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Riassunto esame metodologia della ricerca linguistica, prof. Scavuzzo, libro consigliato Prima lezione di storia della lingua italiana, Serianni

Riassunto per l'esame di storia della lingua italiana e del prof. Scavuzzo, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Prima lezione di storia della lingua italiana, Serianni. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia della lingua italiana docente Prof. C. Scavuzzo

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persone vicine. I latinismi lessicali vengono confinati dai grammatici nella

lingua poetica, separata e diverse dalla prosa fino al XIX secolo, in cui i

lessicografi trattano latinismi di origine giuridica e amministrativa (redigere,

circondario) alla stregua di barbarismi che inquinano la purezza della lingua

italiana.

I testi latini medievali sono distanti da quelli che oggi si studiano nei licei. La

grande rivoluzione è prodotta dal Cristianesimo: Quadragesima. Se il lessico

appare il luogo della massima innovazione, la morfologia e la sintassi sono

segnate dalla massima continuità. Il punto di forza del latino in età medievale

e moderna sta proprio nella sua duttilità, che gli ha consentito di arrivare fino

agli anni ’60 come lingua della Chiesa cattolica. Non c’è opposizione

sistematica tra polo della conversazione (latino) e polo dell’innovazione

(volgare). Petrarca, fondatore della lirica italiana, scrisse in latino le opere a

cui affidare la propria fama, perché convinto della superiorità sul volgare. In

un’epistola al Boccaccio affermò la sua ammirazione per Dante, per il tema

della Commedia più che per lo stile, giudicato basso perché scritta in volgare.

A Petrarca sono contrapposti gli altri membri delle 3 corone del 300, Dante e

Boccaccio, che contribuì alle fortune dell’italiano con la sua opera di scrittore

e l’attività di copista. Entrambi sottolineano un elemento che testimonia del

diverso prestigio del volgare rispetto al latino, l’individuazione di un

destinatario subalterno, quello femminile. Al latino strumento della cultura alta

viene contrapposto il volgare, nato come intrattenimento amoroso.

Sussistono opere volgari tradotte in latino per ragioni commerciali. Anche il

latino è stato oggetto di satira, fenomeno che accomuna i paesi di cultura

romanza. L’effetto caricaturale nasce dall’esasperazione di un processo

fondamentale nelle lingue romanze, l’adattamento di termini latini al volgare: il

pedante adopera latinismi occasionali per esprimere nozioni usuali ben salde

nella lingua comune (hai sempre floccipeso/trascurato le mie parole). Si

ricorre a procedimenti formativi estranei all’italiano: il superlativo prefissale

(peralbo bianchissimo) o suffissato (nigerrimi nerissimi), diminutivi in ulo

(tumidule genule guancette paffutelle). Nel lessico è caratteristica l’ipertrofia,

che parte da materiali di età classica, del latino tardo e da neoformazioni.

Piccolo ramo non è indicato con l’italiano ramoscello, ma con i latineggianti

(ramulo). Il latino nel Medioevo è stato variamente compromesso con gli strati

bassi della popolazione e ha saputo adeguarsi pienamente all’umile registro

colloquiale per: l’istruzione e la Chiesa. In latino nel Medioevo si è diffuso il

Secretum secretorum, una specie di enciclopedia naturalistica e sanitaria; poi

il dizionario, che in quel periodo assume la forma di glossario, una lista di

lemmi seguiti dal traducente in un’altra lingua. Il vocabolario di Tranchedini

(1470): ricchezza del lessico testimonia un uso del latino di ampia apertura

diafasica. Si svaria da parole grammaticali (colui: ille, ipse) a operazioni

domestiche (abotonare: fibulo las), da termini generici (natura: natura,

ingenium, Minerva) a specifici (Puza de pedi: Pedor), ecc. Nell’813 in un

concilio a Tours si stabiliva che le prediche dovessero essere tenute in

volgare perché tutti potessero capire più facilmente. Gli scrittori cristiani

tendono a deprimere le regole dei grammatici in favore dell’efficacia

comunicativa, ma gli stessi predicatori fanno riferimento al latino per tradurre

in volgare la citazione scritturale. Nel 400 sermoni mescidati con passaggio

dal latino all’italiano. Il latino è intriso di volgarismi o forme post classiche, a

cominciare dalla struttura del periodo e dall’ordine delle parole.

CAP. 4: Filologia, letteratura, storia

Filologia e storia della lingua strettamente connesse. Filologo → di fronte a

qualcosa che è anomalo nel testo, deve capire in che modo si è prodotto il

guasto, ricostruendo il comportamento del copista (errore commesso

dall'editore del testo – filologo fa da intermediario fra manoscritto e utente

dell'edizione); talvolta una parola fantasma che si riscontra in un testo può

apparire anche in un dizionario e il processo di riconoscimento del guasto è

più impegnativo; a volte parole semi-fantasma, varianti testuali stratificatesi in

una tradizione testuale complessa come quella della Commedia dantesca. Le

poesie di Guittone (XIII secolo), dalle quali Dante prenderà le distanze nel De

vulgari e nella Commedia, ci sono state trasmesse da copisti pisani →

pisanismi potrebbero essere relativi alla traduzione dei copisti, ma in realtà

diversi elementi ci dicono che potrebbe trattarsi di scelte originarie →

disdegno di Dante per un ibridismo linguistico; in caso di guasti, possibilità di

trasmissione orale del brano.

Storia della lingua e letteratura → vicinanza fra i due studiosi dovrebbe

essere analoga a quella con la filologia. Ma oggi ci si può occupare di

letteratura prescindendo dal testo, con metodi che prescindono dagli aspetti

formali. Commentare un testo letterario significa dar conto anche della sua

compagine linguistica, può trattarsi di forme rare o estranee all'italiano

moderno, ma non si deve esagerare nel munire di una glossa forme banali

facilmente comprensibili; intertestualità → dimensione tipica dell'attività

letteraria (può essere dovuta alla condivisione della metrica, all'identica

sequenza ritmica e accentuativa, ma anche all'ordine delle parole oppure in

poesia attraverso il riecheggiamento di parole o stilemi altrui) → vedi

espressione nella lirica italiana in vari modi della nozione di ricordare, poeti

come Dante e Petrarca rifluiscono più volte nella poesia successiva,

risonanze intertestuali. Parini (1700). Affinità tra i testi possono essere anche

indicazioni dell'allocutaria, sinonimia. Studio delle varianti (analisi letteraria e

linguistica) → occorre evitare sia l'impressionismo (istintiva reazione

dell'interprete) sia il teleologismo (si dà per scontato il passaggio da una

redazione all'altra segna un incremento artistico, giustificando le varianti

instaurate in base a pregiudizi estetici). Pascoli interviene per maggiore

specificità lessicale. Carducci → Odi barbare, tentativo di aulicizzazione del

testo, per quanto non manchino oscillazioni. Microvariante: adozione delle

preposizioni articolate scisse (de le querce anziché delle querce). La

conquista di una lingua letteraria senza escursioni, né verso il regionalismo

né verso un arcaismo non codificato da Bembo, sembra compromessa

guardando all’ultimo esempio significativo della fortuna della novella di

stampo ‘300 in Italia: Carlo Gozzi (1720-1806), autore di fiabe teatrali come la

Turandot. Sono ricche di arcaismi inusitati nel 700: sie sia, ugna unghia, ecc.

Mostra anche sensibilità nel riprodurre le movenze del dialogo come la

foderatura, la ripetizione di un segmento alla fine di un enunciato (zitto,

figliuol mio, zitto).

La storia di una lingua → declinazione della storia generale. Storia linguistica

dell'Italia unita di De Mauro: la lingua letteraria era solo una componente del

quadro da lui tracciato, per illustrare il fenomeno compaiono altri fattori, dalla

demografia al livello di analfabetismo. Sono numerosi i casi di illustri storici

della lingua autori di opere di taglio francamente storico (F. Bruni). Attività di

storici e letterati → si trovano nelle scritture non letterarie. L'accesso alla

cultura in passato avveniva molto più spesso tramite canali non istituzionali.

Dopo l'Unità con scolarizzazione diffusa i documenti si moltiplicano: in

particolare gli epistolari di gente comune, che fino a qualche anno fa

venivano sottratti all’oblio degli archivi pubblici o privati soprattutto ad opera

di storici. Archivio digitale della scrittura ottocentesca anche pre-unitaria per

iniziativa di storici della lingua e della letteratura, carteggi appartenenti alla

prima guerra mondiale → si notano: ricorso a giochi linguistici, buona

padronanza espressiva, parodia sul latino, puntini sospensivi, toscanismi

veicolati dall'insegnamento. Nelle lettere di chi ha appena frequentato le

elementari il possesso sintattico e ortografico è precario, ma conta di più la

tenuta testuale, la capacità di rievocare un momento ad alto coefficiente

emotivo anche ricorrendo al code switching italiano-dialetto. Analisi di

epistolari di artisti: Giovanni Fattori, esponente dei macchiaioli, parla di sé

come un ignorante, ma scrive senza nessuna preoccupazione formale,

secondando i ritmi orali di un umore risentito e aggressivo che non esclude il

turpiloquio e non curandosi di correggere gli scorsi di penna. Più significativo

il ricorso alla metafora pittorica, non dipendente da suggestioni letterarie.

CAP. 5: Italiano antico e italiano moderno

Esiste una continuità di fondo tra l’italiano di Dante e quello di oggi, si pensi

all’inizio dell’Inferno. A differenza dell’italiano attuale, assestato su una norma

grammaticale rigida, nella lingua dei primi secoli l’uso era oscillante: oggi

sarebbe errore dire vada anziché vada, ma in Boccaccio si trova; superlativo

assoluto non ammette gradazioni, ma una volta non era cosi (bello assai);

oggi possiamo scegliere tra cui e a cui, anticamente ciò era possibile anche

per lui e lei; oggi il pronome relativo con funzione di complemento indiretto è

cui (nell’italiano popolare che), nell’italiano antico il che era diffuso anche con

valore obliquo (le spade lor con che v’han fesso i visi); oggi ella si può usare

solo come soggetto, anticamente no. Il confine giusto/sbagliato è labile e

dipende dalla reazione della collettività dei parlanti, mutevole nel tempo. Le

differenze nella grafia sono molto forti. Nel Duecento, alle origini della

tradizione grafica, si poteva ancora trovare k per indicare la velare sorda, ed

erano abituali oscillazioni per tutti i fonemi che non avevano un corrispettivo

nell’alfabeto latino: in Toscana la l palatale di figlio poteva essere espressa

anche con gl, lgli, lgl o li alla latina. Mancavano i segni paragrafematici:

punteggiatura, accenti, apostrofi, distinzione maiuscole e minuscole. Le

parole potevano essere scritte unite. La svolta si ebbe con la stampa, mentre

a Bembo si devono l’introduzione dell’apostrofo, l’uso della virgola, del punto

e virgola e degli accenti. Nei suoni la stabilità è massima, quindi le differenze

tra Dante e un parlante fiorentino colto attuale sono marginali (già citate

azione e nazione). Le congiunzioni (e, né, o) si pronunciavano con vocale

aperta, seguendo l’etimologia latina fino al XVIII secolo. La chiusura si deve

alla protonia sintattica, in quanto i 3 monosillabi si pronunciano

appoggiandosi alla parola successiva e quindi la vocale viene trattata come

atona, necessariamente chiusa. Per la morfologia le strutture portanti sono

rimaste le stesse (gatto-gatti, capra-capre, ecc). Nell’italiano dei primi secoli

era più nutrito il drappello di plurali femminili in a, relitti del plurale neutro

latino (le ossa<ossa). Non mancano differenze per i paradigmi verbali. Inoltre

nei verbi sussisteva grande varietà tra le forme concorrenti, molte delle quali

rimaste a lungo in uso nella lingua poetica (aveva e avea, udìo udì) e il vario

dinamismo di altri modi e tempi (fossero fossono). Per l’italiano antico in ogni

caso disponiamo di un corpus frammentario e limitato alla lingua scritta, oltre

che sospetto quanto ad attendibilità linguistica perché costituito da testi

letterari sia in prosa che poesia. In un registro di conti del contado fiorentino,

vicino al parlato, i testi sono distanti dal nostro orizzonte linguistico, a partire

dalla grafia fino alle sigle e al lessico. L’unico aspetto linguistico familiare è

l’ordine delle parole. La sintassi più libera dell’italiano, peculiarità dell’italiano

scritto, potrebbe spiegarsi con l’azione di lunga durata che la sintassi latina

ha esercitato su quella italiana.

In qualsiasi lingua il lessico è il settore soggetto a più rapido e intenso

cambiamento. Anche il latino che, usato nei documenti ufficiali della Chiesa

cattolica, ha accolto una serie di neologismi, coniati per iniziativa della

Fondazione Latinitas. In verità per la creazione di questi neologismi non si

ricorre all’adattamento di una parola nuova nella lingua ricevente, ma si

elaborano perifrastiche come instrumentum computatorium per computer o

foetoris delumentum per deodorante. In italiano il nucleo più riconoscibile di

arcaismi è quello di parole uscite d’uso, poi arcaismi che hanno mantenuto

debole vitalità per il lungo corso nella lingua letteraria (augello, poscia,

speme). E’ frequente il caso di parole che hanno mantenuto la loro veste

materiale intatta nei secoli cambiando il significato (donzella). In questo caso

italiano antico e moderno sono realtà non comunicanti. Parole che hanno

cambiato significato: garzone (bambino, ragazzo) dal francese, associato al

lavoro forse perché gli addetti a umili mansioni erano giovanissimi; credenza

(segreto) è un gallicismo, oggi inteso come armadio; convenire oggi ha il

valore di essere opportuno, nell’antico esprimeva idea di un dovere o

necessità inderogabile.

CAP. 6: Scritto e parlato

Il parlato è caratterizzato da rumore, intonazione variabile, progettazione

minore rispetto allo scritto, dalla compresenza di altre modalità comunicative.

Esistono anche varietà intermedie come il parlato-scritto, riprodotto da uno

scrittore nei dialoghi, e il parlato-recitato, scritto per essere calato nella

finzione scenica. Poi il parlato-scritto può essere trascritto, 3 tipologie:

testimonianze di ambito giudiziario, ricca di insulti come pappatore leccone

(mascalzone), furetto (ladruncolo), suffissi spregiativi (spionaccio,

bricconaccio); testi d’ambito religioso come le scritture visionarie di donne,

spesso poco più che alfabete, su indicazione del padre spirituale, o le

prediche senesi di san Bernardino (funzione fàtica e conativa, che di norma

cadono nello scritto, sono presenti; c’è anche deissi, ridondanza pronominale,

onomatopea, forte grado di allocutività, la chiamata continua degli

interlocutori tramite interrogative); ambito politico, in cui l’origine orale del

testo trascritto è affidata a segnali deboli, tipicamente all’uso dei deittici. I

tratti più rilevanti sono 2: la promozione dei pronomi obliqui (lui, lei, loro) a

funzione di soggetto, che si affermerà a livello di lingua letteraria solo col

Manzoni; e la dislocazione, l’alterazione dell’abituale ordine SVO, a sinistra

con anticipazione in prima posizione di un tema diverso dal soggetto (il caffè

lo prendo amaro). Non appartiene solo alla fenomenologia dell’oralità l’uso

dell’imperfetto indicativo nel periodo ipotetico dell’irrealtà (se lo sapevo non

venivo). Oggi il costrutto ha sapore colloquiale, ma Scavuzzo ha mostrato

come fosse diffuso nella poesia epico narrativo e nella tragedia alfieriana.

Il testo letterario tipicamente deputato alla rappresentazione del parlato è

quello teatrale. La dialogicità integrale della commedia fa sì che l’autore affidi

le sue intenzioni a parti esterne al dialogato come il prologo o le didascalie.

Dal punto di vista della lingua la svolta si ha con Goldoni, che in parte scopre

e in parte inventa un italiano della conversazione quotidiana, tarato sulla

ricezione del pubblico dei teatri lombardi. Espressioni fraseologiche emerse

in Goldoni: averne abbastanza, chiudere un occhio, essere alle solite, pezzo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Scavuzzo Carmelo.

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