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La metodologia e il metodo

La metodologia è la disciplina che si occupa delle riflessioni su metodo e tecniche. Il metodo è la strada con cui un ricercatore risolve un problema cognitivo. La padronanza delle tecniche più adatte a rispondere a un interrogativo (metodo come ricetta, sequenza di passi, o come scelta, più vie possibili?) Ultimamente si abusa della parola metodologia, che significherebbe "discorso sul metodo", utilizzandola come sinonimo di metodo. In realtà il metodologo ha il compito di descrivere il metodo quando studia/insegna e di prescriverlo quando mette in pratica le conoscenze.

Le tecniche

Le tecniche sono un complesso più o meno codificato di norme e procedure riconosciuto da una collettività, trasmesso o trasmissibile per svolgere una certa attività:

  • Tecniche per fare
  • Tecniche per conoscere: specifiche procedure utilizzate in una data scienza

Quindi il metodo rientra tra le tecniche utilizzate, anche se se ne parla poco a causa del disinteresse del pubblico e delle case editrici. Si nota negli ultimi decenni una tendenza a sopravvalutare l’importanza delle tecniche, applicandole spesso in modo errato, soprattutto per quanto riguarda le tecniche di analisi dei dati nelle scienze sociali (portando a risultati sbagliati).

Approcci alle scelte metodologiche

Due famiglie e un insieme di approcci alle scelte metodologiche:

  1. Famiglia dell'esperimento (si fa un esperimento)
  2. Famiglia delle covariazioni (analisi di dati)

Entrambe le famiglie sono approcci standard, quindi producono asserti oggettivi sulla realtà (e nessitra loro) e questi asserti devono riguardare relazioni tra proprietà degli oggetti (non gli oggetti stessi). Si distinguono per procedure adottate e per la produzione scientifica fornita.

3. Insieme non standard (insieme eterogeneo di tecniche) L’unica cosa che le unisce è il rifiuto degli assunti sopra. Gli asserti prodotti sono basati sulla conoscenza personale.

Il metodo sperimentale

Galileo (1500): la scienza ha il compito di verificare empiricamente asserti che descrivono relazioni matematiche che intercorrono tra proprietà degli oggetti. L’attenzione si sposta quindi dall’oggetto alle caratteristiche dell’oggetto. Scelta una proprietà operativa, si modifica una delle cause scatenanti per verificare come varia la proprietà a parità di altre condizioni. Questo è un esperimento e il metodo viene chiamato metodo sperimentale per determinare la direzione causale della relazione.

Limiti del modello sperimentale

  • Limiti teorici: non si possono includere tutte le proprietà nel modello
  • Limiti pratici: difficile controllare le variazioni delle variabili, proprietà si influenzano a vicenda

Il metodo sperimentale è adatto per indagini su relazioni monocausali (diacroniche), meno per relazioni funzionali (sincroniche), reti complesse di relazioni o quando si studiano sistemi animati con personalità e volontà che non reagiscono in modo uniforme (quindi poco adatto alle scienze sociali).

Il metodo dell'associazione

Lo strumento utilizzato è la matrice dati per verificare se vi sono forme di associazione tra le proprietà, cioè se a certi valori della variabile A tendano a corrispondere certi valori della variabile B. La matrice dati offre i vantaggi di separare il caso dalle sue proprietà e dagli altri e di trattare il dato come tutti gli altri. Si differenzia dall’esperimento perché non si può affermare con certezza se A influenza B o viceversa, ma si può affermare che i fenomeni sono collegati.

Approccio non standard

Si recupera il lato etico e umano avendo maggiore sensibilità verso l’oggetto della ricerca; si analizzano situazioni vere e non simulate; fortemente dipendente dal contesto (metodo descrittivo, comprensione globale di situazioni).

Insieme standard

  • Questionari strutturati (uguali per tutti)
  • Analisi di banche dati esistenti (es. ISTAT)
  • Quasi esperimenti

Insieme non standard

  • Osservazione partecipante (antropologi che osservano tribù)
  • Storie di vita
  • Interviste qualitative
  • Focus groups (interviste di gruppo)

L'intervista qualitativa

Con un approccio non standard effettuo un’intervista qualitativa (una conversazione). È provocata dall’intervistatore, rivolta a numerosi soggetti selezionati con scopi conoscitivi in modo flessibile. Le caratteristiche dell’intervista qualitativa sono l’assenza di standardizzazione (l’intervistato guida le risposte e gli argomenti da trattare secondo un canovaccio), strumento di comprensione della realtà (e non di raccolta dati, quindi no risposte standardizzate), mancanza dell’obiettivo di rappresentatività del campione (perché si vogliono conoscere tutti gli scenari possibili) e costruzioni di storie, non di variabili.

Le interviste qualitative possono essere:

  • Strutturate (stesse domande nello stesso ordine, utile per mantenere una standardizzazione ma non si conosce bene il fenomeno o ci sono troppe risposte possibili)
  • Semi-strutturate (traccia con argomenti da trattare)
  • Non strutturate (solo tema generale della conversazione)

Casi particolari sono l’intervista non direttiva (argomento deciso dall’intervistato a fini diagnostici), intervista clinica (rileggere storia intervistato) o intervista a osservatori privilegiati (esperti o leader di comunità nella fase preliminare della ricerca). Per condurre bene l’intervista: spiegazioni preliminari (cosa si vuole), domande primarie (introducono l’argomento), domande-sonda (per approfondire), linguaggio e sensibilità.

Il concetto di concetto

Weber: fotografare un oggetto separandolo dall’infinità di esperienze della vita. Whorf: selezionare la natura. Sapir: recipiente intellettuale. Il patrimonio concettuale è l’insieme di categorie che permette di conoscere il mondo. Tre mondi: pensiero, referenti e linguaggio.

Rapporti tra realtà, pensiero e linguaggio

  • Rapporto realtà-pensiero: la realtà non è sempre come la vediamo, se manca il linguaggio può essere difficile capirsi, se non conosciamo un concetto è difficile concretizzarlo (es. Amazzonia non sanno cosa siano le stagioni)
  • Rapporto realtà-linguaggio: non c’è un legame così stretto tra referenti e termini anche perché esistono molte lingue diverse
  • Rapporto pensiero-linguaggio: concetto e termine vengono usati come sinonimi perché c’è uno stretto legame tra pensiero e linguaggio. Essendo i concetti cangianti, solitamente ci sono più termini con diverse sfumature di significato per garantire più rigidità e stabilità

Concetti scientifici e concetti della vita quotidiana

Somiglianze:

  • Permettono di conferire senso al mondo
  • Obbediscono a una dinamica demografica, se non vengono più utilizzati vengono abbandonati

Differenze:

  • I concetti scientifici nelle scienze sociali sono più ambigui perché meno riferiti ad azioni precise
  • Nella scienza ogni concetto ha un momento di nascita perché l’innovazione è fortemente istituzionalizzata
  • I concetti nell’ambito scientifico tendono a morire in massa

Livelli di generalità dei concetti

I concetti possono essere studiati in base alla loro utilità e al livello di generalità. Per individuare il livello di generalità:

  • L’intensione, l’insieme di caratteristiche che formano il significato di un concetto
  • L’estensione, l’insieme di referenti (oggetti, fenomeni, eventi) al quale si riferisce un concetto

Se l’intensione è complessa (molte caratteristiche), l’estensione è piccola (pochi riferimenti) e viceversa. Aumentando l’intensione riduco il livello di generalità e astrazione del concetto e viceversa (es. recipiente, recipiente con foro oppure urna, urna elettorale, urna elettorale cubica…).

Relazioni tra concetti

Se tutti i referenti di A sono anche referenti di B ma non viceversa, allora B è un genere rispetto ad A mentre A è una specie di B. Se instauriamo questo rapporto possiamo collocare i due concetti sulla stessa scala di generalità.

I valori

Anche i valori consentono di conferire senso al mondo, ma questi plasmano identità individuali e collettive fornendo motivazioni e scopi. I valori sono tipici dell’esperienza simbolica che diventa il fine stesso, sono privi di strumentalità.

La cultura

  • Una popolazione di concetti e valori
  • Un patrimonio ereditato dal passato ma modificabile
  • I modelli umani risentono pesantemente della cultura e dell’inculturazione

La classificazione

Quando parliamo di classificazione pensiamo a tre cose:

  • Operazione intellettuale di divisione dell’estensione di un concetto, rispettando alcune regole, in un certo numero di classi o categorie
  • Elenco delle classi citate sopra
  • Il procedimento con cui ogni oggetto di un insieme è assegnato a una delle classi citate sopra

Tre caratteristiche per una classificazione corretta

  • Esaustività (ogni caso deve appartenere a una classe)
  • Mutua esclusività (solo una classe)
  • Unico fundamento divisionis (criterio con cui si effettua la classificazione)

Tipologia e tassonomia

Una tipologia si differenzia da una classificazione perché la prima si basa su più fundamento divisionis; da ciò si originano tipi e non classi (tabella a doppia entrata). Si presentano tanti tipi quanto il prodotto del numero di classi dei fundamento divisionis (quindi ci sono tipi concettualmente irrilevanti o addirittura nulli), pertanto si possono raggruppare alcune sezioni di questa tabella in indici tipologici (procedimento di riduzione). Una tassonomia consiste nella divisione di varie classi gerarchicamente subordinate (occupato/disoccupato, settore di occupazione ecc).

Asserti

L’asserto è l’unico strumento di pensiero che può, in linea di principio, essere mostrato vero o falso con un adeguato controllo empirico. Non sempre è però possibile stabilire universalmente se un asserto è vero o falso (per mancanza di informazioni o perché è solo parzialmente vero). Ci sono due tipi di asserti che per la loro caratteristica di riferirsi a un numero illimitato di oggetti hanno uno status particolare:

  • Asserto universale (può essere accertato falso) secondo cui tutti gli x sono a
  • Asserto esistenziale (può essere accertato vero) secondo cui esiste almeno un x che non è a

Es. tutti i corvi sono neri e c’è almeno un corvo che non è nero si riferiscono a tutti i corvi passati, presenti e futuri.

Le fasi della ricerca empirica

La ricerca empirica nelle scienze sociali è finalizzata alla produzione di conoscenze, asserti e spiegazioni giustificandole su base empirica. Cinque fasi (che interagiscono tra loro):

1. Il disegno della ricerca

  • Definire obiettivi della ricerca
  • Ambito spazio-temporale
  • Unità di analisi

L’oggetto di una ricerca possono essere individui, famiglie, province… Gli oggetti su cui si raccolgono informazioni in una ricerca sono unità di analisi. Nel momento in cui partecipano diventano casi.

Proprietà rilevanti per la ricerca (proprietà -> definizione operativa -> variabili):

  • Proprietà aggregate (unità di raccolta a livello inferiore di quella di analisi)
  • Proprietà globali (unità di raccolta coincide con quella di analisi)
  • Proprietà individuali (si riferiscono all’individuo)
  • Proprietà contestuali (unità di raccolta a livello superiore rispetto a quello di analisi)

Procedure di rilevazione. Es. “la fiducia che i bolognesi hanno nelle istituzioni locali e negli altri” definiamo domande della ricerca (perché vogliamo studiare questo tema? ricerche precedenti?), ambito spazio temporale (comune o provincia? quale tempo?), i casi (chi sono i bolognesi? quale classe sociale?) e le variabili.

2. La costruzione della base empirica

È necessario scegliere se effettuare una ricerca esaustiva (tutta la popolazione) o campionaria, ma solitamente le risorse disponibili impongono la seconda opzione, procedendo a un’operazione di campionamento. Tramite un campione generalizziamo a una popolazione N le conclusioni tratte da una ricerca sul campione n su alcune variabili. La generalizzazione delle conclusioni viene chiamata inferenza statistica.

Tre errori che si commettono spesso sono: estendere l’inferenza all’universo (insieme infinito), estendere l’inferenza oltre l’ambito spazio-temporale analizzato ed il campionamento. Un campionamento è casuale quando ogni unità è estratta con una certa probabilità e non nulla. Si parla di campione casuale semplice quando tutte le unità della popolazione hanno la stessa probabilità di essere incluse nel campione. Ci possono però essere errori di copertura (lista popolazione), errori di campionamento (ampiezza del campione), risposte mancanti (non rispondenti, non reperiti).

La casualità permette di garantire maggiore rappresentatività (e quindi di evitare l’errore sistematico), ma nelle scienze sociali è praticamente impossibile e vale solo per i grandi numeri. È difficile garantire la rappresentatività rispetto a ogni variabile, ed è difficile stabilire quale sia lo scarto per affermare se un campione non è più rappresentativo.

Tipi di campionamento

Probabilistico

  • Campionamento casuale semplice
  • Campionamento sistematico (secondo un intervallo di campionamento)
  • Campionamento stratificato (sottogruppi omogenei rispetto alla variabile da analizzare)
  • Campionamento a stadi (livelli gerarchicamente ordinati)

Non probabilistico

(non si può impostare uno schema probabilistico es. manca lista popolazione o si sa che non si può applicare):

  • Campionamento per quote (come stratificato ma bis)
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessio.sacco5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca politica e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Sapignoli Michele.
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