Cap 1. L'ambito della ricerca: il paradigma unificatore dei vari metodi
Orlando Cian: l'uso dei termini, vie e direzioni della ricerca
Trattare dei metodi che si usano nelle scienze dell'educazione (in particolare in pedagogia) è un'esigenza che nasce, soprattutto oggi, dalla necessità di far comprendere, da una parte, la peculiarità dell'ottica con cui ogni scienza guarda al proprio "oggetto", dall'altra, i campi di relazione tra discipline diverse e, in questo senso, il contributo che ciascuna offre all'impostazione, al chiarimento, alla soluzione di problemi complessi, che hanno spesso natura interdisciplinare, quali sono appunto i problemi dell'educazione.
La ricerca del metodo più adatto e valido è già a priori un fallimento; tutti hanno una loro validità. Un tempo si parlava di metodi induttivi o deduttivi: la scienza deve la sua nascita (Bacone, Newton) proprio al metodo induttivo, ovvero descrizione di fatti particolari, che permettono di risalire al generale, alle costanti, fino all'ordine "logico" dei fenomeni, tutti indagabili secondo leggi determinate. La dicotomia metodo induttivo/deduttivo permane nel neopositivismo o positivismo logico, che ritiene "scientifiche" solo le proposizioni analitiche (dimostrabili secondo il metodo logico-deduttivo) e quelle sintetiche (dimostrabili secondo il metodo induttivo-sperimentale), come la matematica o la fisica per esempio, rifiutando tutti gli altri campi del sapere, messi al pari dell'alchimia.
Il recupero dei vari linguaggi, dei vari "giochi linguistici" quali il raccontare, il cantare, il comandare, l'ubbidire, interrompe la via del positivismo logico. Con il suo razionalismo critico, Karl Popper muta completamente il volto della scienza: si tratta di sostituire al primato dei fatti quello delle teorie, al primato dell'induttivismo quello del metodo falsificazionistico o critico. Il "problema" in questa prospettiva assume massimo rilievo, perché offre la possibilità di inventare varie ipotesi che, per quanto verificate, non possono escludere la smentita, l'errore, aprendo la via della scienza verso la verità.
La scienza recupera la sua oggettività attraverso il "paradosso della categorizzazione" (Scheffler), dal quale emerge la consapevolezza che non si tratta di vera e propria oggettività, ma di "descrizioni" della realtà colte attraverso un io categorizzante, che permette di conservare il loro valore ma nello stesso tempo di modificarle, dando luogo a nuove, più valide teorizzazioni. Lo scienziato cioè non tratta i dati "in quanto tali", che sono sempre distanti e oggettivi, ma le "descrizioni" dei dati stessi, che, essendo interpretazioni, possono quindi modificare il paradigma, falsificare le ipotesi.
Le nuove prospettive scientifiche, perduta la fiducia nella "ragione" positivistica di un linguaggio sicuro, controllato da dati logici o empirici, portano maggiore consapevolezza anche nelle scienze umane, che rivalutano gli "extrametodi", cioè vie specifiche, sempre razionali, diverse dai tradizionali metodi "scientifici". Non possono più essere considerati "scientifici" solo quelli riconducibili al dimostrativo o all'empirico; è vero che, negli anni '80 (ma anche oggi), riprendendo e interpretando la teoria popperiana, Dario Antiseri parla di "metodo scientifico" come di regole procedurali che si possono sintetizzare in "problemi-teorie-critiche" che potrebbe diventare terreno comune in tutti i settori del sapere, ma tutto dipende dal significato che assume soprattutto il termine "critica".
A valle e a monte i metodi presuppongono sempre teorie. Le teorie stesse costituiscono ricerca esse stesse, in quanto si arricchiscono, si modificano, si integrano, si falsificano, si verificano incessantemente, nel contesto, nella storia, nella situazione. La complessità, con tutte le sue relazioni, entra nel campo di tutte le scienze, che considerano ogni elemento in rapporto agli altri, in molte sfere o reti di influenza. In questa prospettiva si aprono le vie per fare ricerca, puntando l'accento sulla soggettività/oggettività nell'ambito pedagogico/educativo-formativo. Ciò comunque non è così semplice come vuole apparire: non si tratta di individuare il problema, formulare l'ipotesi, cercare la via più adatta. Più complesso è il problema, più le vie si intrecciano, si intersecano in procedimenti, ragionamenti, sperimentazioni; e spesso non è neppure chiaro l'emergere del problema, che non ha un nome, non si sa bene cosa sia e distinguere troppo porta a banalizzare, non a comprendere. Per questo distinguere concettualmente i metodi non significa assegnarli ciascuno a un certo sapere (es. metodo storico alla storia), anche perché ogni metodo ha al suo interno diverse articolazioni che risentono di varie componenti.
Altro elemento fondamentale della ricerca è rappresentato dagli strumenti, che circolano all'interno dei vari metodi: libri, riviste, registrazioni, informazioni multimediali, interviste, inchieste, questionari, test, statistiche ecc. Sono tutti mezzi usati spesso in unione tra loro per determinati scopi. Importanza del ricercatore: per quanto cerchi di essere obiettivo, distante, fa sempre parte del sistema e del contesto. Ogni sapere ha vie di ricerca che possono essere molteplici, complesse, ma vanno collegate a campi di indagine specifici che permettono di muoverci in una certa direzione: in questo caso quello della pedagogia.
L'ambito pedagogico-educativo/formativo
La pedagogia è diventata anch'essa una scienza che tenta di "spiegare" con scale di misurazione i fatti della vita, ripetendo ciò che fanno altre scienze (genetica, biologia) ma partendo da presupposti e per fini diversi; ha voluto assumere pienamente il rigore proprio di certe discipline. Ne è derivata soprattutto una confusione di linguaggi, assunti da altri contesti, che oggi hanno il loro peso e richiedono un chiarimento. Perché parliamo di ambito pedagogico-educativo/formativo? Due termini: uno è pedagogia, l'altro, che a sua volta si distingue in due aspetti, è educazione e formazione. Con questo comunque non si intende una metodologia che sia, in modo nettamente differenziato, pedagogica da una parte e educativa dall'altra!
La pedagogia ha come oggetto un'educazione di tipo ciclico, perché in ogni momento dell'età evolutiva l'uomo può raggiungere la propria "pienezza" di essere umano. Una netta distinzione tra teoria e pratica diventa impossibile nell'ambito educativo: la teoria educativa è il sapere della pratica e la pratica è teoria in atto, anche implicita o inconsapevole. Per questo il bagaglio pedagogico teorico appare spesso inadeguato a spiegare accadimenti, fatti, morali ed educativi e richiede un continuo riaggiustamento, una ricostruzione più adeguata alla comprensione della stessa ambiguità insita nei problemi.
Il significato di educazione e/o formazione
La pedagogia guarda alla persona nella sua globalità, nella sua singolarità in una determinata situazione di vita. Essa studia l'homo educandus, cioè da educare ed educabile nella sua "soggettività essenziale" che indica il criterio entro il quale il singolo essere umano possa realizzare il proprio compito e progetto, diventare cioè sempre più se stesso nel rapporto con gli altri (cose e persone) in una determinata comunità. Punto di partenza dell'azione educativa: l'uomo educa e viene educato; meta fondamentale: aiutare la persona a realizzarsi, in ogni momento della vita. L'educabilità di ogni essere umano ha come corrispondenza la sua libertà di decisione che deve diventare qualità personale nel contesto di vita. Ricoeur: l'educazione deve promuovere nell'educando la capacità di intrecciare i propri tratti permanenti nei diversi contesti narrativi della vita (ipse-idem) mediante un'azione sensata, cioè quell'intelligenza educativa capace di leggere l'ambiguità della realtà.
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