riflessione scientifica, un’idea sviluppata per

permettere la categorizzazione e la descrizione di alcuni comportamenti direttamente osservabili.

Alcuni costrutti psicologici sono molto semplici e per misurarli sono necessari pochi indicatori o

item.

Un INDICATORE è una variabile o una misura empirica che indica il costrutto non osservabile

tramite una regola di corrispondenza.

Il RAPPORTO che esiste tra costrutto ed indicatori può essere di due tipi e da questo dipende la

denominazione che si dà al tipo di indicatore:

Un INDICATORE si dice RIFLETTIVO quando è una semplice manifestazione empirica del

costrutto, un prolungamento del costrutto a livello osservabile, una conseguenza della presenza del

costrutto stesso l’INDICATORE RIFLETTE IL COSTRUTTI.

1- Un INDICATORE si dice FORMATIVO se l’indicatore stesso a contribuire o a causare il

costrutto stesso.

Esistono costrutti più complicati che implicano un’organizzazione gerarchica in DIMENSIONI  le

dimensioni sono aspetti psicologici organizzati non osservabili che rappresentano ognuno una parte

del costrutto e che si collocano gerarchicamente tra i costrutti e gli indicatori.

Lo studio del numero e delle caratteristiche delle dimensioni di un costrutto è un aspetto molto

importante e delicato a cui ci si riferisce con l’espressione “studio delle dimensionalità” di solito

viene condotto con una tecnica statica chiamata ANALISI FATTORIALE che appunto permette di

identificare le dimensioni latenti dei costrutti raggruppando gli item che correlano di più tra di loro

e scegliendo tra le possibili soluzioni quella più semplice.

ATTENDIBILITA’ E VALIDITA’

Se una misurazione è attendibile e valida allora il costrutto è misurati bene, altrimenti se una

misurazione non è attendibile o valida, nella misurazione del costrutto abbiamo commesso errori e

17

il costrutto stesso non rappresenta quello che inizialmente il ricercatore aveva intenzione di

misurare,.

VALIDITA’  di uno strumento il grado in cui uno strumento misura ciò che dice di misurare.

ATTENDIBILITA’ è definita come il grado di accordo tra misurazioni indipendenti dello stesso

costrutto.

I ricercatori hanno affrontato le questioni relative all’attendibilità e alla validità introducendo alcuni

concetti di fondo come la stabilità, la precisione e l’accuratezza della misurazione.

ACCURATEZZA, PRECISIONE E STABILITA’

L’attendibilità o affidabilità o fedeltà è la correlazione tra due o più misure indipendenti all’interno

dello stesso costrutto.. Uno strumento di misura attendibile produce una misurazione di cui ci

possiamo fidare perché ha dato risultati coerenti in occasioni simili.

Se c’è un’alta correlazione tra le misurazioni indipendenti, questo significa che durante le

misurazioni sono stati fatti pochi errori. Perciò l’attendibilità può essere definita anche come il

grado in cui i punteggi dei test sono liberi dagli errori di misura.

La STABILITA’ si riferisce al grado di correlazione tra misurazioni avvenute in tempi diversi dello

stesso costrutto.

L’ACCURATEZZA si riferisce invece al grado di corrispondenza tra il costrutto misurato e la

realtà.

La PRECISIONE è il grado di sistematicità o coerenza con cui eseguiamo la misurazione, cioè la

coerenza con cui si associano eventi od oggetti a determinate categorie di riferimento. Perciò la

precisione riguarda la coerenza interna della misurazione, la consistenza interna tra diversi

indicatori. La differenza tra stabilità e precisione a prima vista può non apparire chiara. Si parla di

stabilità quando la cosa misurata su uno stesso campione di persone risulta la stessa in una seconda

misurazione a distanza di un certo lasso di tempo, si parla invece di precisione quando proponendo

in maniera diversa, ad esempio, con due item diversi, due indicatori dello stesso costrutto allo stesso

soggetto, questi fornisce sempre la stessa risposta.

 la precisione si riferisce a coerenza tra manifestazioni apparentemente diverse di uno stesso

costrutto all’interno dello stesso strumento di misura o nella stessa sessione di misurazione.

Si possono verificare casi in cui il ricercatore ottiene delle misurazioni coerenti con se stesse ma

non è detto che il ricercatore stia realmente misurando ciò che vuole misurare: questo si verifica, ad

esempio, quando il ricercatore ha costruito una scala di aggressività, ma gli item che ha scelto, pur

correlando, misurano invece la competizione, oppure quando un osservatore, ogni volta che accade

un determinato comportamento, indica sistematicamente A ma il codice appropriato per quel

comportamento non è A ma B.

A volte si può eseguire una misurazione precisa e coerente senza che questa misurazione sia anche

accurata , rifletta cioè adeguatamente la realtà. L’accuratezza implica la precisione: se una misura è

accurata, sarà per forza precisa, se è precisa non necessariamente è accurata.

ERRORE SISTEMATICO  ex. Due osservatori devono codificare il comportamento di una madre

e di un bambino che interagiscono tra loro. Supponiamo che alcuni comportamenti del bambino,

18

come il pianto o l’isolamento, che secondo il manuale di codifica dovrebbero essere codificati come

comportamenti negativi, vengano sempre codificati come comportamenti neutri. Questo può

succedere quando le definizioni delle categorie comportamentali sono condivise dai due osservatori

ma sono ugualmente sbagliate. In questo caso i due osservatori sono precisi ma non accurati.

La stabilità della misurazione si riferisce alla correlazione nel tempo di due o più misurazioni  ex.

Dopo sei mesi dalla prima misurazione in cui una pistola ha fatto 10 centri, viene eseguita un’altra

sessione di 10 spari. Se dopo questo lasso di tempo la pistola si mantiene attendibile allora è anche

stabile. Se cambia completamente prestazioni, diventando inattendibile, allora è instabile.

Il concetto di accuratezza si colloca ad un livello diverso rispetto a quelli di precisione e stabilità:

mentre questi sono centrali nella definizione dell’attendibilità, quello lo è nella definizione di

validità. Proprio per risolvere questi problemi la teoria classica della misurazione ha introdotto il

concetto secondo cui in ogni misurazione esiste una parte di errore ma anche una parte attendibile.

LA TEORIA CLASSICA DELL’ATTENDIBILITA’

Secondo la teoria classica dell’attendibilità, il punteggio prodotto dalla misurazione è formato da

due componenti, il punteggio vero e l’errore:

X= V+E

In cui X è il punteggio osservato, in qualche misura necessariamente sbagliato, V è il punteggio

vero ed E l’errore casuale.

In condizioni ideali l’errore causale è nullo, nelle condizioni reali ha sempre un peso.

L’attendibilità di uno strumento di misura viene definita come il rapporto tra la varianza della parte

vera e la varianza osservata o totale.

Il limite minimo dell’attendibilità è zero, il limite massimo è 1.

 L’attendibilità finisce per essere la proporzione di varianza vera rispetto alla varianza totale

prodotta dallo strumento di misurazione ovvero dal coefficiente di determinazione.

IL RAPPORTO TRA ATTENDIBILITA’ E VALIDITA’

Attendibilità e validità sono due componenti fondamentali per eseguire una misurazione adeguata.

L’attendibilità ci assicura che le diverse misure siano coerenti tra di loro, la validità che riflettano

adeguatamente il costrutto che volevamo misurare.

L’attendibilità è considerata la base della validità  senza attendibilità una misura non può essere

nemmeno valida. E’ inutile preoccuparsi se si è misurato o no la telepresenza ( validità) quando i

due item scelti non correlano tra loro ( attendibilità) significa quantomeno che ognuno misura una

cosa diversa.

Dato che l’attendibilità è il limite massimo della validità, se una misura è largamente attendibile :

a- anche la validità potrà essere grande

b- invece se l’attendibilità è bassa, allora ne consegue che anche la validità dovrà essere bassa.

19

L’attendibilità è perciò un prerequisito per la validità.

DIVERSE APPLICAZIONI DELL’ATTENDIBILITA’

Le principali applicazioni sono :

1- l’attendibilità TEST- RETEST per misurare la stabilità nel tempo delle risposte dei soggetti

o i cambiamenti nelle situazioni sperimentali.

2- Le FORME PARALLELE O EQUIVALENTI di uno strumento che consiste nel

somministrare agli stessi partecipanti nello stesso momento due forme diverse dello

strumento che tuttavia misurano lo stesso costrutto.

3- La CONSISTENZA INTERNA O LO SPLIT-HALF DI UNA SCALA O DI UN TEST che

sono due metodi diversi per vedere se i molteplici item che compongono lo strumento e che

vengono somministrati ai soggetti nello stesso momento sono correlati tra loro mostrando

maggiore o minore eterogeneità nel contenuto

4- La CONSISTENZA INTERNA DI DUE O Più OSSERVATORI, VALUTATORI O

GIUDICI per misurare l’accordo o il disaccordo tra loro in ciascuna codifica eseguita 

questa consistenza interna viene anche detta CALIBRAZIONE.

L’ α DI CRONBACH DI UNA SCALA DI MISURA

E’ uno degli indici più utilizzati all’interno della psicologia sociale perché oltre ad essere idoneo al

tipo di misure che spesso si prendono all’interno di questa disciplina, cioè scale di misura di

atteggiamento o personalità, è un indice chiaro e comprensibile per molti suoi aspetti.

L’ α di Cronbach viene definito come la media delle intercorrelazioni tra tutte le possibili divisioni a

metà del test.

Dipende da due elementi, l’intercorrelazione tra gli item e la lunghezza della scala. E’ stato

dimostrato che due scale con un numero di item diverso e diverse correlazioni tra item possono

avere identico valore di α, il che è una conseguenza del fatto che l’ α dipende anche dalla

numerosità degli item.

Non c'è un livello di α adeguato in tutte le circostanze. Esso deve essere interpretato tenendo conto

dei due elementi da cui dipende- le intercorrelazioni tra item e la lunghezza della scala e da come

questi due parametri si adattano alla natura e alla definizione del costrutto che deve essere misurato.

Ex Se per misurare l’estroversione utilizzo una scala con questi item “ mi piace andare alle feste” “

alle feste mi diverto molto” “alle feste non mi diverto per niente” “preferisco di gran lunga andare

ad una festa che passare la serata da solo” è ovvio che stiamo chiedendo la stessa cosa in molti modi

diversi e che quindi le correlazioni tra item, saranno alte e così la sua attendibilità.

Perciò valori anche abbastanza alti per scale come questa non è detto che siano garanzia di

attendibilità, anzi sono segno di ridondanza, mancanza di informazione o eccessiva ristrettezza nel

contenuto degli item. La ripetizione di item simili, non informativi, è spesso in contrasto con le

esigenze di brevità di una scala. Scale come queste possono nuocere alla validità nella misura in cui

una parte del costrutto viene iper- rappresentata a spese di altre parti importanti del costrutto stesso.

Questi problemi sono collegati a due fenomeni:

1- Il paradosso dell’attenuazione  indica che incrementare oltre un limite la consistenza

interna di un test non aumenta necessariamente la validità di costrutto e anzi in taluni casi,

20 la può di fatto limitare. E’ un paradosso perché l’attendibilità è il limite massimo della

validità.

2- Il dilemma della larghezza della banda  si riferisce al fatto che l’eccessivo restringimento

del contenuto della scala, se anche permette di predire comportamenti specifici, ha un grosso

potere predittivo rispetto a costrutti psicologicamente rilevanti, a spese però di

comportamenti specifici.

Il K di COHEN DI UNA GRIGLIA DI OSSERVAZIONE

E’ un coefficiente di attendibilità utilizzato principalmente quando ci sono due o più valutatori che

eseguono una stessa misurazione in genere basata su una forma di codifica o classificazione

nominale o ordinale.

La principale fonte di errore è l’osservatore stesso che potrebbe aver compiuto degli errori per

distrazione, fatica o fretta, potrebbe aver capito male le definizioni delle categorie contenute nei

manuali di codifica ecce cc.. Perciò il concetto di base dell’attendibilità relativa ad un sistema di

codifica è quello di ACCORDO: se due osservatori che osservano lo stesso materiale vanno

d’accordo, allora il sistema può dirsi attendibile, se due osservatori non vanno d’accordo allora il

sistema di categorie non può dirsi attendibile.

VALIDITA’

Approccio alla validità:

-Contenuto  grado in cui gli item sono un campione rappresentativo dell’universo di

comportamenti che si vuole misurare.

- Facciata  grado in cui gli item sembrano misurare il costrutto che intendono misurare.

- Attendibilità  grado in cui una misura rimane stabile nel corso di molteplici misurazioni e grado

di consistenza interna della misura stessa

- Criterio  grado di associazione tra la misurazione del costrutto tramite lo strumento e le

misurazioni di altri costrutti utilizzati come criteri di riferimento esterno

a- predittiva : se la misura viene eseguita prima del criterio

b- concorrente : se la misura e il criterio vengono misurate contemporaneamente

- Costrutto  grado in cui la misura riflette accuratamente il costrutto che si vuole misurare.

a- convergente : grado di correlazione tra misurazioni diverse dello stesso costrutto

b- discriminante : mancanza di correlazione tra misurazioni del costrutto e misure di costrutti

diversi

- Nomologica  grado in cui il costrutto si inserisce in una serie di relazioni predittive con costrutti

affini e con criteri di riferimento.

VALIDITA’ DI CONTENUTO :

21

VIENE STABILITA DIMOSTRANDO CHE GLI ITEM UTILIZZATI PER LA MISURAZIONE

SONO UN CAMPIONE RAPPRESENTATIVO DELL’UNIVERSO DEL CONTENUTO DEGLI

ITEM RILEVANTE PER QUEL COSTRUTTO (ESAUSTIVITA’)

Tale validità è soddisfatta quando il costrutto è stato esplicato teoricamente in termini di aspetti

specifici che esauriscono il dominio del contenuto che deve essere coperto dal costrutto stesso.

Può essere definita come il grado in cui gli item che fanno parte dello strumento costituiscono un

campione rappresentativo dell’universo dei comportamenti possibili relativi al costrutto che si vuole

misurare.

In un eccezione diversa la validità di contenuto è in realtà rappresentata dalla cosiddetta

significatività teorica e operativa del costrutto. La significatività teorica è la natura e la coerenza

del linguaggio usato per rappresentare e definire il costrutto, anche in relazione con le definizioni di

altri costrutti , mentre la significatività operativa si riferisce alle regole di corrispondenza tra questi

aspetti teorici ed empirici.

Secondo alcuni, quella di contenuto, non dovrebbe essere considerata validità perché la validità si

riferisce a inferenze fatte a partire dai punteggi, non ad una valutazione del contenuto di uno

strumento.

Secondo altri non sarebbe altro che la validità di costrutto perché una definizione effettiva di un

costrutto implica un dominio di contenuto, cioè un contesto specifico nel quale il contenuto si

realizza.

Come si dimostra che gli item scelti sono rappresentativi?

Coloro che non ritengono la cosiddetta validità di contenuto come aspetto della validità, questo non

è possibile perché gli universi del contenuto esistono solo teoricamente.

Secondo coloro che pensano essa sia riconducibile alla validità di costrutto, le procedure corrette

che garantiscono la validità di contenuto sono le stesse che dovrebbero garantire la validità

convergente e divergente della validità di costrutto.

Secondo altri dato che non si può garantire la validità di contenuto, si possono mettere in atto delle

procedure di validazione basate essenzialmente sulla valutazione o sul giudizio dato da giudici

competenti ed esperti di quel particolare universo.

 La validità di contenuto è essenzialmente valutativa, nel senso basata sul giudizio.

LA PROCEDURA RIGUARDA  il ricercatore deve soppesare la presunta rappresentatività di ogni

item rispetto all’universo immaginabile. Poi altri giudici esperti devono valutare il contenuto degli

item anche sulla base di specifiche indicazioni sull’universo del contenuto. La valutazione collettiva

dei giudici può essere anche oggetto di analisi statistica di vario tipo.

Un altro aspetto che viene fatto rientrare nella validità di costrutto riguarda LA VALIDITA’ DI

FACCIATA cioè il grado in cui gli item utilizzati appaiono ragionevoli o sensibili come indicatori

del costrutto che si vuole misurare.

22

VALDITA’ DI CRITERIO O ESTERNA

La validità di criterio è il grado di corrispondenza tra la misura e una variabile esterna, diversa dal

costrutto originario, che si assume come criterio di riferimento.

Quando il criterio è concomitante con il costrutto di cui si vuole stabilire la validità di criterio, si

parla di VALIDITA’ CONCORRENTE, quando il criterio è differito nel tempo si parla di

VALIDITA’ PREDITTIVA..

NELLA VALIDITà DI CRITERIO si mette in correlazione un criterio con un costrutto diverso dal

criterio stesso, ma con il quale deve avere un giustificato legame teorico. Dato che si misurano due

costrutti diversi, bisogna tener conto nella correlazione degli errori di misura.

In genere di utilizzano tre metodi per determinare la validità di costrutto:

1- Si usa per stabilire la validità concorrente e consiste nell’eseguire una correlazione tra il test

e il criterio, non avendo correlazione implicazioni causali.

2- Per stabilire la validità predittiva e consiste nell’applicare tecniche di regressione al criterio,

potendo la correlazione testare relazioni predittive.

3- Si applica a entrambi e consiste nel verificare se il test discrimina tra due o più gruppi di

soggetti che sulla base delle proprie caratteristiche dovrebbero differenziarsi per la

caratteristica misurata.

VALIDITA’ DI COSTRUTTO

E’ il grado in cui uno strumento misura ciò che intende misurare, viene intesa da alcuni come

validità TOUT COURT.

Una misurazione ha validità di costrutto se essa correla con misurazioni dello stesso costrutto fatte

con metodi diversi e non correla invece con misurazioni di costrutti diversi, fatte con lo stesso

metodo.

La VALIDITA’ CONVERGENTE è il grado di accordo tra due misurazioni dello stesso costrutto

fatte con metodi diversi.

La VALIDITA’ DIVERGENTE è il grado di discriminazione tra due misurazioni di costrutti

diversi..

La validità di costrutto di uno strumento di misura è alta quando questo strumento riesce a misurare

il costrutto in modo tale che lo strumento stesso utilizzato non è essenziale nella misurazione del

costrutto stesso e quando lo strumento misura quel costrutto in modo tale che esso sia non correlato

con costrutti diversi.

Per metodo si intende ciò che il ricercatore concettualizza come metodo.

L’efficacia con cui si scelgono i diversi metodi è un elemento determinante della validità del

costrutto.

VALIDITA’ NOMOLOGICA

23

Grado in cui il costrutto che vogliamo misurare si inserisce in una serie di relazioni, predittive,

positive o negative o nulle, tra costrutti e criteri appositamente definiti.

Non c’ è un solo criterio ma molte misure all’interno di una rete nomologica o di relazioni tra

costrutti.

Queste conoscenze progrediscono con l’accumularsi dei risultati di filoni di ricerca specifici nel

tempo, alcuni hanno inteso la validità nomologica come uso di riassunti schematici e qualitativi

relativi a studi precedenti che mostrano le relazioni del costrutto con altre misure.

CAPITOLO 8 METODI DECRITTIVI DI RICERCA

RICERCA D’ARCHIVIO

La ricerca d’archivio si basa essenzialmente sull’analisi dei dati d’archivio.

Questi sono costituiti da osservazioni, misure o rilievi di vario genere, raccolti da persone diverse

dal ricercatore, spesso in istituzioni che hanno uno scopo diverso da quello del ricercatore e

conservati in appositi archivi.

Viene utilizzata specialmente per due scopi:

-il primo Per descrivere UN PARTICOLARE FENOMENO, COME I CAMBIAMENTI NELLA

CRESCITA DELLA POPOLAZIONE, LA FREQUENZA DEI DIVORZI, LA DIFFUSIONE DI

CERTE MALATTIE ECC..

-il secondo per delineare la relazione tra variabili, senza la pretesa di stabilire un rapporto casuale.

VANTAGGI E LIMITI DELLA RICERCA D’ARCHIVIO:

la presenza del ricercatore provoca spesso delle reazioni nei soggetti esaminati: la gente tende a

comportarsi in modo differente dal normale quando sa di essere osservata  effetto di reattività.

Gli studi che si basano sui dati d’archivio hanno il pregio di non produrre l’effetto di reattività, in

quanto sono stati registrati al di fuori del contesto di ricerca. Ha inoltre il vantaggio di costituire

l’unico mezzo per verificare le ipotesi di determinati fenomeni.

A differenza degli altri metodi la ricerca d’archivio di qualifica come una metodologia povera, in

effetti non ha bisogno di molte risorse, di apparecchiature costose, richiede i permessi per accedere

alle registrazioni, agli archivi, alle biblioteche cosa che costituisce a volte difficoltà dato che

riguardano documenti privati.

La selettività dell’archivio è legata al fatto che gli archivi non contengono tutte le informazioni che

il ricercatore vorrebbe trovare ma solo quelle che sono state raccolte.

Anche la conservazione delle osservazioni è molto aleatoria. Con l’espressione sopravvivenza

selettiva si indica il fatto che vengono conservate a lungo solo certe registrazioni e non altre. Dopo

un periodo di tempo molte registrazioni vengono distrutte perché non sono più ritenuti utili da chi li

ha raccolti.

24

Un altro limite riguarda l’accuratezza con cui sono state raccolte le osservazioni. L’affidabilità della

ricerca d’archivio, dipende dalla precisione spesso non verificabile con cui sono state eseguite le

registrazioni.

OSSERVAZIONE NATURALISTICA o etologica

L’osservazione diretta del comportamento è sempre stata un metodo fondamentale in psicologia.

Lo sviluppo relativamente recente dell’etologia sembra aver ridato fiducia all’osservazione diretta

del comportamento umano. E aver promosso un considerevole uso dell’osservazione naturalistica.

L’osservazione naturalistica è una tecnica che permette allo studioso di raccogliere dati sul

comportamento dei soggetti senza interferire sul loro modo di comportarsi.

Le caratteristiche rilevanti di questo metodo sono due :

1- la NON INTRUSIVITA’ comporta che l’osservatore non manipoli la variabili che

interessano e rimanga in disparte ad osservare ciò che accade. Per salvaguardare la non

intrusività sono stati escogitati parecchi accorgimenti come lo specchio unidirezionale, gli

ambienti mimetizzati da cui effettuare l’osservazione, gli strumenti di registrazione audio-

video.

2- La MANCANZA DI ARTIFICIOSITA’ della situazione comporta che i soggetti vengano

osservati nel loro ambiente naturale in quanto quello artificiale avrebbe scarsa validità

esterna.

Ricerche condotte in questo modo possono far emergere delle ipotesi che potrebbero essere

verificate mediante esperimenti condotti sul campo o in laboratorio.

Quando si parla di osservazione condotta in ambiente naturale non significa ce il ricercatore sia

svincolato da qualsiasi regola o che il suo lavoro sia asistematico e privo di ipotesi  una delle

caratteristiche fondamentali dell’osservazione naturalistica è la SISTEMATICITA’.

Il ricercatore cioè da un’ampia quantità di interazioni comportamentali, sceglie solo determinati

aspetti, quelli che suppone siano più strettamente legati all’ipotesi da verificare.

L’osservazione naturalistica ha anche diversi limiti. In particolare non è utilizzabile quando i

ricercatori vuole individuare le cause di un comportamento: dato che ogni comportamento può

essere il prodotto di più variabili che operano indipendentemente o in combinazione, essa non ha i

mezzi per isolarle.

ALCUNI ELEMENTI FONDAMENTALI DELL’OSSERVAZIONE NATURALISTICA

Regole di conduzione:

1- CATEGORIZZARE O CLASSIFICARE il comportamento degli individui in categoria di

comportamento è importante. Se i sistemi di categorie vengono definiti o utilizzati male,

l’osservazione stessa risulta falsata.

E’ importante non incorrere nel cosiddetto ERRORE CATEGORIALE cioè l’errore di chi

attribuisce a categorie differenti un oggetto reale ed un oggetto che è puramente mentale;

invece, è semplicemente lo stesso oggetto che appartiene contemporaneamente a due diversi

gradi di realtà, l’uno concreto, l’altro astratto.

25 2- il TEMPO DI OSSERVAZIONE indica la quantità di tempo da dedicare ad una ricerca. La

durata di questo tempo cambia da ricerca a ricerca, a seconda che si tratti di un esperimento

eseguito in laboratorio o sul campo. L’osservazione può durare da pochi giorni a qualche

anno. Il ricercatore può inoltre stabilire la durata di ciascuna sessione osservativa che può

essere variabile o fissa.

3- L’UNITA’ DI MISURA durante la sessione osservativa si possono mettere in atto quattro

strategie generali per rappresentare adeguatamente i dati raccolti. I dati vengono cosi detti

EVENTI, STATI, EVENTI TEMPORALI E INTERVALLI.

Se il RICERCATORE CODIFICA EVENTI eseguirà semplicemente un’associazione tra alcune

categorie di comportamento e dei comportamenti effettivamente accaduti, in modo che alla fine si

possa stabilire la frequenza di quei determinati comportamenti e anche la loro successione.

Quando si è interessati anche alla loro durata, allora utilizzo gli STATI. Permettono la registrazione

simultanea di due o più cosiddetti flussi paralleli di comportamento.

GLI EVENTI TEMPORALI sono simi agli Stati anche se tecnicamente implicano codifica diversa.

Essi permettono di registrare oltre alla durata anche i cosiddetti comportamenti di frequenza,

comportamenti di cui non ha senso raccogliere la durata temporale, ed inoltre hanno il vantaggio di

permettere l’uso di sistemi di codifica non mutuamente esaustivi.

Gli INTERVALLI  intervalli naturali (piuttosto che imporre una durata temporale prestabilita, il

ricercatore definisce l’intervallo in modo che il suo inizio e la sua fine siano definiti dalle

caratteristiche stesse dell’interazione osservata)

Comportamento molare e molecolare p 235

OSSERVAZIONE, INTERPRETAZIONE E REGISTRAZIONE NELL’OSSERVAZIONE

NATURALISTICA

Nella registrazione è utile mantenere distinta la fase dell’osservazione da quella

dell’interpretazione. E’ importante annotare tutte le riflessioni, le connessioni causali che

l’osservatore fa e il grado di coinvolgimento emotivo nell’attuazione del compito, sia perché è

anch’egli un elemento del contesto, sia perché questi dati possono poi tornare utile

nell’elaborazione successiva.

LE NOTE DI OSSERVAZIONE

Secondo Lofland le note di osservazione dovrebbero essere costituite da :

a- descrizione dei fatti

b- avvenimenti precedenti ricordati ora

c- concetti e deduzioni analitiche

d- impressioni e sensazioni personali

e- note per informazioni aggiuntive

La registrazione delle note non deve mai essere fatta contemporaneamente all’osservazione stessa. I

motivi sono diversi : da parte dell’osservatore, perché si avrebbe una perdita di informazioni

derivante dall’interruzione della sequenza osservativa e conseguentemente anche del clima emotivo,

26

da parte dell’osservato sia perché potrebbe produrre una inibizione o un perdurare innaturale

dell’azione o della comunicazione sia perché potrebbe interpretare che l’altro valuti positivamente

ciò che fa, dato che ne prende nota.

SISTEMI DI REGISTRAZIONE ANALOGICI E DIGITALI  a sfavore dei videoregistratori

troviamo ancora che l’attenzione richiesta dal loro uso va a scapito dell’attenzione

nell’osservazione, che l’ampiezza del campo visivo da essi offerta è spesso inferiore a quella

dell’osservatore umano. Inoltre la presenza del registratore aumenta i problemi di reattività.

Elementi a FAVORE sono la possibilità che essi offrano di riosservare in qualsiasi momento, le

sequenze comportamentali e confrontarle con le annotazioni raccolte, l’opportunità di rendere

visibili movimenti troppo veloci per l’occhio umano ed al contempo di cogliere come sarebbe stata

l’emotività prodotta dall’evento se questo si fosse presentato in forma meno brutale. Inoltre

permette a più osservatori di studiare lo stesso materiale.

LO STUDIO DEI CASI SINGOLI

Lo studio dei casi singoli consiste nell’analisi intensiva del comportamento di una singola persona,

attraverso colloqui.

I dati vengono raccolti mediante colloqui. Il ricercatore , o terapeuta, appunta le osservazioni a

mano a mano che il soggetto manifesta sentimenti e comportamenti. Ma lo studio del caso singolo

non è solo una descrizione dei fatti, comporta anche la loro organizzazione e integrazione.

La selettività dell’osservazione è guidata dalla teoria. Di conseguenza gli stessi fatti potrebbero

essere interpretati diversamente se cambiasse l’approccio teorico dell’analista.

UTILITA’, VANTAGGI E SVANTAGGI DEGLI STUDI DEL CASO SINGOLO

Il metodo si dimostra utile in due principali situazioni.

Prima di tutto quando il caso da studiare è UNICO, come un individuo dalla personalità multipla, è

poco probabile che un ricercatore riesca a trovare 50 persone con questa caratteristica per condurre

una ricerca,

In secondo luogo quando si vuole ILLUSTRARE PUNTI TEORICI O TECNICHE

TERAPEUTICHE.

Gli studi dei casi singoli presentano il vantaggio di consentire descrizioni in profondità che possono

essere utili per ulteriori speculazioni e teorizzazioni.

Consentono di analizzare il flusso delle interazioni umane, di descrivere gli individui nella loro

piena complessità, invece di segmenti di comportamento o di categorie.

Danno luogo pertanto a risultati potenzialmente ricchi di informazioni, utili per costruire nuove

ipotesi, anche se non offrono alcuna verifica obiettiva della premessa teorica.

I limiti fanno riferimento ai dati che possono essere omessi perché è difficile che il ricercatore

osservi, registri e ricordi ogni parola ed ogni gesto della persona studiata.

27

LE RICERCHE CORRELAZIONALI

La ricerca correlazionale è volta a determinare il grado di relazione tra due variabili, in genere non

manipolate né controllate.

Cosi una ricerca di correlazione bivariata implica la selezione di un campione di soggetti, la misura

delle due variabili che interessano, ed i calcoli per determinare se esiste una relazione sistematica

tra di esse.

L’approccio correlazionale consente di fare delle previsioni, sebbene queste siano legate al fatto che

due variabili correlino e non al fatto che tra loro ci sia una vera relazione causale.

Se tra due variabili si riscontra una elevata correlazione, non solo si descrive la loro relazione, ma è

possibile predire il valore di una di esse quando si conosce il valore dell’altra.

Il PROBLEMA DELLA TERZA VARIABILE riguarda il fatto che, alle volte, la correlazione

riscontrata tra due variabili non dipende esclusivamente dalla loro reciproca relazione, ma anche

dall’influenza di una terza variabile.

Un ALTRO PROBLEMA E’ LA DIREZIONALITA’ anche se due variabili correlano

positivamente non è sempre facile sapere quale delle due influisce sull’altra.

RITENERE CHE LA CORRELAZIONE INDICHI UN RAPPORTO CAUSA ED EFFETTO E’

COMMETTERE UN GROSSO ERRORE!!!

La ricerca correlazionale non porta ad affermazioni causali poiché non implica la manipolazione

delle variabili e non comporta alcun controllo della situazione in cui queste si manifestano.

STUDI LONGITUDINALI E STUDI TRASVERSALI

Gli studi longitudinali e trasversali analizzano i cambiamenti di sviluppo che si manifestano con il

passare del tempo, ma le loro modalità sono differenti.

STUDIO LONGITUDINALE implica la scelta di un solo gruppo di soggetti e la misura costante

nel tempo, ad intervalli fissi , dei cambiamenti di qualche caratteristica.

Studio trasversale  si identificano campioni rappresentativi di soggetti, con livelli di età differenti,

e si rilevano cambiamenti della stessa caratteristica in questi gruppi.

Gli studi longitudinali seguono nel tempo solo un gruppo o una coorte di persone, cosi tutti gli

individui di questo gruppo, sperimentando eventi ambientali simili, mostrano uno sviluppo

omogeneo.

Gli studi trasversali studiano gruppi di individui differenti o coorti diverse. A causa dei cambiamenti

degli eventi ambientali, i membri di queste coorti non sono esposti alle stesse esperienze. Sono

quindi le esperienze diverse fatte dai gruppi diversi negli studi trasversali che vengono confuse con

la reale differenza di età.

L’INCHIESTA O SURVEY

28


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

39

PESO

85.38 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia degli interventi clinici nei contesti sociali
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alexandra85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca psicologia avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Lanz Margherita.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in psicologia degli interventi clinici nei contesti sociali

Riassunto esame psicologia interculturale e gestione delle risorse umane, docente Gozzoli, libro consigliato Psicoigiene e psicologia istituzionale, Josè Bleger
Appunto
Riassunto esame psicologia interculturale e gestione delle risorse umane, docente Gozzoli, libro consigliato Psicologia della Convivenza, Franco di Maria
Appunto
Riassunto esame Metodi e tecniche dei processi di apprendimento, docente Giorgietti, libro consigliato Difficoltà e disturbi dell' apprendimento, Cornoldi
Appunto
Riassunto esame Psicologia interculturale e gestione delle risorse umane, docente Gozzoli, libro consigliato Psicologia delle risorse umane, Argentero, Cortese, Piccardo
Appunto