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Riassunto esame Dialettologia italiana, prof. Vignuzzi, libro consigliato Sociolinguistica dell'italiano, Berruto; Lingua e identità, Una storia sociale dell'italiano, Trifone; Prima lezione di grammatica, Serianni Appunti scolastici Premium

Secondo modulo. Riassunto per l'esame di Dialettologia italiana, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dal docente Vignuzzi: Sociolinguistica dell'italiano, Berruto; Lingua e identità, Una storia sociale dell'italiano, Trifone; Prima lezione di grammatica, Serianni. Gli argomenti trattati sono i seguenti: sociolinguistica dell'italiano,... Vedi di più

Esame di Dialettologia italiana docente Prof. U. Vignuzzi

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ESTRATTO DOCUMENTO

PRONOMI INTERROGATIVI

La forma cosa sta superando nell’uso le forme che cosa e che, come pronome interrogativo neutro. È un

fenomeno di semplificazione perché su un elemento di un sintagma si trasferisce e concentra il significato

dell’intero.

PRONOMI RELATIVI

Il quale tende spesso ad essere sostituito nei casi retti da che e in quelli obliqui da cui. Sopravvive nell’uso

scritto. Il che prevale anche negli usi esclamativi e interrogativi.

3.5 Altri fenomeni

CONGIUNZIONI SUBORDINANTI

Perché sta diventando una forma normale di congiunzione finale. È spesso anche usato, nel parlato, come

introduttore di una frase principale con valore esplicativo-argomentativo. Siccome e dato che prevalgono

come causali. Così è frequentissimo nel parlato con valore consecutivo-finale-esplicativo. Si sta diffondendo

l’uso di per+ infinito presente con valore causale.

FORME DELL’INTERROGAZIONE

Come mai è più frequente di perché. È stato notato il diffondersi di costruzioni con doppio fuoco di

interrogazione, date dall’influsso di lingue che conoscono tale struttura, come l’inglese. Chi suona cosa?

CONCORDANZE

Risulta in espansione la concordanza ad sensum del predicato verbale quando il soggetto è un nome collettivo

seguito dal suo complemento partitivo. Il gruppo di ragazzi si sono affacciati.

È altrettanto diffusa la mancata concordanza del predicato verbale con un soggetto al plurale quando è

posposto e con la forma esistenziale o locativa c’è. In italiano antico quando il soggetto è posposto il verbo

tende a rimanere al singolare. C’è molti pini.

NOMI GIUSTAPPOSTI

Per mutuazione dal fr. Si tratta dei sintagmi in cui il nome tradizionale richiede l’inserzione di un di o di

un’altra preposizione specificativa. La legge 1764.

Sono molto produttive due formule:

1. Una in cui il legame implicito equivale a una relativa appositiva, il secondo nome funziona da

aggettivo (donna poliziotto);

2. Una in cui il legame implicito vale una preposizione specificante (fine settimana).

Per mutuazione dall’ingl. Più recente è la nascita di un costrutto in cui di due nomi giustapposti il prime funge

da modificatore e il secondo da modificando (Vasco-pensiero).

L’ELATIVO

Si sono diffuse formule di elativizzazione o intensificazione anche per i nomi. Esistono tre moduli:

1- Estensione del suffisso aggettivale -issimo anche ai sostantivi (partitissima);

2- Ripetizione del nome (caffè caffè);

3- Prefissazione con super- (supermulta).

È stata notata anche l’estensione di gran con sostantivi.

METAPLASMI

Gratis, bis, niente, no, bene, super… vengono usati come aggettivi dando luogo a una classe di aggettivi

invariabili non presente nello standard. Biglietto gratis.

È in espansione l’uso di aggettivi in funzione avverbiale. Mangiare sano. 12

È frequentissimo l’uso sostantivato di aggettivi e la specializzazione di aggettivi a sostantivi neutri astratti con

valore collettivo. Il privato= la sfera privata.

TENDENZE DELLA RISTANDARDIZZAZIONE

L’it. sembra muoversi verso l’ottimizzazione del rapporto tra forme, strutture e funzioni, attraverso la

semplificazione e l’omogeneizzazione di paradigmi e l’eliminazione o la riduzione delle irregolarità.

SEMPLIFICAZIONE DI PARADIGMI

La semplificazione e la regolarizzazione riguardano un microsistema o paradigma che può comportare una

ristrutturazione in un altro microsistema o paradigma correlati coi precedenti.

ANALITICO E SINTETICO

Un’altra tendenza è quella di sostituire costrutti di tipo sintetico a costrutti di tipo analitico, cioè alla

desemantizzazione di elementi che tendono a diventare elementi vuoti o morfemi grammaticali.

4. Lessico e formazione delle parole

Il lessico è il livello di analisi più esteriore alla lingua e quindi quello più esposto alle influenze extralinguistiche

e alle mode transitorie.

Lezione Geosinonimi: parole che indicano lo stesso prodotto ma i aree geografiche diverse.

PERDITA DI ESPRESSIVITÀ

Alcuni termini marcati socialmente, geograficamente, gergalmente, espressivamente, hanno perso la loro

marcatezza e vengono comunemente usati nel parlato non enfatico. Si va dalla standardizzazione del termine

di registro basso che costituiva coppia sinonimica con un altro termine di registro medio o formale

(arrabbiarsi sposta il sinonimo adirarsi verso l’estremo formale dell’asse diafasico); alla desemantizzazione

di termini marcati (casino= pasticcio, confusione).

Sono numerose le locuzioni nominali di origine espressiva o paragergale che si usano al posso di quantificatori

o avverbi negativi o esclamativi. Un mondo, un botto.

È stata riscontrata una riduzione degli allotropi, coppie come giovane/giovine non ammetto la seconda scelta,

ma solo la prima.

NEOLOGISMI

Le due fonti classiche di neologismi sono i meccanismi di formazione delle parole oppure i prestiti e i calchi

da altre lingue.

FORESTIERISMI

Nell’it. ne sono entrati molti durante il secondo dopoguerra, quando i contatti internazionali si sono

intensificati e le innovazioni scientifiche, tecnologiche e di costume si diffondevano da un paese all’altro.

ANGLICISMI

La maggior parte dei forestierismi in generale e degli anglicismi si concentra nello scritto e non nel parlato

quotidiano.

La presenza di anglicismi sarà notevole in certi linguaggi settoriali e presso determinati gruppi di parlanti.

In it. i termini stranieri subiscono sviluppi autonomi dal punto di vista semantico o formale, come per esempio

il sostantivo snob che diventa aggettivo. Spesso il prestito viene usato da base lessicale per costruire i derivati

autoctoni, sia prefissati che suffissati. Nella terminologia tecnico-scientifica, una parte di anglicismi che

penetrano nell’uso italiano è costituita da prestiti ‘di ritorno’ di origine latina o greco-latina. 13

FORMAZIONE DI PAROLA: SUFFISSI

Fra le classi suffissali in espansione troviamo:

1. Suffissati nominali in -ista, con tre valori: a) chi aderisce a un movimento o attiene a una determinata

attività (femminista); b) nome di mestiere (vetrista); c) caratteristica di chi fa o si occupa di qualcosa

(generativista);

2. Suffissati nominali in -ismo (generativismo);

3. Suffissati nominali in -zione e in -mento, spesso sinonimi anche se il primo mette l’accento sull’azione,

mentre il secondo indica l’effetto (regolazione/regolamento);

4. Suffissati verbali in -izzare, ha una connotazione anglicizzante e internazionalizzante;

5. Suffissati aggettivali in -ale, produttivo nel settore tecnico-scientifico (medicale).

Sono produttivi anche i suffissi in -eria, per indicare esercizi commerciali è unito a basi straniere (Jeanseria),

e in -ereccio, usato nell’ambito commerciale (prodotti caserecci).

Con suffissi molto produttivi e polisemici si creano neologismi che non rientrano negli schemi derivazionali

previsti dalla norma. Per esempio, il denominale aggettivale -oso usato nelle pubblicità di automobili

coniando gli aggettivi risparmiosa e comodosa.

PREFISSI

I prefissi e prefissoidi più usati sono: inter-, tele-, para-, mega-, mini-, post-, euro-, super-, pluri-, bio-.

COMPOSTI

La formazione di parole complesse può avvenire per cumulo di suffissi (nazionalizzabilità).

Non è rara la presenza di composti plurimembri, sia senza trattino (sociopsicolinguistico), che con (socio-

mondan-rappresentativi).

Tra la derivazione e la composizione si possono situare i termini coniati con lo pseudosuffisso -matica, a cui

rimandano gli altri derivati tecnologici di -ica.

SIGLE E ABBREVIAZIONI

Le sigle, pronunciate come abbreviazioni, danno luogo a parole la cui forma è motivata iconicamente, cioè il

significante riproduce aspetti del significante ‘completo’ dell’entità segnica primitiva. Non sono scomponibili

in morfemi.

Le abbreviazioni sono costituite o per accorciamento di parole lunghe o per ellissi di un membro di una parola.

Arricchiscono la classe di parole femminili in -o.

Esistono composti che violano il normale ordine dell’italiano determinato + determinante seguendo il

modello inglese (base sudpolare).

La norma e il sistema dell’it. sembrano orientarsi secondo tre tendenze:

1. La preferenza per espressioni sintetiche invece che analitiche;

2. L’azione di fatti semplificanti ed economici (sigle, abbreviazioni…);

3. La spinta a conformarsi a uno Standard Average European.

Anche nel lessico è presente la tendenza a diminuire le distanze tra standard scritto e parlato medio con

l’assunzione nel neo-standard di termini un tempo considerati sub-standard.

5. Testualità, pragmatica e ‘costume’ linguistico

L’uso medio si è evoluto verso strutture più sciolte e disinvolte.

CONGIUNZIONI E STRUTTURA DEL PERIODO

È stato notato un aumento della nominalizzazione, sia sotto forma dell’impiego di frasi nominali, che sotto

forma di un aumento dei costituenti nominali in una frase. Sono diminuite la lunghezza e la complessità dei

periodi in generale; mentre in alcuni settori sono aumentate la lunghezza e la complessità. 14

PERIFRASI

Si prediligono formule ridondanti che equivalgono per significato ad espressioni più brevi. Sono costituite da

verbo e complemento (dare comunicazione per comunicare). Alcune perifrasi hanno una particolare

sfumatura aspettuale. Dare comunicazione aggiunge un aspetto processuale che comunicare non ha.

FORMULE RIPETITIVE

Si hanno numerose formule ripetitive che diluiscono il discorso (viene ad essere per è). Alcune di queste

costituiscono un punto di sosta che permette al parlante di pianificare e all’ascoltatore di decodificare

facilmente. Sono del tutto superflue, ma hanno una giustificazione funzionale. Cioè riflette l’ansia di spiegare

e di spiegarsi che è sinonimo di disponibilità al dialogo. È stata registrata la piena integrazione nell’italiano

parlato di ochei, al posto di sì/va bene, ed esatto, al posto di sì/certamente, nelle risposte affermative. Inoltre,

è stata registrata la diffusione di assolutamente derivato da una risposta positiva o negativa alla quale era

precedentemente legato.

ALLOCUZIONE: ESTENSIONE DEL TU

Si tende sempre di più a usare l’allocutivo confidenziale, dando del tu anche a sconosciuti o in situazioni

formali. Vi sono differenze diastratiche: i giovani della classe alta tendono ad usare il tu generalizzato, mentre

i giovani della classe bassa risultano più conservatori. L’espansione di tu tende a segnalare non tanto

solidarietà e confidenza, ma l’appartenenza ad un gruppo.

DISFEMISMI

Lessemi ‘osceni’ o disfemistici si sono diffusi nell’uso ed emergono in registri e in fasce che li escludevano

fino alla seconda metà del ‘900. Perdono in questo modo la loro marcatezza. Cazzo e casino sono due esempi.

SFERA PRIVATA

Ormai si può parlare di sé, della propria sfera privata o intima. Non è più considerato un tabù.

FATTI DI ‘COSTUME’ LINGUISTICO

I fatti di costume linguistico danno l’impressione di un ricambio della lingua, ma in realtà hanno poca

incidenza su un mutamento della norma o del sistema. La lingua riflette in parte i cambiamenti superficiali

delle abitudini linguistiche, ma non ha per forza degli effetti a lungo termine.

Per quanto riguarda la grafia possiamo trattare quattro fenomeni:

1. L’uso delle virgolette sia per il discorso diretto che per la citazione di una parola avvertendo che il

significato va intenso in un senso particolare;

2. e/o al posto di e od o;

3. la diffusione dei costrutti affascinato dalla, e invischiato nella, regola, con duplice reggenza

preposizionale dello stesso sintagma;

4. l’uso delle maiuscole per enfatizzare nomi comuni e sintagmi nominali per renderli un esempio.

6. Fonologia

Nessuna pronuncia regionale è riuscita a diventare modello nazionale unitario. Al Nord è registrata la

diffusione di una pronuncia basata sulla grafia che non attua le distinzioni non attuate graficamente. Non

esiste un polo standardizzatore, ma esistono poli standardizzati, in cui la pronuncia dei giovani diverge meno

dallo standard normativo.

Lezione in toscano le e protoniche sono diventate i sulla spinta fiorentinista. 15

ACCENTI STANDARD REGIONALI

È stata riscontrata la presenza di diversi accenti standard regionali. Sono differenti nella curva intonativa,

l’accento regionale. Sono caratterizzati da peculiarità segmentali che sono abbastanza considerevoli a livello

fonematico e allofonico.

PRONUNCIA BASATA SULLA GRAFIA

Per quanto riguarda la pronuncia basata sulla grafia, è normale in quanto si impara la lingua sui libri e ciò

rende antieconomico apprendere distinzioni motivate solo etimologicamente o non motivate affatto.

CARATTERI FONETICI DEL NEO-STANDARD

Fra i caratteri più noti di questi standard fonologici regionali menzioniamo:

1. l’indifferenza per le realizzazioni aperte e chiuse di e,o;

2. l’allargamento delle strutture fonologiche accettabili, con una progressiva accettazione di

terminazioni consonantiche delle parole;

3. la realizzazione variabile del raddoppiamento fonosintattico;

4. il progressivo abbandono di fatti eufonici, come la i- prostetica; le varianti delle preposizioni

articolate fuse; l’elisione o il troncamento dell’articolo davanti a vocale.

Ci sono delle caratteristiche che si sono diffuse dal Nord:

1. la realizzazione chiusa della e in sillaba terminante in nasale;

2. la sonorizzazione della s intervocalica;

3. la sonorizzazione dell’affricata alveolare z in inizio di parola.

Da Firenze si è diffusa la realizzazione monottongata in parole come gioco.

Probabilmente le cose muteranno in favore di una pronuncia settentrionale che è più regolare ed ha una più

alta biunivocità tra fonia e grafia.

8. Agli inizi del Terzo Millennio

8.1 La ricerca sull’italiano neo-standard

PUNTI CRITICI NELLA SITUAZIONE DELL’ITALIANO

1. i problemi costituiti dagli usi semplificanti e banalizzanti della comunicazione digitata;

2. la connessa lamentela sulla lingua povera e formulistica di giovani e adolescenti;

3. la ridotta portata internazionale dell’italiano nel mondo e in UE.

8.2 Morfosintassi

Tratti ritenuti nettamente sub-standard in diastratia e/o diafasia, propri di varietà basse, emergendo anche

nell’it. dei parlanti colti e/o registro abbastanza controllato, magari in modo diverso e con motivazioni

differenti, danno luogo a una ‘doppia collocazione’ nell’architettura dell’it.

DIFFUSIONE DI TRATTI ‘REGIONALI’

Alcuni tratti diatopicamente marcati risultano invece tratti interregionali o pluriregionali.

Es: i verbi sintagmatici tipici di varietà settentrionali (metter su, mandare giù).

AGGETTIVI PRENOMINALI

Non risulta in diffusione la collocazione prenominale di aggettivi inerentemente restrittivi, richiedenti una

collocazione post nominale. 16

PRONOMI PERSONALI

È stata registrata una neutralizzazione o riduzione delle opposizioni di numero e genere, ma non di caso.

La coesistenza e competizione fra egli e lui è presente in tutta la storia dell’it.

Lui e lei sono diventati pronomi deboli a causa di un generale processo di indebolimento dei pronomi forti.

CI PIÙ VERBO

L’evoluzione del ci ho/averci, con ci attualizzante, è stata interpretata nel mutamento di avere come verbo

pieno con significato possessivo ad ausiliare. Il ci è un complemento del verbo e contribuisce a definire il

valore lessicale della predicazione. È segnalata anche la tendenza a conglobare nel costrutto anche il clitico

oggetto. È stata registrata la diffusione di centrare, ‘ avere a che fare con’ con proclisia conglutinata,

omonimo di centrare ‘mettere al centro/colpire il bersaglio’. Le occorrenze di c’entrare sono da considerarsi

come un passo indietro nel processo di lessicalizzazione.

NE PIÙ VERBO

Si è diffusa la tendenza a fissare sul verbo il ne, clitico genitivale obliquo e partitivo. È frequente nelle

proposizioni relative ed emerge anche nello scritto, anche con valore cataforico.

SOVRAESTENSIONE DI LE

Le invade lo spazio di gli/loro dativi. È considerato un tratto tipico dell’it. popolare, ma in realtà è molto più

diffuso, sia in impieghi deittici che in impieghi anaforici.

Risulta comunque più diffusa la sovraestensione di gli per le.

È diffuso con riferimento plurale del possessivo di terza persona a riferimento singolare suo.

CONGIUNTIVO

Risulta stabile nelle subordinate retta da verbi di volontà. Sembra più in regressione nelle interrogative

indirette che in altri tipi di completiva e la sua frequenza pare poco sensibile alla variazione diatopica e

diafasica.

La sostituzione del congiuntivo con l’indicativo permane nel parlato.

CHE

Che usato in molti costrutti iniziali di frase con valore focalizzante aventi un avverbio nella posizione di SPEC.

Altri tratti morfosintattici del neo-standard

C’è presentativo viene usato con la totale desemantizzazione del c’è locativo-esistenziale. C’è una linea che è

caduta.

C’è da + infinito come presentativo di un evento nella sua globalità. C’è da fare il bucato.

Avere/averci X + che introduttore di pseudo-relativa. Ho/c’ho la testa che scoppia.

Uso dei dimostrativi, soprattutto distali, senza valore deittico o anafarico, come equivalenti dell’articolo

definito. Mettere in pratica quelle riforme.

UTILIZZAZIONI DI FRASI IPOTETICHE

Frasi ipotetiche con ellissi della congiunzione condizionale nella protasi. Ciò non bastasse al posto di se ciò

non bastasse. Si è diffuso l’uso di clausole ipotetiche libere, cioè subordinate condizionali introdotte da se,

prive di una principale. Qui se si comincia...

Morfologia nominale

Incremento della classe di nomi invariabili. 17

INFLUENZA MORFO-SINTATTICA DELL’INGLESE

Si è diffuso l’uso dell’interrogativa multipla a doppio fuoco di interrogazione. Chi governa chi?

IL SUPERLATIVO RELATIVO ORDINALE

È recente l’ingresso del superlativo relativo ordinale. La seconda montagna più alta è il K2.

Ciò aumenta le possibilità del sistema riempiendo una potenzialità strutturale che in it. è vuota.

All’influsso dell’ingl. si deve anche il costrutto grazie di/per non fumare con l’infinito presente.

AVVERBI IN -MENTE

Due casi di estensione dell’uso degli avverbi in -mente:

1. maggiormente è spesso usato al posto di più/di più comparativo (chi usa maggiormente i social

network?);

2. leggermente al posto di un po’/abbastanza (sono leggermente stanco).

Sono entrambi fatti antieconomici perché introducono alternative sinonimiche non funzionali in punti unitari

del lessico e della morfosintassi. Probabilmente nascono dalla volontà di elevare il registro e di sfumare il

discorso.

Circa usato come modificatore di cifre piccole e specificate.

Tipo con valore avverbiale di ‘per esempio’.

La diffusione di ‘da subito’ con il significato di ‘subito/da adesso’.

e/o sono in parte giustificabili perché in X e/o Y si coprono tre casi: a) entrambi; b) solo X; c) solo Y. Riempie

una posizione non realizzata, consente una realizzazione in più alle possibilità del sistema.

FATTI DI ‘COSTUME’ LINGUISTICO

Fatti linguistico-pragmatici:

1- piuttosto che, dal milanese, con il valore alternativo, disgiuntivo e non preferenziale, di o/oppure;

2- quant’altro usato come sostituto di un’elencazione o esemplificazione, con valore di eccetera;

3- l’uso di diminutivi con valore pragmatico di mitigazione;

4- non esiste! con il significato di non è vero, non ha senso, non se ne parla nemmeno!;

5- l’uso di nuove routine fatiche, come il vocativo di indirizzo cari tutti e la formula di augurio buon

tutto!;

6- buona giornata e buona serata che stanno sostituendo buon giorno e buona sera; salve usato come

saluto generale neutralizzato; la reduplicazione di ciao come saluto di chiusura o congedo.

8.3 Lessico

SUFFISSAZIONI E PREFISSAZIONI

Grande produttività e l’ampliamento di uso di suffissi e suffissoidi come: -ismo, -ista, - logo, -logia.

O di prefissoidi come: euro-, extra-, tele-.

PREFISSOIDI ELATIVI

I prefissoidi elativi: mega-, maxi-, iper-, post-. La loro produttività giunge fino alla lessicalizzazione come

parola autonoma, aggettivo e sostantivo. Es: iper per ipermercato

Si hanno anche spostamenti semantici come per esempio in ipertesto.

ALTRI SUFFISSI PRODUTTIVI

Con specializzazioni varie sono produttivi i suffissi e suffissoidi come: -bile, -ese (anglicizzante, per indicare i

linguaggi degli anni ‘70), -eria (ambito gastronomico), -aro e -arolo (varianti romane dei toscani -aio e -aiolo),

-ata, -eggiare, -aggine, -itudine, -ame e -ume (collettivi della lingua dei giovani), -a. 18

NUOVI FORMATIVI DI PAROLA

Nella lingua giornalistica si usano spesso i nuovi formativi -poli e -gate.

Si sono diffusi anche tre moduli:

1- l’impiego di mal- come prefissoide parallelo a mala usato come primo membro di composti;

2- non + sostantivo;

3- nome + nome.

ESTENSIONI SEMANTICHE

Per i mutamenti di significato, di frequenza d’uso e di estensione dei contesti di applicazione, bisogna

menzionare importante con il significato di buono/positivo/forte, criticità con il significato di

problema/difetto, intrigante, tempistica, valoriale, attrattivo, implementare con il significato di

realizzare/attuare, realizzarsi con il significato di instaurare un rapporto.

ANGLICISMI

L’impressione è che la presenza e la frequenza degli anglicismi si siano accresciute, soprattutto per l’influsso

di informatica, economia e social network. Abbondano i presti integrali (mission al posto di compito), prestiti

adattati e assimilati, calchi palesi o nascosti.

IBRIDISMI

Continua la pervasività di supportare/supporto in un’ampia area semantica. Abbondano i termini ibridi

costituiti da una radice lessicale inglese e un morfema derivazionale italiano (performante) e i composti

nominali misti (papa-boy). Sono numerose le parole-macedonia costituite con la tecnica del clipping

(webcam). 19

Lingua e identità. Una storia sociale dell’italiano. (capp. 1,2 e 5)

Capitolo 1 – L’italiano. Lingua e identità

1.1 Esprimere l’appartenenza e la diversità

La lingua dispone di molti mezzi per esprimere il senso di appartenenza o di diversità nei confronti di un

gruppo o di una sua componente. Il comportamento dei gruppi sociali che vogliono distinguersi e imporsi è

caratterizzato dalla ricerca di un linguaggio unico e inaccessibile. Le differenze tra i gruppi si riflettono anche

sull’atto materiale della scrittura. Nel ‘500 in Italia si usavano due sistemi grafici: l’italica (dei dotti e degli

uffici pubblici, di chi conosceva il lat e degli ecclesiastici) e la mercantesca (per gli affari e il commercio, delle

botteghe artigiane e degli strati più bassi della società alfabetizzata). Nel corso del ‘500 si avrà l’unificazione

del sistema grafico. Con la stampa si diffonde l’italica e si ha l’affermazione del volgare toscano. Oggi la chat

ha modificato il modo di rapportarsi allo scritto.

1.2 Genti e lingue d’Italia. Coordinate storiche di un’identità plurale

Con l’impero romano si ha la diffusione del lat. su tutto il territorio grazie alla classe dirigente. Con la caduta

dell’impero romano d’occidente (476 d.c.) e le invasioni barbariche si interrompe la tradizione latina.

Emergono fattori di disomogeneità nei testi in lat. Il lat. mantiene il suo status di lingua ufficiale, almeno

nell’ambito amministrativo. Ci si avvia verso la diglossia, il lat. è la lingua della scrittura e dell’uso elevato,

mentre il volgare è usato in famiglia e nella quotidianità.

XIII sec. Si preferisce il volgare al lat. nello scritto (scrittura amministrativa, commerciale, epistolare, di

argomento religioso). Il successo del volgare toscano si scontra con la vitalità del lat., anche se erano molto

usati anche il fr. e il provenzale (volgari romanzi).

Per la diffusione di una lingua unitaria si distinguono due fasi: 1) la fase del ‘400 caratterizzata dalla

formazione di lingue sovralocali mitigate dal lat. e dal toscano; 2) la fase post ‘500 in cui il toscano letterario

diviene la lingua comune dell’uso scritto.

1.3 Senza il collante della lingua. Babele comunicativa e disgregazione civile

Solo dopo l’Unità l’it. viene diffuso tra la maggioranza degli ‘italiani’, mentre prima per secoli era stata la

lingua dei letterati e dei colti.

Manzoni e Leopardi avvertono la mancanza di una lingua per la conversazione quotidiana. La mancanza di un

sistema linguistico unitario ostacola la formazione di un codice di abitudini e regole condivise su cui si

fondano la convivenza pubblica e la fiducia collettiva. La diffusione dell’it. è stata ostacolata anche da

interessi localistici e spinte conservatrici. Pochi riuscirono a imparare a scrivere in it., anche se instabile e a

volte con forti interferenze dialettali.

1.5 Pilastri e mattoni dell’identità linguistica

Opere letterarie pilastri dell’identità nazionale: Cuore di De Amicis, Pinocchio di Collodi oltre alla Divina

Commedia e a I promessi sposi. È necessario menzionare anche il ricettario di Artusi.

Tre denominazioni alternative lingua fiorentina, lingua toscana e lingua italiana nelle stampe dal 1476 al

1600. Nell’ultimo quarto del ‘400 si parla di lingua fiorentina, poco di lingua toscana e mai di lingua italiana.

Nel primo quarto del ‘500 prevale lingua toscana e lingua italiana supera lingua fiorentina. Nel terzo quarto

del ‘500 lingua toscana e lingua italiana sono ugualmente attestate, mentre lingua fiorentina perde terreno.

Dall’ultimo quarto del ‘500 lingua italiana ha la meglio sulle due.

Dopo la seconda guerra mondiale i mutamenti sociali, culturali e politici hanno investito anche la lingua

nazionale che si è estesa anche sul piano parlato.

Oggi si assiste a una ripresa del dialetto soprattutto da parte dei giovani per distanziarsi da una cultura

ufficiale sentita come estranea o imposta. A volte viene usato come simbolo identificativo di un gruppo. 20

Capitolo 2 - L’italiano in tavola

2.2 Tradizione e innovazione tra Medioevo e Rinascimento

2.2.1 Libri e parole nel Medioevo

Un esempio è un ricettario conservato nel codice 1071 della Biblioteca Riccardiana di Firenze. È scritto in

fiorentino, ma sono presenti molti termini francesi (brodetto ‘intruglio’ e morsello ‘boccone’) e alcuni

settentrionali (raviuolo). Dal registro delle spese per la mensa dei Priori di Firenze troviamo termini del XIV

sec, come per esempio: pappardelle, cialda e cialdone ‘grossa cialda, avvolta a cannello, che viene farcita’. La

codificazione scritta della pratica culinaria tra ‘200 e ‘300 ha prodotto molti testi in lat. e in volgare. Il lessico

della cucina mostra già tra ‘200 e ‘300 fenomeni di rideterminazione semantica in senso specifico di unità

appartenenti alla lingua comune (vermicelli), di specificazione merceologica (arista, la schiena del maiale,

viene usato più come termine culinario che anatomico) e una notevole presenza di forestierismi.

2.2.2 La trattatistica rinascimentale

La letteratura culinaria di età rinascimentale si muove in una prospettiva interregionale. Da un lato c’è un

adeguamento al modello toscano, favorito dalla stampa, come un maggior uso del dittongamento; dall’altro

c’è la sopravvivenza di elementi dialettali come il trattamento incerto delle consonanti atone finali oppure

l’irregolarità nell’uso delle consonanti doppie. Non è in ogni caso trascurabile l’influsso del lat. Fra i fenomeni

morfologici troviamo l’impiego della suffissazione (-ata, come in perata ‘conserva di pere’) e fra i costrutti

sintattici la tendenza all’ellissi (frittelle di vento ‘frittelle piene di vento’ che sono delle frittelle che sembrano

ripiene ma non lo sono).

2.3 Dal francese all’italiano. L’Italia si fa anche a tavola

2.3.1 L’avvento della grande cuisine e la lingua ‘infranciosata’ dei ricettari pre-artusiani

Ne Il cuoco piemontese perfezionato a Parigi del 1766, scritto da un cuoco anonimo, dilagano i termini

francesi conservati (entrée, mignones, bechamel) e gli adattamenti mediati dalla contiguità tra fr. e

piemontese. È anche ricco di errori di traslitterazione, come per esempio, cresson alénois, una specie di

crescione che prende il nome dalla città di Orléans, diviene il crescione alla noce. Leonardi, cuoco di

esperienza internazionale, nel suo Apicio moderno trascrive foneticamente le parole straniere secondo la

grafia italiana (besciamella, escaloppe, ragù) e sente la necessità di includere anche la spiegazione dei termini

specifici francesi.

Lezione: nel ‘700 il pomodoro inizia ad essere usato al sud per condire la pasta. I meridionali prima erano

chiamati ‘mangia erba’ poi diventano ‘mangia maccheroni’. In toscano si diceva ‘pasta con il sugo’, in fr. ‘pasta

al sugo’ che diventerà uno dei termini bandiera della cucina italiana.

2.3.2 Il canone unitario e moderno di Artusi

Artusi scrisse Scienza in cucina e L’Arte di mangiare bene. Manuale per le famiglie (1891), costruendo un

codice alimentare e culinario che potesse essere adottato dalla classe nascente borghese dell’Italia da poco

unita. Si fondono le tradizioni romagnolo-bolognese e toscano-fiorentine, quelle delle grandi città del Nord,

dell’Italia centrale e del Sud, ma fino a Napoli. Utilizza un linguaggio nuovo e riesce a uniformare, chiarificare,

razionalizzare il lessico della cucina, fondando il linguaggio culinario it. moderno. Individua nel fiorentino il

modello da seguire, anche se permangono termini della lingua popolare (diaccia, diacciare al posto di

ghiaccio, ghiacciare). È presente con regolarità il dittongo -uo- che prevale soprattutto dopo palatale, con

poche eccezioni (braciole) anche se nei derivati permane (braciuoline). È regolare l’uso dell’imperfetto

indicativo in -o, ma permane l’oscillazione tra siano e sieno. Conserva il pronome soggetto di 3° sing. ei e il

pronome accusativo il al posto di lo. 21

PAROLE DELL’USO CORRENTE

Babbo, campare ‘vivere’, garbare ‘piacere’, siroppo ‘sciroppo’.

TERMINI GASTRONOMICI E CULINARI

Arista, cacio, castagnaccio ‘preparato a base di farina di castagne’, cenci ‘pasta fritta’, regamo ‘origano’.

Tra i tecnicismi culinari la maggior parte costituisce l’ossatura della moderna terminologia culinaria. Sono

presenti adattamenti dalle lingue straniere alle forme del fiorentino (glassa, maionese, scaloppine) e

traduzioni e creazioni personali (crostare per glassare). Non esita a conservare alcune parole straniere come

babà, champagne, dessert, purée, rhum. La sintassi è un equilibrio tra elementi tradizionali e tratti della lingua

parlata come la dislocazione a sinistra, favorita dalla struttura della ricetta che vuole un’elencazione delle

operazioni legate ai singoli ingredienti. Sono presenti anche l’apocope e la riduzione dei dittonghi discendenti

nelle preposizioni articolate. Le opere di Artusi hanno favorito il processo di individuazione delle tradizioni

locali. Agnetti nella Nuova Cucina delle specialità regionali raccoglie le ricette di quasi tutte le regioni, molte

provenienti da fonti orali e non incluse nelle opere artusiane.

2.4 Un secolo di cambiamenti

2.4.1 Dimensione nazionale e internazionale: i forestierismi

Il Dizionario Moderno (1905) di Alfredo Panzini può essere assunto come indicatore dei forestierismi

gastronomici entrati nell’uso da accettare con moderazione come segno del contatto con altri popoli.

Accoglie un numero notevole di forestierismi gastronomici (bechamel, brioche, dessert, bar, toast). I termini

francesi appaiono come tecnicismi settoriali e sono solo in parte adottati nel lessico it. dalla seconda metà

del ‘900. (1957 profiterole, 1986 nouvelle cousine, 1989 crudités e quiche). I termini inglesi e anglo-americani

sono meno tecnici e più recenti causati dall’ondata di nuovi stili di vita e di alimentazione. (1959 snack, 1963

hamburger, 1982 fast food, 1983 brunch).

2.4.2 Tra dimensione locale e dimensione nazionale: i dialettismi

Il miglioramento delle condizioni di vita avvenuto dal secondo dopoguerra in poi ha favorito la valorizzazione

di alimenti e ricette tradizionali e locali. La tendenza era quella di coniugare le nuove tecniche e le tradizioni

fondate su prodotti locali e valori sicuri. Si ha un arricchimento del vocabolario grazie ai dialettismi e

l’abbondanza dei geosinonimi (termini diversi che in base alle aree geografiche indicano lo stesso prodotto).

Nel Dizionario Moderno di Panzini si può notare il momento in cui alcune parole dialettali entrano nel lessico

italiano: abbacchio, dal romanesco, indica l’agnello giovane; caciocavallo dal meridione; supplì dal

romanesco; cassata dal siciliano. Di provenienza emiliano-romagnola sono le tagliatelle anche se la loro

affermazione al femminile si deve ad Artusi. Di origine bolognese sono i tortellini, di origine romagnola i

cappelletti, di origine piemontese gli agnolotti, di origine lombarda il risotto, di origine romana le fettuccine.

I vermicelli sono ben noti sin dalla fine del ‘200, mentre gli spaghetti sono più recenti, datati intorno al 1846.

2.4.3 L’ ‘italiano gastronomico’ all’estero

Molte parole italiane legate alla gastronomia ormai sono conosciute in tutto il mondo. Molte sono state

adattate o storpiate, come per esempio rucola negli USA è diventata arugola/arugula. La larga reperibilità

dei prodotti italiani ha favorito anche la diffusione delle parole. Le meno diffuse sono mortadella, panettone,

pesto, riso; mentre le più diffuse sono mozzarella, olio di oliva, pomodori, riflettendo una ricerca di prodotti

sempre più tipici e raffinati. 22


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DESCRIZIONE APPUNTO

Secondo modulo. Riassunto per l'esame di Dialettologia italiana, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dal docente Vignuzzi: Sociolinguistica dell'italiano, Berruto; Lingua e identità, Una storia sociale dell'italiano, Trifone; Prima lezione di grammatica, Serianni. Gli argomenti trattati sono i seguenti: sociolinguistica dell'italiano, italiano culinario e della chiesa, il neostandard.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in linguistica
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiaramadia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dialettologia italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Vignuzzi Ugo.

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