Estratto del documento

Prima lezione di storia della lingua italiana

Cap. 1 – Le fondamenta

La nascita della storia della lingua italiana può essere fissata al 1938, quando fu istituita l’omonima cattedra all’Università di Firenze (anno dopo cattedra a Roma, nei ’50 a Padova e Milano) attribuita a Bruno Migliorini, il cui lavoro prevedeva una ricerca minuziosa. Migliorini riteneva autonoma la storia della lingua rispetto alla storia della letteratura e alla glottologia. Dalla dialettologia e quindi da Ascoli, Salvioni e Merlo, lo separava l’interesse verso la totalità dei parlanti e degli scriventi e non verso i popolari. Prima rivista di storia della lingua italiana, fondata assieme al glottologo Devoto nel 1939. In essa riprese il lavoro del professor Canello e nel 1960 pubblicò la prima vera storia della lingua italiana: era l’anno del millenario del più antico documento che in Italia certifichi un uso consapevole del volgare distinto dal latino, il Placito di Capua. Migliorini è stato tra i primi a ritenere degno di attenzione scientifica anche l’italiano contemporaneo.

Tra i settori della linguistica fu più sensibile al lessico, perché così trovava un contatto con la storia della cultura. Nel 1927 Dal nome proprio al nome comune, dedicato al processo per il quale nomi come Sosia o cicerone sono diventati unità del vocabolario. La sua storia fu preceduta da Profilo di Storia linguistica italiana (1953) di Devoto, stimolato dai profili stilistici degli autori letterari. L’opera successiva più rilevante si deve a Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca dal 2014: La lingua italiana. Profilo Storico.

Distinzione tra storia linguistica interna ed esterna divulgata da Brunot. La prima, che in gran parte coincide con la grammatica storica, si riferisce alla dinamica evolutiva dei singoli istituti linguistici descritti da fonetica, morfologia, sintassi; oppure discendono dal riassestamento del sistema linguistico in seguito alla modifica delle sue strutture (ordine diretto SVO). La seconda comprende l’insieme dei fattori di ordine fisico, storico, antropologico o culturale che condizionano l’evoluzione di una lingua.

Machiavelli, nella fonetica e nella morfologia, è più distante dall’italiano di oggi rispetto a Dante e Boccaccio. Molte forme come l’articolo “el” provengono dalla Toscana e tra queste. Dalla seconda metà del 300 vi furono trasformazioni demografiche, in seguito a carestie, epidemie, guerre, che aumentarono la popolazione fiorentina. Roma, invece, si allinea al toscano dal 1527 in seguito al sacco di Roma ad opera dei lanzichenecchi di Carlo V.

Il lessico è l’elemento più dinamico e più superficiale di una lingua: certi termini non resistono per obsolescenza del referente (mangianastri, deflettore) o per il fisiologico rinnovamento del lessico. Termini come zero, algebra e cifra rimandano all’influsso arabo.

Ghinassi, successore di Migliorini prese le distanze dall’opera miglioriniana, ma non si poté fare a meno della preistoria rappresentata dai primi documenti in volgare italoromanzo. Riccardo Tesi sostenne che la prima fase è quella dei volgari medievali ed è caratterizzata da plurilinguismo in cui nessun volgare spicca sugli altri; la seconda è quella umanistico-rinascimentale in cui si afferma un volgare, il fiorentino. Ritiene sia preferibile parlare di storia dell’italiano a partire dalla seconda fase.

Individua momenti centrali nel percorso evolutivo dell’italiano post ‘500: italiano ‘600, Chiesa e diffusione lingua scritta, linguaggi scientifici nel 6-700, assestamento e crisi dell’italiano manzoniano, stabilizzazione norma nell’800 fino alla rinuncia alla periodizzazione dell’età contemporanea. Il problema è che Tesi indica elementi di storia linguistica esterna (Chiesa, scienze), confermando difficoltà di separare lingua dal contesto in cui viene usata; manca un unico centro ordinatore; non si tiene conto che la codificazione fu possibile solo grazie agli autori del ‘300.

Cap. 2: Dal latino all’italiano

L’italiano deriva dal latino volgare, una varietà parlata diversa da una regione all’altra dell’impero romano. La perdita della m finale si nota nel latino arcaico, mentre la maggior parte dei tratti del latino volgare si producono in età imperiale. Italiano e latino appartengono alla classe delle lingue flessive, nelle quali un morfema dà più informazioni grammaticali (i di ragazzi segnala plurale maschile, puer-os latino indica anche l’accusativo).

Ordine frase è diverso: SVO in italiano, SOV in latino, che però ne ammette anche altri grazie al morfema. Le differenze tra latino e italiano investono l’intero edificio linguistico, a partire dalla fonetica. Le vocali latine si distinguevano in base alla quantità, che bastava a opporre 2 parole identiche: venit con la prima “e” breve è viene, altrimenti venne, levis leggero o liscio (coppie minime, differiscono per un solo tratto distintivo). Alla quantità si è sostituita la qualità.

Nell’italiano riconosciamo 7 vocali sotto accento (a, i, u, e aperta di leggo, e chiusa di verde, o aperta di porto, o chiusa di voce); in posizione atona si riducono a 5, pronunciate chiuse. La qualità delle vocali è determinata di norma dalla quantità delle vocali latine: da i breve si ha e chiusa (minus>meno), da i lunga si ha i (vinum>vino). Le consonanti finali cadono tutte, compresa s che ha resistito nelle lingue romanze occidentali. Si producono decurtazioni fonetiche: aferesi, sincope (vocale o sillaba atona al centro) e apocope.

Nella morfologia si perde in gran parte il sistema dei casi che sopravvive solo nei pronomi personali: io (nominativo), me (ablativo e accusativo). La maggioranza delle parole deriva dall’accusativo. Radicalmente ristrutturato il sistema verbale: si perde il passivo organico (da amor a sum amatus), vengono eliminati i deponenti (sequor sostituito da sequo), i verbi irregolari cadono (ire sostituito da ambulare) o vengono regolarizzati (volo in voleo, voles, volere), si perde il futuro organico sostituito da perifrasi (cantare più ao, ricavato da habeo, invece di cantabo), nasce il condizionale (perifrasi con infinito + tempo storico di habere; cantare hebuit>canterebbe).

I tratti linguistici che dimostrano la fiorentinità dell’italiano: nel vocalismo tonico, “e” e “o” brevi in sillaba libera, terminante per vocale, dopo aver dato e ed o aperte, si dittongano (dittongamento toscano) in iè e uò: pedem>piede, novum>nuovo; Davanti a determinati suoni o gruppi fonetici le e e le o chiuse toniche del latino volgare si chiudono ulteriormente in i e u (anafonesi); una e protonica del latino tardo tende a chiudersi in i: minorem>minore, securum>sicuro o all’interno di frase come “in casa”, pronunciato senza stacco come incavo; il gruppo ar in posizione interna atona davanti a vocale passa ad er: chiamerà e ciamarà (milanese), ma nell’8-900 sono entrate forme di provenienza non fiorentina con ar conservato come mozzarella, pennarello, dollaro.

Debolezza fiorentinità originaria data anche dalla concorrenza tra a ed e in suffissi come ereccio (casareccio, casereccio), erello (acquarello, acquerello); il nesso rj in posizione intervocalica perde la consonante: notarium>notaio. Non mancano forme in cui appare l’esito normale in quasi tutta l’Italia non Toscana, r: denaro (danaio fiorentino), montanaro, marinaro, forme romanesche come bancarellaro, casinaro; nella morfologia verbale la 1° persona plurale del presente indicativo ha abbandonato le desinenze originarie amo, emo, imo per la desinenza unitaria iamo, forse derivata da siamo (dal congiuntivo siamus).

Il rapporto tra lessico latino e quello romanzo riacquista la sua importanza e la sua specificità storica se si passa alla pressione culturale che la lingua dell’antica Roma ha esercitato in tutte le epoche sull’intero dominio neolatino. Si impongono le parole dotte (latinismi o cultismi), parole che non hanno conosciuto una tradizione orale ininterrotta. Da un’indagine del linguista Tullio De Mauro sull’italiano parlato è emerso che le parole più frequenti sono articoli, pronomi, congiunzioni, verbi come essere, avere, ma soprattutto latinismi come pensare, proprio, problema, modo, ecc.

Il latinismo più clamoroso è Italia, in luogo della forma palatalizzata Itaglia (Taglia con aferesi). Molti termini del lessico intellettuale europeo hanno un’impronta latina (letteratura, i cui succedanei sono riconoscibili per molte lingue europee). Allotropi: stessa base latina rappresentata in italiano sia da forma che presenta le tipiche evoluzioni fonetiche del caso (di solito si allontana dal significato originario) sia da forma dotta, vicina al significato del latino classico. Esempi: discus (popolare desco, tavolo, 1281; dotto disco, attrezzo gare di lancio, 1333), vitium (vezzo, seconda metà XIII sec; vizio, 1260), plebs (pieve, edificio sacro, 1231; plebe, da classe sociale a volgo, Dante), Claudia (Chioggia, città veneta; Claudia, nome femminile).

Per i primi secoli si può distinguere tra latinismi: storici, documentati in testi volgari come causa, cautela, cauzione; virtuali (abdicativo, abigeato), non emersi ma presenti nell’orizz...

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 12
Riassunto esame metodologia della ricerca linguistica, prof. Scavuzzo, libro consigliato Prima lezione di storia della lingua italiana, Serianni Pag. 1 Riassunto esame metodologia della ricerca linguistica, prof. Scavuzzo, libro consigliato Prima lezione di storia della lingua italiana, Serianni Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame metodologia della ricerca linguistica, prof. Scavuzzo, libro consigliato Prima lezione di storia della lingua italiana, Serianni Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame metodologia della ricerca linguistica, prof. Scavuzzo, libro consigliato Prima lezione di storia della lingua italiana, Serianni Pag. 11
1 su 12
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Scavuzzo Carmelo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community